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Anzio


Ordine Secolare Carmelitani Scalzi, Anzio


 

PROMESSE DEFINITIVE 
di
Maria Grazia - Maria Carla - Geremia
16 luglio 2012
(vedi foto)

 

 

 

 

 

IL CAMMINO dell’Ordine Secolare

dei Carmelitani Scalzi*       

(Già Terz’ Ordine Carmelitano Teresiano)    

 

                                               

 

L’esistenza di persone isolate che per devozione all’Ordine Carmelitano si proponevano di osservare la REGOLA stessa di S. Alberto di Gerusalemme risale ad un’epoca remota.

 

Il Terz’Ordine Carmelitano, invece, canonicamente organizzato, segna la sua origine nell’anno 1452, quando Nicolò V, con la Bolla  CUM NULLA FIDELIUM”  ne approvò gli Statuti, approvazione che fu più tardi, nel 1476, confermata da SISTO IV.

 

Compiutasi, poi, la  RIFORMA per opera di Santa Teresa di Gesù, Clemente VIII nel 1594 con la Bolla  CUM DUDUM”  e con l’altra   ROMANUM PONTIFICEM”  del 1603, estese le facoltà e privilegi, concessi dai suoi predecessori all’Ordine Carmelitano, anche a quello dei Carmelitani Scalzi.

 

Sorse così il TERZ’ORDINE CARMELITANO TERESIANO  con regole proprie ispirate a principi di una più alta spiritualità e di un maggiore rigore.

 

Una legislazione vera e propria si ha verso il 1700.

In questo periodo si ha conoscenza di una  << REGOLA del TERZ’ORDINE  >>  che però non trovò modo di imporsi, forse perché priva dell’approvazione della Santa Sede.

 

Nel 1883 il Definitorio Generale dei Carmelitani Scalzi prendeva l’iniziativa fissando una  REGOLA  che, pur non avendo l’approvazione pontificia, fu generalmente osservata fino al 1911.

Questa Regola restò norma generale per tutto il “Terz’Ordine dei Carmelitani Scalzi” fino al 1918, cioè fino alla comparsa del Codice di Diritto Canonico.

 

 

 

Il Papa Benedetto XV il 6 marzo 1921 approvava definitivamente la Regola del Terz’Ordine Secolare, detta  anche della Beata Vergine Maria  del Monte Carmelo  e della Santa Madre Teresa di Gesù.  

 

Il Terz’Ordine cambierà la sua denominazione  con l’approvazione della Regola di Vita  dell’ O.C.D.S.  da parte della Santa Sede nel mese di MAGGIO del  1979.

 

Nasce così  “l’ORDINE SECOLARE dei CARMELITANI SCALZI”, ossia la fraternità carmelitana che riunisce i laici che vivono nel mondo aperto ai valori del Carmelo.

 

L’Ordine Secolare del Carmelo, come quello di tutti gli Ordini Religiosi, ha ricomposto la propria legislazione sulle indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo.

 

Le attuali COSTITUZIONI,  che sostituiscono la Regola di Vita e che  riportano nel testo la Regola di Sant’Alberto, sono state approvate dalla Santa Sede il 16 giugno 2003 ed in esse   gli STATUTI PROVINCIALI  hanno assunto una maggiore rilevanza.

 

 

“ I membri dell’Ordine Secolare dei carmelitani Scalzi sono membri della Chiesa, chiamati a vivere   << in ossequio di Gesù Cristo >> , attraverso  << l’amicizia con Colui dal quale sappiamo di essere amati >>  servendo la Chiesa. Sotto la protezione di Nostra Signora del Monte Carmelo, e ispirandosi a S. Teresa di Gesù e a S. Giovanni della Croce e alla tradizione biblica del profeta Elia, essi cercano di approfondire gli impegni cristiani ricevuti dal battessimo .” (art. 3 vigenti Costituzioni)

 

 

Scopo del presente elaborato è quello di cercare di fare una comparazione fra la vecchia Regola del Terz’ Ordine Secolare del Carmelo Teresiano del 6.3.1921 , di cui ho avuto occasione di leggere e meditare, e le vigenti Costituzioni O.C.D.S. che sostituiscono la  REGOLA di VITA“, con lo scopo di evidenziare le modifiche e le eventuali evoluzioni che negli anni la stessa ha subito.

 

La  “REGOLA di VITA”  veniva ricevuta quale espressione della volontà del Signore. Ad essa bisognava uniformare la propria vita, esortando ad osservarla quanto più fedelmente possibile:

 

“Se camminerete  nei miei comandamenti ed osserverete le mie leggi e le adempirete……, poserò il mio sguardo sopra di voi, vi farò crescere e moltiplicherete, e raffermerò con voi la mia alleanza…… Camminerò tra voi, e sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo.” ( Lev. C. XXVI).

 

Ed ancora :

 

Se qualcuno per altro farà di più, Nostro Signore nella sua venuta, gliene renderà la mercede; faccia uso però della discrezione, che è la moderatrice delle virtù.”   (Regola dell’Ordine)

 

 

La vecchia Regola del 1921 stabiliva i seguenti requisiti necessari per essere ammessi nel Terz’ Ordine Secolare ( art. 12):

 

       non essere legati da voti perpetui o temporanei in alcune religioni;

       non appartenere come novizi o professi ad un altro Terz’Ordine;

       essere di vita esemplare, costanti e fermi nella professione della fede  cattolica e nell’obbedienza alla Santa Romana Chiesa;

       avere vivo desiderio di vita più perfetta nell’osservanza dei comuni e particolari doveri e l’intenzione di servire più esattamente a Dio e alla Beatissima Vergine del Carmelo;

       essere di  onorata condizione e potere vivere convenientemente dei propri beni o delle proprie oneste fatiche;

       avere raggiunto l’età di 24 anni:

i Superiori o i Direttori potranno però dispensare da questo requisito le persone più giovani che per le loro buone qualità morali giudicassero meritevoli di tale dispensa, purché abbiano compiuto l’età di venti anni.

 

Allo stato attuale l’art. 4 dello Statuto sancisce che i requisiti per l’ammissione all’ OCDS sono:

 

       età minima  di 18 anni, in casi particolari sarà il Consiglio a decidere;

       equilibrio psichico e rettitudine morale;

       volontà sincera di perfezione evangelica secondo lo spirito contemplativo – apostolico del Carmelo;

       effettiva possibilità di partecipare alla vita della Fraternità, in casi eccezionali, almeno la piena disponibilità a compiere un cammino di perfezione personalizzata.

 

 

 

                                      <<  DELL’  ABITO  >>

 

 

 

Il Capitolo V del vecchio Manuale del 1921 era dedicato all’ ABITO:

 

I Terziari possono essere soliti indossare per le solennità e nelle sacre funzioni l’ uniforme con la licenza dell’Ordinario del luogo. L’abito proprio consiste in uno  Scapolare di panno , che nell’estate potrà anche sostituirsi con uno di saia, di colore tanè: composto di due parti uguali della lunghezza di 25 centimetri per 18 di larghezza.” (art. 13)

 

“Si porterà giorno e notte pendente dalle spalle in modo che ricopra il petto ed il dorso; né verrà sostituito con altro più piccolo se non per causa di malattia, o per altro giusto motivo approvato dal proprio confessore.” (1) (art.  14)

 

       Si avverte che la solita medaglia con l’effigie del S. Cuore da una parte e della Madonna dall’altra, destinata a sostituire lecitamente l’Abitino del Carmine ed ogni altro Scapolare, non può affatto sostituire lo Scapolare del T.O., che perciò dovrà portarsi costantemente da ogni terziario.

 

“Dovrà questo Scapolare essere benedetto da chi ne ha apposita facoltà, quando viene imposto per la prima volta:  in appresso gli altri sostituiti non avranno bisogno di alcuna benedizione.” (art. 15)

 

Nel tempo per motivi di comodità è stata creata un “versione ridotta”  dello Scapolare , di dimensioni più modeste; esso è formato di due pezzetti di lana color marrone (da una parte c’è l’immagine della Madonna del Carmine e dall’altra  lo stemma del Carmelo), allacciati agli angoli superiori da due nastri, in modo da formare un tutto unico e chiuso, all’interno del quale si infila il capo, lasciando ricadere i due pezzi di stoffa sul petto e sul dorso. Da questo Scapolare ridotto ha avuto origine il cosiddetto “abitino”.

 

Attualmente lo Scapolare, che  è il segno distintivo della nostra devozione e consacrazione alla Madonna del Carmine viene  indossato il Sabato (giorno che la Chiesa dedica in modo particolare al culto mariano), nelle solennità e nelle feste dei Santi Carmelitani. 

 

Può essere sostituito da una medaglia che raffigura da una parte l’immagine del Sacro Cuore di Gesù e dall’altra quella della Madonna ; deve essere indossata  sempre e sostituisce di fatto l’Abitino del Carmine ed ogni altro Scapolare.

 

Come segno dell’appartenenza all’ordine viene indossato anche il distintivo carmelitano.

 

 

        <<   Dell’Ammissione nel Terz’Ordine e della Vestizione  >>

 

L’art. 16 della regola del 1921 evidenziava che:

 

“Quantunque i Superiori possano ricevere nel Terz’Ordine tutte le persone fornite dei requisiti necessari, tuttavia, gioverà per il buon andamento della Congregazione ed anche per meglio conoscere le condizioni dei postulanti, proporre qualche tempo prima al rispettivo Consiglio le persone che chiedono di essere ammesse.”

 

 

“ Prima che i  postulanti  siano ammessi alla vestizione, dovranno fare un probandato di due mesi, per venire bene istruiti circa gli obblighi che contraggono nel Terz’ Ordine.” (art. 18)

 

“ Si disporranno alla vestizione mediante il ritiro e raccoglimento di alcuni giorni, sotto la direzione del proprio confessore.” (art. 19)

 

“La funzione della vestizione si farà dove si tengono le adunanze mensili e durante una di queste, nell’oratorio ad esse destinato, altrimenti verrà fatta dinanzi qualche altare della Beatissima Vergine, ma in privato, cioè SENZA PUBBLICITA.” (art. 21)

 

“ I postulanti, rivestito il sant’ abito, dovranno, per lo spazio di un anno, dar prova della loro vocazione con l’esatta osservanza della Regola in qualità di “novizi”. (art. 22)

 

“Si rimette alla prudenza del Superiore o del Direttore, il prolungare il tempo del noviziato alle persone che per le loro condizioni particolari non si giudicassero abbastanza giudiziose e costanti ; come pure  a quelle persone  che non si vedessero bastevolmente  ferme nella loro vocazione.” (art. 23)

 

“Nel tempo del noviziato i terziari, se non sono impediti, dovranno almeno una volta al mese, presentarsi al Superiore o al Direttore, per essere istruiti sui loro doveri: sono sempre liberi però di eleggersi il confessore che credono. (art. 24)

 

Lo Statuto vigente all’art. 3 recita:

 

“ L’ammissione all’ OCDS avviene dopo un periodo sufficiente di contatto con la fraternità della durata non inferiore ad un anno (6 mesi n. 36 Cost.) e non superiore a due anni, a giudizio del Consiglio di Fraternità. (Cost. 36 -58).

 

Durante questo tempo i responsabili della formazione verifichino la maturità cristiana del candidato e la sua consapevolezza di membro attivo della Chiesa, iniziandoli alla specificità carmelitana, operando il necessario discernimento della sua idoneità all’ingresso nell’Ordine Secolare.

 

Al termine di questo periodo, il responsabile della formazione, propone il candidato al Consiglio per l’accettazione alla Fraternità. Egualmente avverrà per prime promesse e per le promesse definitive.

 

Il candidato manifesterà al consiglio la sua volontà per iscritto.

 

 

 

            <<  DELLA PROFESSIONE o PROMESSA  >>

 

 

Secondo la Regola del 1921: “ verso la fine dell’anno del noviziato , cioè quando avranno compiuto i 25 anni di età, se non è intervenuta alcuna dispensa, il Superiore o il Direttore, reso certo della divina vocazione a questo stato, e della perseveranza nei buoni propositi dei novizi Terziari, potrà concedere loro di fare la Professione.” (art. 26)

 

“Determinato con intelligenza del Superiore, o del Direttore, il giorno in cui emettere la professione, ciascun novizio  dovrà prepararvisi con gli esercizi spirituali, oppure con altre opere di pietà, secondo il consiglio del medesimo, non tralasciando, in detto giorno, d’accostarsi alla sacra Mensa. (art. 27)

 

“La funzione della professione si compirà conforme a quello che è stabilito per la vestizione; ma col rito e le preci indicate nel Cerimoniale. (art. 28)“La professione si farà nelle mani del Superiore, o di un suo delegato.”(art. 29)

 

“ Due volte all’anno, cioè nella festa dell’Esaltazione della Croce, che cade il 14 Settembre, e nella solennità dell’Epifania, i Terziari faranno la rinnovazione di devozione dei voti dinanzi al Superiore, o al Direttore; se non potessero farlo dinanzi a questi, li rinnoveranno privatamente da sé stessi dopo la santa Comunione. (art. 30)

 

“I voti d’ubbidienza e di castità , secondo la Regola del nostro Terz’ Ordine, non hanno l’estensione dei voti religiosi, e finiscono con l’uscita dal Terz’ Ordine; essi sono diretti ad obbligare più strettamente all’osservanza perfetta della santa legge di Dio e della Santa Madre Chiesa, e mentre innalzano a grado più elevato la pratica delle virtù cristiane e ne accrescono il valore ed il merito, non fanno che aggiungere più sacra sanzione al dovere che hanno tutti i fedeli di umilmente dipendere dai propri superiori, e di conservare in ogni stato la santa purità di corpo e di spirito.” ( art. 31)

 

“Se perciò qualche Terziario per meritato castigo, fosse dai Superiori cancellato dall’Ordine, o ne uscisse di propria volontà, il che non conviene che si faccia senza il consiglio del Superiore o del Direttore, non rimarrebbe più obbligato a questi voti e agli altri doveri di Terziario.”(art. 32)

 

  L’art. 6 dello Statuto vigente recita:

 

“Durante il primo periodo del percorso formativo, di almeno due anni (Costituzione 36 B), il responsabile della formazione incontrerà, possibilmente più volte al mese i candidati alle Prime Promesse : li preparerà   << a vivere il carisma e la spiritualità del Carmelo nella sequela di Cristo, al servizio della missione  >> (Costituzione 32), basando il suo insegnamento sulla Parola di Dio e sugli scritti dei nostri Santi; insegnerà loro la pratica dell’orazione mentale e li aiuterà ad approfondire l’ideale del Carmelo nella realtà della vita laicale.”

 

 

Con la Promessa fatta alla Comunità, alla presenza del Superiore dell’Ordine o del suo Delegato, la persona diventa Membro dell’Ordine Secolare.

Con questa Promessa si impegna di acquisire la formazione necessaria per conoscere le ragioni, il contenuto ed il fine dello stile di vita evangelica che assume. La Promessa realizza l’impegno battesimale  e arricchisce, nei chiamati alla vocazione matrimoniale, la vita di sposi e genitori.

 

Questa Promessa si rinnova una volta all’anno nel tempo pasquale.

 

L’art. 7 dello Statuto continua:

 

“Dopo le Prime Promesse il cammino di perfezione continua fino alle  Promesse Definitive.

Dopo un periodo di anni, dalla emissione delle Promesse Definitive, il carmelitano secolare può chiedere di emettere i voti. (Costituzioni, 39)

Se al termine del triennio, non si sente di fare le Promesse Definitive, o non sia ritenuto “idoneo”, si può prorogare il periodo delle Prime Promesse, ma non oltre altri tre anni.” “Dopo le Promesse Definitive il cammino di formazione permanente continua per la singola persona nella Fraternità a cui appartiene.”(art. 9 Statuto)

  

 

           <<  DEI VOTI di UBBIDIENZA e CASTITA’  >>

 

 

L’art. 33 della Regola del 1921 stabiliva che.

“Il voto di ubbidienza  che i nostri Terziari fanno nella professione, riguarda ciò che loro viene comandato dai Superiori, a tenore della Regola.”

“Questa ubbidienza l’useranno verso il P. Preposito Generale, o suo Vicario, il Provinciale, il Superiore locale e chiunque altro venisse legittimamente deputato per loro Direttore.” (art. 34)

 

“Sarà pure giovevole al loro spirituale profitto di ubbidire con umile soggezione al  proprio confessore, nelle cose riguardanti il loro spirituale avanzamento.” (art. 36) 

 

“Il voto di castità , fatto secondo la Regola del nostro Terz’Ordine, obbliga a vivere costantemente conforme lo stato in cui si trova o potrà trovarsi la persona che fa tale promessa a Dio.

Quindi, in virtù della professione, i celibi sono tenuti ad osservare la castità perfetta per tutto il tempo che restano in quello stato; i coniugati devono contenersi nei doveri del matrimonio;  i vedovi sono obbligati alla castità vedovile se rimangono tali; sicché questo voto dei Terziari e delle Terziarie non impedisce loro di cambiare stato.” (art. 37)

 

L’art. 38 specificava, inoltre, che :

 

“ Le persone dedicate a quest’Ordine, devono essere delicatissime nel custodire la castità di pensiero, di parole, di opere.”

 

“Le nostre Terziarie specialmente avranno cura di non seguire le mode, le pompe e le vanità del mondo; ma di andare vestite modestamente e decentemente, secondo il proprio stato e la propria condizione.” (art. 39)

 

 

Allo stato attuale per quanto riguarda i VOTI  l’art. 39 delle Costituzioni vigenti stabilisce:

 

“ Tutti i fedeli di Cristo hanno diritto di fare i voti . Con il consenso del Consiglio della comunità e il permesso del Provinciale, un membro della comunità dell’Ordine Secolare, se lo desidera, può emettere i voti di obbedienza e castità in presenza della comunità.”

 

 “I voti sono strettamente personali e non creano una categoria differente di appartenenza. Suppongono un impegno maggiore di fedeltà alla vita evangelica, ma non trasformano  coloro che li fanno in persone riconosciute giuridicamente come consacrate nella linea degli Istituti di Vita Consacrata. Coloro che fanno i voti nell’Ordine Secolare continuano ad essere laici a tutti gli effetti giuridici.”

 

 

<< DELL’UFFICIO PARVO DELLA BEATA VERGINE MARIA >>

 

 

L’art 41 della Regola del 1921 stabiliva che :

“I Terziari che sanno leggere e che non sono impediti da qualche motivo ragionevole, reciteranno ogni giorno, secondo le norme approvate dalla Chiesa, l’Ufficio Parvo della Beata Vergine: cioè, l’Invitatorio ed il Notturno del giorno corrente con le Lodi, e quindi, a suo tempo le quattro Ore, il Vespro e la Compieta.”

 

“I Terziari che per qualsivoglia titolo od anche per devozione recitassero giornalmente l’Ufficio Divino, non sono tenuti alla recita dell’Ufficio Parvo.” (art. 42)

 

“Coloro che non sapessero leggere o non potessero recitare l’Ufficio , diranno ogni giorno venticinque Pater ed Ave Maria: cioè, sette per il Mattutino e le Lodi e tre per ciascuna delle altre Ore canoniche,  che sono: Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro e Compieta.” (art. 43)

 

L’art. 46 specificava, inoltre, che :

“In caso di malattia, di debolezza o di occupazione straordinaria, tanto l’una che l’altra preghiera si potranno abbreviare col consenso dei Superiori o del confessore, e non potendosi chiedere la dispensa, di propria coscienziosa volontà.”

 

L’art. 11 dello Statuto vigente della provincia Romana, dice che : “il Carmelitano Secolare si impegna personalmente alla celebrazione quotidiana della Liturgia delle Ore; almeno delle LODI e dei VESPRI.

 

 

                    <<     DELL’ORAZIONE MENTALE  >>

 

La vecchia Regola recitava:

“I terziari appartenenti ad un Ordine, che ha per scopo principale la vita contemplativa, si studieranno di rendersi capaci di fare l’orazione mentale.”

 

“Ogni giorno faranno mezz’ora di meditazione, un quarto d’ora il mattino ed un quarto d’ora la sera; oppure tutt’ insieme, secondo che permetteranno le loro occupazioni della giornata. “

 

“Sarà pure utilissima la lettura spirituale, massime nei giorni di festa, non potendosi nei giorni feriali.”

 

“Leggeranno specialmente il Santo Vangelo,  l’Imitazione di Cristo, le opere spirituali della S.M. Teresa, del D. P. Giovanni della Croce, di S. Francesco di Sales, di S. Alfonso Maria de’ Liguori, le vite dei Santi .”

 

“Non tralasceranno mai di fare ogni giorno ogni sera l’esame di coscienza.”

 

 

Attualmente il nostro Statuto prevede che il carmelitano secolare dovrà impegnarsi all’orazione mentale e/o meditazione quotidiana della Parola di Dio, almeno mezz’ora al giorno e alla lettura spirituale, incentrata particolarmente sulla Sacra Scrittura e sulle Opere di santi e autori carmelitani.

 

 

 <<  DELLA SANTA MESSA E DELLA FREQUENZA DEI  

        SACRAMENTI   >>

 

 

 

L’art. 52  e seguenti della Vecchia Regola stabiliva che i Terziari:

“ogni giorno, potendolo comodamente, ascolteranno con viva fede e raccoglimento la santa Messa. “Sarà  loro dovere essere sempre i primi e i più solleciti ai santi Sacramenti.”

 

“Almeno una volta la settimana si accosteranno alla sacra Mensa; come pure nel primo venerdì d’ogni mese, nelle feste principali del Signore, della Beata Vergine, dei nostri santi Fondatori, nel giorno della rinnovazione dei voti , e quando verranno a conoscere essere presso alla morte, o già morta, alcuna persona appartenente all’Ordine.”

 

“Si esortano, poi, i singoli Terziari alla Comunione frequente ed anche quotidiana, secondo lo spirito della Chiesa, regolandosi in ciò col consiglio del loro confessore.”

 

“I Terziari, che, pur essendo in grazia di Dio, non potessero fare la Comunione sacramentale quotidiana, vi supplicano in qualche modo con la Comunione spirituale….”

 

 

Lo Statuto vigente  della Provincia Romana all’art. 11  indica che:

 

“Il carmelitano secolare si impegnerà a partecipare all’Eucarestia, per quanto è possibile.”

 

“Si accosterà frequentemente al sacramento della Riconciliazione e all’accompagnamento spirituale.”

 

 

                            <<   DELLA  PIETA’   >>

 

   

L’art. 58 e seguenti della vecchia Regola prevedeva che:

“I terziari debbono praticare la pietà con sincerità e sodezza ….. Ogni mese, potendo, faranno un giorno di ritiro e una volta l’anno gli esercizi spirituali. La devozione a Gesù Sacramentato, a Maria SS. del Carmelo , al S. Patriarca Giuseppe ed ai Santi dell’Ordine deve star loro sommamente a cuore. Si raccomanda di fare in comune od in privato la visita quotidiana al S.S. Sacramento, le novene ed i tridui in preparazione alle feste principali del Signore, di Maria Santissima, dei nostri santi Fondatori e Patroni e di altri Santi secondo la proprio vocazione,”

 

 

Allo stato attuale, l’art. 15 dello Statuto stabilisce che per creare e favorire lo spirito comunitario occorre che vi siano vari momenti di incontro e condivisione:

       almeno una riunione mensile di tutti gli aderenti della Fraternità con preghiere, conferenze e dialogo fraterno;

       il ritiro mensile sia aperto a tutti e con più fraternità locali. In Avvento ed in Quaresima, sia per tutte le fraternità provinciali o di circoscrizione;

       gli esercizi spirituali annuali programmati, siano partecipati da tutti;

       altri incontri formativi possono essere organizzati dal Presidente o dal Maestro di Formazione, secondo opportunità.  

 

 

La vecchia Regola del 1921 concludeva con le seguenti esortazioni:

 

       “Le cose sopraddette costituiscono la norma di vita, ossia la Regola, che debbono osservare i Terziari del nostro Ordine, per corrispondere degnamente alla grazia della loro vocazione.”(  art. 87)

       “L’osservanza  di essa, fatta eccezione dei voti, non obbliga né a colpa, né a pena; nondimeno i nostri Terziari debbono osservarla con  ogni esattezza; perché non sono la colpa o la pena  che li debbono eccitare all’adempimento dei loro doveri, sebbene il timore santo di Dio, il desiderio di corrispondere alla grazia della loro vocazione e la persuasione che otterranno le ricompense promesse a coloro che avranno osservato la medesima Regola.” (art. 88)

       Se talvolta l’osservanza di qualche punto della Regola potesse tornare troppo difficile alla pratica, si ricorra ai Superiori per la dispensa o commutazione in altra pia opera, o almeno al proprio confessore per la dichiarazione che in tal caso la legge non obbliga.”(art. 89) “Tuttavia i Terziari non siano troppo facili a chiedere queste dispense, ed a valersene, specialmente circa i punti principali della Regola………”(art. 90) “L’appartenere del resto ad un Ordine in modo singolarissimo privilegiato da Maria Santissima, il portare un Abito ricco di promesse così preziose, il partecipare alle preghiere, astinenze, osservanze ed opere buone che si compiono nell’Ordine del Carmelo da tanti Religiosi e Religiose, dediti all’esercizio delle più belle virtù, è per se stesso tal favore, che i Terziari devono sommamente apprezzare, anche se costi loro qualche sacrificio.” (art. 91)

 

 

E per finire ecco   l’ EPILOGO delle vigenti Costituzioni :

 

“Le Costituzioni dell’Ordine Secolare sono state elaborate per concretizzare il progetto di vita dei suoi membri, che formano parte dell’Ordine del Carmelo Teresiano.  Essi sono chiamati a  << testimoniare come la fede cristiana, costituisca l’unica risposta pienamente valida ai problemi e alle aspettative che la vita pone davanti ad ogni persona e ad ogni società >>. Questo lo realizzeranno  come Secolari se, a partire da una contemplazione impegnata, riusciranno a testimoniare nella propria vita familiare e sociale di ogni giorno << questa unità di vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza. >>

 

Come Secolari, figli e figlie di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce, sono chiamati ad << essere nel mondo testimoni della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo >>, mediante una vita di preghiera e di servizio evangelizzatore, e per mezzo della testimonianza di una comunità cristiana e carmelitana………”

 

 

ASPIRANTI AL TERZ’ORDINE CARMELTANO TERESIANO

 

 

Nell’anno 1927 il Definitorio Generale ha approvato che in ogni Congregazione del Terz’Ordine si istituisse  una Sezione di Aspiranti allo scopo di raccogliere e preparare dei buoni soggetti, atti un giorno a professare con onore la Regola del Terz’Ordine.

 

L’Appendice  alla Regola del 1921  relativa agli Aspiranti prevedeva che:

 

“Si potranno ammettere fra gli aspiranti, giovani di entrambi i sessi che abbiano compiuto i 15 anni di età e che intendono condurre nel secolo una vita cristiana più perfetta degli altri, desiderosi perciò di mettersi sotto la protezione della Beatissima Vergine Maria del Monte Carmelo per potere col suo aiuto ascendere a più alta perfezione, secondo lo spirito carmelitano. Per la loro Ammissione  si richiedono le stesse condizioni stabilite per i Terziari” (art. 12 della Regola del 1921, già indicata precedentemente).

 

Agli Aspiranti si potranno imporre i seguenti obblighi:

 

       portare sempre il piccolo Scapolare, non la medaglia;

       accostarsi alla S. Comunione una volta alla settimana;

       recitare ogni giorno le Litanie della Madonna;

       fare qualche mortificazione speciale al mercoledì e al sabato;

       intervenire all’adunanza mensile fatta possibilmente per loro. Potranno pure intervenire a quella dei terziari, specialmente se ci fossero vestizioni o professioni.

 

Durante  questo tempo gli Aspiranti dovranno essere istruiti dal Direttore o dal Confessore, sul vero spirito del Terz’Ordine e in base al loro modo di diportarsi  e di progredire il Direttore potrà giudicare se saranno degni d’essere ammessi al Noviziato e magari d’avere la dispensa sull’età.

 

Non è buona cosa ammetterli in massa al Terz’Ordine, né si deve credere che basti a renderli degni un qualunque spirito di pietà, sia pure a base di Sacramenti frequentemente ricevuti: occorre che alla pietà vada congiunta una vera e soda virtù perché i nostri Terziari devono distinguersi fra tutti ad essere veramente : “stirpe eletta, nazione santa,  popolo di acquisto.”

 

Il Direttore deve soprattutto osservare come custodiscano la lingua perché “se alcuno crede di esser religioso pur non frenando la sua lingua, inganna se stesso e la sua religione è vana.” Perciò il Direttore deve allontanare i sussurroni, le lingue malediche ed altri simili.

 

Allo stato attuale  vengono ammessi quali Aspiranti coloro i quali a giudizio del loro Direttore Spirituale  o su propria richiesta intendono avere contatti con la Fraternità dell’Ordine Secolare dei Carmelitani.

Intervengono all’incontro mensile della Maestra di formazione e  all’adunanza mensile di tutta la fraternità ed incominciano a praticare la recita delle Lodi e dei Vespri. La loro età minima è di18 anni .

 

 

                                                                   Elaborato di Angela Parisi

 

  


BREVE STORIA DELL'ORDINE SECOLARE


Dopo trenta anni di pausa, il vero inizio dell'Ordine Secolare Cannelitano in Anzio, è datato 1985. Si comincia con un folto gruppo di simpatizzanti a cui le catechesi vengono tenute dal Parroco P.Francesco Pacini, da P. Orlando Pietrobono, da Padre Filippo Maini, da Padre Innocenzo Visca, e da Padre Romano Zaffina, ma per la maggior parte delle volte c'è la presenza di P. Francesco Pacini.
Le prime ammissioni vengono effettuate l' 8-6-1986. P. Romano Zaffma .
viene nominato Assistente nell'Ottobre 1987. Le Prime promesse temporanee dei Membri del Cannelo Secolare avvengono nel luglio 1988 e le prime promesse definitive nel giugno 1989. P. Romano terminerà di essere assistente O.C.D.S. a fine maggio 1990, per trasferimento.
Dal mese successivo sarà Padre Alessandro Paolini a guidare, come Assistente, il Carmelo Secolare fino al febbraio 1991, mese in cui subentrerà P. Filippo Maini.
Il 7-10-93 P. Ennio Laudazi, il nuovo Assistente, stabilisce la Presidente, le Consigliere e la Maestra di formazione
Ma la Fraternità si scioglie nell' Aprile 1994 per mancanza di membri (vuoi per malattia, vuoi per anzianità). La Fraternità rimane comunque aperta nella persona di Maria Teresa Castaldi che resta in contatto con la Consigliera Provinciale.
Il 14 dicembre 1996, sotto la guida di P. Agostino Agostini (Assistente), otto persone di mezza età si riuniscono per approfondire la spiritualità del Carmelo e decidono poi di incontrarsi due volte al mese.
Rifiorisce così pian piano il Carmelo Secolare di Anzio ed il 20 luglio 1997, cinque sorelle vengono ammesse ed altre ancora faranno le promesse temporanee.
Nel 1999 P. Agostino Agostini viene trasferito e subentra quale assistente P. Valerio Eramo. Sotto la sua guida altre sorelle emetteranno le promesse definitive e temporanee.
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Viene anche rinnovato il Consiglio, ma la Presidente resta la stessa. Dopo la partenza di P. Valerio, il nuovo assistente è P. Mario Ottaviani, e trascorsi ormai tre anni dalle precedenti, si procede alle nuove elezioni con il risultato che il Consiglio rimane lo stesso come pure la Responsabile della Formazione, mentre cambia la Presidente.
Con l'entrata in vigore della Nuove Costituzioni approvate definitivamente il 16 giugno 2003 dal Vaticano, le nostre Fraternità acquistano una nuova identità e maggiore autonomia rispetto al primo ramo dell'Ordine.

 

 

 

          

                      

 

 

 

 

        L'INNAMORATO  di  CRISTO

 

 "L'AMORE non consiste nel  provare grandi sentimenti, ma nell'avere grande distacco e nel patire per amore dello amato"

                                                                                 

                         (S. Giovanni della Croce,

                                                                   SPUNTI di amore, 36)

 

Voglio narrarvi una cosa che mi avvenne con Nostro Signore. In convento avevamo un Crocifisso e, mentre, un giorno  io gli ero dinanzi, desiderando che lo venerassero non solo i religiosi, ma anche i secolari, pensai che sarebbe stato meglio in chiesa.

 

Quando ve lo ebbi collocato come meglio potei, un giorno che stavo ai suoi piedi in preghiera, mi disse:  < Fra' Giovanni, chiedimi ciò che vuoi, che io te lo concederò per questo servizio che mi hai reso;  >  e io risposi:  Signore, chiedo di soffrire molte pene per Voi  e di essere disprezzato e tenuto per uomo da poco.

Il Signore ha accettato la mia richiesta così che soffro a causa dei  molti onori che mi si tributano senza che io li meriti."                          (S. Giovanni della Croce)

 

  CENNI BIOGRAFICI   

 

Giovanni nasce a Fonteviros in provincia di AVILA nel 1542 da Gonzalo de Yepes e Catalina Alvarez. Gonzalo appartiene ad una ricca famiglia, ma per avere sposato Catalina, povera tessitrice, viene diseredato e così costretto a fare anch'egli il tessitore.

 

Dal loro matrimonio, che avviene nel 1529, nascono tre figli:

FRANCESCO nel 1530, il primogenito; LUIGI, morto in tenera età; GIOVANNI, terzo ed ultimo figlio. Tutti e tre vengono battezzati nella chiesetta del paese di Fonteviros. Il fonte battesimale viene ancora conservato come reliquia e su una parete, una lapide posta nel 1689, ricorda al visitatore che:

 

"In questa pila fu battezzato il mistico dottore S. Giovanni della Croce, primo carmelitano scalzo, lustro ed onore di questa  nobilissima città di Fonteviros dove nacque il 24.6.1542."

 

Il padre Gonzalo muore poco dopo la nascita di Giovanni, lasciando Catalina con i tre bambini e senza mezzi economici per allevarli. Il telaio non procura alla famiglia il necessario per sopravvivere. Così la povera vedova si vede costretta a "peregrinare" alla ricerca di più sicuri mezzi di sostentamento.

 

Chiede aiuto ai parenti del defunto marito: l'Arcidiacono della Collegiata di Torrijos e Don Giovanni de Yepes, medico di Gàlvez nel Toledano.

 

L'Arcidiacono, ricco e senza cuore, chiude la porta in faccia alla vedova dicendo che i bimbi sono troppo piccoli. Il medico, invece, che non ha figli, si impegna di trattenere Francesco, facendolo studiare e costituendolo suo erede. Ma più tardi, dopo solo un anno, Catalina riprende il piccolo Francesco, perché la moglie del medico lo maltrattava Quindi, ritornano a Fonteviros.

 

Giovanni bambino spesso fissa il volto di un Crocifisso ligneo posto nella Cappella della chiesetta  parrocchiale del suo paese ed intuisce che sulla terra  "non può esservi vero amore senza sacrificio."

 

Ma Giovanni è anche innamorato di Maria Vergine. Ricorda, infatti, che un giorno verso i quattro o cinque anni, giocando con altri bambini sulla riva di un piccolo stagno, perde l'equilibrio e cade dentro, temendo di affogare.

 

All'improvviso ecco apparirgli la Vergine, bellissima, protesa a occorrerlo:

piccolo, dammi la mano e ti tirerò fuori  gli dice.

 

Ma Giovanni, vedendo le sue mani sporche di fango e non volendo insudiciare quelle della SIGNORA, se le nasconde velocemente sotto le ascelle , certo, però, che la SIGNORA non lo abbandonerà.

 

Nello stesso istante passa di lì un contadino che, richiamato dalle grida dei bambini con un bastone lo tira fuori dall'acqua. Giovanni è salvo!!!

La bella SIGNORA è sparita, lasciando nell'anima del fanciullo una "DELICATISSIMA e TENERISSIMA CONFIDENZA in MARIA" che sarà la caratteristica gentile del suo mondo interiore.

 

Verso il 1548 Catalina si stabilisce con i suoi figli ad Arèvalo (Avila).  Ma neanche qui   raggiunge una soluzione stabile che assicuri l'avvenire dei figli. Così delusa ritorna dopo due anni al rifugio di Fonteviros.

 

Giovanni ha quasi nove anni ed il suo animo sensibile di bambino è angustiato per la madre che si strugge per lui senza trovare appoggi umani.

 

Cercano di nuovo la possibilità di un altro dislocamento. Tentano la fortuna a Medina del Campo (Valladolid), centro commerciale di primissimo ordine.

 

Il trasferimento di tutta la famiglia (Francesco, il primogenito, nel frattempo si è sposato con Anna Izquierdo, dalla quale avrà otto figli, sette dei quali moriranno in tenera età) avviene nel 1551.

 

A Medina trovano un'occupazione più degna e stabile che in altri luoghi. Unito ai migliori mezzi materiali di vita a Giovanni si aprono diverse possibilità per la sua formazione umana e culturale. Tra le associazioni ed istituzioni di beneficenza fiorenti a Medina c'è anche il "Colegio de los Doctrinos", che funziona nel Convento della Maddalena.

 

Giovanni viene ammesso nel collegio e con altri quattro compagni si prende carico del servizio della chiesa, della pulizia della casa, dei servizi delle religiose e della questua in favore del monastero.

 

In cambio riceve il mantenimento e gli viene offerta la possibilità di iniziare alcuni lavori manuali, per i quali non dimostra, però, una chiara inclinazione ed una particolare attitudine.

 

Il servizio nel "colegio de los Doctrinos" gli apre altre porte, la più importante è quella dell'Ospedale della Concepciòn o dei "bubboni", uno dei quattordici esistenti nella città.

 

Accolto qui come infermiere (sa lavorare duramente tra i malati contagiosi) e fattorino, ha l'opportunità di conoscere meglio gli ambienti culturali di Medina e perfezionare i pochi studi realizzati fino ad ora, per iniziativa propria e nei momenti liberi.

 

Sa rubare il tempo al sonno per studiare e pregare.

 

Insegnerà ai suoi fratelli che :

quanto più un'anima è unita a Dio per amore, tanto più cresce in lei l'amore e la compassione per il prossimo bisognoso .

 

In questa amara esperienza Giovanni manifesta subito una singolare virtù di carità, di misericordia verso i poveri, di compassione verso gli ammalati. Un povero amante dei poveri e dei sofferenti, un povero non inasprito dalle difficoltà della povertà, ma intenerito dalla condivisione della miseria e della fame.

 

Nella sua infanzia ed adolescenza, povertà e carità si intrecciano al punto che il suo lavoro preferito resterà quello di infermiere, non inquadrato in una precisa professionalità, ma quello di infermiere volontario dal cuore generoso.

 

A questo genere di vita si aggiunge un'altra connotazione singolare: un'attenzione particolare alla PREGHIERA.

 

E' già da piccolo un ORANTE, un CONTEMPLATIVO, che ha bisogno di incontrare il Signore "a tu per tu", nel silenzio e nella fedeltà ai doveri cristiani che la mamma gli inculca .

 

E' sorpreso, spesso anche di notte, a pregare in qualche cantuccio della casa e questa predilezione per la preghiera solitaria lo accompagnerà per tutta la vita. Si può dire che il "tirocinio" della povertà e della carità, nutrito dal fervore della preghiera, diventa per Giovanni il terreno nel quale, col passare degli anni, matura la sua VOCAZIONE.

 

Coincidendo quasi con il suo arrivo a Medina, i gesuiti aprono in questa città un collegio , una filiale di Salamanca che in pochi anni acquista un notevole prestigio. La casa provvisoria del 1551 si trasforma in nuovo edificio nel 1553 e due anni dopo viene aperta la cattedra di lingua latina.

Giovanni frequenterà le aule del collegio dei gesuiti, probabilmente tra il 1559 ed il 1563.

 

La migliore prova della sua formazione umanistica la offrono i suoi scritti posteriori. "L'anima abbia un costante desiderio di imitare Cristo in ogni sua azione, conformandosi ai suoi esempi. Egli non ebbe e non volle altro piacere che quello di fare la volontà del Padre, la quale era per lui cibo e nutrimento!" (1S 13,3-4)

 

<<   V E R S O  IL  C A R M E L O   >>

 

Giovanni cerca il Signore e la decisione di una scelta totalizzante diventa sempre più perentoria nel suo cuore e nella sua vita:  VUOLE ESSERE di DIO nella vita religiosa!

 

La sua scelta è determinata da un dettaglio: è devoto della Madonna! Sceglie, quindi, una famiglia religiosa nella quale il culto di Maria ha un particolare significato vocazionale.

 

A 21 anni, nell'estate del 1563 Giovanni de Yepes bussa alla porta del CARMELO di Medina del Campo, veste l'abito di panno scuro dei Carmelitani, sopra il quale il Superiore impone lo SCAPOLARE della Vergine ed il bianco mantello dei Frati di Nostra Signora ed inizia il noviziato con il nome di GIOVANNI di SAN   MATTIA. Alla cerimonia sono presenti la mamma, il fratello Francesco, la cognata ed i nipotini.

 

A Medina del Campo, dove alcuni Carmelitani hanno restaurato una loro presenza fervorosa, Giovanni trova la sua casa, l'habitat ascetico e spirituale di cui ha bisogno. Viene introdotto nell'itinerario di formazione che vige a Medina dove c'è SERIETA', IMPEGNO e FRATERNITA'.

 

I primi anni dell'esperienza religiosa, una volta superata la prova del noviziato, sono per Fra' Giovanni una cornice privilegiata, sotto molto aspetti.

 

Invece di seguire la vita comunitaria in qualunque dei conventi dell'Ordine della Provincia di Castiglia, gli capita in sorte di farla in una comunità fuori dal comune : il Collegio di Sant'Andrea di Salamanca, di antica fondazione, che attraversa momenti di splendore quando vi giunge Giovanni di San Mattia per immatricolarsi nella famosa Università.

 

Tra le caratteristiche che distinguono la comunità di Salamanca, c'è da evidenziare :

  • 1) l'elevato livello culturale della stessa;
  • 2) il numero relativamente alto dei membri, provenienti da diverse province;
  • 3) la disciplina religiosa, adatta alle norme riformiste dei Capitoli Generali e dei superiori.

 

Così Giovanni di San Mattia, come i suoi compagni, ha un unico

impegno entro la disciplina comunitaria : LO STUDIO.

Egli trova un ambiente religioso e conventuale soddisfacente ai

suoi ideali di carmelitano autentico ed impegnato.

 

Migliaia di studenti, provenienti da ogni parte d'Europa, frequentano la celeberrima Università per ascoltare i più celebri teologi del tempo. Ma né i dottori, né i discepoli di Salamanca sospettano che tra loro, UMILE e RISERVATO come un fanciullo, c'è CHI  tutti li supererà non solo nella "SCIENZA di DIO", cioè  nella Teologia, ma anche nella "VITA di UNIONE con DIO", cioè   nella SANTITA'.

 

In Giovanni l'unione soprannaturale con Dio è sempre un passo avanti nella conoscenza intellettuale di LUI. Anni più tardi, nel presentare il suo "CANTICO SPIRITUALE" alla Madre Anna di Gesù, Giovanni scriverà:

 

<< Senza dubbio Vostra Reverenza non conosce la "teologia scolastica", che pur ci aiuta a comprendere le verità divine, ma possiede la "teologia mistica" che è un conoscere DIO per via dell'AMORE, e non solo un conoscere, ma  anche un gustare! >>

 

Giovanni studia a Salamanca dal 1564 al 1567. Nel luglio 1567 viene ordinato sacerdote e canta la sua PRIMA MESSA a Medina attorniato dalla sua famiglia che tanto AMA.

 

"Ama molto i patimenti e non credere che siano troppo per entrare nelle grazie dello Sposo il quale non esitò a morire per te!" (Spunti di amore 15)

 

INCONTRO  con   S.  TERESA  di   GESU'  >

e

<   RIFORMA    del   CARMELO   >

 

La Santa Madre Teresa di Gesù, mentre, Giovanni è ancora novizio e studente, porta avanti, con tutte le benedizioni dell 'ORDINE un'impresa rivoluzionaria, fondando un monastero di rigorosa osservanza, mettendo a fondamento il ritorno alla REGOLA primitiva   di S. Alberto di Gerusalemme, maggiormente intrisa di EREMITISMO e di SOLITUDINE, di SILENZIO e di AUSTERITA', ma soprattutto di una più appassionante SEQUELA di CRISTO ROCIFISSO!

 

Intanto, fra' Giovanni di San Mattia, indirizzato da un confratello, incontra la Madre Teresa a Medina del Campo nel 1567.

 

La Santa Madre ricorderà questo incontro che lo descrive come una provvidenza di Dio, come una grazia eccezionale del Signore:

 

< ho trovato il frate che può essere il fondamento di una comunità maschile riformata con il ritorno alla  REGOLA  primitiva e al fervore di quei santi padri abitanti del Monte Carmelo, eremiti contemplativi del DIO VIVO! >

 

L'incontro non riesce, tuttavia, ad entusiasmare altrettanto Giovanni di San Mattia, il quale ci PENSERA'.

Ma dopo averci pensato, dopo aver pregato, un giorno Fra' Giovanni si mette alla scuola di Teresa di Gesù e ne diventa il primo figlio, il primo Carmelitano  Scalzo, il padre della RIFORMA.

 

Teresa di Gesù lo chiamerà, affettuosamente, "il mio piccolo Santo" o, alludendo alla sapienza spirituale che riconosce in lui ",  il mio piccolo Seneca". Vedendolo nella sua opera dirà che: " è piccolo di statura, ma grande agli occhi di Dio" e che benché ancora giovane è già :" molto saggio, penitente e santo!"

 

GIOVANNI VIVE SOLO DI DIO!!!

 

Nell'estate del 1568 incontra  nuovamente la Madre Teresa. Discute con lei circa gli aspetti e i dettagli della nuova forma religiosa. I punti di vista di Giovanni completano ed arricchiscono quelli di Teresa.

 

Entrambi coincidono nell'urgenza di iniziare la nuova forma di vita carmelitana. Giovanni pretende che non si rimandi tanto e c'è l'accordo di iniziare subito ciò che è un loro desiderio.

 

Il primo passo è quello di adattare per casa religiosa un'isolata casa colonica a DURUELO (Avila).

 

" Se vuoi essere perfetto, vendi la tua volontà, vieni a Cristo nella mansuetudine ed umiltà e seguilo fino al Calvario e al Sepolcro!" (Avvisi 6)

 

LA PRIMA FONDAZIONE : DURUELO

28 Novembre 1568

 

Con la fondazione di DURUELO il Santo Padre Giovanni inizia la sua storia concreta di RIFORMATORE. La sua esperienza interiore è maturata, l'incontro con la Madre Teresa ha portato i suoi frutti in una profonda sintonia di ideali e nella condizione di quella realtà che la Santa ha già iniziato con la fondazione del monastero di San Giuseppe in Avila.

 

Giovanni non è il superiore della nuova fondazione, ma è "l'ispiratore", vibrante di preghiera e di carità e portatore di quegli ideali che la Madre Teresa ha tratto con tanta sapienza dalla regola primitiva.

 

A Duruelo si comincia una vita nuova. E' da notare che Giovanni non intraprende nessuna iniziativa di rottura con il CARMELO, perché intende solo essere un carmelitano "de cuerpo entiero", cioè senza mitigazione, senza addolcimenti, né del fervore della carità, né della fedeltà alla Regola.

 

A Duruelo egli è il faccendiere in una specie di stalla (la loro Betlemme) tutta da rimettere in ordine; orante che non smette mai di contemplare il suo SIGNORE. Nei due anni di permanenza a Duruelo la vita degli scalzi è di un FERVORE eccezionale! I  frati sono tre, rinnovano la professione religiosa secondo la Regola primitiva dell'Ordine e adottano un nuovo nome.

 

Giovanni sarà  Fra' Giovanni della Croce. Sono pieni di gioia spirituale. Santa Teresa stessa, che passerà per Duruelo, ne resterà ammirata.

 

Anche se Padre Antonio è il vicario, di fatto l'anima spirituale del convento è Giovanni.In questa piccola casa la PREGHIERA, la CONTEMPLAZIONE e la LODE del SIGNORE non conoscono sosta.

La Santa Madre vuole che la loro vita somigli in qualche modo a quella delle consorelle scalze, ma questi intemperanti pionieri sono andati oltre.

 

DURUELO è, dunque, un inizio destinato a non finire più, anche se molto presto, come luogo sarà abbandonato per PASTRANA. " SE vuoi essere PERFETTO, vendi la tua volontà, vieni a Cristo nella mansuetudine ed UMILTA' e seguilo fino al CALVARIO e al SEPOLCRO!" (Avvisi 6)

 

LE SUCCESSIVE FONDAZIONI

 

RETTORE,  DIRETTORE SPIRITUALE,  CONFESSORE  e  MAESTRO di  VITA

 

La santa Madre vuole la riforma dei padri non solo per riportare l'ORDINE  allo splendore della Regola Primitiva, ma anche con la preoccupazione della cura spirituale delle sue figlie.

 

Giovanni della Croce comincia, così, la sua attività di FORMATORE, di DIRETTORE, di CONFESSORE, di SOSTENITORE della RIFORMA.

E' un suo apostolato, un impegno che egli prende come debito di riconoscenza verso la Madre, ma anche come VOCAZIONE profondamente ecclesiale.

 

Dopo la sua prima fondazione di DURUELO (1568), nel giugno 1570 Giovanni della Croce si trasferisce nel paese di MANCERA de ABAJO (Salamanca) dove svolge il suo delicato ufficio di superiore e formatore degli aspiranti che desiderano abbracciare questa nuova forma di vita religiosa.

 

Quindi, si reca a PASTRANA. Qui si trattiene un mese, chiamato dalla Madre Teresa per dirigere il noviziato che termina di inaugurarsi nel villaggio di Alcaria. Dopo un anno del suo trasferimento a Mancera, Giovanni viene destinato a dirigere, come rettore, il primo collegio culturale aperto nel Carmelo Teresiano di ALCALA' de Henares.

 

Nell'aprile 1571 si trova già nella celebre città universitaria di fronte al Collegio di San Cirillo. Sono molti gli studenti che si avvicinano a san Cirillo per confessarsi o per farsi dirigere dal Padre Rettore.

 

Più tardi per raccomandazione di S. Teresa di Gesù viene trasferito nuovamente a Pastrana per dirigere la casa di formazione. Nella nuova vita religiosa si trova a svolgere la funzione di MAESTRO e FORMATORE.

 

Dal 1572 al 1574 c'è la prolungata convivenza con S. Teresa nel Monastero dell'Incarnazione di AVILA, dove viene chiamato per dirigere appunto il Monastero e lei ne diviene PRIORA.

 

La convivenza dei due mistici è un fatto di primaria importanza.

A San Giuseppe d'Avila, come all'Incarnazione, Giovanni della Croce assolverà il compito delicatissimo di dirigere le figlie di  S. Teresa, senza impigliarle nelle difficoltà che la riforma comincia ad incontrare.

 

" Desidera ardentemente di renderti nel patire un po' somigliante al nostro gran DIO, UMILIATO e CROCIFISSO:

poiché questa vita, se non si impiega nell'imitare LUI, non VALE ENTE."(Lett. 24)

 

LA SUA  PRIGIONIA

 

I  "Calzati" (così la gente chiamava i carmelitani non formati, perché portavano calze e scarpe) temono che la RIFORMA degli "SCALZI" finisca con lo spaccare in due l'ORDINE.

 

La preoccupazione dei Calzati cova come il fuoco sotto la cenere e già si manifesta qua e là con atteggiamenti ostili nei confronti di Padre Giovanni della Croce, ritenuto il principale esponente della RIFORMA.

 

La notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1577 Padre Giovanni ed il suo confratello Padre Germano di San Mattia, mentre stanno dormendo nella casetta vicina all'Incarnazione, vengono svegliati da colpi violenti vibrati dall'esterno contro la porta, che cade sfondata. Subito si vedono circondati da numerosi frati calzati e da laici armati che mettono loro le manette ai polsi e li portano nel convento dei calzati.

 

I due prigionieri saranno separati:

Padre Germano è rinchiuso nel Convento della Moraleja e Padre Giovanni è condotto con gli occhi bendati al Convento carmelitano di TOLEDO. Come reagisce Giovanni di fronte a questo atteggiamento dei fratelli ?Egli NON RECRIMINA, NON SI RIBELLA, NON FA NIENTE per ottenere la libertà!!! Si perde nella CONTEMPLAZIONE e i nove mesi di carcere sono tempo di PREGHIERA, di MEDITAZIONE, di APPROFONDIMENTO dei santi misteri di Dio.

 

E' il tempo in cui Giovanni della Croce diventa POETA.

Comincia a mettere insieme dei versi tutti dedicati al MISTERO dell'AMORE di DIO per l'uomo e all'unione dell'uomo con Dio. Il carcere è un momento saliente della vita di Giovanni, non solo perché lo configura a Cristo, lo fa partecipe di una sua beatitudine, ma perché tempra questa creatura, umanamente fragile per le responsabilità che ben presto gli saranno affidate.

 

Nella notte del suo carcere, lungo quei terribili mesi, Giovanni inizia il  suo cammino nel mondo biblico della Rivelazione di Dio, come se Dio lo avesse lì trasportato per grazia e reso protagonista. Dopo nove mesi di "prigionia" Giovanni con un coraggio di cui non sembrava capace, evade dal suo carcere e raggiunge il Convento delle Carmelitane Scalze.

 

La sua liberazione deve tanta parte della sua riuscita all'intelligenza delle monache che lo accolgono, lo proteggono, lo affidano a mani sicure perché esca di scena senza chiasso. Dopo due mesi di riposo e di cure, quando Padre Giovanni sente ritornare un poco le forze, lascia sempre segretamente Toledo e si dirige, in groppa ad un asinello, verso SUD, al più vicino Convento degli Scalzi. " Crocifisso, interiormente ed esteriormente con Cristo, vivrai in questo mondo con grande soddisfazione della tua anima, possedendola nella pazienza." (Spunti di amore,8)

 

IL PERIODO ANDALUSO

 

La sua nuova dimora è un convento solitario di nuova fondazione, situato nella Sierra di Segura. A Bèas di Segura, a pochi chilometri dal Calvario, si trova una fondazione di scalzi, anch'essa di recente fondazione. Almodòvar del Campo dista 140 Km  da Toledo, ed è sede di un convento nel quale, proprio in quei giorni, si sta tenendo nascostamente un Capitolo per decidere come difendersi dalla offensiva dei Calzati, ormai trasformata in vera persecuzione.

 

Il padre Giovanni vi partecipa attivamente e sostiene che si mandino subito a Roma due delegati a chiedere al Papa che consenta agli scalzi di erigersi in provincia separata dai calzati. La  missione sulle prime fallirà, ma poi otterrà lo sperato successo. Ad Almodòvar si decide che il padre Giovanni sia eletto PRIORE del Convento del "Calvario" in Andalusia, dove sarà più al sicuro dalle ricerche dei Calzati. Il periodo Andaluso va dal 1578 al 1588.

 

La decisione di abbandonare la Castiglia diviene una misura di sicurezza appoggiata da tutti gli interessati per mettere in salvo dalla tempesta "l'eroe di Toledo". Dopo quasi un anno dal suo arrivo al Calvario, Giovanni riceve l'incarico di preparare una nuova fondazione nella città di Baeza, che conta di una fiorente Università  nella quale possono frequentare gli studenti carmelitani senza spostarsi fino in Castiglia.

 

Essendo rettore a Baeza ha motivo di ritornare, temporaneamente, nella sua natale Castiglia per il primo Capitolo provinciale degli Scalzi, in Alcalà de Henares (1581). Questo primo viaggio dal suo arrivo in Andalusia accresce la sua nostalgia per la Castiglia, dove desidera ritornare definitivamente.

Passeranno ancora molti anni prima che potrà realizzarsi il suo sogno.

 

Prima della fine del 1581, Padre Giovanni  fa  un altro viaggio breve in Castiglia;   questa volta fino ad Avila per accompagnare Madre Teresa alla progettata fondazione delle scalze a Granada. Sono gli ultimi giorni di novembre; Madre Teresa è malata così tanto da non potersi muovere dalla sua città natale.

 

E' l'ultimo incontro in vita, l'ultimo addio in terra. Sarà Anna di Gesù, al posto di madre Teresa, l'incaricata di portare a buon fine la fondazione di Granada e il rettore di Baeza (Giovanni), sarà il suo bracco destro. Le questioni relative alla fondazione delle scalze di Granada offrono ai religiosi del convento di Los Martires, l'occasione di conoscere direttamente Giovanni, del quale alcuni hanno sentito parlare. Viene eletto PRIORE di Los Martires e prende possesso del suo incarico alla fine di gennaio 1582.

 

GRANADA diviene, da quel momento, il centro della sua vita e della sua attività, fino a quando rimane in Andalusia. Il ritorno definitivo di Fra' Giovanni nella sua amata Castiglia avviene in  modo ben diverso di come avrebbe desiderato.

 

Anziché una vita semplice, senza preoccupazioni di incarichi ed uffici, si trova elevato alle alte sfere del governo centrale delle nuove congregazioni religiose. Gli incarichi di primo definitore e di terzo consigliere lo collocano in un posto di rilievo nel Carmelo Teresiano, il cui seme è stato da lui piantato anni prima a Duruelo. Le sue RESPONSABILITA'  SONO  NOTEVOLI!!!

 

Stabilendosi la  Consulta a Segovia, aumenta la sua autorità, dato che viene nominato superiore della Comunità . A compenso di tante preoccupazioni viene liberato dagli ingenti sforzi dei viaggi precedenti. Ora, questi, si riducono a periodici viaggi a Madrid per le riunioni della CONSULTA. A Segovia lo aspettano molte occupazioni nella doppia veste di superiore conventuale e di membro della Consulta. Egli deve sostituire il Padre DORIA, quando questi è assente.

 

Il convento di Segovia è un vecchio ed umido edificio che gli scalzi hanno acquistato dai Padri Trinitari con il denaro offerto da donna Anna di Penalosa, penitente del Padre Giovanni, a Granada, ma nativa di Segovia.

In questo periodo il Padre Giovanni insiste sull'AMORE della CROCE e sulla sua accettazione. A Suor Anna di S. Giuseppe dice: < Figlia mia non brami che la nuda Croce! > A Suor Isabella di Cristo che gli confida di soffrire assai, dice:  <  Figlia, ingoi questi bocconi amari, perché quanto più sono amari per lei, tanto più sono dolci per il Signore! >

 

Lui stesso si innamora ogni giorno di più della Croce di Cristo, fino a chiedere di esserne vittima volontaria. "La  CROCE è il bastone su cui appoggiarci, che alleggerisce e rende più facile il cammino. Se l'uomo si decide a portare la croce, troverà in ciò grande sollievo e grande soavità per camminare così, spoglio di tutto!" (2S 7,7).

 

VERSO  il  DECLINO

 

Come il Santo aveva presagito, al terzo Capitolo Generale di Madrid, si toglie al Padre Giovanni ogni incarico ed ogni autorità; non solo, ma ci si accanisce contro di lui, cercando di allontanarlo dalla Spagna. Viene accettata la sua offerta per andare in MESSICO, dove vi sono alcuni conversi della Congregazione.

 

Da Madrid si reca a Segovia per raccogliere le sue cose e congedarsi dalla Comunità. Intraprende, quindi, il viaggio verso l'Andalusia per preparare la spedizione messicana.

 

Mentre si riuniscono gli altri 12 compagni, Fra' Giovanni si ritira nel solitario convento di La Penuela. Giunge nel pieno caldo di agosto. A fine mese cade ammalato; a partire dal 12 settembre "alcune febbricole" non lo abbandoneranno più.

 

Mentre cerca di superare la malattia, in quel ritiro gli giunge notizia che il progettato viaggio in Messico è fallito!!! Non essendogli possibile una cura efficace a La Penuela gli viene proposto il trasferimento a Baeza, dove è ben conosciuto e stimato.

 

Fra' Giovanni respinge l'offerta ed accetta il trasferimento a UBEDA, dove viene ricevuto dal superiore con atteggiamenti di disgusto. Ma il Padre Giovanni si sottomette in tutto a lui, anche quando, febbricitante e pieno di dolori è obbligato ad assistere agli atti comuni.

 

Si consegna volontariamente a chi lo ha fatto tanto soffrire, per poter soffrire ancora un poco come aveva chiesto al Signore. Il Signore lo ascolta. Conclude la sua vita in una situazione di profonda amarezza, di persecuzione, di inimicizia invincibile. Da parte sua rimane un mite che si configura al Signore, abbandonandosi alla felicità della CROCE.

 

Ben presto la piaga al piede destro si dilata in cinque bubboni a forma di croce: viene chiamato il medico che decide di incidere. L'operazione è compiuta in cella, senza anestesia; il taglio, che giunge a scoprire l'osso, è più lungo di un palmo. Tutti i rimedi si mostrano inefficaci.

 

Il 12 dicembre verso sera il Padre Giovanni chiede il Santo Viatico che riceve con visibile amore. Il 13 dicembre prega il Priore di venire da lui;  gli chiede "perdono" del disturbo e delle spese che  ha causato al convento e indicando l'abito carmelitano gli dice:

 

< Padre, ecco l'abito della Vergine che  mi è stato dato in uso; io sono povero e non ho nulla con cui essere sepolto; perciò, prego Vostra Reverenza di darmelo in elemosina! >

 

Il Priore, allora,  commosso, si mette in ginocchio e gli chiede il perdono e la benedizione, Poi, esce piangendo dalla cella. Il 14 dicembre il Padre Giovanni chiede che gli venga somministrata l'Unzione degli Infermi e, ricevutala, prende in mano il Crocifisso, lo fissa a lungo e lo bacia sui piedi.

 

La sera della stessa giornata del 14 verso le 11 e mezza fa chiamare i frati e chiede al Priore che gli porti il Santissimo Sacramento. Verso mezzanotte  a soli 49 anni MUORE il Santo Padre Giovanni. Muore, sorridendo, aspettando che suoni il Mattutino per cominciarlo in Paradiso.

 

Non c'è più amarezza attorno a lui; tutto si placa ed il Santo entra nel Regno; raggiunge , finalmente, Cristo Signore a cui ha consegnato la sua esistenza per la Sua Gloria, per il bene della Chiesa, per l'avvenire del CARMELO! Il suo corpo viene trasferito nel maggio 1593  a  SEGOVIA  e lì riposano i suoi resti nella Chiesa dei Carmelitani Scalzi.

 

LE SUE OPERE

 

Sono quattro le OPERE MAGGIORI di San Giovanni della roce:

 

I  -     LA   SALITA  DEL  MONTE  CARMELO

 

II  -     LA   NOTTE    OSCURA

 

III  -    IL    CANTICO   SPIRITUALE

 

IV   -   LA  FIAMMA  D'AMORE   VIVA

 

LA SALITA DEL MONTE CARMELO

 

Quando San Giovanni della Croce è superiore al Convento del Calvario disegna uno schizzo che simboleggia il "MONTE della PERFEZIONE". La  VETTA del monte simboleggia la dimora di DIO: è questa la meta alla quale l'anima anèla.

 

Dalla base dl MONTE si dipartono  TRE  VIE :

 

  • 1) quella di destra è la via di chi ama i beni della terra; essa

non raggiunge la vetta, ma si perde fuori dal Monte;

 

  • 2) quella di sinistra è la via di chi ama i beni del cielo ;

anch'essa non raggiunge la vetta del Monte;

 

  • 3) quella di centro è la via di chi non ama NULLA all'infuori di DIO SOLO: è "LA VIA STRETTA" della perfezione di cui parla Gesù.

 

Di questo cammino spirituale San Giovanni della Croce descrive nella Salita del Monte Carmelo come nella Notte Oscura i momenti della purificazione dei sensi e dello spirito sotto l'azione incisiva della Fede, della SPERANZA e della CARITA'. Questa è un'OPERA  squisitamente  "mistica".

  

LA  NOTTE   OSCURA

 

"In una notte oscura, con ansia e dall'amor tutta infiammata, oh felice ventura!- uscii, né fui notata, mentre era la mia casa addormentata."

 

San Giovanni della Croce ci dice che il cammino dell'anima per

giungere all' unione con Dio si chiama "notte" a causa del punto

di partenza che è la privazione di ogni gusto delle cose create.

 

La "NOTTE" ha due fasi:

 

  • 1) quella ATTIVA nella quale prevale l'attività dell'anima e
  • 2) quella PASSIVA nella quale prevale l'opera di Dio.

 

Attraverso la notte attiva, l'anima viene preparata alle trasformazioni mirabili operate nella notte passiva, dove non è più il fervore dell'anima ad operare, ma l'invasione di Dio, con le sue divine intraprendenze e con le sue prepotenti effusioni.

 

CANTICO  SPIRITUALE

 

1 -    Dove mai ti celasti, e a gemere, mio Amato, mi lasciasti!

Qual cervo t'involasti, dopo avermi ferito:

ti uscii dietro gridando: eri sparito!"

 

2 -     Pastori, voi che andrete dall'uno all'altro ovile verso il monte, se per sorte vedrete Colui che più io amo, che soffro, peno e muoio gli direte.

 

3 -     In cerca del mio Amore andrò varcando i monti e le riviere;

non coglierò mai fiore, né temerò le fiere, oltrepassando i forti e le frontiere.

 

Questa opera è formata da 40 strofe, ma non sono state composte tutte insieme. Le prime strofe nascono nel carcere conventuale di TOLEDO : 31 strofe. In quel momento di passione del corpo e dello SPIRITO, San Giovanni della Croce si rivolge a Dio. Egli ha raggiunto in quella fase sicuramente la pienezza dell'UNIONE con Dio. Uscito dal carcere, a Baeza, aggiunge le strofe 32 - 34 e a Granada le altre 35 - 39. Il CANTICO è l'opera più completa ed organica del nostro dottore mistico.

 

LA FIAMMA D'AMORE VIVA

 

1 -      O Fiamma d'Amor Viva che soavi ferisci dell'alma mia nel più profondo centro! Poiché non sei più schiva, se vuoi, ormai finisci;rompi la tela a questo dolce incontro!

 

2 -      O cauterio soave! O deliziosa piaga! O blanda mano! O tocco delicato, che sa di vita eterna, e ogni debito paga! Morte in vita, uccidendo, hai tu cambiato!

 

3 -     O lampade di fuoco, nel cui vivo splendore gli antri profondi dell'umano senso, che era oscuro e cieco, con mirabil valore al lor Diletto dan luce e calore!

 

4 -      Quanto dolce e amoroso ti svegli nel mio seno, dove solo e in segreto tu dimori! Nel tuo spirar gustoso, di bene e gloria pieno, come teneramente mi innamori!

 

La FIAMMA descrive la vita dell'anima nello stato di unione rasformante. Una volta giunta a questo stato, l'anima acquista una grande stabilità, non sentirà più mortificazioni nella sua vita di comunione con Dio. Nella FIAMMA viene preso in considerazione l'AMORE:  AMORE più eccelso e perfetto possibile nel medesimo stato di Trasformazione.

 

Le  OPERE   MINORI sono:

 -    LE   CAUTELE

 - AVVISI A UN RELIGIOSO

 - PAROLE DI LUCE E AMORE

 - PUNTI DI AMORE

 - IL MONTE DELLA PERFEZIONE

 - EPISTOLARIO

 Elaborato di Angela Parisi

 

 

   

 

 

 


    
    
    
                  
              
 
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