Incontri comunitari sulle FONDAZIONI
E' utile sapere qualcosa sul libro delle FONDAZIONI scritto da Santa Teresa di Gesù
Per quel che riguarda la data di composizione del libro, la prima cosa da segnalare è che è un’opera scritta ad intervalli ed in momenti in cui gli impegni per Dio concedevano poco tempo alla Santa.
E' scritto con premura e, inoltre, abbraccia l’ultimo periodo della sua vita.
Se ci atteniamo alle parole della stessa Santa, comincia la redazione del libro nel 1573, e precisamente il 25 agosto, “giorno di San Luigi, Re di Francia” (F prol. 2) e lo terminerà definitivamente dopo la fondazione di Burgos, nell’anno della sua morte, nel 1582.
Tra il 25 agosto 1573 e il febbraio del 1574, data in cui parte da Salamanca per fondare Segovia, scriverà i primi 9 capitoli. Già a Valladolid, o al suo ritorno a San Giuseppe di Avila come priora, scriverà i tre seguenti. A partire dal 1575 scriverà il capitolo 14 che tratta della fondazione del convento degli Scalzi di Almodévar. I capitoli dal 14 al 20 sono di difficile datazione. Di essi abbiamo conoscenza per un’allusione contenuta nella lettera del 24 luglio del 1576 a don Lorenzo di Cepeda. I capitoli dal 21 al 27 saranno scritti durante il suo confino a Toledo. Sono gli anni 1576-77. La stessa Teresa c’informa della conclusione degli stessi nella prima chiusa del libro (F 27, 23). E il 14 novembre 1576. In questo modo finisce la prima redazione del libro. I seguenti quattro capitoli sono composti man mano che verranno realizzate le fondazioni di Villanueva della Jara (1580), Palencia e Soria, 1581, e Burgos (1582).
1) INCONTRO
Sunto dei primi quattro capitoli sulle fondazioni operate da Teresa
2. Mentre ero in San Giuseppe di Avila, nel 1562, che è l’anno in cui si fondò tale monastero, ricevetti dal padre fra García di Toledo, domenicano, allora mio confessore, l’ordine di scrivere la storia di questa fondazione, con molte altre cose che vedrà chi leggerà il mio scritto, se verrà alla luce. Stando ora, nell’anno 1573, cioè undici anni più tardi, a Salamanca, il padre rettore della Compagnia, chiamato maestro Ripalda, dal quale ora mi confesso, dopo aver visto questo libro della prima fondazione, ritenne utile al servizio di nostro Signore che scrivessi la storia degli altri sette monasteri che, a partire da allora, per la bontà del Signore, sono stati fondati, insieme con quella dei primi conventi di padri scalzi della Regola primitiva.
COMINCIA LA FONDAZIONE DEL MONASTERO DI SAN GIUSEPPE DEL CARMINE
IN MEDINA DEL CAMPO
2) incontro
CAPITOLO 1
Racconta come si cominciò a trattare di questa ed altre fondazioni.
1. Dopo la fondazione del monastero di San Giuseppe di Avila, rimasi in esso cinque anni che
7. Dopo quattro anni – mi sembra, anzi, un po’ di più – venne a farmi visita un frate francescano, il cui nome era Alonso Maldonado, gran servo di Dio, che aveva i miei stessi desideri circa il bene delle anime e poteva metterli in pratica, cosa che gli invidiavo molto. Era arrivato recentemente dalle Indie. Cominciò a raccontarmi dei molti milioni di anime che lì si perdevano per mancanza di istruzione religiosa, ci fece una predica con un’esortazione che ci animava alla penitenza, e poi se ne andò. Rimasi così afflitta per la perdita di tante anime da sentirmi fuori di me.
8. Mentre ero in questa grandissima pena, una notte, stando in orazione, mi si presentò il Signore nella maniera solita e, mostrandomi grande amore, quasi a volermi consolare, mi disse: «Aspetta un poco, figlia, e vedrai grandi cose». Tali parole restarono così impresse nel mio cuore che non potevo dimenticarle. Quantunque non riuscissi a coglierne il significato – per molto che ci pensassi – e non scorgessi la via o il cammino per far qualche supposizione, rimasi assai consolata e con assoluta certezza che tali parole si sarebbero avverate, ma in che modo non riuscii mai a immaginarlo. Così trascorse, mi pare un altro mezzo anno, dopo il quale avvenne ciò che ora dirò.
CAPITOLO 2
Come il nostro padre generale venne ad Avila e quali furono le conseguenze della sua visita.
1. I nostri padri generali risiedono sempre a Roma. Nessuno di loro era mai venuto in Spagna e sembrava impossibile che venissero proprio allora. …. Si chiama fra Giovanni Battista Rossi di Ravenna ed è una persona che, ben a ragione, gode di grande considerazione nell’Ordine.
3. Si rallegrava di vedere il nostro modo di vivere, che gli sembrava un’immagine, anche se imperfetta, dei primi tempi del nostro Ordine, e di costatare come si osservava in tutto il suo rigore la Regola primitiva che non veniva seguita allora in nessun monastero dell’Ordine, ov’era in vigore quella mitigata. .
5. Trascorsi alcuni giorni considerando quanto sarebbe stato necessario, se si fondavano monasteri di monache, che vi fossero anche frati della stessa Regola. Vedendo come in questa provincia ne esistessero ben pochi, che per giunta mi sembravano sul punto di estinguersi, raccomandata vivamente la cosa a nostro Signore, scrissi al nostro padre generale una lettera, rivolgendogli come meglio potei tale supplica. ….
CAPITOLO 3
In che modo si cominciarono le trattative circa la fondazione del monastero di San Giuseppe in Medina del Campo.
Senza alcun’altra risorsa, all’infuori di questa, partimmo da Avila, io, due consorelle di San Giuseppe e quattro dall’Incarnazione, che è un monastero della Regola mitigata dove stavo io prima che si fondasse quello di San Giuseppe. Era con noi il nostro padre cappellano, Giuliano d’Avila.
6. L’indomani mattina, poi, arrivò lì il priore del nostro Ordine, il padre Antonio. Ci disse che la casa di cui aveva concordato l’acquisto era sufficiente per noi e disponeva di un portico dove si poteva fare una cappella, adornandolo con alcuni drappi. S
7. Raggiungemmo Medina del Campo la vigilia dell’Assunzione della Vergine, a mezzanotte.
8. Giunte alla casa, entrammo in un patio. Le mura mi sembrarono alquanto rovinate, ma non come quando le vidi di giorno. Pare che il Signore avesse voluto che quel benedetto padre diventasse cieco per non vedere come lì non si addiceva porre il Santissimo Sacramento. Visto il portico, costatammo che c’era da sgombrarlo di molta terra; il tetto era di tegole senza assito, i muri senza intonaco. …nto. Ma il mio entusiasmo durò poco: finita la Messa, infatti, avvicinatami allo spiraglio di una finestra per vedere il patio, mi accorsi che in certe parti i muri erano completamente a terra e che, per ripararli, sarebbero occorsi molti giorni. O
16. Mentre stavo a Medina continuavo ad avere il pensiero ai conventi dei frati, e poiché non v’era alcun soggetto adatto allo scopo – come ho detto – non sapevo che fare. Mi decisi a parlarne in gran segreto al priore di là, per sentire il suo parere. Lo feci, dunque, ed egli, appena venne a conoscenza del mio disegno, se ne rallegrò molto e promise di esser lui il primo ad aderirvi.
17. Poco tempo dopo capitò in città un giovane padre, ancora studente a Salamanca; venne come compagno di un altro, il quale mi raccontò cose mirabili del suo genere di vita. Si chiama fra Giovanni della Croce.
18. Frattanto le monache andavano acquistando ogni giorno di più la fiducia degli abitanti. La gente nutriva per loro grande venerazione e, secondo me, a ragione, perché ognuna di loro non si preoccupava se non di come potesse servire meglio nostro Signore. In tutto si attenevano alla maniera di vivere seguita a San Giuseppe di Avila, essendo una sola la Regola e le Costituzioni. Il Signore cominciò a chiamare alcune a prendere il nostro abito, ed erano tante le grazie di cui le favoriva, ch’io ne rimanevo stupita. Sia per sempre benedetto! Amen. Sembra che per amare non aspetti altro che d’essere amato.
CAPITOLO 4
In cui si tratta di alcune grazie elargite dal Signore alle religiose di questi monasteri. Si consigliano le priore suol come debbano comportarsi nei riguardi di tali favori.
Occorre far presente che, quando mi hanno ordinato di scrivere di queste fondazioni (senza contare la prima di San Giuseppe di Avila, la cui storia è stata scritta subito), erano già sorti, con l’aiuto del Signore, sette monasteri, compreso quello di Alba de Tormes, che ne è l’ultimo. Ben altri se ne sarebbero fondati, se i miei superiori non mi avessero tenuta occupata in altre cose, come si vedrà più avanti.
2. Considerando le cose di ordine spirituale che sono avvenute in questi anni nei nostri monasteri, ho visto la necessità di quanto ora voglio dire. Piaccia a nostro Signore che riesca a farlo in modo adeguato al bisogno! E perché, come ho detto altrove, lì dove ho scritto alcune piccole cose per le consorelle, quando si procede con coscienza pura e si pratica l’obbedienza, il Signore non permette mai che il demonio abbia il potere d’ingannarci in modo da pregiudicare la nostra anima, anzi, sarà lui a restare ingannato. E siccome lo sa, credo che non ci faccia tanto male lui quanto la nostra immaginazione e i nostri cattivi umori, specialmente se vi è di mezzo la malinconia, perché le donne sono assai deboli per natura e l’amor proprio che regna in esse è sottilissimo. Pertanto in molte persone venute da me – uomini e donne –, senza contare le religiose di questi monasteri, ho visto chiaramente che spesso s’ingannavano da sole senza volerlo. Non c’è dubbio che il demonio ci mette lo zampino per prendersi gioco di noi; ma nel gran numero di persone che, ripeto, ho conosciuto, per la bontà del Signore, non ne ho visto nemmeno una che sia stata da lui abbandonata. Forse vuole permettere questi inganni perché ne escano alquanto sperimentate.
3. A causa dei nostri peccati, ciò che riguarda l’orazione e la perfezione è caduto tanto in ribasso nel mondo, che sono costretta a dare tali chiarimenti. Se si teme di intraprendere questo cammino dell’orazione, pur senza scorgervi alcun pericolo, che sarebbe se dicessimo che ve ne sono? Eppure, in verità, i pericoli non mancano dovunque, e per tutto è necessario, finché viviamo, procedere con timore, chiedendo al Signore di illuminarci e di non abbandonarci mai. Ma, come credo d’aver già detto, se vi sono anime che hanno da temere molto minor pericolo, sono quelle che più si elevano a pensare a Dio e cercano di perfezionare la propria vita.
4. Che cosa è mai questo, mio Signore? Se vediamo che ci liberate così spesso dai pericoli in cui ci mettiamo da noi stessi, perfino opponendoci a voi, come si può credere che non ce ne libererete quando non aspiriamo ad altro che a piacervi e a trovare in voi la nostra gioia? Non riuscirò mai a crederlo. Può darsi che Dio, nei suoi segreti giudizi, permetta certe cose che in tutti i modi sarebbero avvenute, ma il bene non è mai stato fonte di male. Pertanto, ciò serva non già ad abbandonare il cammino, ma a cercare di percorrerlo più speditamente, per meglio accontentare il nostro Sposo e trovarlo più presto; non già a scoraggiarci nella marcia, ma ad animarci a compiere intrepidamente una via così scoscesa, com’è quella della nostra vita. Alla fine, se procediamo con umiltà, dovremo pur giungere, con l’aiuto di Dio, a quella celeste Gerusalemme, dove tutto ciò che avremo sofferto ci sembrerà ben poca cosa, o meglio nulla, in confronto a quanto godremo.
5. Quando, dunque, questi piccoli colombai della Vergine nostra Signora cominciarono a popolarsi, la divina Maestà cominciò a manifestare le sue grandezze in semplici donnicciole, deboli per natura, anche se forti nei desideri e nel distacco da tutto il creato: virtù questa molto utile a unire più strettamente l’anima al suo Creatore, purché si abbia anche una purezza di coscienza. Di tale precisazione, in realtà, non c’era bisogno, perché mi sembra che il vero distacco renda impossibile peccare, allo stesso modo in cui la mancanza di esso fa sì che è impossibile non offendere il Signore. Siccome queste anime non parlano e non si occupano che di lui, Sua Maestà, da parte sua, sembra che non voglia allontanarsi da loro. È quanto ora vedo e quanto posso affermare con tutta verità. Quelle che verranno dopo di noi e leggeranno queste righe, abbiano motivo di temere se non troveranno nei nostri monasteri quello che oggi c’è, e non ne facciano ricadere la colpa sui tempi. Ogni tempo è buono per Dio, quando vuole favorire di grandi grazie coloro che lo servono con impegno: cerchino piuttosto di considerare se ci sia qualche rilassamento in questo impegno e procurino di porvi rimedio.
6. Sento dire, a volte, circa l’origine degli ordini religiosi, che il Signore faceva maggiori grazie a quei santi nostri antecessori, perché dovevano fungere da fondamenta dell’edificio; ed è così, ma dovremmo considerare che siamo tutti fondamenta per quelli che verranno. Se, infatti, noi che viviamo ora mantenessimo la perfezione dei nostri predecessori e se quelli che verranno dopo di noi facessero altrettanto, l’edificio resterebbe sempre saldo. Di quale giovamento è per me che i santi di una volta siano stati tali, se io poi sono così spregevole, che faccio rovinare l’edificio con le mie cattive abitudini? È evidente infatti che i nuovi venuti non hanno tanto in mente coloro che sono morti da molti anni quanto quelli che vedono al presente. Curioso davvero che io faccia ricadere la colpa sul fatto di non essere stata delle prime, e non consideri la differenza che c’è tra la mia vita e le mie virtù e quella di coloro ai quali Dio faceva così grandi grazie!
7. Oh, mio Dio! Che scuse tirate per i capelli e che inganni ben evidenti! Mi addolora, mio Dio, di essere così spregevole e di fare così poco in vostro servizio, ma so bene che la colpa è mia se non mi elargite le grazie di cui avete favorito i miei predecessori. Ho pietà della mia vita, Signore, quando la paragono alla loro, e non posso dirlo senza lacrime. Vedo d’aver mandato in rovina quello che essi avevano edificato con il lavoro, e in nessun modo posso lamentarvi di voi. Né deve farlo alcun’anima religiosa; piuttosto, se vedrà che il suo ordine va decadendo in qualche cosa, cerchi d’essere una pietra tale da poter con essa far rialzare l’edificio: il Signore l’aiuterà a riuscirvi.
8. Tornando, dunque, a ciò che dicevo – poiché me ne sono allontanata parecchio –, sono tante le grazie di cui il Signore favorisce queste case che, se in ogni monastero ci sono una o due religiose condotte attualmente da Dio per la via della meditazione, tutte le altre pervengono alla contemplazione perfetta; alcune vanno tanto avanti da giungere al rapimento. Ve ne sono poi di quelle favorite dal Signore in modo diverso, perché sperimentano rivelazioni e visioni di cui è evidente la provenienza divina. Oggi non v’è monastero dove non si trovino una, due e anche tre religiose così favorite. So bene che la santità non consiste in questo, né il mio intento è solo quello di tributar loro lodi, ma di far capire l’opportunità dei consigli che vi voglio dare.
FONDAZIONI cap. 6 - 10
Nel descrivere molti particolari delle sue fondazioni, Teresa ci insegna ad avere fiducia in Dio, nella divina Provvidenza, che non le abbandona mai. Si scopre anche la grande devozione per la Vergine Santissima e l'intercessione di San Giuseppe. Tutto, poi, si svolge intorno a Gesù Sacramentato. La prima cosa in ogni nuova casa è sistemare meglio che si può l'Eucarestia. Quando Gesù sta al suo posto (cappellina)per Teresa la fondazione è fatta.
Continua in questi capitoli l'interruzione del racconto delle fondazioni per trattare di argomenti spirituali utili per le priore e maestre delle novizie, ma anche per le religiose. Descrive, nel sesto capitolo, come nel fervore possono nascere situazioni che certamente ella stessa ha incontrato tra le sue monache. Si tratta di moderare questo fervore spiegando che si può trattare di una cosa naturale e non soprannaturale.
Mette in guardia dai falsi rapimenti e ripete l'importanza di sottostare a quanto suggerisce il confessore, invitando le superiore a fare attenzione e correggere simili sbagli invitando ad aprirsi con qualche sacerdote.
Questo discorso lo porta avanti anche nei capitoli sette e otto.
Nel settimo invita a scoprire chi è affetto da malinconia, che si scopre, purtroppo, solo dopo che una persona è stata ammessa alla vita religiosa.
P. Silverio spiega: "La parola malinconia va intesa, nei nostri giorni, in nevrastenia ed isterismo, che il più delle volte sono denominazioni che nascondono caratteri bizzosi e caparbi. Si tratta sempre di un'alterazione mentale", a cui potremmo aggiungere oggi anche la depressione.
Nel capitolo ottavo continua a trattare di limiti, difetti, o malattie di chi, dandosi all'orazione, crede di essere privilegiata con doni soprannaturali di visioni e rivelazioni. Consiglia sempre di confidare tutto a direttori spirituali santi e dotti e di seguire il loro consiglio. Poi dice che anche se fosse sbagliato, e "il confessore non vedesse giusto, non s’ingannerà nell’obbedirgli, fosse anche a parlarle un angelo del cielo, perché il Signore illuminerà il confessore o disporrà le cose come conviene. Così facendo non c’è alcun pericolo, mentre a fare il contrario i pericoli possono essere molti, con altrettanti danni".
Nel capitolo nono tratta della fondazione di Malagon nel decimo di quella di Valladolid.
Nel racconto di quest'ultima fondazione Teresa, attraverso le consuete preghiere che sono intercalate in ogni suo scritto, si rivolge al Signore esaltando il dono della vocazione per la vita religiosa e la risposta di coloro che abbandonano tutto per seguirlo, grazie anche alla santità dei genitori che incoraggiano a fare questo passo.
Giova pertanto riportare in parte queste preghiere.
"Oh, Signore! Di quale insigne grazia voi favorite coloro cui date tali genitori, che amano i propri figli di un amore così vero da non volere per loro possessi, e ricchezze se non in quella beatitudine che non avrà fine! Che pena vedere oggi i genitori far consistere il loro onore nell’aver sempre presente i beni terreni senza ricordarsi che, presto o tardi, devono tutti finire!
No, tutto ciò che ha fine non merita stima perché, per quanto possa durare, un giorno finirà. Ma certi genitori, a spese dei loro poveri figli, vogliono mantenere le loro vanità ed hanno la gran temerità di togliere a Dio le anime che egli vuole per sé, privando esse stesse di un così grande bene.
Aprite loro gli occhi, mio Dio; fate loro intendere quale sia l’amore a cui sono tenuti verso i propri figli!...
Oh, Figlio dell’Eterno Padre, Gesù Cristo, nostro Signore, vero Re dell’universo! Che cosa avete lasciato voi nel mondo? Che cosa hanno potuto ereditare da voi i vostri discendenti? Che cosa avete posseduto voi, mio Signore, se non sofferenze, dolore, ignominia, fino ad avere solo l’aiuto di un tronco d’albero per inghiottire l’amaro calice della morte? Infine, mio Dio, se vogliamo essere vostri figli legittimi e non rinunziare alla vostra eredità, non dobbiamo rifuggire dalla sofferenza. Il vostro stemma è fatto di cinque piaghe. Su, dunque, figlie mie, questa deve essere la nostra insegna, se dobbiamo ereditare il suo regno: non con il riposo, non con i piaceri, non con gli onori, non con le ricchezze si deve guadagnare ciò ch’egli ha acquistato a prezzo di tanto sangue".
Si consiglia di leggere direttamente dal libro delle FONDAZIONI tutti i particolari di quelle sante vocazioni di cui tratta.
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Visto che la nostra comunità ha stabilito di seguire LE FONDAZIONI per capitolo più che per temi, ogni volta prenderemo in esame cinque capitoli.
Tutto il racconto poggia su tre colonne: obbedienza - provvidenza - fraternità (ripetute spessissimo). Per cui dobbiamo metterle in risalto possibilmente ogni volta che si legge qualcosa.
I capitoli presi in considerazione devono essere guardati con tre occhi: il passato, il presente e il futuro.
"Passato" (storia) - Significa accettare che alcune cose descritte sono irripetibili perché dei tempi passati che non possono e non devono tornare. Per es. il modi di viaggiare, di dormire, di vestirci, di nutrirci, di comunicare tra noi, nell'igiene, ecc.
"Presente" (oggi) - Come si vivono in comunità le simili circostanze o avvenimenti: in convento, nei viaggi, nel rapporto con se stessi e con la gente. Una revisione per cambiare. Guardiamo e ci confrontiamo con Teresa (il suo cuore).
"Futuro" Cosa sarebbe meglio fare, perciò cambiare (sintonizzarsi con santa Teresa).
La riflessione deve essere sulla comunità. Ciò comporta prima una revisione personale sul comportamento individuale (deve essere fatto in preghiera e si dà per scontato che sia già stato fatto).
Nell'incontro dobbiamo esaminare il rapporto tra noi su questi punti (correzione fraterna?...)
FONDAZIONI dal cap. 6 al 10
Nel ca. 6, 7 e 8: esaltazione (6) - depressione (7) - orgoglio (8). Presente e futuro. Come si affrontano e come dovrebbero essere affrontate simili situazioni
Cap. 9 - obbedienza nella fondazione di Malagòn (mi vidi costretta a consentirvi)
Presente: il personalismo.
Futuro: dare di più retta agli altri…..
Cap. 10 gratitudine per le vocazioni (famiglie)
Presente: si disprezzano le situazioni attuali. Più ammirazione.
Futuro: scoprire e apprezzare i doni del Signore elargiti agli altri. Mostrare più benevolenza, comprensione, stima e gratitudine a Dio e agli uomini
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La nostra comunità ha cercato di seguire i suggerimenti contenuti nel foglio
"PER VOI SONO NATA"
Una panoramica ha fatto emergere le seguenti considerazioni riportate in forma schematica
Il "per Voi sono nata" ha un doppio significato:
Teresa è consapevole che viene da Dio: la sua nascita, la sua vita è opera di Dio
Ma Dio le ha dato la vita, perché quella vita fosse tutta per Lui.
Riflessione
Siamo consapevoli che Dio ci ha messo al mondo in questo luogo, in questo tempo e in questa famiglia religiosa perché ha un suo progetto preciso su ciascuno di noi?
Cerchiamo di scoprirlo e operare per esso?
Teresa sui accorge pian piano qual è il progetto di Dio su di lei:
Forte attrazione di Dio da piccola, poi distrazioni, poi malattia
di nuovo a Lui, ma per vie sbagliate: parlava di Lui, ma non con Lui.
Si incontra con l'umanità sofferente di Gesù, abbracciata per noi
Dio come uomo si inchina fino a noi per attirarci a sé.
Fa' sentire il suo amore
Ci tratta da amici
Una presenza speciale è nell'Eucarestia
Risposta di amore all'amore
Farlo amare perché a loro volta lo amino e lo facciano amare
Orazione - Contemplazione - Azione
Il mondo di Teresa viveva in quei tempi tre grandi problemi:
1) Il mondo nuovo (l'America)
2) L'eresia di Lutero
3) La tiepidezza nella vita religiosa
Il nostro mondo ci presenta tre problemi:
1) Il mondo nuovo (globalizzazione) pieno di tante religioni
2) L'edonismo
3) La vita religiosa ridotta a puro attivismo
Come reagì Teresa?
Si buttò nell'ORAZIONE coltivando l'amicizia con Dio
Dall'Orazione fece nascere l'azione, personale e comunitaria, a favore della Chiesa
Rinnovò l'Ordine con la sua vita (testimonianza che trascina)
Noi oggi?
Nella preghiera chiediamo di poter lavorare "senza sosta"
Siamo generosi, pronti, attenti alle necessità specialmente spirituali del prossimo?
Rinunciare a noi stessi per gli altri
Rinunciare a comodità, piaceri perché gli altri stiano più comodi ed abbiano più piacere
Rinnovare l'aspetto della rinuncia in cose pure lecite, ma che i poveri non hanno.
Moderare il riposo fisico, gli svaghi, le distrazioni (TV - internet - telefonino…)
Incrementare la vita fraterna interessandoci degli altri: come stanno? - Hanno qualche bisogno? - Vogliono essere aiutati nel lavoro apostolico? - partecipare agli impegni di lavoro degli altri compiacendosi per il bene e incoraggiando nelle difficoltà. Soffrire con chi soffre, gioire con chi gode. Tutto a tutti: sempre! instancabilmente!
Spingere gli altri (confratelli o laici) alla preghiera, alla fede, alla fiducia in Dio.
Non sciupare il tempo in discorsi oziosi, in distrazioni che non alimentano la pace interiore ed esteriore
Non far prevalere la propria ragione, il proprio modo di pensare, organizzare, fare.
Essere benevoli e misericordiosi verso i deboli.
La VITA di Teresa la possiamo (dobbiamo) ripetere anche noi
coltivando i desideri: Voglio vedere Dio! - Siamo figli della Chiesa! - Amore! Amore! Amore!