La Comunità delle Carmelitane Scalze
Con Maria
nel cuore della Chiesa
e del mondo
1610 - 29 luglio - 2010
Monastero S. Maria del Monte Carmelo
Pescara
PRESENTAZIONE
Con grande piacere ho accettato di presentare questo opuscolo contenente la storia del Monastero “Santa Maria del Monte Carmelo” in Pescara, dalle sue origini fino ai nostri giorni, come segno di gratitudine (mio e dell’intera Provincia Romana dei Carmelitani Scalzi) per le consorelle di questo Monastero che, vivendo lo stesso spirito ed entusiasmo delle fondatrici, ci accompagnano con le loro preghiere e ci trasmettono la gioia interiore di essere consacrate nella Famiglia Carmelitana,
Le consorelle di Pescara in poche pagine ci fanno rivivere la loro storia cominciata dalle prime otto sorelle, riunite in una casetta, a Trastevere, presso il Convento di Santa Maria della Scala dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, e, in seguito, attorno alla chiesetta dedicata a Sant’Egidio, mettendo in risalto le vicende storiche vissute dalla comunità, lungo i quattro secoli, fino al trasferimento in terra d’Abruzzo,
Sono quattrocento anni di vita vissuta intensamente tra le mura di due Carmeli, prima a Roma, dal 29 luglio 1610 al mese di agosto 1972 e, finalmente, dal l ottobre del 1972 fino ad oggi, nell’attuale Monastero, nel solco profondo della spiritualità carmelitano — teresiana, tracciato dalle prime monache, formatesi alla scuola dei primi figli di 5, Teresa di Gesù, presenti a Roma in quel tempo.
Attualmente, il Carmelo di Pescara è composto di venti monache, delle quali diciotto professe solenni e due di voti semplici: giovani, meno giovani e non più giovani, ma tutte ripiene di vitalità spirituale, quale segno e continuità dei 400 anni di vita carmelitana, perché tutte si sforzano di camminare e crescere insieme nella continua ricerca del Signore, cantando con il salmista: "Il tuo volto, Signore, io cerco".
Queste nostre sorelle carmelitane scalze, radicate nel cuore della Diocesi di Pescara, dell’Abruzzo “forte e gentile” e della Chiesa universale, come la loro sorella Santa Teresa di Gesù Bambino, con le loro preghiere, i loro sacrifici, la loro donazione totale al Signore mantengono viva la fiamma dell’amore che alimenta la vita interiore dei sacerdoti, dei missionari, dei consacrati, delle famiglie, dei giovani e degli adolescenti, impegnati nella costruzione del Regno di Dio, che è il Regno dell’Amore,
Rendo grazie a Dio e alla Vergine Santa del Carmelo per la bella comunità di sorelle e figlie della 5. Madre Teresa di Gesù, e chiedo al Datore di ogni bene che le inondi di grazie e benedizioni, e che il presente opuscolo trovi accoglienza in chi ricerca con noi il volto di Dio e lo attiri nel 5U0 mistero per “viver d’amore”.
16 luglio 2010
Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
P. Rocco Visca
Provinciale della Provincia Romana
dei Carmelitani Scalzi
INTRODUZIONE
Eccoci giunte a celebrare il IV centenario di fondazione della nostra comunità. Da quel lontano 1610 è stato percorso un lungo viaggio di ben quattro secoli, intessuto di mille e svariati eventi nell’umile quotidiano degli uomini, guidato dalla mano misteriosa di Dio, Signore del tempo e della storia, e sostenuto dalla costante presenza di Maria, nostra Madre e Sorella, cui è dedicata questa comunità sin dall’inizio della sua storia.
In preparazione all’evento giubilare il nostro Preposito Generale, P. Saverio Cannistrà, ha rivolto queste parole alla comunità in una lettera del 10 dicembre 2009:
«I 400 anni di storia stanno a significare il lungo cammino di grazie e benedizioni che il Signore ha certamente elargito al vostro Monastero per il bene della Chiesa. Auspico un rinnovato slancio secondo l’invito della nostra santa Madre “a cominciar sempre”, così da essere punto di riferimento spirituale per la Chiesa e segno di speranza per il mondo».
Nel celebrare con gioia riconoscente e con stupore nuovo l’amore fedele dei Signore per noi, desideriamo ricordare con particolare affetto le nostre amate sorelle che ci hanno preceduto nel cammino: fedeli alla chiamata ricevuta, vi hanno risposto con generosità, collaborando con Dio nel portare avanti nei secoli questa meravigliosa storia che ci ha raggiunto e coinvolto,
Ringraziamo con infinita gratitudine i vescovi, i superiori del nostro Ordine e i sacerdoti che hanno guidato con grande dedizione e immenso amore la comunità, accompagnandola nel realizzare il progetto di Dio nella storia e incoraggiandola ad andare avanti nella fedeltà alla vocazione teresiana.
Di cuore rivolgiamo il nostro vivo ringraziamento anche ai nostri parenti e amici e ai numerosi benefattori, che ci hanno aiutato con squisita carità e generosa disponibilità nelle svariate necessità della vita, permettendoci di vivere con serenità la nostra vocazione contemplativa.
Incontrando in parlatorio persone diverse che giungono qui, sovente siamo interpellate dalla richiesta, esplicita o sommessa, di conoscerci, di capire il senso della nostra vita umile e nascosta, L’esistenza di un monastero di clausura, immerso nel silenzio del mistero di Dio, suscita oggi, in questa società fortemente secolarizzata, un profondo i nterrogativo.
Nella pagine della nostra storia è contenuta la risposta più vera che offriamo, per condividere con voi il nostro canto di grazie per le grandi cose compiute dal Signore in mezzo a noi. Sono pagine di una storia che continuiamo a scrivere giorno dopo giorno, quale memoria del cammino percorso, custodito dal nostro cuore, e impegno fiducioso aperto al futuro.
Pescara, 29 luglio 2010
La comunità delle Carmelitane Scalze
ALLE ORIGINI DELLA NOSTRA STORIA
CERCATORI DI DIO
Le Carmelitane Scalze appartengono ad una famiglia religiosa nata verso la fine del sec. XII sul Monte Carmelo, catena montuosa della Palestina prospiciente il Mar Mediterraneo, luogo celebrato dalla Scrittura per la sua lussureggiante bellezza e per la splendida fertilità, in cui traspare la luminosa presenza di Dio. Su questo monte si riunirono in un gruppo alcuni eremiti latini che presero dimora in una valle solitaria, presso una fonte chiamata “fonte di Elia”.
Erano dei crociati che seguivano Cristo, consacrandosi corpo e anima al suo servizio, pronti ad esporre la vita per occupare e difendere il suo patrimonio in terra. Toccati dalla grazia dello Spirito, essi non esitarono a lasciare le armi per dedicarsi ad un’altra avventura, la vita dello spirito. Ad imitazione del profeta Elia, si ritirarono in solitudine, vivendo in grotte scavate nella roccia lungo le pendici del Monte Carmelo, alla ricerca del volto del Dio vivente, nell’ascolto attento e perseverante della sua Parola dove Egli si rivela.
Verso il 1207 essi chiesero ed ottennero da Sant’Alberto degli Avogadro, patriarca di Gerusalemme, una norma di vita conforme al loro vissuto. Il testo, approvato dal papa Onorio III nel 1226, delinea un’ esistenza totalmente donata a Cristo, vissuta “meditando notte e giorno la legge del Signore e vegliando in preghiera”. È la Parola di Dio che riempie la solitudine del Carmelo, dando agli anfratti e alle grotte, ancora oggi visibili, l’immagine di un luogo di delizie, di incontro, di esperienza del Dio vivente.
Sin dall’inizio la storia dell’Ordine Carmelitano è caratterizzata dalla presenza di Maria: gli eremiti del Monte Carmelo vissero la loro vocazione tenendo incessantemente rivolto lo sguardo alla Madre del Signore, segno dell’ascolto obbediente a Dio, A lei essi dedicarono la loro prima chiesa, come ne dà testimonianza un ricordo scritto da un antico pellegrino francese, autore di un itinerario in Terra Santa, redatto verso il 1230: «Sul fianco della montagna del Carmelo, c’è una località molto bella e deliziosa, dove abitano gli eremiti latini, detti Frati del Carmelo: là si trova una piccola chiesa della Madonna».
SOTTO LA PROTEZIONE DELLA MADRE DEL CARMELO
Ben presto la situazione storica cambiò: la pressione bellica musulmana del 1237 rese insicura per i latini la permanenza in Palestina, Costretti ad abbandonare l’amato monte, ad ondate successive ritornarono in Europa nei loro Paesi di origine. In Sicilia, Inghilterra e Francia sorsero i primi conventi carmelitani. Nella complessa realtà europea gli emigranti incontrarono notevoli difficoltà di inserimento, ma proprio in questa precarietà e in questa incertezza della vita interna dell’Ordine, che rasentò il rischio di essere soppresso, i Carmelitani sperimentarono concretamente l’intervento decisivo di Maria in loro favore, riconosciuta, già allora, come Madre dell’Ordine. Nelle Costituzioni del 1294 l’Ordine assunse ufficialmente il titolo di «Fratelli della Beata Vergine
Maria del Monte Carmelo», denominazione popolare con cui furono indicati negli anni della loro prima apparizione in Europa.
Anche negli scritti spirituali emerge questo stretto legame tra Maria e il Carmelo. Ne è un esempio questa preghiera di Arnoldo Bostio (+1499), un autore dcl sec. XV, che si fa voce di ogni carmelitano:
«O Madre prima, tutta santa,
della famiglia carmelitana,
noi tutti dissetiamo i nostri cuori alle tue sorgenti,
noi con sincerità ci riconosciamo
diretti dalla tua mano,
aiutati dal tuo soccorso, illuminati dalla tua luce;
trasformaci in te e la nostra vita nella tua.
Resta dunque tra noi, o nostra Signora.»
La prima espansione dell’Ordine in Europa fu straordinaria: alla fine del sec. XIII si contano 150 conventi raccolti in 12 province. Il 1° ottobre 1247 papa Innocenzo IV con la bolla “Quae honorem conditoris” approvò definitivamente il testo della Regola adattato alle nuove condizioni di vita: i carmelitani furono riconosciuti come frati mendicanti, frati dediti, in povertà, alla vita apostolica pur conservando fortemente il carattere eremitico.
Il tardo Medioevo fu un periodo di grande decadenza provocata da eventi drammatici: la guerra dei cento anni tra Francesi ed Inglesi, le pestilenze, il grande scisma d’Occidente. In questa difficile situazione l’Ordine Carmelitano ottenne nel 1432 dal papa Eugenio IV alcune mitigazioni alle austerità della Regola.
Di fronte al diffondersi della crisi, con il generale rilassamento in tutta la Chiesa del XV secolo, si diffuse un desiderio di riforma evangelica. Anche nell’Ordine Carmelitano vi furono uomini che si impegnarono a far rivivere la propria vita religiosa con la santità personale e con iniziative di rinnovamento. Nell’intensa attività riformatrice il Priore Generale Giovanni Soreth (1394-1471) promosse la costituzione del ramo femminile del Carmelo: nel 1452 furono accolte nell’Ordine le prime donne di Ten Elsen della provincia di Geldern in Olanda. Il papa Nicolò V approvò la fondazione delle monache carmelitane con la bolla di autorizzazione “Cum nulla” del 7 ottobre 1452. Sorsero così le prime comunità femminili carmelitane a Liegi, Firenze e Parma.
TERESA DI GESU' E LA RIFORMA DEL CARMELO
Nel sec. XVI, l’età della “Riforma cattolica”, un potente sussulto dello Spirito ricreò il carisma carmelitano donandogli una vitalità nuova, attinta alla fonte originaria, attraverso l’opera di una monaca spagnola, Teresa di Gesù.
Teresa de Ahumada y Cepeda (1515 - 1582) entrò a ventun’anni nel monastero carmelitano dell’Incarnazione di Avila dove percorse un faticoso e affascinante cammino di verità, raccontato da lei stessa nella sua autobiografia scritta nel 1562, che culminerà nell'esperienza intensa dell’ incontro con Cristo. Evento centrale del cammino fu la grazia della conversione piena e definitiva nella quaresima del 1554: un’immagine di Cristo sofferente le rivelò l’infinito amore di Dio per lei. Da quel momento camminerà completamente abbandonata a questo amore, in una continua e mirabile crescita umana e spirituale, permeata da grazie mistiche straordinarie.
Dio affiderà a lei la missione di realizzare un nuovo progetto di vita:
fondare «un monastero in cui si osservasse la Regola carmelitana con ogni possibile perfezione», facendo rivivere l’esperienza contemplativa dei primi eremiti carmelitani. L’idea di concretizzare questa opera fu rinforzata dall’attenzione agli avvenimenti della storia. Teresa, donna profondamente innamorata di Cristo, avvertì intensamente il grido di sofferenza che saliva dalla Chiesa del suo tempo, segnata dalla profonda lacerazione inferta dalla riforma luterana: «La perdita di tante anime mi spezza il cuore». Vide nella Chiesa «il suo dolce Signore così indegnamente perseguitato da coloro che Egli ha tanto beneficato» e volle partecipare al rinnovamento della Chiesa per renderla conforme a Cristo, donando se stessa: «Pur di salvare un’anima sola delle molte che si perdevano, avrei sacrificata mille volte la vita» .
Ma che cosa poteva fare lei, donna, sola e senza appoggi umani? Dio compì la sua opera in lei.
Il 24 agosto 1562, appena fuori dalle mura di Avila, fu fondato il primo monastero teresiano, una casa di preghiera dedicata a San Giuseppe: ebbe così inizio la riforma del Carmelo. Con il permesso e l’incoraggiamento del generale dell’Ordine, Giovanni Battista Rossi, Teresa fonderà altri sedici monasteri incontrando numerose difficoltà e opposizioni, percorrendo migliaia e migliaia di chilometri, Compagne della nuova avventura che Teresa intraprenderà per la gloria di Dio e l’onore della Vergine, saranno le Carmelitane Scalze, le amiche di Dio, sue sorelle in Cristo, unite a lei per la salvezza delle anime. «Per questo il Signore vi ha qui raccolte: questa è la vostra vocazione, queste le vostre incombenze e le brame vostre, questo il soggetto delle vostre lacrime e delle vostre preghiere»
Sull’onda di questo intenso desiderio apostolico, ella diede origine anche al ramo maschile del Carmelo, condividendo il suo ideale con il giovane studente carmelitano fra Giovanni di San Mattia che, con P. Antonio de Heredia e un fratello laico, aprirà il primo convento dei Carmelitani Scalzi a Duruelo il 28 novembre 1568. Giovanni della Croce — questo il nome nuovo del giovane fra Giovanni — sarà il Padre del Carmelo riformato.
Teresa di Gesù concluse la sua avventura terrena ad Alba de Tormes il 4 ottobre 1582, ma la fiamma del suo amore appassionato per Dio e per gli uomini continua ad ardere ancora oggi nelle sue figlie e nei suoi figli sparsi in tutto il mondo.
PARTE PRIMA
A ROMA
INIZIO E SVILUPPO DEL MONASTERO
S. MARIA DEL MONTE CARMELO E DI S. EGIDIO
DaI 1610 aI 1972
NEL SERVIZIO DI DIO
Trascorsi appena due anni dalla morte della Santa Madre Teresa di Gesù, la sua eredità fu raccolta dai suoi figli, che incarnarono e diffusero lo spirito teresiano fondando le prime case fuori dai confini spagnoli. A Roma, nel cuore della cristianità, verso la fine del 1500 giunse dalla Spagna, insieme ad alcuni suoi compagni, il carmelitano scalzo ven. P. Pietro della Madre di Dio, uomo dotto e saggio, dotato di una grande esperienza di vita spirituale. Fu lui che nel 1597 fondò a Roma il convento carmelitano di S. Maria della Scala in Trastevere. Proprio in quel povero rione romano, il 7 marzo 1601 alcune donne, guidate dalla giovane vedova Lucrezia Costa, si riunirono per «occuparsi unitamente a servir Dio» °, prendendo in affitto una modesta casetta nei pressi del convento carmelitano. Da questa vicinanza scaturi l’incontro fra questo gruppo di ferventi cristiane e il P. Pietro della Madre di Dio, che scoprì in loro l’autentico spirito del Carmelo.
Come ogni opera del Signore anche quest’avventura incominciò dal poco, attraversata da mille difficoltà e contrasti; ma la vita semplice e povera di queste donne presto attrasse l’ammirazione e la generosità di alcuni benefattori, Accadde così che nel 1607 alcuni ricchi commercianti di Trastevere donarono a quella piccola comunità una casa più accogliente. Mancava però la chiesa, il cuore del loro incontro con Cristo. Ancora una volta la provvidenza venne loro incontro: un cittadino romano di nome Agostino Lancellotto acquistò e donò loro un magazzino, che l’impegno generoso del gruppo trasformò in una chiesetta che fu dedicata a Sant’Egidio, in spirito di gratitudine verso il donatore, che nutriva viva devozione per questo santo. Sant’Egidio, abate ateniese vissuto tra il VII e l’VIlI secolo, era uno dei santi più venerati nei Medioevo, Il suo culto era assai vivo a Roma.
Non fu causale che queste donne prendessero possesso della chiesetta proprio il 1° settembre 1608, festa di Sant’Egidio, abate. Alla intercessione di questo santo eremita esse affidarono l’ardente desiderio del loro cuore: essere riconosciute come Carmelitane Scalze dalla Chiesa.
UNA NUOVA CASA PER LA MADRE DEL CARMELO
Ormai i tempi erano maturi. La principessa Margherita di Venafro, protettrice e benefattrice della piccola comunità, supplicò insistentemente il papa Paolo V affinché desse la forma giuridica di monastero alla comunità di Sant’Egidio. Il papa accolse benevolmente la richiesta.
Il 29 luglio 1610, memoria liturgica di 5. Marta, alla presenza del vescovo di Salonia, mons. Fedeli, e del vicario del Papa, card, Panfilio, dopo aver celebrato la S. Messa, si procedette alla vestizione delle dieci giovani (delle quali otto perseverarono) che erano vissute insieme dal 1601, introducendovi la clausura. Le cronache antiche ci conservano i nomi delle prime sorelle che furono le pietre di fondamento della nostra comunità:
Suor Marianna della SS. Trinità
Suor Cecilia di Cristo
Suor Francesca Teresa di Gesù
Suor Geltrude del SS. Sacramento
Suor Caterina di San Domenico
Suor Teresa della Madre di Dio
Suor Cristina della SS. Trinità
Suor M. Angela di San Giuseppe
Il 29 marzo 1611 il papa Paolo V con un breve pontificio eresse canonicamente il monastero, che fu dedicato alla Madre del Carmelo e a Sant’Egidio e affidò le monache all’assistenza dei Carmelitani Scalzi, della cui presenza la comunità ha goduto ininterrottamente fino ad oggi.
Il nostro Carmelo divenne così una realtà viva. Per formare la comunità all’autentico spirito teresiano lo stesso papa incaricò di far venire dal Carmelo San Giuseppe di Napoli due religiose: suor Caterina di San Francesco (Ottavia Pietra) e sua cugina suor Teresa di Gesù (Isabella Stampa). La scelta non fu fatta a caso, queste due religiose provenivano dal monastero di Gesù Maria di Genova, primo Carmelo riformato in Italia, che aveva raccolto l’eredità teresiana del monastero di Malagòn in Spagna, terzo monastero fondato nel 1568 dalla stessa S. Teresa.
VITA CARMELITANA
Come si viveva nel Carmelo Sant’Egidio, “in quel piccolo angolo di cielo”? La cronaca del monastero - un grosso volume manoscritto, conservato con cura nei secoli e redatto da P. Emanuele di Gesù Maria, un carmelitano della Provincia Napoletana, verso la fine del sec. XVII - , è povera di fatti esteriori e si sofferma a raccontare la semplicità della vita monastica, avvolta nel silenzio e nella gioia.
Interno del Monastero di S. Egidio L’antica scala a chiocciola
Ve ne offriamo un breve frammento:
«La vita delle sorelle non era che una continua orazione, ed esercizio di virtù e di mortificazione. Ma in tanto rigore e strettezza di vivere era sì grande l’allegrezza del cuore, e il giubilo della mente con che servivano il Signore, che ben traspariva nel volto il paradiso che godevano nell’animo».
Nelle cronache la vita di questa comunità è espressa attraverso un’immagine, assai significativa: «Il ven. P. Domenico di Gesù Maria disse una volta che Nostro Signore gli aveva mostrato questo Monastero sotto la figura d’un monte d’oro finissimo e risplendente, ma ricoperto tutto di ceneri ed aveva inteso come le anime di questa Casa, benché impastate d’oro finissimo d’amor di Dio e di santità insigne, non dovevano avere luce di applauso e di stima appresso le persone del mondo». Questa immagine così bella ed umile, assai cara alle nostre prime sorelle, entrò nella tradizione della comunità, fu tramandata di generazione in generazione, ed è giunta fino a noi, Non è forse espresso qui il senso profondo della vita monastica, quale oro puro di donazione a Dio avvolto dalla fragile realtà umana?
Lo splendore infinito dell’amore di Dio però non può rimanere sepolto sotto la cenere: il palpito della vita contemplativa è un fuoco che avvolge tutto il corpo di Cristo e in esso l’umanità intera, perché è amore che si dona, E solo l’amore edifica e fa crescere la Chiesa perché «è più prezioso al cospetto del Signore e dell’anima e di maggiore profitto per la Chiesa un briciolo di puro amore che tutte le altre opere insieme».
Tra le testimonianze scritte o tramandate oralmente riguardo alla nostra comunità, raccogliamo due voci. La prima è la voce umile e semplice del popolo trasteverino che amava questa presenza orante, chiamando spontaneamente le nostre sorelle “le monache sante”. La seconda voce è quella di un santo, San Carlo da Sezze, un laico francescano, che attestò «che Nostro Signore gli aveva rivelato come in questo monastero delle Scalze trovava le sue delizie e vi era servito con molto suo gusto»
Le pagine antiche delle cronache ci parlano con ricchezza di particolari delle virtù delle prime monache, del loro intenso spirito di preghiera e di penitenza, narrandoci storie di vite trasfigurate dall’amore di Dio.
Fra le tante desideriamo delineare il profilo di una nostra sorella, dichiarata venerabile dalla Chiesa il 22 agosto 1762.
SUOR CHIARA MARIA DELLA PASSIONE
Nacque nel castello di Orsogna (CH), in Abruzzo, nella Pasqua del 1610, anno in cui sorgeva il monastero Sant’Egidio a Roma, nona figlia di don Filippo Colonna, duca di Paliario, sovrintendente del regno di Napoli e nipote di San Carlo Borromeo, e di donna Lucrezia Tomacelli, discendente dei duchi di Spoleto e dei marchesi delle Marche. Battezzata con il nome di Giovanna Vittoria, ricevette una profonda educazione cristiana dalla madre, che morì prematuramente nell’agosto 1622, La giovane principessa Vittoria, a contatto con l’ambiente nobile in cui viveva, ne subì l’influsso, che alimentò in lei una crescente ambizione, una vana bramosia di apparire. Affidata alle cure delle monache agostiniane di Napoli dall’affetto paterno, cominciò a manifestarsi il lavoro silenzioso della grazia che andava lavorando quel carattere vivace e ribelle. Verso i diciassette anni la sua vita fu segnata dall’evento indelebile dell’incontro vivo con Gesù, in un abisso di luce. Il Signore stesso in un’altra visiGne le mostrò il suo disegno su di lei: le apparve un monastero molto angusto e povero di risorse materiali ma ricco di vita spirituale, un monastero di Carmelitane Scalze: qui Egli la chiamava!
Dopo alcuni anni quella visione divenne realtà. Nel settembre 1627, rientrata a Roma per partecipare alle nozze di sua sorella donna Anna con don Taddeo Barberini, nipote del papa Urbano VIII, manifestò il fermo proposito di abbracciare la vita claustrale tra le agostiniane. La sua decisione sorprese tutti: come poteva lei, giovane principessa, pensare di perseverare in una vita così austera e rigida? Anche il papa stesso intervenne, consigliando di vagliare con attenzione ogni cosa e di scegliere liberamente tra i numerosi monasteri presenti in città, Percorrendo le strade di Trastevere vide un povero edificio religioso e, con sorpresa, lo riconobbe come quel monastero visto in visione alcuni anni prima. Appena entrata, il suo cuore fu colmato di grande gioia: le parve di essere «come una persona che si incontra in un gran tesoro; o come chi avendo lungamente desiderato una cosa, quando meno vi pensi, la ritrovi, così a lei pareva d’essere arrivata al centro delle sue brame senza sapere come»
Vinta ormai ogni resistenza ed opposizione, fece il suo ingresso nel monastero Sant’Egidio il 4 ottobre 1628, prendendo il nome di suor Chiara Maria della Passione, Cinque giorni prima l’aveva preceduta la sorella donna Ippolita che, già monaca agostiniana, chiese di lasciare il suo monastero per abbracciare la vita del Carmelo. Anche lei, divenuta suor Maria Teresa di Gesù, ha lasciato nella comunità il profumo di una vita santa.
L’amore sarà la vita di suor Chiara Maria. Visse tanto intensamente la vocazione carmelitana assimilando così fedelmente lo spirito teresiano, che a soli trentatré anni poté essere eletta priora della comunità. Donna forte e soave, guidò le sorelle accompagnandole nel cammino della vocazione con l’esempio di un’umile e generosa dedizione a Dio. L’impronta più viva di sé rimase impressa nei monastero Regina Cceli da lei fondato nei 1654 a pochi metri da Sant’Egidio. Chiamata a partecipare alla passione del Signore, bevve al calice di dolore del Redentore attraverso fitte tenebre interiori che affinarono il 5U0 spirito per l’unione piena con Lui. Consumata dal fuoco dell’amore per Cristo e per la salvezza dei fratelli, mori nel monastero Regina Coeli il 22 agosto 1675.
NELLA BENEDIZIONE DEL SIGNORE
Dalle antiche pagine delle cronache risulta che nei primi quindici anni di vita del nostro Carmelo furono emessi ben venti atti di professione; così la comunità crebbe con l’offerta d’amore delle figlie, sostenuta dalla preghiera dell’intera comunità.
Si sentiva il bisogno di estendere il piccolo e poverissimo «colombaio della Vergine» 21, La chiesetta, il coro, le stanze comuni, il piccolo refettorio erano coperti da un tetto che bastava appena a difenderle dalla pioggia.
Fu in vista dell’estremo disagio in cui vivevano le Carmelitane che il papa Urbano VIII, con un breve del 23 settembre 1628, concesse alle monache l’attigua chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano, appartenente all’università dei Calzolai, con l’ampia facoltà di dare ad essa il titolo di S. Maria del Monte Carmelo e Sant’Egidio.
La vecchia chiesetta di Sant’Egidio fu abbattuta e il suolo venne incorporato nella clausura.
Nel 1630 la chiesa, donata dal Papa, veniva quasi riedificata ed ornata di marmi dal principe Filippo Colonna. Egli avrebbe voluto anche abbellirla con preziosi doni, ma le nostre sorelle, stimando la povertà come un bene per amore di Cristo, accettarono solo alcuni oggetti molto semplici.
Anche l’abitazione ebbe una sistemazione più idonea, Nel 1638 i coniugi Rondinini, in occasione della professione della loro figlia Laura, divenuta al Carmelo suor Vittoria Felice della Croce, comprarono per il monastero tutte le case contigue, provvedendo al benessere materiale e spirituale delle Carmelitane.
IRRADIAZIONE DI VITA
L’ardente desiderio di 5. Teresa di fondare nuove case dove il Signore potesse trovare vere amiche decise ad amarlo e servirlo, intercedendo per tutta la Chiesa, si trasmise anche alle nostre sorelle che, animate dallo stesso amore appassionato di S.Teresa, si misero in cammino per aprire nuovi monasteri.
Ecco le fondazioni nate dal Carmelo di Sant’Egidio:
- 1618: a Terni viene fondato il monastero dei SS. Giuseppe e Teresa. Per questa fondazione furono scelte dalla nostra comunità suor Teresa di Gesù, proveniente dal monastero di Genova, e suor Caterina di San Domenico, una delle prime vocazioni del Carmelo di Sant’Egidio. Quest’ultima
sorella poi partì di nuovo per fondare il Carmelo di Vienna (1629) e quello di Praga (1656).
- 1627: altre tre sorelle partirono dalla nostra comunità per fondare il monastero romano S. Teresa alle Quattro Fontane, trasferitosi più tardi ad Antignano, presso Livorno.
- 1654: viene eretto il monastero Regina Coeli dalla principessa donna Anna Colonna. Per avviarne la vita carmelitana fu scelta proprio sua sorella, suor Chiara Maria della Passione, che partì da Sant’Egidio con suor Felice Teresa di San Giuseppe.
- 1946: suor Maria Stefania della Corte Celeste del monastero Sant’Egidio e suor Beatrice del Sacro Cuore del monastero Regina Coeli partirono alla volta di Locarno, in Svizzera, per aprirvi un nuovo Carmelo dedicato a San Giuseppe. In seguito, si unirono a loro altre due religiose della nostra comunità.
COME ORO NEL CROGIUOLO
Dopo il primo notevole sviluppo, il ritmo della vita monastica proseguì regolarmente fino alle tormentate vicende storiche che caratterizzarono il sec. XIX fino alla metà del sec. XX: la nostra comunità visse questo tempo di prova con grande spirito di fede, rimanendo fedele alla vocazione claustrale.
Il nuovo clima anticlericale, giunto in Francia con la Rivoluzione del 1789, fu presto diffuso in Italia dalle armate napoleoniche. Vennero adottati diversi provvedimenti contro gli istituti religiosi. Nel 1810 fu varata a Roma ed entrò in vigore la legge di soppressione dei monasteri e dei conventi. Le nostre sorelle dovettero abbandonare il monastero requisito e ritirarsi in una casetta di loro proprietà sulla via Giulia, aiutate convenientemente da una benefattrice, Con il tramonto di Napoleone, esse poterono ritornare a Sant’ Egidio.
Un nuovo esodo fu quello del 1849, al tempo della repubblica romana, quando dovettero ancora una volta abbandonare il monastero e rifugiarsi a palazzo Barberini. Gli avvenimenti portarono ben presto alla fine anche di questo nuovo governo e le sorelle rientrarono in monastero,
Ma le traversie per la comunità non erano terminate. Con la legge eversiva sulle corporazioni religiose emanata nel 1873, il monastero fu confiscato ed incamerato dallo Stato come bene ecclesiastico. Le monache furono private di una buona parte del chiostro e delle celle, che subirono diverse trasformazioni, venendo adibiti prima come sede militare, poi come sede di varie istituzioni scolastico - sanitarie. Alla comunità fu concesso ugualmente di continuare a dimorare in una piccola parte del monastero, ma la sua esistenza era divenuta precaria: la giurisdizione del governo controllava la vita monastica, le monache furono schedate, fu loro assegnata una piccola pensione per la sopravvivenza e si proibì di prendere novizie.
Infine un’ordinanza comunale del 2 ottobre 1910 intimò lo sgombero totale della casa. Il pericolo incombente di abbandono definitivo fu scongiurato, avendo le monache adattato a propria abitazione la parte destra dell’edificio concessa dal Fondo per il Culto quale residenza per il rettore della chiesa.
Nel silenzio della dura prova la comunità continuò a vivere con fedeltà conservando il carisma teresiano, fortificandosi e crescendo anche di numero: le giovani che bussavano alla porta chiedendo di condividere la vita delle monache venivano accolte, ma ufficialmente risultavano essere “inservienti” e, per non destare il sospetto delle autorità civili, non vestivano l’abito religioso.
Durante il flagello della seconda guerra mondiale la comunità conobbe la farne e la paura, che l’incertezza degli eventi rese a volte terribile, Mentre fuori imperversava il conflitto, le monache si rifugiavano nella forza della preghiera, ferme nel loro impegno di amore e di generosità.
I particolari di quei quattro lunghissimi anni di guerra mondiale sono rimasti impressi nella memoria di una nostra sorella, trasferitasi nel 1947 al Carmelo di Locarno, suor Maria Serafina dei Sacri Cuori, che li trasmette ancora vivi:
«Gli allarmi sono continui e si può dire che quasi tutte le notti le trascorriamo in coro recitando, con un fervore insolito, quindici poste del S. Rosario per tutte le creature che soffrono e sono colpite.
Nel nostro cuore sono racchiusi tutti i dolori delle nostre famiglie, di tutta intera l’umanità».
Le traversie umane non riuscirono però ad estinguere questa comunità, che più volte sperimentò nella prova la protezione di Dio.
Un esempio tra tanti: al tempo della presa di Roma, il 20 settembre 1870, durante la preghiera mattutina della comunità, una bomba di cannone penetrò il sottile muro che cingeva la nicchia della Vergine a ridosso del coro, L’ordigno vi rimase inceppato, senza esplodere. Per le nostre sorelle che si trovavano appena a ridosso di quella parete, lo scampato pericolo fu certamente un miracolo.
ALLA RICERCA DI UNA CASA
Con la legge di soppressione degli ordini religiosi, emanata nel 1870, la nostra comunità si ritrovò senza monastero, poiché l’edificio era divenuto proprietà dello Stato. Da allora le nostre sorelle hanno dovuto affrontare moltissimi disagi, in un quartiere divenuto sempre più rumoroso.
Furono inoltrate ripetute richieste al comune per riottenere la parte espropriata, ma tutto risultò inutile. Intorno agli anni ‘50 si cominciò a cercare un terreno dove edificare un nuovo monastero, confidando nell’aiuto della Provvidenza. Dopo lunghe ricerche si trovò un terreno di circa due ettari vicino al santuario del Divino Amore, fuori Roma, in una zona deserta e disagiata, ma il comune di Roma non approvò il progetto.
Cosa fare? Si narra che nel 1956, una nostra sorella, suor Maria Agnese, prima di morire abbia rivolto queste parole alla comunità:
«Non vi affannate più per il monastero! Quando andrò in Paradiso, ve lo farò trovare bello e fatto». Queste parole divennero realtà alcuni anni dopo.
Nel 1970 si ripresentò l’offerta di un terreno e un monastero da costruire sulla collina di S. Silvestro in Pescara per interessamento del P. Luigi Carlo Di Muzio, carmelitano scalzo. Anche se il distacco si presentava assai doloroso, la comunità vide nell’offerta la volontà del Signore e con grande spirito di fede decise di accettare.
Il 19 luglio 1972 le prime cinque sorelle partirono per Pescara, seguite, alla fine del mese di agosto, dall’intera comunità.
Ma cosa ne sarebbe stato del nostro amato monastero di Sant’Egidio?
UN NUOVO PRODIGIO
Nell’atmosfera arroventata del ‘68 era sorto un piccolo gruppo di liceali, guidato dal giovane studente Andrea Riccardi, che si riuniva nell’oratorio del Filippini per rileggere con la vita il Vangelo di Matteo. Essi sognavano «di poterlo vivere davvero, di fare della loro esistenza quotidiana una sorgente di fraternità». La vita li mise a contatto con una realtà nuova e sconosciuta: una borgata di Roma in cui centinaia di persone vivevano in condizioni di povertà incredibile, Lì, tra gli ultimi, iniziarono il loro servizio. «Noi davamo a questa gente della periferia urbana e umana di Roma il Vangelo come cuore della nostra vita».
Questa nuova comunità non aveva ancora una casa e un nome. Un giorno qualcuno indicò loro il nostro monastero disabitato: a partire dal settembre 1973, vi presero dimora e nome, iniziando una nuova storia che raccogli eva inconsapevolmente la preziosa eredità di amore vissuta dalle nostre sorelle per secoli, e incarnandola in cina nuova espressione di servizio.
Dalla sua sede di Trastevere, la Comunità di Sant’Egidio ha percorso un cammino lungo e significativo: è oggi presente, con cinquantamila aderenti, in settanta Paesi, accanto agli ultimi, nelle situazioni di criticità internazionale, con la novità del Vangelo.
In profonda sintonia, anche noi lavoriamo insieme a questi nostri fratelli condividendo il comune impegno evangelico con la preghiera, perché si realizzi il regno di Dio in mezzo a noi.
PARTE SECONDA
A PESCARA
LA STORIA CONTINUA
DaI 1972 ad oggi
IN TERRA D’ABRUZZO
Lo splendido luogo che accoglie il nostro Carmelo, attaccato alla terra ma tessuto di cielo, presenta una geografia di segni che legano l’eterno e il tempo. La ricca storia religiosa che l’ha caratterizzata nei secoli anche oggi continua a segnare l’identità degli abruzzesi, che portano in sé il forte Senso cristiano della vita.
Come è giunta la nostra comunità in terra d’Abruzzo?
Ascoltiamo P, Luigi Carlo Di Muzio, oriundo di questa terra, che è stato il vero animatore dell’evento, da lui raccontato in un suo libro:
«Nel 1 945 mi trovavo a Chieti, per la predicazione quaresimale in Cattedrale, Fu conversando con due sacerdoti, mons, Benedetto Falcucci e don Antonio Iannucci, eletti alcuni anni dopo vescovi di Pescara, che nacque, sia pure germinalmente, l’idea del nuovo monastero Gettato il seme, anche se passa lungo tempo, qualcosa si mette in movimento».
A PESCARA
Pescara, città moderna e dinamica, rappresenta il volto nuovo dell’Abruzzo. Ma dalle carte di archivio emerge una storia che ha dietro di sé molti secoli di sofferenze e fatiche, oggi nascoste dietro le facciate dei suoi moderni palazzi e la vivacità delle numerose attività commerci ali,
La sua storia è ricordata dai monumenti che, dall’età romana, attraverso la domi nazione longobarda, poi normanna e spagnola, si ammirano ancora oggi, Eretta capoluogo di provincia nel 1927, la città ha avuto un rigoglioso aumento della popolazione, che corrisponde allo sviluppo altrettanto imponente delle attività commerciali e industriali, Con il bombardamento del centro storico, l’8 dicembre 1943, tutto sembrava perduto, ma la guerra finì e si iniziò la ricostruzione, La crescita riprese a pieno ritmo, Oggi la città è il cuore commerciale della regione poiché intorno ad essa gravita, in misura prevalente, l’economia abruzzese.
«Quando l’idea di costruire un nuovo Carmelo andò facendosi più concreta, la scelta di Pescara divenne quasi spontanea,.,L’idea di un Carmelo di preghiera a Pescara mi sembrò quasi uno steccato ammonitore tra la tumultuosa crescita industriale della città e la straordinaria pace dell’entroterra abruzzese».
NELLA NUOVA DIMORA
Il nuovo monastero è stato un vero dono della provvidenza: esso è sorto, dal primo mattone fino all’ultimo, grazie alla generosità di tanti benefattori, realizzatori del munifico disegno di Dio.
Un profondo e costante sentimento di riconoscenza e di gratitudine rivolgiamo a P. Luigi Carlo Di Muzio, ideatore e animatore del progetto, che si interessò e seguì il lavoro con grande dedizione. Egli stesso, riflettendo sul meraviglioso svolgersi degli eventi, ha scritto chiaramente alla nostra comunità: «Se non fosse stato il Signore a costruire questa casa, il nostro lavoro sarebbe stato inutile» Insieme con lui ricordiamo in modo speciale il vescovo mons. Antonio Iannucci che, con instancabile amore, promosse e sostenne l’iniziativa. Il suo incoraggiamento costante e la sua speranza di vedere finalmente sorgere a Pescara un’oasi di spiritualità sono state di grande impulso per tramutare il sogno in realtà.
Quando i tempi furono maturi per la costruzione, essa fu rapidamente avviata. I lavori iniziarono nel maggio 1971 sulla collina di S. Silvestro, a sud della città di Pescara. Il progetto fu ideato dall’ing. Mario Tenaglia, i lavori furono diretti dall’arch. Antonio Tenaglia, mentre la costruzione fu affidata all’impresa Sichetti - De Luca.
Tutte le sorelle, venute da Roma nei mesi di luglio e di agosto del 1972, si sentirono fortemente impegnate a collaborare alla preparazione della nuova casa: si trascorsero circa due mesi senza clausura, mettendo in ordine le cose necessarie e accogliendo i visitatori che giungevano da più parti.
Il nuovo Carmelo fu terminato a poco più di un anno dall’inizio dei lavori. Esso appare immerso nel silenzio della collina, sullo sfondo del Mar Adriatico, splendido per la semplicità delle linee e per la luminosità del bianco che lo riveste. Di forma trapezoidale, è aperto a mezzogiorno, con un grande chiostro centrale circondato da un portico vetrato ad archi a tutto sesto; costruito su due piani, è circondato da terreno coltivato ad orto e giardino. Cuore dell’intero edificio è la cappella molto semplice e raccolta. La nuova casa, come la precedente, è stata dedicata alla Madre del Carmelo, per esprimere un rinnovato affidamento della comunità a Colei che, quale Stella del mare, illumina e sostiene la nostra ascesa verso Cristo.
L’inaugurazione del monastero avvenne domenica 1° ottobre 1972. L’avvenimento non è stato privo di risonanza nella città di Pescara. Un manifesto, affisso alle porte delle chiese cittadine, presentava l’inizio della vita del nuovo Carmelo come «una grazia e una speranza» per l’intera città.
La solenne Celebrazione Eucaristica vespertina fu presieduta dal Vescovo, mons. Antonio Iannucci. Con lui concelebrarono il Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi P. Michelangelo di San Giuseppe, il 1° Definitore generale P. Stanislao Gatto, il Padre Provinciale della Provincia Romana P. Edoardo Raspini, il fondatore della casa P. Luigi Carlo Dì Muzio e molti altri sacerdoti religiosi e diocesani che avevano desiderato questo Carmelo.
Al termine della celebrazione eucaristica, alla presenza di una folla di parenti, amici e fedeli che si accalcava commossa e incuriosita davanti alla porta, si procedette al suggestivo rito della «chiusura» del monastero, che divenne luogo di incontro e di accoglienza del mistero di Dio in una vita interamente donata per i fratelli.
UNA NUOVA VITA
La nuova dimora accolse una comunità composta da sedici sorelle che portava dentro di sé una lunga storia di vita, impegnata a proseguire il cammino percorso con una speranza nuova, aperta al futuro.
Nel nuovo ambiente, bello e luminoso, a contatto con la natura, la comunità riprese con ritmo intenso l’umile e nascosta vita di donazione al servizio del Vangelo. La mutata situazione esterna stimolò a proseguire, nella fedeltà creativa, il processo di rinnovamento della vita religiosa, auspicato tanto vivamente dai documenti del Concilio Vaticano II.
Un segno concreto di speranza fu l’ingresso in comunità della prima vocazione pescarese, accolta con grande gioia nella vigilia della solennità della Madre del Carmelo del 1978, primizia di una successiva fioritura vocazionale della comunità,
Con gli anni si cercò di dare stabilità al nuovo monastero, effettuando l’acquisto dei terreni circostanti per assicurare il silenzio e la solitudine necessari alla vita contemplativa.
Come camminare in questa nuova fase di vita? La vigilia dell’inaugurazione della nuova casa ricorreva il 75° anniversario della nascita al cielo della piccola monaca carmelitana di Lisieux, S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo; è proprio questa nostra sorella che, accompagnandoci giorno per giorno nel pellegrinaggio terreno con la sua presenza discreta, a indicarci il suo segreto di vita.
NEL CUORE DELLA CHIESA DI PESCARA
Accogliendo il progetto di Dio, la nostra comunità è stata trasferita nella chiesa di Pescara divenendone il silenzioso cuore pulsante.
«Possedere nella propria chiesa un Carmelo è possedere un cuore nuovo, un cuore più ricco d’amore che riverserà le onde della carità di Dio e del prossimo nelle vene di tutta chiesa di Pescara».
Il vescovo mons. Antonio Iannucci ci presentò al popolo pescarese definendoci, secondo l’espressione di Sant’Agostino, «le ricercatrici costanti della chiave che conduce a Dio», E qui, in questa dinamica realtà ecclesiale, che noi ci siamo calate, abbracciandola e assumendola profondamente: nell’offerta della preghiera e dell’immolazione, lungo i sentieri del quotidiano; vivendo l’esperienza della fede secondo il carisma teresiano e offrendo aiuto e spazio per la preghiera, in modo da favorire la ricerca di Dio e l’apprufundirncnto del cammino spirituale a coloro che bussano alla nostra porta. «Ogni giorno La gran pace di cui godiamo qui mi sembra una grazia immensa, che non può esserci data per noi sole; quando uno arriva da noi stanco e abbattuto e può portarsi via un p0’ di pace e consolazione, ne sono veramente felice» .
Dal giorno del nostro arrivo si è intrecciato un autentico dialogo con la chiesa diocesana. Un momento significativo di questo dialogo, rimasto impresso indelebilmente nella pagine della nostra storia, è stata l’esperienza del XIX Congresso Eucaristico Nazionale, celebratosi a Pescara nei giorni 11-18 settembre 1977. La cronista della comunità ha lasciato scritto: «Anche noi nella nostra clausura viviamo questo evento cercando di unirci spiritualmente alle celebrazioni che si tengono a Pescara». Durante quella intensa settimana il nostro monastero è stato luogo di accoglienza e di incontro di diverse personalità della vita ecclesiale e civile come i cardinali P. Zoungrana, G. Colombo, C. Ursi, L. J. Suenens, nostro ospite, l’on. Giulio Andreotti, allora presidente del Consiglio, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari e tanti altri.
Con lo scorrere degli anni il legame con la nostra chiesa diocesana si consolida sempre più, attraverso le diverse vicende e le mutate relazioni pastorali; oggi avvertiamo sempre più fortemente il nostro inserimento nel tessuto ecclesiale pescarese, come realtà viva che ci interpella contin uam ente, quali carmelitane teresiane, verso un sempre crescente impegno orante,
IN UNA RINNOVATA COMUNIONE FRATERNA
La nostra comunità, sin dai suoi albori, era stata guidata spiritualmente dei primi Padri Carmelitani della nascente Congregazione Italiana, residenti nel vicino convento di S. Maria della Scala. Essi offrivano alle sorelle quel sostegno spirituale che la S. M. Teresa aveva sempre desiderato per le sue figlie. Fra le due comunità si i instaurarono ben presto rapporti profondamente fraterni.
Con il nostro trasferimento a Pescara si avverti subito la mancanza dell’assistenza spirituale dei nostri Padri e, quasi spontaneamente, nacque il vivo desiderio che la giovane chiesa pescarese fosse arricchita della presenza del Carmelo maschile,
Anche questo sogno divenne ben presto una realtà!
Il 14 dicembre 1982, dieci anni dopo il nostro arrivo a Pescara, venne inaugurato in via Tirino 154 il convento dei nostri Padri, fondazione richiesta più volte dal vescovo di Pescara, mons. Antonio
Iannucci.
«La nuova casa fu posta sotto la protezione di S. Giovanni della Croce a significare due cose: il ritorno all’umiltà e alla semplicità di Durvelo in una piccola casa tanto diversa dalle altre della Provincia, e l’impegno della nuoa comunità nell’ apostolato specifico dell’Ordine, cioè la promozione della vita spirituale tra sacerdoti, suore e gruppi impegnati di laici».
I nostri Padri condiviclono con noi lo stesso ideale teresiano: annunciano con la vita le misericordie di Dio e sostengono la ricerca di verità di ogni fratello, attraverso il cammino della preghiera, aiutandolo a vivere l’esperienza gioiosa e trasformante della comunione con Dio.
INSIEME IN ASSOCIAZIONE
Nella nuova fase di vita ecclesiale, inaugurata dal Concilio Vaticano lI, si avverte sempre più urgente e attuale l’invito della Chiesa, rivoltoci giù nel 1951 attraverso la pubblicazione della Costituzione Apostolica “Sponsa Christi”, ad un cambiamento di prospettive nella vita contemplativa: passare da un’eccessiva autonomia ad una comunione vitale, con la creazione di Associazioni fra monasteri, Anche le nostre rinnovate Costituzioni, approvate dalla Sede Apostolica nel 1991, incoraggiavano la costituzione di Associazioni «per meglio favorire la comunione e l’aiuto reciproco tra diversi monasteri di una regione, salva la loro autonomia cli governo». Così, accogliendo la voce dello Spirito, dopo un attento discernimento comunitario, decidemmo di entrare a far parte della nascente Associazione italiana «Mater Carmeli», eretta canonicamente il 23 maggio 1995,
In questi quindici anni di cammino associativo gustiamo una crescente esperienza di fraternità, attraverso gli scambi e le condivisioni del vissuto delle nostre comunità. Procedendo nel tempo a piccoli passi, si rafforza il dono della comunione fraterna, divenuta aperta ad una maggiore collaborazione nello spirito di famiglia, prezioso stimolo per vivere, con rinnovato stupore, la bellezza e la gioia della nostra vocazione carmelitana teresiana.
VERSO IL FUTURO
«Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora grandi cose»
Attente ai segni dei tempi che ci invitano a un rinnovamento continuo e coraggioso nella fedeltà, continuiamo il cammino con vigore e slancio, costruendo, giorno per giorno, una nuova storia, in un costante pellegrinaggio per realizzare il progetto di Dio su di noi, avanzando sempre con instancabile speranza.
L’amore di Dio, riconosciuto ed accolto dovunque, è la forza per camminare oggi come ieri e continuare ad essere suoi testimoni nella storia dell’umani tà, chiamata alla comunione con Dio.
CONCLUSIONE
Insieme con voi abbiamo ripercorso il lungo cammino che la nostra comunttà ha vissuto in quattrocento anni di vita, attraverso semplici frammenti di storia, In questo viaggio, fra le luci e le ombre della realtà umana, si legge in trasparenza il meraviglioso progetto del Padre tracciato per noi dall’eternità e che si realizza nel tempo e nello spazio, attraverso la costante e rinnovata risposta di ognuna di noi,
Attualmente la comunità è composta da sette sorelle provenienti dal nostro antico monastero di Sant’Egidio e da altre tredici entrate nel nuovo Carmelo di Pescara, volti e nomi diversi che esprimono nell’insieme la continuità della comunità nella sua ricchezza e nella sua bellezza. Ogni sorella porta con sé una propria storia di vita in cui è risuonato l’invito a seguire il Signore Gesù, Lo Spirito ci ha condotte al Carmelo, in questa particolare comunità teresiana, per vivere, in unione con la Vergine Maria, l’ascolto e l’accoglienza di Cristo,
"Il Padre pronunciò una parola, che fu suo Figlio
e sempre la ripete in un eterno silenzio;
perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall’anima".
Nelle profondità di ogni uomo emerge un’infinita attesa di felicità che può essere appagata solo da un amore assoluto, un amore senza riserve capace di avvolgere totalmente il suo essere, teso verso l’assoluto,
«Solo in Cristo e nel suo Vangelo
l’umanità può trovare risposta alle sue intime attese» .
La nostra vita contemplativa, totalmente dedicata a Cristo nel silenzio e nella solitudine, non è una fuga dagli impegni della realtà terrena né un’evasione dalle esperienze, talvolta laceranti, in cui si dibattono i nostri fratelli, ma è una immersione più profonda e coinvolgente con Cristo, Dio fatto uomo, nel cuore del mondo, assumendone le ansie e le attese, le gioie e le sofferenze e portandole a Lui nella preghiera.
Di questo aspetto apostolico della vita claustrale parla splendidamente Santa Teresa Benedetta, carmelitana scalza, in una meditazione tenuta alla sua comunità di Colonia il 14 settembre 1939. Eccone un breve frammento:
«Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Senti il gemito dei feriti sui campi di battaglia dell’est e dell’ovest? Senti il grido angoscioso dei morenti? Ti commuove il pianto delle vedove e degli orfani? Guarda il Crocifisso, Unita sponsalmente a Lui, il Suo Sangue diventa tuo, diventi onnipresente come lo è Lui,.. Potrai essere presente su tutti i fronti, in tutti i luoghi del dolore nella
potenza della Croce, il suo amore misericordioso ti porta dovunque, l’amore attinto dal Cuore divino, diffonde dovunque il suo prezioso Sangue che lenisce, slv e redime»
Questa ardente passione d amore per Cristo riempie e colma la nostra vita, apparentemente “inutile e sprecata”, trasformandola in un dono di salvezza per tutti i fratelli,
Accompagnati da Maria, continuiamo insieme ad ognuno di voi il cammino protesi verso la pienezza di vita che già ora pregustiamo nel tempo.