Josefa Naval Girbés (Algemesì, Valencia, Spagna, 11 dicembre 1820 - 24 febbraio 1893) sin dall'adolescenza si consacrò al Signore con il voto perpetuo di castità. Percorse il cammino della preghiera e della perfezione evangelica in una vita di semplicità e di ardente carità. Si dedicò assiduamente alle opere di apostolato nell' ambiente della comunità parrocchiale. Fece della sua casa un laboratorio ed insieme una scuola di preghiera e di virtù evangeliche, dove si formarono numerose giovani nella sapienza umana e spirituale. Fece parte del Terz'Ordine della Vergine del Carmine e di S. Teresa di Gesù, professando specialmente un'intima devozione alla Madre di Dio. Beatificata da Giovanni Paolo II il 29 settembre 1988, è modello per molte persone che vivono un impegno forte di testimonianza non nel chiostro, ma nel mondo.
preghiera
O Dio, che hai dato al mondo il tuo Vangelo come fermento di vita nuova, per l'intercessione e l'esempio della beata Josefa, concedi ai tuoi fedeli, che vivono la loro quotidiana esperienza a servizio della comunità umana, di portare nelle realtà terrestri l'autentico spirito di Cristo per l' edificazione del tuo regno.
Dal decreto sull'eroicità delle virtù della Beata
Poiché le parrocchie rappresentano in qualche modo la Chiesa visibile costituita sulla terra (cfr. Sacrosanctum Concilium, 42), la Serva di Dio considerò la parrocchia come madre nella fede e nella grazia, e, in quanto tale, la amò e la servì con umiltà e in spirito di sacrificio. Per questo, dimostrava una sincera venerazione verso il suo parroco e si affidò alla sua direzione spirituale; ebbe cura delle suppellettili liturgiche, della loro confezione, conservazione e della pulizia degli altari; frequentava quotidianamente la chiesa parrocchiale per assistere all'Eucaristia; si distinse, soprattutto, per il suo apostolato intelligente e fecondo, che sempre svolse in accordo con i suoi pastori, ai quali professava assoluto rispetto e obbedienza.
Convinta come era che i cristiani devono essere sale della terra e luce del mondo (cfr. Mt 5,1314), non si accontentò di praticare le virtù nella sua casa, ma cercò di adempiere pienamente al mandato del Signore che disse: "La vostra luce risplenda in modo tale che, vedendo le vostre opere buone, gli uomini glorifichino il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5,16); cercava inoltre ogni occasione per annunciare il Cristo con le parole e con le opere, sia ai non credenti per attirarli alla fede, sia ai credenti, per istruirli, confermarli nella stessa fede e stimolarli ad un maggior fervore di vita (cfr. Apostolicam Actuositatem, 6).
Con questo spirito insegnava ai poveri, consigliava quanti a lei ricorrevano, riportava la pace nelle famiglie disunite, organizzava per le madri delle riunioni nella sua casa al fine di aiutarle nella formazione cristiana, riportava sul cammino della virtù le donne che si erano allontanate dal retto cammino e ammoniva con prudenza i peccatori. L'opera, tuttavia, nella quale maggiormente profuse il suo impegno e le sue energie fu l'educazione umana e religiosa delle giovani, per le quali apri, nella sua casa, una scuola gratuita di ricamo, in cui era molto esperta. Quel laboratorio si tramutò in un centro di convivenza fraterna, di preghiera, di lode a Dio e di spiegazione e approfondimento della Sacra Scrittura e delle verità eterne.
Con affetto materno la Serva di Dio fu per tutte le sue discepole una vera maestra di vita, modello di fervoroso amore verso Dio, lampada che illumina e riscalda. Diede loro innumerevoli esempi di fede viva e affabile, di carità diligente e di gioiosa sottomissione alla volontà di Dio e a quella dei superiori, così come di grande sollecitudine per la salvezza delle anime, di singolare prudenza, di pratica costante dell'umiltà, della povertà, del silenzio e della pazienza nelle contrarietà e nelle difficoltà.
Era noto il fervore con il quale coltivava la vita interiore, la preghiera, la meditazione, l'accettazione delle difficoltà e la sua devozione all'Eucaristia, alla Vergine e ai Santi. In questo modo la Serva di Dio contribuì efficacemente all'incremento religioso della sua parrocchia.