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storia della basilica

I documenti dell’epoca sono concordi  nell’affermare  che la presenza dei Carmelitani Scalzi a Terni fu favorita da due elementi : la volontà del popolo e della magistratura cittadina di assicurare  la venerazione delle reliquie del Patrono  S Valentino, vescovo e martire, nella  sua  Basilica e la comunione  d’intenti  che si verificò tra  quattro autentici amici di Dio, il Canonico Don Angelo Tramazzoli, rettore della chiesa di S. Giovanni Battista, Il Ven. Giovanni Battista Vitelli di Foligno e i nostri Ven.li  Padri Pietro della Madre di Dio e Domenico di G. Maria , ovunque noti per la loro santità  e per i grandi servizi resi alla  Chiesa  all’intera  cattolicità.

 La  fondazione fu accettata  dal P. Ferdinando di S. Maria, superiore generale della Riforma ,  e fu iniziata il 26 giugno 1606 dal P. Pietro della Madre di Dio , che si  presentava a Terni con la caratteristica cappa bianca e piantava la croce nel luogo dove sarebbe sorto il complesso monastico. Restaurata la vecchia basilica  e completata la costruzione del convento,  i nostri religiosi ne presero possesso  il 6 dicembre 1609 e vi fu designato come superiore il suo fondatore P. Alberto del SS. Sacramento, un veterano delle fondazioni della Riforma, a cui succedeva dopo alcuni mesi come primo priore, P. Martino di S. Maria.   P. Eusebio dei Santi, storiografo dell’Ordine ci tramanda in questi termini la festa dell’inaugurazione e gli avvenimenti successivi: “ il giorno 6 dicembre 1609, con la partecipazione gioiosa di tutta la città di Terni, i nostri Padri incominciarono ad officiare la suburbana Basilica  di Terni .....Dopo nove anni con solenne  processione  e straordinaria partecipazione di popolo  le reliquie del Santo Martire, sempre più  venerato a causa di frequenti prodigi, furono trasportate dalla Cattedrale alla sua Chiesa. Crescendo ancor più la venerazione dei cittadini verso il benefico Patrono  fu costruita dalle fondamenta una nuova e più elegante Basilica, sotto il cui altare maggiore, costruito e abbellito di marmi  dall’Arciduca Leopoldo d’Austria, nel 1632 cominciò ad esser venerato  il corpo del Santo di cui s’ignorava il poso preciso.... Solo nel 1697, miracolosamente ritrovato, fu esposto alla pubblica  venerazione dentro un’urna d’argento”. P. Eusebio passa sotto silenzio i passi successivi alla decisione della costruzione della nuova basilica, che sono la posa della prima pietra  avvenuta nel 1626 e la benedizione da parte di Mons. Mannucci il 20 luglio 1630. Invece  dà rilievo alla munificenza dell’Arciduca Leopoldo che nel 1624, in viaggio verso Roma per l’Anno Santo, dietro invito  del Ven. P. Domenico di G. Maria molto conosciuto nella corte reale d’Austria, passa per Terni e visita il convento, impegnandosi a costruire a sue spese l’altare maggiore della nuova Basilica.

        Con questa nuova fondazione, alla comunità carmelitana venivano chiesti precisi impegni di servizio sia dalla comunità civile che dalla propria  provincia religiosa. Alla cittadinanza premeva che il sepolcro del santo patrono avesse finalmente dei custodi attenti e vigili, che non solo curassero” con decoro di riti “ l’ufficiatura della basilica, ma anche scoraggiassero i nostalgici che non si rassegnavano al trasloco definitivo delle reliquie del santo dalla cattedrale alla sua basilica. Tale custodia fu talmente assidua e amorevole da meritare la riconoscenza e la gratitudine della cittadinanza che volle stringere con la comunità “ un patto d’amore”. Per i delicati compiti che man mano le venivano richiesti dalla Provincia,  detta comunità,  fin dall’inizio, apparve  configurata  come  una delle più privilegiate  per numero e qualità di religiosi. Dal 1617 fino al 1625 e dal 1657 fino al 1666 ospita  lo studio filosofico: impegno che le sarà richiesto ad intervalli anche in appresso. Prima della fondazione del convento di Viterbo(1630), ma anche dopo ad intervalli, ospita  lo studio teologico per l’insegnamento  della teologia morale, della S. Scrittura e delle altre discipline teologiche, ad eccezione della teologia dogmatica, il cui insegnamento è impartito  nel convento di S. Maria della Vittoria. Ed è  sempre pronta a gestire l’emergenza  per qualunque attività della Provincia, compresa la formazione dei neo - professi. Un compito suo natìo poi  sarà l’assistenza spirituale delle nostre monache di clausura, presenti a Terni fin dal 1618.                      

          Ma dopo circa duecento anni  di attività serena e operosa arrivarono anche e soprattutto per questa comunità  le turbolenze, le violenze e le sopraffazioni delle campagne napoleoniche, dei movimenti politici del ’48  ed infine le amare vicende della soppressione seguita all’unità d’Italia,  che dal 1861  iniziò a spazzare via dai conventi e dalle città dell’Umbria la vita religiosa. Bisogna dire che furono usati modi rozzi e insolenti, di cui furono fatti oggetto anche i nostri religiosi, i quali il 3 dic. 1861 furono costretti a lasciare il convento. Vi ritornarono il 7 giugno 1906, dopo trecento anni esatti  dalla fondazione e quaranta cinque dalla loro forzata partenza. Tale ritorno fu preceduto da laboriose trattative  tra il vescovo di Terni e il Consiglio Provinciale, che operò tramite il P. Antonio di Gesù (Intreccialagli), e dopo aver stilato una convenzione che fu sottoscritta dalle parti il I° marzo precedente. In essa si chiedeva soprattutto sicurezza per l’abitazione dei religiosi, dal momento che il vecchio convento non era più disponibile. C’è da dire per dovere di verità  che tale  ritorno fu agevolato dalla fedeltà  al  patto di amicizia sottoscritto  tra la città di Terni e i nostri religiosi agli  inizi della fondazione e fu tanto più encomiabile in quanto fu contrastato e combattuto con  parole e  fatti  da gruppi di  facinorosi  e di accaniti  anticlericali, che giunsero a minacciare perfino l’incolumità  fisica dei  padri.  Ed è storicamente  appurato  che questo è avvenuto anche nei moti rivoluzionari  del 1848 -1849 e nel 1906 al momento del loro ritorno.  Ma  i buoni  e incolpevoli ternani, che erano i più, meritavano l’affetto e  il coraggio  dei nostri religiosi.      

La rapida espansione della città  e la crescita della popolazione intorno al convento e alla Basilica  resero evidente e indilazionabile la soluzione di problemi pastorali connessi con queste situazioni, optando in tempi brevi per l’erezione a parrocchia della chiesa  di S. Valentino : ciò che avvenne  l’8 maggio 1943 e in concomitanza  fu eletto il primo parroco nella persona del P. Michele di S. Giuseppe(Mazzocchi).

Per dotare la  nuova parrocchia di  ambienti  necessari  allo svolgimento delle sue molteplici  attività   furono intrapresi i lavori  per  utilizzare e adattare  alcuni locali del  piccolo convento a ufficio parrocchiale e ad aule per il catechismo e fu costruito ex novo un salone per raduni di vario genere. In tempi successivi si procedette al rifacimento del pavimento dell’altare maggiore e l’adattamento di questo  alle nuove norme liturgiche,  al restauro della cripta e di un piccolissimo  segmento delle catacombe con la  sovvenzione della Cassa di Risparmio della Provincia  di Terni, del coro ecc. ecc.  e infine nel 1987 all’installazione del nuovissimo organo della Ditta Bevilacqua  di Sulmona.      

Tra i meriti acquisiti nel recente passato dalla comunità di Terni per i suddetti lavori e per altre lodevoli iniziative, uno emerge fra  tutti ed è quello di avere lavorato tanto  per diffondere la devozione al Santo Patrono e di essere riusciti a dare alla sua festa il carattere di un eccezionale avvenimento religioso e culturale fino a polarizzare l’attenzione dei mass media  e a coinvolgere  anche i  non credenti. 

 

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