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Raffaele Kalinowski S - 19 novembre

San

RAFFAELE KALINOWSKI

DI S. GIUSEPPE

SACERDOTE

19 novembre

 

 

 

Raffaele (Vilnius, Lituania, primo settembre 1835 - Wadowice, Polonia, 15 novembre 1907), della famiglia polacca Kalinowski, passò alcuni anni nella vira militare e per un decennio fu esiliato in Siberia ai lavori forzati. Nel 1877 entrò tra i Carmelitani scalzi e venne ordinato sacerdote nel 1882. Fu insigne nello zelo per l'unità della Chiesa e per l'instancabile ministero del sacramento della penitenza e della direzione spirituale. Restaurò l'Ordine in Polonia. È stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 17 novembre 1991.

 

O Dio, che hai riempito san Raffaele sacerdote, dello spirito di fortezza nelle avversità e di uno straordinario ardore per l'unità della Chiesa, fa’ che, animati dalla stessa fede e carità fraterna, collaboriamo generosamente all'unione di tutti i credenti in Cristo.

 

Raffaele Kalinowski

nasce il primo settembre 1835 a Vilnius, attualmente cittadina orientale della Polonia, col nome di Giuseppe. Primo di nove fratelli.

Frequenta la scuola che è di fondazione russa, che mira a dare agli adolescenti ed ai giovani mentalità, cultura, costumi e abitudini della potenza occupante. Cosa che per contrasto spinge gli alunni ad un appassionato patriottismo.

Protende per le scienze esatte, un amore ereditato dal padre, già professore di matematica. Per continuare gli studi è costretto a iscriversi all’accademia di ingegneria militare di Pietroburgo, fondata dallo Zar Nicola. L’ambiente è costituito in prevalenza da Russi; la disciplina è militare. A ventidue anni ottiene il grado di tenente.

Da un punto di vista spirituale la permanenza a Piatroburgo è segnata da un solco di pesante crisi. Abbandona i sacramenti e assiste raramente alla Messa domenicale. Dirà in seguito che la coscienza lo rimproverava, ma che non fu fedele neppure a questa voce. Qualche libro a carattere religioso, come "Le confessioni" di Sant’Agostino, determinano una svolta al suo dramma interiore. Contribuisce a questo il lavoro che deve svolgere all’interno per la costruzione di una ferrovia, tra paludi e luoghi deserti, in villaggi con poche e povere capanne di contadini. Approfitta del tempo libero, infatti, per darsi al silenzio e stare solo con i suoi pensieri davanti a Dio.

 

Per motivi di salute chiede il trasferimento ed è mandato come Capitano di Stato Maggiore alla Fortezza di Brest-Litowski da dove dovrà recarsi spesso a Varsavia, dove si renderà conto del movimento patriottico che organizza l’insurrezione contro la Russia. Intanto matura la sua fede con opere di carità a favore dei poveri e lavora intensamente per favorire l’unione dei cristiani della chiesa orientale con quelli della chiesa di Roma.

Dagli anni dello studio a Pietroburgo nasce il pensiero sulla scelta del suo stato di vita. E’ propenso al matrimonio. Spunta l’amore per una ragazza, ma la fiamma di questo primo amore viene mortificata e spenta dalla madre di questa che non acconsente e vince. Giuseppe non si turba più di tanto. Stava per assaporare la bellezza dell’unione per amore, ma la poesia del matrimonio svanisce presto davanti alla prosaica realtà. Più passa il tempo e più si sente attratto dalla sete di valori spirituali. Vede che corpo e spirito, sessualità, rapporti, la stessa vita sono più affascinanti se spesi in modo esclusivo e diretto per l’umanità e per Dio. Forse è un barlume di vocazione religiosa che comincia a far breccia nel suo animo.

Nel frattempo tutta la patria si ribella al giogo straniero. Non può rimanere con i Russi. Con il pretesto della poca salute chiede ed ottiene il congedo dal servizio militare, ricevendo un riconoscimento pieno di elogi da parte di Alessandro II di Russia. Libero da questi obblighi si mette a disposizione del governo nazionale polacco clandestino, ricevendone, per il prestigio che gode, la nomina a Ministro della Guerra. Purtroppo, come si prevedeva, l’insurrezione non raggiunge i risultati attesi ed è stroncata con una ferocia inaudita in tutto il territorio. Si fa piazza pulita con condanne a morte e deportazioni in Siberia.

E’ arrestato, processato e condannato a morte anche lui. Poi la condanna a morte è commutata in dieci anni di lavori forzati in Siberia. Mentre sta in carcere organizza la sua vita sul modello di quella dei religiosi. Racconterà nelle sue memorie: "Mi ero fatto un orario preciso per tutte le ore; mi alzavo alle cinque del mattino. Il mio primo pensiero era quello della preghiera, poi la meditazione e, quando ottenni i libri di devozione, ebbi una grande consolazione. Potevo sentire la Messa ogni giorno , ma da lontano, però in modo distinto. La finestra della mia cella dava sul cortile del convento… Aprivo uno sportellino della finestra e così potevo godermi la santa Messa fino alla fine".

Come si vede, nel frattempo era uscito dal tunnel della notte interiore ed aveva ripreso la pratica dei sacramento e della vita di preghiera.

Quando è deportato in Siberia porta con sé il Nuovo Testamento, Giobbe, i Salmi, l’Imitazione di Cristo e un crocefisso. Il viaggio appare disastroso: tradotta, imbarcazioni, marce forzate, carri trainati da cavalli. Molti cadono sfiniti o assiderati. La temperatura tocca i meno quaranta gradi. Passano dieci mesi di marce tra indicibili sofferenze. Poi i lavori forzati con l’alloggio in una enorme baracca su un isolotto, dove tutto si deve svolgere in comune.

Dopo due anni cominciano le amnistie. Gli viene concesso di vivere a Ussolè, ma con l’obbligo di lavorare per il governo russo. Dopo altri due anni l’amnistia gli riduce la pena in semplice esilio. Ottiene il permesso di vivere ai confini con la Mongolia, dove apre una scuola per l’educazione e la formazione dei figli dei deportati. Si riprende dalle pessime condizioni di salute e partecipa alla spedizione al lago Baikal diretta da un polacco anch’egli deportato.

Finalmente, dopo nove anni, può rivedere i familiari per alcuni mesi e l’anno seguente ottenere la piena libertà.

Dal punto di vista religioso il decennio di esilio in Russia diventa un tempo di grazia straordinaria. Con eroica costanza mantiene l’impegno dell’esercizio della preghiera, della meditazione e del raccoglimento interiore. Si dona con generosità ai bisognosi prodigandosi in ogni occasione per consolare e aiutare tutti, senza distinzione di religione o di nazione. Si adopera per incrementare la cultura religiosa preferendo soprattutto piccoli e giovani. E’ da tutti considerato un angelo inviato dal cielo.

 

Dopo dieci anni di prove e di miseria rientra nella vita sociale. Per mantenersi, ma anche per passione educativa, accetta l’incarico di precettore del principino Augusto Czartoryski, possibile pretendente al trono nel caso di una restaurazione della monarchia in Polonia. Il compito è delicato e di estrema importanza. Deve trasferirsi a Parigi dove la famiglia di Augusto risiedeva in esilio. Il principino è di salute malferma, e questo obbliga il precettore ad accompagnarlo nelle migliori località climatiche d’Europa. Verrà anche in Italia. Maestro e discepolo erano ambedue misteriosamente incamminati verso la santità. Anche del ragazzo, infatti, è stato firmato il decreto delle eroicità delle virtù, dopo un incontro con San Giovanni Bosco, divenne salesiano, e giovanissimo volò al cielo.

Il giovane fece nascere l’occasione al nostro santo di conoscere il Carmelo. Si incontreranno con una sua zia carmelitana scalza. In Polonia l’Ordine Carmelitano, dopo ripetute soppressioni, sopravviveva in un solo convento di frati e in un solo monastero di suore. Le monache sognavano e pregavano perché sorgesse una guida forte e geniale, a restaurare il Carmelo e, quando conobbero Kalinowski, pensarono d’aver trovato l’uomo giusto. Gli fecero pervenire quegli aforismi in cui Santa Teresa d’Avila ha sintetizzato la sua dottrina: "Niente ti turbi – Niente ti sgomenti – Tutto passa – Dio non cambia – Con la pazienza – Tutto si acquista – Chi possiede Dio – Non manca di nulla – Solo Dio basta. Il santo li riceve come una ispirazione e risponde: "Ogni giorno prendo forza da queste parole". Approfondisce gli aspetti della vita religiosa di questo Ordine, attratto soprattutto dall’austerità, decide di lasciare il mondo.

A quarantadue anni si presenta al noviziato di Graz in Austria e vi entra Trova ciò che cercava. Dirà in seguito che aveva patito meno in dieci anni di Siberia che in un solo anno di noviziato. A quarantasette anni diventa sacerdote.

Da religioso distribuisce il suo tempo tra l’educazione dei religiosi e dei seminaristi, la guida spirituale dei monasteri, la cura di nuove fondazioni, il recupero del patrimonio archivistico dell’Ordine, la pubblicazione di testi spirituali.

Al suo confessionale accorrono folle sempre più numerose. Lo chiameranno "il martire del confessionale". E’ comprensivo, prudente e buono. Spicca in lui anche un altissimo senso di umanità. Deve ricredersi sull’aspetto severo e austero inculcatogli nel periodo della formazione. A ciò contribuisce la lettura della Storia di un’Anima di Santa Teresa di Gesù Bambino, da poco resa pubblica. All’inizio, proprio per la rigidità dell’educazione ricevuta, stenta di accettarla. Poi ne resta avvinto, e convinto si sforzerà di trasformarla in vita. Scriverà al monastero di Lisieux questa sua nuova esperienza.

L’appartenere ad un Ordine nato in Oriente e trapiantato in Occidente lo confermerà nel desiderio di unificazione delle chiese, che tradurrà in preghiera e predicazione. Scriverà: "L’unità sacra! L’unità santa! Questa parola riempie già il cuore di dolore, ma accende anche il fuoco della speranza". Era convinto che questa unione sarebbe stata possibile solo in Maria. Sul letto di morte ripeteva continuamente: "Padre, che tutti siano una cosa sola!"

A settantadue anni con gli occhi rivolti alla Madonna del Perpetuo Soccorso, invocando umilmente Dio: "Abbi misericordia, dammi pazienza!", baciando il crocefisso, termina la sua vita terrena. E’ il 15 novembre 1907.

 
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