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consiglio plenario 23.09.11

PRESENTAZIONE STORICA  DELLA PROVINCIA ROMANA

 

A.  / PREMESSA

Province e legislazione

Nelle nostre Costituzioni, al n. 144, leggiamo:” Il nostro Ordine è formato da Province, cioè di parti immediate dell’Ordine costituite da un sufficiente numero di case atte a promuovere convenientemente la nostra vita, sotto il medesimo Superiore Maggiore, a renderla presente in un dato territorio con proprie Comunità, con il governo e adeguate iniziative apostoliche”.

 

La prima divisione in Province avvenne nel Carmelo spagnolo nel Capitolo generale del 1588 celebrato a Madrid; nella Congregazione di S. Elia (quella italiana)  avvenne esattamente il 24 maggio 1617  e la legislazione al riguardo fu codificata  nelle Costituzioni approvate dal papa Urbano VIII  il 22-3-1631.

 

Le Province sono dichiarate tali dai Capitoli generali e, fuori di essi, dal Definitorio generale, dopo aver costatato che ci sono tutti i requisiti perché essa possa avere quel grado di autonomia richiesto dalle Costituzioni (nn. 145-146)  e cioè un numero sufficiente di case e di religiosi e ci sia fondata speranza che, data la situazione spirituale e materiale, e dato un afflusso di vocazioni, possa vivere secondo il suo stato canonico.

 

La definizione e le divisioni date si riferiscono ai frati, e non sempre valgono per i Monasteri, perché ci possono essere dentro i confini di una Provincia dei Monasteri il cui ordinario è il Vescovo diocesano, e non il Padre Provinciale.

 

Le fraternità dell’OCDS, in generale, fanno parte di una Provincia Religiosa e sono costituite, normalmente, presso i Conventi dei frati; gli Istituti carmelitani vengono affiliati all’Ordine carmelitano, ma non dipendono assolutamente né dal P. Generale, né tantomeno dal Provinciale, ma  hanno una propria gerarchia interna, e sono o di Diritto pontificio, o di Diritto diocesano.

 

 

 

 Origine della Provincia Romana

 

Ricordiamo il 1° aprile del 1597 come anno della Fondazione del Convento di S. Maria della Scala, il primo a Roma e il secondo in Italia dopo quello di Sant’Anna di Genova. Il Convento nacque con la bolla del papa Clemente VIII “Sacrarum Religionum” del 20 marzo 1597, in seguito al rifiuto dei Superiori dell’Ordine, allora residenti in Spagna, di estendere la Riforma Teresiana fuori della Spagna.

 

Con il suo Decreto, il papa staccò, dal ramo spagnolo della Riforma, i trenta religiosi, che in quel tempo vivevano in Italia, e li autorizzò a formare una Congregazione a parte. Nasceva così la CONGREGAZIONE ITALIANA, sotto il Titolo di S. ELIA, DISTINTA E INDIPENDENTE DA QUELLA SPAGNOLA, comprendente, oltre il Convento di S. Maria della Scala, nuova sede dei superiori generali,  anche quelli di Genova, Napoli, Palermo, con facoltà di fondare Conventi in tutto il mondo, eccetto che in Spagna e territori spagnoli d’oltremare.

 

Il libro: CENNI STORICI, entusiasticamente, nella pag. 7.a recita: “…Quel manipolo di apostoli ch’era la parte più eletta e il fiore della Riforma, educata dal S. Padre Giovanni della Croce in Pastrana, ardente di zelo per il Signore Dio degli eserciti, si sparse rapidamente non solo in Italia, ma in tutta l’Europa e nella terra degli infedeli in qualità di missionari”.

 

Il fior fiore di questo “manipolo” era composto dai Venerabili Padri: P. FERDINANDO DI S. MARIA, al quale viene riconosciuto un ruolo direttivo e organizzativo di primo piano, assurto a simbolo ideale di governo saggio e illuminato;  PADRE PIETRO DELLA MADRE DI DIO, a cui viene attribuito il ruolo di capo carismatico della nuova Congregazione; PADRE GIOVANNI DI GESU’ E MARIA, che ebbe il ruolo di Formatore , Legislatore, ma fu anche Maestro di spirito, scrittore fecondo, autore di innumerevoli trattati spirituali, (P. Onorio ci fornisce il titolo di 79 di essi);  PADRE DOMENICO DI GESU’ E MARIA, amico e consigliere di santi, di papi, cardinali, principi, imperatori, fu presente alla celebre (per noi) battaglia della Montagna Bianca presso Praga, portando al collo l’immagine che si venera nella Chiesa di S. Maria della Vittoria a Roma.

 

(Notiamo che la riunificazione dei due rami dell’Ordine Carmelitano Teresiano: quello spagnolo e quello italiano avverrà solo nel 1875, dopo la soppressione dell’Ordine in Spagna).

 

La nuova Congregazione italiana cresceva in varie Regioni d’Italia e d’Europa, tanto che nel V° CAPITOLO GENERALE, celebrato in S. Maria della Scala, il 14 maggio del 1617 (vent’anni dopo la nascita della Congregazione it.-1597), vengono erette SEI PROVINCE: GENOVESE, ROMANA, POLACCA, LOMBARDA, AVENIO-AQUITANIA (FRANCIA-AVIGNONE) E LA FLANDRO-BELGA. In quel Capitolo, la nostra Provincia Romana, seconda in ordine di tempo, viene decorata del Titolo di “SANTA MARIA” e le vengono assegnati come Territori: lo STATO PONTIFICIO, eccetto l ‘Emilia, LA TOSCANA,  il REGNO DI NAPOLI, LA SICILIA, MALTA e come Conventi:  S. MARIA DELLA SCALA (1597), LA MADRE DI DIO A NAPOLI (1602), S. SILVESTRO A MONTECOMPATRI (1605), S. VALENTINO A TERNI  (1609), LA MADONNA DEI RIMEDI A PALERMO (1610) E LA CONVERSIONE DI S. PAOLO A ROMA (in seguito S. MARIA DELLA VITTORIA)  (1612).

Segnaliamo a Roma anche due Monasteri fondati in questo inizio della Congregazione italiana: S. MARIA DEL MONTE CARMELO E S. EGIDIO (1610), a Trastevere, sotto la giurisdizione dell’Ordine e S. GIUSEPPE (1598), nel quartiere Sallustiano, fuori della giurisdizione dell’Ordine

 

Fonti della storia della Provincia Romana

 

Ciò premesso, dico subito che la mia relazione storica sulla Provincia Romana  attinge a piene  mani da tre testi:

1° - CENNI STORICI SUI CONVENTI DEI PP. CARMELITANI SCALZI DELLA PROVINCIA ROMANA, del P. EDMONDO FUSCIARDI, stampato in Roma nel 1929 ;               

2° - SINTESI STORICO-CRONOLOGICA DELLA PROVINCIA ROMANA DEI PADRI CARMELITANI SCALZI, Edizioni OCD. Roma, 1987;                                       

3°- QUATTRO SECOLI  DI CULTURA –PROFILI BIO-BIBLIOGRAFICI DEGLI SCRITTORI E ARTISTI DELLA PROVINCIA ROMANA DEI CARME-LITANI  SCALZI (1597-1997), stampato a Roma nel 1996.

 

Del 2° e 3° ne è autore P. ONORIO DELLA VISITAZIONE – DI RUZZA, archivista e storico della Provincia Romana, al quale va tutto il nostro ringraziamento; vi anticipo che sta preparando un altro testo, sempre sulla storia della Provincia Romana.

 

 Nella premessa ai CENNI STORICI, si legge:

“Il Ven. Definitorio dei Carmelitani Scalzi della Provincia Romana, nella sessione III.a, tenuta il 20 maggio 1924, assecondando il voto unanime espresso dai PP. nel Capitolo Provinciale immediatamente precedente di provvedere alla compilazione di una breve storia dei NN. Conventi, nominava all’uopo in ognuno di quelli attualmente esistenti, un cronista col compito di radunare i documenti necessari o creduti utili. Sorsero così le monografie che –appena in qualche punto ritoccate, compendiate, arricchite con nuovo materiale- formano l’oggetto dei capitoli di questi “CENNI STORICI”, i quali così vengono ad essere meno omogenei, ma certo più variati”.            

 

Il Padre Edmondo Fusciardi ebbe il compito di amalgamare tutto il materiale per farne un volume unico che si struttura così:

a) Storia dei Conventi esistenti in quell’epoca (1924): SANTA MARIA DELLA SCALA - S. SILVESTRO IN MONTECOMPATRI – SANTA MARIA DELLA VITTORIA ALLE TERME, ROMA - S. SILVESTRO IN CAPRAROLA - S. VALENTINO IN TERNI - S. PANCRAZIO FUORI LE MURA, ROMA -  S. EREMO DI MONTEVIRGINIO (CANALE MONTERANO  (RM) - MARIA SS.MA  DEL CARMINE IN CEPRANO  (FR) -  S. TERESA DI GESU’ BAMBINO IN ANZIO (ROMA) -  S. TERESA IN PANFILO, ROMA.

 

 b) Breve storia dei CONVENTI SOPPRESSI E NON PIU’ RICUPERATI: VELLETRI - PERUGIA - VITERBO - ANCONA -  SASSOFERRATO – URBINO - MATELICA (MARCHE).

 

c) Seguono i capitoli che riguardano LA FONDAZIONE DEI PRIMI CONVENTI DEI CARMELITANI SCALZI DELLA PROV. ROMANA NEL BRASILE; le MISSIONI DELLA PROVINCIA ROMANA IN ORIENTE;  MONASTERI DELLE CARMELITANE SCALZE  che sono o furono sotto e fuori la giurisdizione della Prov. Romana; finalmente, nel XV° ed ultimo, la cronaca, non meno importante, sulle FARMACIE DEI CONVENTI DELLA PROVINCIA ROMANA.

 

NB. 1- Mancano in questo volume: parte della cronaca dei Conventi di Anzio e di S. Panfilo, perché susseguente alla data di pubblicazione di questo libro (1929), e manca completamente la cronaca di quello di Pescara (e Monteodorisio) perché fondati molti anni dopo. Per lo stesso motivo, non troviamo accenni alla Missione nel Congo perché  iniziata  nel 1968.

 

Nel libro “SINTESI STORICO-CRONOLOGICA DELLA PROVINCIA ROMANA DEI PADRI CARMELITANI SCALZI”  il P. Di Ruzza, partendo dal 1° aprile del 1597, ricordato come data  della fondazione del Convento S. Maria della Scala e arrivando al 14 dicembre 1984, fondazione del Convento di Pescara, in 176 pagine ripercorre, in sintesi storico-cronologica, tutte le tappe della Prov. Romana riguardanti i Conventi, i Monasteri, le Missioni ed altre date importanti.

Completano questo libro QUATTRO interessanti appendici: 1-  La Provincia Romana in cifre;  2- Prospetto numerico dei religiosi della Prov. Romana;  3- I religiosi scrittori della prov. Romana; 4- Sedi di formazione.

 

Nel libro “QUATTRO SECOLI  DI CULTURA. PROFILI BIO-BIBLIOGRAFICI DEGLI SCRITTORI E ARTISTI DELLA PROVINCIA ROMANA DEI CARMELITANI SCALZI”  P. Onorio, in 286 pagine, arricchisce la terza appendice dell’altro volume tracciando un profilo bio-bibliografico degli Scrittori e Artisti della Provincia. Completano l’opera tre grandiose appendici: 1- Conventi e monasteri della Prov. Romana, suddivisi in periodi storici; 2- I religiosi della Prov. Romana, distribuiti per Nazioni, per Regioni, per Città o Paesi dove sono o furono presenti i nostri Conventi, per Capoluoghi di Provincia, e finalmente per Città o Paesi che hanno dato almeno due religiosi alla Provincia;  3- appendice divisa per  Superiori Provinciali della Prov. Romana, dal 1617 al 1993, Vicari Provinciali, Prepositi Generali assunti dalla Prov. Romana, Definitori generali, Procuratori generali, Postulatori per le Cause dei santi, Vescovi assunti dalla Prov. Romana. Quest’opera monumentale, per ricerca e fatica, termina con due Indici: cronologico (per ordine di professione e pagina corrispondente) e alfabetico.

 

Per conoscere più a fondo la storia della Prov. Romana bisogna  immergersi in questi tre libri, oppure ricorrere ai documenti ufficiali, giacenti negli Archivi della Provincia, dell’Ordine e dello Stato  italiano - e sono  i più -  asportati  questi dai conventi  al  momento della soppressione delle corporazioni religiose da parte di Napoleone e dell’Italia unita.

 

 

 

B. /  LA PROVINCIA ROMANA - L’ALMA MATER – LA PROVINCIA MADRE DI ALTRE PROVINCE.

 

Diamo ora qualche notizia sui singoli conventi  e ricordiamo alcuni nomi  di religiosi eminenti che sono vissuti o morti in essi.

 

1 - S. MARIA DELLA SCALA – PIAZZA DELLA SCALA- ROMA

 

Dai CENNI STORICI, pag. 7 - 64 apprendiamo che “il titolo si deve a un’edicola, sotto la scala esterna della casupola appena acquistata, nella quale era stata dipinta da mano non imperita la vergine SS.ma che nutrisce al seno il Divino Infante Gesù”. Abbattuta la casetta con l’edicola e altre vicine, il dipinto è  trasferito in Chiesa nel primo altare a destra.

 

La chiesa, di stile barocco sobrio, fu costruita su disegno di Francesco da Volterra, e fu ultimata da Ottavio Mascherino. Oltre l’immagine miracolosa della Madonna della Scala, in una cappella, costruita appositamente, si custodisce e si venera “il piede della S. Madre Teresa”. Fu donato a questo Convento dalla Congregazione di Spagna, il 05 ottobre 1616, e consegnato il 10 maggio 1617.

 

La chiesa è ricca di opere d’arte, marmi preziosi, decorazioni fastose, lampadari, ecc, ma qui menzioniamo solamente alcuni dipinti: Il transito di Maria di Carlo Saraceni che sostituì il quadro primitivo dipinto da Michelangelo Caravaggio, perché non era piaciuto al Duca di Mantova, quale committente. Il quadro dell’altare rappresentante la B.V. Maria che porge lo Scapolare a S. Simone Stock, fu dipinto da Stefano Roncalli, detto il Pomarancio. Nell’altare di S. Giovanni Battista abbiamo il dipinto della Decollazione del santo, opera stupenda dell’Honthorst, meglio conosciuto come Gherardo delle notti.

 

Durante l’assedio dei francesi -1849- la chiesa fu dichiarata dalla repubblica Romana ospedale per i militari feriti, fra cui è da annoverarsi il Colonnello Luciano Manara, fondatore dei Bersaglieri, che morì cristianamente, assistito dai nostri religiosi che fungevano da cappellani.

 

Speciale menzione merita la biblioteca del Convento, che nel 1875 diede alla “Vittorio Emanuele” (Biblioteca di Stato) ben 8000 volumi, coi libri e le carte del celebre PADRE PAOLINO DI S. BARTOLOMEO, famoso indianista morto in questo convento il 07 febbraio 1806.

 

Un ricordo veloce merita la famosa e prestigiosa, per quei tempi, FARMACIA S. MARIA DELLA SCALA, per i suoi prodotti galenici, amaro, liquori, ecc, e per essere stata per un certo tempo, fornitrice esclusiva dei papi. Ora è ridotta a Museo, ma aspetta mani pietose che se ne occupino per restaurarla e renderla decorosa per le visite di studiosi e turisti.

 Nella SINTESI STORICO CRONOLOGICA, a pag. 14, P. Onorio di Ruzza, scrive:. Il Convento della Scala, che giustamente vien chiamato “protocenobio”, diverrà il principale centro di diffusione del Carmelo Teresiano dentro e fuori d’Italia, sede dei Superiori generali e provinciali per lunghissimo tempo e  del più prestigioso noviziato dell’Ordine fino al 1872. In esso vi sono stati celebrati 40 Capitoli generali e 50 capitoli Provinciali.

 

2 - CONVENTO  S. SILVESTRO PAPA IN MONTECOMPATRI.

 

Fu fondato il 17 aprile 1605 dal Ven. P. Pietro della Madre di Dio. E’ il quarto Convento della Riforma, aperto in Italia, dopo S. Anna di Genova (1584), La Scala a Roma (1597) e della Madre di Dio (ora S. Teresa al Museo) a Napoli (1602).

 Come il colle su cui poggia, anche la chiesa e il Convento sono intitolati a S. Silvestro papa, per il culto e la venerazione che da secoli immemorabili ebbe il santo sul colle tuscolano. Abitato prima dai francescani, poi dai Canonici lateranensi, infine, dopo alterne vicissitudini, passò in commenda all’abate D. Tommaso D’Avalos che cedette il libero e perpetuo dominio dell’abbazia e annessi ai Carmelitani, nelle mani del Ven. P. Pietro.

 

In chiesa e nella pinacoteca troviamo diversi dipinti, tra cui spiccano varie opere di FRA LUCA DI S. CARLO (DA NIVELLE), C.S. FIAMMINGO.

 

Avvenuta la soppressione degli Ordini religiosi, l’8 gennaio 1874, l’ingegnere A. Bianchi, agente del Demanio, prese possesso del convento, riservandone ai religiosi una parte ristretta. Il Convento fu ceduto dal governo al municipio che, dopo un utilizzo parziale, lo mise all’asta il 30 maggio 1895, riservando a sé e al Demanio la chiesa, il coro, il campanile, la sagrestia e la cappella della Madonna del Castagno. Fu  riacquistato da alcuni nostri religiosi, per conto del Definitorio, per la somma di Quindicimilacentolire. Dallo stesso Definitorio fu restaurato e adibito nel 1921 a Collegio preparatorio che fu attivo fino agli anni settanta.

Non possiamo non accennare nuovamente al Ven. PADRE GIOVANNI DI GESU’ E MARIA, del quale già abbiamo parlato, ma aggiungiamo solamente che il suo

 

corpo, incorrotto, si conserva in una cappella laterale a destra dell’altare maggiore della chiesa. Era il convento che preferiva per vivere intensi momenti di preghiera e solitudine e dove morì il giorno dell’Assunzione di Maria Santissima al cielo del 1615, a soli 51 anni d’età.

 

La cittadina monticiana ha dato alla Provincia tantissimi religiosi, trentanove (39) per la precisione, secondo le statistiche del P. Di Ruzza, tra cui spiccano: PADRE LUCA DI MARIA SS.MA, GENERALE DELL’ORDINE; PADRE ALESSANDRO DI S. TERESA (BENIAMINO ZANECCHIA) , che da Leone XIII fu fatto vescovo di Teramo;  PADRE ANTONIO DI GESU’ (AUGUSTO INTRECCIALAGLI) che, a seguito di vari servizi resi all’Ordine e alla chiesa da Pio X fu eletto, il 25 maggio 1907, vescovo di Caltanisetta e, dallo stesso papa, elevato all’onore di Arcivescovo di Monreale. E’ morto il 17 settembre 1924 in concetto di santità ed è in corso  il processo di beatificazione presso la S. Sede. Non bisogna dimenticare che p. Antonio di Gesù ebbe un fratello carmelitano, p. STANISLAO  DEL S. CUORE, che è da annoverarsi tra i grandi missionari della Riforma. Difese la Missione della Siria e Libano dalle interferenze delle autorità civili e la salvò dal naufragio per dissidi interni alla Missione.  Questi gesti coraggiosi prelusero alla rinascita della stessa Missione.

 

3 – SANTA MARIA DELLA VITTORIA ALLE TERME O AGLI ORTI SALLUSTIANI.

 

Quando il P. Pietro della Madre di Dio ricevette il mandato dal Superiore generale, p. Ferdinando di S. Maria, che in quel momento era a Napoli, di procurare in Roma una seconda fondazione per trasferirvi il noviziato della Congregazione pensò a un luogo adatto alla solitudine. E scelse e acquistò nel 1607 dal Signor Muti un boschetto “ apud Hortos Sallustianos “. La costruzione iniziò come noviziato, ma cammin facendo  si mutò in sede del Collegio delle Missioni, cedendo ai benefattori che elargivano delle sostanziose somme per questo specifico motivo. Sul posto esisteva una chiesuola dedicata all’apostolo S. Paolo che fu abbattuta per costruire la nova chiesa, ugualmente dedicata all’apostolo delle Genti. Nelle escavazioni per le fondamenta venne alla luce  una statua di insuperabile fattura romana: IL FAMOSO ERMAFRODITO DORMIENTE che i carmelitani pensarono bene di regalare al nipote del papa Paolo V, il card. Scipione Borghese, il quale, come ricompensa eresse, a sue spese, la facciata della chiesa  con architettura di Gio. Battista Soria (1626). Questa famosa statua ora si trova al Louvre di Parigi.

 

Intanto l’8 novembre 1620 l’esercito cattolico di Ferdinando II d’Austria otteneva la vittoria contro i protestanti nella battaglia della Montagna Bianca , sulle alture che sovrastano Praga Tale vittoria fu attribuita all’intercessione di Maria SS.ma  rappresentata in un quadretto-presepe che durante la battaglia pendeva dal collo del Ven. Padre  Domenico di Gesù e Maria, carmelitano scalzo, cappellano maggiore dell’esercito e legato del papa presso l’imperatore, conventuale del Convento di cui stiamo parlando. Di ritorno da Praga, il padre portò a Roma con sé quel piccolo tesoro che fu intronizzato solennemente, con una processione che partì da S. Maria Maggiore fino alla nostra chiesa, alla quale fu cambiato il nome in S. MARIA DELLA VITTORIA. (Cfr. p. 110 dei CENNI STORICI)

La chiesa finì di essere quella semplice e povera pensata  all’inizio, subendo  radicali trasformazioni per opera del Maderno che la sovraccaricò di marmi, stucchi, ornamentazioni, angeli e dorature e fu arricchita di preziose tele e affreschi di autori quali  Perugino,  Domenichino, Guercino, Conca, Serra, ed altri ancora. La chiesa deve, però, l’afflusso costante di turisti incantati, sì, da un barocco ricco e armonioso ma soprattutto dalla cappella dove è scolpito il gruppo marmoreo dell’estasi di SANTA TERESA, opera di GIAN LORENZO BERNINI , che lo considerava “vero capolavoro uscito dalle sue mani”.

 

La chiesa possedeva inoltre un tesoro ricchissimo di suppellettili sacre, quali: candelieri, reliquari, paramenti, calici, ostensori d’oro e d’argento, due corone d’oro massiccio, dono dell’imperatore d’Austria, ma la maggior parte servì a soddisfare la voracità di Napoleone, quando per il trattato di Tolentino, il papa Pio VI fu costretto a decimare i tesori delle chiese di Roma e di tutto lo Stato Pontificio, compresa  la nostra.

Raccontano le cronache che Napoleone voleva portare in Francia anche il gruppo marmoreo del Bernini, ma fu fermato dai religiosi che ricorsero al loro card. Protettore, il card. Fesch, zio materno dell’imperatore francese.

 

Il Convento, grandioso e imponente, aveva più di cento locali e poteva ospitare oltre settanta religiosi e fu adibito come Seminario delle Missioni, prima che fosse trasferito a S. Pancrazio, come collegio teologico e, a un certo tempo, anche come Casa generalizia , tanto che vi furono celebrati il IX, X e XIII Capitolo generale. Fu incamerato dallo Stato italiano, nel 1871 e, dopo alcune trasformazioni, adibito a Istituto geologico, mentre nell’orto dei frati, tolto ai religiosi, vi fu costruito il “palazzo dell’Economia nazionale” ( ora Ministero dell’agricoltura). La chiesa e l’attuale convento, patrimonio del FEC, con cui abbiamo una Convenzione per l’uso, è ubicato nella parte posteriore del vecchio  ed ha subito molti aggiustamenti e adattamenti con l’aggiunti di altri piani.

 Nel 1925 per interessamento della cognata (Olga Todaro-Mingazzini)del Ministro Alfredo Rocco, che interpose i suoi buoni uffici presso il Ministro dell’Economia, si riebbe il salone che utilizziamo come sacristia e dove sono collocati quadri e bandiere storiche della battaglia di Praga.

 

Molti sono stati i religiosi celebri e santi che hanno dimorato o che sono morti in questo convento. Ne ricordiamo tre:

a)     PADRE DOMENICO DI GESU’ E MARIA, di cui abbiamo già detto e

 aggiungiamo che fu il V° Generale della Congregazione. Italiana, veneratissimo dal

papa  Paolo V che gli affidò delicatissimi incarichi, ed è ricordato come uno dei più efficaci promotori della Congregazione “De Propaganda Fide”, a beneficio della quale raccolse dai facoltosi, specialmente dai monarchi cattolici, ottantamila scudi romani, portandone in una sola volta ventuno mila d’oro (p. 133 dei CENNI STORICI).

 

b) FRA ISIDORO DELLA NATIVITA’, che fatta la professione a S. Maria della Scala, il 9 settembre 1723, pochi anni dopo fu chiamato a S. Maria della Vittoria, dove per il resto dei suoi anni, vi esercitò l’ufficio di questuante, distinguendosi per un particolare culto della vita interiore fatta di preghiera, silenzio, umiltà e carità. Nel 1737“spinto da ardentissimo amore per la religione carmelitana, s’inserì nella corrente di apostolato attivo e popolare del suo tempo riunendo molte oneste vergini che rivestì dell’abito religioso del Terz’Ordine carmelitano e, con i debiti permessi dell’autorità religiosa ed ecclesiastica, le inviò in diverse città del Lazio, delle Marche e della Campagna (Ciociaria) comprese nello Stato pontificio”. Alla morte di Fra Isidoro, che avvenne a mezzogiorno del 24 dicembre del 1769, le Scuole o case da lui fondate erano 18 e le suore vi lavoravano con tanto amore e generosità da meritare lusinghieri riconoscimenti da parte di Cardinali, vescovi e sacerdoti (cfr. Introduzione alla Regola del P. Valerio – pag. 70 del libro SINTESI…”

 Dal 1974 l’Istituto ha modificato la sua denominazione in ISTITUTO SUORE CARMELITANE TERESIANE.  Qualche anno fa si è chiuso positivamente il processo diocesano di beatificazione a Roma e le spoglie del Fraticello Fondatore sono state trasferite in Boville Ernica (FR), la prima Casa o Scuola fondata da Fra Isidoro.

 

c) PADRE BERNARDINO DI S. TERESA che potrebbe dirsi” il padre della nuova e ringiovanita Provincia Romana” (CENNI STORICI, p. 138). Lo ricordiamo per certe decisioni coraggiose prese,  dopo la soppressione del 1871, in favore dei giovani in formazione, come  la riapertura e il trasferimento del noviziato dal convento di S. Maria della Scala a Montevirginio. E’stato  provinciale romano, procuratore generale e  LXXV Preposito generale. A lui si deve come Preposito generale anche il prezioso acquisto (incoraggiato dal card. Gotti) del vasto terreno ove oggi sorge la Casa generalizia dell’Ordine e la Chiesa di S. Teresa D’Avila.

 

4 - CONVENTO S. SILVESTRO E TERESA IN CAPRAROLA

 

Il card. EDOARDO FARNESE, molto devoto della N. S. M. Teresa ed assai affezionato alla Riforma carmelitana,  chiese ed ottenne di fondare un Convento carmelitano a Caprarola. L’eminentissimo cardinale aggiungeva, di suo pugno, una postilla al proprio testamento per la quale disponeva che: “ venendo io a morte prima che sia stato fabbricato ed dotato il detto monastero….s’impieghino 12. 000 scudi in moneta di Roma… a ciò serviranno per la dote di detto monastero e sostentamento

dei Padri che vivranno in esso…et per la fabbrica della chiesa e del monastero lascio che si piglino altri scudi mille…”. In seguito, con testamento in forma pubblica del 1° febbraio 1626, aggiungeva per i medesimi scopi altri ottomila scudi. (CENNI STORICI, pp. 143 e ss.)

 

 Il 1° novembre del 1623 si stabilì la prima Comunità e nel marzo del 1624 fu eletto il primo Priore nella persona del P. FRA NICOLO’ DI GESU’, uomo esemplare e di rara dottrina.

 

Il cardinale costruì anche la PALAZZINA….comunicante con il Convento per un’unica porta. Tale comunicazione, non scevra d’inconvenienti, dispiacque al P. Generale che umilmente ne informò l’E.mo, il quale a sua volta da Parma)- con una nobilissima lettera (19-6-1625, ben conservata in archivio, avvertiva il medesimo P. Generale che deponesse ogni timore, perché quella porta rimarrebbe esclusivamente a suo uso personale….

 

Anche gli eredi del cardinale, negli anni successivi, furono sempre premurosi delle necessità della Comunità, concedendo altri benefici, tra cui l’acqua proveniente dal sopravanzo della fontana del Ninfeo, o della Pioggia. Il Duca Ranuccio Farnese, nel 1638, così scriveva al priore del convento: ”..per benefitio del monastero m’impegnerò sempre volentieri, per la devotione che porto alla sua Religione, e per secondare anche in ciò le pedate del signor cardinale mio zio”.

 

Dai Farnese tale benevola attenzione… passava ai loro successori, i BORBONE, re delle due Sicilie, tanto che in seguito alla soppressione degli Ordini religiosi…i dieci studenti con il loro padre lettore, Venanzio di S. Raffaele (Pulcinelli, di Caprarola)  ricevevano alloggio nel Palazzo Farnese. Tra questi studenti vi era anche il Servo di Dio Antonio di Gesù ( Intreccialagli), di cu abbiamo già parlato.

 

Chiudiamo questo spaccato col ricordare che il convento di Caprarola fu l’unico che, al tempo buio delle soppressioni, in pochi anni, potette ricevere di nuovo una Comunità, precisamente il 25 marzo 1878. Ciò si deve ascrivere a merito  dei Farnese – Borbone che intentarono una causa contro lo Stato  per far valere  i propri diritti di proprietà su tutto quanto era appartenuto ai religiosi carmelitani, perché la donazione fatta, e ancora vigente, era ed è  “ad usum” dei carmelitani, finché vi rimangono, altrimenti tutto ritorna ai donatori.

 

Si racconta, ma non saprei indicare la fonte, che il Commissario prefettizio non potendo entrare in possesso della proprietà reclamò il famoso fondo di 12.000 scudi romani, ma questo non esisteva più perché il rapace Napoleone già se ne era impossessato a suo tempo.

 

La chiesa è apprezzatissima opera architettonica  che si dice disegnata dal celeber-rimo architetto Giacomo Barozzi, detto “Il Vignola”,  architetto del celebre e notissimo  PALAZZO FARNESE di Caprarola. Però l’attribuzione al Vignola alla luce dell’odierna critica non regge, anche perché il Vignola era morto da tempo. Ad ognuno il suo merito e  questo va  tutto intero a Girolamo Rainaldi, un altro grande architetto,  che disegnò chiesa e convento  e per  molta parte  presiedette anche alla  costruzione.

 

Per costante tradizione (seguo sempre le note della SINTESI) la tela dell’altare maggiore, rappresentante San Giuseppe e la S. M. Teresa, ai piedi della Vergine SS.ma che, assisa fra nubi, ha in grembo il S. Bambino, è stata sempre attribuita  a Guido Reni. Oggi finalmente la critica, con a capo  il notissimo Federico Zeri, è concorde nel dire che è opera di Guido Reni (P. ONORIO DI RUZZA, “ il Cardinal  Odoardo Farnese  e la presenza carmelitana a  Caprarola”, pp. 255-160). Altri due quadri importanti sono opera di Giovanni Lanfranco e di Alessandro Veronese.

 

Il Convento, universalmente ritenuto il migliore della Provincia Romana per ampiezza e comodità, è fabbricato sul masso, a ridosso di una collina e si va dai corridoi del piano terra ma anche del primo e secondo piano nell’orto, nei giardini e nel noccioleto.

 

La cittadina di Caprarola ha dato alla Provincia, secondo la ricerca del P. Onorio,  sessantuno religiosi (61), la schiera più numerosa dopo i frati provenienti da Roma, che ne ha dati duecentottantasette (287).

 

Tra i religiosi celebri, citiamo:  a) PADRE GIUSEPPE DI S. MARIA, più noto come MONS. SEBASTIANI, vero vanto  non solo della terra nativa e dell’ Ordine nostro, ma altresì della chiesa cattolica. Fu inviato in Malabar –India- per sedare un scisma scoppiato tra i cristiani di quella regione. Fu fatto vescovo di Gerapoli e Amministratore Apostolico del Malabar, in seguito vescovo di Bisignano in Calabria e finalmente di Città di Castello, in Umbria. Scrittore di opere e opuscoli scrisse anche il suo epitaffio,in latino, che, tradotto, suona così: “ Questa foglia – dalla selva del Riformato Carmelo pel mondo trasportata dal vento e in pascolo delle pecorelle ovunque nociva, chiusa finalmente sotto questa lapide, piedi umani, calpestate”. (SINTESI, p. 161). Ebbe nella sua famiglia un altro fratello religioso carmelitano, p. Eustachio di S. Matteo, e due sorelle consacrate, un nipote  e un pronipote  anch’essi carmelitani i pp. Eustachio di S. Maria,  che scrisse  la vita dello zio vescovo e Eustachio di S. Raffaele che cercò di riparare le rovine inflitte alla Basilica e al Collegio delle Missioni  dall’attacco  dei Garibaldini a Porta S. Pancrazio. 

 

 b) PADRE GIACOMO DELLA PASSIONE, romano, morto nel Carmelo di Ronciglione Le cronache  lo ricordano per essere stato eccellente, indefesso e zelantissimo predicatore ed esaminatore del clero romano. Oltre ad aver dettato per il periodico Senese “La Stella del Carmelo” molteplici ed assai apprezzati articoli, in lode di Maria SS.ma, stampò a Viterbo nel 1875 un grosso volume: “Il mese santificato in onore di San Giovanni della Croce, in trenta lezioni morali”.

 

 

 

c) FRA ROCCO DEL BAMBIN GESU’, caprolatto, fratello donato, indefesso lavoratore e caritatevolissimo infermiere, privandosi perfino del necessario riposo notturno per espletare con maggior perfezione gli incarichi della S. Obbedienza, perpetuo nemico dell’ozio. Fu onorata la sua morte da belle composizioni in versi, tra le quali un “Epigramma” del P. Isidoro di S. Domenico, allora Preposito Generale.

 

d) PADRE ANTONIO-MARIA DELL’ASCENSIONE, nobile cremasco, uno dei fondatori della Provincia Veneta. Fu veramente insigne per ogni genere di virtù, specialmente per l’esatta osservanza d’ogni regola più minuta, tanto che soleva dirsi dai suoi confratelli che “quand’anche si fossero perduti tutti i libri della Regola e delle Costituzioni, si sarebbero potuti trascrivere osservando la condotta del P. Antonio-Maria”.

 

5 - SAN VALENTINO MARTIRE IN TERNI.

 

L’autore dei CENNI STORICI, (pag. 175) mette le mani avanti: “…dolentissimi di non poterci diffondere nei cenni storici riguardante questo nostro insigne Convento, per mancanza dei relativi documenti..”. Si diffonde nel parlare di Terni, del suo Patrono e delle reliquie del santo. Finalmente, trovato l’accordo su dove costruire la basilica per conservare le reliquie di S. Valentino, furono chiamati i Padri carmelitani che “..con segni universali di santità nella chiesa di Dio fioriscono..”, secondo quanto scrive il card. Camerino, fautore dell’affidamento della riedificazione dell’antica basilica ai carmelitani teresiani. Furono  posta a fondamento  tre pietre: la prima pietra dal ven. Padre Pietro, la seconda  dal vescovo di Alatri, Mons. Lucantonio Gigli, ternano e la terza  dal Venerabile  Giov. Battista Vitelli di Foligno.  Rifatta la vecchia chiesa e costruito il Convento, la comunità carmelitana ne prese possesso nel 1609. La basilica fu poi ricostruita ex- novo negli anni immediatamente successivi ed inaugurata il 20 luglio 1630. E’ la stessa basilica che oggi ammiriamo.

 

NOTA:  Qualcosa di più documentato si  trova negli studi fatti da p. Onorio  nel  4° centenario della fondazione  e pubblicati ne “ il Piccolo Fiore di Gesù”, 2006, n. 5 (sett.- Ott.), pp. 6 -18.

 

Il Padre Domenico, avvalendosi della sua amicizia con i regnanti d’Austria, concorse con mezzi adeguati per l’erezione del presbiterio e relativo altare ornandoli d’intarsi e di marmi preziosi.

Nella diatriba per scegliere il Protettore principale della città, secondo le norme emanate dalla congregazione dei Riti, mentre il clero optava per S. Anastasio, per il fatto di custodire in cattedrale le reliquie di questo santo, il Consiglio della città sceglieva S. Valentino, con 42 voti su 43 votanti, appoggiato in questo dal vescovo e dal vicario generale. In memoria della scelta rimane una disposizione dello stesso Consiglio della città d’incastonare il proprio stemma con quello del nostro Ordine per apporlo sulla tomba di S. Valentino, con questo motto, in latino, che tradotto suona:

“La città di Terni col pio patto d’amore onora l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, perché con decoro di riti custodisca il sacro sepolcro di S. Valentino”.

 

La comunità era attiva nell’apostolato, florida economicamente, tanto che la Provincia ci trasferì i corsi teologici di S. Scrittura, teologia morale, ascetica e diritto, ma nei rivolgimenti politici dell’invasione napoleonica (1798) e della Repubblica Romana si ebbero a soffrire molte e dolorose vicende. (pag. 187).  In conseguenza della legge di soppressione, del 1873, i nostri confratelli furono costretti a lasciare Terni. Il Convento fu indemaniato e ceduto al Municipio che lo adibì a uso profano e la chiesa fu affidata al clero secolare.

 

Il nostro ritorno a Terni in numero di sei religiosi, dietro insistenza del vescovo diocesano, Mons. Francesco Moretti e preparato da p. Antonio di Gesù ( Intreccialagli), avvenne  il 7 giugno 1906.   I padri presero dimora presso il piccolo convento costruito ex novo dalla Provincia a fianco della chiesa  con undici celle e altri otto vani (p. 188).

 

A Terni, la storia dei carmelitani s’intreccia con quella della basilica di S. Valentino e in onore del Santo Patrono ogni anno si sono succedute solenni celebrazioni con interventi e appoggi delle autorità religiose e civili. Citiamo in particolare i festeggiamenti straordinari che ebbero luogo dal 30 maggio al 14 giugno 1925, in cui dopo una missione predicata da quattro nostri padri, fu portata solennemente in processione su carro regale l’urna del santo. Intervennero nella  circostanza l’Eminentissimo cardinal Basilio Pompili, Vicario del Papa Pio XI e Protettore dell’Ordine, il padre Generale, il vescovo diocesano, una larga rappresentanza di religiosi della nostra provincia, tutte le autorità civili e militari e una fiumana di popolo devoto. (Cfr CENNI Storici, p. 190)

 

Mentre P. Onorio ci riferisce nella scheda c) dell’appendice II del suo libro QUATTRO SECOLI DI CULTURA che la città di Terni ha dato alla Provincia 18 religiosi, prima del 1906, nei CENNI STORICI viene citato un solo religioso tra quelli che si sono distinti in questo convento ed è il PADRE GIACOMO DELLA PASSIONE, comunemente noto sotto il nome di PADRE GIACOMONE a cagione dell’eccezionale sua pinguedine e grandezza di statura. Era celebre oratore, valente polemista e molto versato nella medicina. (p. 187). Natìo di Terni  è p. Agapito dell’Annunziazione (Michelangelo Antonio Angeloni) che, oltre a risultare un ottimo  insegnante, fu anche un celebre oratore, un bravo poeta e un elegante scrittore.

 

6 - BASILICA  SAN PANCRAZIO

 

Nei CENNI STORICI, a p. 195 si legge: “ Il cimitero, la basilica e il convento di S. Pancrazio, dopo il Monte Carmelo, sono i monumenti più venerandi e antichi che vanta il nostr’Ordine”. Il cronista si dilunga nella descrizione delle catacombe e della basilica costruita nel VI-VII secolo, diventata la “Statio ” di Pasqua, precisamente quella della Domenica in Albis.  La chiesa fu officiata per secoli dai benedettini che, su invito del vescovo si trasferirono ad Albano, dove promossero il culto a San Pancrazio tanto da diventare il Patrono della Diocesi, oltre che il Titolare della cattedrale. Ai benedettini successero le monache benedettine - cistercensi che in seguito fecero una permuta con i religiosi di S. Ambrogio. Soppressa questa Congregazione, la basilica di S. Pancrazio fu eretta a Titolo cardinalizio presbiterale e concessa al card. Ponzetti che nel 1527 morì di dispiacere vedendo la basilica profanata e derubata di tutti i suoi tesori durante il Sacco di Roma.

 

Finalmente il papa Alessandro VII, per i buoni uffici del nostro Padre Domenico della SS.ma Trinità, generale della Congregazione d’Italia, con il breve “inscrutabili divinae  providentiae arcano”, in data 1° marzo 1662, decise di donare la basilica e il convento di S. Pancrazio al nostro Ordine per  trasferirvi  il Collegio delle  Missioni,  finora operante in S. Maria della Vittoria, e per avere un sede tutta sua  e più vasta  per accogliervi un numero maggiore di aspiranti missionari, considerata la crescita del campo apostolico delle nostre Missioni.

Nel breve citato, ci sono tanti privilegi per il Collegio delle Missioni, ma anche diverse clausole, tra cui.”…che i Padri carmelitani Scalzi non potessero per qualsiasi motivo cedere, neppure in piccola parte i locali, né chiedere al riguardo il beneplacito apostolico”. (Cfr. CENNI STORICI, p. 219).

 

Seguendo ancora i CENNI STORICI, a p.. 226 si legge: “ da questo Seminario uscirono le più fulgide glorie del Riformato Carmelo. Sono oltre quaranta Vescovi e Vicari Apostolici; sono innumerevoli drappelli di apostoli che portarono la luce del vangelo fra le tenebre dell’errore mietendo sul campo dell’apostolato larga messe di anime e palme sanguigne; sono illustri precettori che con intelletto di amore attesero ad agguerrire i nuovi atleti di Gesù Cristo insegnando loro teologia polemica, etnografia, demografia e lingue orientali”.

 

Scorrendo l’elenco dei CENNI STORICI         riscontriamo  infatti che  questo Collegio acquistò celebrità  per la funzione che assolveva, ma anche  per i religiosi che vi abitarono provenienti  da tutta l’Europa  e parte dall’Asia: francesi, irlandesi, fiamminghi, italiani, tedeschi ecc. ecc. : Ne ricordiamo tre: a) primo,  P. GIROLAMO DI S. CARLO, che da bambino, in mare, era caduto nelle mani dei Cavalieri di Malta ma, trattato come figlio dal capitano della nave che lo fece battezzare e istruire, finché a ventitre anni a Roma vestì il saio carmelitano in S. Maria della Scala. Fu professore del Collegio delle Missioni, ma prima anche Priore, Definitore Provinciale, Def. Generale, ma soprattutto PRIMO  VICARIO PROVINCIALE DELLA TOSCANA e anche SUO PRIMO E SECONDO ROVINCIALE ( Cfr. p. 228-229).

 

 

 

 

b) Secondo, PADRE PAOLINO DI S. BARTOLOMEO, austriaco di Hof in Pannonia , missionario nelle Indie Orientali per diversi anni, studiò a fondo gli usi, i riti, le religioni, le antichità e soprattutto le lingue dell’India e fu il primo a pubblicare in Europa la grammatica sanscrita, mentre già aveva pubblicato una grammatica anglo-lusitana in lingua malabarica. Fu aggregato alla Prov. Romana nel 1793, insegnò lingue orientali al Collegio delle Missioni; fu preside dello stesso Collegio e Prefetto degli Studi di Propaganda Fide. E’ stato un grandissimo missionario, un esimio religioso e un uomo di vasta cultura; non senza ragione è ritenuto uno dei più grandi orientalisti e ha meritato molti e lusinghieri elogi da autori di grande fama come Cesare Cantù, ed altri.

 

c) Il terzo,  PADRE SERAFINO DI GESU’, fiorentino, morto nel 1841. Nella sua Provincia era stato lettore di teologia e definitore  provinciale e nell’Ordine definitore  generale. E’ autore dell’utilissimo “Effemerologio Carmelitico-Teresiano e di un compendio della vita della N. S. M. Teresa, più volte ristampato a Firenze.

 

Il glorioso Collegio delle Missioni fu chiuso il 5 agosto 1854, a causa dei debiti contratti per la ristrutturazione di tutto il complesso basilica- collegio, per disposizione del papa “vivae vocis oraculo”, restando a carico delle Province la preparazione dei religiosi che avessero vocazione missionaria.

 

Riprendendo la cronaca di S. Pancrazio, segnaliamo le bufere napoleoniche prima, e della Repubblica Romana poi,  per le quali la Basilica ha sofferto spoliazioni, bombardamenti, ecc., mentre i frati venivano ogni volta espulsi dal Convento. Ritornati una prima ed una seconda volta e rimesso mano a lavori di ristrutturazione, consolidamenti, rifacimenti,  abbellimenti ecc, arriviamo alla iniqua legge del 19 giugno 1873 sulla soppressione delle Corporazioni religiose e conseguente incameramento dei beni ecclesiastici. Fu concesso ai Frati il corridoio con alcune stanze, mentre il resto del Convento veniva ceduto al Municipio di Roma che lo trasformò in lazzaretto, a causa del colera, mentre l’orto fu venduto all’incanto ed aggiudicato da un certo Stheinle.  Tra ricorsi e controricorsi, mal impostati dal collegio di difesa, nel senso che non fu accennato in subordine la tesi della insopprimibilità del Convento perché dal Breve di Alessandro VII, esso specificatamente era destinato a seminario delle Missioni e perciò rientrante nella categoria delle opere umanitarie contemplate dalle leggi vigenti, passano altri decenni ed arriviamo al 28 febbraio 1906, quando i Superiori dell’Ordine decidono di evolvere ad uso indefinito  alla nostra Provincia l’officiatura della Basilica, con tutti gli annessi diritti attivi e passivi e fu nominato Vicario il Padre Ferdinando di S. Maria, iniziando così una nuova vita di operosità apostolica (pag. 292).

 

Dagli anni venti, accanto alla Basilica, opera  un Oratorio dedicato a S. Calepodio che ha visto passare migliaia di ragazzi e giovani, e dal 12 aprile 1931 la Basilica è stata eretta a Parrocchia e ne è stato il primo parroco p. Stefano di S. Luigi Gonzaga (Poscia) .

 

7 - IL SACRO EREMO DI MONTEVIRGINIO

 

Se il Convento di Caprarola è legato alla Famiglia Farnese, quello di Montevirginio lo è a quella degli Orsini, duchi di Bracciano. L’ultimo figlio del duca Virginio primo, Virginio Orsini, nato nel 1600 a Firenze, dove la madre Flavia Peretti, nipote di Sisto V, si trovava al momento del parto, dopo una gioventù passata nelle armi, vestì l’abito religioso in S. Maria della Scala, il 22 febbraio1627, assumendo il nome di FRA GIOVANNI BATTISTA DI GESU’ MARIA. L’anno seguente, nell’emettere la professione, rinunciò, con atto notarile, a tutti i suoi beni a favore di suo fratello Paolo Giordano, obbligandolo a versare alla Provincia Romana la soma di 6.000 scudi, con gli interessi annuali, per un deserto o Eremo da edificarsi in luogo adatto, sollecitando ed ottenendo in seguito altre vistose offerte, in particolare, quella di 5.000 scudi dalla sorella, duchessa di Montmorency. (Cfr. CENNI STORICI, p.261)

Tra le proprietà del duca di Bracciano vi era anche il Monte Sassano (pieno di sassi) che, donato ai serviti, era ritornato al duca non avendovi quei frati edificato nulla, se non poche cellette, andate poi distrutte. I contadini del posto, riconoscenti per la generosità del duca, che comprò le loro proprietà adiacenti, passarono a chiamarlo MONTE VIRGINIO.

 

Il Duca Orsini offrì la proprietà ai Carmelitani che ne presero possesso l’8 giugno del 1648. Leggiamo a pag. 265: “ Il sito ha circa tre miglia di circuito” (km.4.800m.), e si estende per 54 ettari, nella maggior parte boschivi, ma anche seminativi, orto, piantagioni varie (vigna nel passato, noccioleto oggi) ; attualmente è tutto circondato di muro, per un’altezza di circa due metri e mezzo, costruito in diverse epoche e continuamente riparato.

 

Dopo lungo e intenso lavoro condotto dai nostri Padri, il monte, insieme al nome, cambiò radicalmente sembiante essendo stato trasformato in ” una villa, la più suntuosa, varia e amena della regione”. Si edificarono molti romitori, si aprirono ampi viali fiancheggiati da abeti, pini, castagni, fiori, ecc. Tra gli romitori  ricordiamo quello detto di S. Carlo, fatto costruire dal P. Carlo di S. Teresa, con le elemosine ricevute da sua madre che, nel 1900, divenne Cimitero della Comunità, ma verso gli anni ‘50 le spoglie dei religiosi  furono trasferite in un cappella costruita ex novo nel Cimitero Comunale. Oggi, il detto romitorio restaurato è abitato da un eremita, Don Giovanni Pezzuto, sacerdote secolare e aggregato alla Comunità; ma c’è ancora posto, almeno per un altro religioso, desideroso di condurre vita eremitica.

 

Compiuta la costruzione,  il 23 aprile 1668 il definitorio provinciale , avvalendosi delle disposizioni   del Capitolo Provinciale  del 1665, prese la decisione di dare inizio alla vita eremitica, fissando il 21 novembre come data d’arrivo degli aspiranti eremiti e stabilendo il 2 dicembre, 1.a domenica d’Avvento, come  giorno della solenne inaugurazione della  vita eremitica,ricorrendo il primo centenario della Riforma in Durvelo “intendendo con questo voler rinnovare il secolo d’oro della primitiva osservanza” (p. 269).

 

Il 2 dicembre cantata la Messa si fa solenne processione col SS.mo Sacramento per tutto il Convento e data la benedizione eucaristica, si pone il SS.mo Sacramento nella stanza della Conferenza, non essendo ancora ben asciutta la chiesa. Quindi il P. Cirillo dei Santi, Priore di Viterbo, tenne una bella e devota esortazione sulla eccellenza della solitudine. Dopo la quale si dichiarò e prescrisse la clausura, dandone poscia comunicazione ai viciniori vescovi di Sutri e Viterbo, acciò ne ordinassero –come poi fecero- ai loro parroci la promulgazione”. (pag. 271).

 

Erano dieci i religiosi che cominciarono la vita eremitica, saliti a sedici, cinque anni dopo, cioè nel 1670; ma è difficile quantificare il numero degli eremiti vissuti all’Eremo per il fatto che stabilmente dovevano rimanerci soltanto per un anno. La vita dell’Eremo subì alterne vicende di maggiore e minore floridezza, nel corso di 210 anni, fino al 1876, quando la vita eremitica fu tolta definitivamente, anche a causa delle tristi vicende di quegli anni, alle quali già abbiamo accennato abbondantemente.

 

Il Convento fu messo all’asta dal Demanio e acquistato dal Conte Altieri che lo rivendette alla nostra Provincia. Nel 1880 vi fu trasferito il Noviziato, dopo 7 anni di forzata chiusura, e il 25 maggio di quell’anno fu dato l’abito a quattro novizi. Nel 1892 i locali detti della “Foresteria” furono adattati a Collegino, per accogliervi i postulanti che, nel 1921, furono trasferiti a Montecompatri.

 

L’ultimo insigne eremita fu PADRE VENCESLAO  DI S. TERESA, nativo di Montecompatri che, dal 14 giugno 1846 vi perseverò fino alla morte, avvenuta nel marzo del 1891, e cioè, per ben 45 anni! Fu sette volte priore, e poi sempre 1° Discreto,( Consigliere); fu molto benemerito di questo santo luogo e a lui si deve, tra l’altro, la piantagione della pineta, ad alberate concentriche sulla sommità del Monte .

 

 

 

 

 

8 . CONVENTO  MARIA SS.MA DEL CARMINE IN CEPRANO.

 

Costeggiante la strada consolare Casilina, appena fuori Ceprano, sorge su una collinetta il convento del Carmine, un austero quadrilatero terminante in un lato colla graziosa e slanciata chiesa dalla cupola semplice e maestosa. Così i CENNI STORICI, p.285  introducono la storia di questo convento. Ma a supplire  eventuali lacune  c’è “la Guida  del Santuario del Carmin” scritta dal P Onorio Di Ruzza e pubblicata  nel 2000,  che in 107 pagine  tratteggia la Storia, l’Arte e la Spiritualità di questo convento.

 

La sua fondazione si deve alla munificenza di Mons. PIETRO CORVI, nativo di Ceprano, Pronotario Apostolico e prelato domestico di S. Santità,  coadiuvato dal fondatore religioso p. Antonio di  Gesù (Intreccialagli).  Raggiunti gli accordi con i superiori dell’epoca e siglati con un contatto in regola , il 29 settembre 1894 si diede inizio ai lavori sotto la direzione dell’architetto Luigi Rosa e, morto costui, dell’architetto Prospero Sarti di Bologna. La sera del 6 marzo 1898 vi giunsero i primi tre frati con P. Onorio dell’Ascensione come presidente della Comunità  e poi come primo priore, e il 18 aprile seguente arrivarono da Montecompatri dodici studenti che dovevano frequentare il corso teologico. Memorabile fu la solenne inaugurazione avvenuta la vigilia della  festa della Madonna del Carmine  e presenziata  dal superiore generale, p. Bernardino di S. Teresa (Martini), alunno della provincia romana, accompagnato dal procuratore generale, p. Rinaldo di S. Giusto che tenne il discorso di circostanza. 

 

La decorazione della chiesa è opera del “pietrista”  Cesare Spernazza e del pittore Ettore Ballerini di Ancona. La statua della Madonna del Carmelo, scolpita in legno, sino alla metà del globo è opera di Angeletti e Biscarini di Perugia, come pure le terrecotte della facciata. Gli angeli a piedi della statua della Madonna, come pure la corona sul capo della Vergine e i due scapolari, sono d’argento che Mons. Corvi fece eseguire donando trenta grandi medaglie che egli aveva ricevuto annualmente dal Vaticano, per i servizi resi, mentre sono d’oro i due braccialetti della Madonna e la collana del Bambino. L’organo è opera della Ditta Morettini di Perugia. Ma giacendo da tanto tempo fuori uso,  nel 1970  fu sostituito da un nuovo organo a due tastiere della  Ditta Eligio Bevilacqua di Tor  De’ Nolfi (Aquila). Furono usati  registri e canne  del vecchio organo e in più ne furono aggiunti  altri, cosicché la somma delle canne  salì al numero di 1.900. La  nuova consolle  fu sistemata nel coro dei religiosi. L’inaugurazione avvenne la vigilia della festa del Carmine  nello stesso anno con un concerto tenuto dal maestro  Elisa Luzzi.

 I lavori in legno  del coro e sacrestia sono opera dell’ebanista locale Carlo MAGNI, ed eseguiti,sempre su disegno dell’ingegner SARTI, con rara perizia e bravura.

 

 

I difetti di costruzione e il pessimo materiale impiegato per la costruzione crearono da subito  problemi di stabilità con crepe nei muri e cedimenti ovunque, perfino  nelle quattro colonne portanti della  cupola. Tali problemi furono acuiti dallo  spaventoso terremoto del 1915 che, pur avendo come epicentro Avezzano e la Marsica, fece crollare la volta dello studentato ed una rampa di scale e obbligarono a intervenire rapidamene. La maggior parte delle spese di questi interventi fu  sostenuta dal piissimo, devoto e generosissimo mons. Pietro Corvi, a cui va tutta la nostra gratitudine.

 

Nonostante tutto il convento di Ceprano  è una bella costruzione di stile sobrio e lineare, ma molto aperto e luminoso.  Ha la forma di un quadrato  perfetto con all’interno il chiostro. La sua altezza è di m. 16,68 e dispone  di circa 30 camere singole e tutti gli ambienti  necessari per lo  svolgimento della vita di comunità e dell’attività del collegio teologico. La chiesa è a croce latina con una sola navata  e un’altra  appena abbozzata  dove sono collocati i sei  altari in onore dei nostri santi. All’indomani della sua inaugurazione un corrispondente del giornale romano “ Vera Roma” scriveva: “… L’impressione che si prova guardando la facciata del nuovo tempio  costruito a Ceprano è quella di sentirsi  dinanzi ad un’opera  vera, sentita e studiata con intelletto d’amore …”.   Riparata più volte,  soprattutto dopo  la grande  guerra  per i danni  subiti dalle bombe americane, in occasione del centenario della fondazione e dell’Anno Santo 2000, è stata completamente  restaurata da cima  a fondo da farla apparire oggi in splendida forma.    

 

Riporto alcuni fatti che hanno  particolarmente  interessato la vita  di questa fondazione.

 a)  Ha  ospitato  per circa  ottanta anni il collegio teologico della  Provincia  e può vantare  alcuni primati:  la continuità  di tali studi nella stessa casa e poi la completezza  degli  stessi. E’ stata la prima della provincia  dove sono impartite lezioni di tute le materie del corso teologico,  mentre  prima S. Maria della Vittoria  ospitava  solo il corso di teologia dogmatica  e le altre  materie venivano ripartite in altri conventi. Dall’inizio fino alla sua chiusura  ha ospitato circa 250 giovani italiani (romani e napoletani) e  stranieri ( irlandesi, maltesi, brasiliani e libanesi) – quasi un collegio internazionale ! -  per completare il loro  iter di formazione  e per coronarvi il sogno del  sacerdozio.

 

b)  Ospita  tuttora  un piccolo Museo di fossili dell’ epoca del Quaternario  consistenti in ossa di “Elephas antiquus”, di cervi e di altri animali dell’età glaciale, trovati  in Ceprano e nelle cave di breccia vicino al convento e raccolti dal nostro p. Edmondo Fusciardi, bravo archeologo.  Ora  questo materiale sconosciuto è  sorto a notorietà  per opera del  professor  Biddittu, che è stato  lo scopritore  del cranio dell’”Homo ceperanensis” risultato il più antico in confronto degli altri reperti simili che oggi si conoscono. E’ stato lui a catalogare  i nostri  fossili per conto delle Belle Arti e  vi ha trovato  dei  pezzi rari per pregio e antichità.    

 

c) Vi si svolge una delle più solenni feste della  Madonna del Carmine. Iniziata in modo nuovo  il 21 luglio 1919 e  passando  per il centenario dello Scapolare (1951),  per il quarto centenario della  Riforma (1962) fino all’elevazione della nostra Chiesa a Santuario Mariano della Diocesi voluta dal vescovo diocesano  Mons. Carlo Livraghi (21 gennaio 1962),  si è verificato un  crescendo meraviglioso per cui la

festa è diventata diventa di anno in anno più bella, più sentita e più partecipata, con immensi benefici spirituali  per i devoti della Madonna e dello Scapolare provenienti da ogni parte.

 

 

d)  La biblioteca del convento, forte  dei suoi 10.000 volumi, dal settembre 2003 ha  finalmente il suo “Fondo  Antico”  sistemato  in una  parte dell’antica biblioteca con scaffali originali ripuliti e lucidati a spese della regione Lazio. Consta di circa  1,400 volumi che vanno dal 1.550 fino  al 1830 e sono stati catalogati con sistema informatico e cartaceo ed è reperibile nel circuito Sebina della Biblioteca Nazionale V. E. II e  in quello delle biblioteche  della provincia di Frosinone.      

 

e) Infine vale la pena di segnalare appena  la storia di un protestante che nel 1908, in punto di morte,  si convertì e si fece battezzare, mosso dalle premure caritatevoli dei frati, confessando  che da piccino era stato battezzato non con l’acqua, ma con il vino (sic!) Cfr. CENNI STORICI, pp. 295-296. Lo si ricorda volentieri perché il fatto ha il sapore di una primizia delle grazie che  la Madonna ha voluto e vuole dispensare  dal suo trono posto su questo colle.

 

Tra i religiosi ricordiamo:

 PADRE CLEMENTE DI S. TERESA, viterbese, per essere stato il primo sacerdote ordinato (1902) in questa chiesa di Ceprano e il primo a morire in questo Convento all’età di 26 anni, affetto da tisi polmonare.

 

FRA ALFONSO DI S. GIUSEPPE (al secolo, Mazzone) di Isola Liri, studente ventisettenne, morto per i postumi della guerra nel 1919 a Ceprano, assistito dal suo fratello germano, P. Bernardo di Maria SS.ma, indimenticabile Superiore e Direttore del Collegino di Anzio quando, negli anni cinquanta, io e quelli della mia età entrammo in Seminario.

 

MONS. PIETRO CORVI, LA SORELLA ANNA, LA ZIA ROSA, tutti  ascritti tra i membri dell’Ordine secolare  ritornarono al Padre  il primo nel 1904, la zia nel 1908 e la sorella nel 1917. La loro memoria sarà eterna, tanto che la Comunità di Ceprano, dopo cena, continua a recitare un Pater, Ave e Gloria, per Casa Corvi.

 

Chiudiamo la cronaca del Convento di Ceprano, ricordando che, secondo le statistiche di p. Onorio, sono stati 26 i carmelitani cepranesi professi nella nostra Provincia, quindi esclusi quelli che hanno professato  nella Provincia toscana. Degli aspiranti, negli anni trenta,  furono obbligati a emigrare,  per evitare la colonizzazione ciociara della nostra Provincia. Ma ci è costato caro! Attualmente di  Ceprano, nella nostra Provincia,  ci sono rimasti appena  tre religiosi.

 

 

9 - SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO IN ANZIO

 

Dopo  una Missione popolare, predicata in Anzio nel 1919 dai nostri Padri, maturò nella popolazione, ma anche nei nostri Superiori dell’epoca, il desiderio di avere una casa in riva al mare. Detto e fatto il 29 ottobre 1925, a rogito del notaio Vannisanti, si procedette alla stipula della permuta e della compravendita del terreno situato sulla collinetta (che si intitola Coriolano) per impiantarvi il centro di culto e devozione

verso la Santina delle Rose, Santa Teresa di Gesù Bambino.

 

Con i permessi dei Superiori generali, del vescovo diocesano e delle autorità civili, il Definitorio Provinciale iniziò il lavoro organizzativo, in ciò aiutato provviden-zialmente da Mons. Giuseppe D’Avak che, al dire dell’autore di CENNI STORICI  (p.328) ”…può dirsi l’artefice principale che congiunse le fila disparate che ci condussero a questa santa e difficile impresa”. L’otto agosto 1926 fu posta la prima pietra benedetta dal card. Granito di Belmonte, alla presenza del P. Generale, P. Guglielmo di S. Alberto, alunno della nostra Provincia, del Padre Provinciale, del Commissario di Anzio, dell’avv. Spigarelli e di altre personalità.

 

Seguono altre date importanti:

a) il 18 settembre 1925, il Santo Padre, Pio XI,  devotissimo di Santa Teresina che chiamava “La stella del mio pontificato”, oltre la benedizione apostolica, inviò la somma di  lire 50.000 per la costruzione del tempio.

 

b) Il 10 ottobre 1925, fu deciso dal Definitorio Provinciale di fondare la Rivista “Il Piccolo Fiore di Gesù” per promuovere la devozione verso la Santa e per avere donazioni e offerte per la costruzione del santuario, affidandone la direzione al P. Francesco Saverio di S. Teresa (poi mons. Federici) di grata memoria.

 

c) L’ingegnere e architetto Alfredo Paoletti, già costruttore a Roma delle Chiese: Santa Teresa al Corso D’Italia e di S. Camillo del Lellis, in Via Sallustiana, offrì la sua opera gratuita e presentò i disegni della nuova Chiesa e del Convento. “Il tempio, in puro stile romanico, si presenta maestoso ed elegante, la sua lunghezza è di m. 48,20 e largo 18,00, la facciata è alta 25 m., il campanile m. 40. L’esterno sarà in cortina di mattoni rossi-oscuri con riporto in pietra travertino e di questa saranno gli ornati, il rosone centrale e gli altri secondari; l’interno sarà ad intonaco finto travertino, e alternativamente in pietra vero travertino. Il tutto sarà un degno monumento che attesti ai posteri la devozione e la riconoscenza di tutti gli italiani verso la Santa Taumaturga di Lisieux.(CENNI STORICI, p. 329).

 

Ma l’autore dei Cenni Storici poteva aver guardato appena i disegni dell’erigendo tempio, ma la realtà sarà  un po’ diversa. Non ci pare di vedere il finto o vero  travertino nelle pareti interne del tempio , e soprattutto, il campanile rimase solo nei disegni, perché quello primitivo era inglobato nella  chiesa dietro  l’abside, mentre quello attuale, pur se dello stesso stile, ha cambiato posizione, cioè davanti alla Basilica e distaccato da essa ed è stato realizzato alla fine degli anni cinquanta, essendo Priore Padre Filippo Maini di Ceprano.

 

Già sotto il provincialato di p. Luca di Maria  Santissima gli eventi parvero  prendere  un corso diverso e si corse ai  ripari  per non rischiare il fallimento  semplificando il disegno e tagliando la spesa. Si deve poi al coraggio e alla tenacia del p. Guglielmo e alla buona  volontà delle comunità dell’ intera  Provincia se fu evitato il peggio. 

 

Dall’umile inizio, alla trepidazione del fallimento del 1936, che coinciderà con la prematura morte  del’architetto Paoletti, ed infine alla solenne inaugurazione  che avverrà  il 6 agosto 1939 passerà tanto  tempo, scompariranno tanti amici e benefattori, ma scorrerà ancora tanto coraggio e tanta generosità che permetterà  di completare  quel complesso di opere – santuario, convento, collegio e campanile monumentale – che è un orgoglio della città di Anzio e una degna glorificazione di S. Teresa di G. Bambino. Molta di questa storia  si trova nella folta  corrispondenza intercorsa tra p. Guglielmo di S. Alberto e Madre Agnese di Gesù, sorella di S. Teresina, riportata da p. Onorio  nel suo libro “ P. Guglielmo di S- Alberto (Augusto Lechner) carmelitano scalzo (1878 -1947)”, Roma, 2005, p.206.  Si tratta di ben 233 lettere  da parte del p. Guglielmo e di 193 lettere e 15 biglietti da parte di Madre Agnese durante l’arco di 26 anni, cioè da 1921 al 1947.       

 

Nel maggio del 1948, nella parte superiore del nuovo Convento, fu aperto il  Seminario Minore, dove buona parte dei membri attuali della Provincia ha iniziato il proprio percorso carmelitano ed ha appreso a conoscere e amare la Protettrice delle Missioni; lo stesso è stato chiuso definitivamente negli anni settanta quando, ironia della sorte, era stato costruito l’attuale conventino per la Comunità dei Padri, per dare maggior spazio al Seminario in cui, tra l’altro, alla fine degli anni cinquanta, erano stati fatti anche lavori, nella parte che guarda la città di Anzio, per offrire nuove sale per la vita dei collegiali e seminaristi.

 

10 - SANTA TERESA IN PANFILO

 

Il cronista di CENNI STORICI, p. 335- si compiace di scrivere: “….nel veder sorgere come per incanto tanti nuovi conventi e chiese che s’intitolano precisamente a S. Teresa di Gesù Bambino e, nella nostra  Provincia Romana, nel breve spazio di soli cinque anni, ha avuto quattro nuove fondazioni dedicate alla Santina: Rio de Janeiro, San Paolo, Anzio, e ultima, sulle catacombe di S. Panfilo”.

 

La fondazione del Convento di S. Teresa in Panfilo bisogna collegarla direttamente con le catacombe che si trovavano sul posto, al tempo invero poco conosciute e non visitabili. Per farla breve, diremo che nei paraggi esisteva una località che veniva denominata dai raccoglitori d’iscrizioni pagane e cristiane “VIGNA PATRUM TERESIANORUM”, antica vigna dei padri Carmelitani Scalzi.

 

Parlando di S. Maria della Vittoria abbiamo accennato al fatto che, dopo la soppressione e l’incameramento, il Ministero era stato costruito sull’orto dei frati, ma il Convento possedeva anche una vasta, se non vastissima vigna. A  proposito i Cenni storici scrivono: “Per noi religiosi della Provincia Romana questa designazione si deve considerare come un ritorno a S. Panfilo, perché come sopra accennammo, il nostro Convento di S. Maria della Vittoria proprio incontro alla costruenda chiesa di S. Teresa del Bambino Gesù, fin dal 1700 possedeva una vasta vigna ripartita in tre

grandi appezzamenti: quello di centro con annesso fabbricato e cappella dedicata alla Vergine, fu donato al Convento dalla principessa Ludovisi per il sostentamento di uno studentato di teologia e con l’obbligo di celebrare lì in tutte le domeniche e feste della Madonna una S. Messa. L’altro appezzamento a destra del caseggiato fu acquistato verso il 1800 dal nostro confratello Padre Venanzio Leoncini col denaro trovato nascosto in una località della Provincia Romana che un ergastolano poco prima di morire gli aveva indicato. La terza parte si svolgeva verso l’attuale via Po. Con la soppressione tutta la vigna andò perduta e passò in altre mani che la lottizzarono per farvi sorgere il quartiere  (p.244)”.

 

 Riprendiamo la cronaca. Facendo degli scavi per una nuova costruzione in questo terreno, nel 1920, e seguendo un cavo che s’inoltrava per una ventina di metri sottoterra,  un ispettore della Commissione di Archeologia Sacra si trovò di fronte a monumenti cristiani di rara bellezza (CENNI STORICI, p. 337 e ss.): “vastissime gallerie cimiteriali ai fianchi delle quali erano scavati innumerevoli loculi ancora intatti e chiusi da iscrizioni; alcune sculture, un altare  e graffiti tracciati nelle pareti…..”.   Saranno le cosiddette catacombe di S. Panfilo che si compongono di tre piani, il superiore, l’intermedio e il più profondo, meglio conservato perché, nel IV secolo, scavando per costruire i due piani superiori, lo sterro fu rovesciato al piano di sotto e non portato via, e in questo modo si sono ritrovate in uno stato di perfetta conservazione primitiva:  unico fatto, forse, nelle catacombe romane. Il terreno fu acquistato dalla Commissione di Archeologia Sacra, con il contributo del papa Benedetto XV, con la finalità di proseguire gli scavi e ripristinarvi il culto dei martiri

 

Riprendiamo la cronaca del Convento e della Chiesa.  Consolidate le catacombe sottostanti,  nell’agosto del 1927, su progetto dell’architetto Guglielmo Palombi,  furono poste le fondamenta per la costruzione della cripta, della chiesa e del convento.  Siccome l’erigenda costruzione era ubicata nel  territorio della Parrocchia di S. Teresa al Corso D’Italia, il parroco del tempo, P. Onorio  Residori, della prov. Veneta, ne interessò vivamente il card. Protettore dell’Ordine e Vicario del papa, Card. Basilio Pompili, e questi presentò la richiesta al Santo Padre, Pio XI, che acconsentì volentieri che tanto la cripta come la chiesa fossero ufficiate dai Padri Carmelitani Scalzi della Provincia Romana.Sua Santità ripone piena fiducia che come nelle altre chiese così anche in queste faranno fiorire il decoro del culto e l’assistenza spirituale dei fedeli. Il papa inoltre accetta con grato animo l’offerta dei carmelitani della Provincia Romana di far sorgere a loro spese, presso la chiesa, la casa che dovrà alloggiare i Padri per l’officiatura della chiesa, sotto la stretta sorveglianza della Commissione di Archeologia sacra”. (Cfr. CENNI STORICI, pp. 342-343).

 

 

 

La cripta fu inaugurata il 16 maggio 1928; Il Convento a tre piani che  sorge “snello ed elegante” su Via Gaspare Spontini, sempre su disegno del Palombi fu iniziato  nel 1928 e fu terminato,  a tempo di record, il 1 ottobre 1029. Il quarto piano è stato aggiunto negli anni cinquanta , oltre ad un seminterrato, costato 300.000 lire, più 10.000  che i nostri confratelli di Rio de Janeiro offrirono generosamente per l’arredamento.  La chiesa,  in stile Rinascimento, con la facciata in travertino, fu iniziata nel 1929,   terminata  nel 1932, aperta al pubblico e consacrata da S. Ecc.za mons. Giovanni Adeodato Piazza O.C.D. il 2 ottobre 1933. In essa si venera il velo che Santa Teresina usò per coprirsi il capo quando, nella famosa udienza con il papa Leone XIII, chiese di entrare al Carmelo a quindici anni d’età.

 

11 - CONVENTO SAN GIOVANNI DELLA CROCE IN PESCARA.

 

Da diversi anni la Provincia Romana aveva in mente di aprire una Casa a Pescara e, con la chiusura di Monteodorisio, decretata dal Visitatore generale, il desiderio divenne realtà.  In città ci aveva preceduto il  Carmelo femminile, (1975) proveniente dal monastero di S. Egidio di Roma, con il contributo di P. Carlo di Muzio, ma il vescovo di Pescara - Penne, Mons. Antonio Iannucci, caldeggiò presso i Superiori la venuta dei frati per  promuovere ed animare la vita spirituale del clero, delle religiose e dei laici. Dopo sondaggi e attente ricerche, il Definitorio Provinciale, usando il denaro ricavato dalla vendita dell’asilo di Monteodorisio, nel dicembre 1981, decise di avviare “un’esperimento di vita forte” e di acquistare una casa  adatta  per pochi religiosi. Nel marzo del 1982 venne  informato il Consiglio Plenario della Provincia e  con l’appoggio del Visitatore, il 13 ottobre dello stesso anno, si ottenne   il decreto di erezione da parte del Definitorio Generale. L’inaugurazione avvenne il 14 dicembre, festa di san Giovanni della Croce, con una solenne concelebrazione presieduta dal Provinciale, P. Arnaldo Pigna e partecipata da vari confratelli della Provincia. La Comunità era composta dal P. Alessandro Paolini, priore, e da P. Raffaele Amendolagine, P. Lorenzo Menechini e P. Ugo Serafini.

 

Gli impegni della nuova Comunità, in accordo con la Diocesi, oltre naturalmente al servizio spirituale per le nostre monache, furono quelli dell’assistenza quotidiana alla chiesa del SS.mo Sacramento. Inoltre si sarebbe provveduto alla promozione spirituale per i fedeli con la presentazione del carisma carmelitano in incontri - scuola di preghiera, come pure si offriva la disponibilità  al clero e alle comunità religiose per predicazione di ritiri ed esercizi spirituali. Ma la fondazione, nell’ambito dell’Ordine, doveva rispondere ad una finalità essenziale, cioè alla promozione vocazionale.  Alcuni giovani  hanno mostrato interesse  alla nostra vita  e ne hanno fatto esperienza, ma  tristemente  nessuno è riuscito a concluderla. Immaturità loro o impreparazione e negligenza da parte nostra ?

 

In questi trent’anni di esistenza la Casa ha avuto momenti felici, ma anche abbastanza bui e non è mancata, nei Capitoli e Cons. Plenari degli ultimi anni, la discussione sull’opportunità di mantenere o meno una Comunità a Pescara. Nell’ultimo Capitolo Provinciale del maggio scorso è stata ribadita  la qualificazione della casa come centro vocazionale dell’Abruzzo e dell’area costiera dell’Adriatico, dalla Romagna fino alle Puglie.

 

 

 

C.  / CONVENTI SOPPRESSI

 

 Nel 1817, dopo due secoli di vita, a causa delle leggi repressive emanate da Napoleone contro le corporazioni religiose  la Provincia perde per sempre i Conventi, situati nelle Marche: Ancona, Sassoferrato e Matelica. Quando le si dà l’opportunità di riaverli opta per il solo Convento di Ancona, che non riuscirà mai a riavere, nonostante i  tentativi ripetuti nel  1897 e  nel 1946. Con la nuova legge di soppres-sione delle corporazioni religiose da parte del governo italiano, che ha annesso ala nuova Italia Roma con tutto lo Stato Pontificio, la nostra Provincia perde definitivamente il Convento di Perugia (1861) e quello di Viterbo (1915), dopo ben 42 anni di lotte e sacrifici per farlo sopravvivere. (cfr Nota a p. 292 del libro: QUATTRO SECOLI DI CULTURA ...)

 

  1 - VELLETRI: (1668) non fu realmente mai aperto perché, nonostante le insi-stenze dei card. Facchinetti e Falconieri, entrambi vescovi della città, ci fu una fortissima resistenza degli altri Ordini Mendicanti che si opposero fieramente, avvalendosi del Diritto che loro consentivano le Costituzioni Apostoliche, a causa della mancata  distanza tra un convento e l’altro, di poter negare il consenso e che nemmeno il ricorso alle Autorità superiori riuscì a smuovere.

 

 2 - PERUGIA: Fondato nel 1623, nel 1650 vi troviamo una Comunità di 15 religiosi che viveva con tranquillità visto che possedeva case, poderi e lasciti con pingue rendite. Il Convento con tutti gli altri stabili di sua pertinenza furono confiscati nel 1873 e, per le intemperanze degli anticlericali e per il nuovo clima ostile creatosi,  i pochi religiosi rimasti, ridotti alla fame  abbandonarono la fondazione. Il Convento fu adibito a Scuola pubblica e la chiesa trasformata in parrocchia, conserva quadri dei santi del nostro Ordine.

A proposito del Convento di Perugia, nella SINTESI-CRONOLOGICA  nella nota a p. 24, l’autore ci presenta queste osservazioni: “…..Non sappiamo fino a che punto l’endemica povertà del Convento di Perugia sia permessa dal Signore o non sia piuttosto frutto della insensibilità o avarizia del prossimo. Ma una cosa consta di

sicuro e cioè il periodico intervento della Provincia, in occasione dei Capitoli o tramite il Definitorio, nel versare un consistente contributo a questo Convento per assicurarne la sopravvivenza. A causa della povertà non può avere il numero legale dei religiosi e quindi spesso vien ridotto ad “Hospitium”. Significativa al riguardo è l’ordinazione del Def. Prov.le del 22-5-1772 che suona così: “ Si proibiscono tutte le funzioni supererogatorie nella chiesa e convento di Perugia, mentre il convento è Vicariato, a causa della sua povertà. Parimenti a tutti i religiosi della Prov. Romana si proibisce di venire in questo nostro Convento di Perugia e  se qualcuno a motivo di viaggio o di un’altra occasione necessaria vi ci si  dovesse fermare, dopo tre giorni parta, altrimenti è obbligato a pagare ogni giorno un giulio e ad applicare la Messa”.

 

3 - VITERBO: L’inizio della fondazione risale al 4 gennaio 1630, con la prima chiesa dedicata a S. Teresa in S. Silvestro. A causa dell’insalubrità del posto ne fu costruita un’altra in Piazza Grande  ne fu costruita una seconda, dedicata ai SS. Giuseppe e Teresa e accanto vi fu costruito  un bel convento normalmente destinato a Studentato di Sacra Scrittura, teologia e filosofia. In esecuzione della legge di soppressione, i religiosi furono scacciati dal loro Convento e cominciarono a peregrinare in vari luoghi della città finché, prima nel 1909 e poi definitivamente nel 1915, il Definitorio Provinciale ne decretò la chiusura e destinò i religiosi ad altre comunità della Provincia. La chiesa fu trasformata in Tribunale e il convento  pressoché intatto in uffici del Tribunale.

 

4 - ANCONA: I primi due carmelitani arrivarono in città nel mese di febbraio del 1642 e, dopo aver ottenuto i dovuti permessi dalle Autorità religiose e civili, iniziarono  la fondazione: Nel mese di giugno dello stesso anno, arrivarono altri sei sacerdoti per dare inizio all’osservanza regolare fino a raggiungere il minimo di quindici religiosi: dodici sacerdoti e tre fratelli conversi. Il Convento andò irrimediabilmente perduto con l’invasione napoleonica, mentre la chiesa, dedicata a San Pellegrino, ritornò a essere parrocchia, anteriormente trasferita alla cattedrale. Entrando in questa chiesa, anche una sola volta, dai quadri e dai dipinti, si capisce che era stata una chiesa carmelitana.

 

5 -SASSO FERRATO: Da una relazione del P. Giulio di s. Teresa, scritta nel 1726, apprendiamo che, a seguito della rinuncia dei Padri Gesuiti, la fondazione fu offerta ai carmelitani che accettarono, usufruendo di un lascito di Mons. Vittorio

 

Merolli, morto il 20 luglio 1620 a Roma, che concedeva il proprio palazzo, oltre un’importante somma, per aprirvi una chiesa e collegio. I nostri padri entrarono in possesso di questo bene il 3 luglio 1643 e cominciarono la vita regolare il 7 settembre 1644. Da notare che Vittorio Merolli aveva un fratello carmelitano, p. Nicolò di Gesù, primo priore di Caprarola.

 

Tralasciando di narrare un miracolo avvenuto nella festa della S. Madre Teresa,         aggiungiamo che, P. Di Ruzza, ci dice scarnamente che i padri abbandonarono definitivamente il convento verso il 1810, a causa della soppressione napoleonica.

 

6 - URBINO: La fondazione del Convento ebbe inizio il 30 gennaio 1673 ad opera di PADRE MAURO DI S. GIUSEPPE, nobile urbinate,  dedicando la chiesa alla SS.ma Annunziata. Nel  1695  fu concesso ai religiosi della Toscana per erigersi in Provincia che lo restituirono nel 1699. Durante l’invasione napoleonica, il Municipio, gravato da debiti, approfittando della confusione, vendette, con il beneplacito del legato apostolico, poi cardinale, cinque grandi appezzamenti di terreno di proprietà dei frati. Passata la bufera napoleonica, i nostri padri  impugnarono la sentenza ed ebbero causa vinta, dopo 17 anni.  Nel 1833, il Convento fu ceduto, questa volta, alla Provincia lombarda come sede del collegio teologico.  Il 17 nov. 1847 Pio IX lo passò definitivamente  alla a questa  Provincia.  Ma caduto il governo pontificio nelle Marche il regio commissario Pepoli  nel 1863 lo sorresse  e ne incamerò i beni.

 

 

7 - MATELICA: Si ripete la storia di Sassoferrato perché alla rinuncia dei gesuiti, il Consiglio pubblico di Matelica chiamò i carmelitani per realizzare la fondazione, usufruendo dei beni lasciati dal conte Valentino Pellegrini. Essi, di buon grado, accettarono ed iniziarono la santa osservanza il 14 gennaio 1705, intitolando la chiesa ai SS. Valentino di Terni e Teresa. Ma la esistenza di questa fondazione fu particolarmente travagliata  per le controversie  durate un quarantennio con gli eredi del conte Pellegrini che volevano obbligare i  padri a tenere corsi di filosofia e morale  ai giovani  della  città che peraltro mostravano indifferenza al proposito. Dopo la soppressione napoleonica, i nn. PP., impossibilitati di riavere il convento e le corrispettive rendite, non vi ritornarono più.

 

8 - MONTEODORISIO: I primi tre religiosi prendono possesso del Santuario della Madonna delle Grazie, l’11 agosto 1946, quantunque l’erezione canonica sarà del 28 settembre seguente. Su terreno offerto dalla Curia , verrà costruito il Convento, mentre di fronte al Santuario si costruirà l’Istituto “Molisani” che sarà gestito dalle Suore Terziarie Francescane. Nel 1° agosto 1955 ricevono il mandato ufficiale di gestire, oltre il Santuario, anche l’unica parrocchia del paese, anche se già da tempo ne avevano la cura, a causa della malattia del parroco.

Nel 1978, “dopo trent’anni di fruttuoso lavoro, scrive P. Onorio, in SINTESI STORICO-CRONOLOGICA, pag.117, ma anche di tensioni e incomprensioni, la Provincia è costretta ad abbandonare questa casa col rimpianto di coloro che vi avevano lavorato con tanta generosità e amore”.

 

D. DIVISIONE IN PERIODI

 

Nell’introduzione al libro: SINTESI STORICO-CRONOLOGICA, a p. 8, secondo lo scrittore, P. Onorio di Ruzza, “… la storia della Provincia può essere divisa in tre grandi periodi. Il primo periodo va dalla nascita della Provincia ai primi decenni del ‘’700; il secondo dal quarto decennio del ‘700 a quasi tutto l’800 ed il terzo dall’ultimo ventennio dell’800 fino al 1970.

 

Nel primo periodo, è sempre Di Ruzza che scrive, la cronologia è particolarmente densa e la Provincia si esprime con solare evidente vivacità e fervore di vita e di opere. Nel secondo periodo la cronologia è ridottissima e la vita della Provincia, come di ogni altra istituzione religiosa del tempo, procede affannosamente tra difficoltà e crisi varie dovute all’incalzare dell’ideologia illuministica e paganeggiante (illuminismo…rivoluzione francese…., ecc…) e ad atteggiamenti politici contrari agli ordini religiosi. Nel terzo periodo la cronologia diventa nuovamente ricca e quindi significativa della netta ripresa e vigorosa rinascita della Provincia”.

 

A questi tre periodi (con il permesso e il consenso di P. Onorio), mi permetto di aggiungerne un quarto, che chiamerei: il periodo post-concilare, diciamo della decadenza, che parte dagli anni settanta fino ai nostri giorni, contrassegnati soprattutto dall’abbandono di tanti confratelli e compagni, dalla chiusura dei collegi preparatori, dalla diminuzione costante di vocazioni che ci hanno costretto al recesso di quattro Conventi.

 

Nell’altro volume: ”QUATTRO SECOLI…” la storia, meglio la cronaca, viene divisa per secoli: il 1°, dal 1617 al 1777,il 2° da questo al 1817, il 3°  fino al 917, mentre il 4° è composto di mezzo secolo fino al 1997. A questa divisione per secoli  preferisco affidarmi per  sintetizzare ancora di più la nostra storia.

 

Nel 1717, dopo un secolo di vita, la Provincia raggiunge il periodo della sua maggior espansione e annovera 12 Conventi: LA SCALA; LA VITTORIA, IN ROMA; S. SILVESTRO IN MONTECOMPATRI; S. VALENTINO, TERNI;  S. TERESA, PERUGIA (1623); SS. MARIA E SILVESTRO, CAPRAROLA (1623); SS. GIUSEPPE E TERESA , VITERBO (1630);  S. PELLEGRINO,ANCONA (1642),  S. MARIA DEL MONTE CARMELO ,SASSOFERRATO (1643); PRESENTAZIONE DELLA B. V. MARIA, MONTEVIRGINIO (1668); ANNUNZIAZIONE DELLA B. V. MARIA,URBINO (1672);  SS.VALENTINO E TERESA,MATELICA (1705).

 

Fanno parte della Provincia i Carmeli: S. MARIA DEL MONTE CARMELO E S. EGIDIO a Roma; SS. GIUSEPPE E TERESA, TERNI- (1618); S. TERESA ALLEQUATTRO FONTANE, ROMA (1632); REGINA COELI - TRASTEVERE, ROMA (1654), mentre sono fuori giurisdizione: S. GIUSEPPE, ROMA; S.TERESA, FANO (1632): CORPUS DOMINI A S. LUCIA DELLA PIGNA, ROMA (1637).

 

Dall’erezione della Provincia, avvenuta nel n 1617, nell’elenco che abbiamo dato dei Conventi mancano: la Madre di Dio a Napoli e la Madonna dei Rimedi di Palermo, per il semplice motivo che nel 1626 era stata costituita la PROVINCIA NAPOLETANA, (la prima figlia della Prov. Romana) e, appena dieci anni dopo quella SICILIANA (il cui primo Provinciale fu un religioso della Prov. Romana p. Angelo di S. Alessio, seguito poi da un altro religioso della stessa Provincia, P. Serafino di S. Maria).  Seconda figlia, o prima nipote: scegliete voi.

 

La nostra Provincia viene, quindi, ridimensionata nella sua geografia e concentra i suoi Conventi, solamente nello Stato Pontificio, fatta eccezione dell’Emilia. Oltre i

due Conventi citati, entrarono a far parte della nuova Provincia Napoletana i Conventi: La Madonna delle Grazie a Messina (1619), S. Erasmo a Palermo (1619), La Madonna di Costantinopoli a Lecce (1620), S.  Teresa a Chiaia a Napoli (1620). Cfr. QATTRO SECOLI, p. 290, nota 2, in calce.

 

Nella nota 3, a pag. 291 dello stesso volume troviamo: ”il nove luglio 1684 s’inaugura solennemente la fondazione di SIENA sotto il Titolo di S. MICHELE ARCANGELO, voluta da Padri Senesi della Prov. Romana”.

La nota 4, nella stessa pagina, medesimo libro, leggiamo: il 2 maggio 1695 il Definitorio generale decide l’erezione della nuova PROVINCIA TOSCANA (seconda figlia della PROVINCIA ROMANA) e v’incorpora temporaneamente il nostro Convento di Urbino, per raggiungere il numero legale di quattro Conventi previsto dalle Costituzioni per la creazione di nuove Province. Il suddetto Convento ritornava alla madre Provincia, dopo la fondazione del Convento di Prato, avvenuta nel 1699.

Il resto lo sappiamo.

 

Con il tempo, la Provincia può rientrare in possesso dei conventi di S. Pancrazio (1874),  Montevirginio (1876),  Caprarola (1878), Montecompatri (1895), ma non dei Conventi romani di S. M. della Scala e di S. Maria della Vittoria e di quello di S. Valentino di Terni che rimarranno proprietà del Demanio e FEC a Roma, e del Comune a Terni, mentre le Chiese, incamerate dallo Stato- FEC- più tardi vengono riaffidate alla cura della nostra Provincia, direttamente, attraverso lo strumento giuridico della Convenzione, quelle di Roma, e attraverso la Curia diocesana quella di Terni; situazione questa che rimane tuttora  vigente. Solamente accenniamo che gli attuali “Conventini” di S. Maria della Vittoria, costruito con denaro proprio e finanziato anche dallo Stato, rimane proprietà del FEC; mentre quello di S. Valentino di Terni è stato costruito ex-novo dalla nostra Provincia ed è di nostra proprietà.

Seguendo le note di pag. 294 apprendiamo che il Convento di S. Pancrazio, fondato nel 1662 come Seminario delle Missioni per tutta la Congregazione d’Italia,

nel 1907 passa alla Provincia, dopo che i nostri Padri si erano adoperati tenacemente per riaverlo dal governo.

 

Dopo tre secoli di vita, nel 1917, appunto, riassumendo questo periodo di forti cambiamenti, abbiamo questi CONVENTI: S. MARIA DELLA SCALA, S. MARIA DELLA VITTORIA, MONTECOMPATRI, TERNI, CAPRAROLA, S. PANCRAZIO FUORI LE MURA, MONTEVIRGINIO, CEPRANO MADONNA DEL CARMINE (FONDATO NEL 1898);  mentre i Monasteri sotto la giurisdizione sono: S. MARIA DEL M. CARMELO E S. EGIDIO, SS. GIUSEPPE E TERESA, REGINA COELI, S. TERESA, ROMA, trasferito a S. Stefano Rotondo il 10 -10-1887, e fuori della giurisdizione: S. GIUSEPPE, S. TERESA a FANO, CORPUS DOMINI, ORA SS. PIETRO E MARCELLINO, RONCIGLIONE.

 

Nell’ultimo periodo analizzato in “QUATTRO SECOLI..” che abbraccia i cinquant’anni delle due grandi guerre e parte del periodo del post-concilio, cioè dal 1917 al 1997, anno del quarto centenario della fondazione del Convento di S. Maria della Scala, c’erano questi CONVENTI: S. MARIA DELLA SCALA, S. MARIA DELLA VITTORIA, S. PANCRAZIO, MONTECOMPATRI, TERNI, CAPRAROLA, MONTEVIRGINIO, CEPRANO (già esistenti) e si aggiungono le nuove fondazioni: S. TERESA DI GESU’ BAMBINO IN ANZIO (1926), S. TERESA IN PANFILO (1928), S. GIOVANNI DELLA CROCE IN PESCARA (1982). In questi cinquant’anni abbiamo la fondazione di un solo nuovo MONASTERO: REGINA CARMELI, in Via del Casaletto in Roma, dopo vari trasferimenti, e non è mai stato sotto la giurisdizione della nostra Provincia, ma del P. Generale. Da ricordare il trasferimento del Carmelo di S. Egidio da Roma a Pescara.

 

Seguendo le note a pag. 295, troviamo: 1) Il 22 novembre 1933, con Rescritto della S. Congregazione dei Religiosi, vengono ridisegnati i confini delle Province italiane (sei all’epoca) e quindi anche della nostra, che d’ora innanzi comprenderà le regioni del LAZIO, UMBRIA E ABRUZZI. A questo punto viene spontanea  una domanda a cui non pretendiamo che si dia una risposta ma certamente è un pressante invito a meditare. E’ questa una delle cause della diminuzione dei religiosi? Cioè,   diminuendo  le Regioni,  di conseguenza  non  sono stati ridotti sensibilmente  i bacini dove attingere ?  Inizialmente, tagliando una linea sulla mappa dell’Italia, il Territorio della Provincia abbracciava quello compreso dal fiume RENO, fino alla Sicilia e Malta, andando via via diminuendo con la Costituzione delle altre Province, fino a ridursi  alle Regioni del vecchio Stato Pontificio, e ora solamente compren- dente le tre Regioni sopraddette.

 

La 2.a nota ci ricorda che nell’elenco dei Conventi (1997) non figura la fondazione di MONTEODORISIO presso il Santuario della Madonna delle Grazie, perché avvenuta nel 1946 ed è stata lasciata nel 1978 per autorità del Visitatore Generale.

 

 

La 5.a ci dice che nel Capitolo Provinciale del 1978 la Provincia, prendendo atto della chiusura del Convento-Santuario di Monteodorisio, s’impegnava ad aprirne un altro quanto prima nella Regione degli Abruzzi. Questo avveniva esattamente il 14 dicembre 1982 con la fondazione del Convento di S. Giovanni della Croce in Pescara, in Via Tirino.

 

Per i Monasteri, invece, riportiamo due note a pag. 296: 3.a- I Monasteri di S. Giuseppe di Roma e quello dei SS. Teresa e Anna di Ronciglione nel 1943(!) Resta l’interrogativo della data.  Non riesco a trovare conferma nelle cronache dei rispettivi monasteri. Così P. Onorio) passano sotto la giurisdizione della Provincia.

 

La 4.a- Nella seconda metà del ventesimo secolo tutti i Monasteri della Provincia sono stati trasferiti in sedi nuove e più rispondenti allo spirito delle nostre monache scalze. Ultimo a essere trasferito è stato il Monastero di Ronciglione, la cui nuova

sede è stata costruita fuori del Paese, in contrada Procoio, lungo la Cassia Cimina, inaugurato il 16 luglio 1981 ed intitolato al SANTO BAMBINO GESU’ DI PRAGA.

 

 

E.  GRANDI EVENTI

 

In questo mezzo secolo non possiamo passare  sotto silenzio tre grandi momenti nella storia missionaria della Provincia. Lo spirito missionario era stato sempre presente nella vita della Provincia, sia perché il noviziato della Scala era aperto a tutti e imbevuto dello spirito ecumenico … e missionario, sia perché diversi religiosi della Provincia erano partiti come missionari. Basta citare il P. Prospero che, dopo aver fondato la stazione di Aleppo in Siria, parte per il recupero del Santo Monte Carmelo e il Padre Sebastiani, grande missionario in India.

Quando poi cresce il numero dei figli e la casa diventa piccola, bisogna emigrare in cerca di nuove terre, non da colonizzare, ma da evangelizzare, ed ecco la ragione dello sciamare dei nostri religiosi verso le Missioni.

 

1° EVENTO.  LA MISSIONE IN LIBANO, SIRIA E TURCHIA. 

 

La Provincia ha  avuto in affidamento  questa  Missione  il 4 novembre 1908 e l’ha  curata con tanto amore e  dedizione,  insieme a religiosi di altre province italiane fino al  1970, anno in cui è stata costituita la SEMI PROVINCIA LIBANESE (terza figlia della Provincia), con i conventi di Biscerri, Kobaiat, Tripoli e Beyruth.

 

  EVENTO. LA NOSTRA MISSIONE IN BRASILE,  

 

Dal 1911 al 1978 la Provincia ha impiegato  forze ed uomini  per evangelizzare  larghe zone del Brasile Sud - Est e per impiantare  il  Carmelo in molte città e paesi. Risultato?  Nel 1978 il  Definitorio Generale crea la DELEGAZIONE GENERALE DEL SUD-EST DEL BRASILE, (quarta figlia della Provincia) che comprende  i

 

Conventi di Rio de Janeiro, Sao Paulo e Sao Roque, fondati dalla nostra Provincia, quelli di Caratinga e Travessao de Campos, fondati dalla Provincia Toscana, oltre quello di Belo-Horizonte, appartenente alla Provincia Olandese.

 

3° EVENTO.  LA NOSTRA MISSIONE NELLA REPUBBLICA DEMO-CRATICA  DEL CONGO.

 

Nel 1968, i nostri  Padri sostituiscono  i Padri belgi a Kananga II, in un convento di proprietà dell’Ordine, e i missionari Scheutisti  nella estesissima  Missione  di Ntambwe – S. Bernard.  Si ritirano nel 1998, dopo trenta anni d’intensa attività, lasciando in mano ai religiosi autoctoni la DELEGAZIONE GENERALE DEL CONGO (quinta e ultima figlia della ALMA MATER ROMANA).

F. /  RECESSO DI CONVENTI

 

Analizziamo il periodo della storia attuale che stiamo vivendo e che, seguendo la divisione in periodi della SINTESI, parte dal 1950, seguendo quella dei secoli, parte dal 1997, e che abbiamo definito del post-Concilio o della decadenza. La chiusura dei Seminari, la mancanza di nuove vocazioni, gli abbandoni e i decessi hanno visto una riduzione costante dei numeri dei religiosi appartenenti, in un modo o nell’altro, alla Provincia. Secondo le statistiche, il numero maggiore raggiunto (quando?) parla di 220 religiosi, ora, secondo il catalogo, appena redatto, non raggiungiamo le quaranta unità (compresi vecchi e bambini).

Quindi si è reso necessario un “Recesso” da alcuni Conventi, cedendone la cura, assieme alle parrocchie, ad altre Province. Così dal 1996 il Convento e la Parrocchia di San Pancrazio vengono gestiti dai confratelli carmelitani della Provincia di Varsavia, il Convento e la parrocchia di San Valentino di Terni sono stati dati in gestione ai confratelli della Provincia di  Manjummel, nel Convento della Scala, la culla della Provincia, si sono istallati, a nostra richiesta, i confratelli della Provincia di Karnataka-Goa, e, finalmente, chiusa la Parrocchia di S. Teresina in Panfilo nel convento prenderanno posto LA SEDE della CISM-OCD, il CENTRO INTERPROVINCIALE della stessa CISM-OCD e l’Associazione CARMELO TERESIANO ITALIANO che gestisce le EDIZIONI OCD.

Operati questi quattro recessi, dolorosi ma necessari, ora la Provincia, è presente nei seguenti conventi: S. MARIA DELLA VITTORIA, MONTECOMPATRI, ANZIO, MONTEVIRGINIO, CAPRAROLA, CEPRANO, PESCARA, mentre i MONASTERI, sotto la sua giurisdizione, sono: PESCARA, TERNI, RONCIGLIONE, REGINA COELI E SAN GIUSEPPE (ROMA).

 

 

G. /  NUMERI SIGNIFICATIVI

 

- Seguendo la suddetta “Sintesi”, e tenendo conto dei dati aggiornati dallo stesso autore nel libro “Quattro Secoli di cultura”, tentiamo di compendiare la vita della PROVINCIA nelle seguenti cifre:

- 394 anni dalla fondazione della Provincia (1617) e 414 anni dalla fondazione del suo primo Convento di S. Maria della Scala in Roma (1597).

- 23 Conventi (dei quali alcuni soppressi) in Italia, Brasile e Congo;

- 2172  religiosi professi tra sacerdoti e non sacerdoti italiani e stranieri;

- 141 Capitoli Provinciali, 142 superiori provinciali e 8 vicari provinciali;

- 17 superiori generali, 42 definitori generali e 18 procuratori generali;

- 13 arcivescovi e vescovi, per lo più missionari;

- 14 monasteri fondati nella sua area geografica, dei quali solo otto (compreso il   Brasile) sotto la giurisdizione della Provincia.

- Fior fiore di Missionari (circa 130), sin dall’inizio, hanno collaborato con le altre Province dell’Ordine nelle lontane Missioni dell’Asia e, in tempi più recenti, hanno lavorato nelle tre Missioni affidate alla responsabilità diretta della loro Provincia: Siria e Libano (1908), Brasile (1911) e Congo-Kananga (1968). La prima è diventata Semiprovincia (1970), la seconda prima semiprovincia (1993) e poi  Provincia(2004), la terza è tuttora Delegazione generale.

 

 Con la fondazione del Convento di Matelica nelle Marche (1705) la Provincia raggiungeva la sua massima espansione sia quanto a numero di Conventi (12) e sia quanto a numero di religiosi (237 circa); numeri mai più raggiunti né superati, neanche al tempo della così detta restaurazione di fine secolo XIX e principio del XX, nonostante una straordinaria fioritura di vocazioni. Nello stesso tempo mai è scesa, però, sotto la soglia degli 80 religiosi.

 

Il primo Provinciale della Provincia Romana è PADRE GIACOMO DI S. VINCENZO (al secolo Vincenzo Crescenzi). A pag. 30 della SINTESI leggiamo l’elogio che di questo Primo Provinciale ne fa il P. Filippo della Trinità: “ P. Giacomo di S. Vincenzo  della nobile famiglia Crescenzi, fratello del cardinal Crescenzi, abbracciando la nostra religione si spaventò della continua astinenza dalle carni, ma superò la difficoltà con coraggio. Sia da priore che da provinciale andava sempre a piedi e mendicando di casa in casa….Non voleva sentir parlare dei suoi e quando venivano menzionati nella vita di S. Filippo ne arrossiva… Era lieto ma insieme ardente zelatore dell’osservanza regolare. Fu priore di Avignone, di Roma e di Napoli, primo provinciale di Roma e definitore provinciale. Proprio come definitore e insieme priore di Napoli venne a piedi da Napoli a Roma per partecipare al definitorio. Di ritorno, cadde malato, fu riportato a Roma, dove morì in concetto di santità nel 1622”.

Dopo Padre Giacomo si sono succeduti altri 141 provinciali, fino al 142° che è stato il sottoscritto.

 

H. COMMISSARIATO SAN GIUSEPPE -  CENTRO ITALIA

 

Con il Decreto del Definitorio generale de 06 marzo 2011 Prot. N. 32/2011 DF, è stata sospesa “ad experimentum”, per un triennio, cioè fino ai Capitoli del  2014, l’autonomia giuridica delle Province Romana e Toscana ed  è stato costituita la circoscrizione “ad instar  COMMISSARIATUS”, sotto la giurisdizione del Definitorio generale, in vista della erezione della nuova “PROVINCIA DELL’ITALIA CENTRALE. Ne è COMMISSARIO: PADRE GABRIELE MORRA, romano, ma della Provincia Toscana.

I suoi compiti principali sono: a) - promuovere il cammino per la realizzazione della nuova Provincia, b)- favorire la conoscenza mutua dei religiosi dei due Territori, c- organizzare la ristrutturazione necessaria.

 

Per coadiuvarlo in quest’impegni sono stati eletti , nei Territori delle due Province, un Delegato e due Consiglieri, ed essi sono: per la Romana : P. Rocco Visca, Delegato, P. Michele Masella e P. Sandro Pantoli, consiglieri; per la Toscana: P. Graziano Sbrolli, Delegato, P. Paolo Maria Barbiano di BelGiojoso e P. Nazareno Valli, consiglieri.

 

Il P. Commissario ha scelto come sede l’Eremo di Montevirginio, mentre P. Rocco è a Roma e P. Graziano a Capannori. La scelta operata dal P. Commissario è collegata alla promozione vocazionale della quale lui ne sarà il principale promotore.

 

Il Consiglio del Commissariato si è già riunito tre volte per dare attuazione ai Decreti e alle Ordinazioni dei due Capitoli, sia per le nomine dei Superiori e degli altri uffici, sia per la composizione delle Comunità e sia per qualificare ogni casa del Commissariato.

 

Il Convento di Montevirginio, oltre a svolgere la funzione di casa di prima accoglienza, è stata anche individuata come casa di Noviziato; Il Convento di Anzio, rimane Santuario e Parrocchia; Il Convento di Pescara come avamposto vocazionale sull’Adriatico; Il Convento della Vittoria  quale centro spirituale e d’accoglienza dei turisti; I Conventi di Montecompatri, Caprarola e Ceprano quali case di promozione della vita spirituale e d’accoglienza.

P. Rocco Visca

Delegato Provinciale Romano

 

 

 

 

 
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