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storia
Nei primi anni del 1600 viveva nella città dell’Umbria, allora provincia dello Stato Pontificio, una nobildonna di nome Artimitia Benaduci, di rinomata prudenza, pia e caritatevole, dedita alla vita spirituale, specialmente dopo la morte del marito e di cinque figli maschi. Le rimaneva solo una figlia, Maria Angela, per la quale aveva sempre desiderato una vita di completa dedizione al Signore. Una notte le due donne fecero, entrambe, lo stesso sogno: erano vestite da monache , con un abito marrone, un mantello bianco e i sandali ai piedi. Nacque così nel loro cuore il desiderio di fondare in Terni un monastero appartenente a quell’Ordine, per loro assolutamente sconosciuto, che era il Carmelo riformato di S. Teresa d’Avila.
Pochi anni prima, nel 1590, era sorto il primo monastero italiano di Carmelitane Scalze, nella città di Genova, ad opera di un gruppetto di monache provenienti da Malagon (Spagna) formate dalla stessa Teresa d’Avila. Proprio in questo monastero prenderà l’abito Isabella Stampa, la futura Madre Teresa di Gesù, destinata ad assolvere l’ufficio di Priora nella nascente comunità di Terni.
La prima sistemazione provvisoria fu la stessa casa di Artimitia che, insieme a sua figlia e ad altre tre giovani, ricevette l’abito il 5 febbraio 1618 iniziando il suo Noviziato.
Di grande aiuto, per la realizzazione di quest’opera, fu il Can. Don Angelo Tramazzoli che, pochi anni dopo, farà dono al monastero di due sue nipoti, Caterina e Lucia, di cui la prima, la Serva di Dio M. M. Eletta di Gesù, sarà fondatrice dei Carmeli di Vienna, Graz e Praga, e morirà in concetto di santità.
Trascorsi alcuni anni la giovane comunità si trasferì nel nuovo monastero, in Piazza Valnerina, vivendo in estrema povertà. La casa agli inizi mancava perfino di porte e finestre ma la straordinaria ricchezza interiore attirava numerose vocazioni provenienti dalla città di Terni e dintorni.
Le monache vissero indisturbate fino all’epoca napoleonica, durante la quale tristi leggi decretarono la soppressione di tutti i monasteri.
Nel 1810 le monache furono costrette ad abbandonare il chiostro e a rifugiarsi ognuna nella propria famiglia. La Priora M. Vittoria Bargagnati, cugina di Leone XII, volle rimanere a Terni, sfidando ogni pericolo e riuscendo a mantenere costanti rapporti con tutte le monache, fino al giorno in cui poterono finalmente riunirsi in comunità.
Fu questa stessa Madre che nel 1827, insieme a quattro delle sue figlie, diede inizio al Carmelo di Ronciglione, nel quale morì santamente.
Per qualche decennio la comunità visse in una relativa tranquillità, nonostante le vicende politiche con i suoi moti insurrezionali. Nel 1860 il Governo Italiano incamerò i beni dell’Umbria, togliendoli allo Stato Pontificio e costrinse le nostre monache a ritirarsi a S. Gemini, in ambienti malsani, dove diverse di loro si ammalarono e due monache morirono. Fu giocoforza accettare, senza indugio, l’ospitalità del Carmelo di Regina Coeli, in Roma, ma ben presto, con la presa di Roma, i monasteri si ritrovarono in balia del Governo. La situazione giunse a tal punto che i Superiori decisero di sopprimere la comunità ma il Generale dell’Ordine, recatosi dal S. Padre Pio IX per trattare la difficile questione, si sentì rispondere: "Le monache di Terni le mettiamo sotto il nostro piviale". Così nel 1873 la comunità venne accolta nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo. Le monache ormai erano ridotte a sette, poiché molte di loro, durante il periodo di esilio, erano decedute per i grandi disagi sofferti.
Durante la permanenza a Castel Gandolfo, per più di trent’anni, fiorirono numerose vocazioni fino a quando, nel 1906, le monache poterono ritornare nella loro amata città di Terni dove avevano acquistato uno stabile sito a Ponte Romano. Prima di salutarle, SS. Pio X, si intrattenne amabilmente con loro lasciando come ricordo un suo ritratto. Grate a Dio di essere state salvate "in extremis" dal Papa, le Carmelitane Scalze di Terni pensano sempre con particolare amore al " dolce Cristo in terra" che volle con il suo gesto confermarle nel loro impegno ad essere " vere figlie della Chiesa".
Durante la seconda guerra mondiale la comunità dovette nuovamente fuggire perché il monastero fu bombardato e trovò asilo nelle vicinanze di Stroncone, poco distante da Terni. Questa vicinanza permise alle monache di seguire i lavori per la costruzione di un nuovo edificio, in zona S. Martino. Ma le peripezie non erano ancora terminate: nel 1965 il Comune vincolò, per l’edilizia popolare, l’area del Monastero. Per tale motivo e per altri di ordine pratico fu permessa alle monache la realizzazione di un altro edificio.
Nel Natale del 1974 le Carmelitane si trasferirono nell’attuale monastero costruito su una bella collina panoramica posta sulla strada di Passo Corese, dove, ancora oggi, si dedicano all’orazione e alla contemplazione amorosa di Dio ed offrono la loro vita per la Chiesa e il mondo.
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