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lLibro della Vita

 

Ai PP. Provinciali e ai Superiori delle Circoscrizioni

 

 

Roma, 4 settembre 2009

 

 

Caro fratello nel Carmelo,

 

Con questa ti inviamo una nuova scheda di lettura sul "Libro della Vita” di Santa Teresa di Gesù che vuole completare quella che abbiamo approvato nel Capitolo Generale e che aveva un contenuto più dinamico e pastorale. Quella che ora ti giunge, come puoi vedere, è più teorico-dottrinale e cerca di situare il libro contestualizzandolo, presentando il suo contenuto e le parti, offrendo una breve introduzione per una lettura di ognuna di esse.

 

Come puoi constatare, la scheda non è molto lunga: non abbiamo voluto, coerentemente con quanto è stato detto nel Capitolo Generale, fare una lunga introduzione che rubi tempo a ciò che maggiormente importa: leggere Santa Teresa di Gesù.

 

Ti preghiamo di far pervenire ai frati, monache e membri dell'OCDS, con sollecitudine e nel modo che ritieni più opportuno, una copia di questa scheda, come pure di quelle che in seguito verranno preparate. Esse si potranno scaricare anche dal web (un sito che verrà creato tra poco)  che la Commissione nominata dal Definitorio Generale, a motivo del Centenario, sta predisponendo, compresa questa scheda che ha trovato in P. Salvatore Ros, ocd, un valido aiuto. Ogni anno ti saranno inviate, per essere distribuite nella tua circoscrizione, due schede come questa: una con impronta piuttosto pastorale ed un'altra più teorica e dottrinale.

 

"Ora cominciamo…” e per poterlo fare “di bene in meglio” offriamo ai nostri fratelli e sorelle questo materiale molto semplice. Auguriamo che la lettura fedele e creativa da parte di ciascuno di noi trovi un terreno adeguato nel quale questi piccoli semi diano un frutto abbondante.

 

Con affetto e in comunione di preghiere.

        

                   P. Emilio J. Martínez González, Vicario Generale, ocd

 

 


Santa Teresa di Gesù, Libro della Vita

 

Guida alla lettura

 

Introduzione

 

            Mettendoci di fronte al Libro della Vita (=V) di Santa Teresa il nostro atteggiamento non è quello di chi s’accosta per leggere un libro per mera curiosità o per semplice dovere. Dobbiamo prendere coscienza che ci troviamo davanti ad un buon libro, un libro che ci coinvolge, che racconta cose che in qualche modo sentiamo come nostre. Quanto vi viene narrato in qualche maniera è presente dentro di noi, accade in noi.

            Il Libro della Vita può essere letto in modo partecipativo, perché la Madre Teresa ha proposto in esso la propria storia personale come un cammino di esperienza per altri. Il modo con cui lei ha condotto la vita, o meglio, di come è stata condotta, è una guida adeguata per l’avventura interiore che ci conduce al pieno incontro con Dio. Lei lo dice esplicitamente quando afferma che è sua intenzione scrivere "per ingolosire le anime di un bene molto alto" (V 18, 8).

            Questa spontanea confessione teresiana ci offre la chiave di lettura che deve guidare il nostro approccio al Libro della Vita e anche a tutti i suoi scritti:  Santa Teresa è mediatrice di una Presenza attiva, la presenza di Dio. Possiede l'efficacia di propiziare l'incontro personale, non solo con lei, ma anche con il suo interlocutore divino, perché Teresa, ogni qualvolta parla di Dio, lo fa davanti a lui, coram Deo, in modo che egli appaia e si manifesti per quello che è.

Una lettura, pertanto, ricettiva e vibrante come quella che abitualmente faceva il suo primo editore, fra Luis da León:  "E così, ogni volta che li leggo [gli scritti teresiani], mi stupisco di nuovo, ed in molte parti di essi mi sembra che non sia ingegno di uomo quello che sento; e non dubito che in molti passi parlava in lei lo Spirito Santo, che le reggeva la penna e la mano, per la luce che getta sulle cose oscure ed il fuoco che le sue parole infondono nel cuore di quanti le leggono”[1].

            Questa sensazione, questa convinzione, si diffonde nei suoi figli e figlie:  come carmelitani siamo chiamati in modo particolare a trovare la nostra verità, la Verità, nelle pagine di questo Libro vivo.

Molti nostri fratelli e sorelle hanno offerto un’esplicita testimonianza su tale esperienza quando raccontano la propria vocazione o conversione come frutto dell'incontro con Teresa e con Gesù, via, verità e vita, attraverso la lettura delle sue opere, particolarmente del Libro della Vita (da Francesco di Santa Maria Pulgar e Tommaso di Gesù nel s. XVI, fino a Teresa Benedetta della Croce nel s. XX).

Le Costituzioni dei Carmelitani Scalzi così ce lo ricordano:  "La nascita della nostra famiglia all’interno del Carmelo e la sua vocazione nel significato più profondo sono strettamente connesse con la vita spirituale di S. Teresa e con il suo carisma, soprattutto con quelle grazie mistiche dalle quali fu portata a proporsi di riformare il Carmelo” (n. 5; cf. n. 4 delle Costituzioni delle Carmelitane Scalze).

E, se vogliamo fare una lettura davvero fruttuosa, non dimentichiamo quanto ci dice il N. P. Generale nella prefazione al documento del Capitolo "Per Voi sono nata". “Appena apriamo il volume delle opere di S. Teresa ci incontriamo con lo straordinario prologo del Libro della vita, in cui ella avverte il lettore di non dimenticare il lato oscuro della sua persona, del quale non le è permesso di far parola, perché solo le è consentito scrivere del suo modo di pregare e delle grazie ricevute. È una dichiarazione che ci pone subito al di fuori del convenzionale stile agiografico e ci riconduce all’autenticità di una vita cristiana in continuo stato di conversione. Se Teresa scrive questo, è proprio perché nessuno si senta escluso dalla possibilità di percorrere il suo cammino e di ricevere grazie simili a quelle che lei ha sperimentato. Ma se fra noi e Teresa di Gesù, fra la nostra verità e la sua verità si frappone una barriera fatta di stereotipi, rispondenti più che alla storia reale di Teresa ai canoni di una certa agiografia o di una certa teologia spirituale, l’ascolto delle sue parole non potrà diventare per noi fonte di salutare rinnovamento, e rischia di tramutarsi in un pio esercizio, dal quale potranno al più derivare considerazioni di tenore moralistico o spiritualistico".

 

1. Un Libro vivo

 

            Questo libro vivo è la prima opera della Santa e non ha un titolo autentico. Sono stati i bibliotecari dell’El Escorial che scrissero quanto è arrivato fino a noi nella prima pagina.

            Di tutte le sue opere, il Libro della Vita è la più estesa ed in essa Santa Teresa si definisce come scrittrice. Si tratta, inoltre, di uno scritto profondo, sorprendente, un'autentica manifestazione della sua anima, al punto che lei stessa lo chiamerà così: "mia anima" (Lettera a Doña de la Cerda,  23 giugno 1568, 3;  cf. V 16, 6;  V epilogo, 4).

            Santa Teresa ha compiuto in questo libro uno sforzo sistematico –il primo nella storia del pensiero e della letteratura– per riversare nelle sue pagine la totalità della sua persona, a tal punto che i critici letterari lo considerano come il libro più personale di tutta la letteratura spagnola.

            E’ così perché Santa Teresa non pretende semplicemente scrivere un'autobiografia, bensì raccontare al lettore la sua vita come storia di salvezza, come spazio d’incontro con Dio. La Santa ci narra il modo con cui Dio prende il protagonismo della sua vita, attendendola (cf. V, prologo) e trasformandola pazientemente. Perciò il libro racconta l'intervento di Dio nella vita della donna che è Teresa di Gesù con un’intenzione coinvolgente, quella di incoraggiare il lettore a mettersi nella situazione propizia in cui Dio può prendere pure il  protagonismo della sua vita.

Nonostante sia stata scritta in periodi distinti (1562-1565), si tratta di un'opera molto pensata e con una struttura ben definita, in cui la narrazione di eventi biografici si alterna con l'esposizione di carattere dottrinale. Questo ritmo tra l’aspetto narrativo e quello didattico è una caratteristica molto singolare della scrittrice e peculiarità comune in tutti i suoi scritti. Lei, che è un'eccezionale narratrice, non si limita a trasmettere una cronaca, ma, portata da un inarrestabile affanno comunicativo, preferisce esercitare il compito di guida spirituale, facendo della narrazione biografica una piattaforma per l’esposizione dottrinale, mirando più all’accoglienza delle sue parole che a una risposta alle stesse.

 

2. Struttura del libro

 

Il libro si sviluppa in 40 capitoli che danno luogo a cinque sezioni tematiche distinte:

 

Sezione I. La prima parte del libro abbraccia i capitoli 1-9, nei quali Santa Teresa fa un ritratto autobiografico di 40 anni di esistenza: dall'infanzia fino all'avvenimento che sta a fondamento della sua esperienza mistica. Durante la narrazione, Teresa sembra sdoppiarsi in due soggetti:  narratore e personaggio. Il narratore possiede la prospettiva che lei ha quando scrive, mentre il personaggio agisce e si relaziona secondo l’ottica che la stessa Teresa aveva mentre accadevano i fatti narrati. La sezione è di una drammaticità crescente in cui il lettore si vede chiaramente implicato, fino ad arrivare all'episodio della conversione che Santa Teresa indica come l'avvenimento chiave della sua vita, quello che segna un prima e un dopo.

 

Sezione II.  Dopo il capitolo 10, che è di transizione, nei capitoli 11-22, la scrittrice fa un'esposizione dettagliata dei quattro gradi dell’orazione, mediante l'uso di un'immagine allegorica: i quattro modi di irrigare l'orto che corrispondono all’orazione meditativa (cc. 11-13), l’orazione di raccoglimento infuso e di quiete (cc. 14-15), l’orazione del sonno delle potenze (cc. 16-17), e l’orazione di unione (cc. 18-21). Il capitolo 22 riassume e corona tutto l'itinerario spirituale con la mediazione insostituibile su Gesù Cristo "da cui ci vengono tutti i beni" (V 22,7). Questa sezione ci prepara a comprendere meglio la vita nuova che lei sta sperimentando dal momento della sua entrata nell'esperienza mistica.

 

Sezione III. Tra i capitoli 23 e 31 l'autrice ritorna sulla narrazione autobiografica, ma non nello stesso modo della prima sezione. Ora la distanza, di cui parlavamo, tra l'individuo narratore ed il personaggio si fa sempre più sottile, confluendo ambedue in un cambiamento di identità che si annuncia fin dall'inizio con la modalità  ed esperienza simili a quelle di san Paolo:  "Da qui innanzi sarà un libro nuovo, voglio dire vita nuova, perché se quella che ho finora descritta era mia, questa che ho vissuta, da quando ho cominciato a parlare di orazione, è di Dio che vive in me” (V 23, 1).

 

Sezione IV. La quarta parte si situa tra i capitoli 32 e 36, dove apparentemente sembra deviare il discorso sulla sua vita per trattare eventi esterni:  la fondazione del monastero di San Giuseppe in Avila. Ma l'avvenimento e la cronaca sono, secondo l’autrice, frutto di quanto narrato precedentemente, frutto ed effetto della sua esperienza mistica, divenuta fonte di vita per altri. La sua personale storia di salvezza s’intreccia con la Storia della Salvezza e Santa Teresa, insieme al gruppo delle sue prime discepole, si prepara in San Giuseppe a servire Cristo e la sua Chiesa. Le grazie ricevute si manifestano così non come un privilegio particolare da godere personalmente, bensì come un dono ecclesiale, di cui tutti devono beneficiare.

 

Sezione V. E’ formata dai capitoli finali del Libro della Vita (cc. 37 – 40), nei quali Santa Teresa, incoraggiata dal P. García di Toledo, torna alla narrazione autobiografica per completare il seguito della terza parte con quello che attualmente sta vivendo. In contrasto con le paure e perplessità di allora, manifesta qui un sentimento di serenità e di sicurezza interiore che la porta a raccontare nuove esperienze con assoluta convinzione.

 

3. Piste per una lettura approfondita di queste sezioni

 

Sezione I. Teresa ci parla di sé, con verità:  la sua famiglia, la sua vita di bambina, adolescente e giovane, la sua prima vocazione, il suo incontro con la vita carmelitana, ecc. Ma, innanzitutto, Santa Teresa ci parla di Dio, dell'azione di Dio in lei, di un Dio dinamico e attivo che non trascura niente per realizzare il suo desiderio di avvicinarsi all'uomo, di abbassarsi per condividerne la vita e trasformarlo, al di sopra di qualsiasi crisi. Motivata nella sua personale esperienza, Teresa ci insegna che Dio è una presenza positiva che migliora la persona, incoraggia i suoi buoni desideri e perdona le sue colpe.

Per mostrare in modo ancor più chiaro la grandezza di Dio ed il suo desiderio inesauribile di trasformare la persona, Teresa descrive se stessa come ingrata, resistente all'azione divina. Non si tratta, tuttavia, di una visione pessimistica o negativa della persona umana; Santa Teresa vuole solo evidenziare l’aspetto ineguagliabile dell'iniziativa divina e farci vedere che l'azione di Dio non dipende dai nostri meriti, benché stimi le nostre buone intenzioni, bensì unicamente ed esclusivamente dalla sua misericordia.

 

Sezione II. L’orazione è ambito di incontro privilegiato tra Dio e la persona umana, nel quale si realizza il miracolo della trasformazione. Dio si siede alla tavola dell'uomo e della donna, gli piace passeggiare con loro, con lo scopo di comunicar loro la propria natura. Da parte della persona ciò esige, nell'ambito dell’orazione, un atteggiamento distaccato ed amoroso. L’orazione non è una pratica dove cercare se stessi, dove trovare consolazioni spirituali, bensì la porta aperta all'azione di Dio che, al suo ritmo e non al nostro, ci fa conoscere sempre più la sua amicizia e il suo amore, prendendo in mano le redini della nostra vita. Gesù Cristo, con la sua santissima  Umanità, svolge un ruolo insostituibile in questo processo: in lui siamo stati salvati e per lui Dio ci fa tutte le grazie necessarie per la nostra trasformazione a sua immagine; abbandonarlo è impedire la possibilità a qualunque progresso spirituale.

 

Sezione III. In questa sezione Dio si fa ancor più protagonista nella vita di Teresa, che è una vita nuova. Tanto che la persona, come è accaduto a Santa Teresa, può sorprendersi di scoprire Dio così vicino, così innamorato, che concede di continuo grazie all'anima che egli ama. Quando un così grande amore si impone, allora finiscono i dubbi e la persona può muoversi in sintonia con Dio che diviene il centro, la radice e l’obiettivo unico dell'uomo e della donna. Le grazie ricevute da Teresa (visioni, locuzioni, ecc.), benché siano importanti, tuttavia non sono l’aspetto essenziale dell'esperienza mistica. La cosa essenziale è l'insegnamento che si riceve mediante esse, la crescita nell'esperienza di comunione con Dio, che è vicino ed ama la persona. Teresa lascerà prova dei frutti delle sue esperienze mistiche:  ricchezza personale, cambiamento morale, crescita nell'amore a Dio e verso gli altri, umiltà, rifiuto del male, ecc. Accanto a questo panorama tanto ricco di grazie e doni, appaiono le prove, le tentazioni, i rifiuti, le incomprensioni e le durezze. La perfezione non si ottiene in breve tempo, né il cammino che conduce ad essa è esente da difficoltà interne ed esterne. Innanzitutto la Santa chiede di fare attenzione allo scoraggiamento che può essere causato dalla propria debolezza:  non  vi è altra via d’uscita che quella di confidare nel Signore e di aver pazienza con se stessi; non affaticarsi, sperare nel Signore, perseverare nell’orazione, fare quello che ognuno è capace di compiere, fino a concretizzare i desideri.

 

Sezione IV. Niente dà Dio per il bene della sola persona. Facciamo parte dell'intera comunità umana e siamo parte della Chiesa, che è posta in mezzo a questa comunità come luce che illumina, come città posta su un alto monte. Siamo lievito e fermento per una società che corre il rischio di voltare le spalle a Dio. L'esperienza di Santa Teresa, che ci invita a fare propria, è di far sì che tutte le grazie mistiche che riceviamo siano destinate agli altri, siano per l'umanità e per la Chiesa. Dio interviene nella storia con tocco salvifico attraverso la persona di Teresa, incoraggiandola a fondare il monastero di San Giuseppe. Nello stesso modo Dio agisce con noi per invitarci a lasciare da parte qualunque progetto personale ed abbracciare per suo nome anche ciò che ci appare completamente incomprensibile.

 

Sezione V. Come comunità contempliamo con Santa Teresa le meraviglie operate da Dio che continua a far nascere nuovi spazi di preghiera, di povertà e di fraternità. Contempliamo la nostra comunità e cerchiamo di costruirla ad immagine del sogno teresiano realizzatosi in San Giuseppe. Siamo chiamati dalla Madre ad affrettarci nel servire sua Maestà, affinché si realizzino in noi e per noi miracoli simili a quelli che per mezzo di Santa Teresa sono accaduti, di cui lei ci ha lasciato testimonianza in questo Libro della sua vita:  "Tale è la vita che conduco attualmente. E lei, signore e padre mio [P. García di Toledo] supplichi Iddio o a chiamarmi con sé o a darmi modo di servirlo”  (V 40, 23).

 



[1] Fra Luis de Leòn, Lettera-prologo a Los libros de la Madre Teresa de Jesús, Guillermo Foquel, Salamanca 1588 (il testo appare nella edizione del Libro de la vida pubblicata dalla BAC, Madrid 2001, 332, a cura di Ros García, ocd).

 
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