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Anna di San Bartolomeo B - 7 giugno

ANNA DI SAN BARTOLOMEO

VERGINE

7 giugno

 

Anna (Almendral di Castiglia, Spagna, 10 ottobre 1549 - Anversa, Belgio, 7 giugno 1926) accolta nel 1570 da S. Teresa a S. Giuseppe d'Avila, primo monastero della Riforma, vi professò come Carmelitana scalza il 15 agosto 1572. Infermiera e compagna di viaggio di S. Teresa, ne propagò ardentemente lo spirito fondando vari monasteri in Francia e in Fiandra. Si mostrò sempre, come S. Teresa, vera figlia della Chiesa, ardendo di zelo per la salvézza delle anime. Benedetto XV la beatificò il 6 maggio 1917.

Preghiera

O Dio, grandezza degli umili, che nella beata Anna di san Bartolomeo hai dato alla tua Chiesa un sublime esempio di carità e pazienza, fa' che nella dedizione a Cristo e ai fratelli viviamo la legge del tuo amore.


 

    Anna Garcia nacque ad Armendral de la Canada, nella sierra di S. Vincenzo, nei pressi di Avila, il primo ottobre 1549, da Herman Garcia e da Maria Manzanas, sesta di sette figli. Crebbe sana e forte fisicamente: la famiglia di contadini, benestante, le consentì una fanciullezza serena, libera, amante del gioco con amiche e coetanee. Divenne una ragazzina molto affettuosa, spontanea, dagli occhi luminosi: cresceva in un ambiente molto religioso ed era conosciuto il suo grande timore e rispetto verso Dio. Fin dall'infanzia pregava la Madonna, San Giuseppe e tutti i santi, perché le ottenessero la grazia di essere sempre pura e di non commettere peccati: voleva molto bene a Gesù e desiderava accon- tentarlo in tutto; voleva associarsi e vivere con Lui sofferente e per questo talvolta faceva qualche penitenza e donava il suo pasto, di nascosto, ai poveri.
    Verso i dieci anni le morirono i genitori ed ella, già da allora, si scelse come madre la Vergine Santissima. I suoi fratelli maggiori le fecero da tutori e le diedero l'incombenza di pascolare il gregge: ella lo fece con gioia, iniziando ad isolarsi, appassionata della solitudine e del silenzio, con l'impressione che lo stesso Gesù Bambino fosse sempre vicino a lei. Anna pregava tanto e a volte fantasticava di recarsi lontano, senza essere conosciuta da alcuno e di vivere così di stenti e di disprezzo, per amore di Dio. Divenuta col passare del tempo una ragazzona robusta, coraggiosa, attiva e capace di lavorare bene, i fratelli, senza consultar- la, ignari delle sue intime aspirazioni, le proposero come marito il fra- tello del cognato di sua sorella. Anna si rifiutò decisamente di acconsentire a tutto questo: da parte del parentado si ricorse a delle vere minacce, tanto che la ragazza visse giornate veramente drammatiche: da una parte le lusinghe dei familiari e dei conoscenti che.la giudicavano un ottimo partito; dall'altra la sua stessa giovanile esuberanza, destava in lei molte forti tentazioni contro i suoi desideri di donarsi a Dio, affliggendola e tormentandola.
    Ella si rivolse allora a Maria perché la proteggesse e decise di praticare dure penitenze perché le forti tentazioni potessero cessare. Ebbe pare, in questo periodb, dei fenomeni mistici, di cui aveva goduto già durante l'infanzia. Vide sogni che le rappresentavano la Madonna con Gesù Bambino; un giorno le si presentò Gesù stesso, dall'aspetto bellissimo, che le disse: "lo sono quello che tu cerchi e con il quale devi sposarti". Un giorno poi, mentre era al pascolo, si addormentò e vide un monastero e delle monache con un mantello bianco: era un sogno premonitore. Insieme alla cugina Francesca andò a confessarsi dal parroco del suo villaggio e gli confidò il suo desiderio di farsi monaca; con gioia apprese che ad Avila era stato iniziato da poco un monastero, ad opera di una certa Teresa di Gesù, della famiglia Ahumada; il sacerdote le disse che era disposto ad interessarsi presso queste monache perché l'accettassero fra di loro. Ebbe così modo di incontrarsi con la Madre Priora e con le religiose: l'impressione fu buona perché Anna piacque alle monache ed ella, a sua volta, scoprì che si trattava proprio di quelle persone che aveva visto in sogno. L'ostacolo alla vocazione da parte dei fratelli si fece più forte: per tutta l'estate le affidarono i lavori più pesanti, facendole trainare due carrette di fieno, e imponendole sulle spalle covoni pesanti. Il demonio poi, più volte, mentre era al pascolo, sempre sotto forma di un grosso cane, l'aggredì abbaiando e le addentò le vesti, stracciandogliele; una seconda volta, sotto forma di pastore, cercò di aggredirla, riempiendola di spavento; una terza volta si profilò, come un uomo, alto e nero, che di nuovo la impaurì moltissimo, in mezzo ad uno strano fracasso di catene trainate e di alti gemiti.
    I familiari erano molto irritati contro di lei: tutti congiuravano contro la sua scelta religiosa. Si decise di fare un pellegrinaggio ad un santuario, dove era venerato l'Apostolo san Bartolomeo: anche qui, prima di arrivarvi, Anna cadde svenuta e dovette essere portata a braccia nel recinto del santo. Dal monastero di Avila intanto le arrivò l'invito di presentarsi per essere accolta; dopo altri tentativi dei fratelli di trattenerla, fu deciso che ella sarebbe partita per Avila il 10 novembre 1570. Un giorno Anna, la sorella Maria e altre persone, con le poche cose indispensabili per il viaggio, partirono per il monastero in calesse. Anna era felice di essere finalmente riuscita a portarsi in quel luogo benedetto: le sembrò di toccare il cielo quando fu accolta festosamente dalle carmelitane: aveva 21 anni. Non sapeva né leggere, né scrivere, non avendo potuto seguire in paese nessuna scuola. Era sempre disponibile ad ogni lavoro, casalingo e campestre; disinvolta, eppure discreta, umile, pia e incline alla contemplazione. Fu la prima sorella conversa, di"velo bianco, della Riforma teresiana.
    Nel maggio del 1571 Teresa di Gesù, di ritorno al suo primo monastero, conobbe la giovane postulante di Armendral. La franchezza, la semplicità, la praticità della ragazza, piacquero alla fondatrice; anche Anna stessa provò una particolare attrazione per il tratto materno di Teresa e per la sua persona così interessante. In noviziato l'impatto con la vita austera che aveva abbracciato, le procurò delle intime lotte. Un giorno finalmente, entrando nel romitaggio del monastero, guardò la statua di Cristo legato alla colonna; buttandosi in ginocchio, sentì la voce del Signore che le diceva che solo passando per la via della croce poteva salvare anime. Ella si riscosse e avvertì un grande amore a Cristo e il desiderio di seguirlo per questa strada. Ebbe così un improvviso cambiamento spirituale: le parve di uscire da una fitta nebbia e di impegnarsi in una via diversa e salvare così gli eretici. Questo ideale le fu d'allora in poi stimolo in ogni azione ed ella lo vide come la ragione più profonda della sua preghiera, del suo lavoro e delle sue sofferenze. Confidò alla Madre che lo zelo per i peccatori non la lasciava neppure dormire: era accesa veramente da grande amore apostolico. Ebbe in quel periodo esperienze mistiche straordinarie alle quali non poteva sottrarsi. Emise il 15 agosto 1572 la sua Professione, ricevendo il nome di Anna di San Bartolomeo.
    L'intenso lavoro tuttavia, le penitenze e i digiuni finirono con l'indebolire il suo fisico: Suor Anna si ammalò e i medici le diagnosticarono una tisi. Il male le durò più di un anno, fino al ritorno di Teresa di Gesù, che aveva dovuto, per altre fondazioni, allontanarsi da Avila, fino al luglio del 1577. La Madre, tornata, trovò diverse figlie ammalate e invitò proprio Suor Anna a fare a tutte da infermiera. Ella, nonostante le gravi sofferenze, si trascinò in cucina e con l'aiuto di Gesù stesso, che le era apparso, riuscì a preparare il cibo per le ammalate. Presto tutte si ristabilirono e Suor Anna riuscì anche ad aiutare la Fondatrice nelle sue faccende e. ad accudire ai lavori di casa.
    Durante la bufera che colpì in quegli anni il Carmelo teresiano, la stessa Madre Teresa un giorno, recandosi in coro, cadde malamente dalla scala d'ingresso, fratturandosi, fra dolori lancinanti, il braccio sinistro. Suor Anna, come infermiera, la curò; santa Teresa tuttavia non guarì perfettamente e non poté più vestirsi da sola e compiere altri lavori. Così suor Anna, dovendo aiutarla per tutto questo, entrò maggiormente nell'intimità della fondatrice. Quando nel 1579, calmatasi la burrasca contro il Carmelo, la fondatrice riprese le sue fondazioni a Valladolid, a Palencia, interessandosi anche dei monasteri nuovi di Granada e di Burgos, suor Anna fu sempre accanto a lei in tutti i suoi viaggi, condividendone gioie e dolori.
    Fu invitata dalla Madre anche a scrivere un poco della sua numerosa corrispondenza: non sapendo farlo, la Madre la invitò a cercare di copiare la sua calligrafia. Anna si esercitò con tale assiduità e puntiglio ad imparare la scrittura di Madre Teresa, che vi riuscì: sotto dettatura della santa seppe scrivere la lettera indirizzata alle monache di Siviglia: da quel giorno scrisse varie altre lettere, sotto dettatura, con caratteri simili a quelli di santa Teresa. Suor Anna riferiva alla fondatrice quanto avveniva nella sua anima e Teresa ne era stupita. Un giorno, dopo altri numerosi viaggi, di ritorno dal monastero di Medina del Campo ove la Priora non aveva trattato bene santa Teresa, le due carmelitane andarono direttamente ad Alma de Torres, invece di ritornare ad Avila, poiché la santa si era sentita male.
    Dopo tre giorni di forti dolori, santa Teresa disse ad Anna: "Figlia è giunta l'ora della mia morte". L'infermiera la tenne fra le sue braccia finché spirò. Suor Anna aveva 33 anni e si sentì orfana per la seconda volta.
    Dopo la morte di Santa Teresa, Suor Anna ebbe varie visioni, tra le quali quella della stessa santa che l'assicurò della sua protezione. Lavorò molto in aiuto alle consorelle ammalate ed ebbe incarichi di ogni genenere. Volle offrire i suoi servizi anche ad un'ammalata di lebbra, che con e sue cure guarì perfettamente. Nel 1591 i Superiori dell'Ordine inviarono da Avila a Madrid, come Priora, suor Maria di San Gerolamo, la quale volle come compagna suor Anna. Ella aiutò molto quelle consorelle madrilene ad accettare e amare la nuova Madre, mentre prima erano diffidenti verso di lei. Era nota a tutte la semplicità e obbedienza di suor Anna: il confessore un giorno le chiese di pregare perché cessasse una lunga siccità: ella pregò tanto che dopo mezz'ora scrosciò dal cielo tanta di quell'acqua, che pareva diluviasse. Si dice che, con l'aiuto speciale di una visione di santa Teresa, seppe in una grave circostanza, guarire completamente anche una monaca pazza.

    Al termine del triennio a Madrid, suor Anna ritornò ad Avila con la Madre Priora. Nel 1595 ella ripartì con altre monache per la fondazione del nuovo monastero di Ocana; nel 1598 ritornò ad Avila per associarsi a suor Isabella della Croce, che voleva fondare un monastero eremitico: vi andò con molta riluttanza, perché il progetto non le piaceva. Cercò di dissuadere la sorella e per questo fu accusata di essere una monaca indolente e poco fervorosa. Si programmava in quegli anni la fondazione del Carmelo teresiano in Francia. Il de Berulle era venuto in Spagna di persona, per preparare una prima fondazione, anche se le obiezioni al progetto francese erano parecchie. Suor Anna era stata designata dai Superiori a far parte del primo gruppo: le monache scelte per la fondazione provenivano da Avila.
    Nel 1604 i cavalli che trainavano la carretta con le monache scelte per la fondazione francese, attraversando un ponte, s'impaurirono e il carro precipitò paurosamente in una buca piena di rovi. Vennero dei medici a medicare le ferite: solo Suor Anna rimase incolume. Il 15 ottobre 1604 quando si fondò il primo Carmelo a Parigi, gli ecclesiastici parigini giudicarono che si dovesse dare a Suor Anna il velo nero: ella non lo avrebbe assolutamente voluto, ma dovette obbedire; nel 1605 divenne così monaca corista. Si fondò poco dopo il monastero di Pontoise, che si
riempì di vocazioni in breve tempo. Suor Anna ebbe in quel periodo tante grazie mistiche; Gesù le apparve varie volte. Il suo vero disagio crebbe però quando, eletta Priora, dovette parlare alle capitolari senza conoscere bene il francese: il Signore stesso tuttavia pare le suggerisse le parole da dire, tanto che anche le postulanti e le novizie riuscirono a comprendere il suo spagnolo, con vera gioia. Altre prove però l'aspettavano: dal monastero di Parigi era partita la Priora per una fondazione e i prelati disposero che in quella città la sostituisse suor Anna, che si trovava a Pontoise da solo otto mesi. La gente del luogo fu così disgustata al pensiero della sua partenza, che suor Anna dovette travestirsi di notte per lasciare la città.
    A Parigi il suo primo anno di priorato fu molto buono: ella insegnò a tutta la comunità la vera dottrina teresiana; dopo il primo anno tuttavia iniziarono grosse difficoltà. Il de Berulle e i prelati francesi guidavano i vari monasteri: Suor Anna si diede da fare invece per dare in mano la direzione del monastero ai Padri Carmelitani, perché si assumessero la responsabilità giuridica delle monache, dando la possibilità alle suore spagnole di confessarsi nella lingua materna. Iniziarono così veri contrasti: oltre a quello già detto, in Francia si volevano modificare molti punti delle Costituzioni teresiane. Si trovò che la Priora Anna era troppo dura e severa, senza cultura, troppo semplicista e che aveva una mentalità chiusa. Ella si dibatté per ben due anni, con pazienza e abilità in questa schermaglia. Dovette passare notti insonni, senza alcun aiuto. Il 5 maggio 1608, terminato il triennio, fu inviata a Tours, ancora come Priora, per iniziare un nuovo monastero. La lontananza dei prelati francesi rese qui più leggero il suo compito, anche se non mancarono difficoltà di governo: tra queste il fatto che molti eretici dicevano che la Priora era "molto malvagia e idolo dei papisti".
    Passato questo triennio Suor Anna desiderava tornare a Parigi, ove la situazione era cambiata dopo l'arrivo di alcuni Padri carmelitani, guidati da Padre Tommaso di Gesù, per fondare il loro primo convento. Nel 1611 infatti riuscì a recarsi in questa città, sempre con la carica di Priora; trattò qui con i Padri e anche col prelato de Berulle, riuscendo con lui a chiarire divergenze: egli stesso riconobbe alcune verità sulle
quali si era ingannato. Il 5 ottobre 1611 partì per le Fiandre, che erano sotto il dominio della Spagna, dove Madre Anna di Gesù aveva già aperto un monastero a Bruxelles e un altro a Mons: l'accompagnò Padre Tommaso di Gesù. Madre Anna si fermò in quello di Mons; fu poi chiamata a reggere il nuovo monastero di Anversa, superando grandi riluttanze da parte sua. Il 6 novembre 1612 ad Anversa infatti sorse un nuovo Carmelo teresiano. Dopo qualche contrasto, come sempre avviene, Madre Anna iniziò, in mezzo alle numerose giovani che entravano al Carmelo, il periodo più tranquillo della sua vita. Verso il 1615 o 1616 Padre Tommaso le ordinò di scrivere i propri ricordi, poiché era stata la segretaria di santa Teresa, l'aveva ben conosciuta e aveva già testimoniato al suo Processo di beatificazione, nel 1614. In questo suo ultimo periodo di vita la sua intimità con il mondo soprannaturale si fece più intensa: la sua preghiera, in mezzo alla pace del monastero, divenne più continua e profonda. Poté contemplare i misteri della vita e della passione di Gesù con profondità più forte. Durante il giorno, mentre pregava, s'incontrava misticamente con la Madonna, con san Giuseppe e con santa Teresa. Questi incontri la riempivano di luce, di forza e di conforto. Parlava di questi incontri straordinari con il Signore, come di un fatto normale.
    Nella sua autobiografia racconta con vivacità tutte queste sue esperienze: la sua sofferenza era nel vedere Gesù soffrire, perché gli eretici in Germania osteggiavano la Chiesa, perché in Francia le monache non erano fedeli al carisma teresiano e per le stesse imperfezioni che vedeva nel suo monastero. Terminò di scrivere i suoi ricordi nel 1624, due anni dopo la canonizzazione della sua Santa Madre Teresa; scrisse anche molte lettere, richiamando le sue posizioni dottrinali secondo l'autentico stile teresiano, che tanto le stava a cuore. Alle sue preghiere si raccomandavano molte persone e in particolare i cittadini di Anversa. Le fu infatti attribuita la salvezza di questa città, attaccata dai protestanti.
Morì il 7 giugno 1626, festa della SS. Trinità, a 76 anni di età. Benedetto XV la dichiarò beata nel 1917.

 
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