Andrea Corsini S - 9 gennaio
ANDREA CORSINI
9 gennaio
VESCOVO
Andrea (Firenze 1300? - 6 gennaio 1374), vestì 1'abito carmelitano nel convento della sua città. Nel 1348 fu nominato provinciale della Provincia toscana dal capitolo generale celebrato a Metz. Eletto vescovo di Fiesole il 13 ottobre 1349, resse la diocesi con grande carità e si distinse per lo zelo apostolico, la prudenza e l'amore verso i poveri. È scritto di lui: «Non poteva pensare ai poveri senza piangere». Egli stesso, con le proprie mani, distribuiva il pane ai bisognosi. Si attirò stima e simpatia da parte di tutti. Molti, ricchi e meno ricchi, venivano a lui per ritrovare la pace dopo anni di lotte e di odi che distruggevano famiglie e città. Egli «comprimeva i germi dell' odio con amichevoli colloqui e in pubblico predicava sulla carità cristiana e sulla concordia. Accorrevano ad ascoltarlo dalle campagne e dalla stessa Firenze». Fu canonizzato il 29 aprile 1629.
O Dio, che chiami tuoi figli gli operatori di pace, per l'intercessione e l'esempio di sant'Andrea Corsini, donaci di lavorare instancabilmente per quella giustizia che garantisce pace vera e duratura.
(da Bargellini)
Nella storia della pittura, dopo la giottesca Cappella degli Scrovegni, a Padova, è famosissima, per gli affreschi del grande Masaccio, la Cappella Brancacci, a Firenze, e precisamente nella Chiesa del Carmine. Quella chiesa si chiama così, perché costruita dall'Ordine della Madonna del Carmelo di cui fu provinciale, nel 1348, il fiorentino Andrea Corsini.
Andrea era nato nel 1301 nella nobile famiglia dei Corsini. Sua madre sognò di dare alla luce un lupo, che poi diventava un agnello. Andrea, da giovane, non fu proprio un lupo, ma un giovane come tanti ve n'erano nella città inquieta e turbolenta.
Abbiamo fatto due date: quella del 1301, data della sua nascita, e quella del 1348, data del suo provincialato. Nel 1301, quando Andrea nasceva, Dante Alighieri veniva condannato all'esilio, a causa delle lotte intestine fra Bianchi e Neri. Nel 1348, quando Andrea assumeva il provincialato dei Carmelitani toscani, s'abbatteva su Firenze e sulla Toscana quella terribile pestilenza descritta da Giovanni Boccaccio, nell'introduzione del suo Decamerone.
La città del giglio era dunque dilaniata dall'odio di parte e devastata dal morbo pestifero. Andrea Corsini, diventato da lupo, un agnello, cioè entrato nei Carmelitani, si mise a sanare le piaghe morali e materiali della città. L'Ordine del Carmelo era dedicato alla Madonna, madre di tutti i cristiani, e in nome della Madonna, Andrea Corsini predicò la pace e la concordia tra i cittadini, non solo di Firenze, ma di Prato e di Pistoia.
Il Papa Urbano V gli disse: « In Bologna ardono le ree fiamme delle discordie cittadine. Va' a pacificarla ». Sant'Andrea Corsini vi andò, e dopo faticose vicende, durante le quali conobbe anche il carcere, riuscì a riportare alla concordia la città agitata dai maneggi politici dei Visconti. Dedicò le sue cure ai poveri, agli infermi e ai pellegrini, distribuendo larghe elemosine e fondando ospedali.
Nel 1349 fu eletto Vescovo di Fiesole. Volle sottrarsi all'incarico, di cui si riteneva indegno. Perciò si nascose. Un bambino scopri il suo rifugio. Sant'Andrea interpretò quel fatto nel senso della volontà di Dio che aveva guidato i passi dell'ignaro fanciullo. Accettò quindi la elezione, riportando la sede vescovile da Firenze, dove si trovava per comodità, a Fiesole. E fu Vescovo esemplare, paternamente rigoroso col suo clero, soccorrevole verso i bisognosi, sempre sollecito per il bene comune e per la concordia dei cristiani.
Quando morì, il suo corpo venne segretamente ricondotto nella Chiesa del Carmine, di cui aveva promossa la costruzione. In quella Chiesa, dove la Cappella Brancacci, affrescata da Masaccio, rappresenta la gloria dell'arte, la Cappella Corsini, dove è la tomba di Sant'Andrea, rappresenta la gloria della carità.