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Giovanni Soreth B - 28 luglio

Beato

GIOVANNI SORETH

SACERDOTE

28 luglio

 

Giovanni (Caen in Normandia, Francia, 1394 - Angers, 25 luglio 1471) entrò fin da giovane nel Carmelo. Fu ordinato sacerdote verso il 1417. Laureatosi in teologia a Parigi nel 1437, fu preside degli studi e provinciale. Dal 1451 sino alla morre fu priore generale dell'Ordine. Restaurò e propagò l'osservanza. Profondo conoscitore della Regola carmelitana, revisionò e pubblicò le Costituzioni (1462). Sostenne e favorì la vita claustrale delle monache. Fu beatificato da Pio IX nel 1866.

 

preghiera

O Signore, che hai scelto il beato Giovanni Soreth per rinnovare la vita religiosa e per suscitare vergini a te consacrate nella famiglia del Carmelo, fa’ che, per sua intercessione, diventiamo di giorno in giorno più fedeli nel seguire Cristo e Maria sua Madre.

 

 

 

ORDINE FEMMINILE e ORDINE SECOLARE


Soreth era francese. Nacque in Caen, nella Normandia, di famiglia onorata, nel 1394. Entrò nel Carmine di Caen a sedici anni. Dopo la sua professione i superiori lo mandarono a Parigi per attendere agli studi fisolofici e teologici, ne tornè in età di appena venticinque anni col diploma di dottore.

Era tale l'idea che nel suo Ordine si aveva del suo merito, che l'anno medesimo del suo ritorno fu nominato Provinciale in Francia e, cinque anni dopo, Definitore Generale.

Nel 1442 lo vediamo Commissario Generale in germania e nel 1451 prese il governo di tutto l'Ordine. Da quel momento comprese di essere chiamato a riformare l'Ordine Carmelitano e si dedicò a questa opera cominciando da se medesimo.

Si esercitò in maniera eroica ed esemplare alla preghiera, umiltà, penitenza e povertà. Attirò all'Ordine molti giovani ed anche donne che con lui cominciarono una vita conventuale.

 

Il 10 maggio 1452 Soreth aveva ricevuto nell'Ordine le beghine di Ten Elsen della Provincia di Geldern, presso Mars, in Olanda. Tre mesi più tardi, durante la visita alla Provincia Toscana, gli si presentò un caso simile a Firenze. Nella festa dell' Assunta del 1450 parecchie donne erano state rivestite del bianco manto dell'Ordine in quella città; continuavano a vivere a casa loro, ma presto formarono una comunità. Era venuto il tempo di regolarizzare la situazione delle donne che seguivano la regola del Carmelo. Riunite insieme in comunità, venivano a creare dei problemi canonici, non ultimo dei quali quello delle decime e degli altri diritti parrocchiali, che non si ponevano invece finché se ne vivevano privatamente.

In ogni caso nel 1542 i frati di Firenze decisero che per le donne che avevano ricevuto il manto occorreva l'approvazione pontificia.

Il papa Nicolò V con la Bolla Cum Nulla indirizzata al "Reverendissimo Signor Generale dell'Ordine di Santa Maria dei Carmelitani in Roma", Giovanni Soreth e ai Provinciali dell'Ordine concesse di accettare l'ammissione e la protezione delle pie vergini, vedove, beghine e mantellate che vivono singolarmente e in gruppi o che in futuro si fossero presentate con l'abito, di essere accolte nell'Ordine.

Giovanni Soreth scrisse un importante commento alla Regola carmelitana. Il titolo in latino suona Expositio paraenetica.
Il suo intento è di presentare il carisma proprio dei carmelitani conservandolo nel grande alveo della tradizione, cioè partendo dai grandi padri del monachesimo, Cassiano, Bernardo, i Vittorini, gli autori della Devotio moderna e, in ambito propriamente carmelitano, dell'Istituzione dei primi monaci.
Pur tuttavia egli seppe aprirsi al tempo in cui viveva, e, proprio perché ne percepiva le esigenze, le prese in somma considerazione.
Il suo scritto quindi presenta una veste molto concreta.
Il fondamento da cui prende le mosse è la Regola mitigata approvata dal Papa Eugenio IV.  Soreth  vuoI far comprendere che, malgrado tutte le attenuazioni relative alla vita ascetica, un punto rimane fermo ed indiscutibile: la tensione del Carmelitano alla ricerca dell'unione con Dio e la pratica constante dell'orazione. Per Soreth la perfezione, riallacciandosi così alla dottrina di Cassiano e all'insegnamento di tutto il monachesimo, è individuata nel cuore stesso del monaco che deve purificarsi, soprattutto, con la vigilanza e la comunione continua con Dio.
Tutto ruota e si focalizza intorno a questo desiderio che ha bisogno di esprimersi concretamente; da qui la ragione e la necessità della solitudine, della vita fraterna, del silenzio che pervade la vita quotidiana del carmelitano. E di tutti quei mezzi di mortificazione e di penitenza che vengono interiorizzati e resi armoniosi solo dall'amore.
Per il monaco carmelitano è possibile vivere questo ideale qualora ricordi che la "cella" è per lui "terra santa", il luogo che la regola gli indica per concretare il suo ideale. Così gusta, ancora nella storia, il cielo.

Si costruisce quindi, giorno dopo giorno, la personalità profonda del monaco carmelitano, intessuta di raccoglimento e di unione con Dio, di intensa meditazione, considerata come la via alla contemplazione.
I fratelli carmelitani apprezzano il loro stile di vita austera e ricercano un' autentica povertà, sia personale sia comunitaria.
La novità di Soreth è l'accoglienza della forma meditativa tipica della Devotio moderna, che introduce così un afflato peculiare del suo tempo nella grande tradizione orante del Carmelo.
Con questa grande figura la tradizione carmelitana si apre ufficialmente anche alle donne.
La Bolla Cum Nulla che concede l'autorizzazione pontificia di ricevere donne nell'Ordine Carmelitano può essere perciò considerata come l'inizio delle comunità monastiche femminili regolari. Da Firenze inizia l'espansione dei primi Monasteri femminili in altre città dell'Italia settentrionale.
 

La Bolla Cum Nulla non segna solo la nascita sei Monasteri claustrali femminili, ma concede ai Carmelitani la facoltà di avere un Terz'Ordine (Ordine Secolare). Per questo essa segna anche la loro nascita. [Esiste oltre a questa Bolla un altro documento che in modo ancor più chiaro concede ai Carmelitani tale facoltà ed è la Bolla Dum Attenta di Sisto IV, promulgata il 28 novembre 1476].

 

Soreth proseguì attivamente l'opera della riforma del Carmelo, incontrando qualche volta una ostinata resistenza. A Colonia, infatti, fu cacciato con violenza dal Convento e dovette ricorrere alla scomunica per far sottomettere i religiosi ribelli, alcuni dei quali, furono colpiti da subitanea morte.

Nel 1469 celebrò il Capitolo dell'Ordine ad Aurillac e di là si portò in Bretagna. Aveva quarantanove anni ed erano diciassette anni che governava l'Ordine. Giunto a Nantes, si occupò della riforma del Monastero e quando sembrava aver raggiunto il buon esito di questa visita, sopravvenne una terribile malattia provocata probabilmente da un avvelenamento che uccise all'istante il priore del Convento durante un pranzo e debilitò tanto il Beato che, tornato ad Angers, vi morì il 25 luglio 1471. Si preparò santamente alla morte, perdonando gli eventuali avvelenatori e invocando Maria e Gesù.

 
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