Angelo di Sicilia S - 5 maggio
ANGELO DI SICILIA
SACERDOTE E MARTIRE
5 maggio
Tra i primi che dal Monte Carmelo trasmigrarono in Sicilia, secondo fonti tradizionali degne di fede, Angelo fu ucciso a Licata da «empi infedeli» nella prima metà del secolo XIII. Venerato come martire, ben presto venne edificata una chiesa sul luogo del suo martirio e vi fu riposto il corpo; solo nel 1662 le reliquie furono traslate nella chiesa dei Carmelitani. Il culto di S. Angelo si diffuse molto nell'Ordine e presso il popolo. Patrono di varie località e numerose cappelle in Sicilia, fino ad oggi è invocato nelle necessità.
preghiera
O Dio, fortezza dei fedeli e rimuneratore dei martiri, che hai chiamato sant'Angelo dal Carmelo e l'hai reso vittorioso nei patimenti del martirio, concedi a noi, propizio, per sua intercessione, di seguirne fedelmente gli esempi, per dare testimonianza della tua presenza e bontà fino alla morte.
(da Bargellini)
Sant' Angelo visse press'a poco ai tempi di San Francesco, nel XII secolo. Nato a Gerusalemme, da un parto gemellare, fu ebreo non soltanto di razza, ma anche di religione, finché la madre, convertendosi al Cristianesimo, non portò alla fede anche i due figli gemelli, che si battezzarono insieme. E ancora insieme, alla morte dei genitori, i due fratelli decisero di comune accordo di farsi monaci sul Monte Carmelo, in Palestina.
L'Ordine del Carmelo, che la tradizione diceva fondato dal Profeta Elia e nel quale, dai secoli remoti, fioriva la devozione per la Madonna, si poteva considerare come un felice punto d'incontro tra la tradizione ebraica e la rivelazione cristiana. I due gemelli di Gerusalemme, scegliendo il Carmelo come palestra di perfezione spirituale, si mostrarono fedeli alla loro razza, pur nella primavera della loro nuova fede cristiana.
Proprio in quegli anni, Sant' Alberto Patriarca di Gerusalemme, dava ai solitari del Carmelo una Regola di vita precisa e definitiva, permettendone la fortunata espansione in tutti i paesi. Angelo, ordinato sacerdote, percorse diverse regioni della Palestina lasciando traccia del suo passaggio nell'eco di molti miracoli. Ritornato sul Carmelo, non restò a lungo nella devota solitudine del promontorio palestinese.
I superiori lo inviarono a Roma, proprio per sottoporre al Papa Onorio III la Regola adottata dal primo Priore Brocardo. Il Papa, che pochi anni dopo avrebbe approvato la Regola di San Francesco, confermò infatti la Regola carmelitana, e il monaco Angelo, compiuta la sua missione, venne inviato in Sicilia con il compito della predicazione.
L'isola del sole era infestata dagli eretici Patarini, contro la cui diffidenza e sufficienza spirituale ben poca presa ebbero le parole e l'esempio del predicatore carmelitano, che soffri. perciò vivissimi contrasti.
Contro i Patarini, San Domenico di Guzman aveva sguinzagliato i suoi « segugi del Signore », armati di sapienza e di povertà. E dai Patarini venne ucciso, presso Milano, San Pietro da Verona, primo Martire domenicano.
In Sicilia, invece, a Licata, cadde Martire il carmelitano Sant' Angelo, vittima di un signorotto prepotente e scandaloso che gli aveva giurato odio acerrimo perché il predicatore aveva osato farsi medico della sua superbia e della sua dissolutezza.
Colpito dai sicari mentre usciva dal dir Messa nella chiesa di San Giacomo, il 5 maggio del 1255, Angelo cadde trafitto da cinque colpi di spada. Le ferite ‑ cinque come quelle che piagarono il corpo di Gesù ‑ lo fecero apparire veramente un alter Christus, un secondo Cristo, vittima innocente per il ravvedimento dei peccatori.