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cenni di storia dell'Ordine

UN PO’ DI STORIA sull’Ordine dei carmelitani scalzi

 

La famiglia religiosa dei Carmelitani prende nome dalla montagna biblica del Carmelo, che la Scrittura (Isaia 35,2; Geremia 46,18; cantico 7,6) usa come termine di paragone quando vuole esprimere bellezza, grazia, splendore. Arido, nella stagione secca, nei mesi più belli è un lussureggiare di verde, di fiori. Gli anèmoni - i gigli dei campi del Vangelo - e i ciclamini formano un tappeto colorato di grande bellezza.
Il terreno è di formazione calcare-cretacea; favorisce quindi la riserva delle acque, che durante piogge torrenziali (novembre-marzo) si radunano in serbatoi naturali, scaturendo poi in fonti perenni. Grazie a tale fertilità, il Carmelo divenne, per gli scrittori sacri, simbolo di grazia e di prosperità.
È il monte del profeta Elia e di Maria. Il richiamo biblico a questo profeta è ormai, da secoli, intimamente legato al ricordo di Maria, la cui città natale, Nazareth, non dista molto dal Carmelo. Su questo monte, almeno dal tempo delle Crociate, Maria è stata amata, venerata, ed i suoi “fratelli” (i Carmelitani), mentre guardavano al profeta Elia come ispiratore della loro vita, vivevano consacrati alla Vergine Madre di Dio, loro Signora e Patrona. E’ interessante rilevare come tutti i luoghi dedicati al Profeta sul suo monte racchiudino pure un ricordo mariano. Per comprendere questo bisogna andare a quanto racconta il libro dei Re (1 Re 18.19-46), quando Elia, dopo il sacrificio, dalla vetta del Carmelo, vide salire dal mare la nuvoletta in forma di palmo di mano umana che, coprendo a poco a poco il cielo, si trasformò in pioggia benefica per la terra bruciata dalla lunga siccità.
Fin dal Medio Evo la tradizione carmelitana ha visto nella nuvoletta d’Elia una figura di Maria, che, tutta pura. s’innalza dal mare del peccato recando Cristo Gesù, la pioggia di grazia, sull’umanità assetata di salvezza.
Su questo monte, il Carmelo, alla fine del 1100 sono nati i Carmelitani, che, oltre al nome, hanno incontrato due modelli ispiratori: Maria Santissima e il profeta Elia.

Come Elia gli eremiti si prefiggevano di incontrare Dio nel “mormorio di un soave silenzio” (qol demama daqqa) (1 Re 19,13). Come Maria e con Maria intendono contemplare Dio lontani dal mondo.

La Regola fu loro scritta dall’allora Patriarca di Gerusalemme, Alberto, già Vescovo di Vercelli, che spesso si ritirava al Carmelo.

 

I Carmelitani fondarono ben presto diversi monasteri, soprattutto lungo il litorale del Libano e della Siria, ove si erano insediati i Crociati. La vita delle prime generazioni di Carmelitani dipenderà, ormai, dagli eventi bellici che incalzano. Infatti, lentamente, ma inesorabilmente, i musulmani rioccupano la Terra Santa, che le spedizioni crociate avevano liberata. Anche il Monte Carmelo, pur se fra alterne vicende, cadrà definitivamente nelle mani degli infedeli nel 1291, ponendo fine alla presenza di forze cristiane e degli eremiti Carmelitani in Palestina.
Questa situazione di estrema incertezza e pericolo, spinse pian piano i Carmelitani ad emigrare verso l’Europa, donde essi provenivano.

Così, se la partenza dei più dal Carmelo, loro luogo di origine; era apparso un provvedimento preso per disperazione, doveva alla fine rivelarsi una benedizione.

 

Il trapasso dall’Oriente all’Occidente, per la maggior parte degli eremiti del Carmelo, dovette far l’effetto di un salto nel buio. Fu il momento più critico per l’esistenza dell’Ordine. Gli eremiti vagavano in cerca di luoghi che fossero atti alla loro vita di solitudine e che ricordassero loro il Carmelo. Anche l’ambiente ecclesiale, che avrebbe dovuto accoglierli, offriva loro incomprensioni, derisioni e rifiuto. Nonostante diversi riconoscimenti dei Papi Onorio III nel 1226 e di Gregorio IX (1229), erano pur sempre degli sconosciuti, a causa della loro particolare “formula di vita”, data dal loro Patriarca Alberto e dalla indeterminatezza delle origini.

 

Quando i Carmelitani eremiti vennero in Europa, trovarono i nuovi Ordini mendicanti dei Domenicani e dei Francescani. Caratteristiche di questi Ordini erano soprattutto la vita fraterna in comune, la povertà collettiva e la predicazione itinerante e mendicante.

Ben presto anche i Carmelitani capirono che dovevano adeguarsi a quel tenore di vita mettendo da parte le sante tradizioni degli antichi padri per una vita eremitica.

Si imponeva, pertanto, una “revisione” della Regola che fu approvata dal Papa, Innocenzo IV.

Le case del Carmelitani potevano essere fondate nelle città e nei borghi, adottandole ad una vita più cenobitica aperta all’apostolato della predicazione e della confessione. Assimilando  così l’Ordine agli Ordini Mendicanti.

Le presenze in Europa si moltiplicarono rapidamente.  Alla fine del 1200 i Conventi Carmelitani saranno circa 150 e i “fratelli della B. Vergine Maria del Monte Carmelo” migliaia.

Tuttavia, alla fine del Medio Evo, specialmente dopo le sofferenze della Chiesa nel periodo in cui i Papi, lasciata Roma, si trasferirono ad Avignone e durante lo Scisma d’Occidente, si sentì ovunque il desiderio e il bisogno di riforme.

La regola dell’Ordine Carmelitano, come del resto anche altre regole, aveva subito diverse mitigazioni approvate sempre dal Papa. Le difficoltà per vivere una vita austera erano tante. Guerre ed epidemie avevano indebolito l’intera umanità. Le tristi vicende della Chiesa avevano compromesso il fervore religioso.
Fu così che cominciarono nella Chiesa diversi tentativi di riforma. Il Signore suscitò fervorosi predicatori di penitenza [quali San Vincenzo Ferreri, San Bernardino da Siena, San Giovanni di Capistrano].

Anche nell’Ordine Carmelitano vi furono monaci e monache che non se ne stettero inattivi [come Bartolomeo Fanti, Angelo Mazzinghi, Giovanni Scopelli, Arcangela Ghirlani, Giovanni Soreth che aprì l’Ordine al ramo femminile (1400), e il Beato Battista Mantovano che diede vita alla cosiddetta Congregazione Mantovana]. Tra i diversi tentativi importante fu la riforma che passa sotto il nome di Riforma Teresiana, che darà inizio a un nuovo Ordine, quello dei Carmelitani Scalzi.

 

I CARMELITANI SCALZI

Il 1500 fu il secolo d’oro per la Spagna, in cui essa raccolse il frutto di una lunga crociata di 777 anni (715 - 1492), conclusa con il trionfo della fede contro gli Arabi. Questo fatto impresse al carattere cattolico spagnolo un calore eroico, inconfondibile.

In questo clima nacque, il 28 marzo 1515, S. Teresa de Ahumada, che entrò fra le Carmelitane della sua città natale (Avila) a ventuno anni, rimanendovi fino al 1562 presso il monastero dell'Incarnazione.

Quindi, animata dallo spirito di riforma, fondò il piccolo monastero di San Giuseppe il 24 agosto 1562.

 

L’ideale Carmelitano Teresiano è insieme contemplativo e apostolico. Le caratteristiche fondamentali dei "mezzi" che la Santa considera essenziali per il raggiungimento dei suoi ideali sono l’orazione, lo zelo apostolico, la solitudine (silenzio, ritiro, clausura), la vita comunitaria (piccolo gruppo, vita fraterna, semplicità, libertà spirituale, umanesimo), lo spirito Mariano, l’ascesi e il lavoro

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Dopo la fondazione delle comunità femminili, l’idea di fondare alcune comunità maschili sullo stile del monastero di San Giuseppe, punto di partenza della Riforma Teresiana, si fece ben presto strada nella mente della Santa. Indubbiamente la sua formula di vita religiosa, che produceva così meravigliosi frutti di perfezione tra le donne, poteva ben essere realizzata anche tra gli uomini.

Il 13 marzo 1566 Teresa ottenne dal Padre Generale dei Carmelitani, l’approvazione per procedere alla riforma dell’Ordine Carmelitano con l’autorizzazione per la fondazione di due conventi di frati "riformati" o "scalzi".

Fu in quel periodo che la Santa incontrò a Medina un giovane frate, allora venticinquenne: si chiamava fra Giovanni ed era animato dallo stesso zelo. Fu lui con un altro frate a dare vita al primo convento maschile a Duruelo (Avila) e a vestire, per primo, il nuovo saio che la stessa Teresa aveva ideato.

La nuova vita dei Carmelitani Scalzi fu quivi inaugurata il 28 novembre del 1568 secondo le norme e le indicazioni di Teresa: ritorno alla Regola primitiva, spirito di mortificazione e di ritiro, perenne comunione orante con Dio, sforzi per rendere sempre più feconda l’azione apostolica.

 

Nel 1587 il Papa Sisto V eresse la Riforma Teresiana in Congregazione autonoma, con un proprio Vicario Generale. E nel 1593 con editto del Papa Clemente VIII si ebbe la completa separazione dall’Antico Ordine Carmelitano.

Il 1600 segna, dunque,  l’inizio ufficiale della nuova Congregazione. Santi religiosi, specialmente in Italia, diedero inizio alla vita Carmelitana. Il Papa di tutti i tempi spesso ricorrevano a questi per riceverne luce e spirito (ricordiamo tra gli altri il ven P. Giovanni di Gesù Maria il cui corpo incorrotto riposa a Monte Compatri-Roma).

 

In conclusione: se ogni Ordine religioso ha nella Chiesa la sua vocazione particolare, secondo la Regola del Carmelo e l’esempio dei suoi santi il nobile fine proposto è quello di mantenere, sviluppare e diffondere lo spirito di contemplazione. Perciò tutto, nella sua vita, è o dovrebbe essere incentrato nell’orazione. E questa missione specifica è oggi più che mai attuale.

 

Ricordiamo alcune glorie dell’Ordine che sono luce per tutta la Chiesa:

Oltre a Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, Santa Teresa di Gesù Bambino, Edith Staen e la Beata Elisabetta della Santissima Trinità.

 

Attualmente l’Ordine dei carmelitani Scalzi nel ramo maschile ha 504 conventi (in Italia 56) con 4051 religiosi professi (in Italia 445).

Nel ramo femminile: 880 monasteri con 12.000 monache.

 
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