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Maria Candida dell'Eucaristia B - 12 giugno

Beata

MARIA CANDIDA DELL'EUCARISTIA

12 giugno

Maria Barba, al Carmelo Madre Maria Candida dell'Eucaristia, nacque il16 gennaio 1884 a Catanzaro. Quando Maria aveva 2 anni la famiglia ritornò a Palermo. A 15 anni sentì la chiamata di Dio, ma solo all'età di 35 anni. vi poté rispondere entrando nel Carmelo di Ragusa. "Ricevette come una santa infusione" il carisma teresiano e lo testimoniò con cura estrema nel suo servizio di Maestra e di Madre del monastero. Ma tutto nella sua vita di fedele carmelitana acquistò splendore e forza dal mistero eucaristico, divenuto per lei centro, gioia e martirio.

Morì nella solennità della SS. Trinità, il 12 giugno 1949, invocando Maria. Fu beatificata da Giobanni paolo II il 21 marzo 2004.

 

Preghiera (non liturgica)

O Gesù, che avendoci amato fino al segno supremo, ti sei dato a noi nel sacramento che ci comunica il tuo amore e ci fa vivere per te, come Tu vivi per il Padre, io credo in te, ti amo e ti ringrazio con la fede, l'amore e la gratitudine della tua serva Madre Maria Candida dell 'Eucaristia.

 

 

Madre Maria Candida dell'Eucaristia, al secolo Maria Barba, nacque il16 gennaio 1884 nel seno di una famiglia profondamente credente, ma che si opporrà risolutamente alla sua vocazione religiosa, manifestatasi fin dall'età di quindici anni. Maria, infatti, dovrà attendere quasi venti anni prima di poter effettivamente realizzare la sua aspirazione, dimostrando, in questi anni di attesa e di sofferenza interiore, una sorprendente fortezza d'animo e una fedeltà non comune all'ispirazione iniziale. In questa lotta, che si concluderà con l'ingresso al Carmelo teresiano di Ragusa, i125 settembre 1919, Maria Barba fu sostenuta da una particolarissima devozione al mistero eucaristico: nell'Eucaristia, ella vedeva il mistero della presenza sacramentale di Dio nel mondo, la concretezza del suo infinito amore per gli uomini, il motivo della nostra piena fiducia nelle sue promesse.

Entrata al Carmelo, dove assumerà il nome di Maria Candida dell'Eucaristia, la nuova beata svilupperà pienamente quella che lei stessa definisce la sua "vocazione per l'Eucaristia". La spiritualità carmelitana, cui si era accostata in seguito alla lettura della Storia di un'anima, l'aiuterà ad approfondire quel carisma eucaristico che lascia come messaggio principale della sua esperienza spirituale. Sono ben note le pagine in cui santa Teresa di Gesù descrive la sua particolarissima devozione all'Eucaristia e come nell'Eucaristia la santa Fondatrice sperimentasse il mistero fecondo dell'umanità di Cristo.

Eletta priora del monastero nel 1924, lo resterà, salvo una breve interruzione, fino al 1947, infondendo nella sua comunità un profondo amore per la Regola di santa Teresa di Gesù e contribuendo in modo diretto all'espansione del Carmelo teresiano in Sicilia, e al ritorno del ramo maschile dell'Ordine: Il Signore la chiamò, dopo alcuni mesi di acute sofferenze fisiche, il 12 giugno 1949, nella Solennità della SS. Trinità.

A partire dalla solennità del Corpus Domini del 1933, anno santo della redenzione, la Beata inizia a scrivere quello che potremmo definire il suo piccolo 'capolavoro' di spiritualità eucaristica, Colloqui Eucaristici. È una lunga, intensa meditazione sull'Eucaristia, sempre tesa tra il ricordo dell'esperienza personale e l'approfondimento teologico di quella stessa esperienza. Nell'Eucaristia, Madre Candida vede sintetizzate tutte le dimensioni dell'esperienza cristiana: la fede, che nel mistero eucaristico è come purificata e condotta alla sua essenzialità di testimonianza della verità delle promesse di Dio; la speranza, che trova nell'Eucaristia un fondamento invincibile ma allo stesso tempo profondamente aperto e coinvolgente; la carità, che il dono di sé di Dio nel pane di vita non solo significa in tutta la sua pienezza, ma anche suscita nei cuori di coloro che ne accolgono la verità d'amore.

Nell'Eucaristia, Madre Candida, coglie anche il senso profondo dei tre voti religiosi che in una vita intensamente eucaristica trovano, non solo una loro piena espressione, ma esercizio concreto di vita, una sorta di profonda ascesi e di progressiva conformazione all'unico modello di ogni consacrazione, Gesù Cristo morto e redento per noi.

Ma è senz'altro Maria il vero modello di vita eucaristica, colei che ha portato in grembo il Figlio di Dio e che continuamente lo genera nel cuore dei suoi discepoli: "Vorrei essere come Maria - scrive Madre Maria Candida in una delle pagine più intense e profonde -, essere Maria per Gesù, prendere il posto della mamma sua. Nelle mie Comunioni, Maria l'ho sempre presente. Dalle sue mani voglio ricevere Gesù, lei deve farmi diventare una sola cosa con Lui. Io non posso dividere Maria da Gesù. Salve! O Corpo nato da Maria. Salve Maria, aurora dell'Eucaristia!"

Alessandro Andreini

Una pagina della Beata, quando era giovane:

"Nel 1901, quando avevo ancora 17 anni, trovandoci ih villeggiatura a contatto con la famiglia del giardiniere, fui presa da una dolce predilezione per la povertà. Mi pareva che, senza troppo pensarci, sarei passata volentieri dalla mia discreta posizione familiare in una casuccia povera, in una famiglia dove si vive giorno per giorno affidati alle mani della divina Provvidenza. Mi pareva tanto bello essere poveri e vivere di fiducia e di abbandono. Ritenevo i pòveri le persone piùfelici perché possono riposare nelle mani, sul seno del Padre che è Provvidenza.

Ma l'amore vero alla povertà lo imparai da Gesù Sacramentato. Guardando Lui che sta nella piccola ostia e si dona in così umili apparenze, anch'io mi sforzai di imitarlo, per quanto mi era possibile. Non volli perciò usare cose appariscenti, come

tappeti o cose del genere, e cercai di indossare i vestiti più semplici e meno costosi, per apparire più semplicemente e umilmente. Così viene mortificato anche quel sottile sentire di me, così facile ad insinuarsi anche in queste cose esterne.

A volte, sebbene provvista di molti vestiti, ho lasciato passare la stagione senza usare quelli che mi stavano meglio e, anzi, ho fatto il sacrificio di quelli che più mi piacevano per donarli, emulando la generosità e la carità dei miei familiari.

Poi, magari, mi è accaduto di sentirne la mancanza, ma ho potuto provare così, realmente, che cosa è la povertà. Né ho voluto chiedere quello che mi mancava; aspetto che ci pensino gli altri, o meglio: Tu, Signore. Nelle tue mani io mi abbandono come una bimba, felice di ciò che mi manca.

Come figlia di S. Francesco (terziaria), ho aggiunto piccole pratiche, in suo onore. Perciò mi sono distaccata anche dal mio denaro, dando lo in famiglia quando occorreva, o ai poverelli. Gesù mi ha fatto sentire tutta la dolcezza di queste opere di carità, ogni qualvolta le ho compiute.

Anche in un giorno di tristezza o di aridità, quando ho sentito di essere un nulla, buona a niente perché priva dell'Eucaristia, mi è bastato che Gesù mi porgesse l'occasione di fare una piccola elemosina, a sollievo di una povera donna o di un fanciullo, per sentirmi subito contenta. Mi è sembrato, allora, di aver santificato la mia giornata. Per me, è una gioia poter donare i piccoli fiori delle mie mortificazioni: dolci, pezzi di cose buone che ho lasciato di mangiare per amore di Gesù. Non potendoli far vedere in casa, spesso li ho dati ad un bambino povero che viene a prendere la spazzatura, intendendo offrirli al Bambino Gesù, perché mi faccia piccola come Lui".

Da "Nella stanza del mio cuore",

Scritti autobiografici di Madre M. Candida dell'Eucaristia.

 

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Madre Maria Candida nacque il16 gennaio 1884 a Catanzaro, da Pietro Barba e da Giovanna Flosena, genitori palermitani, profondamente cristiani. Era la decima figlia, dei dodici che erano venuti al mondo: cinque però erano morti in tenera età.
Il padre era un alto magistrato, Primo Consigliere di Cassazione e Presidente della Corte d'Appello.
La bimba fu battezzata tre giorni dopo, col nome di Maria e ricevette in famiglia la sua prima educazione, in particolare dalla madre, donna di grande pietà e di grandi doti umane. La famiglia, dopo non molto tempo, si stabilì a Palermo.
Maria aveva un carattere vivace ed era anche volitiva e capricciosa, tuttavia, ancora piccola, dimostrava una spiccata tendenza per le cose che riguardavano Dio e la religione.
A sette anni fu iscritta al "Collegio~i Maria al Giusino", per frequentare le scuole elementari. Qui, a 10 anni, ricevette la sua Prima Comunione con tanto fervore: le sue suore insegnanti mantennero di lei un caro ricordo.
Compiuti però i corsi elementari e i tre corsi di Magistrale Inferiori, sempre riportando ottimi voti, fu ritirata dalla scuola. Ella stessa afferma, esagerando un po', che verso gli undici anni incominciò a diventare turbolenta e irrequieta, disobbediente e vanitosa. A 14 anni continuò privatamente i suoi studi ed in particolare quello del pianoforte.
La condizione sociale della famiglia la costringe ad un tenore di vita piuttosto mondano. Nonostante la sua indole riservata, che all'inizio la faceva un po' rifuggire dai balli, dai teatri e dalle visite altolocate, divenne verso i 15 anni più vanitosa, nel vestire e nell'acconciarsi i capelli.
La madre la seguiva però, cercando di mantenerla fedele alla meditazione quotidiana, e facendole condividere con lei l'amore per i poveri, per i quali Maria sarebbe stata capace di privarsi anche del necessario.
Dopo questo breve periodo di crisi, nel luglio del 1899, dopo aver assistito alla vestizione religiosa di una sua parente, ebbe la forte e durevole decisione di dedicarsi, per il futuro, completamente a Dio.
Iniziò a sentire dentro di sé un particolare amore verso l'Eucaristia e la SS. Vergine Maria. Irruppe in lei la forza della grazia e la presenza del Signore, che divenne l'unico vero sole, in grado di riscaldare tutti gli slanci della sua esistenza giovanile.
Rinunciando decisamente ad ogni altro allettamento sensi- bile esterno, iniziò la sua vera vita di santificazione personale con l'esercizio dell 'umiltà e dell'obbedienza, sottoponendosi, per potervi riuscire, a pesanti mortificazioni corporali .
Fu così che resistendo con coraggio alla volontà dei genitori e dei fratelli, che volevano indirizzarla alla vita matrimoniale, Maria, rifiutando le offerte che le venivano fatte per questa vita, fece a 18 anni il voto di verginità.
Quando le morì il padre, i fratelli resero ancora più intransigente la loro opposizione al suo ingresso in religione, tanto da non lasciarla più andare in Chiesa. La madre stessa, pur così pia e religiosa, le diceva chiaramente che non voleva staccarsi da lei: sarebbe entrata in religione dopo la sua morte.
Quando si trattò di ricevere il sacramento della Cresima, che, a quei tempi, si soleva amministrare al momento o poco prima del matrimonio, Maria dovette ricorrere ad un vero sotterfugio. Chiese che le venisse dato da Mons. Bova, Ausiliare della città di Palermo, quasi segretamente, quando questi si trovava in casa della sorella Luisa, per con- ferirlo a un suo figlio gravemente ammalato. Era il giorno 12 novembre 1912, e Maria aveva già 28 anni.
Per sua fortuna, la mamma, le aveva dato il permesso di frequentare le Suore della Visitazione. Quando poi ella morì, Maria, sempre più decisa a lasciare il mondo, pensò seriamente quale Istituto dovesse scegliere per diventare Sposa del Signore. Ma, dopo aver letto la Regola del Carmelo nel 1912, comprese che la sua strada, senza più incertezze, era proprio il Carmelo.
Non poté entrare subito però: divenuta, dopo la morte della madre, il centro affettivo della famiglia dei suoi fratelli, dovette aspettare ancora cinque anni e sopportare dure prove, per potersi allontanare da casa. I fratelli si opponevano decisamente alla sua scelta.
Dopo aver avvicinato le suore Visitandine e quelle di Maria Riparatrice, dopo averne conosciuta la Regola, come già detto, dietro consiglio del Cardo Lualdi, Arcivescovo di Palermo, Maria scrisse alle Carmelitane Scalze di Ragusa, pregando di essere accettata nel loro Monastero.
Nonostante l'opposizione dei fratelli, riuscì ad entrare in questo monastero "molto povero, ma osservantissimo" il 25 settembre 1919, quando già aveva 35 anni. Finiva così per lei la lunghissima lotta che l'aveva impegnata per tanti anni, prima di poter rispondere alla chiamata di Dio. Compiuto normalmente il periodo di postulandato, vestì l'Abito religioso il 16 aprile 1920. assumendo il nome a lei particolarmente caro, di Suor Maria Candida dell'Eucarestia. Al termine del noviziato, nel 1921,fece la sua Professione Semplice e nel 1924 fu ammessa alla Professione Solenne.
Nessuno dei fratelli l'accompagnò all'ingresso al Carmelo; nessuno volle assistere alla sua vestizione e nessuno l'andrà a trovare nei suoi anni di vita religiosa. Anche questo fatto sarà per lei molto doloroso. In noviziato si distinse per la sua carità e amabilità: cercava di essere di sollievo a tutte, trascinando con il suo esempio a seguirla. Sembrava che leggesse nei cuori: il suo sguardo penetrava fino in fondo all'anima. Amava e coltivava la penitenza e osservava perfettamente la Regola. Aveva un carattere molto vivace ed era allegra e lieta in ricreazione, appena però suonava la campana della fine, acquistava subito la padronanza di sé e del suo carattere, e l'osservanza del suo silenzio era per- fetta.
Per un senso di umiltà e di rottura con la sua classe sociale aveva fatto richiesta di essere suora conversa: le fu negato dalle Superiore.

Una volta professa, disimpegnò lodevolmente i vari incarichi che le furono affidati: rotara, portinaia, sacrestana, aiuto-cuoca, tanto da essere chiamata in Comunità la "suora turabuchi".
Dopo appena sei mesi dalla Professione Solenne, "con dispensa dei sacri canoni" il 12 novembre 1924 fu eletta Priora e, dopo la scadenza del triennio, fu rieletta per un secondo triennio. Nel 1927 fece il "voto del più perfetto".
Scaduta dal priorato divenne sacrestana e maestra delle novizie; venne ancora eletta Priora, e questo fino al luglio del 1947. Rieletta di nuovo dalla comunità nel 1947, il nuovo Superiore Generale, Padre Silverio di S. Teresa, non volle rinnovare la dispensa, poiché durante il suo governo non permise di concederne al riguardo.
Nei venti anni in cui fu Priora, trascorsi non senza difficoltà e incomprensioni, in mezzo a continue rinunce e fatiche, ma sempre al massimo desiderosa di arrivare alla santità che Dio voleva da lei, Madre Maria Candida esercitò una influenza molto buona su tutta la Comunità.
Era molto distaccata dagli affetti terreni, molto austera, un po' troppo rigida forse agli inizi, divenne in seguito sempre dolce e amabile. Aveva grande cura per il decoro delle funzioni religiose; usava uguale carità verso tutte, con qualche predilezione per le monache più deboli o malate. Era in tutto molto prudente e saggia, osservantissima della Regola, tanto da essere chiamata la "Regola vivente".
Aveva grandi doti di spirito e di cuore, ma sapeva accettare anche, nella sua umiltà, le umiliazioni che le venivano talora dalle stesse monache.
Si affidava costantemente a Gesù che divenne sua guida e, abbandonandosi completamente a Lui, avvertiva che Egli dirigeva i suoi passi. Si notava in lei, dicono le consorelle, uno spirito semplice, molto gioviale e, specialmente quando più soffriva, traspariva dai suoi atti e dalle sue parole, un senso di gioia.
Nel 1'937, nonostante la grande scarsità dei mezzi, fu designata dai Superiori fondatrice e prima Priora del nuovo ed erigendo monastero a Siracusa.

Di salute sempre malferma, fu continuamente afflitta da mali fisici, da sofferenze a volte acute, che seppe sempre sopportare con gioiosa ed esemplare mortificazione.
Il Monastero non fu certo per Madre Maria Candida un comodo rifugio al riparo dei problemi della vita, ma, al contrario, il luogo dove esercitare un serio impegno di vita al servizio di Dio e della Chiesa
Colpita da tumore al fegato, dopo aver ricevuto con estrema devozione il Sacramento degli Infermi, morì, dopo una prolungata agonia, il 12 giugno 1949, festa della SS. Trinità. Dinanzi alla sua salma ci fu una grande affluenza di popolo: era già da tutti proclamata "santa".
Ci fu grande concorso di gente nel trasporto della salma dal Monastero al cimitero, dove venne seppellita nella tomba del Sac. Giorgio La Perla, che fu per molti anni suo direttore spirituale.
Alla intercessione di Madre Maria Candida si attribuiscono molte grazie e qualche miracolo. Nel 1962 venne aperto il Processo ordinario. La sua causa fu accolta presso la Congregazione della Causa dei Santi il 25 marzo 1993.

Spigolando tra i suoi scritti, che ci aprono alle bellezze e alla profondità d'amore di questa anima, alla sua vera intimità con Dio, dalla forma semplice, ma profondi di dottrina teologica, ne riportiamo alcuni passi, tra i più belli.

"Dio non chiama mai un'anima alla grande dignità di Sposa, se non per fame un capolavoro del suo amore; Dio non concede la grazia immensa della vocazione religiosa che per fame dei santi, dei grandi santi".

Ed ancora:

"Dio è Padre tenerissimo. Fa tanto per cercare un'anima! 

Dio è Padre dolcissimo: a Lui abbandonati e in Lui confida.
Quale riposo gusta l'anima tra le braccia del suo Padre dolcissimo!".

Parlando poi dell' Amore di Dio che è fuoco, dice:
"Quel fuoco ha voglia di avvampare, di consumare. Possibile che le creature siano tanto fredde? Non dovrebbero essere là i cuori di tutta
l'umanità, per bruciare d'amore?"
"Le nostre miserie, sofferte e non volute, non ci allontanano da Gesù, ma ce lo rendono sempre più pietoso e propizio".
"Quando Tu entri nei cuori, muovi all'Amore!
Vicino a Te il mio prossimo è un altro me, lo amo più di me".

Ma è l'Eucaristia il centro d'Amore di Madre Maria Candida:

"Quante volte, specialmente a sera, ricordando le grandezze, gli splendori della terra e poi volgendo lo sguardo al Tabernacolo, esclamo: Tutto è vuoto; non vi è tesoro più grande, più delizioso di quello che posseggo e che tutto è là".

"Toglietemi tutto, anche la pelle, ma lasciatemi Gesù!"
"Non voler sentire, ti basti credere: non abbiamo che questa sola vita per vivere di fede. Vivi però conforme a quel che credi e sii fedele al tuo Dio".
"Salve, o corpo di Cristo, nato da Maria Vergine. Salve o Maria, aurora dell 'Eucaristia.

Divina Eucaristia, Tu mi fosti data da Maria".

 
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