| |

Enrico de Ossò S - 27 gennaio

Santo

ENRICO DE OSSO' 

SACERDOTE

27 gennaio

 

Enrico (Vinebre,Catalogna, Spagna, 16 ottobre 1840 - Gilet, Valencia, 27 gennaio 1896) venne ordinato sacerdote il 21 settembre 1867. Apostolo dei fanciulli nella catechesi, ispiratore di movimenti ecclesiali all'insegna del Vangelo, direttore di anime, subì il fascino spirituale di S. Teresa di Gesù, maestra di formazione e figlia della Chiesa. Nella luce della sua dottrina fondò (1876) la Compagnia di S. Teresa, con il compito di formare la donna alla scuola del Vangelo secondo gli esempi della Santa di Avila. Presago dei tempi nuovi, si dedicò alla predicazione e all'apostolato della stampa, affrontando grandi prove e sofferenze. È stato canonizzato il 16 giugno 1993 a Madrid dal papa Giovanni Paolo II.

Preghiera

O Dio, che in sant'Enrico de Ossò, sacerdote, hai unito mirabilmente lo spirito di contemplazione alla dedizione pastorale secondo il modello della comunità apostolica, concedi anche a noi di rimanere nell'amore di Cristo e di servire in parole ed opere la tua Chiesa.

 

Dagli scritti di Sant'Enrico de Ossò, sacerdote

 

    Pensare come Cristo Gesù, sentire come Cristo Gesù, amare come Cristo Gesù, agire come Cristo Gesù, conversare come Cristo Gesù, parlare come Cristo Gesù, in una parola conformare tutta la nostra vita a quella di Cristo, rivestirci di Cristo Gesù: in questo consiste l'interesse unico, l'occupazione essenziale e primaria di ogni cristiano. Perché cristiano significa alter Christus, altro Cristo, e non si potrà salvare se non colui che sarà trovato conforme all'immagine di Cristo. E per conformarci alla vita di Cristo è necessario prima di tutto studiarla, conoscerla, meditarla, e non solo nella corteccia esterna, ma penetrando nei sentimenti, affetti, desideri, intenzioni di Cristo Gesù, allo scopo di poter fare tutto in unione perfetta con Lui.

    Gesù stesso, con la sua bontà e le sue parole, ci invita a questo. Ma, come impareremo, ad esempio, la sua mansuetudine ed umiltà; come in ogni azione ci porremo davanti a Cristo per imitarlo, se non conosciamo i sentimenti del suo Cuore nel compierla?  Perché Cristo ha vissuto, ha mangiato, dormito, parlato, ha fatto silenzio, ha camminato, s'è stancato, ha riposato, ha sudato, ha patito fame, sete, povertà, in una parola, ha lavorato, ha patito, è morto per noi, per la nostra salvezza.

    Per cui dobbiamo rappresentarci Gesù al naturale e nella realtà, e non in maniera teorica e ideale, ciò che porterebbe a non amarlo e imitarlo in tutto, come è nostro dovere. Gesù è nostro fratello, carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, ossa delle nostre ossa. Questo è il mio Gesù, Dio e uomo vero, vivo, personale, che si lasciò vedere sulla terra; che visse e conversò con noi uomini per trentatré anni. Infatti; Verbo eterno del Padre, per la nostra salvezza discese dal cielo, s'incarnò, patì, morì, risuscitò, sali al cielo, rimanendo tra noi fìno alla consumazione dei secoli nel Santissimo Sacramento dell' altare per essere nostro compagno, conforto, cibo.

    La vita eterna consiste nel conoscere sempre più Gesù Cristo, nostra unica felicità nel tempo e nell'eternità. Quanto sarà felice l'anima che imparerà ogni giorno questa lezione e la metterà in pratica. Che pensiero soave! Io vivrò, mangerò, dormirò, parlerò, tacerò, lavorerò, patirò, tutto farò e soffrirò in unione con Gesù, conformandomi alla divina intenzione e ai sentimenti con cui operò Gesù e che Gesù vuole siano i miei nell' agire e patire.

    Colui che agirà così - e dobbiamo farlo tutti -, vivrà sulla terra vita di cielo, si trasformerà in Gesù e potrà ripetere con l'Apostolo: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal2, 20).
 

 
Provincia Romana dei Padri Carmelitani Scalzi
Via XX Settembre, 17 - 00187 Roma (RM)
Tel: 06/42740571 - P.I. 00937171007
powered by DOMUSMEDIA © | All rights reserved