attivitą
Santuario – Basilica - Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino.
ANZIO

Basilica Santuario Santa Teresa di Gesù Bambino
via Santa Teresa, 2 - 00042 - Anzio - Roma
c/c postale 30311005
Per informazioni: tel. 06.9846338
www.carmelitaniroma.it
FESTE CARMELITANE
16 Luglio Solenne commemorazione della Beata Vergine del Monte Carmelo.
15 ottobre Santa Teresa di Gesù, nostra Madre.
14 Dicembre San Giovanni della Croce, nostro Padre
Triduo di preparazione con Rosario meditato, vespro e santa Messa ore 18,00 (17,00 orario solare)
con Messa solenne il giorno della festa
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Festa di S. Teresa di Gesù Bambino 2011
FESTIVITA’ DI SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO IN ANZIO
<< La mia vocazione è l’Amore >>
Mercoledì 28 Settembre 2011
La festività di Santa Teresa di Gesù Bambino è stata preceduta da un Triduo di preparazione a cura del Commissario O.C.D. dell’Italia Centrale, Padre Gabriele Morra, appassionato della piccola Santa di Lisieux, il quale fin dal primo incontro è riuscito ad infiammare i cuori dei presenti, facendoli innamorare , “ingolosire” della semplicità, della tenerezza, della piccolezza, della profondità e della spiritualità di Teresina, qualità, grazie alle quali la piccola Teresa è entrata a pieno titolo nella famiglia dei grandi maestri spirituali di tutti i tempi.

Il Padre relatore con la sua voce sicura e ben modulata ci ha introdotto subito nell’Amore della vocazione di Santa Teresa di Gesù Bambino, tratto dal Manoscritto B di “Storia di un’Anima” :
<< Allora , nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’Amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, Dio mio, me l’avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore. Così, sarà tutto…….e il mo sogno sarà attuato! >>
<< La carità mi dette la chiave della mia vocazione …. >>
Il Manoscritto B, redatto durante il ritiro spirituale dell’8 settembre, anniversario della sua professione, è una lettera “In risposta alla sorella Maria”, che si colloca nel 23° anno di vita di Teresa. E’ l’estate 1896, quando già lei ha avuto una vita abbastanza dura, di sofferenza fisica. Morirà più tardi di tisi.
Questa lettera contiene alcune delle pagine più belle e più note della Santa di Lisieux. In esse emerge la sua maturità e ci parla appunto della sua vocazione nella Chiesa, Sposa di Cristo e Madre delle anime.
Maria, la sua buona madrina, convinta che la figlioccia, così innamorata di Dio è alla fine , le scrive una lettera nella quale le chiede di farla partecipe della grazia di cui era stata inondata durante il ritiro spirituale e la prega di mettere per iscritto la “sua piccola dottrina”, e Teresa accondiscende con questo capolavoro dottrinale.
Maria del Sacro Cuore è l’ultima testimone del corso biografico di Teresa e scrive degli slanci della piccola sorella, la cui scelta appunto è l’amore, l’amore visto come chiave di tutte le vocazioni.
Leggendo i testi di San Paolo, Teresa intuisce la sua vocazione all’amore: << I capitoli XII e XIII della prima epistola ai Corinzi, mi caddero sotto gli occhi. Lessi nel primo che tutti non possono essere apostoli, profeti, dottori ecc.; che la Chiesa è composta di diverse membra, e che l’occhio non potrebbe essere al tempo stesso anche la mano ………… Senza scoraggiarmi continuai la lettura, e trovai sollievo in questa frase: “Cercate con ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancora più perfetta”. E l’Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l’Amore. La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio >>.
Desidera altre vocazioni oltre a quella di carmelitana, sposa e madre: << Sento in me altre vocazioni, sento la vocazione del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire; finalmente sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche ………. Sento la vocazione del sacerdote. Con quale amore, Gesù, ti porterei nelle mie mani, quando alla mia voce, discenderesti dal cielo! Con quale amore ti darei alle anime! >>.
Teresa desidera ardentemente essere anche missionaria. E lo diventerà al punto di essere proclamata Patrona delle Missioni. Gesù stesso le mostrerà in quale modo avrebbe potuto vivere tale vocazione: praticando in pieno il comandamento dell’amore, si sarebbe immersa nel cuore stesso della missione della Chiesa, sostenendo con la preghiera e la comunione gli annunciatori del Vangelo.
<< La piccola via >>
29 Settembre 2011
Nella seconda serata dedicata a Santa Teresa di Gesù Bambino, Padre Gabriele ha sottolineato l’importanza del commento di questi testi bellissimi che ci fanno entrare in contatto con lei.

Teresa è delirante dopo la scoperta della vocazione all’amore, come quella del navigatore: <<Oh, faro luminoso dell’amore, so come arrivare a te, ho trovato il segreto per impadronirmi della tua fiamma >>.
E poi continua con tenerezza: << Sono soltanto una bimba, incapace, debole, eppure la mia debolezza stessa mi dà l’audacia di offrirmi come vittima al tuo amore, Gesù! >> E’ venuto il tempo in cui il Signore cerca ognuno di noi ed ha trovato Teresa: << L’Amore mi ha scelta per olocausto, me, creatura debole e imperfetta …. Sì, affinché l’amore sia soddisfatto pienamente, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente, per trasformare in fuoco questo niente ……>>
Si vede una eco lontana: il segno di Dio. << Gesù. lo so bene, l’amore si paga soltanto con l’amore, perciò ti ho cercato, ho trovato sollievo rendendoti amore per amore >>. << Io sono la più piccola delle creature, conosco la mia miseria e la mia debolezza ……>>
Ed ecco emergere la “piccolezza” di Teresa, la “piccolezza” vista come via delle piccole cose o via dei piccoli. E’ una via di santità che prevede la santificazione delle piccole cose quotidiane: << Se non tornerete come bambini con entrerete nel Regno dei Cieli >>.
<< Teresa è la creatura adatta per cantare questa “piccolezza”. Tutti noi abbiamo la vocazione della santità, ma Teresa ha scoperto questa “piccola via” , perché ha avuto una struttura umana in evoluzione >>, ha commentato il relatore.
Essere piccoli vuol dire riconoscere il proprio nulla, attendere tutto dal buon Dio come un bambino attende tutto da suo padre e non inquietarsi di nulla, non accumulare tesori…… Essere piccoli vuol dire non attribuire a se stessi le virtù che si praticano, credendosi capaci di qualcosa, ma riconoscere che il buon Dio pone questo tesoro nella mano del suo bambino perché se ne serva quando ne ha bisogno, ma è sempre il tesoro del buon Dio.
Diventare piccoli nello stesso tempo vuol dire diventare grandi, ed ecco come il messaggio di Teresina si riassume nella “ piccola via” , che è il totale abbandono di sé al Signore, un consumarsi nel servizio di Dio, con l’adempimento perfetto dei doveri quotidiani (preparare il cibo, fare il bucato, ascoltare attentamente una persona, celebrare il pasto insieme, pregare) nel nascondimento e per amore.
La “piccolezza” di Teresa è una piccolezza teologale: << Dio si è fatto piccolo, piccolissimo >>. << Se qualcuno è piccolo, venga a me >>, ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone. Teresa sembra avere tanta conoscenza della Scrittura. Intuisce la piccolezza della chiamata di Davide. << La misericordia è concessa ai piccoli >> (Sap. 6,7), << Il Signore condurrà il suo gregge nelle pasture, accoglierà gli agnellini e se li stringerà al cuore >> (Is. 40,11). E, poi, ancora Isaia (66,13) << Come una madre accarezza il figlio, così vi consolerò, vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle mie ginocchia.
Infine, la stessa Teresa esclamerà: << Oh, madrina cara! Dopo un linguaggio simile non c’è che da tacere, piangere di riconoscenza e d’amore>>.
Teresa ha scoperto la tenerezza materna di Dio e ci insegna la via della santità, che ci invita a percorrere con molta semplicità e naturalezza.
La sua piccolezza è accostata nei suoi testi alla “follia” e alla “audacia”: <<Gesù, sono troppo piccola per fare cose grandi e la follia mia è sperare che il tuo Amore mi accolga come vittima >>. << La mia follia consiste nel supplicare le aquile, sorelle mie, perché mi ottengano la grazia di volare verso il Sole dell’Amore con le ali stesse dell’Aquila divina >>.
La Santa di Lisieux ci invita ad essere audaci, non scegliere meno che tutto. Il Signore non si accontenta di un dono personale. Finché non abbiamo dato tutto, non abbiamo dato niente. Se diamo il 70 per cento e l’altro 30 per cento lo teniamo per noi, non abbiamo ancora dato niente, perché quella riserva di tempo vanifica l’intero. “L’amore è tutto e questa audacia è bellissima”, ha concluso il relatore, “ ma a questa audacia bisogna far corrispondere l’umiltà, perché altrimenti saremo << servi inutili >>.
<< La notte oscura della fede >>
30 settembre 2011
Il tema di quest’ultimo incontro è quello della ”Notte spirituale”, alla quale è legata l’aspirazione della fede e della carità. Per essere più esplicativo, il relatore ha fatto riferimento alle prime strofe del Cantico Spirituale di san Giovanni della Croce, che hanno sentore di “Notte”, notte che non viene nominata, ma la cui esperienza di oscurità è palese. E’ l’assenza dolorosa dell’Amato che getta l’anima nello smarrimento. E l’anima se ne va al buio, buio che porta dentro: << In cerca del mio Amore, andrò per questi monti e queste rive, non coglierò mai fiore …… >>.
Non c’è un Dio che ci guardi, che si interessi a noi, quindi, bisogna arrangiarsi. Gli unici strumenti che conducono il cieco alla vista di Dio sono:
· la fede e
· l’ amore.
Sono i due bastoni su cui può appoggiarsi. E Teresa fa questo percorso dentro un monastero, un ambiente sacro dove si respira un’aria leggera, ma dove, invece, regna sovrana la lotta tra il bene ed il male. Ecco perché lei fa esperienza di amore radicale e di opposizione atroce con il male. Affronta un processo in luoghi più sacri.
“La lotta spirituale è in ognuno di noi”, ha evidenziato Padre Gabriele, “magari la notte spirituale di una donna del nostro tempo è diversa da quella di una ragazza che ha vissuto in Francia in quel periodo, per vicissitudini diverse, per collocazione diversa, ma le accomuna lo stesso senso di smarrimento. Sappiate leggere tutti questi dettagli per collocare la storia di questo fiorellino bianco, che non si nasconde ed ha radici molto profonde.”
Il Manoscritto C completa il libro di “Storia di un’anima”, lo scrive nell’ultimo periodo della sua vita su ordine della priora Maria di Gonzaga e riguarda la sua vita monastica. Scrive con fatica, tanto che le ultime righe sono scritte maldestramente, rispetto ai Manoscritti precedenti. Che cosa scrive?
Intanto, pur stando male, scrive in un modo assolutamente elegante, nobile, secondo un modello di virtù, (era una forma di virtù il non lamentarsi, perché il dolore fosse vissuto con grande dignità): << Lei lo sa, Madre, ho sempre desiderato essere una santa, ma ahimè, ho sempre accertato, quando mi sono paragonata ai santi, che tra essi e me c’è la stessa differenza che tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli, e il granello di sabbia oscura calpestata sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova>> .
<< Madre cara, lei lo sa bene, il Signore si è degnato far passare l’anima mia per varie prove; ho sofferto molto da quando sono sulla terra, ma, se nella mia infanzia ho sofferto con tristezza, ora non soffro più così, bensì, nella gioia e nella pace, e sono veramente felice di soffrire >>.
Teresa è consapevole che la sua freschezza altera la realtà delle cose.
<< Ho pace, ma soffro >>. Sembra quasi impossibile.
La grande prova della fede inizia il Giovedì Santo:
<< Tuttavia, il giorno del Venerdì Santo, Gesù volle darmi la speranza di andare ben presto a vederlo in Cielo. Com’è dolce questo ricordo! Dopo essere rimasta al sepolcro fino a mezzanotte, rientrai nella nostra cella, ma avevo appena posato la testa sul cuscino che sentii un fiotto salire, salire quasi bollendo fino alle mie labbra. Non sapevo cosa fosse, ma pensai che forse morivo, e l’anima era colma di gioia ….. Tuttavia, la lampada era spenta, dissi a me stessa che dovevo aspettare fino al mattino per assicurarmi della mia felicità, perché mi pareva sangue quello che avevo vomitato. La mattina non si fece attendere molto, svegliandomi pensai subito che avrei avuto una notizia allegra, mi avvicinai alla finestra, constatai che non mi ero ingannata. L’anima mia fu piena di una consolazione grande, ero persuasa intimamente che Gesù nel giorno commemorativo della sua morte volesse farmi udire il primo richiamo ……>>
<<Madre amata, lei la conosce questa prova, tuttavia, ne parlerò ancora perché la considero una grande grazia che ho ricevuto sotto il suo priorato benedetto >>.
<< Gesù ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento …….. Questa prova non doveva durare per qualche giorno, non per qualche settimana: terminerà soltanto all’ora segnata da Dio misericordioso, e …. quest’ora non è ancora venuta >>.
<< Vorrei potere esprimere ciò che penso, ma, ahimè, credo che sia impossibile. Bisogna aver viaggiato sotto questo tunnel cupo per capirne l’oscurità >>.
E continua utilizzando un paragone:
<< Suppongo d’ essere nata in un paese circondato da una bruma spessa, mai ho contemplato l’aspetto ridente della natura inondata, trasfigurata dallo splendore del sole; fin dall’infanzia, è vero, ho inteso parlare di queste meraviglie, so che il paese nel quale sono nata non è la mia patria, che ce n’è un’altra alla quale debbo aspirare incessantemente >>.
Teresa è felice di mangiare il pane del dolore e non vuole alzarsi dalla tavola colma di amarezza alla quale mangiano i poveri peccatori.
Testo di grande delicatezza, allude ad un sentimento che vive nel cuore di chi non crede. Il sentimento è quello di aver creduto a cose immaginarie, lontane da noi, artificiose.
L’esperienza della fede è l’esperienza della perdita della fede. E’ come una candela che si accende e che bisogna evitare che si spenga.
Continua a scrivere il Manoscritto C in modo assolutamente geniale, il quale diventa il manoscritto della “Carità”:
<< Quest’anno, cara Madre, il Signore mi ha concesso la grazia di capire che cosa è la carità; prima lo capivo, è vero, ma in un modo imperfetto, non avevo approfondito queste parole di Gesù : “ Il secondo comandamento è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso “. Mi dedicavo soprattutto ad amare Dio, e amandolo ho capito che l’amore deve tradursi non soltanto in parole, perché : “ non coloro che dicono: Signore, Signore! entreranno nel regno dei Cieli, bensì coloro che fanno la volontà di Dio >>.
<< In qual modo Gesù ha amato i suoi discepoli, e perché li ha amati?. Ah non erano le loro qualità naturali che potevano attirarlo, c’era tra loro e lui una distanza infinita >>.
Teresa è critica.
<< Madre amata, meditando su queste parole di Gesù, ho capito quando l’amore mio per le mie sorelle era imperfetto, ho visto che non le amavo come le ama Dio. Capisco ora che la carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma soprattutto ho capito che la carità non deve restare affatto chiusa nel fondo del cuore >>.
La carità non è un pensiero, non è una gioia, deve venire fuori, non deve restare chiusa.
<< Nessuno – ha detto Gesù – accende una fiaccola per metterla sotto il moggio, ma la mette sul candeliere affinché rischiari tutti coloro che sono in casa >>. << Mi pare che questa fiaccola rappresenti la carità, la quale deve illuminare, rallegrare, non soltanto, coloro che sono nella casa, senza eccettuare nessuno>>.
Ad un certo punto della nostra vita, se il nostro cammino è autentico, sembrerà spegnersi questa candela che ci ha accompagnati e ci induce alla disperazione. Quando questa luce è smorta, si accende la fiaccola della carità: vivere d’amore. Questa carità donataci da Cristo ci è entrata dentro, ma non può rimanere nascosta, va processata, messa fuori. La luminosa fiaccola della carità è un’immagine che piace moltissimo al nostro Padre Gabriele perché gli è simile alla fiaccola delle Olimpiadi. E’ come la fiaccola che viene presa da un atleta e passata da uno all’altro fino a raggiungere la città. Quella fiaccola è qualcosa che illumina e ci invita tutti a portarla. “La fiaccola che si porta così, con vigore, con orgoglio, con gioia è una cosa bellissima”, ha sottolineato il relatore. E a conclusione ha fatto riferimento al passo del profeta Isaia, che ci ha invitato a tenere come pro-memoria, passo che è stato il motto degli ultimi momenti di vita di Teresina: << Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. E il Signore ti darà riposo sempre e sazierà di splendore l’anima tua, e preserverà le tue ossa, e sarai come un giardino irrigato e come una fontana le cui acque non vengono mai meno….>> (Is. 58,10-14). Angela Parisi
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Natale 2011
a S. Teresa con i ragazzi della catechesi!
Era sicuramente una gioiosa aria di festa quella che si respirava il pomeriggio di sabato 17 Dicembre nella Parrocchia di S. Teresa del Bambino Gesù in Anzio.
E ciò grazie ai quasi novanta ragazzi della catechesi che, nel teatro della Basilica letteralmente gremito di familiari ed amici, ci hanno regalato un' emozionante rappresentazione recitata e cantata sul Santo Natale.
Prima di cominciare, il Responsabile della Catechesi Parrocchiale P. Elias Gabra o.c.d, ringraziando il Parroco e salutando le famiglie e tutti i presenti, anche a nome della Comunità dei Padri Carmelitani della Basilica, ha invitato a ringraziare il Signore per il dono dei nostri ragazzi e per i catechisti che li affiancano nel loro cammino di fede.
A seguire, la presentatrice Sig.na Elena B. dando l'ufficiale benvenuto ai presenti, ha introdotto la prima esibizione dal titolo “Dialoghi intorno al Presepe” dei giovani del II° Anno della Cresima.
Su un emozionante sottofondo musicale, i nostri ragazzi hanno scambiato tra loro delle battute dal messaggio attuale e profondo. Spesso ci si dimentica dei doni che il Signore ci fa ogni giorno, per correre dietro a cose materiali e superflue che non danno né felicità e né pace al cuore.
Solo Gesù, che non si stanca mai, è il vero dono-tesoro che ognuno deve desiderare ed inseguire con tutte le proprie forze.
È stata poi la volta dei bambini dell'oratorio e del II° Anno Comunione, i quali hanno proposto la rappresentazione dal titolo “Un simpatico presepio”.
Vestendo i panni dei tradizionali e tanto amati personaggi del presepe e interpretandone i sentimenti del cuore, i ragazzi ci hanno fatto rivivere i momenti salienti della nascita del Signore Gesù, anche attraverso dei commoventi canti corali.
E....dulcis in fundo! I piccoli del I° Anno comunione, ci hanno emozionato con l'interpretazione di tradizionali brani natalizi suonati dal vivo dai musicisti Alessandro, Daniele e Renato. E poi tutti sul palco per i saluti finali e per le foto di rito!
In fondo alla sala del teatro i giovani del I° Anno Cresima, che amano farsi chiamare “Lights of night”, hanno allestito un tavolo con oggetti natalizi realizzati interamente a mano da loro e proposti in vendita ai presenti a fini benefici.
Al termine dello spettacolo i ragazzi, i familiari ed i presenti tutti, si sono trasferiti nei locali dell'oratorio dove è seguita una ricchissima e partecipatissima agape fraterna.
Auguri a tutti di un Santo Natale e felice Anno Nuovo!
Mariagrazia Graniti
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DUE NUOVI ACCOLITI A S. TERESA!

Sabato 10 Dicembre, nella Chiesa di San Lorenzo Martire in Tor San Lorenzo(Ardea),durante la Santa Messa Vespertina delle ore 18,00, il Vescovo di Albano S.E. Mons. Marcello Semeraro ha istituito otto nuovi accoliti. Due tra questi ultimi, Colombo Alberto e Ricci Ruggero,provengono dalla Basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino in Anzio.
La Liturgia Eucaristica presieduta dal Vescovo di Albano, è stata concelebrata da sei sacerdoti, venuti in rappresentanza delle parrocchie di appartenenza degli istituendi.
Per la Basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino, vi era il Vicario parrocchiale P. Elias Gabra o.cd.
Vicini agli istituendi accoliti erano presenti i familiari, i parenti e gli amici che, emozionati e gioiosi li hanno sostenuti con la preghiera; contribuendo a creare un' atmosfera di grande raccoglimento.
Sul presbiterio erano seduti anche tutti gli accoliti della Diocesi di Albano, convenuti per accogliere gli otto nuovi fratelli. Durante l'omelia, Mons. Semeraro ha invitato i fedeli alla riflessione su tre considerazioni principali.
La prima prendeva spunto dal colore rosa dei paramenti liturgici della corrente terza domenica di avvento : detta anche della gioia, che traduce l'antica espressione latina “gaudete”.
La gioia deve diventare il sentimento prevalente nell'animo di ogni cristiano. Ciò in maniera speciale nel tempo di avvento, per l'attesa di rivivere la nascita del Signore Gesù e, più in generale,ogni giorno della nostra vita perché, come ha affermato perentoriamente il Vescovo: “Cristo c'è!” “Lui c'è dovunque: nell'ufficio e nella scuola, in fabbrica oppure in casa”.
Questa deve essere la nostra certezza, da cui scaturisce la gioia del cuore.
L'altra considerazione prendeva spunto dal Vangelo del giorno di Giovanni, in cui il Battista, rivolgendosi ai rappresentanti dei farisei dice: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete....”.
Il Vescovo, rivolgendosi ai fedeli ha posto un domanda provocatoria chiedendo:” Conosciamo veramente Gesù?
”Il dramma di molti cristiani - ha proseguito S.E.- è che ci si adopera in mille e mille iniziative ed attività parrocchiali, senza però aver mai fatto esperienza del vero incontro di amore con il Signore Gesù. Senza sapere e credere che lui “c'è”.
Tutti dovremmo ogni tanto soffermarci per verificare quanto siamo consapevoli e come viviamo questa presenza reale di Cristo in noi.
Il terzo pensiero partiva dalla definizione che il Battista da di se stesso: “Io sono voce di uno che grida nel deserto”. Ogni fedele deve farsi voce o meglio, precisava il Vescovo di Albano, parola di Cristo. Ognuno di noi deve diventare annunciatore, portatore al mondo bisognoso della Buona Notizia del Vangelo. E questa notizia è che Dio ci ama di un amore infinito da cui, come ci ricorda l'Apostolo, nessuna tribolazione potrà mai separaci.
Terminata l'omelia, si è svolto il rito dell'istituzione degli otto accoliti, durante il quale, il Vescovo ha ricordato l'importanza che il loro servizio venga svolto nella gioia, per la lode della Chiesa e che sia animato dalla carità: in modo speciale verso i fratelli infermi.
Al termine della Santa Messa, i neo istituiti si sono trattenuti davanti al presbiterio per le foto di rito con il Vescovo ed i concelebranti e per ricevere l'abbraccio dei loro familiari e gli auguri dei presenti. Il tutto in un clima di gioiosa lode al Signore, che ha donato alla Chiesa di Albano questi nuovi accoliti.
A Ruggero, ad Alberto e a tutti gli altri, va il nostro augurio che si fa preghiera, di svolgere il loro ministero con la gioia di Gesù Risorto affinché, animati dalla certezza della Sua costante presenza nei loro cuori, servano la Chiesa ed i fratelli “in santità e giustizia” ogni giorno della loro vita.
Mariagrazia Graniti