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STORIA DEL CONVENTO
EREMO DI MONTEVIRGINIO
Questa fondazione è frutto della donazione fatta per una seconda volta dal duca di Bracciano, Paolo Giordano Orsini , fratello del nostro religioso P. Giovanni Battista di G. Maria(Virginio Orsini). Ho precisato per una seconda volta, perché detto luogo, situato fra il territorio di Manziana e di Canale Monterano, nel 1615 fu donato ai Servi di Maria , eremiti del Monte Senario, i quali però non vi costruirono mai una fabbrica, ad eccezione di tre cellette per i tre religiosi che vi dimoravano. Nel 1623 i Serviti rinunziarono definitivamente alla fondazione e il 20 aprile 1648 il Duca ne fece dono ai Padri Carmelitani Scalzi “ per fondarvi un eremo”.
Tale donazione era nell’aria da circa venti anni, cioè da quando P. Giovanni Battista , nel 1628, all’atto della professione rinunziava formalmente alla sua parte di eredità in favore della fondazione di un eremo, favorendo così l’approvazione da parte del Definitorio generale avvenuta l’8 marzo 1628 “ di accettare il luogo di Montevirgnio per fondarvi l’eremo della Provincia romana , seocondo le leggi dell’Istituto”. Il P. Provinciale ne prese possesso il 3 giugno 1648 e il 2 luglio seguente il Consiglio Provinciale elesse “ a soprintendente ai lavori una persona altamente qualificata, il P. Eugenio di S. Benedetto,..... affiancandogli il P. Antonio della Risurrezione”. Il 2 ottobre 1651 iniziò la fabbrica con la solenne benedizione della prima pietra fatta dal Cardinal Virginio Orsini, alla presenza del Duca di Bracciano, di altri membri della sua famiglia e di alcuni religiosi dell‘Ordine. Vi presterà opera come architetto il fratello Giovanni Angelo di S. Timoteo, che dai documenti d’archivio è definito “ bravissimo architetto”.
La costruzione, che durò per 20 anni, era del tipo di quelle già introdotte nella Riforma proprio per gli eremi. Intorno al grande chiostro fu costruito il quadrilatero, di cui la parte centrale fu destinata a chiesa e annessi, i due lati paralleli a destra e sinistra della chiesa a celle per gli eremiti e il lato di fronte ad abitazione dei fratelli nel piano superiore e ad ambienti comunitari e officine varie nel pianterreno. Nel 1658 il P. Carlo di S. Teresa, di nobile famiglia boema, con le elemosine ricevute da sua madre fece costruire l’eremitorio che fu dedicato a S. Carlo. Anche altri religiosi ottennero per il medesimo scopo grandi elargizioni dai loro parenti, specialmente all’atto della loro professione religiosa.
L’inaugurazione solenne avvenne il 2 dicembre 1668 alla presenza del superiore generale P. Filippo della SS. Trinità, del procuratore generale della Congregazione spagnola, di altri religiosi venuti appositamente da fuori e da dieci eremiti che erano giunti qui il 18 nov. insieme al provinciale P. Giovanni Carlo di S. Ambrogio. Lo straordinario avvenimento viene così trasmesso dalle cronache conventuali : “Il P. Generale cantò la Messa attorniato dai dieci eremiti e dai padri di cui sopra. Si svolse poi la processione per il chiostro con il SS.mo Sacramento che fu collocato nella sala delle conferenze , non essendo ancora asciutta la chiesa. Dopo la dotta conferenza del P. Cirillo dei Santi, priore di Viterbo, fu dichiarata e prescritta la clausura... La sera stessa il P. Generale convocò i dieci eremiti e li esortò alla perseveranza nella vita eremitica e a ricordarsi nelle loro preghiere dell’Ecc.ma Casa Orsini, principale benefattrice del S. Eremo e di tutti gli altri benefattori.... Così aveva inizio la vita eremitica con i seguenti religiosi : P. Giunipero di S. Francesco, priore, P. Onorato della Concezione, sottopriore, e i PP. Carlo di S. Valentino, Martino dei Re, Paolino di S. Elia, Stefano di S. Alberto, Filippo di S. Carlo, Eugenio della SS. Trinità, Carlo Felice di S. Teresa, Mauro di S. Giuseppe”.
Naturalmente al momento dell’inaugurazione non tutte le opere erano state realizzate o ultimate : il vascone per il deposito dell’acqua fu costruito nel 1669, il romitorio sulla cima del monte fu iniziato il 23 maggio 1672, la chiesa fu ultimata nel 1670 e fu consacrata dal Cardinale Spinola, vescovo di Sutri e Nepi, l’11 ott. dello stesso anno. E solo allo spirare del secolo scorso la sua volta fu decorata dal nostro fratello F. Silvestro di S. Luigi Gonzaga, mentre dall’origine le sue pareti, come quelle del coro, erano abbellite dai dipinti di F. Luca fiammingo.
Con il fiorire della vita eremitica, fiorì anche l’amenità del luogo, che “col nome (Monte Sassano poi Montevirginio) cambiò anche sembiante trasformandosi in una villa, la più sontuosa, varia ed amena della regione. Vi furono edificati molti oratori, si aprirono ampi viali fiancheggiati da abeti e pini”. L’intera proprietà, di circa 50 ettari e con tre miglia di circuito, è protetta da un muro di cinta di due metri e mezzo ed è destinata parte a vigna, parte a prato seminativo e il più, circa 30 ettari, a boschi.
Dei 330 anni di esistenza del convento soli 158 anni furono dedicati alla vita eremitica : 130 anni dall’inaugurazione fino alla soppressione napoleonica (1810) e 28 anni dalla ripresa della vita eremitica avvenuta il 14 settembre 1845, fino al 1876, quando in seguito alle tristi vicende della nuova soppressione da parte del governo italiano, i superiori decisero che nell’eremo si instaurasse l’osservanza ordinaria degli altri conventi, “ togliendo la clausura dal recinto e riservandola ai soli dormitori che furono chiusi con tramezzi di muro con porte, perché fossero separati dalla chiesa divenuta pubblica... .”. Accanto a periodi di grande difficoltà per le note vicende storiche, l’eremo godette di un lungo periodo di grande e profonda vitalità sia per la vita di continua preghiera e penitenza che vi si svolgeva e sia per il numero e la qualità dei religiosi che sceglievano di vivervi. Vi confluirono religiosi da ogni parte dell’Europa e visse momenti privilegiati, come quello del 1670, in cui la comunità era composta di ben diciotto membri.
Il 25 maggio 1880, ancora in pieno regime di leggi repressive, il P. Bernardino di S. Teresa con un atto di vero coraggio riaprì il noviziato della provincia in questo convento, dove permane finora. Inoltre nel 1892 il P. Antonio di Gesù (Intreccialagli), per favorire giovani ben disposti ma ignari della lingua latina, attrezzò la vecchia foresteria e vi stabilì un” piccolo collegio nel quale questi giovani potessero apprendere la lingua latina e a suo tempo prendere l’abito religioso”. E’ questo il collegio, che ormai insufficiente a contenere il numero di giovani aspiranti, nel 1921 fu trasferito nel convento di Montecompatri.
Oggi il convento è tornato ad essere una casa di formazione. E' la sede del Noviziato della provincia Romana carmelitana.
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