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Ricordando P. Gaetano

P. GAETANO DELLA VERGINE DEL CARMELO
(AL SECOLO. BERARDINO GAGLIARDI)


Nacque il 10 marzo del 1933 da Cesidio e Rossana Frazza, nel paese di Santo Stefano (L'Aquila), in Abruzzo da dove ereditò il suo carattere, forte e gentile.

Frequentò le scuole elementari nel paese natio e poi entrò come aspirante nel convento di Montecompatri, dove frequentò le medie e il ginnasio. Attratto dalla vita religiosa fece la vestizione dell'abito Carmelitano nell'eremo di Montevirginio il 10 agosto 1950, e l'anno successivo, superata la prova del noviziato, emise la professione religiosa nell'Ordine del Carmelo Teresiano: era il 15 agosto 1951.

Dopo gli studi di filosofia a Caprarola e di teologia a Ceprano, fu ordinato sacerdote il 18 febbraio 1959 nel collegio teologico di Ceprano, in Ciociaria.

Insegnò quindi nei collegi preparatori di Anzio e di Montecompatri ai giovani aspiranti al Carmelo e poi fu mandato dall'obbedienza nei vari conventi: a San Valentino in Terni, nell'eremo di
Montevirginio e nel santuario della Madonna delle Grazie a Monteodorisio nei quali luoghi si distinse per laboriosità e zelo pastorale. Passò anche un anno di aggiornamento spirituale sul Monte Carmelo in Israele.
Eletto Priore di Montecompatri (negli anni 1984 - 90) si prodigò, dopo la chiusura del collegio degli aspiranti, a mantenere la struttura fatiscente del convento e a restaurare la cappella della Madonna del Castagno, abbellendola all'interno, con affreschi murali.

Passò poi, quasi dieci anni nella Basilica - Santuario di S. Teresa di G. B. in Anzio, impegnato nella catechesi, nel canto e suono dell'organo durante i numerosi matrimoni che ivi si celebrano; sistemò la nuova statua di S. Teresa di Gesù Bambino in legno, da Ortisei, dopo la sua proclamazione a dottore della Chiesa (1997), posta sul transetto dell'altare maggiore.

Tornò infine volentieri (nel 2002) in questa casa parrocchiale di S. Panfilo, con l'incarico di guida dei turisti al Laboratorio - Spezieria di S. Maria della Scala, in Trastevere - Roma e come vicario parrocchiale di questa parrocchia.
Organizzava, da tempo, pellegrinaggi all'estero con un gruppo di amici e di simpatizzanti; nel 2006 anch'io andai con loro in Romania. Di esso ho un ricordo meraviglioso specialmente per la visita ai tanti e celebri Monasteri della Chiesa Ortodossa.

Nell'agosto del 2007 fu operato nel Policlinico Umberto Primo di Roma, allo stomaco e per circa un anno sembrava che tutto fosse superato, invece il male si ripresentò più invadente e ostinato cosicché si passò alla chemioterapia presso la clinica Marco Polo. Passava la convalescenza presso i suoi parenti a Santo Stefano, quando il 5 novembre si aggravò. Inutili furono i tentativi di ricovero ospedaliere, prima a Tagliacozzo e poi all'Immacolata di Celano, dove giungeva a tarda sera, morente. Erano le 18,45, quando una telefonata ci informava che il nostro P. Gaetano era deceduto.

Celebrati i funerali il 7 novembre 2008 nella chiesa parrocchiale del suo paese, con grande affluenza di religiosi e fedeli, è stato sepolto nella tomba di famiglia.

Questa sera a otto giorni della sua dipartita, vogliamo ricordarlo con affetto a tutta la comunità parrocchiale e pregare per lui, offrendo questa S. Messa al Signore Dio Misericordioso.

Addio P. Gaetano.

Roma 13 novembre 2008

p. Orlando Pietrobono scripsit

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Lettera di un confratello e amico

 

            Caro P. Gaetano, anche tu te ne sei andato in punta di piedi.

            Oggi si affollano nella mia mente i ricordi.

            Ti conobbi a Caprarola nel 1949. Avevamo quasi la stessa età: sedici anni! Ci distanziavamo solo di sei mesi. Venivi da Monte Compatri insieme ad altri tuoi compagni. Ricordo Salzetta che è rimasto tra noi. Gli altri, o durante l'anno, o in seguito, presero un'altra strada.

            Eravamo stati riuniti in un'unica classe. Noi eravamo in quattro e stavamo lì da un anno. Con noi c'era una squadra di sei giovani professi, venuti da poco dal noviziato. Voi, setto o otto, eravate ancora postulanti. Il programma era del primo liceo classico, anticipato per voi in alcune materie. I professori erano P. Faustino, P. Fedele e P. Marco,  una istituzione nel nostro il collegio filosofico. Salivano sulla cattedra del '600, alta due metri. Noi, sotto, con il naso all'insù, ad ascoltare, a volte incantati, a volte forse anche mezzo addormentati...

            L'anno seguente ve ne andaste, dovevate fare il noviziato. Ci abbracciammo con un "a rivederci" all'anno prossimo. Era la prima e l'ultima volta che potevamo farlo, perché - ricordi? -  era proibito anche solo parlare tra noi....

            Prendesti l'abito carmelitano il 10 agosto del 1950, insieme ai tuoi compagni che erano rimasti in pochi, rinforzati però da un altro gruppo più giovane ancora, proveniente sempre da Monte Compatri, vivaio delle nostre vocazioni.

            Voi, da quattro o cinque anni, eravate tutti già "fratini", con la tonaca marrone e con un esercizio di vita carmelitana, alla quale mancava solo la tonsura e i piedi scalzi, per togliere quell'"ini".

            Io non facevo parte di quel vivaio. Ero considerato "vocazione adulta" perché mi ero affacciato direttamente al noviziato a quindici anni.

            Avreste, comunque, anche voi abbandonato il cognome con il quale eravate chiamati. Vi avremmo rivisti non più Gagliari o Salzetta, ma "frà" come noi.  Ce lo augurammo con tutto il cuore. Ci sentivamo fieri di essere tutti "eletti" e non solo "chiamati". Questo era, infatti, il significato del cambiamento del nome.

            Il 15 agosto dell'anno dopo emettesti i primi voti. La professione ti fece concludere il noviziato, e poco dopo tornasti a Caprarola. Eravate ormai in cinque.  Noi avevamo fatto il secondo anno del liceo-filosofia. Ci mancavano solo due anni per imbarcarci nella teologia. Eravamo diventati "i grandi", perché i compagni del corso avanti erano partiti per Ceprano. Voi, ultimi arrivati, eravate "i piccoli".

            Vi accogliemmo con gioia. Lo studentato che si riempiva ci faceva sentire più sicuri. La condivisone di una vita bella, ma rigorosa ci infondeva coraggio. Eravamo in quindici! Presto avremmo raggiunto anche il numero di venti con l'aggiunta di alcuni studenti libanesi.

            Stemmo due anni insieme condividendo gioie e dolori. Le classi erano differenti. Per accomodare l'accoppiamento dei gruppi vi distanziaste di due anni. La vita però di osservanza regolare era la stessa. Eravamo ormai diventati confratelli e compagni.

            Anche se la Regola e le tradizioni ci portavano a vivere distaccati tra noi, alcuni momenti si passavano insieme. Oltre ai servizi di casa, chiamati uffici, c'erano i lavori della campagna, fuori dell'orario scolastico, che incrementavano la fraternità. Poi le ricreazioni quotidiane e quelle straordinarie facevano crescere lo spirito di compagnia che ci faceva andare avanti gioiosamente.

            La vita era dura. Per il pranzo e la cena, come pure per la preghiera, l'unione era semplicemente fisica. Tutto in silenzio, con il massimo raccoglimento che non ci faceva neppure guardare in faccia. Durante la giornata non potevamo parlarci, nemmeno per motivi di scolastici. Ci davamo del lei: "vostra carità". Però ci sentivamo fratelli. Probabilmente perché tutti ci sentivamo fratelli di Gesù.

            Dopo due anni di questa vita comune, di nuovo il distacco. Noi partimmo per andare a studiare teologia, voi restaste a Caprarola a terminare il corso di filosofia. Ci saremmo ritrovati dopo altri due anni nel medesimo studentato.

            Veniste anche voi a Ceprano incrementando il gruppo, che nel frattempo, da tutte e due le parti, si era assottigliato. Alcuni avevano cambiato vita, altri erano stati mandati a studiare a Roma.

Questa volta però gli studi erano fatti insieme. Le materie della teologia di base non avevano un ordine fisso, l'importante era frequentarle.

            Lo studio della teologia era differente, meno pesante. I superiori ci davano più libertà. C'era più fiducia in noi, ormai tutti maggiorenni (allora 21 anni). C'era soprattutto un'atmosfera di attesa per l'evento più importante della nostra vita che si accostava a grandi passi.  Poi gli stessi studi ci aiutavano a nutrire con più intensità la vita dello spirito. C'era più serenità, più gioia.

            Condividemmo la vita carmelitana con più fervore. Anche le tappe del cammino teologico ci vedevano spesso insieme ai piedi dell'altare per ricevere dal Vescovo le varie ordinazioni.

Noi, i più grandi ricevevamo i così detti "Ordini maggiori", insieme a voi che prendevate quelli "minori".

            Capitò, alla fine del mio studentato, che tu diventassi Suddiacono, durante la medesima cerimonia della mia Ordinazione Presbiterale. Ne fa testo la foto che ti vede in fila, con i tuoi compagni, insieme a me e P. Teodoro sacerdoti. Voi facevate sfoggio del "manipolo" distintivo e caratteristica, allora, di quell'Ordine sacro. Tu sei il quarto cominciando da sinistra, tra Pierpaolo e Romano. Altre tue foto non le ho. Era il 1957.

gaetano diacono

            Noi andammo via da Ceprano e tu, con i tuoi compagni, due anni dopo terminasti gli studi.

            Di quel periodo in preparazione al sacerdozio ho pochi ricordi, ma quello che non ho dimenticato era il fervore che investiva tutti. Noi più grandi con voi più piccoli, facevamo a gara per pregare di più, fuori degli orari comuni. Ho presente le ore della sera e anche le nottate di adorazione. Contavamo i giorni, poi addirittura le ore che ci separavano da quel gran giorno.

 

            In seguito ognuno è andato per la strada che i superiori ci indicavano. Con te non sono mai stato nel medesimo convento. Ci siamo incontrati tante volte. Abbiamo più volte scambiato impressioni ed esperienze sul lavoro apostolico.

            Ci seguivamo interessandoci delle differenti mansioni che ci capitavano. Eravamo sempre tutti e due molto indaffarati. In questo ci somigliavamo.

            Tu avevi qualche caratteristica in più. Il canto e il suono dell'organo ti rendevano più prezioso. Anche un particolare spirito artistico ti faceva emergere sugli altri.

            I frutti del nostro apostolato li conosce solo il Signore e li lasciamo a Lui, che certamente avrà apprezzato il tuo spirito di sacrificio con cui ti sei dato alle anime. Anche il cammino della nostra vita interiore è un segreto tra noi e Dio.

            Voglio accennare solo a qualche aspetto esterno della tua vita religiosa.

            Ricordo come, da priore, facesti il manovale e il muratore nell'istallazione dell'ascensore nel convento di Monte Compatri. Eri imbiancato di polvere e calcinaccio. Sudato. Imbrattato di calce.

            Ricordo le difficoltà che dovesti superare da parte di alcuni padri anziani che erano contrari a quell'innovazione, poi benedetta nella difficoltà di salire le scale. Vedevi lontano. Non ti arrendevi. Per risparmiare lavoravi con gli operai e più di loro.

            Il restauro della Madonna del Castagno sempre a Monte Compatri è un'altra testimonianza del tuo lavoro e della tua competenza.

            Ad Anzio fosti fiero della statua nuova di Santa Teresa di Gesù Bambino, come "dottore della Chiesa". La volesti in quell'atteggiamento per mettere in risalto il nuovo titolo datole nel 1997. Il libro contiene la Parola che è Cristo, da Teresina annunciato attraverso la sua Piccola Via. Anche lì quante difficoltà! Quante critiche!

            Dove sei stato hai lasciato un'impronta di bene. Penso a Monteodorisio dove fosti mandato per avviarne la chiusura. La gente si affezionò tanto a te e tu ti desti tanto da fare, da rendere meno semplice quell'atto amaro della nostra Provincia. Anche se per poco tempo, lavorasti. Ti ricordano con piacere.

            L'ultimo incontro con te l'ho avuto pochi mesi fa.. Ti piaceva raccontare. Parlavi. Scendevi nei minimi particolari su ciò che descrivevi. Qualcuno diceva che avevi piacere di cominciare dalla creazione del mondo, per dire come arricchivi di dettagli ciò che mettevi in luce. Andavi fino in fondo nelle cose narrate. Non ti sfuggiva nulla e volevi che chi ti ascoltava non perdesse nulla di quelle tue particolari osservazioni. Così non sfuggivano alla tua critica le piccole inosservanza alle regole e statuti.. Ti sarebbe piaciuta la perfezione in tutto. Esponevi pacato e non avresti mai finito di parlare...

            Qualche tempo prima, mi facesti visitare la spezieria di Santa Maria della Scala. Ne stavi curando, anche lì, il restauro. Con calma conducevi i turisti per i vecchi locali della farmacia e del suo laboratorio spiegando, illustrando e facendo gustare il bello del vecchio e dell'antiquato.

            Eri andato alla Biblioteca Nazionale a scovare le ricette e le norme mediche del passato, scritte dai frati farmacisti di quei tempi. Te le facesti mettere su un CD e mi pregasti di riprodurle su carta per farne dei volumi da offrire ai visitatori.

            Prendesti contatto con l'Ufficio del Turismo per incrementare le visite a quel monumento nazionale. Riuscisti persino a introdurre in alcune trasmissioni della TV la storia di quell'angolo di Roma antica con la sua farmacia. Apparisti più di qualche volta anche in TV . Spiegavi. Era date tutto reso interessante.

            Gli ultimi anni, fino agli ultimi giorni, la tua vita si è consumata come Viceparroco a Santa Teresa di Gesù Bambino ai Parioli. Sacramenti, predicazione, ufficio parrocchiale, oltre alle attività descritte, ti hanno visto sulla breccia senza fermarti.

            Quando ti incontrai l'ultima volta mi dicesti che stavi bene, che ti stavi curando, sembravi sereno, pur sapendo che il male avanzava. Forse anche tu, come noi, non prevedevi che il Signore ti avrebbe chiamato così presto. Invece, in punta di piedi, improvvisamente, varcasti quella soglia.

            Ora resta il bene che hai fatto e a noi, che ti abbiamo conosciuto, anche il ricordo della tua persona, del tuo carattere, della tua operosità.

            Tutto passa su questa terra, ma in Dio tutto resta e resta per l'eternità. Ti auguro, ti auguriamo, con la preghiera, la ricompensa nella gioia e nella felicità senza tramonto in paradiso!

            A rivederci!

P. Raffaele

 

 

 

 
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