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storia

  La comunità delle carmelitane scalze di Pescara è il prolungamento della più antica comunità di S. Egidio, sorta a Roma nel XVII secolo, tra i primi Carmeli d'Italia.

L'origine del monastero di S. Egidio risale al 7 marzo 1601 quando alcune donne, per lo più vedove, sotto la direzione del Padre Pietro della Madre di Dio, fondatore dei primi monasteri italiani di carmelitane scalze, si riuniscono a fare vita comune in una casetta presso Santa Maria della Scala.

Nasce così il secondo monastero romano, dopo quello di San Giuseppe.

Per aiutare le novizie, desiderose di vivere la vita carmelitana teresiana, il Papa stesso manda a chiamare due monache del monastero di San Giuseppe di Napoli.
 

   Alla casetta presa inizialmente a pigione dalle pie donne, si aggiunge dapprima un magazzino

- trasformato nella Chiesa dedicata a S. Egidio - poi altre case contigue al monastero. Queste, con il passare degli anni e con varie trasformazioni, formano una costruzione di due piani a forma

di quadrilatero irregolare, con ampi giardini, viali alberati e cappelline.     

 

   Nel 1810, in seguito alla soppressione napoleonica dei monasteri e dei conventi, le monache abbandonano il monastero requisito e si ritirano in Via Giulia, sempre a Roma. Alla morte di Napoleone, passato il pericolo, rientrano nel proprio monastero.

 La legge delle Corporazioni del 19 giugno 1873 sottrae al monastero una buona parte dei locali: più della metà del chiostro e delle celle.

 Costrette dall'Ordinanza Comunale del 1910 a lasciare più della metà del monastero (la parte restante viene adibita a scuola ed a museo), le monache hanno dovuto affrontare moltissimi disagi, in un quartiere divenuto sempre più rumoroso.         

                                                                                    

  Intorno agli anni '60 le carmelitane cominciano a cercare un terreno dove edificare un nuovo monastero. Ecco presentarsi l'offerta di un terreno e di un monastero, per l'interessamento del Padre Carlo Di Muzio, carmelitano scalzo, sul colle San Silvestro di Pescara, in Abruzzo.

Anche se il distacco si presentava assai doloroso, le monache vedono nell'offerta la mano provvidente del Signore e con grande spirito di fede decidono di accettare.

                                                                                                           

Nel Luglio 1972 cinque monache si trasferiscono a Pescara, seguite, alla fine di Agosto, dall'intera comunità.

 

L'inaugurazione è avvenuta il 1 Ottobre 1972 alla presenza di numerose autorità religiose e civili.

Il Monastero ha forma trapezoidale. Disegnato dall'architetto Antonio Tenaglia, è aperto a mezzogiorno con un grande e luminoso chiostro delimitato da un portico vetrato ad archi a tutto sesto.

Costituito da due piani, è circondato da un terreno di circa un ettaro che ospita l'orto, piante da frutta, alberi d'ulivo...

 

Dalle linee assai semplici, tutto bianco, senza ornamenti, sorge su una collina che si apre sul mare, immerso nel silenzio, lontano dal frastuono della città, circondato dal verde.

 Al piano terra ci sono i parlatori, l'infermeria con le camere, la cucina, il refettorio, la sala di ricreazione, la biblioteca, la sacrestia, il coro. Al piano superiore: le celle, le officine, i terrazzi ed il noviziato.

 

Le postulanti e le novizie vivono in noviziato con la maestra, la quale si occupa della loro formazione, aiutandole a muovere i primi passi nel "nuovo mondo"; tuttavia, durante la settimana, partecipano a qualche ricreazione comunitaria, fraternizzando con le altre sorelle.

 Nella comunità pescarese ci sono sorelle che ricamano, altre che dipingono, altre ancora che lavorano la ceramica...

Molti benefattori, segno della mano provvidente di Dio, vengono incontro ai bisogni della comunità. Si assiste, allora, ad un succedersi di "fioretti" che commuovono e che, nello stesso tempo, stimolano ad un abbandono sempre più completo e confidente nelle mani di Dio.                         

  Se non è occupata in attività esterne (ruota, sacrestia, cucina...), la carmelitana resta nella sua cella a lavorare, cercando di alimentare il rapporto personale con il Signore mediante continui atti d'amore.

Ill silenzio favorisce questo clima d'intimità e la carmelitana vive alla presenza del Signore.

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