Il Castello dell'anima
CENTRO STUDI "EDITH STEIN " -
IL CASTELLO DELL’ANIMA
CENTRO STUDI “EDITH STEIN “ - LANCIANO 15.12.09
EDITH STEIN: LA VERITA’ INCARNATA
Quando nei bui giorni di dicembre si accende la dolce luce dell’Avvento- una luce misteriosa in un buio misterioso – allora si risveglia in noi il pensiero consolante che la luce divina, lo spirito Santo, non ha mai smesso di penetrare illuminando nelle tenebre del mondo caduto. Egli è rimasto fedele alla sua creazione, malgrado tutta l’infedeltà delle creature. Quando però le tenebre non vogliono lasciarsi trapassare dalla luce celeste, si trovano pur sempre alcuni luoghi accoglienti dove possa risplendere. Un raggio di questa luce pulsò nel cuore dei progenitori già nel momento del giudizio che sopravvenne loro. Un raggio illuminante, che risveglia nella loro conoscenza la colpa; un raggio incendiante che può bruciarla in un intenso dolore di pentimento, che purifica e monda, che rende accoglienti alla dolce luce della stella della speranza, che si irraggia per loro nelle parole della promessa del Proto-Vangelo. Come i cuori dei primi uomini, così i cuori degli uomini sempre di nuovo nello scorrere del tempo sono stati colpiti dal raggio divino. Nascosto per il mondo, il raggio li illumina e li rende radiosi, fa diventare la materia dura, incrostata e deforme di questi cuori, plasmabile e la forma con delicata mano d’artista in una nuova immagine di Dio. Non è visto da nessun occhio umano, ma saranno e sono formate così le pietre vive e inserite in una Chiesa, per ora, invisibile. Da questa invisibile Chiesa però cresce nuova quella visibile in opere e rivelazioni di Dio sempre nuove e illuminanti molto in là, sempre nuove epifanie. La silente opera dello Spirito Santo nel più profondo dell’anima ha reso i patriarchi amici di Dio. Poiché erano ben lontani dal lasciarsi usare come strumenti docili, egli li pose in una realtà esternamente visibile, quali portatori di uno sviluppo storico e suscitò da loro un popolo eletto. Così anche Mosè, fu dapprima formato nel silenzio e poi mandato come guida e legislatore. Non chiunque Dio usa come strumento deve essere immaginato in questo modo. Vi possono essere anche persone che, a loro insaputa o perfino contro la loro volontà, servono Dio come strumenti; talvolta non appartengono alla Chiesa né esternamente né interiormente. Esse vengono inserite come il martello o lo scalpello, o come il coltello con cui il vendemmiatore tagli il ramo di vite. In coloro che appartengono alla Chiesa, l’appartenenza esterna può precedere cronologicamente, ma anche realmente, quella interiore, e perciò essere significativa (quando qualcuno viene battezzato senza fede e poi, dalle realtà della vita esterna della Chiesa, giunge alla fede). L’ultima configurazione è la vita interiore; l’immagine procede dall’interno verso l’esterno. Quanto più profondamente l’anima è unita a Dio, tanto più incessantemente si abbandona alla grazia, tanto più forte allora sarà il suo influsso sulla configurazione della Chiesa. Viceversa: quanto più tempo è immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio, tanto più ha bisogno di anime legate a Dio. Per questo Dio non le lascia mancare. Dalle notti più profonde emergono i più grandi profeti e le più grandi figure di santi. Per la maggioranza però, la corrente della vita mistica rimane invisibile. Certamente la svolte decisive nella storia del mondo vengono essenzialmente <con-decise> dalle anime di cui nessun libro parla. E quali siano quelle anime che dobbiamo ringraziare per le svolte decisive della nostra vita personale, lo sperimenteremo per la prima volta solo in quel giorno in cui tutto quanto è nascosto verrà svelato. Le anime nascoste infatti non vivono separate, ma in una coesione vivente e collocate in grande ordine divino, parliamo infatti di una Chiesa invisibile. Il suo influsso e la sua coesione può rimanere nascosta per tutto il corso della vita terrena a loro stesse e agli altri. E’ anche possibile però che qualche cosa sia visibile nell’ordinamento esterno. Così avviene per le persone e gli eventi intrecciati al mistero dell’Incarnazione. Maria, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta, i pastori e i re, Simeone e Anna, tutti hanno avuto una vita solitaria con Dio precedentemente e furono preparati a questo particolare compito, prima che si trovassero insieme in quei meravigliosi eventi e incontri, e compresero il cammino percorso fino ad allora, guardando retrospettivamente come meta a questo alto punto. Nei cantici di lode tramandati si esprime la loro adorazione dinanzi alle grandi opere divine. Negli uomini raccolti intorno alla mangiatoia, consideriamo un’immagine della Chiesa e del suo sviluppo. I rappresentanti dell’antica stirpe regale, cui era stato promesso il Salvatore, e i rappresentanti del popolo credente palesano il legame fra l’Antico e il Nuovo Testamento. I Re provenienti dalle lontane terre d’Oriente rinviano ai popoli pagani, per i quali da Giuda sarebbe venuta la salvezza. Così qui sta <la Chiesa dai giudei e dai pagani>. I Re si trovano alla mangiatoia quali rappresentanti di coloro che cercano da ogni terra e da ogni popolo. La grazia ve li ha condotti, prima che appartenessero alla Chiesa visibile. In loro vive un puro desiderio di verità, che non si arresta dinanzi ai confini della dottrina e della tradizione patria. Perché Dio è Verità e perché Egli si lascia trovare da coloro che lo cercano con tutto il cuore, in queste esistenze, prima o poi, doveva risplendere la stella, che avrebbe indicato loro il cammino alla Verità. Ora si trovano dinanzi alla Verità incarnata, immersi e inchinati nell’adorazione e lasciano le loro corone ai piedi, perché tutti i tesori del mondo a su paragone non sono che un poco di polvere. Anche per noi i Re hanno un significato particolare, per noi che apparteniamo già alla Chiesa esterna, sollecitano infatti un interiore stimolo al di fuori della cerchia delle ottiche usuali e delle abitudini. Conosciamo Dio, ma sentiamo che Egli vuole essere cercato e trovato da noi in modo nuovo”. (Edith Stein, Vita nascosta ed Epifania, in Nel Castello dell’anima. Pagine spirituali. Traduzione e commento di Cristiana Dobner. Edizioni OCD 2004)
Ancora un 31 dicembre, un altro; ancora una fine che segna un nuovo inizio, un ricominciare daccapo ciò che si è già vissuto ripetutamente nel tempo precedente, ma che pur lo si affronta come possibilità di un tempo di nuova specie. Se tutto ritorna, le stesse cose di prima non possono mai più essere come prima: tornano, ogni volta, come infinita possibilità di divenire ciò che non sono mai state prima. Ma non in quanto le cose passate non abbiano alcun valore; ciò che è stato, pur se accompagnato da una insopprimibile sensazione di inconsistenza, di vacuità, è “tempo vissuto” e, in quanto tale, mai tempo “perso”. Basterebbe entrare nell’ottica del tempo che “irrompe” nella propria vita trascinandoci al suo interno in un processo di metamorfosi continua che, eliminando la distinzione tra un passato rimpianto o rinnegato, un presente appagante o deludente, ed un futuro desiderato o minaccioso, rende eterno l’istante di un “adesso” non più frantumato. C’è un tempo per mangiare, ed uno per lavorare; un tempo per seminare ed un altro per raccogliere; un tempo per piangere ed uno per gioire (cfr. Qo 3,1-8): c’è sempre tempo che chiede, ogni volta, di essere accolto e vissuto in pienezza.
Eppure, per molti di noi, è naturale giungere al termine di ogni anno con la voglia di seppellire un passato sempre troppo ingombrante: un carico di delusioni, sconfitte, fallimenti, errori che affastellano il pensiero di ricordi tali da formare, il più delle volte, una zavorra che pesa e condiziona quell’incedere a testa alta!
Pensiamo, e a torto, che tutto ciò che è stato debba condizionare irrimediabilmente ogni passo successivo; restiamo ancorati alla tirannia di un passato che ci perseguita e ci schiavizza: e non riusciamo ad intravedere vie di uscita. Allo stesso tempo, però, può accadere che si pensi al futuro, al tempo che ha ancora da venire, come a quell’ancora da conquistare per arrestarci, finalmente, in un porto sicuro. Tra un passato ripudiato ed un futuro sognato, rimaniamo come cadaveri imputriditi a disfare ogni brandello di vita di cui è carico l’attimo presente!
“Ecco, sto alla porta e busso”(Ap 3,20): è quella stessa forza vitale che chiede di irrompere nel tempo e attende di essere lasciato entrare, in ogni istante, per trasformare “l’ora” in un incontro sempre nuovo di Vita che accresce la nostra vita. Siamo troppo abituati a manipolare il tempo, a dominarlo, a piegarlo ai nostri miseri progetti personali: e finisce per sfuggirci di mano, inevitabilmente; finisce per opprimerci in una corsa senza fine verso mete inafferrabili.
“Adesso” è il tempo; “ora”, qualunque cosa ci ritroviamo a fare, è il momento da cogliere e vivere: “Quando mangi, mangia e se possibile non leggere il giornale! Quando fai una passeggiata, passeggia, apri tutti i tuoi sensi, sorseggia la bellezza della natura e non vivere nei tuoi pensieri! Se ascolti il tuo prossimo, ascolta e non pensare a che cosa devi rispondere. Quando dormi, dormi meglio che puoi e non rimuginare sugli errori del giorno passato. Fa’ una cosa dopo l’altra! Ogni cosa ha il suo tempo.
Lascia che tra le varie attività ci siano dei confini netti, chiari. Impegnati completamente in ciò che stai facendo e abbandonalo completamente quando inizi qualcos’altro. Non dovremmo mai avere la sensazione di avere ‘molto’ da fare. In questo momento specifico abbiamo soltanto una cosa da fare. Non dobbiamo preoccuparci del momento seguente. A ogni momento basta la sua pena (cfr. Mt 6,34)” (W. Stinissen). E nel vivere ogni attimo come occasione di pienezza “ricevuta”, in un trasporto di gratitudine, ogni atto si trasforma in gesto ri-donato, “offerto” ad un altro, chiunque esso sia, per amore della stessa Vita che dona. “In eterno resta mio ciò che Ti ho donato” (R. Tagore)!
Un augurio, allora, per l’anno che viene? Che sia “ora”…che sia “per sempre”…che sia un “per te”…
MARIA CONCETTA BOMBA OCDS
SEGNALAZIONI BIBLIOGRAFICHE
Luis F. Ladaria, Gesù Cristo, salvezza per tutti. Edizioni Dehoniane Bologna 2009, pp.138, Euro 14,80. Il volume raccoglie alcuni articoli pubblicati da Ladaria, vescovo e segretario della Congregazione per la dottrina fede, la tra il 2003 e il 2006, che vertono sul tema dell’unicità e universalità dell’azione salvifica di Gesù Cristo. “La mediazione di Cristo è universale. E inoltre Gesù, l’unico mediatore, non può mai essere considerato una tappa da superare. Solo uniti a lui abbiamo già in questo mondo le primizie della vita di Dio e solo in lui l’avremo in pienezza nella consumazione escatologica. La salvezza in Cristo è possibile per tutti gli uomini, e nell’orizzonte della riflessione teologica può perfino Affiorare la speranza che questa salvezza raggiunga di fatto tutti”.
Jan Assmann, Dio e gli dei. Egitto, Israele e la nascita del monoteismo. Il Mulino 2009, pp. 214, Euro 15,00. Le tesi di Jan Assmann, professore emerito di Egittologia nell’Università di Heidelberg, sono certamente discutibili, ma possono aiutare a riflettere sul possibile nesso tra affermazione di una verità unica ed esclusiva e violenza. Il libro ci fornisce “una ricostruzione culturale e semantica del monoteismo a partire dei suoi primissimo esordi in Egitto. Scrive Assmann: “Ciò che mi interessa non è la storia del monoteismo, bensì la storia di un’idea che chiamo <la distinzione mosaica>, l’idea di una Verità (con la <V> maiuscola) esclusiva ed empatica, che separa Dio da tutto ciò che non è Dio e che non deve essere venerato, che divide la religione da ciò che viene bollato come superstizione, paganesimo o eresia e trova la sua espressione più chiara non nella frase <Dio è uno!>, ma nel comandamento <Non avrai altro Dio!>. Questa idea implica l’esistenza di altri dèi. Per quanto possa sembrare paradossale, presupporre l’esistenza di altre divinità è essenziale per il concetto su cui si fonda il monoteismo biblico”.
CHIESA DEL PURGATORIO
Domenica e festivi, ore 19,00: Messa
Giovedì, ore 18,30: Lectio Divina