Maria Teresa di S. Giuseppe B - 30 ottobre
BEATA MARIA TERESA DI SAN GIUSEPPE
30 ottobre
BEATA MARIA TERESA DI SAN GIUSEPPE, VERGINE
Anna Maria Tauscher nacque nel 1855 a Sandow, nella Marca di Brandeburgo — oggi Polonia — da genitori luterani profondamente credenti. Maria crebbe e venne educata nella fede dei suoi antenati, ma non aderì mai al Protestantesimo. Il 30 ottobre 1888, entrò a far parte della Chiesa cattolica con la sua professione di fede. Venne espulsa dalla casa paterna e licenziata dal suo impiego. Raminga in cerca di alloggio trovò asilo presso un Istituto religioso; in seguito passò in una famiglia come dama di compagnia. Il suo cammino di fede intanto proseguiva intrepido e generoso sulle vie di Dio, verso un ideale di totale consacrazione al Signore. Lesse con entusiasmo la vita di santa Teresa d’Avila, per la quale provò ammirazione e amore e ne prese il nome. Infatti desiderava farsi religiosa nel Carmelo teresiano. Il Signore, però, aveva un disegno particolare su di lei: un nuovo ramo del Carmelo, aggregato al grande Carmelo di Teresa.Così nel 1891, a Berlino, nasce la prima casa della Congregazione da lei fondata:”Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù”. Dedicò la sua vita all’accoglienza dei bambini bisognosi. Madre Maria Teresa di san Giuseppe morì a Sittard - nella Casa Madre in Olanda - nel 1938.
Dall’autobiografia della beata Maria Teresa di san Giuseppe, vergine (Madre Maria Teresa di san Giuseppe, Una casa per fanciulli senza casa, 2 ed. 1991, 5 1-52)
Visione della vocazione
Il 21 gennaio 1890 feci un sogno impressionante. Vidi un Crocifisso vivo, di grandezza naturale. Per tutta la lunghezza del corpo, dalle mani fino ai piedi, da ambo le parti, erano fortemente fissati nella carne due rami di spine, intrecciati saldamente a modo di corona di spine. E, dalla parte sinistra, sul cuore, un groviglio di spine, fortemente piantato, in forma di cuore.
Il capo non era coronato di spine, e le braccia non erano abbassate, ma tese, aperte, in segno di vita.
Una visione così impressionante, così terribile, mi afferrava talmente e suscitava tanta compassione, che non vi sono parole per descriverla. Mentre i miei occhi si indugiavano su di essa, il mio cuore tremava dal dolore.
Il Divin Salvatore è il Capo che, in cielo, vive senza dolore e senza corona di spine; il corpo, le membra, rappresentano la santa Chiesa, che non solo è inchiodata alla Croce dalle potenze politiche, ma viene anche ferita profondamente dai cattolici indolenti e ribelli. Questo significano le spine al corpo. Le spine al cuore significano, invece, l’indolenza e l’infedeltà delle anime a lui consacrate (sacerdoti e religiosi).
Mi svegliai e, siccome era giorno, mi recai subito in chiesa. Il mio cuore era agitato, anzi, ferito dal dolore e dalla compassione. Ora mi appariva chiaro ciò che il Signore voleva da me: preghiera e riparazione! Scongiurare grazie per la conversione dei peccatori. Lottare con Dio per la libertà della santa Chiesa.
Da quel mattino il mio cuore fu pieno di nuova «fame e sete» non soltanto della volontà del Signore, della perfezione, ma di «fame e sete», brama ardente, di guadagnare anime al Divin Cuore.
Quel Crocifisso rimase e rimane dinanzi ai miei occhi ancora oggi come quella mattina, e alimenta il mio zelo di pregare per la conversione dei peccatori e di lavorare per la loro salvezza; non solo, ma lo fa sempre più ardente e mi fa sospirare il mio fine: poter estinguere dinanzi al trono di Dio il mio tormentoso desiderio, la mia sete di anime.
PREGHIERA
Dio onnipotente e misericordioso, che hai dotato la beata Maria Teresa di un mirabile zelo per dedicarsi al servizio del tuo popolo, con perseverante preghiera e attività, concedi a noi, per sua intercessione, di operare nelle difficoltà col suo stesso amore, per edificare generosamente la tua Chiesa. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Madre Maria Teresa di San Giuseppe nacque a Sandow, nella Marca di Brandenburgo, (oggi Polonia) il 19 giugno 1855.
Il padre, Ermanno, era Pastore luterano, e la madre, Maria Paolina, pur essendo luterana, aveva un grande amore per la Madre di Dio, per cui, il 24 luglio, quando la piccola venne battezzata, le fece imporre il nome di Anna Maria. Il battesimo le fu amministrato dal nonno paterno, pure lui Pastore luterano.
La sua infanzia trascorse felice e spensierata, accanto alla mamma che amava teneramente ed accanto al papà, nel tempo libero dal suo ministero.
Nel maggio 1862 il padre fu nominato Sovrintendente ad Arnswalde, dove la famiglia, nel frattempo aumentata di altre due figlie, Lisa e Maddalena, si trasferì.
Per Anna Maria, in quest'ambiente tanto diverso, incominciò una vita nuova, non più nella solitudine della campagna, ma nel movimento di una grande casa parrocchiale, dove il papà e la mamma erano molto impegnati nelle diverse attività pastorali e caritative. La mamma, infatti, riuniva i bambini per il catechismo e visitava i poveri e gli ammalati, accompagnata dalla figlia, suscitando così in lei un grande amore per il prossimo specialmente più bisognoso.
Nel 1865 il padre fu trasferito a Berlino. Là, Anna Maria cominciò a stare poco bene, per cui dovette lasciare la scuola che riprese più tardi con grande fatica. A motivo della poca salute e in vista degli studi, nel 1870 i genitori decisero di mandarla con la sorella Lisa in un educandato di campagna dai Fratelli Moravi. Tra di loro erano persone molto devote e in Anna Maria si svegliò il desiderio di diventare "suora".
L'aria salubre la ristabilì presto e, a contatto con la natura, il suo temperamento timido divenne più aperto; resistette tuttavia ad ogni sorta di lusinghe e vanità, rimanendo ferma nel suo tenore di vita serio, leale e pieno di bontà, sempre pronta ad intervenire con generosità in qualsiasi bisogno o richiesta.
Per la Pasqua del 1872 il padre la fece ritornare a casa per la Confermazione, il che costituì per lei una grande prova, perché sentiva una ripugnanza sempre maggiore verso il luteranesimo. Più di una volta, anche in educandato, non si era pronunciata a quale religione appartenesse, dichiarando di averne una sua propria. In seguito, in discussioni con Pastori protestanti che frequentavano la sua famiglia, si sentì dire che il suo ragionamento era più cattolico che protestante.
Nel 1873 passò l'estate presso i nonni. In tale circostanza ebbe una proposta di matrimonio, che lei immediatamente respinse, affrontando con fermezza la collera del nonno pur tanto amato.
Nel 1874, a soli 45 anni, la mamma morì ed Anna Maria rimase, straziata dal dolore, con la famiglia a carico. Dopo cinque anni, quando il padre si risposò, lasciò libera la figlia da tali responsabilità.
Ora poteva finalmente attuare il desiderio da lungo accarezzato: costituire un'associazione di signorine che si dedicassero ai lavori manuali più vari, da mettere poi in vendita per aiutare le Missioni.
Allo scopo di offrire a Dio un grande sacrificio, accettò a Colonia l'ufficio di Direttrice del manicomio della città, ottenendo insperatamente il consenso del padre. Tra le prove inenarrabili, a contatto con dementi di ogni specie, l'aspettava la rivelazione piena della dottrina cattolica, verso la quale aveva sempre anelato.
Contro la volontà del padre, con animo straziato perché come cattolica le si impediva di porre piede nella casa avita, il 30 ottobre 1888 venne ufficialmente accolta nella vera Chiesa nella chiesa dei santi Apostoli a Colonia; dirà, poi, nei suoi ricordi, di non aver fatto abiura, perché non era mai appartenuta liberamente, neppure un'ora, alla chiesa luterana.
Il desiderio di consacrarsi completamente a Dio si faceva sentire sempre più insistente e, dopo la lettura dell'Autobiografia della grande santa, Teresa d'Avila, si orientò senz'altro verso la vita del Carmelo; ma, il suo confessore le disse che la sua strada non era quella di entrare in un convento già esistente.
Col tempo, le fu chiaro che doveva essere sì figlia di santa Teresa, ma non nel Carmelo di clausura. Si sentì infatti ispirata a dar origine ad una Congregazione che, pur essendo imbevuta dello spirito carmelitano di preghiera e di riparazione, nello stesso tempo si dedicasse all'assistenza dei bambini orfani, poveri e abbandonati.
Nell'Autobiografia lasciata alle sue figlie, Madre Maria Teresa descrive le incredibili sofferenze tollerate agli inizi e lo sviluppo della Congregazione che in pochi anni si è diffusa in Europa.
Cacciata dalla casa paterna, così anche dalla Germania dove il Cardinale Kopp le rifiutò l'autorizzazione di portare l'abito religioso, andava errando da un paese all'altro, e giunse finalmente a Rocca di Papa, nei pressi di Roma, dove nel giugno del 1904, il Cardinale Satolli, Titolare di Frascati, le diede il permesso di acquistare una vecchia casa che sarebbe diventata, dopo tante traversie, la prima Casa Madre del Carmelo del Divin Cuore di Gesù. Là, la Madre e le sue prime compagne emisero i primi voti religiosi validi secondo il diritto canonico il 3 gennaio 1906.
Passata l'a cqua della tribolazione, come lei stessa si esprimeva, le fu permesso di rientrare in Germania ove le case denominate per venerazione al Padre putativo di Gesù, le "Case di San Giuseppe" si moltiplicarono e diffusero. Nel 1912, Madre Maria Teresa partì per l'America per impiantare il Carmelo del Divin Cuore di Gesù anche nel Nuovo Mondo. Mentre si occupava delle nuove fondazioni in America e nel Canada, la Prima Guerra Mondiale scoppiò in Europa e la Casa Madre a Rocca di Papa fu espropriata dal governo italiano, essendo "proprietà tedesca". Tornata dall'America nel 1920, si mise in cerca di una nuova Casa Madre e Dio la condusse a Sittard in Olanda.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella Nuova Casa Madre di Sittard. Per ragioni di salute, non viaggiava più. D'altra parte attendeva, con delicatezza materna, alla formazione spirituale delle sue suore che voleva forti, generose, vere figlie della Chiesa e con un cuore di mamma per i piccoli affidati alle loro cure. S'impegnava alla consolidazione dell'opera fondata elaborando le Costituzioni, facendo i diversi registri e scrivendo i ricordi della guida meravigliosa di Dio nella sua vita.
Dopo aver edificato quanti la conobbero, spirò santamente, ritornando alla casa del padre, di cui, specialmente negli ultimi anni, aveva una nostalgia infinita. Era il 20 settembre 1938.
La fama di santità di Madre Maria-Teresa si divulgò a tal punto che il 2 febbraio 1953, a Sittard in Olanda, da Mons. Lemmens, Vescovo di Roermond, venne aperto il processo informativo che fu chiuso il 20 settembre 1957. Il processo per gli scritti ebbe inizio il 30 settembre 1953 e terminò il 28 agosto 1957; quello sul non-culto invece ebbe luogo tra il 17 giugno 1957 e il 20 settembre 1957.
Dopo la redazione della Positio super virtutibus nel 1992 il processo si fermò a causa della mancanza di un miracolo. C'erano, sì, molte preghiere esaudite e anche guarigioni miracolose, ma i dottori non attestarono la natura sovrannaturale della guarigione. Soltanto, nel 2002, dopo Pasqua, quando portarono gli atti diocesani del miracolo alla Congregazione per le Cause dei Santi, misero subito la Madre Tauscher al primo posto per andare nel Congresso.
Il 25 giugno 2002 dunque, a Roma si è riunito il Congresso Speciale della Congregazione delle Cause dei Santi per discutere sulla eroicità delle virtù eroiche di Madre Maria-Teresa Tauscher e tutti gli 8 Consultori Teologi hanno espresso un voto affermativo. In seguito, il giorno 20 dicembre 2002, è stato promulgato il Decretum super virtutibus in presenza di Papa Giovanni Paolo II a Roma.
Durante un ritiro a Sittard nella Casa Generalizia delle Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù, vedendo che la signora Pieters non poteva partecipare a tutte le conferenze a causa dei disturbi ai piedi, P. Bonifacio Honings OCD le consigliò di fare una novena alla Fondatrice di queste Suore la cui tomba si trova nella cappella. Tornata a casa, la signora Pieters-Maas incominciò la prima novena, insieme con il marito, recitando la preghiera scritta sull'immaginetta. La signora si ricorda ancora una frase di questa preghiera: "Sia fatta la tua volontà". Durante la terza novena, il 16 dicembre 1996, di colpo, le pene si fermarono e poteva camminare senza problemi. Le unghie delle dita dei piedi che erano quasi state mangiate dalla malattia, cominciarono a crescere di nuovo. La malattia non è più tornata. Oggi - 10 anni più tardi, i piedi della Signora stanno sempre bene.
Il processo diocesano sull'asserita guarigione miracolosa della signora Maria Giuseppina Pieters-Maas da "dermatomicosi, onicomicosi e acrodinia" il 16 dicembre 1996, per intercessione della serva di Dio Maria Teresa di San Giuseppe, si è svolto nella diocesi di Roermond dal 14 al 27 marzo 2002 e gli atti diocesani sigillati furono consegnati al Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il 6 aprile 2002 dal Postulatore della causa, Bonifacio Honings OCD.
Il 19 dicembre 2005, il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato il Card. Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in un'udienza privata, a promulgare il decreto sul miracolo.
