mospica
Oggi 4 febbriaio 2011 abbiamo ripreso gli incontri Mo.Spi.Ca. dandogli un'impronta più di preghiera. Riporto lo schema di questo primo incontro, facendo notare che sono solo delle scintille comprensibili da coloro che vi hanno partecipato.
Primo incontro di Orazione Teresiana
(un esercizio di preghiera a "tu per tu", intima, personale, profonda: da questa dipenderà qualsiasi altra preghiera comunitaria, compresa la Messa, i Vespri, la condivisone della Parola, dell'esultanza, della riflessione, ecc.
Invocazione allo Spirito Santo - Dall'antifona e la preghiera (Vieni… O Dio…):
riempi il cuore
accendi il fuoco
guida alla verità
gustare la sapienza
godere il conforto
Prostrati con l'anima per terra: siamo terra: giù, giù, giù
riconoscere che si può sbagliare e che abbiamo sbagliato
Senza drammatizzare - riconoscere - pensare alla misericordia di Dio che a Lui fa piacere di usare
Che bruci le nostre debolezze buttate per terra insieme a noi
Fuoco che consuma, purifica tutto intorno a noi
Restiamo solo noi - soli - vuoti - spogli - pronti ad essere riempiti, incendiati
fuoco che non consuma, ma arde e fa ardere intorno a noi
Così infuocati prendiamo contatto con la Parola
Possibilmente dalla liturgia del giorno e della domenica
Le Beatitudini
Immaginarci presenti tra la folla sulla pianura - incantati - attratti tanto da far parte subito dopo di quelli più vicini a Lui.
Gesù si siede su una pietra - noi per terra -
occhi negli occhi, anche se Gesù guarda lontano, guarda la folla e poi noi
il suo sguardo ad ogni esclamazione va dalla folla a noi
Sono! Siete! Beati! Gesù legge nel cuore e scopre anche ciò che non appare.
Vede la nostra povertà di spirito
Spirito povero, debole, fragile, vuoto, smarrito, ma con la volontà di riempirlo di LUI
Dare spazio a LUI staccandoci da tutti e da tutto
Riconoscere che non siamo poveri, ma ricchi: troppo pieni di tanto, di tutto, anche nella mente, oltre che nel cuore e nel senso fisico, materiale
Fermarsi a pensare passando in rassegna la nostra vita nei rapporti con gli altri, con gli avvenimenti con ciò che ci circonda.
Invocare il vuoto, cercare il vuoto, chiedere il vuoto per poter far entrare il TUTTO
DI ESSI E' IL REGNO DEI CIELI, cioè DIO
Dio è MIO - Non solo è dentro di me, ma MIO - Dovrebbe essere…
Io sono di Dio, ma anche DIO è mio!! - contempla - ripetilo spesso
Prima reazione: GRAZIE!
Si ritorna al PERDONAMI! perché ho sciupato questa realtà
Si chiede che possa essere sempre di più così
E che possa comunicarlo agli altri, soprattutto con la vita: dare Dio nelle nostre azioni, anche le più piccole: sguardo, sorriso, attenzione, parola….
E mentre si chiede, si vuole, si desidera, si propone.
Con un grande respiro ci si affida a Maria come guida (COME - CON).
Incontro di venerdì 26 marzo 2010
Riflessioni sulle
LETTERE DI SANTA TERESINA alla sorella Paolina (Suor Agnese)
LT 74 - 6 gennaio 1889 (qualche giorno prima della sua "Vestizione" - dopo nove mesi (9 aprile 1988) della sua entrata in monastero)
"Chieda a Gesù che io sia più generosa durante il ritiro: Egli mi crivella di punture di spillo: la povera pallina non ne può più: da tutte le parti ha buchi molto piccoli che la fanno soffrire più che se ne avesse uno grande! ... Nulla accanto a Gesù: aridità!.., sonno!... Ma almeno è silenzio!... Il silenzio fa bene all’anima... Ma le creature oh, le creature! La pallina ne è scossa!... Capisca il giocattolo di Gesù: quando è il dolce Amico che punge lui stesso la sua palla, la sofferenza non è che dolcezza, la sua mano è così dolce!... Ma le creature... Quelle che mi circondano sono proprio buone, ma c’è qualcosa che mi suscita ripulsa! ... Non posso darle spiegazioni, comprenda l’anima della sua figliola. Sono tuttavia MOLTO felice, felice di soffrire quel che Gesù vuole che io soffra: se non è lui che punge direttamente la sua pallina è comunque lui che guida la mano che la punge! Giacché Gesù vuol dormire, perché dovrei impedirglielo? Sono troppo felice che Egli non faccia complimenti con me: trattandomi così, mi dimostra che non sono un’estranea, infatti le assicuro che non si dà molto da fare per conversare con me! Se sapesse come vorrei essere indifferente alle cose della terra! Che m’importa di tutte le cose create? Se le possedessi, sarei infelice: il mio cuore sarebbe così vuoto! E incredibile come il cuore mi sembra grande quando considero tutti i tesori della terra, poiché vedo che tutti riuniti non potrebbero appagarlo! Ma quando considero Gesù, allora come mi sembra piccolo! Vorrei tanto amarlo!... Amarlo più di quanto sia mai stato amato! Il mio solo desiderio è di fare sempre la volontà di Gesù! Di asciugare le lacrimucce che i peccatori gli fanno versare... Oh, io non voglio che Gesù provi la più piccola pena il giorno del mio fidanzamento: vorrei convertire tutti i peccatori della terra e salvare tutte le anime del purgatorio!
L’Agnello di Gesù riderà nel vedere questo desiderio del piccolo granello di sabbia! So bene che è una follia, ma vorrei tuttavia che fosse così, perché Gesù non avesse da versare neppure una lacrima.
Preghi perché il granello di sabbia divenga un ATOMO percepibile solo dagli occhi di Gesù!
Teresa di Gesù Bambino post.carm.ind. ". (= postulante carmelitana indegna)
Teresa è entrata al Carmelo piena di entusiasmo. Voleva amare Gesù con tutta se stessa. Voleva non essere distratta dalle cose del mondo. Voleva dedicarsi alla preghiera con trasporto, una preghiera che le avrebbe fatto assaporare la bellezza dell'unione con Dio. La presenza delle altre l'avrebbe aiutata ad offrirsi continuamente al Signore. La vita insieme a tanti angeli, l'avrebbe aiutata ad elevarsi in ogni circostanza, a non pensare che a Dio, a scoprire in tutte le consorelle ciò che già conosceva delle sue due sorelle entrate prima di lei. Il sorriso della priora e delle suore che incontrava in parlatorio le appariva come qualcosa di paradisiaco che avrebbe attenuato il distacco dal suo papà. La priora insieme alle due sorelle, Paolina e Maria, avrebbero continuato ad avere nei suoi confronti un atteggiamento materno nel guidarla per la strada della perfezione, la salita del Monte Carmelo. Sapeva che sarebbe stata faticosa, ma percorsa insieme avrebbe facilitato il superamento delle inevitabili difficoltà.
Erano questi i suoi desideri, i suoi sogni? Probabilmente sì.
Per quanto avesse potuto vedere dall'esterno, non immaginava che la realtà fosse tanto differente.
Dietro quel velo nero e quelle grate c'era un'altra vita.
Ora la sta scoprendo giorno per giorno. Non possiamo dire che sia rimasta delusa, anzi capisce sempre di più in che modo manifestare il suo amore per Gesù. Attraverso il rapporto con le altre scopre che l'amore è sacrificio, è accettazione della differenza che c'è in ciascuna, accettazione e benevolenza anche verso chi la fa soffrire con punture di spillo, quando sente verso qualcuna un sentimento di rifiuto di ripulsa . Scoprendo che la sofferenza può considerarsi un dono, la mano che la punge può vederla come guidata da Gesù, che vuole giocare con lei come con un giocattolo, una pallina, il giocattolo di Gesù.
Altra scoperta: la preghiera non è fatta di sentimenti, ma di volontà: Vorrei tanto amarlo! Perciò il suo solo desiderio è di fare sempre la volontà di Gesù, come dimostrazione del suo amore.
Vuole amarlo anche se Gesù appare quasi non far caso ai suoi gemiti di amore, anche se Gesù vuol dormire o le fa sentire solo aridità! o se è sopraffatta dal sonno!
Riconosce sempre più di essere un piccolo granello di sabbia e desidera diventare un ATOMO, perché solo attraverso questa piccolezza riuscirà a convertire tutti i peccatori e salvare tutte le anime del purgatorio .
Questi sentimenti li scrive alla sorella Paolina diventata Suor Agnese. Da lei aveva appreso questo programma di vita che ora le resta solo da mettere in pratica. Non può dire tutto, ma tra le righe si legge ciò che soffre e come lo soffra con gioia, sentendosi felice di iniziare questa nuova vita. Prenderà l'abito di carmelitana di lì a pochi giorno, il 19 gennaio 1889 (a sedici anni compiuti da poco, essendo nata il 2 gennaio 1873).
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Il MO.SPI.CA., alla fine del terzo anno della sua vita, propone, a coloro che vi hanno in qualsiasi modo aderito (sia con la presenza, sia con lo scritto), un passo in avanti. Questo passo non muterà il programma di approfondimento della spiritualità carmelitana attraverso i suoi santi, anzi, arricchirà gli incontri e la medesima vita con una grazia speciale che il Signore ha voluto e vuole offrire a ciascuno, attraverso Maria: il suo manto (lo Scapolare) e la sua benedizione particolare.
Maria stessa si è impegnata di arricchire i membri di tutta la Famiglia Carmelitana con doni e privilegi dei quali ogni membro potrà usufruire.
Per questo offro qualche chiarimento a coloro che vivono nel mondo (non in conventi o monasteri) e che vogliono capire che cosa è l'ORDINE CARMELITANO
note sull'
ORDINE CARMELITANO SECOLARE
Il MO.SPI.CA., alla fine del secondo anno della sua vita, propone, a coloro che vi hanno in qualsiasi modo aderito (sia con la presenza, sia con lo scritto), un passo in avanti. Questo passo non muterà il programma di approfondimento della spiritualità carmelitana attraverso i suoi santi, anzi, arricchirà gli incontri e la medesima vita con una grazia speciale che il Signore ha voluto e vuole offrire a ciascuno, attraverso Maria: il suo manto (lo Scapolare) e la sua benedizione particolare.
Maria stessa si è impegnata di arricchire i membri di tutta la Famiglia Carmelitana con doni e privilegi dei quali ogni membro potrà usufruire.
Per questo offro qualche chiarimento a coloro che vivono nel mondo (non in conventi o monasteri) e che vogliono capire che cosa è l'ORDINE CARMELITANO
STILE DI VITA
Vita carmelitana a casa, in famiglia, nel lavoro, nello svago, nel riposo, per la strada
Appartenere ad un ORDINE non vuol dire far parte di un gruppo di preghiera. Appartenere significa fare propria la vita di quell'Ordine. Vivere la sua spiritualità, la sua specificità, sempre.
E' lo stile di vita che cambia.
Tutti siamo Cristiani e tutti dobbiamo vivere secondo il Vangelo.
Appartenere ad un ORDINE significa essere guidati (regole, costituzioni, ordinamenti...) da ciò che è stato approvato dalla Chiesa come stile di vita di quell'Ordine. Sulla scia di coloro che ci hanno preceduto e che sono stati dalla Chiesa medesima presentati come esempio (Beati, Santi...)
Ogni Ordine ha il suo stile di vita che deve coinvolgere tutta la vita. Tutta, cioè sia la vita interiore, come quella esteriore.
Lo stile di vita esteriore prende forza e attuazione dallo stile interiore. Prima si deve coltivare questo con la mira di applicare anche l'altro.
Lo stile di vita carmelitano è quello della INTIMITA' CON DIO. Essere cioè in continuo contatto con Dio. Dalla contemplazione all'azione. Potremmo dire che lo spirito contemplativo dovrebbe permeare tutta la nostra vita.
Cosa si intende per spirito contemplativo?
La presenza di Dio, sì come Padre, sì come fratello, ma per noi carmelitani ha molta importanza di avere un rapporto con Dio come "amico". Santa Teresa direbbe: "rapporto di amicizia con colui che sappiamo di essere amati". Questo rapporto va coltivato attraverso la preghiera o "orazione mentale" (per rimanere nel linguaggio teresiano).
Preghiera di ascolto: cosa dice Dio di me, cosa vuole, ciò che faccio, che penso, che dico, è veramente conforme alle sue "direttive" (Vangelo)?
Confronto continuo prima di immergersi nell'ascolto dei "dettagli".
Gesù, soprattutto nella sua umanità, dovrebbe arrivare ad essere sempre presente: agire con Lui, per Lui e finalmente in Lui. Sentirlo dentro, nel profondo della nostra anima (vita).
Qualsiasi cosa fatta, detta, pensata, progettata, desiderata, TUTTO IN LUI.
Ovvio che "in Lui" non possono esserci quei limiti (direi inevitabili), che però in noi vanno lentamente, ma fermamente corretti.
Riconoscerli con UMILTA' (la prima virtù da esercitare).
Accettare di poter sbagliare e di sbagliare, perciò prendere di buon animo le osservazioni degli altri (superiori o meno).
Prenderli non vuole dire sopportarli "per ubbidienza" e neppure accettarli come un parere che non si condivide, ma che "pro bono pacis" si esegue.
Si dovrebbe arrivare a pensare, convincersi che l'altro può avere più ragione di me.
Anzi, trattandosi di direttive di un superiore (sacerdote, confessore, direttore spirituale, o gerarchicamente stabilito dalle regole), deve diventare il nostro pensiero, il nostro progetto, il nostro desiderio e fare del tutto CON GIOIA a metterlo in pratica.
Non è facile, per questo più siamo deboli e più abbiamo bisogno di un supplemento di preghiera.
L'Ordine inoltre è organizzato in comunità o fraternità per aiutarsi vicendevolmente. Ciascuno è responsabile anche del cammino degli altri. Gli incontri servono per procedere nel "cammino di perfezione" (suggerito da Santa Teresa), attraverso un confronto costruttivo e la solidarietà che nasce nella preghiera, ma che non si esaurisce in essa. Qualche momento di preghiera "insieme" incoraggia e cementa l'unione con la volontà di andare avanti, nonostante le difficoltà.
Il confronto ha la base nell'umiltà. Sapere ascoltare. Evitare la critica. Essere portatori di pace, di concordia, di armonia.
Purtroppo in molte comunità ecclesiali il diavolo tenta alla discordia: è l'opera sua, la sua tattica. Si deve riconoscere e debellare.
Negli incontri ognuno si deve sforzare di accettare TUTTI gli altri. Accettare è il primo passo, ma si deve andare avanti con la stima, l'apprezzamento. Queste solo creano la fraternità e fanno respirare un'aria di serenità e di gioia: "Come è bello stare insieme!"
Come ogni membro dell'Ordine è e deve essere aperto agli altri, così ogni comunità o fraternità deve aprirsi al mondo. Il modo sarà concordato nello scambio di idee. I primi altri sono i membri della propria famiglia, poi i colleghi di lavoro, gli amici e chiunque si incontra.
E' scontato che in ogni gruppo ci sia un'attenzione particolare per coloro che nel medesimo gruppo si trovano in situazioni di bisogno sia fisico che spirituale.
Tutto quanto è stato detto deve essere preso come una "organizzazione" creata dalla Madonna.
E' suo l'Ordine Carmelitano!
Si deve vedere e seguire Gesù attraverso Maria!
Approfondiremo in seguito il binario che si suggerisce di percorrere:
i consigli evangelici,
il rendiconto finale ("Tutte le volte che avete fatto questo a uno...."),
con l'arrivo finale alla stazione delle beatitudini
I consigli evangelici
Per mantenere uno stretto rapporto con tutti gli altri membri dell'Ordine, donne (monache) e uomini (frati), chi appartiene all'Ordine Carmelitano prometterà di percorrere il "cammino di perfezione" attraverso l'esercizio delle tre virtù consigliate nel Vangelo (che per le monache i frati costituiscono l'ossatura della loro vita comunitaria espressa in voti).
OBBEDIENZA - si promette di accettare e quindi eseguire ciò che viene prescritto dalle costituzioni o statuti particolari dell'Ordine, e presentato dai differenti Consigli Provinciali e Locali.
CASTITA' - si promette di elevare a Dio la propria sessualità
per gli sposati: nella donazione all'altra/o come Cristo si è donato alla Chiesa (sacrificio gioioso)
e come la Chiesa è unita a Cristo a qualsiasi costo;
per le persone sole: nell'offrire il proprio stato con serenità, guardando la Madonna o Cristo "soli". Così da concretizzare l'amore, aprendolo a tutti, in un servizio disinteressato e fatto con gioia.
POVERTA' - si promette la sobrietà nell'uso dei beni sia per sé che per famiglia. E nelle esigenze personali, confrontarsi spesso con "Cristo povero" (Gesù cosa avrebbe fatto, acquistato, usato, gettato?).
Il giudizio finale deve essere la bussola consultata spesso per trovarsi nella direzione giusta:
Gesù negli altri che hanno bisogno del nostro aiuto (opere di misericordia): li abbiamo aiutati?
Le beatitudini da premio devono diventare una esortazione per meritarlo:
Beati i poveri in spirito = esercizio nel distacco da tutto
Beati quelli che sono nel pianto = accettazione di ciò che fa soffrire
Beati i miti = bando alla prepotenza e protagonismo
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia = ricerca ed esercizio di ciò che è giusto
Beati i misericordiosi = comprensione, scusa, compassione, perdono
Beati i puri di cuore = retta intenzione, sincerità, lealtà
Beati gli operatori di pace = parlare sempre bene degli altri
Beati i perseguitati per la giustizia = rischiare per ciò che è vero e giusto
Beati i perseguitati per causa di Gesù = non avere paura di testimoniare la fede.
Obiezioni
OBBEDIENZA
Non si può allora obiettare nulla al Consiglio locale?
Non solo si devono esprimere le proprie idee, anche se non conformi a quelle del Consiglio, ma si è obbligati a farlo per migliorare le programmazioni. Ma deve essere fatto con delicatezza, senza volontà di imposizione.
Non dire: "non sono d'accordo!", ma con più dolcezza e semplicità: "forse sarebbe bene...".
Non influenzare gli altri con i tuoi pensieri se discordi con chi dirige.
Non insistere sul proprio punto di vista.
Non criticare dopo, le eventuali decisioni presentate dal Consiglio.
CASTITA'
Se sposati, si deve non chiedere l'atto coniugale?
Non solo si può chiedere, ma si deve offrire soprattutto quando si nota che è utile per incrementare l'amore. Mai rifiutarlo. Sublimarlo con l'intenzione, la preghiera, l'offerta a Dio per adempiere ciò che Lui ha creato. Accettare il sacrificio quando non se ne ha voglia. L'amore è più vero se costa sacrifici.
Si devono evitare quelle occasioni che fanno crescere il desiderio di unirsi?
Assolutamente no. L'unione, fatta secondo la natura, è benedetta da Dio e nel sacramento del Matrimonio diventa un aumento di Grazia e di benedizioni per sé, per l'altra/o e per la famiglia.
Per chi non è sposato e desidera trovare il partner?
Si può, anzi si deve non perdere le occasioni di incontro. Non nascondersi. Perché Dio ha creato l'uomo e la donna perché non siano soli. Ovviamente non esagerare nell'esteriorità. Non abbagliare, ma attirare con semplicità. La modestia tante volte fa fare la scelta migliore.
Per chi ha trovato il partner, ma ha paura di perderlo se non lo accontenta ?
L'ideale sarebbe che anche l'altra/o abbia una pari sensibilità religiosa. Solo allora si ha il 95% di garanzia di riuscita. In caso contrario è necessario un supplemento di preghiera, di prudenza, di fortezza....
Chi non è "vedova/o", ma è solo (separato, divorziato)?
Ricordarsi che il vincolo matrimoniale resta fino alla morte dell'altra/o. Non può e non deve cercare qualche altra/o. Anche in questo caso ci vuole un supplemento di preghiera e di attenzione.
POVERTA'
Devo rinunciare a curare la mia persona, il mio corpo?
La vita nelle sue manifestazioni spirituali (intelligenza e volontà) o fisiche (corpo, abbigliamento)
va curata con attenzione e decoro, perché chi le guarda possa lodare Dio per il bello e il buono che ha creato. Specialmente nella coppia di sposati, affinché l'altra/o sia appagato nella scelta che ha fatto (non pentirsene, non desiderare altre/i). La sobrietà va ugualmente osservata, ma in armonia e accordo con l'altra/o.
Evitare l'ostentazione che può indurre altri a tentazioni (minigonne accentuate, scollature esagerate).
Si deve comunque curare sempre il proprio corpo per delicatezza nei confronti degli altri (igiene, decenza, decoro). Evitare di farlo solo per un gusto personale. Comunque il compiacersi del proprio fisico e conservarlo sano e bello fa parte della natura creata da Dio e anche questo deve portare a lodare e ringraziare il Signore.
BEATITUDINI
Si possono evitare le sofferenze?
Certamente. Non solo si possono, ma si devono evitare, soprattutto quando si tratta delle sofferenze degli altri. Dio non ci ha creati per il dolore e la sofferenza, ma per la gioia, la beatitudine che, complete, saranno solo nell'altra vita.
Accettarle quando non si possono evitare e preferirle su se stessi, liberandone gli altri, è meritorio ed assimila a Cristo sofferente per noi.
Si devono cercare le sofferenze?
Alcuni sacrifici che procurano delle pene, si possono scegliere per un fine superiore, che non è quello di soffrire, ma di allenarsi per ciò che potrebbe capitare senza volerlo e per evitare una conseguenza più grave nella vita futura, cioè la sofferenza eterna. Così hanno fatto molti santi e Gesù stesso ha consigliato dicendo di "rinnegare se stessi". Non fa male quindi qualche mortificazione per unirsi alle sofferenze di Cristo che ha voluto patire e morire per noi.
Rivolgere altre domande o obiezioni a P. Raffaele.
REGOLE
Ogni Ordine Religioso ha una specie do "manuale per l'uso", cioè delle norme con le quali i fondatori hanno messo per iscritto la propria esperienza di vita, che il Signore ha ispirato di trasmettere ai posteri. Sono le così dette REGOLE.
Perché un Ordine possa garantire una giusta interpretazione del Vangelo, deve essere riconosciuto dalla Chiesa, per cui le REGOLE devono essere approvate dal Papa.
Così è capitato all'Ordine Carmelitano. Vivevano sul monte Carmelo (Palestina - Israele) delle persone isolate (eremiti) che con il tempo si sono messe a vivere insieme (comunità) una vita evangelica da loro stessi organizzata.
Lo Spirito Santo, nell' XI° - XII° secolo, cominciando da San Francesco, dopo il monachesimo di San Benedetto, aveva ispirato, un po' dappertutto, un nuovo stile di vita evangelica comunitaria.
Gli eremiti del monte Carmelo pregarono il Vescovo di Gerusalemme (S. Alberto), che spesso andava a passare qualche giorno di ritiro da loro, di stilare una regola per sottoporla al Pontefice. Questo Vescovo raccolse in poche pagine ciò che aveva visto e lo portò a Roma.
L'Ordine Carmelitano non ha, perciò, un fondatore, come per tutti gli altri Ordini. Ma per il luogo in cui è nato (monte Carmelo) e per il profeta Elia che aveva vissuto in quel luogo nei tempi antichi, desiderando di vivere il suo stesso spirito, attribuì a questo profeta il titolo di FONDATORE, con l'intento di imitarne la fede e lo zelo per il Signore.
(Leggere gli ultimi capitoli del primo Libro dei Re e i primi del secondo).
Quando iniziò la vita sul monte Carmelo non lo sappiamo. Alcuni dicono che, dopo Elia ed Eliseo, alcuni profeti abbiano continuato a vivere in quella parte della Palestina tenendo viva la così detta "scuola dei profeti" fino a Gesù. Con la redenzione avrebbero continuato, abbracciando lo spirito del Vangelo. Comunque non ha importanza. Sappiamo che presto, approvata la Regola, dalla Palestina, dovettero fuggire verso l'Europa a causa delle invasioni Islamiche. Arrivando Europa si adattarono ad una vita apostolica, come gli altri Ordini religiosi.
In Europa portarono la loro devozione alla Vergine Maria, raffigurata nella "nuvoletta" vista da Elia sul monte Carmelo. Per questo il primo nome fu quello di fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.
In Europa la Madonna confermò questa caratteristica con il dono di una parte della veste che i frati portavano e che avrebbe dovuto significare la sua veste, il suo abito santo. E' il SANTO SCAPOLARE, che scende davanti e dietro la spalle, segno di protezione, difesa e consacrazione.
L'Ordine prese piede in tutto il mondo, diffondendo l'amore per il Signore, attraverso Maria. Il titolo dato a questa Madre (e sorella per l'Ordine), conosciuto e propagato, fu quello di "Madonna del Carmine". I suoi devoti, anche laici, ci tennero (e ci tengono) a rivestirsi del suo abito (scapolare) che, per necessità, è stato ridoto nelle dimensioni e si presenta come "ABITINO".
Le prime case furono erette in Sicilia. La REGOLA è rimasta sempre la stessa. Con il tempo, a causa di calamità naturali o belliche, tutti gli Ordini subirono una certa mitigazione nell'osservanza delle proprie regole. Nella seconda metà del 1500 il Signore suscitò ad Avila (Spagna) una donna, già monaca carmelitana, con un forte desiderio di ritorno allo spirito primitivo. E' Santa Teresa di Gesù che fu presto seguita da San Giovanni della Croce che aveva il medesimo desiderio. Nacque la Riforma.
Per alimentare questo spirito nuovo fu necessario farlo accompagnare da un'austerità che allora doveva manifestarsi anche esternamente. Così i carmelitani semplificarono l'abito religioso e per calzatura scelsero i semplici sandali senza calzini. Si chiamarono Carmelitani Scalzi. Anche nel tenore di vita si cercò di riprendere il culto per la povertà attraverso la mortificazione dei sensi (digiuni, penitenze) e soprattutto la sobrietà nell'uso di case e di cose.
Ciò che col tempo ha caratterizzato la "riforma" è stato lo spirito teresiano di "intimo rapporto" con il Signore considerato "un amico che ci ama". Questo spirito è alimentato soprattutto dalla preghiera, chiamata da santa Teresa "orazione mentale", per distinguerla da quella già praticata, anche vocalmente, nelle celebrazioni, nella recita della liturgia delle Ore o nel canto.
L'orazione mentale è per i carmelitani scalzi la strada per giungere ad uno scambio di amore ricevuto e dato a Dio nella "contemplazione" della sua essenza di Padre, Figlio e Spirito Santo ed è la molla che porta all'azione apostolica: far conoscere e fare amare Dio.
Lo spirito teresiano ormai permea l'Ordine nelle sue tre realtà: monache, frati e laici. Questi a loro volta si dividono in confraternite del santo scapolare e in fraternità carmelitane. Le persone che appartengono all'Ordine in fraternità, ma che non vivono in conventi o monasteri, sono chiamati "carmelitani secolari". E' l'Ordine dei carmelitani scalzi secolari. (La sigla OCDS è in latino con la D = scalzi, cioè della riforma teresiana. Alcuni per questo preferiscono OCTS).
E' Dio che chiama. Per fare parte dell'Ordine Carmelitano, riconoscendo questa chiamata, si deve fare la domanda di "ammissione" al periodo di formazione. Il Consiglio della fraternità, preso contatto con i "chiamati", approva, l'inizio ufficiale della formazione con un rito in cui si riceve, oltre al Vangelo e lo Scapolare, anche gli statuti generali e particolari che saranno oggetto di approfondimento per due anni. Dopo questo tempo il medesimo Consiglio invita coloro che hanno perseverato ad emettere le "le prime promesse", che potranno diventare "definitive", cioè senza limiti di tempo, dopo altri tre anni.
Domande
Perché tutti questi passaggi?
Perché l'impegno è tanto importante e serio da esigere di prendere il tempo necessario per un sano discernimento, copiando il più possibile ciò che fanno le monache o i frati per entrare nell'Ordine.
Come ricevere la "formazione"?
Il Consiglio stabilirà dei momenti periodici di formazione, oltre all'incontro mensile di fraternità.
Se uno vede che non può portare avanti questo "stile di vita", dopo avere fatto la domanda di ammissione, cosa deve fare?
Si ritira, ovviamente dopo essersi sentito con il Padre assistente spirituale.
Se non si può partecipare agli incontri formativi stabiliti?
Può anche mantenere contatti scritti o di posta elettronica, ma non deve trascurare gli incontri di fraternità.
Se dopo le promesse intende lasciare la fraternità?
Se le promesse sono temporanee, passato quel limite si è liberi. Se sono perpetue, pur non frequentando più la fraternità, resta l'impegno col Signore e la Madonna di viverne lo spirito.
Come definisce santa Teresa la preghiera?
"Un intimo rapporto di amicizia, a tu per tu, con Colui dal quale sappiamo di essere amati".
E' la contemplazione, cioè, preghiera di ascolto, preghiera del cuore. E'....... (provare!)