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Beato Angelo Paoli

BEATO ANGELO

PAOLI CARMELITANO

 

 

 



«Chi vuol trovare Iddio, deve andarlo a trovare tra i poveri». È questo il motto di 
padre Angelo Paoli, il carmelitano soprannominato «frate carità» che a Roma nel '700 ha trascorso tutta la vita tra il tabernacolo e il servizio ai poveri. 

Nato nel 1642 ad Argigliano, in provincia di Massa Carrara, a diciotto anni sentì di essere chiamato al Carmelo e il 7 gennaio 1667 fu ordinato sacerdote. La sua carità operosa fu alimentata da una intensa preghiera, sempre a stretto contatto con l'Eucarestia, ai piedi della Madre del Carmelo. I frati lo trovavano spesso nel coro la sera o a tarda notte, in adorazione. Egli diceva che stando presso il tabernacolo, davanti a Gesù, trovava la forza per servire gli ammalati e chiedere il pane per i poveri. Nel 1687 il priore generale dei Carmelitani chiamò padre Angelo a Roma. Da quel giorno egli rimase nell'Urbe fino alla sua morte, nel 1720 e qui esercitò il suo ministero pastorale, coinvolgendo nella sua attività caritativa prelati, nobili e persino Papa Benedetto XII e Clemente XI, che volevano crearlo cardinale.

L'
ospedale San Giovanni fu una delle sue mete preferite: si dedicava ai servizi umili, si fermava a lungo con i malati che erano soli e più gravi, si travestiva da buffone e si truccava per farli sorridere. Una carità che quindi badava al sollievo del fisico, ma toccava il cuore con affetto umano. Quando si rese conto che molti malati venivano dimessi prima della totale guarigione e per questo morivano, attrezzò per loro un«convalescenziario», sullo stradone di San Giovanni. Qui venivano ospitati coloro che a Roma non avevano casa o parenti e avrebbero sofferto per strada, a causa della miseria. La Provvidenza non gli fece mai mancare l'aiuto di tanti benefattori. Al «convalescenziario» il cibo avanzava e padre Angelo lo distribuiva ai poveri che si radunavano alla porta del convento di San Martino, dove egli viveva, e presso cui accorrevano in molti. 

Confessore infaticabile, si dedicò a lungo al ministero della Riconciliazione, specialmente nella basilica di San Martino o presso i monasteri vicini. Severo nella penitenza con se stesso, possedeva grande dolcezza nel narrare l'amore di Dio, convertire i peccatori e placare gli animi più accesi. Si recava anche nelle carceri per incontrare i detenuti, predicare il perdono divino e portare un po' di pane. Per impedire che ilColosseo fosse attraversato dai carri o di notte diventasse luogo di ritrovo per i briganti, ottenne dal Papa il permesso di piantarvi una croce e murarne le arcate. Il grande amore verso i martiri che lì avevano sparso il loro sangue lo spinse a compiere quell'opera con le sue mani, aiutato da alcuni collaboratori. Chiamato più volte a placare dissidi e contese, anche tra il clero, trovava sempre il modo per riportare la pace.

Dal beato Angelo impariamo ancora una volta che la carità nasce e si sviluppa nel contesto dell'amore all'Eucarestia, come avviene nel Cenacolo, e che la santità coincide con la capacità di leggere i segni dei tempi e rispondervi prontamente, sull'esempio di Maria. Sulla sua tomba Papa Clemente XI fece scrivere «padre dei poveri». Ora sarà beato, perché ciascuno possa continuare la sua opera al servizio dei miseri, traendo forza dall'Eucarestia. Così si incarna il Vangelo, così vive la Chiesa.


 
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