Elia Profeta S - 20 luglio
Santo
ELIA PROFETA
20 luglio
Il profeta Elia appare nella Sacra Scrittura come l’uomo che cammina sempre alla presenza di Dio e combatte, infiammato di zelo, per il culto dell'unico vero Dio. Ne rivendica i diritti nella sfida con i falsi profeti sul monte Carmelo, combatte l'ingiustizia e la sopraffazione, e gode sull'Oreb dell'intima esperienza del Dio vivente. I primi eremiti, che nel secolo XII iniziarono la vita monastica al monte Carmelo ad onore di Maria, guardarono a lui come al modello ispiratore della loro vita e lo considerarono loro Padre e guida.
preghiera
Dio onnipotente ed eterno, che hai concesso al profeta Elia di vivere alla tua presenza e di consumarsi per lo zelo della tua gloria, dona ai tuoi servi di cercare sempre il tuo volto, per essere nel mondo testimoni del tuo amore.
Il
profeta Elia padre del Carmelo
Elia è il profeta del Dio vivente: il suo nome stesso, che significa: "JHWH è Dio", è il vero programma della sua vita. È davvero uno dei più grandi uomini dell' Antico Testamento: l'uomo che sta alla Presenza del suo Dio. Lo zelo (cioè l'ardore) è il tratto essenziale della sua fisionomia e il suo simbolo il fuoco (Sir 48,1). Porta un messaggio molto rivoluzionario e originale, che si comprenderà meglio però alla conclusione della sua stessa vicenda. Il racconto biblico lo fa apparire, più di una volta, quasi all'improvviso, come una folgore, per trasmettere la parola di Dio.
L'empietà di Acab e Jezabele
Nativo di Tisbe, Dio lo aveva mandato al re di Samaria, Acab, che si era reso gravemente colpevole, istigato dalla perversa moglie Jezabele, per aver servito l'idolo Baal, e per essersi prostrato dinanzi a lui. Gli aveva eretto anche un altare e un palo sacro, irritando così il Signore Dio d'Israele, più di tutti i suoi predecessori. Per questo l'ira del Signore si era scatenata su di lui facendo risuonare la parola punitrice del profeta: "Per la vita di Jhwh, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto: in questi anni non ci sarà né rugiada, né pioggia, fino a quando io lo dirò" (I Re, 17,1 ss).
Perseguitato per questo da Acab, Elia, sempre per volere di Dio, rimane nascosto presso il torrente Cherit, nel folto verdeggiante e nelle grotte che si trovavano sul pendio, mentre i corvi gli portavano da mangiare. Egli beveva al torrente, che presto però si prosciugò; seguendo sempre la voce del Signore Elia cercò rifugio a Sarepta, a sud di Sidone, recandosi da una vedova, per avere un po' di cibo. Così questa donna, che praticava la grande virtù orientale dell'ospitalità, gli offrì il poco cibo che le rimaneva, vedendo con gioia la moltiplicazione della farina e dell'olio nella giara; vide anche con stupore che il suo unico figlioletto morto, era ritornato in vita per la preghiera di intercessione del profeta. Jezabele, la malvagia moglie di Acab, aveva meditato la sua vendetta contro Elia. Ella che era figlia del re di Tiro e sacerdote di Astarte, vedeva nella sua religione un mezzo per civilizzare tutta la Samaria. Ordinò dunque un giorno un massacro generale dei profeti di Jhwh, a cui poterono sfuggire solo un centinaio di persone, per la protezione di Abdia, maestro di palazzo, che seguiva il vero Dio, Jhwh. Elia trascorse a Sarepta tre lunghi anni, quando Dio stesso gli si rivolse ancora, per mandarlo ad Acab e far cessare la tremenda siccità.
Il monte Carmelo: luogo della sfida
Lo scontro fra i due personaggi è forte e tagliente. Elia ordina allora ad Acab di convocare sul Carmelo il popolo d'Israele e la comunità dei 450 profeti di Baal, sostenuti dalla regina Jezabele. Vengono così a confronto due visioni religiose: quella del Dio vivente e quella di Baal di Tiro. La scena è davvero drammatica. Elia, che si proclama l'unico profeta rimasto fedele a Jhwh, lancia la sfida inesorabile, rimproverando il popolo per la sua incoerenza: si tratta di decidere chi è Dio. Se lo è Jhwh, Baal non solo è superato, ma neppure esiste.
L'evento è pieno di umorismo, nelle parole di Elia ai profeti e nei suoi stessi gesti. (1 Re 18,19). Ed ecco che la voce dei profeti di Baal, che gridano e danzano, ebbri fino al delirio, intorno all'altare posto al centro, invocando il loro Dio, rimane inascoltata: Elia, dopo averli espressamente derisi, "... prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe. Con le pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto... dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: Riempite quattro brocche d'acqua e versatele sull'olocausto e sulle pietre. Lo fece fare per tre volte. La risposta di Dio alla voce di Elia che gli si era rivolto per essere esaudito nella sua richiesta, è bellissima e quanto mai incisiva: "Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tale vista tutti, prostrandosi a terra dissero: Il Signore è Dio, il Signore è Dio!. Immediatamente Elia, ordina alla folla di afferrare i profeti di Baal.per ucciderli. L'idolatria è vinta! Il quadro è veramente suggestivo e impressionante.
Scroscia la pioggia
Elia, secondo la parola di Dio, deve ancora dire ad Acab che presto ritornerà a piovere nel paese: lo fa dopo essersi portato con il giovane che lo serviva a scrutare il cielo e a pregare per questo. Il giovane, invitato a guardare il cielo sette volte, alla fine vede una piccola nuvola, indice che la pioggia è prossima. Elia va ad avvisare Acab di attaccare subito i cavalli per tornare ad Izreel: la pioggia infatti cade subito a dirotto.
La prova di Elia
Eppure in questo profeta dalla linea ferrea, è vivo anche un senso di umanità e di povertà quando è colto dallo scoraggiamento; è vivo anche il senso della misericordia verso coloro che sono sopraffatti dall'ingiustizia o dalla sofferenza. Elia infatti, fino a questo momento, è stato un uomo molto sicuro di sé, desideroso di mostrare la sua potenza e la sua forza e di essere vittorioso sugli altri, anche al di là della Parola di Dio: ha ricercato insomma più se stesso, facendosi vedere uomo coraggioso e capace di farsi valere. Per trovare veramente Dio deve percorrere ancora un lungo cammino di prova, che lo renderà più umile, meno sicuro di sé: egli dovrà nascondersi per dare a Dio il suo vero posto. Jezabele manda messaggeri ad intimidirlo e a minacciarlo di morte. Elia allora, prima così pieno di sé e dell'aiuto del suo Dio, è stranamente preso da una forte crisi e fugge, profondamente intimidito da questa minaccia.
La nuova esperienza di Dio,
Deve tornare, per riprendere l'antica fiducia, all'Oreb, alle sorgenti della pura fede. Non si sente migliore dei suoi Padri e chiede al suo Dio di farlo morire. Si addormenta sotto un ginepro. Un angelo lo sveglia e gli ordina di alzarsi e di mangiare. Elia con il pane offertogli e con l'acqua dell' orcio che gli è posto dinanzi, riesce a riprendere forza e a rimettersi in cammino. Andrà così fino all'Oreb, attraversando per quaranta giorni e quaranta notti il deserto, misteriosamente incoraggiato e nutrito. Se prima Elia si era mostrato come l'eroe che combatte per Dio, da questo momento, egli ritraendosi nel deserto, si immedesima con la Parola di Dio. Vuole attendere che Dio gli si manifesti, prima che egli stesso parli.
Lo stile letterario esprime a questo punto la nuova esperienza di Dio: è essenziale, sobrio, scarno. Elia si rifugia in una caverna, sulla cima del monte. Probabilmente pensa, come Mosè, di incontrarsi con Dio. Ma Dio non gli si mostra né nel vento forte, né nella tempesta, né nel fuoco, con tutti i suoi fenomeni impressionanti. Egli allora si copre col mantello ed esce, fermandosi all'ingresso della caverna. Siamo in un clima che sottolinea la trascendenza: l'ebraico esprime la forte esperienza che Elia fa di Dio con queste parole: "qol demamah daqqa", ossia una "voce di silenzio svuotato"; sono parole difficili da interpretare che indicano la sua profonda estasi. Parlano di un silenzio, che non è il silenzio che si ha perché mancano i suoni, ma di un silenzio cercato, che parla di ricerca, che non viene da sé. Di un silenzio perciò "procurato". Elia arriva così ad una conoscenza più reale di quel Dio, alla cui presenza vive, che è tale da cambiare la sua persona, da renderlo diverso, veramente "uomo di Dio". Egli, dopo la crisi e la dura prova, si rivela d'ora in poi il vero contemplativo, il primo monaco, padre dei futuri monaci, che conosce in questa "voce di silenzio svuotato", qualcosa di più profondo e vero della realtà divina. E ne rimane letteralmente trasformato. Il suo incontro è portatore di intimità, di profondo silenzio, di forza: Elia diventerà l'uomo umile, che si nasconde dietro la Parola di Dio. Questo fatto è il segno evidente dell'importanza che l'esperienza dell'Oreb ha avuto per la sua vita. C'è qui una rivelazione nuova del volto di Dio, inattesa. Elia mettendosi nelle mani di questo Dio da ora in poi dovrà cambiare vita: non agirà più come prima in virtù della sua volontà, ma aspetterà che veramente il Signore gli parli, facendo solo così la Sua volontà. Un angelo gli affida una triplice investitura: di Hazael come re di Damasco, di Jehu come re d'Israele, di Eliseo come profeta. Così ha termine il grande incontro.
Le ultime vicende
Le ultime vicende, dopo la discesa dal monte sono più sfumate; dopo aver rimproverato aspramente Acab, secondo la Parola di Dio, per l'assassinio di Nabot (I Re 21,1), Elia riappare alla morte di Acazia, ove per due volte fa scendere il fuoco dal cielo sui soldati mandati a lui dal re. Una terza volta consente di andare presso Acazia, confermando l'annuncio della sua morte, a causa della sua infedeltà.
Il carro di fuoco
Elia scompare in circostanze dense di chiarezza e ancor più di mistero.
Parte da Galgala per Betel e poi per Gerico con Eliseo, che presago della sua fine, vuole seguirlo, nonostante le sue insistenze di rimanere solo. Sulle rive del Giordano le acque, percosse dal mantello di Elia, si aprono. Egli si decide finalmente a riconoscere che sta per essere rapito in cielo e chiede ad Eliseo che cosa debba fare per lui. "Due terzi del tuo spirito diventino miei" dice Eliseo (2 Re, 2,7ss). I due terzi, nella mentalità ebraica, rappresentano la parte di eredità spettante al primogenito. Eliseo vuole essere riconosciuto quale primogenito del profeta Elia. Al che Elia risponde: "Se mi vedrai, ciò ti sarà concesso".
Eliseo vedrà Elia, in una specie di estasi profetica, con l'apparire del carro di fuoco e dei cavalli di fuoco e con l'improvviso suo elevarsi nel turbine, inseguito dal suo grido di figlio, cui il padre è strappato: Eliseo soffre per la dipartita del suo maestro, ma pur essendo "il suo discepolo" non riesce a comprendere bene cosa sia successo. Egli si strappa le vesti e raccoglie il mantello di Elia: non capisce che il profeta in una grande estasi, è salito al cielo.
Elia primo monaco
Nella figura del profeta Elia si sente il fascino dell'archetipo, dell'esemplare, pronto ad obbedire al suo Dio: Egli è fuoco e acqua, zelo e misericordia, azione e contemplazione. "... Unico nel tuo coraggio, possente nella tua audacia, tu corresti impavido in soccorso della verità...", dice l'Ecclesiastico. C'è in Elia qualcosa di ricco e profondo: egli dopo la crisi del deserto, diviene l'uomo del distacco, dell'obbedienza, della purezza interiore e della preghiera. Forte è in lui il desiderio e la speranza di vedere il suo Dio, di essere in comunione con lui, quando è afferrato dalla Carità; Carità che trabocca nello sforzo di poterla comunicare ad altri, allontanandoli dal male. È diventato così, in un certo modo, Padre di tutto il monachesimo. Il luogo sacro per Elia non è più al di fuori, come il tempio di Gerusalemme: il suo santuario è dentro e viene percorso interiormente; è un pellegrinaggio interiore per incontrare il Dio vivo e vero. Leggendo il testo, illuminati dall'esperienza cristiana, ci si trova bene in sintonia con la parola stessa di Gesù: "Né sul Garizim né a Gerusalemme adorerete Dio, ma il Padre si adora in spirito e verità" (Gv 4, 20-24).
Questa esperienza storica di Elia, davvero originale, per molto tempo non è stata compresa, nel secondo secolo avanti Cristo è stata ripresa in parte dagli Esseni, i membri del popolo di Israele che si ritiravano nel deserto per una vita rigorosa per aderire a Dio secondo la Torah, praticata nella comunità di Qumran. Ma è un tesoro nascosto, che va tutt'ora ripenetrato e riscoperto. L'esperienza monastica lo farà risorgere, di generazione in generazione. É consegnata in eredità come un mantello: il Carmelo lo ha indossato e ne ha fatto il suo baluardo, considerando il S. Padre Elia come capo stipite di tutti i suoi figli di ogni generazione.
Elia nella tradizione del popolo ebraico
Elia nella liturgia ebraica è presente nel rito di Pasqua: un posto è lasciato vuoto proprio per richiamare la sua presenza. Racconta Chouraqui: "il mondo in cui noi vivevamo era popolato da presenze ineffabili di cui eravamo i soli a conoscere il segreto. Il profeta Elia quindi era seriamente atteso in ogni pasto di Pasqua, in ogni famiglia. Gli si preparava sedia e coperto". Narrano le leggende ebraiche che la pelle del capro sacrificato da Abramo servì ad Elia come cintura. Elia è considerato il patrono degli studenti della Torah e interviene nelle difficoltà legate allo studio. Ruolo di maestro e guida che anche i carmelitani sottolineeranno. Nel rito della circoncisione Elia è considerato presente. Negli ultimi giorni sarà ancora Elia che raccoglierà il popolo sparso sulla terra: "Se i vostri sono ai quattro angoli del cielo, da là le parole del Signore, vostro Dio, vi riuniranno alla voce di Elia, il grande profeta e da là Elia vi condurrà per le mani del Messia Re".
Elia nella tradizione musnlmana :
I musulmani chiamano Elia EI khader, il Verdeggiante nel Corano alla Sura XXXVII si dice di Elia: "In verità Elia era uno degli Inviati. Disse al suo popolo: "Non sarete timorati di Allah?". Invocherete Baal e trascurerete il Migliore dei creatori: Allah, il vostro Signore e il Signore dei vostri avi più antichi? Lo trattarono da bugiardo. Infine saranno condotti al castigo, eccetto i servi devoti di Allah. Perpetuammo il ricordo di lui nei posteri. Pace su Elia! Così ricompensiamo coloro che fanno il bene. In verità era uno dei nostri servi credenti.
Teresa Benedetta della Croce
e il
profeta Elia
S. Teresa Benedetta della Croce ha molto amato il profeta Elia. Citiamo alcuni passi delle sue opere che ne mettono in risalto la figura. Commentando un passo della Regola carmelitana ella scrive:
"Meditare nella legge del Signore" può essere una forma di preghiera quando assumiamo la preghiera nel suo ampio senso abituale. Ma noi pensiamo al "vigilare nella preghiera" come all'inabissarci in Dio, come è proprio della contemplazione, allora la meditazione ne è solo una via". Vegliando in preghiera, esprime lo stesso che Elia disse con le parole: 'Stare davanti al Volto del Signore"... La preghiera è guardare in alto al Volto dell'Eterno. Lo possiamo solo quando lo Spirito veglia nelle ultime profondità, sciolti da ogni attività e godimento terreno, che lo attutiscono. Essere vigilanti con il corpo non garantisce quest'essere vigilanti e la quiete, desiderata secondo la natura, non lo impedisce".
"Non abbiamo il Salvatore solo nelle narrazioni dei testimoni sulla sua vita. Egli è presente a noi nel Santissimo Sacramento, e le ore di adorazione dinanzi al Massimo Bene, 1'ascolto della voce del Dio eucaristico sono: "meditare la Legge del Signore" e "vigilare nella preghiera" nel contempo.
"Elia ritornerà come testimone della rivelazione segreta, quando si avvicinerà la fine del mondo, nella lotta contro l'Anticristo per patire la morte dei martiri per il suo Signore".
Ella parla del popolo ebraico:
La Chiesa era fiorita, ma lontano rimaneva
la massa del popolo, lontano dal Signore
e da sua Madre, nemico della Croce.
Esso erra qua e là e non può trovare riposo, oggetto di scherno e di disprezzo:
Tale rimarrà fino all'ultima battaglia.
allora prima che la Croce nel cielo appaia, prima ancora che Elia venga a radunare i suoi, il Buon Pastore in silenzio percorrerà le nazioni.
"Nella sua festa che festeggiamo al 20 luglio, il prete va all' altare con i paramenti rossi...In questo giorno il convento dei nostri padri sul monte Carmelo, che racchiude la grotta di Elia, è meta di folte schiere di pellegrini: ebrei, musulmani e cristiani di tutte le confessioni che gareggiano nell'onorare il grande profeta".
ELIA PROFETA
Dal I° libro dei Re cap. 16
(traduzione interconfessionale in lingua corrente)
29 Nel trentottesimo anno di regno di Asa, re di Giuda, Acab, figlio di Omri, divenne re d'Israele. Regnò ventidue anni a Samaria.
30 Andò contro la volontà del Signore, ancor più di tutti i suoi predecessori.
31 Commise più colpe di Geroboamo, figlio di Nebat. Sposò Gezabele, figlia di Et- Baal, re di Sidone. Adorò il dio Baal, si inchinò davanti a lui.
32 Gli costruì un tempio con altare a Samaria.
33 Innalzò anche un palo sacro alla dea Asera. Continuò a fare di tutto per esasperare il Signore, il Dio d'Israele; in questo superò tutti i re d'Israele che lo avevano preceduto.
34 In quel tempo un certo Chiel, di Betel, ricostruì la città di Gerico. Si realizzò la minaccia che il Signore aveva pronunziato per mezzo di Giosuè, figlio di Nun: quando gettò le fondamenta della città, Chiel perse il suo primogenito Abiram e, quando costruì le porte, perse il suo ultimogenito Segub.
CAPITOLO 17
Il profeta Elia e il regno d'Israele
Elia annunzia la siccità
1 Elia di Tisbe, villaggio nel territorio di Galaad, disse al re Acab: «Com'è vero che il Signore, il Dio d'Israele, vive, io, suo servo, ti avverto! Nei prossimi anni non vi saranno né pioggia né rugiada se non quando lo dirò io!».
Elia al torrente Cherit
2 Poi il Signore diede quest'ordine a Elia:
3 «Parti e vai verso oriente. Nasconditi nei pressi del torrente Cherit, a est del Giordano.
4 Laggiù berrai l'acqua del torrente e io manderò dei corvi a portarti da mangiare».
5 Elia ubbidì all'ordine del Signore. Andò a stare oltre il Giordano, nei pressi del torrente Cherit.
6 Al mattino i corvi gli portavano pane e carne e ancora pane e carne la sera. Beveva l'acqua del torrente.
7 Un giorno, però, il torrente restò asciutto perché in quella regione non pioveva.
Elia e la vedova di Sarepta
8 Il Signore, allora, diede quest'ordine ad Elia:
9 «Va' a Sarepta, nel territorio di Sidone, e fermati là, perché ho ordinato ad una vedova di provvedere al tuo mantenimento».
10 Elia partì per Sarepta. Giunto alle porte della città, vide una vedova che raccoglieva legna e le disse:
- Ti prego, portami una brocca con un po' d'acqua da bere.
11 Mentre la donna andava a prendergli l'acqua, Elia gridò:
- Portami anche un pezzo di pane!
12 La donna gli rispose:
- Com'è vero che il Signore, il tuo Dio, vive, ti assicuro che non ho più pane! Ho soltanto un pugno di farina e un po' d'olio in una brocca. Adesso raccolgo due pezzi di legna e vado a cuocere una focaccia per me e mio figlio; mangeremo e poi non ci resterà che morire!
13 Elia le disse:
- Non preoccuparti! Fa' pure come hai detto, ma prima cuoci una focaccia per me e portamela. Dopo ne farai anche per te e tuo figlio.
14 Infatti il Signore, il Dio d'Israele, ha detto: «Il vaso della farina non si svuoterà, nella brocca non mancherà olio fino al giorno in cui io manderò di nuovo la pioggia sulla terra».
15 La donna andò a fare quel che Elia le aveva ordinato. Ebbero abbastanza cibo per molto tempo.
16 Il vaso della farina e la brocca dell'olio non si svuotarono, come il Signore aveva annunziato per mezzo di Elia.
Elia e il figlio della vedova
17 Qualche tempo dopo il figlio della padrona di casa si ammalò: la malattia era molto grave; il respiro cessò.
18 Allora la donna disse ad Elia:
- Che cosa vuoi da me, uomo di Dio? Sei venuto a mettermi davanti alle mie colpe e a far morire mio figlio?
19 Elia le rispose:
- Dammi tuo figlio.
Lo prese dalle braccia di lei, lo portò al piano di sopra, nella stanza in cui abitava, e lo distese sul letto.
20 Poi pregò il Signore: «Signore, mio Dio, perché colpisci anche questa vedova che mi ospita, perché le fai morire il figlio?».
21 Poi si stese tre volte sul bambino e pregò di nuovo: «Fa' che questo bambino torni a vivere!».
22 Il Signore ascoltò la richiesta di Elia e il bambino riprese a respirare e a vivere.
23 Elia lo prese, lo portò al piano di sotto e lo diede a sua madre, dicendo:
- Guarda, tuo figlio è vivo!
24 La donna, allora, disse ad Elia:
- Ora so che tu sei un uomo di Dio e che il Signore parla veramente attraverso la tua bocca!
CAPITOLO 18
Elia e i profeti di Baal
1 Qualche tempo dopo, durante il terzo anno di siccità, il Signore diede quest'ordine ad Elia: «Presentati al re Acab, perché sto per far cadere la pioggia sulla terra».
2 Elia andò dal re Acab. La carestia colpiva duramente la regione di Samaria.
3 Acab, perciò, aveva convocato Abdia, il responsabile del palazzo. Questo Abdia era una persona profondamente fedele al Signore.
4 Infatti, quando Gezabele aveva sterminato i profeti del Signore, Abdia ne aveva salvati cento. Cinquanta li aveva nascosti in una caverna e cinquanta in un'altra e aveva procurato loro cibo e acqua.
5 Acab ordinò dunque ad Abdia: «Esplora tutte le sorgenti e i corsi d'acqua della regione; se almeno lì si troverà erba per tenere in vita cavalli e muli, non si dovrà uccidere una parte delle bestie».
6 Poi Acab e Abdia si divisero le zone del territorio da esplorare e partirono ognuno in direzione diversa.
7 Mentre Abdia era in cammino, all'improvviso vide Elia venirgli incontro. Lo riconobbe, si inchinò fino a terra e gli disse:
- Sei proprio tu, Elia, mio signore?
8 - Sono io, - rispose Elia. - Va' a riferire al tuo padrone che mi hai visto qui.
9 - Che cosa ho fatto di male? - chiese Abdia. - Vuoi proprio che Acab mi uccida?
10 Com'è vero che il Signore, il tuo Dio, vive, non c'è nazione o regno della terra in cui il re Acab non ti abbia fatto cercare! Quando rispondevano che non c'eri, Acab pretendeva addirittura un giuramento!
11 Come puoi chiedermi di dire ad Acab che tu, Elia, sei qui?
12 Quando io me ne sarò andato, lo spirito del Signore ti trasporterà non so dove. Io intanto andrò a dire ad Acab quel che mi hai detto; lui non ti troverà e mi ucciderà. Eppure sono stato fedele al Signore fin da ragazzo!
13 Non hai saputo che, quando Gezabele ha sterminato i profeti del Signore, io ne ho salvati cento? Li ho nascosti, cinquanta in una grotta e cinquanta in un'altra, e ho procurato loro viveri ed acqua.
14 E ora tu mi chiedi di dire al re che ti ho visto qui? Certamente mi ucciderà!».
15 Elia gli rispose:
- Com'è vero che il Signore dell'universo vive, io, suo servo, ti assicuro che oggi stesso mi farò vedere dal re!
16 Abdia raggiunse Acab e gli raccontò tutto. Acab si mise in cammino per andare da Elia.
17 Appena lo vide, gridò:
- Sei tu la causa di tutte le disgrazie d'Israele!
18 Elia rispose:
- Non sono io! La causa delle disgrazie d'Israele siete voi, tu e la tua famiglia, perché avete smesso di osservare i comandamenti del Signore e avete adorato gli idoli di Baal!
19 Ora fai riunire tutto il popolo d'Israele intorno a me sul monte Carmelo e convoca i quattrocentocinquanta profeti del dio Baal e i quattrocento della dea Asera, i protetti della regina Gezabele.
20 Acab riunì gli Israeliti e i profeti sul monte Carmelo.
21 Elia si avvicinò al popolo e cominciò a parlare:
- Fino a quando ondeggerete senza decidervi? Se il Signore è Dio, servitelo; ma se il Dio è Baal, servite lui! Il popolo non disse una parola.
22 Elia riprese a parlare:
Sono rimasto solo io, sono l'unico profeta del Signore, mentre quelli di Baal sono quattrocentocinquanta.
23 Portateci due tori. I profeti di Baal ne sceglieranno uno, lo faranno a pezzi e lo metteranno sulla legna sopra l'altare, senza però darvi fuoco. Io preparerò l'altro, lo metterò anch'io sulla legna, ma non accenderò il fuoco.
24 Voi invocherete i vostri dèi e io invocherò il Signore. Il vero Dio sarà quello che risponderà mandando il fuoco!
Il popolo rispose:
- Siamo d'accordo!
25 Elia disse ai profeti di Baal:
- Scegliete un toro e cominciate voi per primi, perché siete più numerosi. Invocate i vostri dèi, ma non accendete il fuoco.
26 Essi presero il toro, lo prepararono e invocarono Baal, dal mattino fino a mezzogiorno. Gridavano: «Baal, ascoltaci»; ma la sola risposta fu il silenzio. Fecero anche delle danze sacre attorno all'altare che avevano costruito.
27 Verso mezzogiorno, Elia cominciò a prenderli in giro: «Gridate più forte, perché Baal è un dio! È occupato! oppure ha dovuto assentarsi un momento! si è messo in viaggio! dorme! svegliatelo!».
28 I profeti di Baal si misero a gridare più forte. Secondo il loro rituale, si fecero dei tagli sul corpo con spade e lance, fino a far uscire il sangue.
29 Nel pomeriggio parlarono in estasi fino all'ora del sacrificio, ma non udirono nessuna voce e non ebbero alcun cenno di risposta.
30 A quel punto Elia disse al popolo: «Avvicinatevi tutti». La gente si raccolse intorno a lui ed egli si mise a riparare l'altare del Signore che era stato distrutto.
31 Prese dodici pietre, una per ogni tribù dei discendenti di Giacobbe (al quale il Signore aveva dato il nome di «Israele»).
32 Con queste pietre ricostruì l'altare dedicato al Signore. Poi, tutt'intorno, scavò un fosso che poteva contenere due vasi di granaglie.
33 Collocò la legna sull'altare, tagliò il toro e lo depose sulla legna.
34 Poi ordinò: «Riempite quaranta vasi d'acqua e versatela sull'offerta e sulla legna». Lo ripeté per tre volte e per tre volte gli Israeliti eseguirono il suo ordine.
35 L'acqua scorreva intorno all'altare e il fosso si riempì.
36 All'ora del sacrificio pomeridiano, il profeta Elia si avvicinò all'altare e pregò: «Signore, Dio d'Abramo, d'Isacco e d'Israele! È venuto il momento! Fa' vedere a tutti che tu sei Dio in Israele, che io sono il tuo servo e che ho fatto tutto questo per ordine tuo.
37 Ascoltami, Signore! Così questo popolo capirà che tu solo, o Signore, sei Dio e che ora conduci di nuovo Israele ad esserti fedele».
38 Il Signore mandò un fuoco che consumò l'offerta, la legna, persino le pietre e la terra all'intorno, e prosciugò il fosso.
39 Il popolo vide tutto questo. Si inchinarono con la faccia a terra e gridarono: «Il Signore è Dio! È lui il vero Dio».
40 Elia ordinò: «Prendete i profeti di Baal! Non lasciatene scappare neppure uno!». Essi li presero, ed Elia li portò al torrente Kison e li sgozzò.
Fine della siccità
41 Elia disse ad Acab: «Ora va' pure a mangiare e bere, perché si sente già il rumore della pioggia».
42 Acab andò, mentre Elia salì sulla cima del monte Carmelo. Si inchinò fino a terra, con la testa fra le ginocchia.
43 Poi ordinò al suo servitore: «Va' a guardare in direzione del mare». Il servo andò, ma poi tornò a dire a Elia: «Non c'è niente». Per sette volte Elia mandò il servitore a guardare.
44 La settima volta rispose: «Una piccola nube, non più grande del palmo di una mano, sta salendo dal mare». Allora Elia gli disse: «Va' dal re Acab e digli di attaccare subito i cavalli ai carri e di partire, per non essere fermato dalla pioggia».
45 Nel frattempo il cielo si era riempito di nuvole scure e il vento si era messo a soffiare. Poi cominciò a piovere a dirotto. Acab tornò con il suo carro nella città di Izreel.
46 Elia sollevò la veste fino alla vita e, sostenuto dalla potenza del Signore, corse fino all'ingresso di Izreel, davanti ad Acab.
CAPITOLO 19
Elia sul monte Oreb
1 Acab raccontò a sua moglie Gezabele tutto quel che Elia aveva fatto e come aveva ucciso tutti i profeti.
2 Gezabele mandò un messaggero ad Elia per dirgli: «Mi puniscano gli dèi, se entro domani a quest'ora non ti avrò fatto fare la stessa fine dei profeti!»
3 Elia ebbe paura e fuggì per salvarsi la vita. Arrivato a Bersabea, nel territorio di Giuda, lasciò il suo servitore e
4 proseguì nel deserto un'altra giornata di cammino. Alla fine si mise sotto una ginestra. Si augurò di morire: «Signore, - disse, - non ne posso più! Toglimi la vita, perché non valgo più dei miei padri».
5 Si coricò e si addormentò sotto la ginestra, ma all'improvviso un angelo lo svegliò e disse: «Alzati e mangia».
6 Subito notò accanto alla sua testa una focaccia, di quelle cotte su pietre arroventate, e una brocca d'acqua. Dopo aver mangiato e bevuto, si mise di nuovo a dormire.
7 L'angelo del Signore lo svegliò una seconda volta: «Mangia ancora, - gli disse, - perché il cammino sarà molto lungo per te».
8 EIia si alzò, mangiò e bevve. Poi, rinforzato da quel cibo, camminò quaranta giorni e quaranta notti, fino all'Oreb, il monte di Dio.
9 Andò in una grotta e vi passò la notte. Il Signore gli chiese:
- Che fai qui, Elia?
10 Elia rispose:
- Signore, Dio dell'universo, sono stato preso da un'ardente passione per te, quando ho visto che gli Israeliti hanno violato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari e hanno ucciso i tuoi profeti. Sono l'unico rimasto, ma cercano di togliermi la vita.
11 Il Signore rispose ad Elia:
- Esci dalla grotta e vieni sulla montagna, alla mia presenza.
Infatti il Signore stava passando. Davanti a lui un vento fortissimo spaccava le montagne e fracassava le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
12-13 Dopo il terremoto venne il fuoco, ma il Signore non era neppure nel fuoco. Dopo il fuoco, Elia udì come un lieve sussurro. Si coprì la faccia col mantello, uscì sull'apertura della grotta e udì una voce che gli diceva:
- Che fai qui, Elia?
14 Allora rispose:
- Signore, Dio dell'universo, sono stato preso da un'ardente passione per te, quando ho visto che gli Israeliti hanno violato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari e hanno ucciso i tuoi profeti; sono rimasto solo io, ma cercano di togliermi la vita!
15 Il Signore gli rispose:
- Ritorna sui tuoi passi, in direzione del deserto di Damasco. Entra in città e consacra Cazael re di Aram.
16 Poi va' a consacrare re d'Israele Ieu, figlio di Nimsi, e consacra come profeta al posto tuo Eliseo, figlio di Safat, originario di Abel-Mecola.
17 Chi sfuggirà alla spada di Cazael sarà ucciso da Ieu. Chi scamperà alla spada di Ieu, sarà ucciso da Eliseo.
18 Risparmierò settemila Israeliti tutti quelli che non hanno piegato le ginocchia davanti al dio Baal e non hanno baciato la sua statua.
La vocazione di Eliseo
19 Mentre tornava dal monte Oreb, Elia incontrò Eliseo, figlio di Safat, intento ad arare. Davanti a lui c'erano dodici paia di buoi. Eliseo guidava l'ultimo paio. Nel passargli accanto, Elia gli stese sopra il proprio mantello.
20 Eliseo lasciò i buoi, corse dietro a Elia e gli disse:
- Vorrei andare a salutare mio padre e mia madre, poi ti seguirò.
- Va' pure, ma torna di nuovo! Sai quello che ho fatto di te! - rispose Elia.
21 Eliseo si separò da Elia, uccise un paio di buoi e li offerse in sacrificio; usò la legna del giogo per cuocere la carne e fece un pranzo a quelli che erano con lui. Poi partì e seguì Elia, come suo aiutante.
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CAPITOLO 21
La vigna di Nabot
1 Nella città di Izreel, accanto al palazzo di Acab, re di Samaria, c'era una vigna. Essa apparteneva a un certo Nabot.
2 Un giorno, Acab disse a Nabot:
- Cedimi la tua vigna. Vorrei usarla come orto, perché è molto vicina al mio palazzo. In cambio ti darò una vigna migliore o, se preferisci, il giusto prezzo.
3 Nabot rispose ad Acab:
- Ho ricevuto questa vigna in eredità dai miei antenati, perciò non ho il diritto di cedertela. Il Signore non lo permetterebbe.
4 Il re Acab se ne tornò a casa irritato e di cattivo umore, perché Nabot si era rifiutato di cedergli l'eredità ricevuta dai suoi antenati. Andò a letto senza mangiare e voltò la faccia contro il muro.
5 Sua moglie Gezabele venne da lui e gli chiese:
- Perché sei così di cattivo umore? Perché non mangi niente?
6 Acab rispose:
- Ho chiesto a Nabot di Izreel di cedermi la sua vigna in cambio di denaro o, se preferiva, di un'altra vigna, ma lui mi ha risposto: «Non ti darò la mia vigna!».
7 - Sei o non sei tu il re d'Israele? - ribatté la moglie Gezabele. - Adesso alzati, vieni a mangiare e non preoccuparti; ti farò avere la vigna di Nabot di Izreel.
8 La regina scrisse alcune lettere a nome del re e le autenticò col sigillo regale e le mandò agli anziani e alle persone più importanti della città dove abitava Nabot.
9 Le lettere dicevano: «Proclamate un giorno di digiuno, radunate la gente e fate sedere Nabot davanti a tutti.
10 Poi fate venire due persone senza scrupoli ad accusare Nabot di aver maledetto Dio e il re. Alla fine conducetelo fuori città e uccidetelo a sassate».
11 Gli anziani e le persone importanti della città dove viveva Nabot ubbidirono agli ordini mandati per lettera dalla regina Gezabele.
12 Proclamarono un giorno di digiuno e, quando la gente si fu riunita, fecero sedere Nabot davanti a tutti.
13 Vennero due persone senza scrupoli e accusarono Nabot di aver maledetto Dio e il re. Nabot fu portato fuori della città e ucciso a sassate.
14 Poi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è morto, ucciso a colpi di pietra».
15 Appena ricevette questa notizia, Gezabele disse al re Acab: «Puoi andare a prender possesso della vigna che Nabot si rifiutava di cederti: ormai è morto!».
16 A queste parole, Acab si alzò subito e andò a impadronirsi della vigna di Nabot.
Elia annunzia il castigo di Acab e Gezabele
17 Allora il Signore disse a Elia di Tisbe:
18 «Va' dal re d'Israele lo troverai nella vigna di Nabot, della quale è andato a prendere possesso.
19 Riferiscigli queste parole da parte mia: Tu hai ucciso un uomo e ora vuoi impadronirti dei suoi beni?, e poi aggiungi: I cani leccheranno il tuo sangue nello stesso posto dove hanno leccato quello di Nabot!».
20 Quando il re Acab vide Elia, gli disse: - Sei riuscito a trovarmi, mio nemico? - Sì, ti ho trovato, - rispose Elia, - perché tu non fai altro che andar contro la volontà del Signore.
21 Perciò egli ti manda a dire: «Manderò una rovina sulla tua famiglia. Eliminerò ogni maschio della tua famiglia, dal primo all'ultimo, in tutto Israele.
27 Ordinate loro di rinchiuderlo in prigione e di tenerlo a pane e acqua, finché non tornerò sano e salvo dalla guerra!
28 Michea replicò:
- Se tornerai sano e salvo vorrà dire che il Signore non ha parlato per bocca mia.
Acab muore in combattimento
(vedi 2 Cronache 18, 28- 34)
29 Il re d'Israele, Acab, e il re di Giuda, Giosafat, salirono a Ramot di Galaad.
30 Acab disse a Giosafat: «Per combattere, io mi travestirò, ma tu tieni i tuoi abiti regali». Il re Acab si travestì e andò a combattere.
31 Il re di Aram aveva ordinato ai trentadue capi dei suoi carri: «Voi cercate di colpire il re d'Israele e lasciate perdere tutti gli altri».
32 Quando i capi dei carri videro Giosafat, dissero: «Ecco là il re d'Israele!», e si gettarono verso di lui per attaccarlo. Giosafat si mise a gridare,
33 i capi dei carri si accorsero che non era lui il re d'Israele, e si allontanarono.
34 Un soldato, però, tirò a caso con l'arco e una freccia colpì proprio Acab, infilandosi fra le piastre della sua corazza. «Sono ferito! - gridò Acab al suo cocchiere. - Gira il carro e portami lontano dal campo di battaglia».
35 La battaglia infuriò per tutto il giorno e il re Acab dovette stare nel suo carro, di fronte allo schieramento arameo. Dalla ferita il sangue colava sul fondo del carro. Alla sera morì.
36 Al tramonto un grido si diffuse per il campo: «Ritiriamoci! Tutti al proprio paese o alla propria città».
37 Dopo la sua morte, il corpo di Acab fu trasportato a Samaria e sepolto là.
38 Il suo carro fu lavato nella vasca di Samaria. I cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si lavarono, come il Signore aveva annunziato.
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II° libro dei Re
CAPITOLO 1
Il profeta Elia e il re Acazia
1 Dopo la morte del re Acab, i Moabiti cominciarono a ribellarsi al regno d'Israele.
2 Un giorno Acazia, re d'Israele, mentre era nella stanza superiore della sua casa, a Samaria, cadde dalla finestra e si ferì gravemente. Allora mandò alcuni messaggeri con quest'ordine: «Andate a consultare Baal-Zebub, il dio della città di Accaron, per sapere se guarirò».
3 Ma l'angelo del Signore ordinò a Elia di Tisbe: «Va' incontro ai messaggeri del re di Samaria e di' loro: Perché andate a consultare Baal-Zebub, il dio di Accaron? Non c'è un Dio in Israele?
4 Questo è il messaggio del Signore per il re: Non ti alzerai più dal letto: morirai di sicuro!». Elia andò.
5 Quando più tardi i messaggeri tornarono dal re, egli chiese loro:
- Come mai siete già qui?
6 - Un uomo ci è venuto incontro, - risposero, - e ci ha ordinato: «Tornate dal re che vi ha mandato e riferitegli queste parole del Signore: Perché vuoi far consultare Baal-Zebub, il dio della città di Accaron? Non c'è un Dio in Israele? Non ti alzerai più dal letto: morirai di sicuro!».
7 - Com'era l'uomo che vi è venuto incontro e vi ha detto queste cose? - chiese il re.
8 - Aveva un mantello di pelo e una cintura di cuoio sui fianchi, - risposero.
- Allora è Elia di Tisbe! - esclamò il re.
9 Poi ordinò a un ufficiale di andare da Elia
con i suoi cinquanta uomini. L'ufficiale andò da lui. Elia era seduto in cima a un monte.
- Scendi di lì, uomo di Dio! È un ordine del re, - disse l'ufficiale.
10 - Sono un uomo di Dio? - rispose Elia al comandante dei cinquanta uomini. - Allora scenda un fuoco dal cielo a distruggere te e i tuoi cinquanta uomini!
Subito scese un fuoco dal cielo e uccise l'ufficiale e i suoi cinquanta uomini.
11 Il re mandò da Elia un altro ufficiale con altri cinquanta uomini.
- Scendi subito di lì, uomo di Dio, - gridò l'ufficiale. - Fa' in fretta; è un ordine del re!
12 Elia rispose:
- Sono un uomo di Dio? Allora scenda un fuoco dal cielo e distrugga te e i tuoi cinquanta uomini!
Subito scese un fuoco dal cielo e uccise l'ufficiale e i suoi cinquanta uomini.
13 Per la terza volta il re mandò da Elia un ufficiale con cinquanta uomini. Egli andò sul monte, s'inginocchiò davanti a Elia e lo supplicò:
- Uomo di Dio, non far morire me e i miei uomini, tuoi servitori!
14 Gli altri ufficiali e i loro uomini sono stati uccisi da un fuoco sceso dal cielo. Non farci morire, ti prego!
15 - L'angelo del Signore ordinò a Elia: «Va' con l'ufficiale; non aver paura».
Elia seguì l'ufficiale, andò dal re
16 e gli disse: «Questo è il messaggio del Signore: Tu hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, il dio della città di Accaron. Non c'era forse in Israele un Dio da consultare? Non ti alzerai più dal letto: morirai!».
17 Come il Signore aveva annunziato per mezzo di Elia, il re morì. Non aveva figli, perciò dopo di lui regnò suo fratello Ioram. Quando Ioram divenne re d'Israele, in Giuda regnava da due anni un altro Ioram, figlio di Giosafat.
18 Gli altri fatti della vita di Acazia sono scritti nella "Storia dei re d'Israele".
CAPITOLO 2
I due Regni all'epoca del profeta Eliseo
Elia è portato in cielo: gli succede Eliseo
1 Un giorno il Signore rapi Elia in cielo in un turbine di vento. Elia ed Eliseo stavano allontanandosi da Galgala.
2 Elia disse a Eliseo:
- Tu fermati qui: a me il Signore ha ordinato di andare a Betel.
Ma Eliseo rispose:
- Giuro davanti al Signore e davanti a te che non ti abbandonerò!
Così andarono tutt'e due a Betel.
3 Il gruppo dei profeti di Betel andò incontro a Eliseo:
- Non sai che oggi il Signore ti porterà via il tuo maestro? - gli dissero.
- Sì, lo so, - rispose Eliseo; - ma state zitti, non parlatene.
4 Elia disse a Eliseo:
- Tu fermati qui: a me il Signore ha ordinato di andare a Gerico.
Ma Eliseo rispose:
- Giuro davanti al Signore e davanti a te che non ti abbandonerò!
Così andarono tutt'e due a Gerico.
5 Il gruppo dei profeti di Gerico raggiunse Eliseo.
- Non sai che oggi il Signore ti porterà via il tuo maestro? - gli dissero.
- Sì, lo so, - rispose Eliseo; - ma state zitti, non parlatene.
6 Poi Elia disse a Eliseo:
- Tu fermati qui. A me il Signore ha ordinato di andare al fiume Giordano.
Ma Eliseo rispose:
- Giuro davanti al Signore e davanti a te che non ti abbandonerò!
Partirono tutt'e due.
7 Cinquanta profeti li seguirono. Elia ed Eliseo si fermarono in riva al Giordano. I cinquanta profeti si tenevano a una certa distanza.
8 Elia prese il suo mantello, lo arrotolò e lo sbattè contro le acque del fiume, e le acque si divisero in due; così Elia ed Eliseo poterono raggiungere l'altra riva all'asciutto.
9 Mentre attraversavano, Elia chiese a Eliseo:
- Dimmi che cosa posso fare per te, prima che il Signore mi porti via.
- Vorrei essere l'erede principale del tuo spirito di profeta, - rispose Eliseo.
10 - Non è poco! - disse Elia, e aggiunse: - Avrai quel che chiedi, se riuscirai a vedermi mentre verrò portato via da te: altrimenti no.
11 Continuarono a camminare e a parlare. Un carro di fuoco con cavalli di fuoco passò in mezzo a loro. Elia fu rapito in cielo in un turbine di vento.
12 Eliseo riuscì a vedere e gridò: «Elia, padre mio! Difesa e forza d'Israele». Poi non lo vide più. Allora, per il dolore, strappò in due i suoi vestiti.
13 Raccolse il mantello che era caduto a Elia, tornò indietro e si fermò in riva al Giordano.
14 Prese il mantello d'Elia, lo sbattè contro le acque del fiume e invocò: «Signore, Dio d'Elia, dove sei?». Poi, come aveva fatto Elia, colpì le acque ed esse si divisero in due: egli poté attraversare.
15 Da lontano i profeti di Gerico lo videro e dissero: «Lo spirito profetico d'Elia è passato ad Eliseo». Gli corsero incontro e s'inchinarono davanti a lui fino a terra.
16 Gli proposero: - Qui, fra noi, ci sono cinquanta uomini coraggiosi e forti: mandiamoli a cercare il tuo maestro. Forse lo spirito del Signore l'ha soltanto preso e gettato su un monte o in fondo a una valle.
Eliseo rispose:
- Non mandateli!
17 Ma la loro insistenza fu tale che alla fine Eliseo si rassegnò:
- Fate pure.
Così mandarono i cinquanta uomini alla ricerca d'Elia. Rimasero via tre giorni, ma non riuscirono a trovarlo.
18 Allora tornarono a Gerico, da Eliseo.
- Era inutile andare. Ve l'avevo detto! - disse loro Eliseo.