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Teresa de Los Andes S - 13 luglio

 

SANTA

TERESA DE LOS ANDES

VERGINE

13 luglio

 

Juana Fernàndez Solar (Santiago del Cile, 13 luglio 1900 -13 aprile 1920) è il primo fiore di santità della nazione cilena e del Carmelo Teresiano in America Latina. Fin dalla fanciullezza fu affascinata da Cristo. Entrò nel monastero delle Carmelitane scalze di Los Andes il 7 maggio 1919 e vi morì l'anno seguente, dopo aver fatto la sua professione rdigiosa. Canonizzata da Giovanni Paolo il 21 marzo 1993, è proposta come modello per i giovani della Chiesa di oggi.

preghiera

Dio di misericordia, letizia dei santi, tu hai infiammato di ardore verginale per Cristo e la sua Chiesa la giovinezza di santa Teresa di Gesù (di Los Andes) e l'hai resa lieta testimone della tua carità anche nell’ora della croce: per sua intercessione, concedi a noi, di essere pieni della dolcezza del tuo Spirito, per annunciare al mondo, con le parole e con le opere, il lieto messaggio del tuo amore.

 

Breve vita

Suo nonno materno, Eulogio Solar possedeva una vasta tenuta a Chaca-buco. Lì, insegnò alla nipotina Juanita - bimba di pochi anni - a cavalcare ed ella si divertiva un mondo con la sorellina Rebecca. I cavalli resteranno la sua passibne, anche dopo che il nonno morì, nel 1907, lasciandole un grandissimo dolore.

Juanita Fernandez era nata il 13 luglio 1900, a Santiago del Cile , figlia di distinta e agiata famiglia. La piccola cresce assetata di Dio e della voglia di conoscerlo e di pregarlo. Su Dio, sul Figlio suo Gesù, interroga la mamma e i sacerdoti che incontra. Non le importa se non comprende tutto: ella vuole sapere.

"Attorno ai sette anni - scriveva più tardi - nacque nell'anima mia una grandissima devozione. alla SS.VergIne. Le raccontavo tutto quello che mi avveniva e Lei mi parlava. Con mio fratello Luigi, recitavo il Rosario". È affascinata dalla S. Messa, assai inquieta però perché a lei, troppo giovane, non è dato di ricevere Gesù nella Comunione.

 

Finalmente il 22 ottobre 1909 riceve la Cresima e, dopo lunga e accurata preparazione, 1'11 settembre 1910 vive "il giorno senza nubi" del suo primo incontro eucaristico con Gesù: "Quello che passò nell'anima mia quel giorno non si può descrivere. Gli chiesi mille volte di prendermi e sentii per la prima volta la sua voce: ‘Figlia mia, dammi il tuo cuore, perché voglio fame il mio tempio’ ".

GIOIA DI VIVERE

Molto presto, comincia ad accostarsi ogni giorno alla Comunione, preparata dalla Confessione assai frequente e da un fortissimo impegno di preghiera e di vita cristiana:

"Mi comunicavo ogni giorno e parlavo con Gesù a lungo. Da quel giorno, la terra non aveva più attrattive per me".

Eppure Juanita sprizza una gran gioia di vivere. Come si usa nel suo, tempo, per la formazione, dal 1907 al 1915, frequenta come esterna il collegio delle Suore del Sacro Cuore di Alameda. Dal 1915 al 1918, come alunna interna. Affettuosa, espansiva, piena di vita, non le piace molto quell'ambiente che giudica troppo chiuso.

Continua ad amare lo sport, il tennis, le gare di velocità, ma soprattutto andare a cavallo: "Ho viaggiato molto a cavallo e sono incantata salendo e scendendo colline. Mi dicono che sono una vera amazzone". Ama la natura e ne rimane estasiata. Eppure si impegna a fondo nello studio, diventando colta e saggia.

"Fin da piccola mi dicevano che ero la più carina dei miei fratelli. Solo Dio sa quanto mi è costato distruggere questo orgoglio"

- annota revisionando la sua vita. E ancora: "Ero timida, ma molto sensibile e anche irascibile. Ero terribile. L'obbedienza mi costava". Al di sopra e al di là di tutto, però, il suo unico Amore è Gesù ed è consapevole della via che Lui le sta tracciando: "lo devo seguire Gesù anche in capo al mondo, se Egli lo vuole. Egli solo occupa il mio pensiero e fuori di Lui tutto è ombra, afflizione e vanità". Con un implacabile lavoro ascetico, elimina ogni mancanza e infedeltà, guardando al suo divino Modello, lasciando che Lui la modelli sempre più a sua immagine. Nel collegio del S. Cuore, scopre la sua vera vocazione, aiutata dalla Madre Izquierdo e da Madre Rios: l'ideale della consacrazione a Dio, intravisto il giorno della sua prima Comunione si fa sempre più sicuro e reale.

Di fatto, già nella sua adolescenza, vive come una piccola consacrata. Si fa apostola di Gesù nella scuola e in mezzo ai poveri, i suoi prediletti, in mezzo ai bambini che ama perdutamente. Collabora come bravissima catechista con i sacerdoti, va a cercare quelli che soffrono portando loro consolazione a ferite nascoste e aspre con cuore di sorella, di madre. Commenta: "Non c'è nulla di più ricco che donare".

GESU’ CHIAMA

Nell'agosto 1918, Juanita rientra in famiglia dove si prende cura della casa e dei suoi cari. Vive aperta all'amicizia, alla gioia, alle cose belle della vita, sempre più innamorata di Gesù Cristo. Le piace rileggere le pagine del suo diario, in cui ha annotato i suoi "incontri" con Lui:

"Nostro Signore

- ha scritto nel 1914, in un momento di sofferenza per la sua salute -

mi fece capire quanto fosse solo abbandonato nel Tabernacolo. Mi chiese di tenergli compagnia e mi disse che mi voleva carmelitana. Non vivevo più in me stessa, ma già Gesù viveva in me".- scrive il 13 luglio 1915, giorno del suo 15° compleanno -

ha preso il comando della mia barchetta; mi ha tenuta legata a Lui solo e mi tiene prigioniera in Lui. Per Gesù lascerò tutto e andrò a nascondermi dietro le grate del Carmelo. Che felicità, che gioia! E’ il cielo sulla terra!"

Consigliata dalla madre Rios, legge la "Storia di un’anima" di S.Teresa di

Gesù Bambino e impara la fiducia totale nell’amore di Dio, e le Lettere della B. Elisabetta della Trinità, che le insegna a "vivere con Gesù nell'intimo della mia anima, una vita di cielo". Più tardi legge il Cammino di Perfezione di Santa Teresa di Gesù, che le fa comprendere ancor meglio la sua vocazione.

Scopre che a Los Andes c’è un piccolo monastero di carmelitane. Il 5 settembre 1917, scrive alla Priora confidandole il suo sogno e dicendole molto realisticamente le difficoltà che pure incontra, soprattutto per la sua salute. E’ consapevole della scelta che sta per fare, tutt’altro che facile: "Soffrire, pregare e amare: è questo il suo ideale. Il mio Gesù mi ha insegnato queste tre cose fin da bambina". Nel settembre 1918, riceve la notizia che è accettata in monastero.

Confida iI suo progetto alla sorella prediletta, Rebecca, aIIa mamma, infine al padre, chiedendo il consenso che le viene dato, tra le lacrime. "Tutto questo tempo - scrive il 25 aprile 1919 - è terribile perché dovunque io giri lo sguardo, non vedo che lacrime. Tuttavia dentro di me sento una energia e un coraggio che mi è impossibile descrivere ".

È il miracolo della grazia santificante che dal Cuore di Gesù scende nella sua anima e la sostiene nel passo decisivo che sta per compiere.

TRASFIGURAZIONE IN GESU’

Il 7 maggio 1919, Juanita entra al Carmelo di Los Andes. E’ assai felice e lo scrive ai genitori e alle amiche lasciate nel mondo: "Che felicità quando ci troviamo immerse nell’oceano immenso dell’Amore. Quanto mi sento felice con Colui che solo vive! Egli mi ha trasformata". E’ davvero l’inizio della sua più intensa (quanto rapida) trasfigurazione in Gesù.

Giungono presto i giorni dell’aridità e della fatica, del dolore. Juanita sa che è giunta l'ora di essere più unita che mai a Gesù, alla sua espiazione sulla Croce per i peccati del mondo, al suo sacrificio per la Chiesa e per tutte le anime:

"Non abbiamo altro desiderio che di glorificare Dio, compiendo, ogni momento, come Gesù, la sua divina volontà, fino alla croce".

Il 14 ottobre 1919, veste l'abito carmelitano e prende il nome di suor Teresa di Gesù, in onore della grande Riformatrice del Carmelo. Vive assai regolarmente la sua vita di novizia: fedele alle istruzioni della madre Maestra, alla preghiera, al lavoro, ai servizi che le sono richiesti, con un'intensità da stupire.

Dal suo cuore innamorato di Gesù Cristo sale a Dio un' offerta purissima di amore e di dedizione. Passa lunghe ore davanti al Tabernacolo, in un colloquio con Lui, per riparare, intercedere per tutta la Chiesa. Ama il suo Sposo e ama la Chiesa e sente che come carmelitana è inviata a tutta la Chiesa, che ogni anima deve poter contare su di lei.

Ha una sete grande di imitare, in questo, la SS. Vergine che ama fin da bambina: "Quello che mi fa amare di più la mia vocazione è vedere la vita della carmelitana simile a quella della Madonna. Ella solo pregò, soffrì e amò. E tutto in silenzio". Suor Teresa avverte però che le saranno dati solo una manciata di giorni per vivere e portare a compimento questo stile.

Nel marzo 1920, confida al suo confessore, il P.Avertano che, sapendo di morire entro un mese, ha bisogno di poter intensificare le sue penitenze. Il 1° aprile 1920, giovedì santo, rimane a lungo in coro, rapita dalla presenza reale di Gesù nell'Eucarestia, che proprio quel giorno Lui ha inventato e dato alla Chiesa. Così, il venerdì santo, non manca alla sua giornata di vita comune con le altre, occupata fino all'ultima fibra nell'offerta di sé con il Cristo Crocifisso.

Ma alla sera, quando già la febbre è altissima, il medico, subito chiamato, constata che nessun rimedio è efficace al tifo che l'ha colpita. Il giorno di Pasqua, è sicura che ormai andrà in Paradiso a vedere per sempre il Risorto. Lunedì 5 aprile, riceve l'Estrema Unzione. Il 6 aprile, offre a Dio i voti facendo la professione "in articulo mortis": morirà carmelitana professa.

Seguono giorni di grande sofferenza, che ella offre a Dio minuto per minuto. Il 12 aprile 1920, al tramonto del giorno, ore 19 circa, Teresa va incontro a Dio: ha solo 19 anni e nove mesi di età, 11 mesi di vita religiosa. Ha bruciato le tappe ed è giunta alla meta, luminosa, ardente.

Già i giornali di Santiago del Cile parlano di lei, della sua santa vita, della sua morte prematura. La sua fama di santità dilaga. Nel 1947, inizia la sua causa di beatificazione. A Santiago del Cile, il 3 aprile 1987, Papa Giovanni Paolo II la beatifica. Ma la "causa" procede subito.

Il

21 marzo 1993, in S.Pietro a Roma, il medesimo Pontefice la iscrive tra i santi: S.

Teresa di Gesù de Los Andes.

Un capolavoro di Dio, che con la sua grazia, tutti possiamo imitare.

 
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