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Teresa Benedetta della Croce S - 9 agosto

Santa

TERESA BENEDETTA DELLA CROCE

(EDITH STEIN)

VERGINE E MARTIRE, PATRONA D'EUROPA

9 agosto

Edith Stein,nacque a Breslavia 12 ottobre 1891. Appassionata ricercatrice della verità, attraverso approfonditi studi di filosofìa, la trovò con immenso stupore nell'autobiografia di S. Teresa di Gesù, Morì martire della fede ad Auschwitz nei forni crematori il 9 agosto 1942, durante la persecuzione nazista, offrendo il suo olocausto per il popolo d'Israele. Donna di singolare intelligenza e cultura ha lasciato molti scritti di alta dottrina e di profonda spiritualità, Giovanni Paolo II l'ha beatificata a Colonia il primo maggio 1987, canonizzata a Roma l’11 ottobre 1998 e proclamata l’ 11 ottobre 1999 compatrona d'Europa insieme a S. Caterina da Siena e S. Brigida di Svezia.

 

Dio dei nostri Padri, donaci la scienza della Croce, di cui hai mirabilmente arricchito santa Teresa Benedetta nell’ora del martirio, e fa’ che per sua intercessione cerchiamo sempre te, somma verità, fedeli fino alla morte all’eterna alleanza di amore, sigillata nel sangue del tuo Figlio per la salvezza del mondo.

(dal "Libro dei Santi Carmelitani" di Antonio Maria Sicari)



Edith nasce a Breslavia (allora in Germania, attualmente è la città polacca di Wroclav), nel 1891, undicesima e ultima figlia di una coppia di sposi ebrei.
Rimane orfana di padre a due anni e la numerosa famiglia viene guidata con saggezza e forza dalla madre, una donna profondamente religiosa e tenacemente attaccata alla propria tradizione ebraica.
Edith è però una bambina indipendente e di intelligenza particolarmente vivace.
Verso i quindici anni abbandona la fede in cui è stata educata, perché non le riesce di credere all'esistenza di Dio, mentre tutta la sua adolescenza si protende nel culto verso la verità (intesa come sviluppo della conoscenza) e verso la difesa della dignità della donna.
Frequenta l'università -caso abbastanza raro per le ragazze del suo tempo-, tanto che nel 1910 è l'unica donna che si iscrive alla facoltà di filosofia della sua città.
Si trasferisce a Gottinga, vera "città universitaria", dove fa il primo incontro determinante della sua vita, quello con il filosofo Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia.
Resta impressionata dall' onestà rigorosa del pensiero del Maestro e con lui si laurea, col massimo della lode, discutendo una tesi sul problema dell'Einfuhlung, termine che i filosofi italiani traducono con "empatia".

Husserl la stima talmente che la ritiene già pronta per una cattedra e, quando viene trasferito a Friburgo, la sceglie come sua assistente.
È lei che deve sistemare l'enorme produzione di manoscritti e appunti stenografati che il Maestro le affida: deve decifrarli prima,

e sistematizzarli poi, segnando ciò che deve essere riveduto o completato.
In una lettera del 1917, Edith scrive: 'L'ultima trovata del Maestro è questa: innanzitutto devo restare con lui fino a quando mi sposo; poi posso sposare solo un uomo che diventi anche lui suo assistente, e i bambini pure. Colmo della sventura!".
Merito di Husserl -che è molto esigente e un po' tirannico- è quello di educare i propri discepoli al suo celebre principio: "Zu den Sachen": occorre aderire alle cose, aderire ai fenomeni così come si presentano. Ed è per questa intellettuale onestà che Edith non può fare a meno d'essere toccata, interiormente segnata, anche da certi "fenomeni" particolari.
Alcuni più generici: uno studio interessante sul Pater noster in antico germanico; l'incontro con la personalità affascinante di Max Scheler, geniale ma disordinato neo-convertito; due anni di esperienza al fronte come crocerossina durante la prima guerra mondiale, ciò che la mette a contatto col mistero della sofferenza.
Sono tutti fatti che cominciano a farle scoprire il fenomeno religioso. Possiamo comprendere il tipo di attenzione con cui ella normalmente vive, ascoltando lei stessa descrivere la sorpresa provata durante una visita - fatta per motivi esclusivamente artistici
- a una chiesa cattolica: sorpresa al vedere una donna del popolo entrare a pregare con la borsa della spesa sotto il braccio.
"La cosa mi parve strana. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti che avevo visitato si entra soltanto durante il servizio divino. Al vedere qui la gente entrare tra una occupazione e l'altra, quasi per una faccenda abituale o per una conversazione spontanea, rimasi colpita a tal punto che non mi riuscì più di dimenticare quella scena"
.

Altri due episodi furono invece ancora più precisi e determinanti. A Gottinga aveva conosciuto un giovane docente, Adolf Reinach, braccio di Husserl per i contatti con gli studenti, che l'aveva molto impressionata per la bontà, la finezza, il gusto artistico che si riflettevano perfino nella sua abitazione.
Edith era diventata amica di famiglia, ma nel 1917 l'amico era stato ucciso combattendo nelle Fiandre. La giovane vedova allora chiese a Edith di aiutarla a classificare gli scritti filosofici del defunto, in vista di una pubblicazione postuma.

Costei provò un estremo disagio al pensiero di dover tornare in quella casa che aveva conosciuto piena di bellezza e di felicità, convinta che l'avrebbe trovata sprofondata nel lutto e nella disperazione. Trovò invece l'atmosfera di un'indicibile pace e vide l'amica con il volto segnato dal dolore, ma come trasfigurato.
Udì da lei il racconto del battesimo che i due coniugi avevano ricevuto pochi mesi prima quando, ambedue, si erano decisi ad entrare nella Chiesa protestante -pur sentendosi attratti dal cattolicesimo- per una sorta di impulso interiore a far presto: "Non ha importanza, non pensiamo al futuro; una volta entrati nella comunione con Cristo, ci condurrà Lui dove vuole! Entriamo nella Chiesa, non posso più aspettare!"
. (La signora Reinach, in seguito, divenne infatti cattolica).

Edith ascoltava quel racconto d'amore e osservava quella pace. "Fu quello il mio primo incontro con la Croce, con quella forza divina che la Croce dà a coloro che la portano. Per la prima volta mi apparve visibilmente la Chièsa, nata dalla passione di Cristo e vittoriosa sulla morte. In quel momento stesso la mia incredulità cedette, l'ebraismo impallidì ai miei occhi, mentre si levava nel mio cuore la luce di Cristo. È questa la ragione per cui, nel prendere l'abito di Carmelitana, ho voluto aggiungere al mio nome quello della Croce".
Per quattro anni questo fatto" o "fenomeno" lavorò nella sua coscienza finché venne portato alla massima chiarezza e consapevolezza da un altro e più determinante episodio.

Durante l'estate del 1921 Edith fu ospite, per un periodo piuttosto lungo, presso un'altra coppia di amici, convertiti anch'essi al protestantesimo. Una sera che i due sposi dovettero assentarsi, le lasciarono la propria biblioteca a disposizione.
Ecco il racconto di ciò che accadde.
"Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò tra mano. Era un grosso volume che portava il titolo: Vita di Santa Teresa d'Avila, scritta da lei stessa. Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi dovetti confessare a me stessa: Questa è la verità!".

Aveva trascorso nella lettura l'intera notte; al mattino andò in città a comprare un catechismo e un messalino: li studiò a fondo
e dopo qualche giorno si recò ad assistere alla prima Santa Messa della sua vita.
"Niente mi rimase oscuro - disse -. Compresi anche la più piccola cerimonia. Al termine raggiunsi il prete in sacrestia e dopo un breve colloquio gli chiesi il battesimo. Mi guardò con molto stupore e mi rispose che una certa preparazione era necessaria per l'ammissione in seno alla Chiesa: 'Da quanto tempo segue l'insegnamento della fede cattolica?' -mi chiese- 'Chi la istruisce?'. Per tutta risposta riuscii a balbettare: 'La prego, reverendo Padre, mi interroghi"'.
Dopo un esame approfondito il prete riconobbe che non c'era nessuna verità della fede su cui ella non fosse istruita.

Il battesimo venne fissato per il capodanno del 1922 e, in quell'occasione, ella aggiunse al proprio nome quello di "Teresa".
La conversione segnò una profonda lacerazione tra Edith e la madre, che non riusciva a capire perché mai la figlia non fosse tornata al Dio dei suoi padri. Lacerazione che doveva ulteriormente e misteriosamente approfondirsi e superarsi quando Edith decise il proprio ingresso nel monastero carmelitano di Colonia.

Dal punto di vista interiore, per Edith Teresa Stein la vocazione al battesimo e quella al Carmelo coincisero con assoluta certezza, fin dal primo momento.
Tuttavia il suo direttore spirituale le impedì di concretizzare subito quella vocazione claustrale, ritenendo che ella avesse un compito insostituibile da svolgere nel mondo.
I primi dieci anni dalla conversione li passò a fare la "maestra" nel senso più totale del termine, in un istituto di domenicane in cui "la signorina professoressa" si dedicava ad educare le ragazze che si preparavano alla maturità liceale, insegnando lingua e letteratura tedesca.
Conduceva una vita molto riservata, quasi monastica, e intanto studiava la tradizione filosofica cattolica (in particolare san Tommaso) con l'intento di paragonarla col pensiero fenomenologico.
La sua traduzione e commento del De Veritate di san Tommaso
fu considerata un'opera d'arte sia per la limpidità della traduzione, che così bene si adattava all'antica lingua del Santo Dottore, sia per la profondità delle annotazioni.

Intanto, ella comincia a rielaborare il suo proprio pensiero e a pubblicare saggi scientifici, anche se la sua nuova fede non le facilita certo la carriera universitaria.
Dal 1928 al 1931 partecipa a numerosi congressi ed è chiamata a tener conferenze a Colonia, Friburgo, Basilea, Vienna, Salisburgo, Praga, Parigi.
Finalmente, nel 1932, ottiene la libera docenza a Miinster nell' "lstituto superiore germanico di pedagogia scientifica".
"Era - scrissero i suoi studenti - la docente che difendeva più di tutti senza compromessi il punto di vista cattolico... Superava tutti gli altri docenti per l'acutezza dell'intelligenza, per la vastità della cultura, per la forma perfetta dell'esposizione e per la fermezza dell'atteggiamento interiore".

Non era ancora trascorso un anno dalla sua nomina, quando Hitler diventò cancelliere del Reich e impose l'allontanamento degli ebrei da ogni pubblico impiego.
Il 25 febbraio 1933 Edith tiene la sua ultima lezione.
È l'anno santo della Redenzione e le notizie delle persecuzioni naziste contro gli ebrei cominciano a diffondersi. Ormai nulla più la trattiene nel mondo e le viene perciò concesso di entrare nel monastero carmelitano di Colonia, dove prende il nome di Teresa Benedetta della Croce.

In clausura vive umilmente, come tutte le altre suore che nulla sanno della sua fama né delle sue capacità, e la giudicano solo, benevolmente, dal suo notevole impaccio nei lavori manuali.
I superiori religiosi tuttavia giudicano che le sue capacità debbano essere valorizzate e le chiedono di continuare -compatibilmente col nuovo stile di vita monastica e di preghiera- la sua attività scientifica.
Riscrive così interamente, rifondendola, la sua opera filosofica principale: più di mille e trecento pagine, di cui giunge a correggere le bozze, ma poi l'editore rinuncia, per paura, alla pubblicazione. S'intitola: Essere finito ed Essere eterno.
Nel 1938, poiché il razzismo infuria, si pensa di salvarla facendola trasferire nel monastero olandese di Echt, dove si reca assieme alla sorella Rosa che l'ha seguita nella conversione e attende anch' ella di entrare in convento.

 

Nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale. I superiori chiedo- no a Edith di scrivere un libro sul pensiero e l'esperienza di san Giovan- ni della Croce, di cui si sta per celebrare il centenario della nascita. Ella obbedisce con gioia e intitola il saggio: Scientia Crucis (La scienza della Croce).

Nel 1942 cominciano le deportazioni in massa degli ebrei. L'episcopato olandese protesta, ma viene rassicurato: nessuno toccherà gli ebrei che si sono convertiti al cattolicesimo. Ma questo ai vescovi cattolici non basta e in una lettera collettiva, che viene letta in tutte le chiese il 26 luglio, essi condannano ufficialmente le deportazioni di tutti gli ebrei. li 27 luglio, per ritorsione, il Commissario del Reich stila questa disposizione segreta: "Visto che i vescovi cattolici si sono immischiati nella faccenda, malgrado non fossero toccati personalmente, tutti gli ebrei cattolici verranno deportati entro questa settimana. Non si tenga conto di nessun intervento in loro favore".
Successivamente il 2 agosto -a deportazione iniziata- il Commissario generale tiene un discorso pubblico in cui testualmente spiega:
"Anche in alcune chiese protestanti sono state lette delle dichiarazioni..., tuttavia i rappresentati delle Chiese protestanti ci hanno fatto sapere che tali notificazioni non rientravano nelle loro intenzioni, ma che non sono riusciti per motivi puramente tecnici ad impedire dappertutto che venissero lette. Se invece il clero cattolico non vuole prendersi la pena di trattare con noi, siamo costretti da parte nostra a considerare i cattolici di puro sangue ebraico. come i nostri peggiori nemici e quindi a deportarli al più presto in Oriente".
Allora molti ancora ignoravano che deportazione volesse in realtà dire genocidio.

Nello stesso giorno -alle porte del Monastero di Echt- la Gestapo si presenta con un carro blindato per prelevare "la monaca ebrea". Le restano pochi minuti di tempo. Sul suo tavolo la Scientia Crucis è quasi finita: l'opera è giunta al momento in cui descrive la morte di san Giovanni della Croce. Le ultime parole di Edith che le consorelle odono sono rivolte alla sorella Rosa, terrorizzata: "Vieni, andiamo per il nostro popolo".

Da lei ricevono ancora un biglietto indirizzato alla Priora in cui ella chiede di rinunciare ai tentativi che sono stati messi in atto per rintracciarla e farla liberare.
C'è scritto: "...Io non farei più niente in questa faccenda. Sono contenta di tutto. Una Scientia Crucis la si può acquistare solo se la croce la si sente pesare in tutta la sua gravezza. Di questo sono stata convinta fin dal primo momento e ho detto di cuore: 'Ave, Crux, spes unica' (Salve, o Croce, unica speranza)".
 

    A SANTA TERESA BENEDETTA

(EDITH STEIN)

(dalle sue stesse parole scritte in corsivo)

O Santa Teresa Benedetta della Croce,

che facesti della tua sete di verità una preghiera continua che coltivasti fin dalla giovinezza intuendo che

chi cerca la verità cerca Dio,

ottienici di essere dei ricercatori di questa verità in mezzo a tante falsità che ci circondano, di saperla scoprire ed abbracciare come l’abbracciasti tu.

Comprendesti che il cammino della fede ti avrebbe portato più lontano di quello della conoscenza filosofica, ti avrebbe portato

a Colui che è tutto amore e misericordia,

ottienici di abbandonarci anche noi a questa

certezza che nessuna conoscenza naturale può dare.

Succhiando il latte della fede del Popolo Eletto, restasti insoddisfatta per la sua incompletezza e navigando nel sapere filosofico riuscisti a non farti incantare da false dottrine, continuasti a cercare e ti incontrasti con la Croce di Cristo che fece in te crollare l'incredulità e riuscì a far impallidire anche l’ebraismo nel quale eri nata,

ottienici di pazientare anche noi nei dubbi e nelle perplessità senza smarrirci e fa’ che siamo illuminati anche noi dalla luce di Cristo che si sprigiona dal mistero della Croce.

Il Signore ti donò di rimanere folgorata dalla vita di Santa Teresa d'Avila che leggesti con avidità scoprendo attraverso questo suo scritto la verità che cercavi,

ottienici di servirci anche noi di quei mezzi che possono riflettere la Luce per poi immergerci in essa come facesti tu.

Cercasti una angolo tranquillo in cui quotidianamente ti saresti potuta incontrare con Dio e lo trovasti nella vita del Carmelo,

aiutaci a mettere Dio nella nostra vita al primo posto, come se davvero non esistesse nient’altro, per considerare le forze con cui dobbiamo lavorare per il Signore lasciando che lui stesso se ne serva in noi.

La scienza della Croce

ti fece comprendere il valore dell’espiazione della Croce di Cristo e non fu una conoscenza di carattere intellettuale, ma come San Giovanni della Croce accettasti il suo marchio autentico che si impresse nella tua vita,

facci comprendere l’orrenda terribilità del peccato attraverso la passione e morte di Cristo e ottienici la gioia di poter anche noi collaborare all’espiazione di essi abbracciando volentieri con Cristo e con te la croce che il Signore si degnerà di donarci.

Finalizzasti la tua immolazione offrendoti

vittima di espiazione per la vera pace,

ottienici di nutrire in noi sentimenti sempre più forti di pace e di saperci offrire per essa con generosità.

Rimanesti attaccata al tuo popolo e con esso e per esso partisti spedita verso il campo di sterminio,

insegnaci a condividere le sofferenze altrui e di saperci immolare per il bene dei fratelli vicini e lontani, desiderando per essi soprattutto la salvezza eterna.

Prendesti come modello la preghiera del Cristo durante la sua vita di uomo, la facesti tua e come Gesù si preparò a salire sul Golgota con la preghiera sul monte degli Ulivi, ti preparasti con la tua vita di preghiera al Carmelo a salire il tuo Calvario,

ottienici di imparare a pregare sempre e soprattutto nei momenti più difficile della nostra vita.

Al Cuore divino del Salvatore facesti voto di approfittare di tutte le occasioni per fargli piacere.

Partisti contenta di tutto, nonostante l’interruzione brusca della tua vita ordinaria e nell’attesa dell’estremo sacrificio ti prodigasti con dolcezza e premura nel campo della morte infondendo conforto e coraggio,

ottienici di saper anche noi approfittare di tutte le occasioni per far contento il Signore nella carità verso il prossimo.

Convinta che quanto possiamo fare è sempre poco in confronto a quanto ci viene dato,

offristi quel poco che ti preparò a dare di più assecondando la grazia senza resistere quando ti fu

indicata la via che scegliesti perché piaceva al Signore,

ottienici di saper far tesoro delle piccole occasioni per esser pronti a sacrificarci di più se sarà volontà di Dio.

La Parola di Dio ti illuminò e scopristi la tua vocazione paragonandoti alla regina Ester che era stata scelta tra il suo popolo proprio per intercedere davanti al re. Ti sentisti una Ester assai povera e impotente, ma confidasti nel Re infinitamente grande e misericordioso che ti aveva eletta e con coraggio affrontasti la morte

,

fa’ che questo tuo esempio ci spinga a considerare la nostra missione in mezzo agli altri come una missione di salvezza voluta e sorretta da Colui che ci darà la forza necessaria.

Seguisti Cristo sul cammino pasquale

della morte e risurrezione che Lui stesso ha scelto per te,

ottienici di apprezzare il dono della vita, dell’amore e della croce come tesori affidati a noi da Lui per uscire dall’ombra e dallo smarrimento della morte

Nella gravissima ora della tua vita

ottienici di sapere anche noi far tesoro di questo esempio sublime e insieme a te di poter chinare il capo negli ultimi momenti della nostra vita che fin da adesso vogliamo anche noi offrire al Padre insieme a quella di Gesù.

Accettasti con gioia la morte che Dio ti aveva destinato, in perfetta sottomissione alla sua volontà

,

insegnaci a fare la volontà di Dio per imparare a conoscere lo spirito di Dio, la vita di Dio, l’amore di Dio.

Nascesti nel giorno dell’espiazione (Kippur) e moristi con Cristo in espiazione per il tuo popolo (convinta che la misericordia di Dio non si ferma ai confini della Chiesa visibile) e per il mondo intero che oggi esulta contemplando il tuo sepolcro vuoto come quello di Cristo perché in Cristo già risorta a una vita di gloria,

ottienici di incontrarti quando Dio vorrà nella sua e tua gloria.

PREGHIERE

ED ESPRESSIONI DI FEDE DI EDITH STEIN

O MARIA, oggi sono stata con te presso la Croce e una volta ancora ho sentito così chiaramente che sotto la Croce tu sei diventata nostra Madre.

Come potrebbe la fedeltà di una madre terrena non prendersi cura di esaudire l’ultima volontà del figlio?

Ma tu, tu eri la serva del Signore: l’essere e la vita del Dio fatto uomo erano interamente inscritti nel tuo essere e nella tua vita.

E’ per questo che hai accolto i tuoi nel tuo cuore ed è con il sangue delle tue sofferenze che hai guadagnato ogni anima per una vita nuova.

Tu ci conosci bene tutti, con le nostre ferite e le nostre piaghe; conosci anche lo splendore celeste che l’amore del Figlio tuo vorrebbe espandere su di noi nella luce eterna.

Guida perciò i nostri passi con cura. Nessun prezzo per te è troppo alto per condurci alla meta.

Ma quelli che tu hai scelto per seguirti, per averli intorno a te un giorno presso il trono nell'eternità, ora devono restare qui con te sotto la Croce.

E’ con il sangue delle loro sofferenze che devono acquistare lo splendore celeste delle anime preziose che il Figlio di Dio ha loro affidate in eredità.

BENEDICI, SIGNORE !

Benedici tutti i cuori che si ottenebrano. Soprattutto da’ sollievo, Signore, ai malati, agli afflitti che portano i loro cari alla tomba. Pace a loro.

Insegna a dimenticare.

Non lasciare su tutta la terra nessun cuore nell’angoscia per il peccato.

Benedici coloro che sono felici, Signore: custodiscili sotto la tua protezione.

A me non hai mai tolto l’abito della Madonna, l’abito religioso. Esso talvolta pesa molto sulle mie stanche spalle. Dammi forza, preché lo porti in penitenza fino alla tomba.

Infine benedici il mio sonno, il sonno di tutti i morti. Ricorda per che cosa tuo Figlio soffrì nell’agonia di morte. Nella tua grande misericordia per tutte le necessità umane, da’ riposo a tutti i morti nella tua pace eterna.

 

************

 

ALCUNE ESPRESSIONI 

DI EDITH STEIN

 

Dio conduce ciascuno per una via particolare: l’uno arriva alla meta più facilmente e più presto di un altro.

Ciò che possiamo fare è, in paragone a quanto ci viene dato, sempre poco. Ma quel poco dobbiamo farlo: cioè pregare insistentemente affinché quando ci sarà indicata la via, sappiamo assecondare la grazia senza resistere.

Non si deve porre una scadenza al Signore.

La mia sete di verità era una preghiera continua.

Non mi è mai piaciuto di pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile.

Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no.

Penso sempre alla regina Ester che è stata scelta tra il suo popolo proprio per intercedere davanti al re per il suo popolo. Io sono una Ester assai povera e impotente, ma il Re che mi ha eletta è infinitamente grande e misericordioso.

La preghiera della Chiesa -e quindi del singolo cristiano- è la preghiera del Cristo sempre vivo e che ha il suo modello nella preghiera del Cristo durante la sua vita di uomo.. Durante la preghiera sul monte degli Ulivi si preparò a salire sul Golgota e ciò che Egli in questa gravissima ora della sua vita chiese al Padre ci è stato trasmesso in alcune brevi parola che possono guidarci nell’ora della nostra agonia.

La dottrina della Croce di San Giovanni della Croce non si potrebbe chiamare Scienza della Croce nel senso che intendiamo noi, se si basasse esclusivamente nelle conoscenze di carattere intellettuale. Ma essa porta impresso il marchio autentico della Croce.

La rivelazione più` lampante dell’orrenda terribilità del peccato è la passione e morte di Cristo.Innanzitutto perché la colpa ha determinato Cristo ad accettare la passione e morte. Poi perché è stato il peccato a crocifiggere Cristo. Infine perché, appunto per tale suo effetto, è diventato uno strumento della nostra redenzione.

Divino Cuore del mio Salvatore, faccio voto di approfittare di tutte le occasioni per far piacere a te e quando mi troverò di fronte ad una scelta sceglierò ciò che piace più a te.

Sono contenta di tutto.

Su, andiamo per il nostro popolo!

Vittima di espiazione per la vera pace.

Quello fu il mio primo incontro con la Croce, con quella forza divina che essa comunica a chi la porta. Per la prima volta vidi la Chiesa nascere dalla Passione redentrice del Cristo con la sua vittoria sul pungiglione della morte.

Fu quello il momento in cui la mia incredulità crollò, impallidì l’ebraismo e Cristo si levo` davanti al mio sguardo: Cristo nel mistero della sua Croce.

Il cammino della fede ci porta più lontano di quello della conoscenza filosofica: ci porta al Dio personale e vicino, a Colui che è tutto amore e misericordia, a una certezza che nessuna conoscenza naturale può dare.

L’importante è disporre di un angolo tranquillo in cui quotidianamente incontrarci con Dio, come se davvero non esistesse nient’altro: giungere insomma a rivedere in tutto e per tutto noi stessi e considerare le forze con cui dobbiamo più particolarmente lavorare, come uno strumento, come qualcosa di cui non siamo noi a servirci, ma Dio in noi.

Bisogna seguire il Cristo sul cammino che Lui stesso ha scelto: il cammino pasquale. Il dono della vita, il dono dell’amore, fatti a coloro che sono nello smarrimento e nell’ombra della morte, costituiscono l’opera affidata ai discepoli, alla Chiesa.

Chi fa la volontà di Dio impara a conosce lo spirito di Dio, la vita di Dio, l’amore di Dio.

Accetto con gioia la morte che Dio mi ha destinato, in perfetta sottomissione alla sua volontà. Prego il Signore di accettare la mia vita e la mia morte a sua lode e gloria.

O Maria, oggi sono stata con te presso la Croce e una volta ancora ho sentito così chiaramente che sotto la Croce tu sei diventata nostra Madre.

Come potrebbe la fedeltà di una madre terrena non prendersi cura di esaudire l’ultima volontà del figlio?

Ma tu, tu eri la serva del Signore: l’essere e la vita del Dio fatto uomo erano interamente inscritti nel tuo essere e nella tua vita.

E’ per questo che hai accolti i tuoi nel tuo cuore ed è con il sangue delle tue sofferenze che hai guadagnata ogni anima per una vita nuova.

Tu ci conosci bene tutti, con le nostre ferite e le nostre piaghe; conosci anche lo splendore celeste che l’amore del Figlio tuo vorrebbe espandere su di noi nella luce eterna.

Guida perciò i nostri passi con cura. Nessun prezzo per te è troppo alto per condurci alla meta.

Ma quelli che tu hai scelto per seguirti, per averli intorno a te un giorno presso il trono nell’eternità, ora devono restare qui con te sotto la Croce.

E’ con il sangue delle loro sofferenze che devono acquistare lo splendore celeste delle anime preziose che il Figlio di Dio ha loro affidate in eredità.

 
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