Cammino di Perfezione
Cammino di perfezione
(rielaborazione a cura di P. Raffaele)
Quest'anno il nostro Ordine Carmelitano Degli Scalzi (OCDS) [perdonatemi l'interpretazione della siglia…] suggerisce a tutta la famiglia carmelitana la meditazione del libro scritto da Santa Teresa di Gesù: "CAMMINO DI PERFEZIONE".
E' rivolto alle monache, ma è utilissimo per tutti.
Perché possa fare bene anche ai laici, ho tolto ciò che ha stretto riferimento con la vita monacale, cercando di evitare le ripetizioni, interpretando alcuni modi di esprimersi e riassumendone spesso il contenuto in poche righe.
Sarebbe bene leggerlo come è stato scritto dalla stessa santa per gustarne il fervore spesso espresso in preghiere ed esclamazioni (non riportate per motivi di brevità) che lo rendono più vivo.
Noi, qui a Pescara ci riuniremo il secondo venerdì di ogni mese (ore 16,30) e spero, con dieci interventi, di convincere a intraprendere questo "stile di vita in cammino" a molti. Li pubblicherò nel sito: www.carmelitaniroma.it (sotto la voce "Ordine Secolare - Pescara - programma), e anche in "facebook": Raffaele Amendolagine (nelle note). I fogli saranno distribuiti durante gli incontri e per chi li vuole anche in seguito.
[Le sottolineature sono dei punti di richiamo].
Teresa comincia con l'esporre il motivo che l'ha spinta a fondare i monasteri della Riforma Carmelitana. Ci sono suggerimenti rivolti soprattutto alle monache, che le venivano in mente man mano che riscontrava nella vita personale o della comunità qualcosa che aveva bisogno di chiarimenti.
Anzitutto, anche se parla molto della preghiera, non vuole scrivere un trattato su di essa, ma essendo la preghiera base dello stile di vita che ha voluto fondare, ne descrive le differenti tappe per incontrarsi con Dio anche su questa terra.
L'Ordine Carmelitano da lei riformato ha uno scopo ben preciso: la preghiera per le eresie, per la Chiesa e i suoi membri.. Il pensiero va soprattutto a coloro che pur riconoscendo Dio, interpretano il suo volere in forma violenta… Poi c'è la Chiesa "denigrata"… e alcuni uomini della Chiesa chiamati da Gesù "suoi amici"…
Senza scendere nei particolari, conosciamo l'attualità di queste intenzioni…
La preghiera ha permeato il suo stile di vita che ha voluto trasmettere a noi. Spesso ne tratta parlando della sua esperienza.
Stile di vita, perciò, e non semplicemente "gruppo di preghiera", "aggregazione ecclesiale", "Cammino di fede" o "movimento religioso".
Deve essere coinvolta tutta la vita seguendo con la maggior perfezione i consigli che Gesù ha tracciato nel suo messaggio evangelico, riassunto soprattutto nel discorso sulle beatitudini.
Una vita tesa a Dio, ovviamente nel mondo, ma non del mondo. E' un cammino che san Giovanni della Croce chiamerà: "Salita del Monte Carmelo". Salita a volte faticosa, ma retta e guidata dal medesimo Signore che ci porterà a vivere come Lui.
Intrecciato al tema della preghiera, c'è tutta la vita, che Teresa ha vissuto e che invita a far vivere anche a noi forse con un pizzico più che di austerità, sobrietà. Oggi si parla molto di sobrietà, ma la si pratica poco. Noi Carmelitani (della grande famiglia carmelitana) dobbiamo impegnarci oltre che a viverla, a comunicarla agli altri sia con l'esempio che con tutti i mezzi a nostra disposizione.
1
Situazione del tempo (lontani da Dio) che si ripete. Pregare per questo
Fiducia in Dio, con meno preoccupazione assillante per ciò che ci necessita per vivere.
Norme da osservare, prima fra tutte la fraternità, poi il distacco dalle creature e, per ultima, ma dichiarando che è quella che "abbraccia tutte le altre", l'umiltà. Argomento ripreso diverse volte.
Se non ci amiamo scambievolmente, siamo dei "barbari", visto che viviamo per "lo stesso fine"….
CAPITOLO 1 - Il motivo fondamentale della nostra vita.
2. …In questo tempo mi giunse notizia dei danni e delle stragi che avevano fatto in Francia i luterani e di quanto andasse aumentando questa malaugurata setta. Ne provai gran dolore e, come se io potessi o fossi qualcosa, piangevo con il Signore e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei dato mille volte la vita per salvare una fra le molte anime che là si perdevano. Ma, vedendomi donna e dappoco, nonché incapace a essere utile in ciò che avrei voluto a servizio del Signore, poiché tutta la mia ansia era, come lo è tuttora, che avendo egli tanti nemici e così pochi amici, decisi di fare quel poco che dipendeva da me. Decisi cioè di seguire i precetti evangelici con tutta la perfezione possibile…. Fiduciosa nella grande bontà di Dio, che aiuta sempre chi decide di lasciar tutto per amor suo, pensai che, le virtù [di coloro che avrebbero letto ciò che scrivo], avrebbero compensato i miei difetti e così io avrei potuto contentare in qualche cosa il Signore; infine pensavo che, tutte dedite alla preghiera per i difensori della Chiesa, per i predicatori e per i teologi che la sostengono, avremmo aiutato come meglio si poteva questo mio Signore, così perseguitato da coloro che ha tanto beneficato, e che sembra lo vogliano crocifiggere di nuovo.
3…. Che cos’è oggi questo atteggiamento dei cristiani? Possibile che a perseguitarvi siano sempre coloro che più vi devono? Coloro ai quali concedete le vostre migliori grazie, che scegliete per vostri amici, fra i quali vivete e ai quali vi comunicate con i sacramenti? Non sono essi sazi dei tormenti che avete patito per loro?
5. Il motivo per cui egli vi siete radunate [è quello di aiutare il Signore nel salvare l'umanità da Lui redenta]; questa è la vostra vocazione; questo dev’essere il vostro compito, queste le vostre aspirazioni, questo l’oggetto delle vostre lacrime, questo lo scopo delle vostre preghiere; non quello di interessi mondani.
… Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, come si dice, raccogliendo contro di lui mille testimonianze; vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un’anima di meno in cielo? No, non è il momento di trattare con Dio d’interessi di poca importanza.
Non preoccuparsi delle necessità corporali. Il vantaggio della povertà.
1. Non pensate, che, trascurando di assecondare il mondo, non dobbiate avere di che mangiare, ve l’assicuro io. Non cercate mai di sostentarvi con espedienti umani, perché morirete di fame e giustamente. Tenete gli occhi fissi su Gesù; è lui a dovervi provvedere del necessario. … Rinunziate a ogni preoccupazione circa il vostro nutrimento, altrimenti tutto sarebbe perduto. Coloro che, per volere di Dio, hanno siffatte preoccupazioni, le abbiano pure! È giustissimo, perché essi seguono la loro strada, ma per noi, è una pazzia.
2. … Le sue parole sono veritiere, perciò si realizzano sempre: passeranno piuttosto i cieli e la terra. Non veniamogli meno noi e non temiamo che egli ci venga meno. E, se talvolta egli ci verrà meno, sarà per un maggior bene.
3. …Meno si possiede, più si è liberi da preoccupazioni, e il Signore sa che avrete maggiore pena quando i soldi abbondano che non quando ci mancano.
5. Credetemi, per il vostro bene Dio mi ha fatto capire qualcosa dei tesori racchiusi nella santa povertà… La povertà è un bene che racchiude in sé tutti i beni del mondo; ci assicura un gran dominio, cioè ci rende padroni di tutti i beni terreni, dal momento che ce li fa disprezzare. Che m’importa, infatti, dei re e dei potenti, se non voglio le loro ricchezze, né intendo compiacere ad essi, quando per causa loro mi può accadere di dover dispiacere, sia pur poco, a Dio? E che m’importa dei loro onori, se sono convinta che il più grande onore per un povero è quello di essere veramente povero?
6. Mi sembra che onori e quattrini vadano sempre di pari passo. Chi desidera gli onori non aborrisce le ricchezze, mentre chi aborrisce le ricchezze poco si cura degli onori. …Il desiderio degli onori trae sempre con sé un qualche attaccamento a denari
Supplicare sempre Dio di soccorrere gli altri più che se stessi.
6. Non vi sembri inutile pregare costantemente a questo scopo, visto che ci sono alcune persone cui appare cosa dura non pregare molto per la propria anima; ma quale preghiera è migliore di questa? Se vi angustia il pensiero che non vi serva a scontare le pene del purgatorio, tranquillizzatevi: vi saranno scontate anche per mezzo di tale orazione, e se rimane ancora qualcosa, rimanga pure! Che m’importa di stare in purgatorio fino al giorno del giudizio, se con le mie preghiere potrò salvare anche solo un’anima? Tanto più, poi, se giovo al profitto di molte e alla gloria del Signore! Non badate alle pene che hanno una fine, quando si tratta di servire in qualche modo maggiormente colui che ne ha sofferte tante per noi.
L’amore del prossimo.
2. La nostra Regola primitiva dice che dobbiamo pregare incessantemente. Adempiendo questo dovere che è il più importante, con tutto lo zelo possibile, non trascureremo anche di osservare le altre austere pratiche consigliate. Sapete bene infatti che l’orazione, per essere vera, deve essere aiutata dal sacrificio, perché comodità e orazione non sono compatibili tra loro.
3….Prima di parlare dell’orazione, dirò alcune cose necessarie a coloro che vogliono battere questo cammino; cose tanto necessarie che con esse si potrà progredire molto nel servizio del Signore, mentre se non si possiedono, è impossibile essere grandi anime contemplative. …
4. Sforziamoci di osservare ciò che i santi Padri hanno ordinato e adempiuto, giacché percorrendo questa strada hanno meritato il nome di santi. Sarebbe un errore cercarne una diversa per nostra iniziativa o istruiti da altri. Da loro apprendiamo soprattutto tre cose molto importanti che il Signore ci ha tanto raccomandato: la prima è l’amore reciproco, la seconda, il distacco da tutte le creature, la terza, la vera umiltà che, sebbene nominata per ultima, è la virtù principale e le abbraccia tutte.
5. Quanto alla prima, cioè all’amore reciproco, essa è di grandissima importanza, perché non vi è nulla di così gravoso che non si sopporti facilmente fra coloro che si amano… Se questo comandamento fosse osservato nel mondo come si deve, credo che aiuterebbe molto a osservare anche gli altri; ma, ora per troppo zelo, ora per poco, non si arriva mai a osservarlo in modo perfetto.
10. … Come si può essere così barbari da non amarsi scambievolmente, vivendo per lo steso fine?
11. Ma come deve essere questo amore reciproco? In che consiste l’amore virtuoso? Da quali segni riconosceremo di possedere questa virtù? Il Signore l’ha raccomandato con tanta insistenza a tutti, specialmente ai suoi Apostoli.
12. L’amore di cui voglio parlare è di due specie: uno del tutto spirituale, perché nulla in esso sembra aver rapporto con la sensitività o tenerezza naturale che gli faccia perdere la sua purezza; l’altro, ugualmente spirituale, ma che è congiunto alla nostra sensitività e alla nostra debolezza, ma sempre lecito e buono, come quello che si nutre tra parenti e amici.
13. In quello puramente spirituale, la passione non ha parte alcuna, perché se interviene la passione, tutta l’armonia dell’anima resta turbata…
Riflessioni:
personali:
Prego, quando vedo la TV, per le vittime e per gli autori di fatti drammatici?
Nella preghiera chiedo solo grazie per me?
In che misura manifesto l'amore per gli altri? Solo i "simpatici"? Solo i parenti?
comunitarie:
Ci preoccupiamo degli assenti, dei malati: domandiamo, ci informiamo, telefoniamo?
E i suffragi per i defunti della fraternità?
Manifestiamo anche esternamente un amore fraterno, non fatto solo di sopportazione o di semplice accettazione, ma di stima condivisa, illustrata, sostenuta?
2
Ci sono due tipi di amore, quello tutto spirituale e quello unito alla nostra sensibilità (escludendo quello che il mondo chiama amore, ma non lo è affatto…)
Amore perfetto o spirituale. Difetti dell'amore: per se stesso, per il proprio corpo o quello col desiderio che venga ricambiato.
L'amore spirituale è quello che si preoccupa soprattutto dell'anima, della vita interiore degli altri. Che vuole condividere le sofferenze della persona amata, che preferirebbe sostituirsi a lei nelle pene e nelle tribolazioni. Che gode di vedere la persona amata che è amata anche dagli altri. Che desidera la sua perfezione nell'amore e si rattrista se vede che si allontana da Dio.
Un amore che si manifesta attraverso la letizia con tutti, anche quando non se ne ha voglia.
Che ripara subito la minima mancanza di carità, che può sfuggire. Che prega per chi ama e che questo amore diventi sempre più disinteressato e vada tutto a vantaggio della persona amata.
Descrizione di alcuni particolari di vita in cui l'amore vero vacilla.
CAPITOLO 6
L’amore perfetto o amore spirituale
…3. Quando Dio fa conoscere cosa sia il mondo e quanto valga e fa vedere l'esistenza di un altro mondo opposto al primo – l’uno eterno e l’altro un breve sogno – , allora quell’anima ama in modo completamente diverso. La strada dell'orazione gli farà comprendere la differenza tra l’amore del Creatore e quello della creatura, tra ciò che è il Creatore e ciò che è la creatura, e ciò che si guadagna con l’uno e ciò che si perde con l’altra.
4…. Le anime che Dio fa giungere fin qui sono anime generose, anime splendide; non si compiacciono di amare cosa così miserevole come questi nostri corpi, per belli che siano, per molte attrattive che abbiano, anche se dilettino la vista e siano motivo per lodarne il Creatore. Ma fermarsi in questo, no. Dico fermarsi nel senso che abbiano ad amarli a causa di queste sole qualità. Sembrerebbe loro di aver cara una cosa senza alcun valore e di amare un’ombra; si vergognerebbero di se stesse e non avrebbero più il coraggio di dire a Dio che l’amano.
5. Penserete che rinunciando ad amare le creature non sarete amati e né sarete capaci di ricambiare l’amore che hanno per voi. Ma se si riesce ad avere il controllo di se stessi, si curerà poco d’essere amati, anche se lì per lì talvolta l’istinto li porta a rallegrarsene. Ma è meglio considerare una insensatezza il desiderare di essere amati… Questo lo si potrà accettare e coltivare solo se questo amore li porterà a progredire nella preghiera e nell'amore di Dio Ogni altra affezione li annoia, perché non traendone alcun profitto, potrebbero riceverne gravi danni. Comunque non mancheranno di esser grati a coloro che li amano ricambiando il loro affetto raccomandandoli a Dio. Lo accettano come cosa di cui affidare la cura al Signore, comprendendo che viene da lui, convinti di non avere nulla in se stesse che meriti amore. Ritengono solo di essere amate perché Dio le ama.
6. Notate infatti che in genere quando si desidera di essere amati da una persona, è solo per qualche interesse o soddisfazione personale. Le anime invece che stanno percorrendo questo cammino tengono sotto i piedi tutti i beni e i piaceri che il mondo può offrire. Le loro soddisfazioni sono ormai tali che, quand’anche le vogliano, non possono averle se non in Dio o nel trattare di Dio.
7. Dal momento in cui ricordano questa verità, ridono di se stesse e della pena che procurava loro in altri tempi chiedersi se il loro amore fosse o meno ricambiato, e anche se l'affetto era buono oggi lo considerano solo paglia, aria senza peso che il vento porta via.
Vi sembrerà che tali anime non amano né sanno amare nessuno se non Dio. Amano, invece, sì, e molto di più, e il loro amore è più vero, più appassionato, più proficuo; in conclusione è amore. Esse sono sempre più propense a dare che a ricevere; ciò accade loro perfino con lo stesso Creatore. Questo io dico che merita di essere chiamato amore, mentre le basse affezioni della terra ne hanno usurpato il nome.
8. .. Se dunque amano, vanno al di là del corpo: volgono gli occhi sull’anima e guardano se in essa vi è qualcosa da amare. Se non c’è, ma vedono un qualche inizio o disposizione tale da far pensare che, scavando, troveranno oro in questa miniera,… non esiterebbero ad affrontare nessuna difficoltà, per il bene di quell’anima, perché ami molto Dio.
Queste anime, quindi riversano il loro amore nell’adoperarsi con passione a renderla degna d’essere amata dal Signore, perché altrimenti, sanno che l’amore non sarà durevole. È, il loro, un amore che costa caro, perché non tralasciano di far nulla per il profitto di chi amano; sarebbero pronte a sacrificare mille volte la vita per un minimo vantaggio dell’altra anima.
CAPITOLO 7
L’amore spirituale.
1. … L’anima che è presa dal puro amore spirituale desidera continuamente che la persona amata progredisca nella perfezione e si addolora se non la vede progredire. Quando, poi, la si vede tornare indietro, sembra che non si possa godere più di alcuna gioia in questa vita; nel timore continuo che l’anima tanto amata si perda e ci si abbia a separare per sempre da essa. Della morte temporale non si fa alcun caso, perché non ci si vuole attaccare a qualcosa che in un soffio sfugge tra le mani senza che la si possa trattenere. Il suo amore è senza ombra d’interessi personali; l’unico suo desiderio è di vedere quell’anima ricca di beni celesti. Questo è vero amore e non già le meschine affezioni della terra, anche se non mi riferisco a quelle cattive, che sono un inferno.
2. Su questi cattivi amori non c’è da affannarsi a dirne male, perché non si può esprimere adeguatamente neppure il più piccolo dei danni che arrecano. Noi non dobbiamo, neanche pronunziarne il nome, né pensare che esistano in questo mondo, né prestare orecchio ad esse sia che se ne parli per scherzo o sul serio, né consentire che davanti a noi si svolgano conversazioni o racconti di tal genere di affezioni. Non servono a nulla di buono e anche solo udirne parlare può essere dannoso. Le affezioni, invece, a cui mi riferisco sono quelle lecite, quelle che abbiamo l’una verso l’altra, o per i parenti o per le amiche.
3. L’amore spirituale è ben diverso. Quantunque per la nostra umana fragilità si provi subito un primo moto di sensibilità naturale, la ragione, poi, considera se le prove di quell’anima giovano alla sua perfezione, se per esse si arricchisce in virtù e come le sopporta; si prega, pertanto, Dio di darle pazienza e di aiutarla ad acquistare meriti con quelle prove. Se la si vede rassegnata, non si prova più alcuna pena, anzi si provano letizia e consolazione. E anche se si preferirebbe soffrire al posto suo piuttosto che vederla soffrire, non per questo se ne ha inquietudine e turbamento.
4. Torno ancora a dire che questo amore ricorda e imita quello che ebbe per noi Gesù, amore infinito. Coloro che amano così sono di grande utilità, perché prendono per sé tutte le sofferenze e lasciano che gli altri, senza soffrirne la pena, ne traggano vantaggi. Pertanto, chi gode della loro amicizia avanza moltissimo nella via della perfezione. …Se uno dei due devia dal giusto cammino o che commette qualche errore, glielo dicono subito. Non riescono a fare altrimenti. E o si emenderanno o romperanno l’amicizia, perché non potranno sopportare tutto questo. L’amicizia vera implica, infatti, una guerra continua dall’una e dall’altra parte. Queste anime sante sono distaccate dal mondo intero e sono dedite solo a servire Dio fedelmente.
5. Tale maniera di amare è quella che io vorrei vedere tra noi. Anche se da principio non sarà tanto perfetta, il Signore man mano andrà perfezionandola. Cominciamo a ricorrere ai mezzi necessari per acquistarla perché allora, pur traendo con sé un po’ d’istintiva tenerezza, non potrà nuocere, purché si rivolga a tutte, in generale. È bene e, a volte, necessario sentire e mostrare tenerezza, essere sensibili alle pene e alle infermità degli altri, per quanto piccole siano. Può infatti accadere talvolta che una cosa assai da poco procuri a qualcuna un così gran tormento, come a un’altra lo darebbe una difficile prova, e che ci siano persone le quali, per natura, se la prendono molto a causa di piccole cose. Se voi avete tutt’altra natura, non lasciate di compatirle: può darsi che il Signore voglia preservarvi da tali pene per darcene altre, che a noi sembreranno gravi – e forse in realtà lo saranno – mentre a un’altra sembreranno da poco. Pertanto in queste cose non giudichiamo in base a noi stesse, se ci sentiamo più forti, perché non è nostro merito, ma pensiamo a quando eravamo più deboli.
6. Questo è importante per imparare a condividere le sofferenze del prossimo. Non facendolo, il demonio potrebbe raffreddare a poco a poco la carità verso il prossimo. Bisogna essere sempre cauti e vigilanti perché il demonio non dorme, e tanto più devono esserlo le anime che aspirano a una più alta perfezione, perché le tentazioni del demonio sono ben dissimulate, non osando egli agire altrimenti, in modo che se non stanno attente probabilmente si accorgeranno del danno solo a fatto compiuto. Insomma, devono sempre vegliare e pregare, perché non v’è miglior rimedio dell’orazione per scoprire queste insidie nascoste del demonio e obbligarlo a manifestarsi.
7. Dovete anche mostrarvi liete con le persone, anche se non ne avete voglia, perché procedendo con questa considerazione, tutto risulta amore perfetto. Pertanto è bene che le une s’impietosiscano delle necessità delle altre …Sappiate capire quali sono le cose a cui dovete mostrarvi sensibili e compassionevoli e affliggetevi sempre molto per qualsiasi difetto scopriate, se è notorio. Proprio a questo riguardo, manifesterete ed eserciterete bene il vostro amore nel saperlo sopportare e non meravigliarvene; così faranno le altre con i vostri difetti che forse saranno ben più numerosi, anche se non ne avete consapevolezza. Inoltre raccomandatele molto a Dio e cercate di attuare con gran perfezione la virtù contraria al difetto che avete notato nelle altre. Bisogna sforzarsi di riuscirvi per poter insegnare ad esse con le opere ciò che forse non possono capire con le parole. Queste, infatti, non saranno di alcun vantaggio né di alcun emendamento, mentre la virtù che si vede risplendere in altre è assai contagiosa.
8. Oh, che squisito e vero amore sarà quello di chi riesce a giovare a tutte, lasciando da parte il proprio profitto per quello delle altre!…
10. Se, per caso, sfuggisse a un tratto qualche parolina contro la carità, vi si ponga subito rimedio e si rivolgano a Dio fervide preghiere. Se dovessero, poi, insorgere quei mali di lunga durata, piccole fazioni, desiderio d’emergere, piccoli punti di onore, tenetevi per perdute. Pensate e siate certe che avete cacciato di casa il Signore e che egli è costretto a cercarsi un altro alloggio, poiché si vede espulso dalla sua propria casa. Invocate Dio, cercate il rimedio; e, se non ci riuscite con le frequenti confessioni e comunioni, sospettate che possa esservi tra voi Giuda.
personali:
Mi lamento qualche volta perché mi sembra di non ricevere amore dagli altri?
Nel mio amore per gli altri riesco a vedere l'anima più che il corpo?
Prego Dio che aiuti chi vedo soffrire?
Chiedo subito scusa a chi anche involontariamente ho offeso?
comunitarie:
Critichiamo, mormoriamo di qualcuno che ci sembri freddo nell'amore?
Ci preoccupiamo del bene spirituale dei membri dell'Ordine e anche di tutti?
Mostriamo interesse e cura per le pene degli altri?
Se non siamo capiti tra noi ci sforziamo di ricreare armonia?
3
Per amare veramente è necessario il distacco da tutto e da tutti. Si comincia dal distacco da noi stessi, cioè dalla nostra volontà. L'esercizio può cominciare con le piccole cose. Base di questo distacco è l'umiltà. Questa virtù porta a non esagerare nel curare la propria salute fisica, a non cercare i propri agi, ad evitare di apparire, di farsi notare, stimare. Esercitarsi nel praticare ciò che ripugna, nel non discolparsi, nell'evitare i puntigli e nel mortificare specialmente la propria volontà.
L'umiltà è una virtù tanto importante che si deve chiedere nella preghiera, ma la preghiera non è vera se non nasce dalla stessa umiltà.
Nella preghiera, chiamata "Orazione mentale", è importante lasciarsi guidare da Dio.
Descrizione di alcuni stati di preghiera, che, venendo da Dio, non si deve pretendere di arrivarci. Accenni alla contemplazione.
CAPITOLO 8 - 10
Distaccarsi interiormente ed esteriormente da ogni cosa creata:
il distacco da noi stessi; e l’umiltà vanno insieme.
1. Dobbiamo nutrire distacco che verso ogni cosa. Se è praticato con perfezione, per noi è tutto, in quanto, attaccandoci solamente al Creatore Egli stesso ci infonde le virtù necessarie.
10 - 1…. Se non si procede con grande attenzione a rinunziare alla propria volontà, molti ostacoli si frapporranno per toglierci la santa libertà di spirito, la sola che ci permette di volare verso il Creatore non più carichi di terra e di piombo.
2. Un gran rimedio per questo male è pensare di continuo che tutto è vanità e quanto duri poco. Servirà a stornare le nostre affezioni da cose che sono tanto fragili e volgerle a ciò che non avrà mai fine. Anche se sembra un debole mezzo d’aiuto, riesce a fortificare molto l’anima. Dobbiamo, inoltre, avere una gran cura di non attaccarci nemmeno alle piccole cose; appena ci si avvede di affezionarci a qualcuna di esse, bisogna cercare di stornarne il nostro pensiero e di rivolgerlo a Dio; Il Signore ci aiuterà. Egli ci ha già concesso una grande grazia con l’accordarci che il più sia ormai già fatto, anche se questo staccarci da noi stesse e lottare contro la nostra natura è cosa dura: siamo fortemente attaccate al nostro io e ci amiamo molto.
3. Qui può intervenire la vera umiltà, in quanto questa virtù e quella della rinuncia a se stessi mi pare che vadano sempre insieme: sono due sorelle che non bisogna mai separare. Vi esorto ad abbracciarle e ad amarle, senza privarsi mai della loro compagnia. …Chi ne sarà in possesso, può ben uscire a combattere contro tutto l’inferno congiunto e contro tutto il mondo e le sue seduzioni. Non avrà paura di nessuno, perché è suo il regno dei cieli. Non ha ragione di temere, non importandogli nulla di perdere tutto e non reputando neanche perdita non godere dei beni terreni; teme solo di dispiacere a Dio e lo supplica di sostenerlo in tali virtù, perché non abbia a perderle per colpa sua.
4. È vero che queste virtù hanno la proprietà di nascondersi a chi le possiede, il quale, così, non le vede mai, né riesce a credere di possederle, neppure se glielo dicono, ma le stima tanto che va sempre cercando di acquistarle, pertanto le perfeziona continuamente in sé. Tuttavia, sono molto evidenti in quelli che le hanno: si manifestano subito a chi tratta con loro, senza che essi lo vogliano.
5. Ciò che anzitutto dobbiamo sforzarci di fare è liberarci dall’amore di questo nostro corpo, perché alcune di noi sono così attaccate , per natura, ai loro agi, che hanno molto da fare a tale riguardo. Amiamo tanto la nostra salute che è una cosa sbalorditiva vedere le lotte che per questa ragione dobbiamo sostenere…
La mortificazione anche nelle malattie.
2. … Guardatevi dal lamentarvi di certe indisposizioni e piccoli malesseri di donne, perché alle volte è il demonio a farci credere a tali mali: vanno e vengono. Se non perdete l’abitudine di parlarne e di lamentarvi di tutto, eccetto che con Dio, non la finirete più. Il nostro corpo, infatti, ha questo di brutto: che quanto più si vede curato, tanto più scopre nuovi bisogni. È incredibile quanto esiga d’esser trattato bene, e poiché pretesti non gliene mancano, alla minima necessità inganna la povera anima per arrestarne il progresso.
3. Pensate a tanti poveri malati che non hanno con chi lamentarsi….
4… Ricordiamo i nostri Padri, quei santi eremiti d’altri tempi, di cui pretendiamo imitare la vita. Quanti dolori hanno dovuto sopportare e in quale isolamento! Quanto freddo, fame, sole e arsura, senza avere nessuno con cui lamentarsi se non con Dio! Pensate forse che fossero di ferro? Ebbene, erano delicati come noi.
5. Cercate di non avere questa paura, abbandonatevi completamente in Dio, e avvenga quel che vuole. Che importa morire? …Credete pure che questa risoluzione è più importante di quanto possiamo credere, perché insistendo a poco a poco a dominare il nostro corpo, con l’aiuto del Signore resteremo completamente padrone di esso. Ora, vincere un tal nemico è un gran guadagno per affrontare la battaglia di questa vita… Sono certa che non comprende l’importanza di questo consiglio se non chi già gode della vittoria. Si tratta di vantaggi tanto grandi, che nessuno si sottrarrebbe ad affrontare dure prove per possedere questa pace e questa sovranità.
CAPITOLO 12
Chi ama veramente Dio deve avere poca stima della vita e dell’onore.
1. Passiamo ad altre cose che sono anch’esse molto importanti, benché sembrino di poco conto. Tutto ci appare gravoso, e a ragione, perché si tratta di una guerra contro noi stessi, ma appena ci mettiamo all’opera, Dio agisce così efficacemente nell’anima e le dona tante grazie che le sembra poco tutto ciò che si può fare in questa vita.
2. Torno a dire che tutto o quasi tutto consiste nel rinunciare a noi stessi e ai nostri agi. Chi comincia infatti a servire il Signore, il meno che gli può offrire è la vita. E che deve temere chi gli ha già dato la sua volontà? È evidente che se è una vera anima di orazione che pretende godere i doni di Dio, non deve tornare indietro ma desiderare di morire per Dio e soffrire anche il martirio.
3. Adoperiamoci, pertanto, a contraddire in tutto la nostra volontà; se ci impegneremo a farlo, a poco a poco, senza saper come, ci troveremo sulla vetta. Ma non sembra troppo rigoroso dire che noi non dobbiamo cercare soddisfazione in nulla? Sì, perché non si dice quali grazie e gioie comporti questa contraddizione e quanto si guadagna con essa anche in questa vita, quale sicurezza!
4. Vegliate attentamente sui vostri moti interiori, specialmente su quelli riguardanti il primeggiare. Bisogna respingere subito questi pensieri, appena si presentano, perché il fermarsi su di essi o parlarne è una peste e l’origine di grandi mali. Infatti dov’è una vana stima del punto d’onore o desiderio di beni terreni, malgrado si siano trascorsi molti anni nell’orazione, non ci si avvantaggerà molto né si arriverà a godere il vero frutto dell’orazione.
Ognuna consideri quale sia il suo grado d’umiltà e vedrà a che punto è nel progresso spirituale. Mi sembra che, in fatto di primeggiare, l’anima deve ritornare sulla sua vita, paragonare il modo con cui ha servito il Signore con ciò che gli deve, considerare l’eccelso dono ch’egli ci fece nell’abbassarsi fino a noi per darci esempio di umiltà e, riconoscendo i suoi peccati, pensare dove avrebbe meritato di stare a causa di essi.
7. Ecco il consiglio che vi do e non dimenticatelo: non solamente dovete avanzare in umiltà interiormente, ma cercare anche che gli altri traggano vantaggio. Non appena vi sopravvenga, quella tentazione, imponetevi qualche incarico umiliante o adempitelo voi stesse come potete e adoperatevi a studiare il modo di piegare la vostra volontà, praticando cose che vi ripugnano. E quella tentazione durerà poco. Dio ci liberi da coloro che pretendono di servirlo coltivando insieme il protagonismo. Non c’è al mondo un tossico che uccida la perfezione come cose di questo tipo.
CAPITOLO 13
Praticare la mortificazione e fuggire i puntigli e le massime del mondo
1. … ogni persona che vorrà essere perfetta, deve fuggire mille miglia da espressioni come queste: «avevo ragione», «mi hanno fatto un torto», «non aveva un motivo chi mi ha fatto questo»… Dio ci liberi da cattive ragioni! Vi sembra che ci fosse motivo perché il nostro buon Gesù soffrisse tante offese e gli facessero tanti oltraggi e tanti torti? Che motivo avete, dunque, di lagnarvi?
3. Quella fra noi che si considera stimata meno fra tutte le altre, si reputi la più felice; e lo è, infatti, se sopporta la prova come deve sopportarla, né le mancherà onore in questa e nell’altra vita.
Cerchiamo di imitare in qualche cosa la grande umiltà della Vergine santissima, di cui portiamo l’abito. C’è da riempirsi di confusione al pensiero che ci chiamiamo sue.
Non discolparsi, anche se si è incolpati senza motivo.
1. …. È davvero, un segno di grande umiltà tacere quando si è accusati ingiustamente, attenendosi strettamente all’esempio del Signore. Non cerchiamo di scusarci delle nostre colpe, salvo in quei casi in cui non dire la verità potrebbe esser causa di sofferenza per gli altri o di scandalo.
2. Credo sia molto importante abituarsi a praticare questa virtù o adoperarsi per ottenere dal Signore la vera umiltà, che ne è l’origine. Chi è veramente umile, infatti, deve desiderare sinceramente di non essere tenuto in alcun conto, di venire perseguitato e condannato senza colpa, anche in cose gravi, perché, se vuole imitare il Signore, in che cosa può farlo meglio che in questo? Qui, infatti, non sono necessarie forze fisiche né aiuti di altri, se non di Dio.
4. È di grande aiuto considerare che, tutto sommato, non ci accusino mai senza motivo, perché siamo sempre piene di difetti. Il giusto cade sette volte al giorno: sarebbe, quindi, una menzogna dire che siamo senza peccato. Pertanto, anche se non ci riconosciamo colpevoli di quello di cui ci accusano, non siamo mai esenti del tutto da colpa come lo era il buon Gesù.
6. Che è questo, mio Dio? Che importa se esse ci incolpano, quando siamo senza colpa di fronte al Signore?
Inoltre, quand’anche non ci fosse altro vantaggio che la conversione della persona che vi avrà incolpato nel vedere che voi, pur essendo esenti da colpa, vi lasciate condannare, questo sarebbe già una gran cosa; un tale esempio eleva a volte un’anima più di dieci prediche.
7. Si comincia, a conquistare la libertà quando non importa se si dice male di noi più di quanto importi che se ne dica bene. Come quando due persone stanno parlando, per conto proprio senza rivolgersi a noi. Non farne caso e neppure rispondere.
Ciò sembrerà impossibile a chi è particolarmente suscettibile e poco propenso alla mortificazione. Al principio è certamente difficile, ma io so che, con la grazia del Signore, si possono raggiungere questa libertà, questa abnegazione e questo distacco da noi stessi.
L’orazione mentale non è contemplazione
2. Chi avrà più umiltà, più possederà Dio, chi meno, meno; io non riesco a capire, infatti, come ci sia o ci possa essere umiltà senza amore, né amore senza umiltà, né come sia possibile che queste due virtù coesistano senza un gran distacco da ogni cosa creata.
3.[Tutto questo si coltiva soprattutto nella meditazione che porterà alla contemplazione]. La meditazione è d’importanza vitale per tutti i cristiani, né vi è alcuno, per colpevole che sia, che debba trascurarla.
4. Ma la contemplazione è un’altra cosa. Ecco l’errore in cui cadiamo tutti: se uno si applica ogni giorno un momento a pensare ai suoi peccati (cosa a cui è obbligato se non è cristiano soltanto di nome), si dice subito che è un gran contemplativo, e immediatamente si esige che abbia così grandi virtù come deve appunto averle un gran contemplativo; ma si sbaglia.
5. Pertanto, se volete che vi indichi il cammino per giungere alla contemplazione, permettetemi di dilungarmi un po’ su certe cose, benché esse a prima vista non vi sembrino tanto importanti.
6. Voglio ora spiegare che cos’è l’orazione mentale (meditazione), e piaccia a Dio che noi la pratichiamo come si deve! Perché anche in essa si deve cercare di acquistare le virtù necessarie, quantunque non in così alto grado come si richiede per la contemplazione. Intendo dire che il Re della gloria non verrà nella nostra anima – nel senso di unirsi ad essa – se non ci sforziamo di arricchirci di grandi virtù…
L'umiltà fa procedere con letizia sulla strada per la quale il Signore conduce.
1. … è di grande interesse cercare di capire il modo per praticare bene l’umiltà: è questo un punto molto importante, indispensabile per tutte le persone che praticano l’orazione. …Che Dio nella sua bontà e misericordia possa renderla umile, non c’è dubbio, ma il mio consiglio è che sieda sempre all’ultimo posto, come ci ha insegnato il Signore, dandocene l’esempio. Si disponga convenientemente, nell’eventualità che Dio la voglia condurre per questa strada. Se non lo fa, l’umiltà gioverà a far sì che si ritenga felice di lodarlo ugualmente con la semplice orazione.
2. Non dico questo senza un buon motivo, perché, ripeto, è molto importante rendersi conto che Dio non conduce tutti per la stessa strada: infatti, può accadere che colui che si crede più indietro sia invece più avanti agli occhi del Signore.
Pertanto, non perché tutte pratichino l’orazione devono essere tutte contemplative. È impossibile, e sarebbe triste per quella che non lo è, non capire questa verità, che cioè la contemplazione è solo un dono di Dio, è poiché non è necessaria alla nostra salvezza né la si esige da noi, non tema di esserne mai richiesta; per questo non cesserà di essere perfetta in sommo grado, se fa quello che ho detto. Anzi, può essere che abbia molto maggior merito, perché il lavoro è tutto a sue spese e il Signore la tratta come un’anima forte e le tiene riservate tutte insieme le gioie di cui non gode quaggiù. Non si perda quindi d’animo per questo né tralasci di attendere all’orazione, perché a volte il Signore viene assai tardi, ma dà generosamente e in un solo momento quanto in molti anni ha dato agli altri a poco a poco.
3. Io sono stata più di quattordici anni senza poter neanche meditare se non con l’aiuto di una lettura. Ci saranno molte persone nella stessa condizione, e altre che, anche mediante la lettura, non riescono a meditare, ma solo a pregare vocalmente; è qui dove si concentrano meglio. Alcune sono di uno spirito così leggero che non sanno concentrarsi in nulla, e sono sempre distratte, a tal punto che, se vogliono fermarsi a pensare a Dio, cadono in mille insensatezze, scrupoli e dubbi.
Conosco una persona di età assai avanzata, molto virtuosa, penitente e gran serva di Dio, che spende molte ore, già da vari anni, nell’orazione vocale; ma di quella mentale non è stata mai capace. Il meglio che possa fare, quando le riesce, è concentrarsi gradatamente su quello che recita. E ci sono molte altre persone di tal genere; se, però, hanno umiltà, non credo che alla fine ne usciranno con minor merito… Esse, inoltre, avranno proceduto con maggior sicurezza, perché non sappiamo se le delizie vengono da Dio o dal demonio, infatti, se non vengono da Dio, il pericolo è maggiore, perché possono peccare di superbia, mentre se vengono da Dio, non c’è nulla da temere, in quanto, portano con sé l’umiltà.
… la vera umiltà consiste specialmente nell’essere disposti, senza alcuna eccezione, a uniformarsi al volere del Signore e a considerarsi sempre indegni. E se la contemplazione, l’orazione mentale e vocale, la cura degli infermi, i vari servizi domestici e il lavoro – anche il più umile – , se tutto ciò equivale a servire l’Ospite divino che viene a dimorare, a mangiare e a ricrearsi con noi, che cosa ci importa di attendere ad uno più che ad un altro impegno?
7. ..dobbiamo essere disposte a ogni esperienza, perché non dipende dalla nostra scelta, bensì da quella del Signore. E se dopo molti anni egli volesse lasciare ognuna nel medesimo stato, sarebbe proprio una bella umiltà voler ricorrere a un’altra scelta di propria iniziativa! Lasciate fare al Padrone della casa che è saggio, potente e sa quello che conviene a voi e che conviene a lui stesso. Siate certe che, facendo quello che dipende da voi e disponendovi alla contemplazione con la perfezione di cui ho parlato, se egli non ve la concede è perché tiene riservata questa gioia per aggiungerla a tutte le altre di cui vi farà dono in cielo. Vuole trattarvi da anime forti, dandovi da portare quaggiù la croce come Egli stesso l’ha sempre portata. E quale amicizia migliore di volere per voi ciò che egli volle per sé? E' un gran bene che la scelta non dipenda da noi.
Oh, che gran guadagno non voler guadagnare in base al nostro punto di vista, e non dover temere alcuna perdita. Dio non permetterà che patisca, se non per un suo maggior bene!
CAPITOLO 18
I travagli dei contemplativi superano quelli di coloro che son dediti alla vita attiva
1. Io dico, dunque, a chi tra voi Dio conduce per questa via, che quelli che la seguono non portano una croce più leggera, e che restereste sbalordite se sapeste per quali vie e per quali prove Dio li fa passare. Io conosco lo stato degli uni e degli altri e so quanto siano intollerabili i travagli che Dio dà ai contemplativi: essi sono tanto duri che non si potrebbero sopportare, se egli non li sostentasse con quel cibo di delizie. Ed essendo evidente che proprio coloro che Dio ama particolarmente sono da lui condotti per la via dei travagli, e tanto più grandi quanto più li ama, non c’è ragione di credere che egli aborrisca i contemplativi, specie perché li loda con la sua bocca e li considera suoi amici.
2. Ora, pensare che egli ammetta alla sua intimità gente amante dei piaceri ed esente da travagli è assurdo. Sono sicurissima che Dio assegna loro ben più difficili prove, e siccome li conduce per un cammino aspro e dirupato, in cui a volte sembra loro di smarrirsi, tanto che devono tornare indietro per cominciare di nuovo la strada, è necessario che il Signore li sostenga, non già con acqua, ma con vino, affinché, inebriati, non si rendano conto di quel che soffrono e lo possano sopportare. Per questo, io vedo ben pochi veri contemplativi che non siano pieni di coraggio e risoluti a patire, perché la prima grazia che il Signore concede loro, se son deboli, è di infondere in essi coraggio e far sì che non temano sofferenze di qualunque genere.
3. Credo che coloro i quali sono dediti alla vita attiva pensino, non appena vedono gli altri oggetto di qualche favore, che sia sempre così. Ebbene, vi dico che forse voi non potreste sopportare neanche un giorno ciò che essi patiscono. E siccome il Signore conosce tutti per ciò che sono, assegna a ciascuno il suo compito, quello che ritiene più conveniente alla sua anima, alla propria gloria e al bene del prossimo. E, se da parte vostra non manca la disposizione adatta, non abbiate paura che il vostro lavoro vada perduto. Badate che dico che tutte dobbiamo tendere a questo scopo, perché non siamo qui per altro; perciò, non dobbiamo limitare i nostri sforzi a un solo anno, o due o anche dieci, affinché non sembri che abbandoniamo per codardìa quanto abbiamo intrapreso. Il Signore quando ci vede desiderosi di servirlo, conoscendo le attitudini di ciascuno distribuisce i compiti secondo le forze; ma se non fossimo presenti, certo non ci assegnerebbe nessun compito, né ci darebbe alcun premio.
Pertanto, datevi all’orazione mentale, e chi non lo potesse fare, a quella vocale, alla lettura e ai colloqui con Dio. Non lasciate di pregare come avete stabilito; non si sa quando lo Sposo ci chiamerà: non vi accada come alle vergini stolte. Può darsi che, pur riservandovi delle sofferenze, ve le faccia trovare piacevoli. In caso contrario, sappiate che non siete fatte per questo e che vi conviene attendere alla preghiera vocale; a questo punto interviene il merito dell’umiltà.
5. Bisogna procedere con letizia nell’adempiere ciò che ci viene comandato, e se lo si fa con sincera umiltà, sarà felice. …I contemplativi devono tenere alta la bandiera dell’umiltà e sopportare tutti i colpi che possano essere loro inferti senza restituirne nessuno, perché il loro compito è quello di soffrire come Cristo, portare alta la croce, non lasciarsela sfuggire di mano, quali che siano i pericoli in cui si trovino né mostrare mai alcuna debolezza nella sofferenza… Lasciamo fare al Signore! Ci sono alcuni i quali sembrano chiedere favori al Signore, appellandosi alla sua giustizia.
7. Il modo di capire, se siete progredite nella virtù, si dà a vedere con le opere, compiute per il profitto e il bene delle altre e non se ha più gioia nell’orazione e nei rapimenti, o visioni o grazie di questo genere. La vera ricchezza sta in una profonda virtù di umiltà e di mortificazione.
Riflessioni:
personali
Curo di non attaccarmi troppo alle persone e alle cose di questa terra?
Rifletto spesso nell'orazione mentale al mio distacco da tutto?
Cedo volentieri nel rapporto con gli altri il mio punto di vista?
Accetto il mio stato di salute fisica?
Mostro letizia esternamente anche quando sono in afflizione?
comunitarie
Parliamo troppo tra noi delle cose di questo mondo?
Ascoltiamo volentieri il parere degli altri, senza contraddirli?
Mostriamo attenzione, gioia e letizia più con chi non conosciamo, che con gli amici?
Quando veniamo agli incontri curiamo di coltivare un po' di silenzio prima di cominciare?
4
Diversi modi di pregare. Alcune difficoltà che fanno frenare o interrompere il cammino.
L'amore di Dio è l'acqua viva, ma non siamo noi a farla scaturire, noi dobbiamo solo accostarci per berla. E' offerta da dio molti modi, anche in piccoli ruscelli, per i principianti. Ci vuole una ferma determinazione per bere. Ciò che si fa non andrà mai perduto anche se il cammino si dovesse interrompere. La preghiera principale è quella che ha insegnato il Signore: il Padre Nostro.
CAPITOLO 19
Ci sono anime che non possono discorrere con l’intelletto.
2. Vi sono anime e intelletti così sbrigliati che somigliano a cavalli senza freno che nessuno può fermare: ora vanno qui, ora lì, sempre in agitazione, per loro stessa natura o perché Dio permette sia così. Mi fanno molta pena, sembrandomi persone assetate che vedono l’acqua da molto lontano e quando vogliono recarsi lì a bere, trovano chi sbarra loro il passo al principio, alla metà e alla fine del cammino. Può darsi che quando, a furia di lottare – e con che dura lotta! – hanno già vinto i primi nemici si lascino vincere dai secondi e preferiscano morire di sete, anziché bere un’acqua che deve costare tanto. E se altri ne hanno a sufficienza per vincere anche la seconda schiera di nemici, di fronte alla terza perdono ogni forza, forse proprio quando erano a due passi dalla fonte d’acqua viva di cui il Signore, parlando alla Samaritana, disse che chi l’avesse bevuta non avrebbe avuto più sete; e con quanta ragione e verità, quale si conviene a parole pronunciate dalla bocca della verità stessa!
È proprio così: l’anima, dissetandosi a quell’acqua, non avrà più sete delle cose di questa vita, mentre la sete per le cose dell’altra vita cresce in misura assai maggiore di quanto quaggiù possiamo immaginare in virtù della sete naturale. Ma con quanto ardore si desidera avere questa sete! L’anima, infatti, capisce il suo grande valore e, benché sia una sete penosissima, estenuante, trae con sé lo stesso appagamento che ne estingue l’arsura. Pertanto è una sete che non uccide se non il desiderio delle cose terrene, anzi sazia in modo tale che, quando Dio la soddisfa, la più grande grazia che può fare all’anima è lasciarla ancora con questa sete: più beve di quest’acqua dell'amore di Dio e più desidera berne.
3. L’acqua ha diverse proprietà. L'acqua dell'amore di Dio che viene direttamente da Dio rinfresca, purifica tutti i fuochi degli amori umani. La chiamo "acqua viva", acqua celestiale, acqua chiara, che nulla l’intorbida, nulla l’infanga, perché cade dal cielo e non dipende dalla nostra volontà. E' un'acqua che, bevuta una volta lascia l’anima netta e pura d’ogni colpa, perché Dio non concede che si beva di quest’acqua se non per purificare l’anima e lasciarla netta, liberandola dal fango e da ogni miseria in cui, per le sue colpe, era invischiata.
Invece le altre gioie che ci vengono dalla mediazione dell’intelletto, malgrado tutto, attingono a un’acqua che scorre sulla terra e non si beve direttamente alla sorgente. Pertanto, non manca mai lungo questo cammino qualcosa di fangoso che ne ostacola il corso e non è più tanto pura né limpida.
9. Quando il desiderio viene da noi, non è mai esente da imperfezione. Se ha in sé qualcosa di buono, ciò si deve all’aiuto del Signore.
14. Prima della battaglia è bene pensare al fine a cui siamo chiamate e al premio che ci attende, cioè di giungere a bere alla fonte celeste di quest’acqua viva, per non affliggerci o stancarci. Difatti, può darsi che dopo essere arrivate alla meta, quando non vi manca che abbassarvi per bere, abbandoniate tutto e perdiate questo bene.
Pur attraverso vie differenti, non mancherà mai il conforto nel cammino dell’orazione
1. …Il Signore guida a sé per diverse strade, come in cielo vi sono molte dimore. Il Signore, vedendo la nostra debolezza, vi provvide da par suo. Però non disse: «Gli uni verranno per questa strada e gli altri per quella»; anzi, la sua misericordia è stata così grande che non ha impedito ad alcuno di venire a bere a questa fonte di vita.
2. … Il Signore essendo infinitamente buono, non costringe nessuno a bere in tal modo, ma anzi offre da bere in molti modi a coloro che vogliono seguirlo, affinché nessuno sia privo di conforto né muoia di sete. Da questa fonte abbondante infatti derivano ruscelli, alcuni grandi, altri piccoli, e talvolta piccole pozze per i bambini. A costoro basta poca acqua, mentre il presentare loro molta acqua non farebbe che spaventarli: bambini sono quelli che si trovano al principio della via di orazione. Pertanto, non abbiate paura di morire di sete in questo cammino: non manca mai l’acqua delle consolazioni a tal punto che la sete sia intollerabile. Non fermatevi lungo la strada, ma lottate da anime forti fino a morire nella ricerca di questo bene, non essendo voi qui se non per combattere la vostra battaglia. Procedendo sempre con la ferma determinazione di morire piuttosto che lasciar di raggiungere la fine del cammino, se il Signore vi farà soffrire un po’ di sete in questa vita, vi darà abbondantemente da bere in quella eterna, ove non dovrete più temere che debba venire a mancarvi.
3. Ora, per iniziare questo cammino di cui ho parlato in modo che non si sbagli fin dal primo momento, parliamo un po’ di come si deve iniziare il nostro viaggio, che è la cosa essenziale, vale a dire la più importante a tutti i fini. Non che non si debba intraprenderlo se non si ha la determinazione di cui parlerò, perché il Signore ci aiuterà gradatamente a perfezionarci, e quand’anche non si facesse che un solo passo, esso ha in sé tanta forza che non si deve temere sia un passo perduto né che non ci sarà molto ben ricompensato.
Pertanto, anche se sembra non proseguire in questo cammino, dopo averlo cominciato, il poco tratto che di esso si sarà percorso ci darà luce per avanzare bene in altre vie, e tanto maggiore quanto più ci si sarà inoltrati in esso. Inoltre si deve essere certi che non si avrà alcun danno, sotto nessun punto di vista, dall’averlo cominciato, anche se poi si sarà lasciato, perché il bene non è mai causa di male.
6. Insistete anche con chi vi chiede di parlare di questo cammino per invitare a iniziare a percorrerlo dicendo loro le ricchezze che si guadagnano. Non stancatevi di ripeterlo, ma insistete anche con la pietà, con l’amore e con la preghiera perché ne traggano profitto. Non sarebbe piccola grazia che vi farebbe il Signore concedendovi di incitare un’anima al desiderio di questo bene.
CAPITOLO 21
Si deve praticare l’orazione nonostante gli ostacoli.
1. Non vi spaventate, se bisogna badare a molte cose, per cominciare questo viaggio divino, che è la strada maestra per il cielo. Percorrendolo, si guadagna un gran tesoro e non fa meraviglia che ci sembri costare ben caro. Verrà un tempo in cui si capirà quanto sia un nulla qualunque fatica di fronte a un tanto prezioso premio.
2. Ora, ritornando a parlare di coloro che vogliono percorrere questa strada, senza fermarsi fino al termine di essa, cioè fino a giungere a bere di quest’acqua di vita, è cosa di grande importanza come debbano cominciare: devono cioè prendere una risoluzione ferma e decisa di non arrestarsi prima di raggiungere quella fonte, … bisogna tendere sempre alla meta, a costo di morire durante il cammino.
3. … È sempre un gran bene prendere come base della nostra orazione le preghiere pronunziate dal Signore. … E' opportuno stabilire, servendomi del Pater noster, alcune regole sul principio, il progresso e i fini dell’orazione, perché, applicandovi con fervore alla recita del Pater noster e mantenendovi nell’umiltà, non avete bisogno d’altro.
Vi esporrò solo qualche considerazione sulle parole del Pater noster, perché talvolta sembra che con tanti libri si perda la devozione proprio di quelle cose di cui è assai importante averla.
6. …E, che lo si voglia o no, tutti, camminiamo verso questa fonte, sebbene in diverse maniere. Credetemi, pertanto, e non lasciatevi ingannare da nessuno che voglia indicarvi altro cammino che non sia quello dell’orazione.
7. Io non entro ora in merito al fatto che debba essere mentale o vocale per tutti, ma dico che voi avete bisogno dell’una e dell’altra.
10. Lasciate, dunque, ogni paura… Cercate di avere coscienza pura, umiltà, disprezzo di tutte le cose del mondo, di credere fermamente a ciò che insegna la santa madre Chiesa, e non c’è dubbio che andrete per la strada buona.
Riflessioni
personali
Prego anche quando non ne ho voglia?
Riesco a fermarmi nel mio tanto da fare, per raccogliermi con Dio?
Cerco altre strade per incontrare il Signore quando sopravviene l'aridità?
comunitarie
Le nostre preghiere vocali sono fatte con calma, con decoro e con devozione anche esterna?
Ci incoraggiamo a vicenda sulle difficoltà che incontriamo nella preghiera?
5
L'orazione mentale e quella vocale sono unite. Nell'orazione vocale basterebbe pensare chi è che parla e a chi si parla.
Si deve trattare con Dio con generosità, senza paura del demonio e con coraggio: grande sarà la ricompensa. Il Padre nostro si deve dire con Gesù che ce l'ha insegnato.
Anche la semplice preghiera vocale può portare a grandi elevazioni: è Dio che le dona.
CAPITOLO 22 - Cosa è l’orazione mentale.
1. Sappiate che la differenza tra l’orazione mentale e vocale non consiste nel tener la bocca chiusa o no. Se, pregando vocalmente, sono del tutto consapevole e persuasa di parlare con Dio, più attenta a lui che alle parole che dico, l’orazione mentale e vocale sono unite. Se poi mi si viene a dire che state parlando con Dio quando, recitando il Pater noster, avete il pensiero alle cose del mondo, non posso che tacere. Ma se starete attente a lui, com’è giusto fare parlando con un tale Signore, è bene che consideriate chi è colui con il quale parlate e chi siete voi, non foss’altro che per rispettare la convenienza dovuta.
3. Io vi dirò sempre, di unire l’orazione mentale a quella vocale…Infatti, chi può dire che fate male se, cominciando a recitare le Ore o il rosario, cominciate anche a pensare con chi state per parlare e chi siete voi che parlate, per vedere come dovrete trattare con lui? Ora io vi dico, che se la profonda riflessione richiesta da questi due punti si facesse come conviene, prima di cominciare l’orazione vocale che siete sul punto di recitare, avreste dedicato già molto tempo a quella mentale. Certamente, non dobbiamo parlare alla buona ad un principe, come si fa con un contadino …
4. È vero che l’umiltà del nostro Re è tale che, per quanto io, grossolana come sono, non sappia parlargli se non con rozzo linguaggio, non tralascia di aiutarmi né mi vieta di avvicinarmi a lui. … Non, però, perché egli è buono noi dobbiamo essere irriverenti. Non foss’altro per ringraziarlo di sopportare la vicinanza di esseri ripugnanti, come siamo…
7. Sì, avvicinandovi a lui cercate di pensare e di capire chi sia colui con il quale vi disponete a parlare o al quale state già parlando. Neppure con mille vite delle nostre arriveremo a comprendere come meriti di essere trattato questo Signore, di fronte al quale gli angeli tremano. Egli impera su tutto, può tutto: volere, per lui, è agire.
Comprendere queste verità è fare orazione mentale. Se a tali considerazioni volete aggiungere qualche preghiera vocale, va benissimo. Ma non vogliate parlare con Dio e pensare ad altre cose, perché questo significherebbe non capire che cosa sia l’orazione mentale. Credo di avervelo spiegato abbastanza.
Non tornare indietro, e procedere con salda determinazione.
1. Dico che è molto importante cominciare con ferma determinazione, per tante ragioni che, a dirle tutte, ci sarebbe da dilungarsi molto. Ve ne voglio dire, solo due o tre. La prima è che, quando ci determiniamo a dedicare un po’ del nostro tempo a chi tanto ci ha dato e ci dà di continuo, non è giusto non darglielo con assoluta generosità, e non solo come chi fa un prestito per riprendersi quello che ha dato. Questo a me non sembra un dono. …Consideriamo quel tempo come cosa non più nostra e pensiamo che ci può essere richiesto a buon diritto, se non vogliamo consacrarglielo interamente.
3. Dico interamente non nel senso che sia un riprendersi quanto abbiamo dato se tralasciamo l’orazione un giorno o anche più, a causa di legittime occupazioni o di una qualsiasi indisposizione. Sia ben salda la volontà, perché il nostro Dio non è meticoloso, non bada a piccolezze. Pertanto avrà di che esservi grato: qualsiasi cosa gli avete dato. … Nel tener conto di quel che facciamo non è affatto esigente, ma generoso: per quanto grande sia il nostro passivo, egli non esita a condonarlo. È così attento a ricompensarci, che un semplice levar d’occhi nel ricordo di lui resti senza premio.
4. Il secondo motivo è dato dal fatto che il demonio non ha mano libera di tentarci; teme molto le anime ben decise, perché sa per esperienza che lo pregiudicano moltissimo e che quanto egli ordisce a loro danno si converte a profitto di esse e d’altri, e ch’egli ne esce con perdita. Ma non dobbiamo mai cessare di stare in guardia né fidarci troppo di questo, perché siamo in lotta con una genia di traditori che non osano, in generale, attaccare chi è vigilante, essendo assai vili; ma se si accorgono della nostra distrazione, possono recarci un gran danno. E se vedono che qualcuno è incostante e non persevera nel bene, né ha la ferma decisione di farlo, non lo lasceranno in pace né giorno né notte; gli frapporranno paure e ostacoli a non finire.
5. Il terzo motivo è che allora si combatte con più coraggio. Si sa ormai che qualunque cosa avvenga non si deve tornare indietro. …Per quanto piccolo sia il guadagno che ne potremo ricavare, ci ritroveremo molto ricchi. Non temete che il Signore, dopo averci chiamato a bere a questa fonte, ci lasci morire di sete.
6. Non mi meraviglio che coloro i quali non l’hanno provato vogliono essere sicuri di ricavarne un certo guadagno. Questo guadagno è del cento per uno fin da questa vita. Dico, tuttavia, a chi avesse qualche dubbio, che non si perde nulla a farne la prova, perché ha questo di buono un tale viaggio: frutta più di quel che si chiede o che riusciremmo a desiderare.
CAPITOLO 24 - L’orazione vocale unita a quella mentale.
1. …Vi sono, molte persone alle quali solo il nome di orazione mentale o di contemplazione si spaventano.
2. Siccome non tutte vanno per la stessa strada, voglio consigliarvi il modo in cui dovete pregare vocalmente, in quanto è giusto che comprendiate quello che dite. E siccome chi è incapace di pensare a Dio può darsi che si stanchi anche di lunghe preghiere, non voglio affatto parlarvi di esse, ma solo di quelle che, come ogni cristiano, dobbiamo necessariamente recitare, cioè il Pater noster e l’Ave Maria, sì che non possano dire di noi che parliamo senza sapere quello che diciamo.... Quando, infatti dico «credo», mi sembra giusto che capisca e sappia ciò che credo; e quando dico «Padre nostro», l’amore esige che io comprenda chi sia questo Padre nostro e chi sia il Maestro che ci ha insegnato tale preghiera.
4. In primo luogo, voi sapete che il Signore c’insegna a pregare in solitudine, come faceva sempre lui quando pregava, e non perché ne avesse bisogno, ma per servire d’insegnamento a noi. Già si è detto che non si può parlare nello stesso tempo con Dio e con il mondo, come fanno quelli che recitano preghiere e al tempo stesso ascoltano quanto si dice intorno, o si soffermano a pensare a ciò che viene loro in mente, senza preoccuparsi d’altro. Ciò può passare quando si è indisposti, specialmente se si è portati alla malinconia o si soffre di mal di testa, perché allora, anche se si cerca di raccogliersi nella preghiera, non si può farlo. Passi pure quando Dio permette che, per il maggior bene dei suoi servi, questi trascorrano giorni assai tempestosi. Allora, benché nella loro afflizione cerchino di calmarsi, per quanto facciano, non possono riuscire a concentrarsi nelle preghiere che dicono, né l’intelletto è capace di tendere a nulla, ma sembra in preda a frenesia, talmente risulta turbato.
5. Queste penose condizioni di chi ne è vittima, non sono colpa sua. Non si tormenti, dunque, perché sarebbe peggio, né si affanni a rimettere in sesto l’intelletto, che allora è privo d’ordine, ma preghi come può; o anche, non preghi, ma cerchi solo di dar sollievo alla sua anima, malata com’è, e attenda a qualche altra opera di virtù.
Ciò che noi possiamo fare è cercare la solitudine. Piaccia a Dio che ciò basti per comprendere con chi stiamo e quali siano le risposte del Signore alle nostre domande. Credete forse che egli taccia? Anche se non lo udiamo, parla chiaramente al cuore, quando è il cuore a pregarlo.
È bene, inoltre, considerare che a ciascuna di noi il Signore ha insegnato e continua a insegnare quest’orazione, e il Maestro non è mai così lontano dal discepolo da aver bisogno d’alzare la voce, anzi gli è molto vicino. Io vorrei che voi foste convinte di questa verità, che per ben recitare il Pater noster dovete restare presso il Maestro che ve l’ha insegnato.
6. Direte che già questo è meditare e che voi non potete né volete fare altro che pregare vocalmente. Ci sono infatti persone poco pazienti, amanti del proprio comodo, così da non volersi dare alcuna pena, perché non avendone l’abitudine, costa loro fatica all’inizio raccogliersi e meditare. E per non volersi stancare un po’, dicono che non possono né sanno fare di più che pregare vocalmente. Avete ragione di dire che già esercitarvi in suddette riflessioni è orazione mentale. Ma non so come si possa separare l’orazione mentale da quella vocale, se si vuol fare bene quella vocale. Ed è un dovere cercare di pregare con attenzione. Piaccia a Dio che con questi mezzi si riesca a recitare bene il Pater noster e che non si finisca, nel dirlo, col pensare a cose del tutto fuori luogo.
CAPITOLO 25
La preghiera vocale riceve tanto bene ed eleva a favori soprannaturali.
1. E perché non crediate che si tragga poco profitto dal pregare vocalmente con perfezione, vi dico che, mentre state recitando il Pater noster o un’altra preghiera vocale, può darsi benissimo che il Signore vi elevi a contemplazione perfetta. Il Signore può far vedere che ascolta sospendendogli l’intelletto, arrestandogli l’immaginazione, fermandogli – come si dice – le parole in bocca in modo che, anche se vuole, non può parlare se non a prezzo di grandi sforzi.
2. L’anima capisce che questo divino Maestro la sta istruendo senza rumore di parole, nella sospensione delle potenze che, altrimenti, se operassero, le sarebbero di danno piuttosto che di vantaggio; tali potenze godono senza sapere come godano. L’anima va bruciando d’amore e non sa come ami; sa che gode di ciò che ama e non sa come ne goda. Capisce chiaramente che non è un godimento di cui l’intelletto sarebbe mai riuscito ad avere il desiderio; la volontà l’accoglie senza sapere in che modo. Quando arriva a capire qualcosa, vede che non è un bene da potersi meritare con tutte le sofferenze della terra. È un dono del Signore che dona da par suo. E' la contemplazione perfetta.
3. La differenza fra la contemplazione e l’orazione mentale, è che la seconda consiste nel pensare e intendere di che cosa parliamo, con chi parliamo e chi siamo noi che osiamo rivolgere la parola al Signore o il considerare il poco che abbiamo fatto per lui, è orazione mentale; nella contemplazione non possiamo fare nulla; è Dio a far tutto; si tratta di opera sua che supera le nostre umane possibilità.
Riflessioni
personali
Mi preoccupo fin dal mattino a dare un po' di tempo al Signore?
Riesco a non correre quando dico anche il solo Padre Nostro o l'Ave Maria?
comunitarie
curiamo nei nostri incontri la preghiera silenziosa di ascolto?
cerchiamo di migliorare ogni volta il nostro incontro con il Signore?
Suggeriamo qualcosa di nuovo che aiuti tutti a entrare meglio nella preghiera?
6
Si deve pregare pensando che Gesù è vicino a noi. Lo si può pensare nei differenti momenti della sua vita, secondo i nostri particolari momenti. A volte sono utili i libri o le immagini sacre. Descrizione dell'orazione di raccoglimento e quella di quiete. E' bene avere gli occhi chiusi e distaccarsi da tutto e da tutti.
Le prime due richieste del Padre Nostro: "Sia santificato il tuo nome" e "Venga il tuo Regno".
Le tre facoltà, intelletto, memoria e volontà entrano in questa orazione, ma è sempre Dio che la dona.
CAPITOLO 26
I mezzi per riuscire a raccogliere il pensiero.
1. Ora, ritornando alla nostra orazione vocale, bisogna pregare in modo che senza rendercene conto, Dio ci conceda insieme l’altra, ma per questo occorre pregare come si deve.
L’esame di coscienza, il recitare una formula di pentimento e il farsi il segno della croce, si sa bene che devono essere la prima cosa. Subito dopo, poiché siete sole, cercate di trovare una compagnia. E quale compagnia migliore di quella dello stesso Maestro che ci ha insegnato la preghiera che state recitando? Immaginatevi questo nostro Signore vicino a voi e considerate con quale amore e con quanta umiltà vi istruisce; credetemi, fate il possibile per non privarvi di un così buon amico. Se vi abituerete a tenervelo vicino, se egli vedrà che lo fate con amore e che vi adoperate a contentarlo, vi assisterà sempre; vi aiuterà in tutte le vostre difficoltà; l’avrete con voi dappertutto. Credete che sia poca cosa aver sempre al fianco un tale amico?
2. Se non potete discorrere molto con l’intelletto, né potete concentrare il vostro pensiero senza cadere in distrazioni,
vi chiedo solo di guardarlo. E chi può impedirvi di volgere gli occhi della vostra anima, anche solo per un attimo, se non potete di più, a questo Signore? Se potete guardare cose ripugnanti, non potrete guardare la cosa più bella che si possa immaginare? Il vostro Sposo non distoglie mai gli occhi da voi; ha sopportato da voi mille cattiverie e offese, senza che ciò sia bastato perché lasciasse di guardarvi. Sicché è troppo per voi, rivolgere gli occhi qualche volta a lui? Badate che egli non aspetta altro se non un nostro sguardo. Lo troverete sotto l’aspetto in cui lo avrete desiderato. Stima tanto questo sguardo che, per averlo, non trascurerà nulla.
4. …Se vi sentite disposte alla gioia, contemplatelo risuscitato. E solo immaginare come uscì vittorioso dal sepolcro vi riempirà di allegrezza. In effetti, che splendore, che bellezza, quale maestà, quale trionfo e quale giubilo!
5. Se siete afflitti o tristi, pensate a quando si reca per l’orazione nell’Orto degli ulivi: che profonda afflizione doveva avere nel cuore se manifesta la sua sofferenza e se ne lamenta! O anche pensatelo legato alla colonna, spasimante di dolori, con tutte le carni a brandelli per il grande amore che vi porta! Quanti patimenti! Perseguitato dagli uni e coperto di sputi dagli altri, rinnegato e abbandonato dai suoi amici, senza che alcuno prenda le sue difese, o quando, sotto il peso della croce, non gli era concessa una tregua per respirare. Egli vi guarderà con quei suoi occhi tanto belli, compassionevoli, pieni di lacrime, e dimenticherà i suoi dolori per consolare i vostri, solo perché vi rivolgete a lui per essere consolati e volgete la testa dalla sua parte per guardarlo.
7. Prendete su di voi parte del peso di quella croce; non badate a quello che vi diranno; fingetevi sorde alle mormorazioni, inciampando e cadendo con Lui, non separatevi mai dalla croce, né abbandonatela. Considerate con quanta stanchezza si trascini e quanto il suo tormento superi i vostri patimenti.
9. Ciò che in questo potrà esservi di aiuto è avere un’immagine o un ritratto di questo Signore, che vi piaccia; non per recarlo sul seno e non guardarlo mai, ma per parlare spesso con lui, il quale vi suggerirà quello che gli dovrete dire. Come parlate con le creature umane, perché vi dovrebbero mancare le parole per parlare con Dio?
10. È pur un grande aiuto prendere un buon libro, anche per concentrare il pensiero e pregare bene vocalmente: a poco a poco, con queste attrattive e con questi espedienti, abituerete la vostra anima alla meditazione, senza spaventarla. E' necessario servirsi di mezzi adatti e curarne il procedimento per gradi, altrimenti non si riuscirà a nulla. Avvicinatevi, dunque, a questo buon Maestro, con la ferma risoluzione d’imparare ciò che egli vi insegnerà.
CAPITOLO 28
Cosa è l’orazione di raccoglimento e come abituarsi a praticarla.
2. Voi già sapete che Dio è in ogni luogo. Potete credere che dov’è Dio, là è anche tutta la gloria. Considerate, inoltre, quello che dice sant’Agostino, che lo cercava in molti luoghi e lo trovò finalmente in se stesso. Non si ha bisogno, dunque, per godere della sua compagnia di salire al cielo, né di alzare la voce. Per quanto possa farlo sommessamente, egli le è così vicino che l’udrà. E non ha bisogno di ali per andare a cercarlo, ma solo di ritirarsi in solitudine, sentirlo dentro di sé e non meravigliarsi di ricevere un tale Ospite. Con grande umiltà l’anima gli parli come a un padre, gli esponga le proprie pene e gliene chieda il rimedio, consapevole, peraltro, di non meritare d’essere sua figlia.
3. Lasciate perdere certe timidezze che hanno alcune persone pensando che si tratti d’umiltà. L’umiltà non consiste nel rifiutare un dono che il Signore vi vuole fare, ma nell’accettarlo, riconoscendo quanto ne siete immeritevoli, e gioirne. Bella umiltà sarebbe quella che io ospiti il Signore del cielo e della terra in casa mia, dove egli viene per colmarmi delle sue grazie, per compiacersi con me, e per umiltà non voglia rispondergli né restare con lui, né accettare quello che mi dà e lo lasci solo, e quando mi esorta a presentargli le mie suppliche, per umiltà voglia rimanere nella mia indigenza e perfino lo lasci andar via!
Guardatevi da queste forme di umiltà, e trattate invece con lui come con un padre, con un fratello, con un maestro, con uno sposo, a volte in un modo, a volte in un altro, perché egli v’insegnerà che cosa dobbiate fare per contentarlo. Smettete di essere sciocche!
4. Questo modo di pregare, sia pur fatto vocalmente, raccoglie lo spirito assai più rapidamente d’ogni altro e apporta molti vantaggi. Si chiama orazione di raccoglimento, perché l’anima raccoglie tutte le potenze e si ritira in se stessa con il suo Dio. Lì il suo Maestro divino viene e riesce più presto che in qualunque altro modo a istruirla e a concederle l’orazione di quiete. Raccolta, infatti, in se stessa, può meditare sulla passione, rappresentarsi il Figlio di Dio e offrirlo al Padre, senza stancare la mente.
5. Le persone che sapranno rinchiudersi in questo piccolo cielo della loro anima, dove abita colui che l’ha creata e che pure creò la terra, e abituarsi a non volgere lo sguardo né a soffermarsi su ciò che può distrarre i loro sensi esteriori, seguono un cammino sicuro: non mancheranno di giungere a bere l’acqua della fonte e faranno molta strada in poco tempo.
6. L'anima, nella consapevolezza che le cose del mondo sono un gioco, chiude gli occhi spontaneamente per non vederle, mentre lo sguardo dell’anima si acuisce sempre di più.
Ecco perché chi va per questo cammino tiene quasi sempre gli occhi chiusi, ed è un’abitudine degna di ammirazione, anche se al principio occorra farsi forza. In seguito gli costerebbe di più tenerli aperti. L’anima si fortifica e acquista vigore a spese del corpo, che lascia solo, e che avrà più forza di combatterlo in altre occasioni..
7. All’inizio non ci si renda conto di tali effetti, ma se l’anima si abitua e prosegue in tal modo per alcuni giorni e fa seri sforzi, ne vedrà chiaramente il vantaggio. Difatti, appena comincerà a pregare, i suoi sensi si raccoglieranno. E questo senza alcuno sforzo da parte sua. Il Signore, per il tempo in cui ha atteso a ciò, le dona un tale dominio sulla volontà che non appena si vuole raccogliere, i sensi le obbediscano. E, anche se dopo tornano a uscirne, sono ormai assoggettati e non fanno più il male di prima. Se la volontà li richiama, ritornano subito, finché, dopo molti di questi ritorni, il Signore si compiacerà di sospenderli ormai del tutto nella contemplazione perfetta.
9. Immaginiamo, dunque, che dentro di noi ci sia un palazzo di una enorme ricchezza, un edificio tutto d’oro e di pietre preziose, …pensate, inoltre, che in questo palazzo abita il gran Re che si è compiaciuto di essere vostro Padre e che siede su un trono di grande valore: il vostro cuore.
11... Ma che cosa c’è di più meraviglioso che vedere colui il quale può riempire della sua grandezza mille e mille mondi, rinchiudersi in una casa così piccola? In verità, essendo egli il Signore di tutto, può fare ciò che vuole, e siccome ci ama, si adatta alla nostra misura.
CAPITOLO 29
Altri mezzi adatti per arrivare all' orazione di raccoglimento.
4. La santa compagnia che circonda il Santo dei Santi che abita in noi, non impedisce all’anima di ritrovarsi sola con il suo Sposo, quando ella, raccolta nel suo intimo, vuole entrare in questo paradiso con il suo Dio e chiude la porta dietro di sé a tutte le cose del mondo. Dico «vuole» perché sappiate che non si tratta qui di un fatto soprannaturale, ma dipendente dalla nostra volontà, che possiamo realizzare noi stesse, sempre però con l’aiuto di Dio.
5. Dobbiamo distaccarci da tutto per avvicinarci interiormente a Dio e, pur svolgendo le nostre occupazioni, dobbiamo ritirarci in noi stesse… e il Signore ci farà sentire che è dentro di noi.
6. In tal modo pregheremo con molta quiete. E' l'orazione di raccoglimento. Precedentemente, dovevamo recitare il Pater noster molte volte, ora basta una sola volta, per comprendere di essere con lui e ci rende consapevoli del vivo desiderio che egli ha di esaudirci e del piacere che prova nello stare con noi.
CAPITOLO 30
L' orazione di quiete
1. Chi è colui, per quanto sconsiderato sia, che dovendo chiedere una grazia a una persona autorevole, non pensi anzitutto come chiedergliela, per riuscirle accetto e non sembrare scortese? Non deve forse sapere cosa chiedere e comprendere il bisogno che ne ha, specialmente se chiede una cosa importante, come quella che c’insegna a chiedere il nostro buon Gesù?
3. E' bene sapere ciò che si chiede nel Pater noster affinché, se il Padre eterno ve lo concederà, non abbiate a rifiutarglielo; considerate assai attentamente se vi conviene; altrimenti non chiedeteglielo. Pregate il Signore di illuminarvi, perché tante volte proviamo ripugnanza nel chiedere ciò che dà la vita, mentre ricerchiamo ciò che conduce alla morte. E che morte spaventosa ed eterna!
4. Chiediamo allora: Sia santificato il tuo nome, venga a noi il tuo regno. Gesù pose queste due richieste l’una accanto all’altra perché non potevamo santificare, lodare, esaltare né glorificare degnamente questo santo nome dell’eterno Padre con le nostre scarse possibilità, se non provvedeva a darci quaggiù il suo regno.
5. Ora, il gran bene che a me sembra vi sia nel regno dei cieli, insieme con molti altri, è non tenere più in alcun conto le cose della terra, ma sentire in sé un gran riposo e una piena felicità, gioire della gioia di tutti, godere di una pace continua e provare una profonda soddisfazione interiore nel vedere che tutti santificano e lodano il Signore, ne benedicono il nome e nessuno l’offende. Tutti lo amano e l’anima stessa non attende ad altro, se non ad amarlo, vivendo già nel suo Regno.
6. Egli non ci suggerisce di chiedere cose impossibili e anche se non possiamo ottenerle con la perfezione della vita eterna, perché dopo tutto si è ancora tra i flutti del mare e in viaggio, vi sono momenti in cui il Signore, vedendoci stanchi del cammino, ci procura un riposo delle potenze e una serenità dell’anima da far capire quale sia il sapore di ciò che viene dato a coloro che egli introduce nel suo regno.
7. Si tratta della pura contemplazione, chiamata, da coloro che ne sono favoriti, orazione di quiete. Trattando di orazione vocale non c'è confusione tra le due, perché si conciliano perfettamente. Infatti molte persone mentre pregano vocalmente sono elevate da Dio, senza che esse sappiano come, a un alto grado di contemplazione e addirittura anche fino all’orazione di unione.
CAPITOLO 31
Cosa è l’orazione di quiete.
Teresa descrive ciò che ha vissuto. Continuando a parlare del Regno, "Venga il tuo Regno", scivola a raccontare i doni che Dio le ha fatto pian piano portandola dalla preghiera vocale a quelle di raccoglimento e di quiete e infine alla contemplazione, doni del Signore.
1. Nell'orazione di quiete il Signore comincia a mostrarci che ascolta la nostra richiesta, dando inizio al possesso del suo regno quaggiù, affinché lo lodiamo sinceramente, santifichiamo il suo nome e procuriamo che lo facciano tutti.
2. Questa è già una cosa soprannaturale che non possiamo procurarci da noi, nonostante ogni nostra diligenza possibile. L’anima infatti entra ormai nella pace o, per meglio dire, ve la fa entrare il Signore con la sua divina presenza… Allora tutte le potenze [intelletto, memoria e volontà] restano inattive e l’anima si rende conto, per virtù di una consapevolezza del tutto estranea a quella procurata dai sensi esterni, d’essere ormai assai vicina al suo Dio, tanto che, innalzandosi un po’ di più, diverrebbe una cosa sola con lui, mediante l’unione. …Vede che è nel suo regno, o per lo meno vicino al Re che glielo deve dare, e si sente compresa di tale rispetto da non osare chiedere nulla. Si è come tramortiti, interiormente ed esteriormente, al punto che l’uomo esteriore (cioè il «corpo», perché m’intendiate meglio) non vorrebbe muoversi, allo stesso modo di chi, arrivato quasi al termine del cammino, si concede un po’ di riposo, per poi riprendere il viaggio, con forze rinnovate, perché in quella sosta gli si raddoppiano.
3. Si provano un grande benessere fisico e una profonda gioia spirituale. L’anima è così felice solo di vedersi vicino alla fonte, che anche prima di bere si sente già sazia. Le sembra che non ci sia altro da desiderare: le potenze sono talmente tranquille che non vorrebbero muoversi; tutto le appare d’impedimento ad amare, anche se le potenze non sono così assopite da non percepire chi sia colui presso il quale si trovano, perché due di esse restano libere. Solo la volontà è qui schiava, e se, in questo stato, può sentire qualche pena, è quella di sapere che deve riacquistare la libertà. L’intelletto non vorrebbe comprendere che una cosa, la memoria non ricordarne che una sola, perché vedono che la volontà sola è necessaria, mentre le altre due facoltà non fanno che turbare l’anima. Coloro che sono in questo stato non vorrebbero che il corpo si muovesse, nel timore di perdere quella pace, pertanto non osano muoversi. Dà loro pena il parlare: per dire un solo Pater noster possono impiegare anche un’ora. Sono così prossimi a Dio che s’intendono per segni. Stanno nel palazzo accanto al loro Re e capiscono che egli comincia a dar loro fin da questa vita «il suo regno»; non hanno l’impressione di stare nel mondo, né vorrebbero vederlo né udirlo, per vedere e udire soltanto il loro Dio; nulla dà loro pena e nulla sembra possa dargliene. Infine, per tutto il tempo in cui permangono in questo stato, con la soddisfazione e la gioia che hanno in sé, le anime sono talmente estasiate che non ricordano che ci sia altro da desiderare e direbbero volentieri con san Pietro: «Signore, facciamo qui tre tende».
4. Qualche volta, in questa orazione di quiete Dio concede un’altra grazia assai difficile da capire, se non se ne è fatta molta esperienza; ma per poco che tale esperienza esista, chi l’avesse fatta m’intenderà subito e sarà per lui una gioia grande sapere cosa sia. Io credo anche che Dio la conceda spesso insieme con la precedente. Quando lo stato di quiete è profondo e dura molto, mi sembra che, se la volontà non fosse attaccata a qualcosa, non potrebbe restare a lungo in quella pace. Accade infatti di sentirci per un giorno o due pieni di questa felicità, senza renderci conto di come ciò avvenga. Si vede bene – mi riferisco a quelli che godono di questo favore – che non si è tutti interi nell’applicarsi a qualcosa: manca il meglio, la volontà che, a mio parere, è unita a Dio e lascia le altre potenze libere, affinché si occupino di cose attinenti al suo servizio. E per questo esse hanno allora una capacità molto maggiore, mentre per trattare le cose del mondo sono inabili e, a volte, come inebetite.
Riflessioni
personali
Ho delle immagini a casa che mi aiutino a pensare al Signore?
Invito anche gli altri a guardare e lasciarsi guardare da Gesù?
Riesco a pregare con gli occhi chiusi anche in chiesa?
Penso spesso che Dio è dentro di me?
comunitarie
Cerchiamo di non disturbare chi sta pregando?
Coltiviamo il raccoglimento nostro e degli altri quando ci riuniamo per pregare?
Invitiamo anche altre persone alla preghiera silenziosa?
7
Alcuni suggerimenti per chi riceve questa grazia. Non è per tutti e non si deve pretendere, né scoraggiarsi se non si ha. (Questo capitolo serve solo per la conoscenza).
5. È una grande grazia, questa, per chi la riceve dal Signore, in quanto unisce in sé la vita attiva e la vita contemplativa. Tutto serve, allora, in noi all’unisono col Signore, perché la volontà attende al suo lavoro, cioè alla sua contemplazione, senza sapere come lo compia; le altre due potenze fanno l’ufficio di Marta; pertanto Marta e Maria vanno insieme.
6. Mi sembra che sarà bene qui dare alcuni suggerimenti a quelle tra voi, che il Signore, solamente per sua bontà, ha fatto giungere a questo stato, perché so che ve ne sono alcune. Il primo è che, vedendosi così piene di gioia senza sapere come tale gioia sia loro venuta, per lo meno rendendosi conto di non averla potuta raggiungere per se stesse, sono prese dalla tentazione di credere alla possibilità di trattenerla, così che non vorrebbero neppure respirare. Ed è una sciocchezza, perché allo stesso modo in cui non possiamo far spuntare il giorno, così non possiamo evitare che faccia notte: non è già tale grazia opera nostra, ma soprannaturale ed è assolutamente impossibile acquistarla con le nostre forze. Il modo migliore per conservarla è comprendere chiaramente che a questo riguardo noi non abbiamo voce in capitolo, che ne siamo indegnissimi e che dobbiamo riceverla con riconoscenza, senza servirci di molte parole, ma solo di un alzare gli occhi come il pubblicano.
7. È bene ricercare una maggiore solitudine per meglio facilitare l’azione del Signore e lasciare che il Signore operi in noi come in casa propria. Tutt’al più, di quando in quando, pronunciare una parola dolce, come chi soffia leggermente sulla candela, quando la vede spegnersi, per ravvivarne la fiamma; ma, io credo, non servirebbe ad altro che a spegnerla se sta ardendo. Dico pertanto che il soffio dev’essere leggero, onde evitare che, per mettere insieme con l’intelletto molte parole, non si occupi la volontà.
8. …La volontà pertanto, quando si trova in questa quiete non faccia caso dell’intelletto più che di un pazzo, perché se lo vuole trascinare con sé, forzatamente dovrà distrarsi e in parte turbarsi. Al grado di orazione a cui è giunta tutto ciò sarà affaticarsi per non guadagnare nulla, anzi, perdere quello che il Signore le concede senza alcuna fatica da parte sua.
9. Fate attenzione a questo paragone, che mi sembra cada a proposito qui: l’anima è come un bambino lattante attaccato al seno della madre, la quale, senza che egli faccia lo sforzo di succhiare, gli spreme il latte in bocca per tenerezza. Così avviene qui dove, senza alcun lavoro dell’intelletto, la volontà è intesa ad amare e comprende, senza pensarci, per volere di Dio, che sta con lui e che non deve far altro se non inghiottire il latte che il Signore le pone in bocca e godere di quella dolcezza, riconoscendo che tale grazia le viene dal Signore; goda, quindi, di goderne, ma non cerchi di capire come ne goda e che cosa gode; si sforzi, anzi, di dimenticarsi, perché chi le sta accanto non mancherà di provvedere a ciò che le conviene. Al contrario, se si mette a lottare con l’intelletto per farlo partecipe del suo stato, trascinandolo con sé, non potrà arrivare a tutto e necessariamente si lascerà cadere il latte dalla bocca, perdendo così quel sostentamento divino.
10. La differenza tra questa orazione e quella in cui tutta l’anima è unita a Dio è che in quest’ultima non si ha neanche bisogno d’inghiottire il nutrimento; lo pone il Signore all’interno di noi stessi, senza che sappiamo come. Nell’altra, invece, sembra volere che si lavori un po’, anche se il lavoro si compie con tanta tranquillità che quasi non si avverte. Chi dà questo tormento all’anima è l’intelletto, il che non accade quando c’è l’unione di tutt’e tre le potenze, perché colui che le ha create ne sospende l’attività singola. Infatti, con la gioia di cui le inonda, sono tutte rapite in questo, senza sapere né intendere come. Ripeto, pertanto, quando l’anima si trova in questa orazione sperimenta una felicità dolce e profonda della volontà. Benché non possa precisare in cosa consista, vede tuttavia che è assai diversa da ogni soddisfazione terrena e che non basterebbe essere padroni del mondo con tutti i suoi piaceri per poter sentire in sé quella gioia. Questa è nell’intimo della volontà, mentre i piaceri della vita essa li gode, mi sembra, all’esterno della volontà, come, per così dire, nella superficie di essa. Quando, dunque, si vede elevato a un alto grado di orazione (che è, come ho già detto, evidentemente soprannaturale), non si preoccupi se l’intelletto o – per essere più chiara – il pensiero, si lasciasse andare alle maggiori insensatezze del mondo. Si rida di esso, lo consideri come un pazzo e se ne resti nella sua quiete, incurante del suo andirivieni. Qui la volontà è potente sovrana e lo richiamerà a sé senza che voi ve ne occupiate. Se, poi, l’anima vuol richiamarlo a viva forza, perde l’energia che ha contro di esso in virtù del nutrirsi e accogliere in sé quel divino sostentamento, sì che né l’uno né l’altro guadagneranno nulla, ma entrambi perderanno. Si dice che «chi troppo vuole nulla stringe», e così credo che avverrà qui. L’esperienza vi aiuterà a capirlo, perché non mi meraviglierebbe che tutto ciò possa sembrare molto oscuro e non necessario a chi non l’abbia provato. Ma, ripeto che per poco che se ne faccia esperienza, si capirà, se ne trarrà vantaggio e si loderà il Signore che mi ha concesso di riuscire a parlarvene qui.
11. Ora, dunque, concludiamo dicendo che l’anima, giunta a questa orazione, può già credere che l’eterno Padre abbia esaudito la sua richiesta di darle il suo regno quaggiù. Oh, benedetta richiesta che ci fa chiedere un così gran bene senza saperlo! Oh, benedetto modo di chiedere! …Quando un’anima riceve da Dio tali pegni è segno che è stata da lui eletta a grandi cose: se non è per sua colpa, andrà molto innanzi. Ma se Dio vede che, pur avendo egli posto il regno del cielo nella sua casa, se ne ritorna alla terra, non solo non gliene svelerà i segreti, ma le farà di rado questa grazia e per breve tempo.
12. Può anche essere che io m’inganni in proposito. Vedo, però, e so che le cose vanno così, anzi, sono convinta che sia questo il motivo per cui vi sono poche anime dedite alla vita spirituale. Siccome non rispondono con le opere a una tale grazia, non tornando a disporsi a riceverla, ma ritirando dalle mani del Signore la volontà che ormai riteneva come cosa sua, e collocandola in cose tanto vili, il Signore va in cerca di anime che lo amino davvero, per concedere loro favori più grandi. Tuttavia il Signore lascia alle prime quello che ha loro elargito, purché vivano con una coscienza pura. Ma vi sono persone, e io sono stata una di esse, alle quali il Signore dà sentimenti di devozione, sante ispirazioni, luce sulla vanità del tutto e, infine, il dono di quiete, mentre esse fanno le sorde. Questo perché sono talmente desiderose di parlare e di dire molte orazioni vocali in gran fretta, come chi vuole portare a termine presto il suo compito, nella misura in cui sono obbligate a recitarle ogni giorno. E sebbene – come ho detto – il Signore ponga loro nelle mani il suo regno, non lo accettano, perché pensano di far meglio con le loro preghiere, e così si distraggono dall’orazione di quiete.
13. Voi non fatelo, e state bene attente quando il Signore vi concederà questa grazia. Badate che, perdendola, perdereste un gran tesoro e che fate molto di più pronunciando di quando in quando una sola parola del Pater noster che recitandolo molte volte in fretta. Colui che voi pregate è così vicino che non mancherà di ascoltarvi. Credetemi, in questo consiste il lodare e santificare veramente il suo nome. Infatti voi allora glorificherete il Signore come persone della sua casa, lo loderete con maggiore affetto e fervore e, infine, vi sembrerà impossibile fare a meno di servirlo.
Riflessioni
personali
mi preoccupo eccessivamente delle formule di preghiera?
coltivo abbastanza la preghiera silenziosa di ascolto?
comunitarie
Riusciamo a creare dei momenti comunitari di preghiera di adorazione?
Parliamo e ci incoraggiamo a vicenda sul nostro debole modo di pregare?
8
Dicendo "Sia fatta la tua volontà" è cedere la nostra volontà a Dio. Le sofferenze possono far parte di un piano di Dio e devono essere considerate un dono. Se si ama molto si può patire molto.
Per accettare il "dono" della sofferenza è necessaria una grazia straordinaria che ci viene dal "Pane disceso dal cielo" e si deve chiedere. Le immagini, sono utule, anche necessarie, ma non durante la Comunione. C'è anche la Comunione spirituale
CAPITOLO 32
"Fiat voluntas tua, sicut in coelo et in terra", con piena determinazione
1. … Il Padre vuole che gli offriamo la nostra volontà in contraccambio di tanti grandi benefici ricevuti. La nostra volontà la doniamo a Lui: Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
5. … Dire di rimettere la propria volontà in quella altrui sembra molto facile, fino a che, alla prova dei fatti, ci si rende conto che è la cosa più difficile da farsi, se si adempie come dev’essere adempiuta…ma il Signore conosce le possibilità di ognuno e quando vede che un’anima è forte non si trattiene dal compiere in essa la sua volontà.
6. … La sua volontà non consiste nel volervi donare ricchezze, piaceri, onori, né tutti gli altri beni di quaggiù. Vi ama troppo e stima molto ciò che gli offrite, per non volervelo pagare bene, visto che vi dà il suo regno fin da questa vita. Volete sapere come si comporta con quelli che gli fanno una sincera promessa? Chiedetelo al suo Figlio glorioso, che nell’orazione dell’Orto degli ulivi gli rivolse queste stesse parole. Poiché le disse con ferma risoluzione e di tutto cuore, guardate un po’ se ha ben compiuto in lui la sua volontà, con tutti i patimenti, i dolori, le ingiurie e le persecuzioni a cui lo sottopose, per farlo morire, alla fine, crocifisso!
7. Ciò è quanto il Padre diede a chi amava di più; da qui potete capire quale sia la sua volontà. Ecco, quindi, quali sono i suoi doni in questo mondo. Ce li dà in conformità dell’amore che nutre per noi: a chi ama di più dà tali doni in maggior misura; a chi ama meno, in minor misura, tenendo anche conto del coraggio che vede in ciascuno e dell’amore che ognuno ha per Lui. Quando lo si ama molto, egli vede che si può patire molto per lui; quando poco, che si può patire poco. La misura per riuscire a sopportare una grande o una piccola croce è data dall’amore. Se avete quest’amore sforzatevi di sopportare quanto vorrà mandarvi. Dargli la propria volontà in altro modo sarebbe come mostrare a qualcuno una pietra preziosa apprestandosi a dargliela e pregandolo di accettarla, e poi, quando l’altro tende la mano per prenderla, tornare a tenersela ben stretta.
8. Diamogli una buona volta questa pietra preziosa! …. All’inizio siamo generosi e poi così avari che sarebbe stato forse meglio se fossimo stati più cauti nel dare.
9. Dovete, perciò, consacrarvi totalmente al Creatore, porre la vostra volontà nella sua e distaccarvi dalle creature. Ciò è molto importante. Il nostro buon Maestro pone qui le suddette parole, perché conosce il gran profitto che trarremo dal rendere questo servizio al suo eterno Padre. Infatti, per mezzo di esse, ci disponiamo ad arrivare rapidamente al termine del cammino e a bere l’acqua viva di quella fonte di cui ho parlato… L’acqua è la contemplazione.
10. In essa non facciamo nulla da parte nostra; nessun lavoro, nessuno sforzo; non c’è bisogno di altro se non dire: fiat voluntas tua: si compia, Signore, in me la vostra volontà in tutti i modi e con tutti i mezzi dei quali piacerà a voi, Signor mio, servirvi. Se vorrete che ciò sia mediante sofferenze, datemi la forza necessaria, e che vengano; se mediante persecuzioni, malattie, disonori e indigenze, ecco sono pronta: non volgerò la testa indietro, né sarebbe giusto che vi voltassi le spalle. Poiché vostro Figlio vi consegnò, in nome di tutti, anche la mia volontà, non è giusto che io, da parte mia, manchi a tale impegno. Ma perché lo possa fare, concedetemi la grazia di questo vostro regno, che egli vi ha chiesto per me e disponete di me come di cosa vostra, secondo la vostra volontà.
11. Oh che forza racchiude questo dono! Attira l’Onnipotente a essere una cosa sola con la nostra pochezza, trasformandoci in lui.
12. E se le nostre non sono solo parole di convenienza, il Signore ci avvicinerà a sé ed eleverà l’anima su tutte le cose di quaggiù e sopra se stessa per prepararla a ricevere grazie ancora più sublimi, giacché non finisce mai di pagare in questa vita tale dono facendole perdere a poco a poco i sensi esterni, perché nulla le sia d’impedimento. Questo è il rapimento. E la tratta con tanta amicizia che non solo le restituisce la sua volontà, ma le dà, insieme, la propria, compiacendosi da adempiere le sue richieste, come ella adempie ciò ch’egli le comanda di fare; solo ch’egli opera molto meglio perché, essendo onnipotente, può ciò che vuole.
13. Invece l’anima, poveretta, qualunque cosa voglia, non può fare quel che vorrebbe, anzi, non può far nulla senza Dio… Se si tormenta è molto sciocca, perché anche se facesse tutto quello che dipende da lei, non avrebbe nulla da dare se non lo avesse ricevuto. Per cui non possiamo fare altro che offrirgli la nostra volontà. Così cresceremo nell’umiltà, non quella che si acquista con l’intelletto, bensì quella che deriva dall’evidenza della verità.
14. Non pensate d’arrivare a questo stato in virtù dei vostri sforzi; sarebbe inutile: se prima avevate devozione, ora cadreste nella freddezza. Dovete solo, con la semplicità e l’umiltà che ottiene tutto, dire: fiat voluntas tua.
CAPITOLO 33 - 34
Panem nostrum quotidianum da nobis hodie - la Comunione
1. Il buon Gesù rendendosi conto di quanto fosse difficile l'offerta della volontà fatta al Padre in nostro nome, conoscendo la nostra umana fragilità e vista la necessità del suo aiuto, ricorse a un mezzo ammirevole con il quale ci mostrò il grandissimo amore che ci portava, rivolgendo al Padre, a nome suo e dei suoi fratelli, questa preghiera: Dacci oggi, Signore, il nostro pane quotidiano.
1. Nella richiesta di avere il pane «ogni giorno» s’intende averlo «per sempre». Egli infatti non rimane con noi per alcun altro motivo che non sia quello di aiutarci, incoraggiarci e sostenerci affinché si compia in noi questa volontà sempre.
2. …Fra tutti i mezzi di cui l’anima vorrà usufruire per alimentarsi, solo nel santissimo Sacramento troverà piacere e consolazione.
3. Unitevi a questo nostro Signore per chiedere al Padre che vi lasci «oggi» il vostro Sposo, e che non dobbiate vedervi senza di lui in questo mondo
4. Di altro pane non si devono preoccupare quelle tra voi che si siano abbandonate completamente alla volontà di Dio; voglio dire che non dovete pensare a quell'altro pane quando siete in orazione, ci sono altri momenti per lavorare e guadagnarvi da vivere.
5. … Si preoccupi chi vuole di chiedere questo pane; noi chiediamo all’eterno Padre di meritare di ricevere il nostro pane celeste in modo che, non potendo gli occhi del corpo dilettarsi di contemplarlo, nascosto com’è, si riveli a quelli dell’anima e le si dia a conoscere. Questo è ben altro nutrimento, fatto di gioie e diletti, e sostenta la vita.
6. Potete forse pensare che questo santissimo cibo non sia un sostentamento anche per il corpo e una medicina perfino per i mali fisici? … Sono assai note le meraviglie che questo santissimo pane opera in coloro che lo ricevono degnamente.
[Dopo avere raccontato qualcosa della sua esperienza, continua]
8. …Non si tratta qui di frutto dell’immaginazione … e non c’è ragione di andarlo a cercare altrove, più lontano. Sappiamo, infatti, …che il buon Gesù sta in noi: avviciniamoci, dunque, a lui! E se, quando era nel mondo, il solo tocco delle sue vesti sanava gli infermi, come si può dubitare, avendo fede, che non farà miracoli così intimamente unito a noi, e non ci darà quanto gli chiederemo, trovandosi nella nostra casa? Il Signore non ha certo l’abitudine di pagare male l’alloggio, se gli viene data confortevole ospitalità.
9. …Se anche non lo vedete con gli occhi del corpo, egli dispone di molti mezzi per rivelarsi, sia mediante grandi sentimenti interiori, sia per altre vie. … Non perdete una così bella occasione, quella che si offre dopo la comunione, per trattare dei vostri interessi. Questo è un momento buono perché il nostro Maestro possa darci i suoi insegnamenti, perché lo ascoltiamo e gli baciamo i piedi in riconoscenza di quanto ha voluto insegnarci e lo supplichiamo di non andar via da noi.
11. Non fate allora tali richieste davanti a un’immagine di Cristo, mi sembrerebbe una stoltezza lasciare Cristo in persona per contemplare il ritratto. Non sarebbe forse così se avessimo il ritratto di una persona che amiamo molto e, venendo ella a farci visita, noi lasciassimo di parlare con lei e svolgessimo tutta la nostra conversazione con il suo ritratto? Sapete quando è utile, invece, usare questo metodo e quando a me è causa di gioia? Quando il Signore è assente, facendocelo capire con le molte aridità che sentiamo; allora, sì, è una grande gioia vedere un’immagine di colui che abbiamo tante ragioni d’amare. Da qualunque parte volgessi gli occhi, vorrei vederlo. In che cosa infatti di meglio e di più dilettevole possiamo impiegare lo sguardo che nella contemplazione di colui che tanto ci ama e che in sé racchiude ogni bene?
12. Appena dunque avete ricevuto nell’ostia il Signore, poiché vi trovate in presenza della sua persona, cercate di chiudere gli occhi del corpo e di aprire quelli dell’anima: fissateli in fondo al vostro cuore. … Lo riconoscerete in proporzione del desiderio che avete di vederlo.
CAPITOLO 35
Anche la comunione spirituale.
1. …Quando non riceverete la comunione, potete comunicarvi spiritualmente e raccogliervi poi nel vostro intimo, il che è di grandissimo profitto; così, infatti, s’imprime nel cuore un profondo amore di nostro Signore.
Dal momento in cui ci prepariamo a riceverlo egli non cessa mai di farci doni in molti modi che ci sono ignoti. È come avvicinarci al fuoco che, sia pur molto grande, se ne state lontano, non riuscirà a riscaldarvi molto, anche se vi darà sempre molto più caldo che non se foste dove esso manca. Ben diverso è volersi accostare al Signore, perché se l’anima è ben disposta e se resta lì un momento, di calore ne avrà per molto.
2. Badate inoltre che se al principio non vi trovaste tanto bene, non abbandonate tale metodo: in esso il Signore metterà a prova l’amore che gli portate. Ricordatevi che vi sono poche anime che l’accompagnano e lo seguono nei patimenti; soffriamo qualcosa per lui ed egli ce lo pagherà. ... Dobbiamo dunque soffrire un po’ per dimostrargli il desiderio che abbiamo di vederlo. E poiché egli soffre e soffrirà sempre tutto, pur di trovare una sola anima che lo accolga e lo trattenga in sé con amore, fate che sia la vostra!
Riflessioni
personali
Penso che fare la volontà di Dio significa quasi sempre non fare la mia?
Chiedo con sincerità al Signore che faccia Lui come crede?
Mi preoccupo di partecipare alla Messa più che posso?
Quando non faccio la Comunione sacramentale, penso a fare quella spirituale?
comunitarie
Ci preoccupiamo di partecipare insieme all'adorazione del Santissimo?
Inculchiamo anche negli altri l'attenzione all'Eucarestia?
9
Il perdono ricevuto e dato. Tutto dipende dall'umiltà, dal non stimarsi. Il Signore ci lascia ad una libera interpretazione su quanto richiesto nel Padre nostro: ciascuno secondo le proprie necessità.
Si deve chiedere al Signore di liberarci dalle tentazioni di credere che possediamo qualche virtù e di esseri sicuri di non peccare più. Quanto è importante l'umiltà!
CAPITOLO 36
Dimitte nobis debita nostra.
1. Il nostro buon Maestro vedendo, dunque, che con questo nutrimento celeste tutto ci è facile, purché non siamo noi a mancare, e che possiamo adempiere assai bene ciò che abbiamo detto al Padre circa il compimento in noi della sua volontà, lo prega ora di perdonarci i nostri debiti, perché noi perdoniamo a nostra volta. Pertanto, proseguendo nell’orazione che ci insegna, dice queste parole: Perdonaci, Signore, i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori.
2. … Non dice: «come perdoneremo», ma «come perdoniamo», per farci capire che chi chiede un dono così grande come il precedente e chi ha ormai rimesso la sua volontà in quella di Dio, debba aver già fatto questo. Chi avrà, pertanto, detto di tutto cuore al Signore: Sia fatta la tua volontà, deve aver già perdonato tutto, o almeno deve esserselo proposto.
7…. Il buon Gesù, infatti, avrebbe potuto presentargli altre ragioni e dire: «Perdonateci, Signore, poiché facciamo molta penitenza», o «perché preghiamo molto e digiuniamo», o «perché abbiamo abbandonato tutto per voi e vi amiamo moltissimo» e non ha neanche detto «perché siamo disposti a perdere la vita per voi», altre cose, ma solamente «perché noi perdoniamo». Forse, conoscendoci talmente attaccati all'amor proprio, che non ci fa perdonare, e ci resta assai difficile liberarcene e sapendo che a suo Padre è particolarmente gradito questo sacrificio, dice e offre questo da parte nostra.
8. Attenzione! se dalla grazia che Dio concede all’anima nella contemplazione perfetta, essa non trae la ferma determinazione di perdonare qualunque offesa, per grave che sia, non confidi molto nella propria orazione, perché l’anima che Dio avvicina a sé in così elevata orazione non dà importanza alle offese ricevute … Quando infatti Dio le ha dato davvero qui il suo regno, essa non vuole più altro riposo in questo mondo. Per regnare in modo più alto è questo il vero cammino, avendo visto per esperienza il gran profitto che trae e i progressi che compie nel soffrire per Dio, perché è raro che il Signore giunga a concedere tali grandi favori se non si tratta di persone che hanno sopportato di buon animo molte sofferenze per amor suo.
9. Tali anime, comprendendo il nulla di tutte le cose terrene, non indugiano molto su ciò che passa. Se, in un primo momento, una grave ingiuria o una dura prova le fa soffrire, non se ne rendono ancora ben conto. Subito sopravviene la ragione e sembra che innalzi la bandiera della vittoria quasi annullando del tutto quella pena, per la gioia che esse hanno di vedere come il Signore abbia fornito loro il mezzo con cui guadagnare in un giorno più grazie e favori eterni di quel che forse non avrebbero guadagnato in dieci anni di tribolazioni di loro scelta.
10. Queste persone sono molto lontane dal tenersi in alcuna stima. Quando si accorgono di essere stimate si adoperano a disingannare gli altri senza provarne alcuna pena, ma con gioia. È certo che le anime alle quali il Signore concede questa umiltà e un grande amore di Dio sono ormai dimentiche di sé.
11. Questi effetti di cui ho parlato or ora sono propri di persone già pervenute a un alto grado di perfezione, e alle quali il Signore molto di frequente concede la grazia di avvicinarle a sé mediante la contemplazione perfetta, fino a giungere all’unione. Se l’anima non consegue questi effetti e non esce dall’orazione fermamente decisa a soffrire, deve ritenere che essa non le veniva da Dio, ma che si trattava di qualche illusione e attrattiva del demonio per farle credere di essere privilegiata d’un particolare onore.
12. Può darsi che, all’inizio, quando il Signore concede queste grazie, l’anima non abbia subito molta forza, ma se continua a riceverne, in breve tempo l’acquisterà. E se non l’ha nei riguardi di altre virtù, l’avrà certamente nei confronti del perdono. Un’anima pervenuta così vicino alla stessa misericordia, con l’aiuto della quale riconosce quello che è e quanto Dio le ha perdonato, non può tralasciare di perdonare subito e con grande facilità e non sia serena fin quando non torni il buon accordo con chi l’ha offesa. Siccome ha presenti le grazie e i favori ricevuti, nei quali ha visto le testimonianze del grande amore di Dio, gioisce di avere anch’essa qualcosa per testimoniare l’amore che nutre per il Signore.
CAPITOLO 37
L’eccellenza della preghiera del Pater noster
1. Io sono meravigliata nel vedere che in così poche parole sono racchiuse tutta la contemplazione e tutta la perfezione, al punto che sembra non ci sia bisogno di studiare altro libro all’infuori di questo. Il Signore, infatti, fin qui ci ha insegnato tutti i gradi di orazione e di alta contemplazione, dalla preghiera dei principianti all’orazione mentale, a quella di quiete e di unione.
2….Ma questa preghiera l'ha lasciata un po’ confusa, perché ciascuno potesse pregare secondi i suoi bisogni particolari e trovare in essa motivo di consolazione, persuaso di interpretarla bene. Così, i contemplativi, che non hanno più desiderio di beni terreni, e le anime che si sono date profondamente a Dio chiedono quei favori celesti che per la bontà divina possono esser dati in questo mondo. Coloro invece che vivono ancora legati ad esso, e devono viverci in conformità del loro stato, chiedono anch’essi il loro pane, destinato al sostentamento proprio e delle proprie famiglie, richiesta ben giusta e santa in base alle loro necessità.
3. Ma queste due offerte, l’una del consegnare la nostra volontà nelle sue mani, l’altra del perdonare le offese, riguardano tutti.
4. …Egli ama molto che trattiamo con lui sinceramente, con semplicità e con chiarezza, senza dire una cosa con le labbra e averne un’altra in cuore, e quando lo facciamo, ci concede sempre più di quel che gli chiediamo.
5. Inoltre previene i pericoli e per impedire che, senza rendersene conto, restino ingannate, gli rivolge quest'altra richiesta, così necessaria finché viviamo in quest’esilio: E non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
CAPITOLO 38 - 39
Et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo
1. Però coloro i quali arrivano alla perfezione non chiedono a Dio di liberarli dai pericoli né dalle tentazioni né dalle persecuzioni né dalle lotte; è questo un altro indizio ben grande ed evidente che la contemplazione e le grazie ad essi concesse dal Signore provengono dal suo Spirito e non sono frutto di illusione.
2. Quelli che sono elevati alla contemplazione e che praticano l’orazione, non vedono l’ora di combattere, né mai temono molto i nemici dichiarati; ormai li conoscono, sanno che, contro la forza che Dio pone in loro, sono impotenti, e che essi usciranno dalla lotta sempre vincitori. I nemici che temono, ed è giusto che li temano, pregando Dio di esserne liberati, sono certi nemici traditori, cioè quei demoni che assumono l’aspetto di angeli di luce: si presentano sotto altra veste. Fin tanto che non abbiano fatto molto danno all’anima, non si lasciano conoscere, ma ci succhiano a poco a poco il sangue e ci distruggono le virtù, così da farci piombare nella tentazione senza che ce ne rendiamo conto. Da tali nemici, quando recitiamo il Pater noster, preghiamo e supplichiamo incessantemente il Signore che ci faccia scoprire dove sta il veleno e non si nasconda ai nostri occhi la luce della verità. Oh, come ben a ragione il nostro Maestro c’insegna a chiedere questo, rivolgendosi al Padre in nostro nome!
3. Non pensate che il danno sia solo quello di farci credere che le gioie e le grazie simulate in noi vengono da Dio, giacché questo mi sembra, in parte, il minor danno che essi possono arrecare.
5. Dove il demonio può nuocere molto, senza che ce ne rendiamo conto, è facendoci credere che abbiamo delle virtù inesistenti, mentre di fatto ne siamo prive, il che è una vera peste. Da una parte indebolisce l’umiltà, dall’altra ci fa trascurare di acquistare quella virtù che crediamo di aver già acquisito. Allora, che rimedio abbiamo? Quello che a me sembra il migliore è l’insegnamento del nostro Maestro: pregare e supplicare l’eterno Padre di non permettere che cadiamo in tentazione.
Così a volte mi sembra che non m’importi nulla di qualunque cosa possano mormorare o dire contro di me, e dimostro in varie occasioni che è così, anzi, ne ho perfino piacere. Ma poi arriva il giorno in cui anche una sola parola mi procura afflizione …Come pure per la pazienza, perché prendiamo la risoluzione di soffrire per Dio, e ci sembra di essere veramente pronte a patire. Invece può accadere, che di fronte a una parola detta da altri, che vi faccia dispiacere, la pazienza se ne vada in fumo.
9. Ugualmente quella di crederci molto povere di spirito: abbiamo l’abitudine di dire che non vogliamo nulla, che non c’importa nulla di nulla, ma non appena ci si offre l’occasione tutta la nostra povertà se ne va all’aria. …È molto utile, a questo proposito, essere sempre vigili per accorgersi della tentazione, sia nei riguardi delle virtù di cui ho parlato, sia nei riguardi di molte altre perché, quando il Signore ci dona davvero una di queste solide virtù, sembra che essa si trascini dietro tutte le altre: è un fatto assai noto. Ma torno ad avvertirvi che, anche se vi sembra d’averla, dovete temere d’ingannarvi, perché chi è veramente umile dubita sempre delle proprie virtù, e molto spesso gli appaiono più sicure e di maggior pregio quelle che vede nel suo prossimo.
7. È vero che se noi serviamo il Signore con umiltà, alla fine egli ci aiuterà in tutti i nostri bisogni, ma qualora in noi tale virtù non sia ben radicata, ci lascerà cadere. Questa è una delle sue grazie più grandi, degna di molta stima, perché è motivo per acquistare umiltà e intendere bene che noi non possediamo nulla che non ci venga da lui.
1. Guardatevi inoltre da certe umiltà ispirate dal demonio che destano grande inquietudine per la gravità dei nostri peccati….
2. … Talvolta può essere umiltà e virtù il ritenervi tanto misere, ma altre volta può essere una grave tentazione. … L’umiltà non inquieta né turba né agita l’anima, ma è accompagnata da pace, gioia e serenità. ..
3. Quando vi troverete in questo stato, fate il possibile per distogliere il pensiero dalla vostra miseria e riponetelo nella misericordia di Dio, nel suo grande amore e in ciò che ha sofferto per noi.
Così è delle penitenze eccessive, di cui il demonio si serve per farci credere che siamo più penitenti di altre e che facciamo qualcosa di meritorio. …
4. Un’altra tentazione assai pericolosa consiste in una certa sicurezza nel credere che in nessun modo potremo tornare agli stessi errori passati e ai piaceri del mondo… Con tale sicurezza non c’importa nulla esporci di nuovo a occasioni e ci cadiamo in pieno, e piaccia a Dio che la ricaduta non sia molto peggiore della caduta! …
5. Abbiate l’avvertenza, per quanto elevata sia la contemplazione, di cominciare e finire l’orazione con la conoscenza di voi stesse. E se l’orazione viene da Dio, vostro malgrado e senza bisogno di tale avviso, lo farete anche più volte perché, in questo caso, essa porta con sé l’umiltà e ci lascia sempre più aperte a capire il poco che noi siamo.
Riflessioni
personali
Mi sforzo di non perdonare solo col cuore, ma anche con la vita?
Mi credo a volte migliore degli altri?
Penso spesso alla misericordia che il Signore ha avuto ed ha nei miei confronti?
comunitarie
Ci mostriamo umili con gli altri movimenti ecclesiali non criticandoli?
Quando incontriamo chi appartiene ad altri gruppi, mostriamo interesse?
Riflettiamo e ci confrontiamo spesso sul male peggiore che è la mancanza di carità?
10
La cosa più importante da chiedere è l'amore di Dio insieme al timore di offenderlo. L'amore se c'è non si può tenere nascosto. L'amore cresce nel sacrificio, con qualche mortificazione, nel non cercare i propri agi. Attenzione ai falsi timori.
Temere di offendere il Signore, significa fare del tutto per non andare contro la sua volontà anche in cose piccole. Bando perciò a qualsiasi peccato anche solo veniale.
Affabilità con tutti.
Ultima richiesta: liberarci dal male. Confronto con gli opposti: verità - menzogna; ciò che è eterno - ciò che è transitorio; cose grandi e sublimi - miserie della terra; ciò che è sicuro - ciò che è incerto!
Ultima raccomandazione, ripetuta tante volte: l'umiltà.
CAPITOLO 40
Procedere nell’amore e nel timore di Dio
1. Ciò che ci ha lasciato il Signore e cui possiamo far ricorso, è l’amore e il timore. L’amore ci farà accelerare il passo, il timore ci farà guardare dove mettiamo i piedi, per non cadere lungo un cammino che è pieno di inciampi. Così facendo, sicuramente non saremo mai ingannate.
2. Potrete accorgervi di possedere queste due grandi virtù, ci sono certi segni visibili anche ai ciechi: non sono segreti e, anche se non volete accorgervene, parlano con tanta forza da far molto rumore perché, non essendo molti quelli che li possiedono in tutta perfezione, balzano agli occhi con maggiore evidenza. Anche, però, se una prova assolutamente certa e concreta non si può avere, in quanto se fossimo sicure di avere l’amore, lo saremmo anche di possedere uno stato di grazia.
3. Coloro che amano veramente Dio, amano tutto ciò che è buono, desiderano tutto ciò che è buono, lodano tutto ciò che è buono, si uniscono sempre ai buoni, li aiutano e li difendono; non amano che la verità e ciò che è degno d’essere amato. Pensate che sia possibile, per chi ama veramente Dio, amare cose vane? Su di lui non hanno alcun potere le ricchezze, i piaceri del mondo, gli onori. Non conosce né contese né invidie. Tutto perché non vuole altro se non accontentare l’Amato. Muore dal desiderio d’esserne riamato; pertanto fa consistere la sua vita nel cercare il modo di riuscirgli più gradito. Potrà mai nascondersi tale amore? …È vero che può essere maggiore o minore, pertanto si rivela in proporzione della sua forza: molto, se è grande; poco, se è piccola, ma poco o molto, se è amore di Dio, si riconosce sempre.
4. Non è certo piccolo, però, quello dei contemplativi, essendo essi particolarmente esposti agli inganni e alle illusioni del demonio. Il loro amore è sempre grande – altrimenti non sarebbero veri contemplativi – pertanto si manifesta con evidenza e in molti modi. È un grande fuoco che non può non emettere un grande splendore. E se questo manca, l’anima deve diffidare molto di sé, reputare che c’è di che temere, cercarne la causa, fare orazione e supplicare il Signore di non indurla in tentazione, perché, certo, mancando questo segno, temo che vi sia già. Ma se procede con umiltà, cercando di conoscere la verità, il demonio dove credeva di darle la morte, le darà la vita, per quante lusinghe e illusioni voglia insinuarle.
5. Se poi sentite quest’amore di Dio di cui ho parlato e il timore di cui ora parlerò, rallegratevi e tranquillizzatevi. Il demonio, per turbarvi l’anima in modo che non goda di così grandi beni, v’ispirerà mille falsi timori. Non potendo, difatti, guadagnarvi a sé, cerca per lo meno di farvi perdere qualcosa.
6. Credete che importi poco al demonio ispirare tali paure? No, anzi molto, perché fa un duplice danno: uno, spaventare le anime che odono parlare di questi pericoli, distogliendole dall’orazione, nel timore che possano essere ingannate anch’esse; l’altro, impedire che se ne accostino a Dio molte di più, vedendo che egli può comunicarsi così intimamente a noi peccatori fin da ora.
7. … Non mancherete certo di riconoscere questo amore, quando c’è, né io so come potrebbe restare nascosto. Quello che portiamo alle creature dicono che non si può dissimulare e che quanto più si cerca di nasconderlo, tanto più esso si manifesta anche se a volte non meritare neppure il nome d’amore. E si dovrebbe poter nascondere un amore così forte, così giusto, che va sempre aumentando, che nulla è capace di estinguere? …
8. Piaccia al Signore concederci l’amore divino, prima di farci lasciare questa vita, perché sarà d’indicibile conforto nel momento della morte pensare di dover essere giudicate da chi abbiamo amato sopra ogni cosa. Potremo presentarci sicure circa l’esito del processo dei nostri debiti: non sarà andare in terra straniera, ma nella propria patria, poiché è quella di chi tanto amiamo e che a sua volta ci ama tanto. …
9. … Non ricerchiamo agi mondani; stiamo bene qui, non si tratta che di passare una notte in un cattivo albergo. Lodiamo Dio, sforziamoci di far penitenza in questa vita. Ma come sarà dolce, poi, la morte di chi avrà fatto penitenza di tutti i suoi peccati e non dovrà andare in purgatorio! Come fin da quaggiù potrà forse cominciare a godere della gloria del cielo! Non sentirà in sé alcun timore, ma solo una pace assoluta.
CAPITOLO 41
Il timore di Dio. I peccati veniali.
1. …Il timore di Dio è una virtù anch’essa facilmente riconoscibile sia da chi la possiede, sia da quelli che trattano con costui. Ma voglio che sappiate che, al principio, tale timore non è così sviluppato da manifestarsi esternamente… Pertanto non si avverte in tutti; il suo valore va aumentando man mano che s’ingrandisce, anche se non si tarda a vederne la presenza, perché subito l’anima si allontana dal peccato, dalle occasioni pericolose e dalle cattive compagnie, per non parlare di altri segni. Ma quando è ormai giunta alla contemplazione, anche il timore di Dio si rivela in pieno, come l’amore e non si può dissimulare neanche esternamente. …. Il Signore le sostiene in modo tale che per tutto l’oro del mondo non commetterebbero di proposito un peccato veniale; quelli mortali poi, li temono come il fuoco. …
3. Dovete avere una ferma risoluzione di non offendere il Signore, da essere disposte a perdere mille vite, piuttosto che commettere un peccato mortale. Quanto ai veniali, abbiate molta cura di non commetterli; intendo dire non commetterli con avvertenza, perché – involontariamente – chi potrà evitare di non commetterne molti? Vi è però un’avvertenza che si accompagna a molta riflessione, e un’altra così improvvisa che commettere il peccato veniale e rendersene conto è quasi tutt’uno, tanto da non potersene accorgere in tempo. Ma dal peccato fatto con piena avvertenza, per piccolo che sia, Dio ci liberi! Tanto più che non è mai poco ciò che offende una così eccelsa Maestà, il cui sguardo sappiamo sempre fisso su di noi. Questa è una colpa ben premeditata; è come dire: «Signore, anche se vi dispiace, lo farò; so che mi vedete e che non lo volete, me ne rendo perfettamente conto, ma preferisco seguire il mio capriccio e il mio desiderio che non la vostra volontà». E io non sono del parere che sia poca la colpa di un simile comportamento, per quanto il peccato possa essere di lieve entità, io lo trovo grave, anzi gravissimo.
4. Se volete acquistare questo timore di Dio, considerate la grande importanza di comprendere quanto sia grave offenderlo. Cercate di pensarci assai spesso, perché questa virtù si radichi bene nelle nostre anime: ne va molto più che della nostra vita. E' necessario procedere sempre con moltissima attenzione e allontanarci da tutte le occasioni e compagnie che non ci siano d’aiuto ad avvicinarci di più a Dio. Dobbiamo badare sempre a tutto ciò che facciamo e a quel che diciamo, perché sia sempre di edificazione.
Ci vuole molto perché resti in noi ben impresso questo timore di Dio, ma se c’è un vero amore si acquista presto … Allora potrete agire con una santa libertà nelle legittime relazioni con il prossimo, anche se tratterete con persone dedite a distrazioni mondane. Se infatti, prima che aveste questo vero timore di Dio, esse sarebbero state un veleno e un mezzo per procurare la morte della vostra anima, dopo invece vi saranno di aiuto ad amare e lodare di più Dio, per avervi liberato da quello che ora vedete chiaramente come un pericolo. Se prima potevate contribuire ad assecondare la loro debolezza, ora le aiuterete a dominarsi solo per il fatto di essere alla vostra presenza.
5. … Evitate di avere troppe apprensioni perché, se l’anima comincia a vedere pericoli dappertutto, si rende inabile ad ogni bene; a volte, poi, finisce con il cadere negli scrupoli, ed eccola allora inutile a sé e agli altri. Ma anche se non cade negli scrupoli, potrà sì giovare a sé, ma non condurre molte anime a Dio.
6. Un altro danno è quello di giudicare gli altri: siccome non seguono la vostra strada, subito vi sembreranno imperfette. Se manifestano una santa allegria vi sembreranno dissolute. È, questa, una cosa assai pericolosa, perché è un pregiudizio credere che tutti quelli che non procedono come voi, non seguano la strada giusta. Un altro inconveniente è che in alcune occasioni in cui dovrete parlare e in cui è giusto che parliate, non oserete farlo.
7. Cercate, per quanto è possibile, senza offesa di Dio, di essere affabili e di comportarvi con tutte le persone che tratteranno con voi in modo tale che amino la vostra conversazione, invidino il vostro modo di vivere e di agire e non abbiano timore della virtù. Più sarete sante e più dovrete essere socievoli; e, quand’anche voi abbiate a soffrire molto. Se non tutte le conversazioni saranno conformi a ciò che voi desiderereste udire, non meravigliatevene mai. Dobbiamo procurare di essere sempre affabili, gradevoli e accondiscendenti con le persone con le quali trattiamo.
8. … Non lasciate che la vostra anima diventi gretta, perché tale atteggiamento, invece di procurarvi la santità, vi farà incorrere in molte imperfezioni causate dal demonio per diverse vie. E non sarete utili né a voi né alle altre.
9. … Con queste due virtù – amore e timore di Dio – noi possiamo seguire il nostro cammino in pace e tranquille, anche se non dobbiamo mai dimenticarci di stare in guardia, non potendo mai avere piena sicurezza finché viviamo.
CAPITOLO 42
Ma liberaci dal male. Amen.
1. Il buon Gesù aveva ben ragione, mi sembra, di chiedere questo anche per se stesso. Sì, lo vediamo quanto fosse stanco di questa vita. Infatti disse ai suoi apostoli, nell’ultima cena: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi, che era l’ultima della sua vita. Oggi gli uomini anche quelli che hanno cento anni, non solo non si sentono stanchi, ma hanno sempre il desiderio di vivere più a lungo. Eppure la nostra esistenza non scorre così male, né con tante sofferenze e povertà come quella del Signore. Che cosa fu tutta la sua vita se non una morte continua per il fatto di avere sempre davanti agli occhi la fine crudele che gli avrebbero inflitto? E questo era ancora il meno, in confronto con le tante offese che si facevano a suo Padre e le tante anime che si perdevano! Se questo, quaggiù, per un’anima che abbia carità è un grande tormento, che cosa sarà stato per la carità senza limiti e senza misura di nostro Signore? E come aveva ragione di supplicare il Padre di liberarlo da tanti mali.
«Amen», pone fine a tutte le richieste. Supplichiamo Dio di liberarci da ogni male per sempre e che ci conduca dove regna solo il bene!
3. Chiedere questo con vivo desiderio e assoluta determinazione è un indizio sicuro, per i contemplativi, del fatto che le grazie da loro ricevute nell’orazione vengono da Dio; coloro ai quali il Signore lo concederà, pertanto, abbiano molta stima di tale desiderio. … Non è da stupirsi che coloro i quali partecipano dei doni di Dio desiderino stare dove non ne godano solo a sorsi, e che aspirino a trovarsi dove non tramonti mai per essi il sole di giustizia. Dopo quelle grazie sembrerà loro tutto oscuro. Non vivrà certo con gioia chi ha cominciato a godere di esse ed ha ricevuto da Dio, già su questa terra, il suo regno. Se vive ancora quaggiù non è per sua volontà, ma per quella del suo Re.
4. Oh, come dovrebbe essere diversa questa vita! Purtroppo la nostra volontà ha inclinazioni diverse da quelle di Dio! La sua volontà divina esige che noi amiamo la verità e noi amiamo la menzogna; vuole che aspiriamo a ciò che è eterno, e noi, quaggiù, propendiamo a ciò che è transitorio; vuole che desideriamo cose grandi e sublimi e noi, qui, ci affezioniamo alle miserie della terra; vorrebbe che amassimo solo ciò che è sicuro e noi, qui, amiamo ciò che è incerto! Davvero non dobbiamo se non supplicare Dio che ci liberi da ogni pericolo per sempre e ci tolga da ogni male.
5. … Questa preghiera del Vangelo racchiude in sé tutto il cammino spirituale, dal principio fino a quando l’anima si immerge in Dio, ed egli le dà abbondantemente da bere a quella fonte di acqua viva che si trova al termine del cammino.
6. Infine, dall’umiltà che c’insegna il nostro buon Maestro, impariamo ad esser umili.
Sia benedetto e lodato il Signore, dal quale ci viene tutto il bene che è nelle nostre parole, nei nostri pensieri e nelle nostre azioni! Amen.
Riflessioni
personali
Riconosco spesso che non amo abbastanza il Signore?
Mi esamino sul rapporto che ho con il prossimo, se realmente lo amo per amore di Dio e se amo Dio che è in ciascuno?
Mi sforzo con umiltà di cercare la verità?
Alimento quotidianamente l'amore di Dio con qualche sacrificio?
Mi preoccupo di evitare anche le minime colpe volontarie?
comunitari
Cerchiamo di essere sempre affabili, gradevoli e accondiscendenti con tutti?
Ci esortiamo a vicenda sull'esercizio dell'umiltà? Come viverla nella verità?