Maria Crocifissa Curcio B - 4 luglio
Beata
MARIA CROCIFISSA CURCIO

Madre Maria Crocifissa Curcio nacque il 30 gennaio 1877 a Ispica RC. Fin dall'adolescenza avvertì in sé la chiamata a seguire radicalmente il Signore che, attraverso la Vergine del Carmelo, le affidava il progetto divino di far rifiorire il Carmelo nel suo paese e in molti altri.

Come tutti i Santi, anche Maria Crocifissa per realizzare questo disegno conobbe innumerevoli prove e sofferenze prolungatesi per moltissimi anni, fino a quando l'incontro provvidenziale con il carmelitano P. Lorenzo Van Den Eerenbeemt le permise di dar vita ad un piccolo Carmelo Missionario in Santa Marinella, diocesi di Porto Santa Rufina (Roma).
Già alla sua morte, avvenuta il 4 luglio 1957, la congregazione da lei fondata a favore della gioventù povera o comunque bisognosa, era presente, oltre che in varie comunità d'Italia, in Brasile e a Malta. In seguito la Carmelitane Missionarie hanno continuato questa espansione in altri continenti aprendo comunità in Canada, Tanzania, Filippine e Romania.
Sarà beatificata nella Basilica di San Pietro il 13 novembre 2005.
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Pubblichiamo di seguito la biografia diffusa dalla Santa Sede su Maria Crocifissa Curcio, beatificata domenica 13 novembre 2005 nella Basilica di San Pietro.
Maria Crocifissa Curcio, fondatrice della congregazione delle Suore Carmelitane Missionarie di s. Teresa del Bambin Gesù, nasce a Ispica (Rg), nella Sicilia sud-orientale, diocesi di Noto, il 30 gennaio 1877, da Salvatore Curcio e Concetta Franzò. Settima di dieci figli, trascorre l’infanzia in un ambiente familiare culturalmente e socialmente elevato, manifestando da subito un’intelligenza vivace, un carattere allegro, molto volitivo e determinato, maturando negli anni della prima adolescenza una spiccata tendenza alla pietà, all’attenzione e alla solidarietà verso i più deboli ed emarginati.
In casa riceve una severa educazione dai rigidi principi morali, in virtù dei quali il padre non solo la impedisce nel suo anelito ad un’intensa vita di fede ma, secondo il costume dell’epoca, non le consente neppure di proseguire gli studi oltre la sesta elementare.
Questa privazione le costa molto ma, avida di conoscenze, trae conforto dai libri della biblioteca familiare, dove trova la Vita di s. Teresa di Gesù; l’impatto con questa santa le fa conoscere e amare il Carmelo, aprendola allo “studio delle cose celesti”.
Nel 1890, all’età di 13 anni, ottiene non senza difficoltà di iscriversi al terz’Ordine Carmelitano di recente ricostituito a Ispica e nella frequenza assidua del santuario della Madonna del Carmine, nell’intensa devozione alla Madre del Carmelo, che le “aveva rapito il cuore fin dall’infanzia” consegnandole la missione di “far rifiorire il Carmelo” e nella conoscenza della spiritualità carmelitana comprende i progetti divini su di lei.
Volendo condividere l’ideale di un Carmelo missionario che unisca alla dimensione contemplativa anche quella specificamente apostolica, inizia una prima esperienza di vita comune con alcune compagne terziarie in un appartamentino della casa paterna messole infine a disposizione dai fratelli; in seguito si trasferisce a Modica (Rg) dove le viene affidata la direzione del conservatorio “Carmela Polara” per l’accoglienza e l’assistenza di ragazze orfane o comunque bisognose, nell’intento di farne “donne stimabili, utili a sé e alla società”.
Dopo molti anni di prove e tribolazioni nel vano tentativo di vedere la sua opera in qualche modo sostenuta e ufficialmente riconosciuta dall’autorità ecclesiastica locale, finalmente riesce a trovare appoggio e condivisione del suo ideale missionario in Padre Lorenzo van den Eerenbeemt, appartenente all’Ordine Carmelitano dell’Antica Osservanza.
Venuta a Roma il 17 maggio 1925 per la canonizzazione di s. Teresa di Gesù Bambino, il giorno successivo, accompagnata da p. Lorenzo, visita Santa Marinella, sulla costa laziale a nord di Roma. Rimane profondamente colpita dalla bellezza naturale di questa zona, ma anche dall’estrema povertà della gran parte dei suoi abitanti e qui comprende di essere finalmente giunta “all’approdo”.
Ottenuto un permesso orale ad esperimento dal vescovo della diocesi di Porto S. Rufina, il cardinale Antonio Vico, il 3 luglio 1925 si stabilisce definitivamente a Santa Marinella e il successivo 16 luglio riceve il decreto di affiliazione della sua piccola comunità all’Ordine Carmelitano, sigillando così per sempre la sua appartenenza a Maria nel Carmelo.
Nel 1930, dopo sofferenze e croci, il suo piccolo nucleo ottiene il riconoscimento della Chiesa con l’erezione della congregazione delle Carmelitane Missionarie di s. Teresa del Bambin Gesù a istituto di diritto diocesano da parte dell’Ordinario della diocesi Portuense, il cardinale Tommaso Pio Boggiani.
“Portare anime a Dio” è l’obiettivo che anima le sue molteplici aperture di opere educative e assistenziali in Italia e all’estero. Per questo esorta le sue figlie a portare nelle famiglie una parola di vita cristiana. Può realizzare il suo anelito missionario nel 1947 quando, sulle ceneri della seconda guerra mondiale, invia le prime quattro suore in Brasile con l’unico mandato di “non dimenticare i poveri”, continuando a sognare orizzonti sempre più vasti ove spingere le vele del suo Carmelo missionario.
Segnata per tutta la vita da una salute precaria e dalla malattia del diabete che si sforza di accogliere sempre con fortezza e serena adesione alla volontà di Dio, trascorre gli ultimi anni nell’infermità, continuando a pregare e a donarsi alle sue suore alle quali offre un prezioso esempio di virtù divenute sempre più trasparenti e luminose.
La sua preghiera è un dialogo intimo e continuo con Gesù, con il Padre e con tutti i Beati, ispirato da confidenza filiale, amore sponsale, sentimenti di gratitudine, lode, adorazione e riparazione che cerca di trasmettere innanzitutto con l’esempio di vita alle sue figlie spirituali e a quanti hanno modo di avvicinarla, alimentando sempre la “brama di avere figlie sante, figlie eucaristiche, figlie che sanno pregare”.
Coltiva intensamente l’unione d’amore con Cristo nell’Eucaristia impegnando tutta se stessa nel soddisfare il desiderio di riparazione “all’immenso numero di anime che non conoscono e non amano Dio” e nell’offerta di vittima di espiazione insieme “al gran Martire d’amore”. Una riparazione che la rende capace di condividere le pene e le ansie degli uomini, di farsi attenta ad ogni necessità, con carità e giustizia, di dare voce a chi non ne ha, di scorgere il volto del Crocifisso in quello sfigurato di ogni sofferente. Per questo esorta le suore ad “amare santamente i tesori che la Bontà divina vi affida, le anime giovani, le speranze dell’avvenire” e a non risparmiarsi nel servizio alla gioventù più umiliata e abbandonata per “liberare in essa l’oro dal fango”, per restaurare in ogni creatura la dignità e l’immagine di figlio di Dio.
Dalla Madre di Gesù impara ad essere madre di coloro che sono nel bisogno. Con s. Teresa di Gesù Bambino trova gaudio spirituale “nell’assiduo e fedele compimento dei propri doveri”, facendo “con amore e dedizione anche le più piccole cose”, vivendo con umiltà e semplicità, gioia e tenerezza ogni rapporto umano e realizzando quotidianamente quell’unità di vita e di fede “nel vivere insieme tranquillamente” l’operosità di Marta e la profondità mistica di Maria.
Il 4 luglio 1957, in Santa Marinella serenamente si ricongiunge per sempre al Cristo suo Sposo, lasciando nel cuore di tutti un vivo ricordo del suo amore e della sua santità.
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dalla rivista FILO DIRETTO n. 3 - 2005
La vocazione di Madre Maria Crocifissa
DALL'INFANZIA ALLA DEVOZIONE AL CARMELO
La vita di Madre Maria Crocifissa (al secolo Rosa Curcio) - sullo sfondo della storia dell'Italia degli ultimi decenni del XIX secolo, ormai proiettata verso il XX - si intreccia con i grandi avvenimenti che segnarono quegli anni: le due guerre mondiali, il passaggio da un' economia agricola ad una industriale, le forti spinte laiche e secolari della società.
Nella Sicilia che si apprestava ad entrare nel Regno d'Italia, accanto a pochissimi privilegiati della nobiltà, viveva una massa di contadini e operai in condizioni di assoluta povertà e ignoranza. Questa difficile situazione sociale toccò profondamente la piccola Rosa, provocandole quella scelta preferenziale per i poveri, che più tardi sarà uno dei capisaldi della sua azione di spiritualità.
La famiglia di Rosa apparteneva alla classe media. Dopo la sesta elementare, all'età di 11 anni, Rosa avrebbe voluto continuare gli studi, ma il padre si oppose decisamente non ritenendo ciò, secondo la mentalità corrente,
opportuno per una ragazza.
"Leggevo o meglio divoravo tanti libri per accontentare il bisogno di voler apprendere, ma restavo sempre più digiuna di prima. In mezzo a tanti libri trovai la vita della Serafina del Carmelo S. Teresa di Gesù; fu quella Santa un vero faro di luce celeste che irradiò l'animo mio di tanta consolazione spirituale, che mi aprì un nuovo orizzonte; dimenticai di voler studiare; riacquistai la pace, la gioia che non sentivo più. Leggevo e rileggevo con nuovo gusto spirituale la vita della Gran Santa, mi trasformò tanto in pochi giorni, sentii un altro genere di vita che la Santa mi ispirava, non era lo studio come io desideravo per avere un grado, un elevato posto sociale, ma lo studio delle cose celesti per arrivare al posto sublime che la Divina Bontà mi ha predestinato.
La mia vocazione per la vita religiosa la sentivo più chiara, ad ogni costo volevo conoscere qualche Istituzione Carmelitana... Ottenni per intercessione della Superiora del Terz'Ordine Carmelitano di ascrivermi al suddetto Terz'Ordine.(Cf. CURCIO M. C. Quaderno dei Ricordi della tenera età, in arch. Postulazione, S. Marinella).
Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinata, cioè dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro Paese e in molti altri"
La vocazione personale al Carmelo di Madre Crocifissa è dunque congiunta alla missione di fondatrice. Rosa Curcio lavora nella sua Sicilia, ma il pensiero è sempre teso al riconoscimento della sua famiglia spirituale. Ciò avviene quando viene messa in contatto con il fondatore, p. Lorenzo Van den Eerenbeemt, che dà il primo passo, al quale lei risponde.
"Reverendissimo Padre, la sua venerata del 23 mi giunse oltremodo gradita, mi sembra ancora di sognare... la leggo e la rileggo,
ho trovato finalmente il Padre nel nostro S. Ordine che vuole condividere il mio grande ideale?! Ella, o Rev. Padre, da un anno che scrive e raccomanda a Dio quest'opera santa che deve abbracciare il mondo, ma io sin dall'infanzia ho sognato questo grande ideale. Ho sofferto ogni sorta di lotte e persecuzioni e molto più dai Superiori Ecclesiastici, perché le mie aspirazioni loro chiamano illusioni e cose che non potranno mai avverarsi. Non mi hanno risparmiato ogni sorta di dure prove per stancarmi assieme alle mie buone consorelle, ma nella preghiera e nella protezione della Vergine SS. del Carmelo ho trovato il segreto di perseverare sinora e di soffrire ancora il loro abbandono. Ho voluto manifestarle in breve le mie aspirazioni sempre contrariate per volerle chiarire la mia condizione, perché temo che Ella crede di rivolgersi a me perché io rappresenti una comunità di Religiose Carmelitane già formate al
vero spirito del nostro S. Ordine. Da 15 anni circa trovami riunita (col consenso del Vescovo Blandini di s. m. mio direttore spirituale) con queste mie buone consorelle.
Il Vescovo non solo benediva il mio ideale ma era anche suo, poiché mi diceva che io ero il granellino di senape che doveva divenire un grande albero da stendere i suoi rami in tutto il mondo. Questo buon Pastore visse poco dopo la mia riunione, sicché lasciò tutto incompleto e, in balia di tempeste di ogni sorta questa famigliola di Maria sinora persevera sperando sempre! L'attuale Vescovo di me e della comunità non ha creduto occuparsi perché non vuole creare nella sua diocesi un'altra Congregazione, perché siamo lontane dai Padri del nostro Ordine. Quindi, lasciate in questo penoso abbandono, preghiamo e lavoriamo quasi ogni sorta di lavori donneschi.

Se Ella quindi vuole servirsi di questo mezzo spregevole per sì ardua impresa, verrò io stessa accompagnata da qualcuna delle mie consorelle, le mie condizioni di salute però non sono floride come il passato, frutto delle continue lotte, la mia istruzione e abilità assai limitata, i desideri che sinora mi consumano, perché sempre contraria
ta, sono immensi, ma del resto, se Ella si contenta di me, accetto sin da ora e abbandonandomi nel Cuore SS. di Gesù e della mia tenera Madre, rispondo "Ecce ancilla Domini". Potrei servire per dare il principio alla grande Opera, aiutata dalla P. V. rev. e dai buoni Padri che ho sempre sognato, ma che non ho avuto sinora la fortuna di veder e conoscere per gustare la grandezza del mio S. Ordine, il resto Ella mi scrive che non ha timore e ripeto lo stesso anch'io, frutterà il granellino Iddio si serve delle cose inutili per far risplendere la sua grandezza... In questi giorni facciamo speciali preghiere alla nostra cara Santina S.Teresa, perché ci ottenga dal Cuore SS. di Gesù il compimento dei suoi disegni" (CURCIO M. C., Lettera a P. Lorenzo, Modica 28 giugno 1924, in arch. Postulazione, S. Marinella.)ta, sono immensi, ma del resto, se Ella si contenta di me, accetto sin da ora e abbandonandomi nel Cuore SS. di Gesù e della mia tenera Madre, rispondo "Ecce ancilla Domini". Potrei servire per dare il principio alla grande Opera, aiutata dalla P. V. rev. e dai buoni Padri che ho sempre sognato, ma che non ho avuto sinora la fortuna di veder e conoscere per gustare la grandezza del mio S. Ordine, il resto Ella mi scrive che non ha timore e ripeto lo stesso anch'io, frutterà il granellino Iddio si serve delle cose inutili per far risplendere la sua grandezza... In questi giorni facciamo speciali preghiere alla nostra cara Santina S.Teresa, perché ci ottenga dal Cuore SS. di Gesù il compimento dei suoi disegni" (CURCIO M. C., Lettera a P. Lorenzo, Modica 28 giugno 1924, in arch. Postulazione, S. Marinella.)
Madre Crocifissa si sente piccola, ma sa di portare avanti un grande ideale. A p. Lorenzo questa lettera deve aver procurato tanta consolazione, perché solo tre giorni dopo risponde alla Madre. I fondatori abbracciano l'ideale missionario condiviso, quello di raggiungere tutto il mondo e tutti i popoli:
"Reverenda Madre Superiora, sia lode al Cuore di Gesù che le ha suggerito una sì bella risposta: essa mi ha confortato tanto e mi ha riempito il cuore di gioia. lo accetto la sua parola e da parte mia prometto di aiutarla con tutte le
mie forze, volendomi dedicare totalmente a quest' opera tanto sublime. Sono molto contento che Lei personalmente vuoI venire ad intraprendere questa nuova Istituzione, così sarò sicuro del suo validissimo appoggio: se Lei non è più tanto forte in salute cercherò di non farla strapazzare tanto: mi bastano la sua anima e le sue parole. Le sue intenzioni, i suoi fini saranno i miei e se io ora vi ho aggiunto il mio particolare delle Missioni, dal suo modo di scrivere credo che sia stato sempre il suo. Non ho voluto incominciare da me a fare tutto, ma ho creduto opportuno rivolgermi ad una suora che conosca meglio il carattere femminile, e così il Signore ha voluto mettermi nella sua vita... Continui in questo tempo a pregare molto il Signore, a pregare la grande e piccola Teresa: Lei sa d'esperienza che per le buone imprese non mancano difficoltà, e quantunque ora sembra che tutto vada a gonfie vele, pur tuttavia mi aspetto che il nemico d'ogni bene venga a crearci qualche impiccio. Ma speriamo nell'infinito amore del Cuore di Gesù e nella Vergine, nostra cara e dilettissima Madre che ci farà trionfare di ogni cosa: del resto è opera sua, e se così vorrà Iddio, quest' opera sorgerà e fiorirà e si moltiplicherà, noi non faremo nulla per vanagloria, ma per la salvezza delle anime e la gloria sia solamente a Lui che è il datore di ogni bene e di ogni buon pensiero. Le aggiungo che questa nuova impresa è per me un obbligo, perché è un voto fatto per una grazia ricevuta... I Padri confratelli non solo non mi sono contrari, ma fino ad ora abbracciano volentieri i miei disegni" (VAN DEN EERENBEEMT L. Lettera a M. Crocifissa, 1 luglio 1924, in arch. Postulazione, S. Marinella.)
Con spirito pratico, Madre Crocifissa offre uno spaccato della realtà che trova piena sintonia in padre Lorenzo in cui "lo zelo, l'ardore, lo spirito carmelitano che io leggo", si coniugano con "la mia immolazione, la mia povera preghiera unita alle di lei preghiere e zelo", senza nascondere "gli ostacoli che il nemico di ogni bene farà sorgere", ma che "ci renderanno più forti e ci cresceranno la confidenza in Colui che ciò permette per far risplendere la sua potenza" .
Dunque, l'esperienza del Carmelo viene rinforzata dalla figura ricca e solida di spiritualità carmelitana di p. Lorenzo. Implicitamente poi, è la stessa M. Crocifissa a chiarirne il ruolo in una lettera .a lui indirizzata:
"Padre mio, è inutile dire quanto e come prego per lei che mi è stato assegnato dalla Provvidenza come suo rappresentante, luce, guida e condottiero per il compimento dei suoi voleri divini." (CURCIO M. CROCIFISSA, Lettera 23 giugno 1925, in Arch. Postulazione, S. Marinella).
Inoltre, non c'è dubbio che la rivelazione della vocazione della Madre al Carmelo sia avvenuta nell'incontro con Teresa di Gesù attraverso la lettura della sua vita. Ma in Rosa la sensibilità per il Carmelo ha la sua origine più remota e nascosta nella devozione popolare alla Madonna del Carmine: Maria è l'artefice principale ed incontrastata della dimensione spirituale che Madre Crocifissa da lei rapita ha dato alla sua vita.
La presenza di Maria nella sua vita, sempre "finalizzata al Cristo", non ha i caratteri devozionali comuni degli anni in cui ella vive. In questa forma di devozione popolare si trovano le più profonde radici carmelitane della spiritualità della Serva di Dio.
Madre Crocefissa a Santa Marinella
UN SOSTEGNO ALLA COMUNITA', AI DISAGIATI, AI BAMBINI
Il 17 maggio 1925, in occasione della canonizzazione di S. Teresa di Gesù Bambino, Maria Crocifissa Curcio e padre Lorenzo Van den Eerenbeemt - i fondatori della Congregazione - si recarono a Santa Marinella, dove trovarono il luogo adatto per muovere i primi delicati passi della fondazione del nuovo istituto religioso carmelitano.
"Il giorno dopo, 18 maggio, la Madre, le suore e il Padre si recarono a S. Marinella, di cui la Madre aveva tanto sentito parlare dal Padre come la fatina del Tirreno, centro di naturale bellezza. Con insistenza la Madre volle, prima di ripartire per la Sicilia, avere questa soddisfazione, ricordando un sogno che tanto l'aveva impressionata: una casina nel verde tra collina e mare, per la sua futura Congregazione.
Che incanto in quel giorno! Cielo azzurro, aria mitissima, mare scintillante e uno zeffiro profumato di erbe e fiori silvestri che allargava i polmoni e un'arietta frizzante che costringeva a soffermarsi e consumare quel po' di cibo portato, al Capolinaro, allora solitario, erboso, che s'inoltrava roccioso nel mare spumeggiante tra gli scogli, con chiaro e fresco sciacquettio di onde leggere. Se si potesse ottenere una striscia di terra tra collina e mare per fabbricarvi una decente, sia pur piccola, abitazione per le suore! Quanta calma! Che luogo adatto per la preghiera, per ascetismo temperato con lavoro e dedizione alla gioventù, all'apostolato, per una futura vita missionaria, secondo lo spirito di S. Teresina del Bambin Gesù!... Oh, se si potesse prendere un villino in affitto, tanto per incominciare!"
Il 3 luglio seguente Madre M. Crocifissa, con alcune compagne, si trasferì a Santa Marinella e le Suore Terziarie Carmelitane di Santa Teresa del Bambino Gesù ebbero il permesso orale ad experimentum da parte del vescovo di Porto S. Rufina, card. Vico. Il giorno 16 dello stesso mese fu decretata la loro affiliazione all'Ordine Carmelitano.
"Mia buona Madre, questa mattina sono stato dall'Em. Card. Vico, con cui ho parlato della nostra Istituzione ed allora, infine mi ha dato il permesso per un anno (è un anno di prova). Mi contento anche di questo. Così noi dovremo meritarci con le fatiche e le difficoltà quel che tanto desideriamo: del resto non sarà nostro merito, ma tutta gloria di Colui che dall'alto dirige l'universo". (VAN DEN EERENBEEMT L., Lettera a M. Crocifissa, Roma, 1 giugno 1925, in arch. Postulazione, S. Marinella.)

A Santa Marinella le Suore Carmelitane conducevano una vita semplice, molto simile a quella dei poveri emigrati che abitavano la zona, e piene di zelo nel dedicarsi all'istruzione cristiana dei bambini, che raccoglievano a uno a uno dalle loro case sparse nella campagna. .
"Nei primi tempi abbiamo sofferto tante privazioni (non la fame): mancavano tutte le comodità. Non c'erano vasche da bagno, letti, sedie. Ci si arrangiava come meglio si poteva. Si dormiva sulle casse che portavamo con la biancheria da casa. Facevamo cuscini per sederci con le alghe e i residui che portava il mare, così pure i materassi. " (Positio super vita et virtutibus" Testimonianza, fl.147)
"Mi faceva impressione lo stato di miseria in cui vivevano nel dopo guerra le suore: miseria economica e culturale. Mi sembra che andassero pure a chiedere la questua con le bambine del collegio. Pur essendo dignitose, tuttavia, erano molto povere e piccole." (Positio super vita et virtutibus, testimonianze, fl,758).
"M. Crocifissa voleva che la Congregazione si diffondesse soprattutto per salvare le ragazze povere e bisognose, ci diceva: "Tu devi pescare l'oro in mezzo al fango; devi ripulire in queste ragazze lo spirito cristiano, l'amore di Dio, dal fango ove è stato immerso." (Positio super vita et virtutibus,
testimonianze)
"Nell'autunno del 1943 la comunità fu obbligata a sfollare a Castelgiuliano fino al giugno 1944. Lì le suore, nonostante i grandi disagi, animavano le funzioni religiose, facevano catechesi e doposcuola; inoltre, la Madre portò con sé un gruppo di
corrigende".
Una di queste racconta che le suore dormivano con loro, con una tenda tesa nello stesso dormitorio. Secondo lei, questo era un segno, l'espressione di un grande amore da parte della Madre ("diversamente non si sarebbe presa la briga di lasciarle andare con sé in piena guerra, tra i bombardamenti continui"). Ella, infatti, "sapeva che se avesse mandato a casa alcune delle ragazze, le avrebbe esposte a gravi pericoli morali" (specialmente la prostituzione) e perciò, "spinta solo dall'amore per Gesù e da una grande fede, da una grande carità, non solo le portò con sé, ma le esortava alla speranza e infondeva loro coraggio." (Positio super vita et virtutibus, Testimonianze)
LE PRIME INIZIATIVE PROMOZIONALI
Alla fine della guerra, il 15 ottobre 1945 - dopo la celebrazione a Santa Marinella del primo Capitolo generale che elesse alla carica di Superiora generale Madre M. Crocifissa -, ripresero le aperture di nuove comunità in Italia e si poté dare il via al sospirato progetto missionario. Quindi, S. Marinella è il luogo non solo geografico, ma anche carismatico, nel senso che qui avviene una maggiore chiarificazione del carisma, della condivisione, dell'ascolto dei bisogni della gente, della presenza di una fraternità orante in mezzo al popolo, dell'incarnazione sul territorio.
Alla luce di questo contesto le varie iniziative quali l'Associazione delle 'Figlie di Maria', delle 'Madri Cattoliche', la scuola gratuita per i figli del popolo, il laboratorio di taglio e cucito, l'attività ricreativa di recitazione, canto, gite, si possono leggere come risposte date alle sfide poste dal territorio.
GLI
SVILUPPI FINO AI NOSTRI GIORNI
Sempre aggravata da una salute resa fragile dalle tante lotte affrontate, Madre M. Crocifissa fu ancora eletta Superiora generale, nel 1952. Nel febbraio 1957 ebbe la gioia di sapere che le sue figlie spirituali, fra le quali già erano annoverate diverse religiose maltesi, avevano aperto una casa a Malta nell'isola di Gozo. Si spense serenamente, circondata dalle amate figlie e assistita da padre Lorenzo, il 4 luglio 1957. Nel 1959 in Brasile si aprì un'altra comunità, a Graciosa.
L'approvazione pontificia della Congregazione si ebbe il 3 ottobre 1963, con il nome di Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù. L'evoluzione dell'istituto è proseguita sotto lo sguardo vigile e discreto dello stesso padre Lorenzo e con la saggia guida di Madre M. Grazietta Giunta (fino al 1979).
"Bisogna muoversi e lavorare per acquistare le anime; altrimenti come corrispondiamo al desiderio di Dio, della Madre Santissima e della nostra Madre defunta. Avete tutte una grande missione: lavorate, lavorate e cercate anime.
Cercate vocazioni! Non le troverete, se non ve ne occupate. Cercate di accaparrare le anime: pregate e bussate: dove bussare? Bussate al cuore di Gesù.
Personalmente, mi raccomando la vera opera missionaria presso le giapponesi; insisto su questo punto, perché così si può dilatare la religione cattolica presso questo popolo che facilmente si lascia abbindolare da tanti settari che sono molto contrari alla nostra fede. " (VAN DEN EERENBEET L., Lettera alle suore del Brasile, 07/ 12/ 1965 arch. Postulazione S. Marinella)
Sono state poi chiamate a guidare la Congregazione M. Filomena Cucco (fino al 1991), Suor M. Beatrice Minieri, Superiora generale dal 1991 al 2003 e Suor M. Tarcisia Carbone, eletta nell'agosto 2003.
Il 12 febbraio 1989, nella parrocchia "S. Maria del Carmine" di Santa Marinella, il Vesccovo di Porto - S. Rufina, Diego Bona, ha aperto l'inchiesta diocesana per la causa di canononizzazione di Madre M. Crocifissa Curcio.