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Rielaborazione ancora pił schematica

INCONTRO DI APERTURA

Cammino di perfezione

(rielaborato da P. Raffaele)

 

Quest'anno il nostro Ordine Carmelitano Degli Scalzi (OCDS) [perdonatemi l'interpretazione della siglia…] suggerisce a tutta la famiglia carmelitana la meditazione del libro scritto da Santa Teresa di Gesù: "CAMMINO DI PERFEZIONE".

E' rivolto alle monache, ma è utilissimo per tutti.

Perché possa fare bene anche ai laici, ho tolto ciò che ha stretto riferimento con la vita monacale, cercando di evitare le ripetizioni, interpretando alcuni modi di esprimersi e riassumendone spesso il contenuto in poche righe.

Sarebbe bene leggerlo come è stato scritto dalla stessa santa per gustarne il fervore spesso espresso in preghiere ed esclamazioni (non riportate per motivi di brevità) che lo rendono più vivo.

Noi, qui a Pescara ci riuniremo il secondo venerdì di ogni mese (ore 16,30) e spero, con dieci interventi, di convincere a intraprendere questo "stile di vita in cammino" a molti. Li pubblicherò nel sito: www.carmelitaniroma.it (sotto la voce "Ordine Secolare - Pescara - programma), e anche in "facebook": Raffaele Amendolagine (nelle note). I fogli saranno distribuiti durante gli incontri e per chi li vuole anche in seguito.

 

I° Incontro

In questo primo incontro è sottolineato soprattutto il motivo che ha spinto Teresa a fondare i  monasteri della Riforma Carmelitana. Ci sono suggerimenti rivolti soprattutto alle monache, che le venivano in mente man mano che riscontrava nella vita personale o della comunità qualcosa che aveva bisogno di chiarimenti.

Anzitutto, anche se parla molto della preghiera, non vuole scrivere un trattato su di essa, ma essendo la preghiera base dello stile di vita che ha voluto fondare, ne descrive le differenti tappe per incontrarsi con Dio anche su questa terra.

L'Ordine Carmelitano da lei riformato ha uno scopo ben preciso: la preghiera per le eresie, per la Chiesa e i suoi membri.. Il pensiero va soprattutto a coloro che pur riconoscendo Dio, interpretano il suo volere in forma violenta… Poi c'è la Chiesa "denigrata"… e alcuni uomini della Chiesa chiamati da Gesù "suoi amici"…

Senza scendere nei particolari, conosciamo l'attualità di queste intenzioni…

La preghiera ha permeato il suo stile di vita che ha voluto trasmettere a noi. Spesso ne tratta parlando della sua esperienza.

Stile di vita, perciò, e non semplicemente "gruppo di preghiera" o "aggregazione ecclesiale".

Deve essere coinvolta tutta la vita seguendo con la maggior perfezione i consigli che Gesù ha tracciato nel suo messaggio evangelico riassunto soprattutto nel discorso sulle beatitudini.

Una vita tesa a Dio, ovviamente nel mondo, ma non del mondo. E' un cammino che san Giovanni della Croce chiamerà: "Salita del Monte Carmelo". Salita a volte faticosa, ma retta e guidata dal medesimo Signore che ci porterà a vivere come Lui.

Intrecciato al tema della preghiera, c'è tutta la vita, che Teresa ha vissuto e che invita a far vivere anche a noi con un pizzico, direi, più che di austerità, sobrietà. Oggi si parla molto di sobrietà, ma la si pratica poco. Noi Carmelitani (della grande famiglia carmelitana) dobbiamo impegnarci oltre che a viverla, a comunicarla agli altri sia con l'esempio che con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Teresa sottolinea in questa prima parte che presentiamo alcuni esercizi.

Accenna subito alla fiducia in Dio, con meno preoccupazione assillante per ciò che ci necessita per vivere.

Poi detta  delle norme da osservare, prima fra tutte la fraternità, poi il distacco dalle creature e, per ultima ma dichiarando che è quella che "abbraccia tutte le altre", l'umiltà. Ritornerà si questi argomenti diverse volte.

Ci chiama "barbari" se non ci amiamo scambievolmente, specialmente noi che vogliamo vivere per "lo stesso fine"….

 

Nel prologo esprime ciò che desidera scrivere, cioè "indicare alcuni rimedi per certe piccole tentazioni, opera del demonio, alle quali, per essere tanto piccole, forse non si bada, e dire altre cose, come il Signore mi ispirerà. Il Signore mi aiuti in tutto quello che farò, affinché sia conforme alla sua santa volontà, perché questa è la mia costante aspirazione…"

 

Nel primo capitolo descrive il motivo fondamentale della nostra vita.

2. …In questo tempo mi giunse notizia dei danni e delle stragi che avevano fatto in Francia i luterani… Ne provai gran dolore e, come se io potessi o fossi qualcosa, piangevo con il Signore e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei dato mille volte la vita per salvare una fra le molte anime che si perdevano. … Decisi così di seguire i precetti evangelici con tutta la perfezione possibile…. Fiduciosa nella grande bontà di Dio… pensai che, le virtù [di coloro che avrebbero letto ciò che scrivo], avrebbero compensato i miei difetti e …che, tutte dedite alla preghiera per i difensori della Chiesa, per i predicatori e per i teologi che la sostengono, avremmo aiutato come meglio si poteva questo mio Signore, così perseguitato da coloro che ha tanto beneficato, e che sembra lo vogliano crocifiggere di nuovo.

3…. Che cos’è oggi questo atteggiamento dei cristiani? Possibile che a perseguitarvi siano sempre coloro che più vi devono testimoniare? Coloro ai quali concedete le vostre migliori grazie, che scegliete per vostri amici, fra i quali vivete e ai quali vi comunicate con i sacramenti?

5. Questo è il motivo per cui vi siete radunate questa è la vostra vocazione; questo dev’essere il vostro compito, queste le vostre aspirazioni, questo l’oggetto delle vostre lacrime, questo lo scopo delle vostre preghiere; non quello di interessi mondani.

… Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, … vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un’anima di meno in cielo? No, non è il momento di trattare con Dio d’interessi di poca importanza.

 

Nel capitolo secondo esorta a non preoccuparsi delle necessità corporali. Il  vantaggio della povertà.

1. Non pensate, che, trascurando di assecondare il mondo, non dobbiate avere di che mangiare, ve l’assicuro io. Non cercate mai di sostentarvi con espedienti umani, perché morirete di fame e giustamente. Tenete gli occhi fissi su Gesù; è lui a dovervi provvedere del necessario. …  Rinunziate a ogni preoccupazione circa il vostro nutrimento, altrimenti tutto sarebbe perduto.

2. … Le sue parole sono veritiere, perciò si realizzano sempre: passeranno piuttosto i cieli e la terra. Non veniamogli meno noi e non temiamo che egli ci venga meno. E, se talvolta egli ci verrà meno, sarà per un maggior bene.

3. …Meno si possiede, più si è liberi da preoccupazioni, e il Signore sa che avrete maggiore pena quando i soldi abbondano che non quando ci mancano.

5. Credetemi, per il vostro bene Dio mi ha fatto capire qualcosa dei tesori racchiusi nella santa povertà… La povertà è un bene che racchiude in sé tutti i beni del mondo; ci assicura un gran dominio, cioè ci rende padroni di tutti i beni terreni, dal momento che ce li fa disprezzare……Il più grande onore per un povero è quello di essere veramente povero.

E mette in guardia dal cercare l'onore. 6. Mi sembra che onori e quattrini vadano sempre di pari passo. Chi desidera gli onori non aborrisce le ricchezze, mentre chi aborrisce le ricchezze poco si cura degli onori. …Il desiderio degli onori trae sempre con sé l'attaccamento al denaro.

 

Nel capitolo terzo esorta a supplicare sempre Dio di soccorrere gli altri più che se stessi. Non fa nulla per questo magari  di stare in purgatorio fino al giorno del giudizio, se con le mie preghiere potrò salvare anche solo un’anima. Tanto più, poi, se giovo al profitto di molte e alla gloria del Signore!

 

Nel capitolo quarto descrive ciò che è necessario osservare per vivere questa vita.

2. La nostra Regola dice che dobbiamo pregare incessantemente... L’orazione, per essere vera, deve essere aiutata dal sacrificio, perché comodità e orazione non sono compatibili tra loro.

3….Prima di parlare dell’orazione, dirò alcune cose necessarie a coloro che vogliono battere questo cammino. …4.la prima è l’amore reciproco, la seconda, il distacco da tutte le creature, la terza, la vera umiltà che, sebbene nominata per ultima, è la virtù principale e le abbraccia tutte.

5. Quanto alla prima, cioè all’amore reciproco, essa è di grandissima importanza, perché non vi è nulla di così gravoso che non si sopporti facilmente fra coloro che si amano… Se questo comandamento fosse osservato nel mondo come si deve, credo che aiuterebbe molto a osservare anche gli altri; ma, ora per troppo zelo, ora per poco, non si arriva mai a osservarlo in modo perfetto.

10. … Come si può essere così barbari da non amarsi scambievolmente, vivendo per lo stesso fine?

12. L’amore di cui voglio parlare è di due specie: uno del tutto spirituale, perché nulla in esso sembra aver rapporto con la sensitività o tenerezza naturale che gli faccia perdere la sua purezza; l’altro, ugualmente spirituale, ma che è congiunto alla nostra sensitività e alla nostra debolezza, ma sempre lecito e buono, come quello che si nutre tra parenti e amici.

13. In quello puramente spirituale, la passione non ha parte alcuna, perché se interviene la passione, tutta l’armonia dell’anima resta turbata…

SECONDO INCONTRO

            Parla dell'amore spirituale, che si manifesta in due modi: uno è quello unito alla nostra sensibilità (escludendo quello che il mondo chiama amore, ma non lo è affatto…), l'altro è perfetto o completamente spirituale. Il primo è per se stesso, per il proprio corpo o quello col desiderio che venga ricambiato. L'amore completamente spirituale è invece quello che si preoccupa soprattutto dell'anima, della vita interiore degli altri. Che vuole condividere le sofferenze della persona amata, che preferirebbe sostituirsi a lei nelle pene  e nelle tribolazioni. Che gode di vedere la persona amata che è amata anche dagli altri.

 

Capitolo quinto

12. L’amore di cui voglio parlare è di due specie: uno del tutto spirituale, perché nulla in esso sembra aver rapporto con la sensitività o tenerezza naturale che gli faccia perdere la sua purezza; l’altro, ugualmente spirituale, ma che è congiunto alla nostra sensitività e alla nostra debolezza, ma sempre lecito e buono, come quello che si nutre tra parenti e amici.

13. In quello puramente spirituale, la passione non ha parte alcuna, perché se interviene la passione, tutta l’armonia dell’anima resta turbata…

 

Capitolo sesto - Descrizione dell'amore perfetto o amore spirituale

…se si riesce ad avere il controllo di se stessi, si curerà poco d’essere amati, anche se lì per lì talvolta l’istinto li porta a rallegrarsene. Ma è meglio considerare una insensatezza il desiderare di essere amati… …Comunque non mancheranno di esser grati a coloro che li amano ricambiando il loro affetto raccomandandoli a Dio.

Mette in guardia daalcuni difetto dell'amore: "… in genere quando si desidera di essere amati da una persona, è solo per qualche interesse o soddisfazione personale. …Oppure vi sembrerà che tali anime non amano né sanno amare nessuno se non Dio. Amano, invece, sì, e molto di più, e il loro amore è più vero, più appassionato, più proficuo; in conclusione è amore. …

8. .. Se dunque amano, vanno al di là del corpo: volgono gli occhi sull’anima e guardano se in essa vi è qualcosa da amare. Se non c’è, ma vedono un qualche inizio o disposizione tale da far pensare che, scavando, troveranno oro in questa miniera,… non esiterebbero ad affrontare nessuna difficoltà, per il bene di quell’anima, perché ami molto Dio.

 

Capitolo settimo - Caratteristiche di questo amore:

1. … L’anima che  è presa dal puro amore spirituale desidera continuamente che la persona amata progredisca nella perfezione e si addolora se non la vede progredire.

…si prega, pertanto, Dio di darle pazienza e di aiutarla ad acquistare meriti con quelle prove. Se la si vede rassegnata, non si prova più alcuna pena, anzi si provano letizia e consolazione. E anche se si preferirebbe soffrire al posto suo piuttosto che vederla soffrire…7. Dovete anche mostrarvi liete con le persone, anche se non ne avete voglia… e se, per caso, sfuggisse a un tratto qualche parolina contro la carità, vi si ponga subito rimedio e si rivolgano a Dio fervide preghiere.

 

Riflessioni

            personali:

            Mi lamento qualche volta perché mi sembra di non ricevere amore dagli altri?

            Nel mio amore per gli altri riesco a vedere l'anima più che il corpo?

            Prego Dio che aiuti chi vedo soffrire?

            Chiedo subito scusa a chi anche involontariamente ho offeso?

            comunitarie:

            Critichiamo, mormoriamo di qualcuno che ci sembri freddo nell'amore?

            Ci preoccupiamo del bene spirituale dei membri dell'Ordine e anche di tutti?

            Mostriamo interesse e cura per le pene degli altri?

            Se non siamo capiti tra noi ci sforziamo di ricreare armonia?

 

                                                                4

TERZO INCONTRO

Dopo avere parlato dell'amore, in modo particolare di quello spirituale, Teresa dice che per amare veramente è necessario il distacco da tutto e da tutti.  Comincia così a parlare del distacco da noi stessi, cioè dalla nostra volontà, esercitandoci nelle, piccole cose. Base di questo distacco è l'umiltà. Questa virtù porta a non esagerare nel curare la propria salute fisica, a non cercare i propri agi, ad evitare di apparire, di farsi notare, stimare. Esercitarsi nel praticare ciò che ripugna, nel non discolparsi, nell'evitare i puntigli e nel mortificare specialmente la propria volontà.

L'umiltà è una virtù tanto importante che si deve chiedere nella preghiera, ma la preghiera non è vera se non nasce dalla stessa umiltà.

Nella preghiera, chiamata "Orazione mentale", è importante lasciarsi guidare da Dio.

Descrive di alcuni stati di preghiera, che, venendo da Dio, non si deve pretendere di arrivarci. Accenni alla contemplazione.

 

(Cap. 10) - …. Se non si procede con grande attenzione a rinunziare alla propria volontà, molti ostacoli si frapporranno per toglierci la santa libertà di spirito, la sola che ci permette di volare verso il Creatore non più carichi di terra e di piombo.

2. Un gran rimedio per questo male è pensare di continuo che tutto è vanità e quanto duri poco

Dobbiamo, inoltre, avere una gran cura di non attaccarci nemmeno alle piccole cose; appena ci si avvede di affezionarci a qualcuna di esse, bisogna cercare di stornarne il nostro pensiero e di rivolgerlo a Dio;…Invece purtroppo siamo fortemente attaccate al nostro io e ci amiamo molto.

3. Qui può intervenire la vera umiltà, in quanto questa virtù e quella della rinuncia a se stessi mi pare che vadano sempre insieme: sono due sorelle che non bisogna mai separare.

4. È vero che queste virtù hanno la proprietà di nascondersi a chi le possiede, il quale, così, non le vede mai, né riesce a credere di possederle, neppure se glielo dicono, ma le stima tanto che va sempre cercando di acquistarle, …Ciò che anzitutto dobbiamo sforzarci di fare è liberarci dall’amore di questo nostro corpo, perché alcune di noi sono così attaccate , per natura, ai loro agi, che hanno molto da fare a tale riguardo. Amiamo tanto la nostra salute che è una cosa sbalorditiva vedere le lotte che per questa ragione dobbiamo sostenere… (Cap. 11) Il nostro corpo, infatti, ha questo di brutto: che quanto più si vede curato, tanto più scopre nuovi bisogni…. insistendo a poco a poco a dominare il nostro corpo, con l’aiuto del Signore resteremo completamente padrone di esso.

Inoltre (cap. 12) Chi ama veramente Dio deve avere poca stima della vita e dell’onore.

Cioè dobbiamo  rinunciare a noi stessi e ai nostri agi Adoperiamoci, pertanto, a contraddire in tutto la nostra volontà; se ci impegneremo a farlo, a poco a poco, senza saper come, ci troveremo sulla vetta. Aggiungendo: Vegliate attentamente sui vostri moti interiori, specialmente su quelli riguardanti il primeggiare. Bisogna respingere subito questi pensieri, appena si presentano…Non appena vi sopravvenga, quella tentazione, imponetevi qualche incarico umiliante o adempitelo voi stesse come potete e adoperatevi a studiare il modo di piegare la vostra volontà, praticando cose che vi ripugnano.

 

Nel cap. 13 dà qualche consiglio pratico: …ogni persona che vorrà essere perfetta, deve fuggire mille miglia da espressioni come queste: «avevo ragione», «mi hanno fatto un torto», «non aveva un motivo chi mi ha fatto questo»…

            Poi: Cerchiamo di imitare in qualche cosa la grande umiltà della Vergine santissima, di cui portiamo l’abito. C’è da riempirsi di confusione al pensiero che ci chiamiamo sue.

Inoltre (cap.15), …È davvero, un segno di grande umiltà tacere quando si è accusati ingiustamente, attenendosi strettamente all’esempio del Signore… Si comincia, a conquistare la libertà quando non importa se si dice male di noi più di quanto importi che se ne dica bene.

            Ciò sembrerà impossibile a chi è particolarmente suscettibile e poco propenso alla mortificazione. Al principio è certamente difficile, ma io so che, con la grazia del Signore, si possono raggiungere questa libertà, questa abnegazione e questo distacco da noi stessi.

            Poi dice (cap.16):…Chi avrà più umiltà, più possederà Dio, chi meno, meno; io non riesco a capire, infatti, come ci sia o ci possa essere umiltà senza amore, né amore senza umiltà, né come sia possibile che queste due virtù coesistano senza un gran distacco da ogni cosa creata.

            Poi passa a dire che tutto si acquista attraverso la preghiera e nella preghiera soprattutto la meditazione: …. La meditazione è d’importanza vitale per tutti i cristiani, né vi è alcuno, per colpevole che sia, che debba trascurarla.

            Attenzione, però che se uno si applica ogni giorno un momento a pensare ai suoi peccati , si dice subito che è un gran contemplativo, ma non è così.

            Proprio a proposito della contemplazione, torna a parlare dell'umiltà che (cap.17) ci fa accontentare della strada che il Signore ci vuole far percorrere, mettendoci ben volentieri all’ultimo posto come ci ha insegnato il Signore, ritenendosi felice di lodarlo ugualmente con la semplice orazione.

Dice: Dio non conduce tutti per la stessa strada: non perché tutte pratichino l’orazione devono essere tutte contemplative…. la contemplazione è solo un dono di Dio,

            Aggiunge: Non si perda quindi d’animo per questo né tralasci di attendere all’orazione, perché a volte il Signore viene assai tardi, ma dà generosamente e in un solo momento quanto in molti anni ha dato agli altri a poco a poco.

Porta il suo esempio:…  Io sono stata più di quattordici anni senza poter neanche meditare se non con l’aiuto di una lettura.

            Torna sull'umiltà: …  la vera umiltà consiste specialmente nell’essere disposti, senza alcuna eccezione, a uniformarsi al volere del Signore … E se la contemplazione, l’orazione mentale e vocale, la cura degli infermi, i vari servizi domestici e il lavoro, anche il più umile, se tutto ciò equivale a servire l’Ospite divino, che cosa ci importa di attendere ad uno più che ad un altro impegno?

            Per farci coraggio (cap. 18), quasi per non farci desiderare la contemplazione dice che i travagli dei contemplativi superano quelli di coloro che son dediti alla vita attiva, infatti, coloro che Dio ama particolarmente, sono da lui condotti per la via dei travagli, e tanto più grandi quanto più li ama…Ma non si deve avere paura perché  il Signore conosce tutti per ciò che sono, e assegna a ciascuno il suo compito, quello che ritiene più conveniente alla sua anima, alla propria gloria e al bene del prossimo.

            Conclude : datevi all’orazione mentale, e chi non lo potesse fare, a quella vocale, alla lettura e ai colloqui con Dio. Però: non lasciate di pregare come avete stabilito;

Attenzione finale: … Il modo di capire, se siete progredite nella virtù, si dà a vedere con le opere, compiute per il profitto e il bene delle altre e non se si ha più gioia nell’orazione e nei rapimenti, o visioni o grazie di questo genere. 

            Conclusione: La vera ricchezza sta in una profonda virtù di umiltà e di mortificazione.

 

Riflessioni:

            personali

            Curo di non attaccarmi troppo alle persone e alle cose di questa terra?

            Rifletto spesso nell'orazione mentale al mio distacco da tutto?

            Cedo volentieri nel rapporto con gli altri il mio punto di vista?

            Accetto il mio stato di salute fisica?

            Mostro letizia esternamente anche quando sono in afflizione?

            comunitarie

            Parliamo troppo tra noi delle cose di questo mondo?

            Ascoltiamo volentieri il parere degli altri, senza contraddirli?

            Mostriamo attenzione, gioia e letizia più con chi non conosciamo, che con gli amici?

            Quando veniamo agli incontri curiamo di coltivare un po' di silenzio (meditazione) prima di cominciare?

 

 

QUARTO INCONTRO

 

Voglio iniziare questo quarto incontro con suggerirvi di leggere questo libro, come del resto gli altri libri scritti da questa grande santa mistica, non prendendoli come un trattato messo lì in ordine per procedere nella via dell'orazione e perciò dell'unione con Dio: sono meditazioni. Teresa si ripete e ripete tante volte ciò che crede sia importante. Torna spesso su argomenti già trattati. Allora, anche per noi, oggi è utile più che leggere, pregare con Teresa. Questo è un libro di meditazioni. Va sorseggiato. Basta una mezza pagina, un periodo, per fermarsi a pregare con lei, cioè meditare e addirittura -lo diciamo senza paura- contemplare non tanto le grazie che il Signore le ha fatto, quanto quelle che sta facendo a ciascuno di noi.

Comunque riprendiamo dal capitolo 19 e poi 20 e 21 in questo quarto incontro.

 (19 - 20 - 21)

 

Teresa, dopo avere insistito sull'importanza della preghiera, espone le difficoltà che a volte alcune persone incontrano. Parla delle distrazioni. Dice"somigliano a cavalli senza freno che nessuno può fermare" e aggiunge: mi sembrano persone assetate che vedono l’acqua da molto lontano e quando vogliono recarsi lì a bere, trovano chi sbarra loro il passo al principio, alla metà e alla fine del cammino"

Riprende l'immagine dell'acqua, della quale ha già parlato nel libro della sua vita. E' l'acqua viva detto da Gesù alla samaritana: "che chi l’avesse bevuta non avrebbe avuto più sete" cioè più sete delle cose di questa terra., mentre, aggiunge:  la sete per le cose dell’altra vita cresce in misura assai maggiore di quanto possiamo immaginare e, anzi, la più grande grazia che il Signore può fare all’anima è lasciarla ancora con questa sete: più beve di quest’acqua dell'amore di Dio e più desidera berne.

Poi comincia a enumerare le proprietà di quest'acqua. Dice:  L'acqua dell'amore di Dio che viene direttamente da Dio rinfresca, purifica tutti i fuochi degli amori umani. La chiama "acqua viva", acqua celestiale,  acqua chiara, che nulla l’intorbida, nulla l’infanga, perché cade dal cielo e non dipende dalla nostra volontà. E' un'acqua che, bevuta una volta lascia l’anima netta e pura d’ogni colpa, perché Dio non concede che si beva di quest’acqua se non per purificare l’anima e lasciarla netta, liberandola dal fango e da ogni miseria in cui, per le sue colpe, era invischiata.

Poi traccia la distinzione tra quest'acqua e quella che viene attraverso la mediazione dell’intelletto. Questa infatti scorre sulla terra e non si beve direttamente alla sorgente, per cui non manca mai lungo questo cammino qualcosa di fangoso che ne ostacola il corso e non è più tanto pura né limpida.

Si spiega, cioè: Quando il desiderio viene da noi, non è mai esente da imperfezione.

Ultima raccomandazione: suggerisce, prima di intraprendere questa impresa che chiama battaglia, si deve pensare  al fine a cui siamo chiamati e al premio che ci attende, cioè la vita eterna, per non affliggerci o stancarci. Difatti, -aggiunge- può darsi che dopo essere arrivate alla meta, quando non vi manca che abbassarvi per bere, abbandoniate tutto e perdiate questo bene.

 

Qualcuno a questo punto può avere il timore che Dio lo costringa quasi a fare un cammino che non gli compete e che prevede di non farcela per continuare. Teresa tranquillizza dicendo(nel cap. 20) che il Signore non costringe nessuno a bere in un modo specifico, ma offre da bere in molti modi a coloro che vogliono seguirlo, e continuando con il paragone dell'acqua afferma che Dio, nella sua bontà, perché nessuno muoia di sete, fa trovare quest'acqua o in ruscelli, alcuni grandi, altri piccoli, talvolta piccole pozze per i bambini e dice  che bambini sono quelli che si trovano al principio della vita di orazione.

 

L'importante quindi è iniziare e poi mai più fermarsi. Qui Teresa dà qualche suggerimento a proposito di chi suggeriva alle donne di non darsi alla meditazione dicendo che "per  non essere soggette alle illusioni, sarà meglio che se ne stiano a filare, non hanno bisogno di tali finezze, bastano il Pater noster e l’Ave Maria". E risponde :    "e come se basta! È sempre un gran bene prendere come base della nostra orazione le preghiere pronunziate da una tal bocca qual è quella del Signore. In questo hanno ragione, anzi -dice- che proprio questo, cioè il Padre Nostro, lo vuole presentare come "principio, progresso e fine dell’orazione".

Approfitta di questo per annunciare che si servirà del Padre Nostro per stabilire alcune regole sull'orazione. Si giustifica: "Io ho amato sempre molto le parole del Vangelo che mi hanno procurato in ogni circostanza più raccoglimento di altri libri scritti assai bene" per cui, anche a noi dice: "applicandovi con fervore alla recita del Pater noster e mantenendovi nell’umiltà, non avete bisogno d’altro", annunciando: "Non dico che vi esporrò una spiegazione di queste orazioni divine, ma solo qualche considerazione sulle sue parole" . Infatti nei capitoli seguenti ci farà camminare seguendo le parole del Padre Nostro.

Conclude questo capitolo, soprattutto per togliere la paura che il modo di pensare del mondo possa avere messo nel nostro animo, ripetendo ciò che aveva già detto: "Cercate di avere coscienza pura, umiltà, disprezzo di tutte le cose del mondo, di credere fermamente a ciò che insegna la santa madre Chiesa, e non c’è dubbio che andrete per la strada buona".

 

 

Riflessioni

            personali

            Prego anche quando non ne ho voglia?

            Riesco a fermarmi nel mio tanto da fare, per raccogliermi con Dio?

            Cerco altre strade per incontrare il Signore quando sopravviene l'aridità?

            comunitarie

            Le nostre preghiere vocali sono fatte con calma, con decoro e con devozione anche esterna?

            Ci incoraggiamo a vicenda sulle difficoltà che incontriamo nella preghiera?

 

QUINTO INCONTRO

 

(cap. 22…25)

            L'orazione mentale e quella vocale sono unite. Nell'orazione vocale basterebbe pensare chi è che parla e a chi si parla.  Si deve trattare con Dio con generosità, senza paura del demonio e con coraggio: grande sarà la ricompensa. Il Padre nostro si deve dire con Gesù che ce l'ha insegnato. Anche la semplice preghiera vocale può portare a grandi elevazioni: è Dio che le dona.

 

Comincia a presentarci alcuni tipi di orazione, descrivendone la differenza.

1. Sappiate che la differenza tra l’orazione mentale e vocale non consiste nel tener la bocca chiusa o no. Se, pregando vocalmente, sono del tutto consapevole e persuasa di parlare con Dio, più attenta a lui che alle parole che dico, l’orazione mentale e vocale sono unite.

Perciò suggerisce: vi dirò sempre, di unire l’orazione mentale a quella vocale…Infatti, chi può dire che fate male se, cominciando la liturgia delle Ore o il rosario, cominciate anche a pensare con chi state per parlare e chi siete voi che parlate, per vedere come dovrete trattare con lui? …E' il Signore, di fronte al quale gli angeli tremano. Egli impera su tutto, può tutto: volere, per lui, è agire. Affermando infine: che "Comprendere queste verità è già fare orazione mentale.  Dopo questo pensiero continua a suggerire: "Se a tali considerazioni volete aggiungere qualche preghiera vocale, va benissimo. Ma non vogliate parlare con Dio e pensare ad altre cose". 

Poi suggerisce la perseveranza, una tenace perseveranza che chiama "determinazione", descrivendone i motivi. Il primo "è che, quando ci determiniamo a dedicare un po’ del nostro tempo a chi tanto ci ha dato e ci dà di continuo, non è giusto non darglielo con assoluta generosità, …Consideriamo quel tempo come cosa non più nostra e pensiamo che ci può essere richiesto a buon diritto, se non vogliamo consacrarglielo interamente". Giustifica le legittime occupazioni o una qualsiasi indisposizione. Perché il nostro Dio non è meticoloso, ci capisce e non è esigente alle cieca". Il secondo è per vincere il demonio "che teme molto le anime ben decise, perché sa per esperienza che lo pregiudicano moltissimo e che quanto egli ordisce a loro danno si converte a profitto di esse e d’altri"; affermando che "non dobbiamo mai cessare di stare in guardia perché per quanto non osi attaccare chi è vigilante se si accorge della nostra distrazione, può recarci un gran danno". Mette anche in guardia sul suo accanimento che "se vede che qualcuno è incostante, non persevera nel bene, e non è determinato a farlo, non lo lascerebbe in pace né giorno né notte; frapponendogli paure e ostacoli a non finire". Il terzo motivo è il guadagno che se ne ricava, cioè  del cento per uno fin da questa vita, appoggiandosi alla sua esperienza personale.

Quindi affronta di nuovo l'argomento sull'orazione vocale:

(cap. 24) 1. …Vi sono, molte persone che si spaventano solo al nome di orazione mentale o di contemplazione.

2. Siccome non tutte vanno per la stessa strada, voglio consigliarvi il modo in cui dovete pregare vocalmente, in quanto è giusto che comprendiate quello che dite. E siccome chi è incapace di pensare a Dio può darsi che si stanchi anche di lunghe preghiere, non voglio affatto parlarvi di esse, ma solo di quelle che, come ogni cristiano, dobbiamo necessariamente recitare, cioè il Pater noster e l’Ave Maria…. Quando dico «Padre nostro», l’amore esige che io comprenda chi sia questo Padre nostro e chi sia il Maestro che ci ha insegnato tale preghiera.

4. In primo luogo, voi sapete che il Signore c’insegna a pregare in solitudine, come faceva sempre lui quando pregava, e non perché ne avesse bisogno, ma per servire d’insegnamento a noi. Già si è detto che non si può parlare nello stesso tempo con Dio e con il mondo, come fanno quelli che recitano preghiere e al tempo stesso ascoltano quanto si dice intorno, o si soffermano a pensare a ciò che viene loro in mente, senza preoccuparsi d’altro. Ciò può passare quando si è indisposti, specialmente se si è portati alla malinconia o si soffre di mal di testa, perché allora, anche se si cerca di raccogliersi nella preghiera, non si può farlo. …Allora, benché nella loro afflizione cerchino di calmarsi, per quanto facciano, non possono riuscire a concentrarsi nelle preghiere che dicono, né l’intelletto è capace di tendere, ma sembra in preda a frenesia, talmente risulta turbato.

5. Queste penose condizioni di chi ne è vittima, non sono colpa sua. Non si tormenti, dunque, perché sarebbe peggio, né si affanni a rimettere in sesto l’intelletto, che allora è privo d’ordine, ma preghi come può; o anche, non preghi, ma cerchi solo di dar sollievo alla sua anima, malata com’è, e attenda a qualche altra opera di virtù.

Ciò che noi possiamo fare è cercare la solitudine. Piaccia a Dio che ciò basti per comprendere con chi stiamo e quali siano le risposte del Signore alle nostre domande. Credete forse che egli taccia? Anche se non lo udiamo, parla chiaramente al cuore, quando è il cuore a pregarlo.

È bene, inoltre, considerare che a ciascuna di noi il Signore ha insegnato e continua a insegnare quest’orazione… Io vorrei che voi foste convinte che per ben recitare il Pater noster dovete restare presso il Maestro che ve l’ha insegnato.

6. Direte che già questo è meditare e che voi non potete né volete fare altro che pregare vocalmente. Ci sono infatti persone poco pazienti, amanti del proprio comodo, così da non volersi dare alcuna pena, perché non avendone l’abitudine, costa loro fatica all’inizio raccogliersi e meditare. E per non volersi stancare un po’, dicono che non possono né sanno fare di più che pregare vocalmente. Avete ragione di dire che già esercitarvi in suddette riflessioni è orazione mentale. Ma non so come si possa separare l’orazione mentale da quella vocale, se si vuol fare bene quella vocale. Ed è un dovere cercare di pregare con attenzione. Piaccia a Dio che con questi mezzi si riesca a recitare bene il Pater noster e che non si finisca, nel dirlo, col pensare a cose del tutto fuori luogo. 

ca.25 - 1. E perché non crediate che si tragga poco profitto dal pregare vocalmente con perfezione, vi dico che, mentre state recitando il Pater noster o un’altra preghiera vocale, può darsi benissimo che il Signore vi elevi a contemplazione perfetta.

2. L’anima capisce che questo divino Maestro la sta istruendo senza rumore di parole, nella sospensione delle potenze [intelletto,memoria a volontà] che, altrimenti, se operassero, le sarebbero di danno piuttosto che di vantaggio; tali potenze godono senza sapere come godano. L’anima va bruciando d’amore e non sa come ami; sa che gode di ciò che ama e non sa come ne goda. Capisce chiaramente che non è un godimento di cui l’intelletto sarebbe mai riuscito ad avere il desiderio; la volontà l’accoglie senza sapere in che modo. Quando arriva a capire qualcosa, vede che non è un bene da potersi meritare con tutte le sofferenze della terra. È un dono del Signore che dona da par suo. E' la contemplazione perfetta.

3. La differenza fra la contemplazione e l’orazione mentale, è che la seconda consiste nel pensare e intendere di che cosa parliamo, con chi parliamo e chi siamo noi che osiamo rivolgere la parola al Signore o il considerare il poco che abbiamo fatto per lui..; nella contemplazione non possiamo fare nulla; è Dio a far tutto; si tratta di opera sua che supera le nostre umane possibilità.

 

 

Riflessioni

 

            personali

            Mi preoccupo fin dal mattino a dare un po' di tempo al Signore?

            Riesco a non correre quando dico anche il solo Padre Nostro o l'Ave Maria?

 

            comunitarie

            curiamo nei nostri incontri la preghiera silenziosa di ascolto?

            cerchiamo di migliorare ogni volta il nostro incontro con il Signore?

            Suggeriamo qualcosa di nuovo che aiuti tutti a entrare meglio nella preghiera.

 

6° incontro (ridotto) [CAMMINO di PERFEZIONE]

CAPITOLO 26 - I mezzi per riuscire a raccogliere il pensiero:

1. Ora, ritornando alla nostra orazione vocale, bisogna pregare in modo che senza rendercene conto, Dio ci conceda insieme l’altra, ma per questo occorre pregare come si deve.

L’esame di coscienza, il recitare una formula di pentimento e il farsi il segno della croce, si sa bene che devono essere la prima cosa. Subito dopo, poiché siete sole, cercate di trovare una compagnia. E quale compagnia migliore di quella dello stesso Maestro che ci ha insegnato la preghiera che state recitando? Immaginate nostro Signore vicino a voi e considerate con quale amore e con quanta umiltà vi istruisce. Se vi abituerete a tenerlo vicino, se egli vedrà che lo fate con amore e che vi adoperate a contentarlo, vi assisterà sempre; vi aiuterà in tutte le vostre difficoltà; l’avrete con voi dappertutto.

2. Se non potete discorrere molto con l’intelletto, né potete concentrare il vostro pensiero senza cadere in distrazioni, vi chiedo solo di guardarlo. E chi può impedirvi di volgere gli occhi della vostra anima, anche solo per un attimo, se non potete di più, a questo Signore? Il vostro Sposo non distoglie mai gli occhi da voi; ha sopportato da voi mille cattiverie e offese, senza che ciò sia bastato perché lasciasse di guardarvi. Sicché è troppo per voi, rivolgere gli occhi qualche volta a lui? Badate che egli non aspetta altro se non un nostro sguardo. Lo troverete sotto l’aspetto in cui lo avrete desiderato.

4. …Se vi sentite disposte alla gioia, contemplatelo risuscitato.

5. Se siete afflitti o tristi, pensate a quando si reca per l’orazione nell’Orto degli ulivi. O anche pensatelo legato alla colonna, spasimante di dolori, con tutte le carni a brandelli per il grande amore che vi porta! Quanti patimenti! Perseguitato dagli uni e coperto di sputi dagli altri, rinnegato e abbandonato dai suoi amici, senza che alcuno prenda le sue difese, o quando, sotto il peso della croce, non gli era concessa una tregua per respirare. Egli vi guarderà con quei suoi occhi tanto belli, compassionevoli, pieni di lacrime, e dimenticherà i suoi dolori per consolare i vostri.

7. Prendete su di voi parte del peso di quella croce; non badate a quello che vi diranno; fingetevi sorde alle mormorazioni, inciampando e cadendo con Lui, non separatevi mai dalla croce, né abbandonatela.

9. Ciò che in questo potrà esservi di aiuto è avere un’immagine o un ritratto di questo Signore, che vi piaccia; non per recarlo sul seno e non guardarlo mai, ma per parlare spesso con lui, il quale vi suggerirà quello che gli dovrete dire.  

10. È pur un grande aiuto prendere un buon libro, anche per concentrare il pensiero e pregare bene vocalmente: a poco a poco, con queste attrattive e con questi espedienti, abituerete la vostra anima alla meditazione, senza spaventarla. E' necessario servirsi di mezzi adatti e curarne il procedimento per gradi, altrimenti non si riuscirà a nulla. Avvicinatevi, dunque, a questo buon Maestro, con la ferma risoluzione d’imparare ciò che egli vi insegnerà.

 

CAPITOLO 28  - Cosa è l’orazione di raccoglimento e come abituarsi a praticarla.

2. Voi già sapete che Dio è in ogni luogo. Potete credere che dov’è Dio, là è anche tutta la gloria. Considerate, inoltre, quello che dice sant’Agostino, che lo cercava in molti luoghi e lo trovò finalmente in se stesso. Non si ha bisogno, dunque, per godere della sua compagnia di salire al cielo, né di alzare la voce. Per quanto possa farlo sommessamente, egli le è così vicino che l’udrà. E non ha bisogno di ali per andare a cercarlo, ma solo di ritirarsi in solitudine, sentirlo dentro di sé e non meravigliarsi di ricevere un tale Ospite. Con grande umiltà l’anima gli parli come a un padre, gli esponga le proprie pene e gliene chieda il rimedio, consapevole, peraltro, di non meritare d’essere sua figlia.

3. Lasciate perdere certe timidezze che hanno alcune persone pensando che si tratti d’umiltà. L’umiltà non consiste nel rifiutare un dono che il Signore vi vuole fare, ma nell’accettarlo, riconoscendo quanto ne siete immeritevoli, e gioirne.

4. Questo modo di pregare, sia pur fatto vocalmente, raccoglie lo spirito assai più rapidamente d’ogni altro e apporta molti vantaggi. Si chiama orazione di raccoglimento, perché l’anima raccoglie tutte le potenze e si ritira in se stessa con il suo Dio. Lì il suo Maestro divino viene e riesce più presto che in qualunque altro modo a istruirla e a concederle l’orazione di quiete. Raccolta, infatti, in se stessa, può meditare sulla passione, rappresentarsi il Figlio di Dio e offrirlo al Padre, senza stancare la mente.

5. Le persone che sapranno rinchiudersi in questo piccolo cielo della loro anima, dove abita colui che l’ha creata e che pure creò la terra, e abituarsi a non volgere lo sguardo né a soffermarsi su ciò che può distrarre i loro sensi esteriori, seguono un cammino sicuro: non mancheranno di giungere a bere l’acqua della fonte e faranno molta strada in poco tempo.

6. L'anima, nella consapevolezza che le cose del mondo sono un gioco, chiude gli occhi spontaneamente per non vederle, mentre lo sguardo dell’anima si acuisce sempre di più. Ecco perché chi va per questo cammino tiene quasi sempre gli occhi chiusi, ed è un’abitudine degna di ammirazione, anche se al principio occorra farsi forza.

7. All’inizio non ci si renda conto di tali effetti, ma se l’anima si abitua e prosegue in tal modo per alcuni giorni e fa seri sforzi, ne vedrà chiaramente il vantaggio. Difatti, appena comincerà a pregare, i suoi sensi si raccoglieranno. E questo senza alcuno sforzo da parte sua. Il Signore, per il tempo in cui ha atteso a ciò, le dona un tale dominio sulla volontà che non appena si vuole raccogliere, i sensi le obbediscano. E, anche se dopo tornano a uscirne, sono ormai assoggettati e non fanno più il male di prima. Se la volontà li richiama, ritornano subito, finché, dopo molti di questi ritorni, il Signore si compiacerà di sospenderli ormai del tutto nella contemplazione perfetta.

 

CAPITOLO 29 - Altri mezzi adatti per arrivare all' orazione di raccoglimento.

4. La santa compagnia del Santo dei Santi che abita in noi, fa trovare l’anima sola con Lui solo, quando ella, raccolta nel suo intimo, vuole entrare in questo paradiso con il suo Dio e chiude la porta dietro di sé a tutte le cose del mondo. Dico «vuole» perché sappiate che non si tratta qui di un fatto soprannaturale, ma dipendente dalla nostra volontà, sempre però con l’aiuto di Dio.

5. Dobbiamo distaccarci da tutto per avvicinarci interiormente a Dio e, pur svolgendo le nostre occupazioni, dobbiamo ritirarci in noi stesse… e il Signore ci farà sentire che è dentro di noi.

6. E' l'orazione di raccoglimento.  

 

CAPITOLO 30  - Inizia a parlare del Padre Nostro

1. Chi è colui, che per quanto sia sconsiderato, dovendo chiedere una grazia a una persona autorevole, non pensi anzitutto come chiedergliela, per riuscirle accetto e non sembrare scortese? Non deve forse sapere cosa chiedere e comprendere il bisogno che ne ha, specialmente se chiede una cosa importante, come quella che c’insegna a chiedere il nostro buon Gesù?  Così dovrebbe essere per ciò che si chuiede nel Pater noster affinché, se il Padre eterno ve lo concederà, non abbiate a rifiutarglielo; considerate assai attentamente se vi conviene; altrimenti non chiedeteglielo.

4. Chiediamo allora: Sia santificato il tuo nome, venga a noi il tuo regno. Gesù pose queste due richieste l’una accanto all’altra perché non potevamo santificare, lodare, esaltare né glorificare degnamente questo santo nome dell’eterno Padre con le nostre scarse possibilità, se non provvedeva a darci quaggiù il suo regno.

5. Ora, il gran bene che a me sembra vi sia nel regno dei cieli, insieme con molti altri, è non tenere più in alcun conto le cose della terra, ma sentire in sé un gran riposo e una piena felicità, gioire della gioia di tutti, godere di una pace continua e provare una profonda soddisfazione interiore nel vedere che tutti santificano e lodano il Signore, ne benedicono il nome e nessuno l’offende. Tutti lo amano e l’anima stessa non attende ad altro, se non ad amarlo, vivendo già nel suo Regno.

7. Si tratta della pura contemplazione, chiamata, da coloro che ne sono favoriti, orazione di quiete.  Anche se si tratta di orazione vocale non c'è confusione tra le due, perché si conciliano perfettamente. Infatti molte persone mentre pregano vocalmente sono elevate da Dio, senza che esse sappiano come, a un alto grado di contemplazione e addirittura anche fino all’orazione di unione.

 

CAPITOLO 31 - Cosa è l’orazione di quiete. Parla per esperienza personale

1. Nell'orazione di quiete il Signore comincia a mostrarci che ascolta la nostra richiesta, dando inizio al possesso del suo regno quaggiù, affinché lo lodiamo sinceramente, santifichiamo il suo nome e procuriamo che lo facciano tutti.

2. Questa è già una cosa soprannaturale che non possiamo procurarci da noi, nonostante ogni nostra diligenza possibile. L’anima infatti entra ormai nella pace o, per meglio dire, ve la fa entrare il Signore con la sua divina presenza… Allora tutte le potenze [intelletto, memoria e volontà] restano inattive e l’anima si rende conto, per virtù di una consapevolezza del tutto estranea a quella procurata dai sensi esterni, d’essere ormai assai vicina al suo Dio, tanto che, innalzandosi un po’ di più, diverrebbe una cosa sola con lui, mediante l’unione. …

 

 

 

Riflessioni

            personali

                        Ho delle immagini a casa che mi aiutino a pensare al Signore?

                        Invito anche gli altri a guardare e lasciarsi guardare da Gesù?

                        Riesco a pregare con gli occhi chiusi anche in chiesa?

                        Penso spesso che Dio è dentro di me?

            comunitarie

                        Cerchiamo di non disturbare chi sta pregando?

                        Coltiviamo il raccoglimento nostro e degli altri quando ci riuniamo per pregare?

                        Invitiamo anche altre persone alla preghiera silenziosa?

 

 

7° e ultimo incontro (10 giugno 2011)

Sintesi del contenuto dei capitoli seguenti per farne una breve meditazione

             Non è per tutti l'orazione di quiete che porterà all'orazione di unione. Non si deve pretendere. E' dono di Dio. E' il più alto grado di contemplazione.

 

5. È una grande grazia, l'orazione di quiete, per chi la riceve dal Signore, in quanto unisce in sé la vita attiva e la vita contemplativa. Tutto serve, allora, in noi all’unisono col Signore, perché la volontà attende al suo lavoro, cioè alla sua contemplazione, senza sapere come lo compia; le altre due potenze fanno l’ufficio di Marta; pertanto Marta e Maria vanno insieme.

 

"Fiat voluntas tua, sicut in coelo et in terra" (cap. 32)

            Continua il commento del PADRE NOSTRO.

Dicendo "Sia fatta la tua volontà" è cedere la nostra volontà a Dio. Le sofferenze devono essere considerate un dono. Se si ama molto si può patire molto.Per accettare il "dono" della sofferenza è necessaria una grazia straordinaria che ci viene dal "Pane disceso dal cielo" e si deve chiedere. Le immagini, sono utili, anche necessarie, ma non durante la Comunione.

 

5. …  Dire di rimettere la propria volontà in quella altrui sembra molto facile, fino a che, alla prova dei fatti, ci si rende conto che è la cosa più difficile da farsi, se si adempie come dev’essere adempiuta…ma il Signore conosce le possibilità di ognuno e quando vede che un’anima è forte non si trattiene dal compiere in essa la sua volontà.

6. … La sua volontà non consiste nel volervi donare ricchezze, piaceri, onori, né tutti gli altri beni di quaggiù. [Ma nell'accettare la sofferenza, perché questi] sono i suoi doni in questo mondo. Ce li dà in conformità dell’amore che nutre per noi: a chi ama di più le dà in maggior misura; a chi ama meno, in minor misura, tenendo anche conto del coraggio che vede in ciascuno e dell’amore che ognuno ha per Lui. La misura per riuscire a sopportare una grande o una piccola croce è data dall’amore.

 

Panem nostrum quotidianum da nobis hodie - la Comunione (cap. 33-34)

1. Il buon Gesù rendendosi conto di quanto fosse difficile l'offerta della volontà fatta al Padre in nostro nome, conoscendo la nostra umana fragilità e vista la necessità del suo aiuto, ricorse a un mezzo ammirevole con il quale ci mostrò il grandissimo amore che ci portava, rivolgendo al Padre, a nome suo e dei suoi fratelli, questa preghiera: Dacci oggi, Signore, il nostro pane quotidiano, [cioè l'Eucarestia].

 

La comunione spirituale (cap. 35).

1. …Quando non riceverete la comunione, potete comunicarvi spiritualmente e raccogliervi poi nel vostro intimo, il che è di grandissimo profitto; così, infatti, s’imprime nel cuore un profondo amore di nostro Signore.

 

Dimitte nobis debita nostra. (cap. 36)

            Il perdono ricevuto e dato. Tutto dipende dall'umiltà, dal non stimarsi.  Si deve chiedere al Signore di liberarci dalle tentazioni di credere che possediamo qualche virtù e di essere sicuri di non peccare più. Quanto è importante l'umiltà!

 

Perdonaci, Signore, i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori.

2. … Non dice: «come perdoneremo», ma «come perdoniamo», per farci capire che chi avrà detto di tutto cuore al Signore: Sia fatta la tua volontà, deve aver già perdonato tutto, o almeno deve esserselo proposto.

7…. Il buon Gesù, infatti, avrebbe potuto presentargli altre ragioni e dire: «Perdonateci, Signore, poiché facciamo molta penitenza», o «perché preghiamo molto e digiuniamo», o «perché abbiamo abbandonato tutto per voi e vi amiamo moltissimo» e non ha neanche detto «perché siamo disposti a perdere la vita per voi», ma solamente «perché noi perdoniamo».

Primo effetto [di questo perdono] è la crescita nell'umiltà e un grande amore di Dio, a cui il Signore molto di frequente concede di avvicinarle a sé mediante la contemplazione perfetta, fino a giungere all’unione.

 

Et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo (cap. 38-39)

I nemici che temono, pregando Dio di esserne liberati, sono certi nemici traditori, cioè quei demoni che assumono l’aspetto di angeli di luce… Da tali nemici, quando recitiamo il Pater noster, preghiamo e supplichiamo incessantemente il Signore che ci faccia scoprire dove sta il veleno e non si nasconda ai nostri occhi la luce della verità.

5. Dove il demonio può nuocere molto, senza che ce ne rendiamo conto, è facendoci credere che abbiamo delle virtù inesistenti, mentre di fatto ne siamo prive, il che è una vera peste. Da una parte indebolisce l’umiltà, dall’altra ci fa trascurare di acquistare quella virtù che crediamo di aver già acquisito. Allora: pregare e supplicare l’eterno Padre di non permettere che cadiamo in tentazione.

…Chi è veramente umile dubita sempre delle proprie virtù L’umiltà non inquieta né turba né agita l’anima, ma è accompagnata da pace, gioia e serenità. ..

4. Un’altra tentazione assai pericolosa consiste in una certa sicurezza nel credere che in nessun modo potremo tornare agli stessi errori passati e ai piaceri del mondo…

5. Abbiate l’avvertenza, per quanto elevata sia la contemplazione, di cominciare e finire l’orazione con la conoscenza di voi stesse. E se l’orazione viene da Dio, vostro malgrado e senza bisogno di tale avviso, lo farete anche più volte perché, in questo caso, essa porta con sé l’umiltà e ci lascia sempre più aperte a capire il poco che noi siamo.

 

Procedere nell’amore e nel timore di Dio (cap. 40)

            La cosa più importante da chiedere è l'amore di Dio insieme al timore di offenderlo. L'amore se c'è non si può tenere nascosto. L'amore cresce nel sacrificio, con qualche mortificazione, nel non cercare i propri agi. Attenzione, però, ai falsi timori.

Temere di offendere il Signore, significa fare del tutto per non andare contro la sua volontà anche in cose piccole. Evitare, perciò, qualsiasi peccato anche solo veniale.

 

3. Coloro che amano veramente Dio, amano tutto ciò che è buono, desiderano tutto ciò che è buono, lodano tutto ciò che è buono, si uniscono sempre ai buoni, li aiutano e li difendono; non amano che la verità e ciò che è degno d’essere amato. Non è possibile, per chi ama veramente Dio, amare cose vane. Su di lui non hanno alcun potere le ricchezze, i piaceri del mondo, gli onori. Non conosce né contese né invidie. Vuole solo accontentare l’Amato muore dal desiderio d’esserne riamato. Tale amore non potrà mai nascondersi, e si rivela in proporzione della sua forza: molto, se è grande; poco, se è piccola, ma poco o molto, se è amore di Dio, si riconosce sempre.

9. … Non ricerchiamo agi mondani; stiamo bene qui perchè non si tratta che di passare una notte in un cattivo albergo.

 

Il timore di Dio. I peccati veniali. (cap. 41)

1. …Il timore di Dio è una virtù anch’essa facilmente riconoscibile…

3. Dovete avere una ferma risoluzione di non offendere il Signore, da essere disposte a perdere mille vite, piuttosto che commettere un peccato mortale. Quanto ai veniali, abbiate molta cura di non commetterli con avvertenza, perché – involontariamente – chi potrà evitare di non commetterne molti?

5. … Evitate di avere troppe apprensioni perché, se l’anima comincia a vedere pericoli dappertutto, si rende inabile ad ogni bene; a volte, poi, finisce con il cadere negli scrupoli, ed eccola allora inutile a sé e agli altri.

6. Un altro danno è quello di giudicare gli altri: siccome non seguono la vostra strada, subito vi sembreranno imperfette. È un pregiudizio credere che tutti quelli che non procedono come voi, non seguano la strada giusta. Un altro inconveniente è che in alcune occasioni in cui dovrete parlare e in cui è giusto che parliate, non oserete farlo.

7. Cercate, per quanto è possibile, senza offesa di Dio, di essere sempre affabili, gradevoli e accondiscendenti con le persone con le quali trattiamo.… Non lasciate che la vostra anima diventi gretta, perché per non incorrere in molte imperfezioni causate dal demonio per diverse vie e non sarete utili né a voi né alle altre.

9. … Con queste due virtù – amore e timore di Dio – noi possiamo seguire il nostro cammino in pace e tranquille, senza, però, dimenticarci di stare in guardia.

 

Ma liberaci dal male. Amen. (cap. 42)

1. Il buon Gesù aveva ben ragione di chiedere questo anche per se stesso. Lo dimostra quando disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi, che era l’ultima della sua vita. 

…«Amen», pone fine a tutte le richieste. Supplichiamo Dio di liberarci da ogni male per sempre e che ci conduca dove regna solo il bene!  Chiedere questo con vivo desiderio e assoluta determinazione è un indizio sicuro che le grazie da loro ricevute nell’orazione vengono da Dio. Davvero non dobbiamo se non supplicare Dio che ci liberi da ogni pericolo per sempre e ci tolga da ogni male.

5. … Questa preghiera del Vangelo racchiude in sé tutto il cammino spirituale, dal principio fino a quando l’anima si immerge in Dio, ed egli le dà abbondantemente da bere a quella fonte di acqua viva che si trova al termine del cammino.

 

Sia benedetto e lodato il Signore, dal quale ci viene tutto il bene che è nelle nostre parole, nei nostri pensieri e nelle nostre azioni! Amen.

 

 

 

 

 
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