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Esercizi Spirituali 2010

CASA SANTA TERESA DEI PADRI CARMELITANI TERESIANI

ESERCIZI SPIRITUALI

ORDINE SECOLARE CARMELITANO

Relatore : Padre Arnaldo Pigna

CAPRAROLA ( VITERBO )

1  -  5    SETTEMBRE  2010

MERCOLEDI  1 SETTEMBRE   2010  h.  18

Dopo la celebrazione della Santa Messa, il delegato provinciale Padre Arnaldo Pigna  dà il benvenuto ai presenti, facendo notare che gli Esercizi Spirituali costituiscono un periodo particolare ed abbastanza significativo nel contesto della nostra vita e nel contesto del nostro anno.

Fa, quindi, riferimento alla Parola di Gesù:

“Venite a me voi che siete affaticati e stanchi……”

“Venite in disparte e riposatevi un po’…..”

Parole molto belle che sottolineano  la tenerezza di Gesù nei riguardi dei suoi discepoli. Li prende in disparte anche per l’ esperienza della preghiera.

Il relatore evidenzia che riposarsi non significa “non fare niente”, ma fare ciò che è di positivo nella nostra vita.

Il nostro riposo è stare in Sua compagnia. E’ questo stare con LUI che dà senso alla nostra vita.

Non sono i nostri successi o i nostri fallimenti. Qui, ciò che conta è stare con Gesù.

I giorni degli Esercizi Spirituali sono importanti perché ci offrono l’occasione particolare di potere stare con LUI, facendo in modo che i nostri impegni non ci distraggano, non ci allontanino da questo proposito.

In realtà essi rappresentano la scala per salire a LUI ed incontrarlo.

Gli Esercizi Spirituali sono esperienza di Cristo in mezzo a noi. Come gli apostoli vogliamo riferire a Gesù i nostri progetti, le nostre sconfitte, i nostri propositi. Veniamo qui per essere illuminati, aiutati, rafforzati da Cristo.

VENIAMO qui per PREGARE!!!

Stare con qualcuno cosa vuol dire?, interroga padre Arnaldo.

Significa: stare, percepire la Sua presenza, fare attenzione a LUI, ascoltare, comunicare, condividere. Questo è stare con qualcuno. Ed è questo ciò che si deve verificare nei riguardi del Signore. Ascoltarlo, vuol dire, innanzitutto, essere attenti a LUI,  accoglierlo , capire chi è, cosa ci dà, dove ci porta.

E’  LUI che ci invita, ci chiama a sé, in disparte:

“Venite in disparte e riposatevi un po’……”

Più noi cerchiamo LUI, più LUI cerca noi.

A questo punto il relatore  pone all’assemblea i seguenti interrogativi:

1) Fino a che punto crediamo che il Signore ci cerca?

2)  Fino a che punto anche noi Lo desideriamo incontrare e Lo cerchiamo?

3)  Cosa vuol dire incontrarlo?

Vuol dire entrare nel Suo Mistero e lasciarsi da LUI condurre.

Significa accettare di entrare nel Mistero, conquistarlo per amarlo e possederlo.

Solo LUI è la ragione della nostra vita.

San Giovanni della Croce diceva:

“Il vero amore consiste nello spogliarsi di tutto ciò che non è Dio.” (2S 5,7)

“Il vero amore consiste nel desiderare di essere privo di ogni consolazione e nel preferire tutto ciò che vi è di più aspro e doloroso.” (2S 7,5)

Non bisogna attaccarsi a nulla, neanche ai nostri progetti più belli.

Dio ci ha mandato il Figlio per svelarci il Suo progetto e per far cercare di realizzarlo.

Dobbiamo, quindi, benedire, esultare in questo Mistero che è di Misericordia infinita, che è Via, Verità e Vita.

E stare con Gesù, appunto, è andare nella Via, nella Verità e nella Vita.

Entrare in questo Mistero significa accettare il capovolgimento di tutti i nostri parametri: mentalità, comportamenti e criteri di giudizio.

Il tema che sarà affrontato in questi giorni sarà relativo alla

C O N V E R S I O N E

e cosa vuol dire davvero:

CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO

“Non aggrovigliamoci per risolvere i nostri problemi”, esorta Padre Pigna.” Lo scopo è stare con il Signore ed ascoltarlo nella Liturgia, nella Preghiera costante, nella parola del Predicatore. E l’atteggiamento più significativo è il SILENZIO!”

Quando parliamo di silenzio non vuol dire solo. “non fare confusione” o nel “non parlare”; è APERTURA, DISPONIBILITA’ DI ASCOLTO.

Il non parlare è una  interiorizzazione.

Il  silenzio, quindi, è atteggiamento interiore , non è un clima esteriore. Occorre far tacere i nostri problemi, le nostre preoccupazioni, i nostri disagi.

A volte, invece, con il nostro interiore siamo in tutt’altro mondo…..

Quanto rumore esterno!!!

Non siamo più capaci di ascoltare neanche noi stessi e non siamo più capaci di pregare, perché la nostra testa va sempre dappertutto!

Non sappiamo dire neanche un Pater Noster senza distrarci.

“Proviamo a recitare l’Ave Maria”, suggerisce Padre Arnaldo, “ facendo attenzione ad ogni parola e alla fine comprenderemo il motivo per cui diciamo il Santo Rosario.” 

ISOLARCI, senza pensare ai problemi, ai figli, al marito o al lavoro. Essere capaci di  rompere con l’esterno. Il Signore ci prende sul serio e ci dice:

“Venite, voi che siete affaticati e stanchi……”

Anche San Pietro,( quando ha voluto Gesù), ha lasciato la sua famiglia. A noi Gesù ce lo chiede per quattro giorni.

Contempliamo, quindi, il Silenzio; accettiamo questo invito; proviamo ad ascoltare il Silenzio del Signore nel Tabernacolo. Gesù vi è rinchiuso nel modo più realistico possibile: non fa niente, non parla. E’ venuto per stare con noi: “non vi lascio soli.”

Sta lì per stare con noi e noi a volte non abbiamo nessuna voglia di stare con LUI!

“Il Silenzio di Gesù nell’Eucarestia è qualcosa di sconvolgente”, sottolinea Padre Arnaldo.

LUI sta lì ed aspetta! Non parla normalmente, ma aspetta che noi andremo da LUI a fargli compagnia! Saremo così in due in Silenzio, facendo quello che fa LUI.

Il relatore conclude questa prima giornata suggerendoci di riflettere sulla presenza di Gesù nel Tabernacolo e ricordare che il nostro scopo supremo è : STARE DAVANTI A LUI , <<cuore a cuore >>.

GIOVEDI  2  SETTEMBRE  2010 I MEDITAZIONE   h.  9.30   

Il Padre Predicatore inizia questa prima meditazione sottolineando che condizione fondamentale di questi giorni è che essi siano  dedicati   al Signore. Li vogliamo dedicare esclusivamente a LUI. Se si riesce a farlo, si può entrare nel clima degli Esercizi  Spirituali. In ogni caso, è necessario creare un clima ed il clima esteriore è dato dal Silenzio, come capacità di ascolto. Se  non ci stacchiamo dalle cose materiali, è difficile creare questo clima.

Fa riferimento alla  lettura breve delle Lodi di stamattina, in cui si evince il bisogno di  operare per la edificazione vicendevole:

 

Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. Diamoci, dunque, alle opere della pace e alla edificazione vicendevole.”    (Lettera ai Romani 14,17-19).

 

Questo cammino di crescita è il cammino di CONVERSIONE.

 

 “ << Convertitevi e credete al Vangelo >>  sono parole ascoltate un migliaio di volte e cercate di realizzare diverse volte , ma bisogna riconoscere che occorre fare ancora parecchio “, fa notare Padre Arnaldo.

 

CONVERTITI E CREDI AL VANGELO!”

Cosa vuol dire CONVERTITI?

Sostanzialmente vuol dire cambiare, volere migliorare i  propri comportamenti, passare dal vizio alla virtù L’invito a convertirsi è l’autentico cambiamento, un cambiamento radicale. Questo cambiamento è un processo che non si verifica dall’oggi al domani, è abbastanza lento, e non è detto che sia continuo. A volte ci si ferma, si torna indietro.

Cambio di comportamento, quindi,  cambio di mentalità e della concezione della vita. I cambiamenti tutto sommato servono a cambiare la vita, devono giustificare la vita.

La conversione comporta una rottura ed una sofferenza.

 Il parlare , per esempio, un po’ troppo,  anche nel fare pettegolezzi  che è un  modo abbastanza diffuso fra noi, non va bene. Se non si ha il coraggio di cambiare, di rompere con certe abitudini, allora non si cambierà. Le maldicenze, gli egoismi, se non si ha il coraggio di rottura, non saranno mai annientati.

Questa rottura è sacrificio e se non si ha il coraggio di metterla in pratica non ci si converte.

La Conversione è regolata dal rapporto delle norme di comportamento e se vediamo nella norma un Qualcuno che ce la sta dettando e questo Qualcuno è DIO , la dobbiamo osservare e la dobbiamo ascoltare.

L’ascolto vero è quello che diviene norma di comportamento, viverla e accogliere la volontà di Dio.

La conversione è il passaggio dalla trasgressione della Legge alla osservanza della Legge.

Una considerazione è quella di vedere in quel  cambiamento della norma, la volontà di Dio. Quando il Padre ci invita alla sua via e Gesù ci  chiama a seguirla, non vogliono imporci un fardello, ma ci fanno dono della loro intimità, anche se non ce ne vogliamo accorgere all’inizio.

Ascoltare Gesù, vuol dire accettare di entrare nella sua intimità e lasciarsi gioiosamente prendere e coinvolgere in un profondo rapporto personale  con Lui. 

Ed ecco  Padre Arnaldo che  cita la parabola del Figliol Prodigo, dove il figlio maggiore non godeva della gioia profonda di essere figlio e di stare a casa. Ci sono alcuni che hanno l’anima da servi, proprio simili a questo figlio maggiore della parabola . Si sentono dominati dal Padre, non amati. Sono tentati di cedere al compromesso, ma Dio non è un padrone che chiede, è un  Padre che AMA, che DA’.

“Sono parabole”, sottolinea il padre predicatore, “ ma c’è l’insegnamento che Gesù ci vuol dare, magari ci ritroviamo noi stessi  in  questi personaggi.”

Spesso siamo lì a soffrire, a tribolare, invece che ringraziare. E’ importante sottolineare che non si tratta solo di eliminare i singoli peccati, ma cercare di vedere che cosa c’è a monte, che cosa c’è all’origine di essi. C’è sempre la pretesa di farsi legge, di regolarsi da sé e di non volere dipendere da LUI ,  c’è il rifiuto di dipendere da Lui, di accettarlo come nostro Creatore e come nostro Padre. Convertirsi è rivolgersi a Dio, riconoscendolo come proprio Signore, lodarlo per la sua sapienza e ringraziarlo per la sua bontà.

E’  qui che si innesta la conversione predicata da Gesù: Credere al Vangelo!

“Convertitevi e credete al Vangelo”. Non si tratta di prima convertirsi e poi di credere, fa notare Padre Arnaldo, ma di convertirsi, credendo al Vangelo. Credere prima al Vangelo!. Non si tratta di costruire una rettitudine morale, ma aprirsi a raccogliere l’Amore di Dio.

Convertirsi significa accogliere Gesù, fargli spazio nel proprio cuore, nella propria vita, entrare nella Sua intimità, condividerne la vita. Ciò è immensamente di più che l’osservanza della legge morale.

Non si può ridurre la conversione ad un solo impegno morale, quale semplice norma di comportamento.  Si può osservare la legge e non essere cristiani, come è successo a San Paolo, ma San Paolo si è convertito quando ha capito che non ci si converte seguendo la legge, ma quando   è stato conquistato da Gesù .

Ai Galati confessa come e quando si converte e quando il Signore gli si rivela e viene da Lui conquistato. A un certo punto quest’uomo giusto, viene totalmente cambiato dall’Esperienza di Gesù Cristo. Diventerà, poi, Annunciatore di Gesù Cristo.

Ecco come nella Conversione la presenza di  Cristo opera qualcosa di straordinario nel nostro essere. Questa Esperienza di Cristo ha ridimensionato del tutto la sua( di S.Paolo) fede nella legge.

Non soltanto dice : “tutto quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo” , diventa una persona che ha capito la preziosità di Gesù  Cristo. Ha concentrato tutto su di LUI, come se non ci fosse un’altra distrazione oltre a LUI.

 Il resto è perdita, se è messo a confronto con Gesù Cristo.

  Per San Paolo deve essere stato sconvolgente capire che la sua giustizia l’aveva portato fuori strada, carnefice e persecutore degli innocenti. Ma Gesù gli offre la sua intimità, il suo Amore, gli affida il compito di proseguire la  SUA OPERA!

La conversione è dire di sì e aprirsi a questa comunione con il Signore.

Perché la Conversione sia  continua occorre il grado di profondità della nostra intimità con il Signore . La nostra adesione al Signore non è scontata, bisogna sempre perfezionarsi. Conversione, quindi,  è questo aprirsi alla intimità di Dio che ci viene incontro a Cristo Gesù .

Si tratta di un incontro che LUI ci offre in modo assolutamente gratuito, a prescindere dei nostri meriti. Ci salva perché è buono LUI e non perché siamo buoni noi!

Quindi, credere al Vangelo, all’amore gratuito di Dio. Credere non teoricamente, ma nel suo significato pieno che è  accettazione e che è abbandono.

CREDERE:

1)                  a  DIO;

2)                  all’amore che Dio ci dà;

3)                  in Dio, abbandonandosi a Lui.

GIOVEDI           2    SETTEMBRE          II   MEDITAZIONE     . 16.30

 Il  Padre relatore inizia questa meditazione ribadendo il concetto che la Conversione è accogliere la comunione con Dio, che Egli ci offre attraverso il dono del Figlio. Non dipende dai nostri comportamenti, è opera di Dio.

“E’ necessario cogliere bene tutto questo”, evidenzia,

Se la salvezza viene gratuitamente offerta, noi non dobbiamo fare altro che accoglierla.

Paolo si è convertito quando si è abbandonato totalmente all’Amore di Gesù, alla grazia sperimentata nell’incontro gratuito offerto da Gesù.

La salvezza non viene attraverso la legge, ma attraverso la GRAZIA.

Se la salvezza viene attraverso l’osservanza della legge, Gesù che è venuto a fare?

Occorre tenere presente il concetto di Dio e del Messia.

Dio che non è un giudice, non è un padrone che ordina le cose da fare, ma è un Padre che cerca i suoi figli, che viene incontro ad essi, che li chiama anche se scappano via, che viene incontro all’uomo per salvarlo . Non è l’uomo che va a Dio, ma è Dio che va all’uomo.

Dio non  è l’essere trascendente, ma è un Dio che si coinvolge, che va cercando la sua creatura.

Il Messia che  si presenta come l’agnello che si lascia condurre al macello: “chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua!”

Un Messia sofferente, che non è un dominatore. Anzi,  è uno che si spende e perde la vita  e che insegna a noi lo stesso modo: “ Chi perde, si salva.”

Entrare in questo contesto: l’uomo non si conquista nessun favore di Dio.

All’origine c’è solo GRAZIA , per tutte le vicende che fa, c’è solo la Grazia di Dio.

 Per grazia di Dio sono quello che sono” (S. Paolo);

“Rifletti e vedi se non trovi altro che Grazia” (S. Agostino).

A questo punto Padre Arnaldo cita il fatto dell’adultera che viene portata davanti al Signore e che secondo la legge dovrà essere dilapidata.

 La risposta di Gesù qual ‘ è stata?

 Chi di voi è senza colpa, lanci la sua pietra!”

Tutti sono andati via e la donna è perdonata, ma il Signore le dice:

 Va’ e non peccare più!”

Cita anche la parabola del Figliol Prodigo dove il figlio maggiore non riesce a trovare gioia nel ritorno del fratello per il quale il padre regala una festa. Dentro di lui monta l’amarezza:

“Tu non mi hai mai  dato un capretto per fare festa con i miei amici.”

 Anche qui il padre gli è andato incontro: “Figlio, quello che è mio, è tuo.”

Il Vangelo non è l’annuncio dei castighi di Dio, ma è salvezza. E’ aprire i cuori ed accogliere. Non è quello che facciamo per Lui che conta, ma ciò che Lui fa per noi e quando si dice “noi” , dobbiamo personalizzare, si vuole dire “per me”.

Gesù è morto per me!

La salvezza è un qualcosa che ci viene dato, è un dono e la nostra giustizia è GESU’!

Lui è la nostra pace, la riconciliazione fra di noi.

Se accogliamo Gesù, siamo in comunione con noi. Gesù è la nostra salvezza, la nostra giustizia. Noi ci appropriamo della Giustizia di Gesù, aderendo alla FEDE.

“Se mi amate, osservate i miei comandamenti!”

Bisogna partire dall’AMORE, che proprio perché è amore, non ci può costringere fino in fondo.

Gesù non condanna , eppure la Sua venuta opera un giudizio, la Sua presenza costituisce un punto di divisione.

San Paolo parla di ira di Dio, in quanto al suo ostinato rifiuto, non può far altro che lasciarlo andare.

Il padre nella parabola del Figliol  Prodigo lo lascia andare. Si tratta di un periodo.

Il relatore evidenzia : “Quando io nutro l’amore e mi comporto bene, divento una persona migliore. Quando vivo nell’egoismo, sono disonesto, mi trasformo nel male che sto spargendo intorno a me, mi sto deformando. Non è Dio che affligge castighi e sofferenze; è l’uomo che se li procura. Allora non c’è più possibilità di conversione. Ti sei identificato con l’odio, significa, quindi ,  che ti stai  distruggendo.”

Ultima considerazione è il nostro modo di concepire il nostro comportamento. E’ il punto più difficile. Quello che si è detto prima lo si accetta come dono della Fede. Ma tutto questo comporta un cambiamento del nostro concetto di noi stessi : l’IO  che si mette al posto di Dio.

La vita non è una conquista, è un dono. Tu ti realizzi se ti mantieni dono. Quindi un cambiamento radicale. Tutti tentano all’autoaffermazione , al dominio sugli altri, che diventano un oggetto di piacere.

“Tutto questo deve essere spazzato via”, afferma Padre Arnaldo, “ i beni che  puoi usufruire, li devi rispettare ed utilizzare con gratitudine. I beni sono doni che devono essere lasciati  <dono>” “L’altro è soprattutto dono, è un dono di Dio, non ti appartiene. Se il Signore te lo mette vicino, lo devi accogliere con stima, rispetto e gratitudine. Soprattutto tu non sei tuo. Io sono di Dio . Questo mi mette in un atteggiamento di verità. La conversione è soprattutto questo cambiamento di mentalità!”

 

VENERDI 3 SETTEMBRE  2010 I MEDITAZIONE  h.  9.30

   Il relatore all’inizio di questa meditazione sottolinea ancora una volta che se vogliamo convertirci dobbiamo entrare nell’intimità di Dio e conoscerlo molto bene.

E’ un compito assolutamente pesante. Nessuno lo può fare al posto nostro, ognuno lo farà con l’aiuto degli altri.

Gli Esercizi Spirituali sono mezzi significativi che ci vengono dati per incontrarlo tramite:

·            La parola di Dio da ascoltare e meditare personalmente;

·             Le parole del Predicatore.

“E’ riduttivo”, evidenzia Padre Arnaldo, “che tutto ci aspettiamo dal Predicatore. In ogni caso la sua parola può essere utile per approfondire  questa conoscenza del Signore.”

Quando Gesù è entrato in Gerusalemme, ad un certo punto alcuni che erano venuti alla festa, si presentarono a Filippo a chiedere: “ vogliamo vedere il Signore.”   

Erano stranieri rimasti impressionati al vedere Gesù entrare a Gerusalemme e la festa che gli attribuivano. Gesù cosa fa? Non risponde direttamente, ma con la parabola che riassume il senso della sua vita: “Il chicco di grano se cade e non muore, non produce frutto.”

Invita a fissare la CROCE ed il frutto supremo lo raggiunge, quando sarà sulla Croce. Per rivelasi a quegli stranieri Gesù parla della morte e della croce.

Questo è il Mistero che bisogna sapere per conoscere Gesù; è un Mistero profondo. Nella Croce c’è la rivelazione suprema di Dio. Il Dio – Amore è la Croce e la Croce ci dice che questo Dio c’è, che questo Dio esiste.

Essa ci può dire chi è Dio.

“ DIO E’ AMORE”.

 E quando vogliamo conoscere Dio, basta guardare la Croce.

“La vita non è conquista e possesso”, sottolinea il relatore, “ma è capovolgimento. La conversione ci porta a parlare della contemplazione del Crocifisso”.

“Qual è il punto di partenza di tutto questo?”, chiede il Predicatore .

 Risponde: “CREDERE in GESU’”

A chi gli chiedeva << che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio? >> Gesù rispondeva : << Questa è l’opera  di Dio: credere in colui che egli ha mandato>> (Gv. 6,28).

L’evangelista Giovanni afferma: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. (Gv. 3.16)

Il nucleo centrale del Vangelo sta proprio qui : il Figlio dato a noi! La Buona Novella è la rivelazione e l’annuncio dell’amore infinito che Dio ha per noi. Dio ci ama così come siamo: peccatori!

Egli ci ama:

·            definitivamente

·             incondizionatamente

·             eternamente

·             inesorabilmente.

Padre Arnaldo fa presente che il primo passo che dovrà essere fatto da parte nostra   è quello di aprirci al suo amore, perché il Signore possa incontrarci. Se vogliamo conoscere Gesù  e credere in Lui, dobbiamo meditare il Vangelo, contemplare la sua Parola ed i misteri della sua vita, lasciandoci illuminare e guidare dallo Spirito. Solo così potremo conoscere l’amore che Egli è e che il Padre ci dà. Solo così potremo credere in Gesù, cioè accoglierlo nella nostra vita, lasciarci conquistare e trasformare. E, finalmente, riusciremo anche ad amare .

“Amiamo perché amati” diceva S. Agostino.

E la prima reazione di chi sente amato è un sentimento spontaneo di gratitudine.  Una delle prime risposte è dire: Signore grazie!  Ringraziare Dio per il bene che ci porta.

“Un cristiano che non sa ringraziare non è un cristiano”, sottolinea il relatore.

“Ti  ringrazio, Signore!”

Unito a questo c’è l’altro aspetto: quello di lodare il Signore per le meraviglie che ha compiuto e la Bibbia è piena di Lodi al Signore:

“Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti ringraziamo……”

E’ un modo molto bello per lodarlo.  La meraviglia più grande che ha compiuto è l’incarnazione del Verbo.

Se questi sentimenti  sono dentro di noi, c’è l’amore!

Un altro aspetto dell’amore è la GIOIA! Non si può parlare di amore se non c’è gioia.  Se c’è l’amore anche nella sofferenza c’è la gioia.

Un altro aspetto è l’Adorazione. E’ un sentimento intimo che sorge nella profondità della persona e la invade in tutte le dimensioni dell’essere.

Adorare è lasciarsi totalmente prendere dalla infinita maestà di Dio, è abbandonarsi alla sua sovranità.

Infine il relatore fa presente che la Preghiera è anche fiducia . Se si ha la certezza dell’amore di Dio  la nostra preghiera si concluderà sempre con la frase:  << sia fatta la tua volontà >>, << Mi fido di te! >>.

L’amore è anche questo”, conclude.

VENERDI 3 SETTEMBRE 2010 II  MEDITAZIONE h.   16

Padre Arnaldo prima di iniziare la sua meditazione ricorda ciò che ha spiegato stamattina e cioè che : “l’amore accolto produce certi atteggiamenti che sono il nostro modo di ringraziare con gratitudine, lode, desiderio e fiducia.”

Continua affermando che c’è un altro modo che viene considerato: l’amore che  si traduce in obbedienza. “Se  mi amate, osservate i miei comandamenti .” (Gv.14,15)

“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio cuore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio  e rimango nel Suo amore .”(Gv. 15,10)

Si tratta di una obbedienza vera , adesione del cuore, di un dovere che si compie volendo bene, amando. Si tratta di una esigenza che ci mette nelle mani dell’altro.

San Paolo parla dell’obbedienza della Fede. In definitiva si tratta di atteggiamento di dipendenza radicale, totale di ogni essere. Ma Dio non chiama l’uomo come una cosa, bensì come persona, cioè come un essere intelligente e libero con il quale entrare in dialogo e stabilire un rapporto.

Noi siamo creature-figli per cui aderiamo alla parola che Dio ci rivolge non come servi ma come figli che si sentono amati e che amano. Così che l’ascolto della parola si traduce spontaneamente in obbedienza gioiosa e filiale. Ci sono modalità diverse di risposta. E’ Lui che opera.

“Ti chiama come persona, come essere intelligente e libero”, sottolinea il relatore, “questa risposta è affidata anche alla tua intelligenza e libertà. Noi siamo continuamente nelle mani di Dio. Siamo frutto della sua benevolenza, però ci chiede la nostra collaborazione. Cosi siamo corresponsabili. La felicità dell’uomo dipende da questo dialogo. Nella rivelazione tutto questo ci viene esplicitato nel Mistero della vicenda umana del Figlio di Dio. Ed ecco l’obbedienza di Gesù  che diventa obbedienza nostra.”  

“Questa obbedienza è un’obbedienza d’amore: l’amore di Gesù per il Padre, mettendosi a totale, assoluta disposizione del Padre, abbandono totale, dedizione totale di sé. Il Padre cosa fa? Lo prende e lo dà a noi e Lui diventa espressione, dimostrazione dell’amore che il Padre ha.”

“Si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.(Lettera ai Filippesi S. Paolo)

Il relatore conclude l’argomento  invitando ad  imporci l’obbedienza per proseguire per la strada che il Signore ci ha segnata.

 

 

SABATO 4 SETTEMBRE 2010 I  MEDTITAZIONE h.  9.30

 Padre Arnaldo ribadisce ancora una volta  che l’amore è gratitudine, lode, fiducia, adorazione, ricerca, desiderio e, poi, obbedienza. Sottolinea che l’obbedienza è contenuto e frutto dell’Amore. In Gesù le due cose si identificano, mentre noi ne facciamo la distinzione e anche la separazione.

All’origine c’è sempre l’amore.

Questo dinamismo interiore che ha il primato e questa legge interiore non è frutto della nostra osservanza della legge, ma è questo principio che ci permette di osservare la legge. Ecco il dono della vita nuova.

Questo principio interiore è LUI che ce lo mette, dandoci la vita nuova,

Questo cambiamento interiore è un Miracolo che Lui può comprendere e che è la Nuova Alleanza.  La dottrina dell’Apostolo Paolo mette in risalto il rapporto che esiste tra Legge nuova e Legge antica, fra nuova ed antica Alleanza, tra Giustizia e Fede, tra Fede e Opere.

Qual è a nuova legge che cambia il cuore? E’ la legge dello Spirito che dà la vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato che dà la morte. E’ una  legge di vita. Il tuo cuore da carnale diventa spirituale. La legge esteriore non ti rende più schiavo della morte, diventa un’opportunità di bene, è un modo, dunque, di realizzarsi. Non si tratta di eliminare la legge, ma sottrarre la persona al peccato.

San Paolo sottolinea che la Legge esteriore non serve a togliere il peccato e a dare la vita,  piuttosto è quello di fare prendere la  consapevolezza del fatto di averne bisogno.  Chiediamo al Signore la grazia che ci cambi dentro.

Il nostro io molto facilmente prende il sopravvento, perché il peccato ancora ci prende ed il cuore è ancora di pietra.

Che rapporto c’è tra la legge esteriore e la legge interiore?

C’è un rapporto di collaborazione, la legge esteriore è al servizio della legge interiore.  La legge esteriore non ci vieta affatto di compiere le opere dettate dalla legge interiore. Il compimento del bene diventerà per me sempre più spontaneo.

Come? Utilizzando questi tre avverbi  che al tal  proposito Padre Arnaldo evidenzia:

·            prontamente

·            gioiosamente

·            facilmente.

Nonostante tutto ciò dobbiamo sperimentare che ancora abbiamo un cuore di pietra. Allora chiediamo al Signore la grazia che ci sostenga in questo sforzo, la grazia per superare il nostro io e  l’ ira che ci prende. A volte chiediamo la Grazia come aiuto per osservare la legge. La grazia è un sussidio per osservare la legge,  non è un modo per osservarla. La grazia è la nostra vita, come partecipazione della vita divina. Abbiamo bisogno di aiuti particolari, chiediamoli a LUI per compiere la Sua volontà.                                                                                      

 

DOMENICA 5  SETTEMBRE  2010 h.  9.30

Nella meditazione conclusiva Padre Pigna ricorda il tema che  in  questi giorni ha approfondito relativo alla Conversione, sottolineando come “convertirsi” significa migliorare i propri comportamenti . La vita non è una conquista, ma è un dono.

Il cambiamento di comportamento è fondamentale, ma non si può ridurre solo a questo. Si tratta di qualcosa di più profondo, che bisogna approfondire.

La conversione non sta tanto nel perfezionare se stessi, ma nell’amare di più il Signore. LUI è l’amore per Dio per noi..

“Per concludere, perché noi vogliamo seguire Cristo?”, interroga il predicatore.

La risposta è che vogliamo collaborare con LUI per la costruzione del Regno di Dio.

Quando Gesù ha chiamato i discepoli, ha detto loro:

“Vi farò pescatori di uomini.”

Gesù ci coinvolge nella sua missione. E qual’ è il fondamento che giustifica tutto questo?  Si segue Cristo per la costruzione del Regno.

Perché lo seguiamo? Perché lo vogliamo seguire?

Qui sta il punto decisivo. Qui vediamo fino a che punto ci siamo convertiti.

Perché voglio seguire Cristo?

All’origine c’è la Sua chiamata.  C’è un Mistero di Grazia dietro. Egli entra nella nostra vita, come vuole……Ci chiama! Ci fa l’ esplicita richiesta di seguirlo!

La vita cristiana comincia lì, nel momento in cui  il cristiano ha cercato Dio e lo ha seguito. E per verificarsi la conversione, ci deve essere stato tutto questo. Ciò vale per tutti i cristiani. Ogni cristiano è chiamato a seguire Cristo. Ancora una volta vediamo una vita che si sta realizzando. Si tratta di rispondere a qualcuno che ti dice: Vieni e seguimi!

E’ un rapporto con qualcuno che ci invita a stare con Lui. Lui ci offre l’intimità della sua vita. E’ Lui che si dona a me e a mia volta io debbo aprirmi a Lui e donarmi a Lui. E’ Lui che comincia a chiamarmi, a farmi entrare nella sua intimità.

Convertitevi e credete al Vangelo!

La parte centrale della Conversione è la più difficile e la più sconvolgente:

Un Messia che porta la Croce e che è finito sull’altare!

Seguire Cristo significa: Portare la Croce sulla strada che ha fatto Lui.

Si tratta di cambiare la propria vita, mettersi alla sequela di Cristo . Significa mettersi sulla Sua strada.

Purificare l’amore è renderlo gratuito, eliminando qualsiasi mercato e mercanteggiamento. Amare non è prendere, né tanto meno pretendere, quanto, invece,  soffrire.

Il dolore purifica l’amore, lo distacca dal gusto e lo rende vero. Bisogna essere capaci di soffrire. Lo possiamo capire se il Signore ci attira a sé ed il cammino della Fede è una purificazione.

Infine Padre Arnaldo rivolge la domanda all’assemblea:

Ci siamo convertiti un po’ di più in questi giorni?

Continuando, dice che spetta a noi  dare la risposta e supposto che siamo sulla strada giusta, bisogna individuare i segni della Conversione  che sono:

·            La gioia di aver trovato il “tesoro”  ;

·            La dedizione;

·            La determinazione di arrivare fino in fondo con fiducia e con costanza.

·             La libertà di fronte a qualunque ricatto, paura o alternativa.

 

Per concludere, come Gesù introduce nella sua sequela?

 Partecipando alla Sua Croce.                                                                          

Infine, Padre Arnaldo parla della preghiera, che noi carmelitani chiamiamo “orazione mentale” e  che è  lode, adorazione e ringraziamento, modo spontaneo e naturale per rispondere all’amore di Dio.

Come però a volte ci rimane difficile…..!

“Ci dobbiamo chiedere: perché?”, sottolinea il relatore.

“E’ probabile”, continua, “che non abbiamo sufficiente scuola di orazione e non abbiamo imparato perché forse non ci è stato insegnato. Se noi abbiamo una grande responsabilità che la Chiesa ci ha donato, come viviamo questo? Come realizziamo questo compito?”

“Uno dei modi più semplici per creare un certo tipo di raccoglimento è fare quattro o cinque profonde respirazioni: inspirare accoglienza ed abbandono. Ogni respiro dire: Signore Pietà!”

“Gesù che mi entra dentro e si prende possesso del mio intimo.”

“Gesù ……… Signore ……. E ci si sente di appartenere a LUI, ripetendo un breve versetto di Salmo.”

“Impariamo a memoria più salmi”, suggerisce Padre Arnaldo.

Elaborato di Angela Parisi

 
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