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Elisabetta della SS.ma TrinitÓ B - 8 novembre

Beata

ELISABETTA

della Santissima Trinità

 VERGINE

 

8 novembre

Elisabetta Catez (Camp d'Avor, Bourges, Francia, 18 luglio 1880 - Dijon, 9 novembre 1906) entrò tra le Carmelitane Scalze di Dijon nel 1901, emettendovi i voti nel 1903. Vera adoratrice in spirito e verità, pur fra pene interiori e malattie, visse come "lode di gloria' alla Trinità presente nell' anima" trovando nel mistero dell'inabitazione il suo "cielo sulla terra", la sua grazia e la sua missione ecclesiale. Beatificata da Giovanni Paolo II il 25 novembre1984, rappresenta uno dei vertici della spiritualità moderna che riscopre la Parola di Dio e imposta l'esistenza del battezzato sul mistero della grazia e quindi della partecipazione alla vita intima di Dio Uno-Trino.

 

O Dio, ricco di misericordia, che hai dischiuso alla beata Elisabetta della Trinità il mistero della tua arcana presenza nell' anima del giusto, e l'hai resa adoratrice in spirito e verità, per sua intercessione fa’ che perseveriamo nell' amore di Cristo, per essere tempio dello Spirito a lode della tua gloria.

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Elisabetta Catez (Camp d'Avor, Bourges, Francia, 18 luglio 1880 - Dijon, 9 novembre 1906) entrò tra le Carmelitane Scalze di Dijon nel 1901, emettendovi i voti nel 1903. Vera adoratrice in spirito e verità, pur fra pene interiori e malattie, visse come "lode di gloria' alla Trinità presente nell' anima" trovando nel mistero dell'inabitazione il suo "cielo sulla terra", la sua grazia e la sua missione ecclesiale. Beatificata da Giovanni Paolo II il 25 novembre1984, rappresenta uno dei vertici della spiritualità moderna che riscopre la Parola di Dio e imposta l'esistenza del battezzato sul mistero della grazia e quindi della partecipazione alla vita intima di Dio Uno-Trino.

 

O Dio, ricco di misericordia, che hai dischiuso alla beata Elisabetta della Trinità il mistero della tua arcana presenza nell' anima del giusto, e l'hai resa adoratrice in spirito e verità, per sua intercessione fa’ che perseveriamo nell' amore di Cristo, per essere tempio dello Spirito a lode della tua gloria.

 

 

ELEVAZIONE ALLA SS. TRINITÀ

della BEATA ELISABETTA

- O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per fissarmi in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità. Nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da Te, o mio Immutabile; ma che, ad ogni istante, io mi immerga sempre più nelle profondità del tuo mistero!

Pacifica l'anima mia; rendila tuo cielo, tua prediletta dimora e luogo del tuo riposo. Che, qui, io non ti lasci mai solo; ma tutta io vi sia, vigile e attiva nella mia fede, immersa nella adorazione, pienamente abbandonata alla tua azione creatrice.

O amato mio Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti... fino a morirne!...

Ma sento tutta la mia impotenza; e Ti prego di rivestirmi di Te, di identificare tutti i movimenti della mia anima a quelli dell'anima tua, di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che un riflesso della Tua Vita. Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.

O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passar la mia vita ad ascoltarti, voglio rendermi docilissima ad ogni tuo insegnamento, per imparare tutto da Te; e poi, nelle notti dello spirito, nel vuoto, nell'impotenza, voglio fissarti sempre e starmene sotto il tuo grande splendore. O mio Astro adorato, affàscinami, perché io non possa più sottrarmi alla tua irradiazione.

O fuoco consumante, Spirito d'amore, discendi in me, perché si faccia nell'anima mia quasi una incarnazione del Verbo! Che io Gli sia un prolungamento di umanità, in cui Egli possa rinnovaree tutto il Suo mistero.

E Tu, o Padre, chinati verso la tua povera, piccola creatura, coprila della tua ombra, non vedere in essa "che il Diletto nel quale hai posto la tua compiacenza.

O miei « Tre », mio Tutto, Beatitudine mia, Solitudine infinita, Immensità nella quale mi perdo, io mi abbandono a Voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra Luce l'abisso delle vostre grandezze.

21 novembre 1904.

 

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO A DIO

PER I DONI CONCESSI ALLA BEATA ELISABETTA DELLA SS.MA TRINITA'

 

Ti ringrazio, Signore, per i doni e le grazie che hai accordato a questa tua creatura che ci hai voluto lasciare come esempio da seguire.

Donasti a Elisabetta una sensibilità straordinaria per le cose dello spirito che riuscirono ad attirarla a te fin da giovanissima.

Le donasti la forza e il coraggio di cambiare il carattere per rendersi di più a Te accetta.

Le svelasti il mistero profondo della tua presenza nella sua anima, come in quella di ogni persona umana, che contemplava con rispetto e adorava con amore.

L'avvolgesti col mistero dei misteri, quello della Santissima Trinità, nel quale si sentì immersa e si abbandonò generosamente assaporando l'amore che le svelasti e le donasti.

Dalla tua Parola staccò il programma della sua vita che volle fosse tutta una lode di gloria (laudem gloriae) per Te. E riuscì ad esserlo dimenticandosi completamente tesa solo a servirti nel prossimo come Tu  desideravi.

Restò nel mondo fino a ventun'anni, scoprendo nella volontà della mamma la tua volontà, che abbracciò con gioia nell'attesa di realizzare il sogno di essere a Te consacrata per sempre.

Non tralasciò feste e viaggi  che la mamma le fece intraprendere, per provare la sua vocazione, affidandosi fiduciosamente prima di ogni incontro mondano al tuo aiuto che constatò giorno per giorno,

facendola vivere raccolta in Te e gioiosamente aperta alle amicizie.

Coltivò quel dialogo intimo con "i Tre", che sentiva presenti e che adorava nonostante il chiasso che le stava intorno.

Sviluppò i doni che le facesti, come quello del suono del pianoforte e della giovialità, mettendoli a servizio degli altri con serenità e semplicità tanto da rendersi amabile e indispensabile per far riuscire bene le feste, nelle quali suonava per Te, presente in sé e in coloro che la circondavano.

Al Carmelo perfezionasti l'opera della sua santificazione facendole nascere forte il desiderio di volersi unire al tuo sacrificio della Croce per collaborare con te al perdono dei peccati e al bene della Santa Chiesa.

Le facesti nascere nel cuore un'attenzione tutta particolare alla Porta del Cielo (Janua Coeli), alla quale affidò la sua vita perché fosse difesa dal pericolo di allontanarsi da Te e fosse  a Te portata proprio attraverso di lei.

Il Cielo che aveva trovato quaggiù "perché il Cielo era Dio e Dio era nella sua anima", le si aprì presto portandola a perdersi in Te, Dio, e nel mistero delle Tre Persone divine con le quali le avevi già concesso di vivere su questa terra.

Grazie, Signore, per la Beata Elisabetta, e fa' che la scia luminosa che ci ha lasciato possa attirare anche noi, rivestiti di quell'amore che Tu sai sempre donare alle anime che desiderano Te sopra ogni cosa!

 

 

Elisabetta Catez nasce a Bourges, in Francia, il 18 luglio 1880, in un campo militare dove il padre presta servizio con il grado di capitano.

L’educazione ricevuta non può non risentire di questa circostanza dando un’impronta di fermezza a tutta la sua vita.

Portava nelle vene un sangue combattivo, pronto alla reazione.. La sua prima infanzia, fino ai sette anni, fu attraversata da scoppi di collera indomabili.

A sete anni perde il padre, dopo che la famiglia si era trasferita a Digione. Resta sola con la mamma e la sorella Margherita, di qualche anno più piccola di lei.

A undici anni riceve la Prima Comunione e, qualche mese dopo, il Sacramento della Cresima. Al parlatorio del Carmelo riceve dalla priora un santino di Santa Elisabetta con la spiegazione del nome: "Casa di Dio". Questa circostanza la colpisce e con fervore cerca di accostarsi all’Eucaristia più che può (a quei tempi non si poteva ricevere tanto spesso). A quattordici anni, proprio durante il ringraziamento alla Comunione, sente la chiamata ad essere tutta di Gesù e gli offre la sua verginità.

A diciassette anni manifesta alla mamma il desiderio di entrare nel Carmelo per farsi monaca. La mamma non la ostacola teoricamente, ma le dice di aspettare i ventuno anni. A diciannove anni dà il suo consenso, ma non transige sull’attesa della maggiore età. Nel frattempo la porta in giro per tutta la Francia.

Studia pianoforte. La mamma probabilmente sognava di farne un’artista. Alla scuola privata e al conservatorio riesce brillantemente. Una vera artista.

Diventa l’anima delle feste. Ma anche quando esegue, tra l’ammirazione del mondo che la circonda, dei difficili pezzi d’autore, ella pensa a Gesù, pensa alla Comunione che avrebbe fatto il giorno dopo. Vorrebbe essere attrice perché anche lì ci sia un cuore che ami Gesù. Passano gli anni nella maturazione di amore e sorriso. I viaggi e pellegrinaggi, invece di distrarla, la uniscono sempre più al suo Cristo. E’ veramente "Nascosta con Cristo in Dio".

Anche nella sua vita privata dice: "Quando non posso più pregare, suono, lo faccio per il buon Dio".

Altre testimonianze scritte ci dicono: "In mezzo alle feste mondane, ero come attratta dal mio Maestro e dal pensiero della Comunione dell’indomani a tal punto che divenivo insensibile, estranea a quanto accadeva intorno a me". Ancora: "Quando ero invitata a delle feste, prima di uscire, andavo a chiudermi nella mia stanza e pregavo.. sapevo che avevo un temperamento ardente e dovevo essere molto vigile".

Due anni prima di entrare in monastero, a 19 anni, la presenza di Gesù in sé, grazie a un buon Direttore spirituale, si trasforma in presenza Trinitaria. Da allora danza pensando "ai suoi Tre".

Chi la osserva non può non notare il suo raccoglimento interiore. Una volta una zia, durante un ricevimento, l’accostò esclamando: "Elisabetta, tu vedi Dio!", tanto brillavano i suoi occhi attenti a qualcosa di trascendente.

A 21 anni finalmente entra in monastero. Resterà attaccatissima alla mamma e alla sorella, con le quali, oltre alle consuete visite permesse dalla dura disciplina della clausura, manterrà una costante corrispondenza epistolare.

La sua vita in monastero può racchiudersi in questa sua espressione: "Ho trovato il cielo sulla terra. Perché il cielo è Dio e Dio è nell’anima mia. Il giorno in cui l’ho compreso, tutto per me si è illuminato".

Scoprirà anche un nome nuovo: "Lode di gloria" della Santissima Trinità, con il quale amerà ormai chiamarsi.

In occasione del matrimonio della sorella le scrive una lettera della quale riportiamo alcune espressioni di affetto e preghiera, per far comprendere come Elisabetta, anche in clausura, seguisse la famiglia e vivesse i più differenti eventi in una dimensione tutta spirituale:

"Mia cara piccola Guite, alla vigilia del grande giorno, la tua Elisabetta t'invia tutto il suo cuore, tutta la sua anima... Puoi immaginare con che fervore ho pregato per i fidanzati e come chiedo al buon Dio di versare su di essi le sue più dolci benedizioni. Egli vi ama, Guite, e la vostra unione è sicuramente benedetta da lui!... Questa mattina ho fatto la S. Comunione per te e durante la Messa delle otto la mia anima era stretta e tutta unita alle vostre...." (lettera 119 del 14 ottobre 1902).
  Alla nascita della prima bimba, alla quale la sorella ha posto il nome di Elisabetta, scrive:
"Mia cara Guite, abbiamo fatto una vera ovazione stamani, durante la ricreazione, alla tua piccola Sabeth. La nostra reverenda e ottima Madre era felicissima di mostrarci la sua fotografia, e puoi immaginare se il cuore della zia Elisabetta batteva forte!... Oh Guite mia, l'amo quest'angioletto, credo, quanto la sua mammina, e non è poco; e poi, vedi, mi sento tutta penetrata di riverenza di fronte a questo piccolo tempio della S. Trinità. La sua anima mi appare come un cristalli che riflette il buon Dio e se le fossi vicina, mi metterei in ginocchio per adorare colui che dimora in lei. Vuoi abbracciarla, Guite, per la zia carmelitana e prendere la mia anima insieme con la tua per raccoglierti accanto alla tua piccola Sabeth? Se fossi ancora tra voi, come vorrei nutrirla, cullarla ... che so io? Ma il buon Dio m'ha chiamata sulla montagna perché sia il suo angelo, perché l'avvolga di preghiera. Di tutto il resto faccio con gioia sacrificio a lui per la tua piccola: in fondo per il mio cuore non ci sono più distanze e sono così vicina a voi. Lo senti, non è vero? Vedo che il buon Dio esaudisce le preghiere delle sue carmelitane perché la bambina e la mamma stanno così bene. La nostra reverenda Madre è stata felicissima delle notizie che la mia buona mamma le ha inviato oggi. Sono certa che S. Giuseppe compirà l'opera sua e tu potrai allattare la tua diletta creatura: prego tanto secondo questa intenzione perché so quanto ti è cara!... se tu sapessi come sono commossa al pensiero che tu sei mamma! Ti affido, te e il tuo angelo, a Colui che è amore. L'adoro insieme con voi e vi stringo a me sul suo cuore. La tua Elisabetta della Trinità" (lettera 163 di marzo 1904).

Quando la sorella darà alla luce la seconda bambina scrive:
"Mia cara Guite, abbiamo cantato l'Alleluia e così la reverenda Madre mi permette di venirti a dire al più presto quanto mi unisca alle tue gioie materne: sono così contenta di essere zia una seconda volta, e soprattutto di una femminuccia, perché mi sembra, vedi, che l'unione esistente un tempo fra noi due, si vada perpetuando nel tuo dolce focolare ed io mi compiaccio che Elisabettina abbia una Odetta, come la zia Elisabetta aveva una Margherita. La nostra cara Madre, che s'interessa tanto a te, era felicissima di darmi la grande notizia e m'incarica di dirtelo.... Durante questa grande settimana, ho portato dappertutto la tua anima insieme con la mia, soprattutto durante la notte del Giovedì Santo, e poiché non potevi andare tu da Lui, gli ho detto di venire Lui da te. Nel silenzio dell'orazione ripetevo piano piano alla mia Guite queste parole che il Padre Lacordaire rivolgeva S. Maddalena allorché essa cercava il Maestro nel mattino della Resurrezione: «Non lo domandate più a nessuno sulla terra, a nessuno nel cielo, perché lui è la vostra anima e la vostra anima è lui! ». Oh sorellina, come benedice Dio il tuo piccolo nido, come ti ama affidandoti queste due animucce «che egli ha scelte in Gesù, prima della creazione, perché fossero sante e senza macchia al suo cospetto nella carità» (S. Paolo). Sei tu che devi orientarle verso di Lui e serbarle tutte sue.
T'incarico, Guire, di dire a Giorgio la ripercussione che ha nel mio cuore ogni vostra gioia di cui rendo grazie al "Dio dal quale viene ogni dono perfetto". Addio in Lui, mammina. Mi raccolgo con re accanto alle piccine : ciascuna di loro ha, accanto a sé, il suo bell'angelo che vede la faccia di Dio. Chiediamogli che ci rapisca in Lui e ci stabilisca nel suo amore. Ti ricopro della mia tenerezza e della mia preghiera insieme con i tuoi due tesori. Sono lieta di vedere Elisabettina. Dille che dia un bacio alla nonna per la zia. Invio a Odetta un medaglia che ha toccato il miracoloso Gesù Bambino di Beaune. È di rame, perché io sono una povera carmelitana. Potrai metterla alla sua culla affinché Dio, che ama tutti i piccoli, la benedica e la protegga. Suor M. E. della Trinità" (lettera 193 del 23 aprile;I905).

In una visita che la sorella fa al monastero con le sue bambine Elisabetta la invita a baciare sul petto le sue creature, perchè tempio di Dio, abitazione della Santissima Trinità.
  Sentimenti di affetto umano e soprannaturale si intrecciano nei suoi rapporti con chiunque. 287 lettere ne danno un'ampia testimonianza.

Poi il tempo della prova, anzi contemporaneamente, quando il suo animo si innalza in Dio, il fisico langue nelle più atroci sofferenze a causa di un morbo che in meno di due  anni la porterà alla tomba. E' il morbo di Addison che la consumerà rapidamente. Questa malattia, infatti, ha generalmente un esordio lento e insidioso, ma nel suo caso appare presto acuto e drammatico, con immediato pericolo di vita. Manifesta astenia, fino a una vera prostrazione fisica, un accentuato dimagrimento con anoressia, disidratazione, caduta della pressione arteriosa, ipoglicemia con disturbi digestivi di nasuea, vomito e dolori addominali acuti. Labbra, palato, lingua gengive subiscono deformazioni dolorose. Le diagnosi si susseguirono, come si susseguirono le varie cure. Elisabetta sorride ancora, anche se si accorge che il vero male sfuggiva al controllo medico. Solo più tardi si sarebbe capito che si trattava di quel tremendo male. I dolori andavano man mano crescendo. Lo stomaco si rifiutava di accogliere il cibo. L'addome le dava l'impressione di essere una tana di bestie che la divoravano. Il corpo s'ischeletriva ogni giorno di più, mentre aumentava il martirio della fame, della sete, del sonno.

Ben presto le condizioni peggiorarono, per diventare disperate nel 1906. E col dolore fisico fiorì nella sua vita, in maniera molto lancinante, anche il martirio spirituale. Notte e tenebre. Oscurità e spasimi. Se chi la vedeva diceva di vedere in lei anche fisicamente l’immagine del Crocifisso, non sospettava che nella sua anima, come in quella del Salvatore del Getsemani e del Calvario, ci fosse l'agonia dell'abbandono, della solitudine, del vuoto. E a un tale grado da spingerla, interiormente, anche verso la tentazione del suicidio.

Ma erano quelli i momenti nei quali sapeva di essere « lode di gloria ». Questa espressione dell' inizio della Lettera di San Paolo agli Efesini l'aveva colpita e affascinata. Vi aveva visto un suo « nome nuovo», quello della pienezza. Un nome che comportava una missione di partecipazione al mistero della passione e della morte di Colui che fu la « grande lode di gloria al Padre », il «Cristo crocifisso per amore », Così, a occhi chiusi, senza ragionare né chiedersi perché, si gettò con fede e amore nel « folto della croce».

«Mio Gesù, crocifisso per amore », aveva pregato nella celebre «Elevazione» del 21 novembre 1904, « vorrei essere una sposa per il tuo cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morirne... O Fuoco divorante, Spirito d'amore, sopravvieni in me, affinché si faccia nella mia anima come una Incarnazione del Verbo, ed io gli sia una umanità aggiunta in cui Egli rinnovi il suo mistero ». Il desiderio si realizza pienamente. Cristo, lode di gloria del Padre e per il bene del mondo.

«L'umanità aggiunta» consumava nel martirio e nell'oscurità il sacrificio di Gesù stesso.
« Se nostro Signore mi offrisse la scelta tra la morte in un'estasi o nell'abbandono del Calvario », scriveva, «le mie preferenze sarebbero per questa seconda forma, non per il merito, ma per glorificarlo e rassomigliargli. Ho l'impressione che il mio corpo sia sospeso e che la mia anima sia nelle tenebre; ma è l'Amore che opera questo. Io lo so, e nel mio cuore ne giubilo. Se fossi morta nello stato nel quale la mia anima si trovava in altri tempi, sarebbe stato troppo dolce. E' nella pura fede che me ne vado, e lo preferisco. Così rassomiglio di più al mio Maestro e sono maggiormente nella verità ».

E alla madre, separata dalla figlia dalla severa clausura, scriveva: « Il Padre mi ha predestinata ad esere conforme a "Suo Figlio crocifisso; il mio Sposo vuole che io gli sia una umanità aggiunta nella qua Egli possa soffrire ancora per la gloria del Padre e per aiutare la Chiesa. Questo pensiero mi fa tanto bene. Egli ha scelto la tua figlia per associarla alla grande opera della Redenzione, l'ha segnata col sigillo della Croce, e su di essa soffre come un prolungamento della Passione ».

Viveva il suo martirio come una grazia e un dono. Senza ripiegarsi su di sé. Con lo sguardo ai suoi « Tre », dai quali aveva forza e coraggio, e col cuore spalancato sul mondo e sulla Chiesa. Fu udita, dopo una crisi violenta, esclamare: « O Amore, Amore! Consumami per la tua gloria. Che essa possa dilatarsi a goccia a goccia per la tua Chiesa ».

La lode di gloria, configurata al Crocifisso per amore, finì di consumarsi il mattino del 9 novembre 1906. L'antivigilia era stata udita mormorare, quasi in tono di canto, le parole: «Vado alla luce, all'amore, alla vita ».

La vera vita comincia con la morte. Elisabetta, come tutti i grandi amici di Dio, l'aveva capito bene. Per questo, quando intorno a lei era oscurità e tenebre, guardava il cielo. Lo vedeva, si sarebbe detto. E per. fortificare le certezze della speranza, si appoggiava a Maria. Aveva sempre tanto amato la "Vergine dell'Incarnazione", l'umile creatura di fede che « vive al di dentro », in contemplazione dei Tre e in ascolto contemplativo della Parala. Aveva guardato a lei nell' ora in cui era stata chiamata a salire il Calvario., chiedendoLe di insegnarle a soffrire in silenzio., per amare, in comunione can Cristo. e con la Chiesa. Ora, mentre la « visione » sembrava affacciarsi tra le ambre della natte, si sentì spinta a guardare a Maria « Ianua Caeli ». Ella doveva aiutarla a dire "sì" ai «Tre» fina alla fine. Doveva introdurla nell'oceano dell'Amare: «Quando. avrò detto il mio «Consummatum est» sarà lei, «Ianua Coeli », che m'introdurrà in cielo... Sarà la Vergine, questo essere luminaso e puro della purezza di Dio, che mi prenderà per mano. e m'introdurrà in cielo. ».
Cielo e cielo. Il piccala cielo dell'anima e il cielo della visione. Sempre, comunque, nella fede e nella beatitudine eterna, lo stesso contatto coi « Tre », anche se quaggiù nell'oscurità delle tenebre della fede, nel paradiso invece nel contatto faccia a faccia.


LA SUA MISSIONE

Il messaggio. di Elisabetta è tutto in questa comunità di vita, di esperienza, di gaudio nei «Tre », coi « Tre », per i « Tre ». Per questo si comprendono le sue parole, scandite alla luce dell' eternità che costituiscono il sua messaggio di grazia.

« Mi sembra che in Cielo. la mia missione sarà quella di attirare le anime, aiutandole ad uscire da se stesse per aderire a Dio can un movimento spontaneo e pieno di amore, e di tenerle in quel grande silenzio interno che permette a Dia d'imprimersi in loro, di trasformarle in se stesso ».

« Come vorrei dire a tutte le anime quali sorgenti di forza, di pace e anche di felicità troverebbero se acconsentissero a vivere in questa intimità. Esse però non sanno aspettare. Se Dio non si comunica loro sensibilmente, abbandonano la sua santa presenza e, quando egli arriva carico di doni, non trova nessuno. L'anima è al di fuori, nelle cose esteriori, non abita più nel proprio intimo! ».

Elisabetta della Trinità è vissuta nel nostro tempo. Morta a ventisei anni, ha saputo consumare la sua esistenza in serenità e gioia nel dono di sé. Un dono che la portava a «vivere al di dentro », in comunione col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che vivono nell'anima in grazia, in adorazione e lode. In tale contatto di fede e di amore coi «Tre» attinse la forza per dire il sì alla crocifissione dolorosa che la rese "conforme all'immagine di Cristo" e vera lode di gloria al Padre per il bene di tutta la Chiesa, di tutti i fratelli.

Di noi tutti, di ciascuno di noi. Per noi ha offerto la vita, per noi si è immolata, per noi è vissuta nella ricerca continua del volto del Signore, nel colloquio ininterrotto della preghiera, nell'adorazione silenziosa della Trinità. Vuole che la seguiamo.

Anche per noi ci sarà la scoperta della grande gioia, il giorno nel quale ci convinceremo che i « Tre» abitano nel piccolo cielo dell'anima nostra. E' il messaggio di Suor Elisabetta della Trinità. E' l'esperienza di questa Carmelitana che si è appoggiata a ciò che è fondamentale nel cristianesimo: una presenza di amore a chi è sempre a noi presente nel cielo dell'anima in Grazia. E' la benedizione che la piccola « lode di gloria della Trinità» vuole ottenere a tutti.

(Quanto riportato è in parte preso dall’opuscolo "Elisabetta della Trinità", del 25 novembre 1984, di P. Valentino Macca, o.c.d.)

 
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