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la vita in quadri

QUADRI  RAPPRESENTANTI  LA  VITA  DI  SANTA  TERESA  DI  GESU'  BAMBINO

(I passi riportati in ogni quadro sono presi dalla STORIA DI UN'ANIMA con il numero di riferimento del MANOSTRITTO A)

1) La piccola Teresa sotto la protezione del suo Angelo Custode, nel giorno della sua nascita (2 gennaio 1873)

nasce

"4. Per molto tempo mi sono chiesta perché il buon Dio avesse delle preferenze, perché tutte le anime non ricevessero grazie in ugual misura: mi meravigliavo vedendolo prodigare favori straordinari ai Santi che l’avevano offeso, come san Paolo, sant’Agostino e che Egli costringeva, per così dire, a ricevere le sue grazie. Oppure, leggendo la vita di Santi che Nostro Signore si è compiaciuto di accarezzare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino nessun ostacolo che impedisse loro di elevarsi a Lui e prevenendo queste anime con favori tali che esse non potevano offuscare il fulgore immacolato della loro veste battesimale, mi chiedevo perché i poveri selvaggi, per esempio, morissero in gran numero prima di aver perfino inteso pronunciare il nome di Dio.

5. Gesù si è degnato di istruirmi su questo mistero: mi ha messo davanti agli occhi il libro della natura e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del giglio non tolgono il profumo alla piccola violetta o la semplicità incantevole alla pratolina. Ho capito che, se tutti i piccoli fiori volessero essere rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini. Così avviene nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Egli ha voluto creare i grandi santi che possono essere paragonati al giglio e alle rose, ma ne ha creati anche di più piccoli e questi devono accontentarsi di essere delle pratoline o delle violette destinate a rallegrare lo sguardo del buon Dio quando Egli lo abbassa verso terra: la perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere ciò che Egli vuole che noi siamo.

13. Nella storia della mia anima fino alla mia entrata al Carmelo distinguo tre periodi ben definiti: il primo, nonostante la sua breve durata, non è il meno fecondo di ricordi: va dal risveglio della mia ragione fino alla partenza della nostra diletta madre per la patria dei Cieli. Il buon Dio mi ha fatto la grazia di aprirmi l’intelligenza prestissimo e di imprimermi così profondamente nella memoria i ricordi della mia infanzia che mi sembra che le cose che racconterò siano accadute ieri. Senza dubbio Gesù voleva, nel suo amore, farmi conoscere la madre incomparabile che mi aveva donato, ma che la sua mano divina aveva fretta di incoronare in Cielo!"

 2) La piccola Teresa con la sua mamma

quadri

Teresa ascolta volentieri il Curato che parla ai piccoli

 affidata a una nutrice

 

"24. Ora mi resta da parlare della mia cara Celina, la piccola compagna della mia infanzia, ma i ricordi sono di tale abbondanza che non so quali scegliere. Prenderò qualche brano dalle lettere che la mamma scriveva a lei alla Visitazione; ma non copierò tutto, sarebbe troppo lungo. Il 10 luglio 1873 (l’anno della mia nascita), ecco cosa le diceva: «Giovedì la nutrice ha portato qui Teresina, che non ha fatto altro che ridere: era soprattutto la piccola Celina che la divertiva. Faceva grandi risate con lei, si direbbe che ha già voglia di giocare e lo farà presto. Si tiene sulle gambette rigida come un paletto. Credo che camminerà presto e che avrà un buon carattere. Sembra intelligentissima e ha un volto buono da predestinata». Ma fu soprattutto dopo che da balia ritornai a casa che mostrai il mio affetto per la mia cara piccola Celina. Andavamo molto d’accordo, soltanto che io ero molto più vivace e molto meno ingenua di lei; benché di tre anni e mezzo più giovane, mi sembrava che fossimo della stessa età."

 

3) Un sogno della piccola Teresa a due anni

il sogno di t.4

"38. Bisogna che mi fermi, non devo ancora parlarle della mia giovinezza, ma del piccolo folletto di quattro anni. Mi ricordo di un sogno che devo aver fatto verso quell’età e che mi si è impresso profondamente nell’immaginazione. Una notte, ho sognato che uscivo per andare a passeggiare da sola in giardino: giunta all’inizio degli scalini che bisognava salire per arrivarci, mi fermai spaventata. Davanti a me, vicino al pergolato, c’era un barile di calce e su questo barile due orrendi diavoletti ballavano con un’agilità sorprendente, nonostante i ferri da stiro che avevano ai piedi; a un tratto gettarono su di me i loro occhi fiammeggianti, poi nel medesimo istante, sembrando molto più spaventati di me, si precipitarono giù dal barile e andarono a nascondersi nel guardaroba che era di fronte. Vedendoli così poco coraggiosi volli sapere cosa avevano intenzione di fare e mi avvicinai alla finestra. I poveri diavoletti erano là che correvano sui tavoli e, non sapendo come fare per fuggire il mio sguardo, a volte si avvicinavano alla finestra, guardavano con aria inquieta se ero là e vedendomi ricominciavano a correre disperati. Certo questo sogno non ha nulla di straordinario, però credo che il buon Dio ha permesso che me ne ricordi per provarmi che un’anima in stato di grazia non ha niente da temere dai demoni che sono dei vigliacchi, capaci di fuggire davanti allo sguardo di una bambina."

"139. Mi sembra che ricevessimo grazie di un ordine tanto elevato come quelle concesse ai grandi santi. Come dice l’Imitazione, il buon Dio si comunica talvolta in mezzo a un vivo splendore, oppure «dolcemente velato, sotto ombre e figure»: era in questo modo che Egli si degnava di manifestarsi alle nostre anime, ma come era trasparente e leggero il velo che nascondeva Gesù ai nostri sguardi! Il dubbio non era possibile, già la fede e la speranza non erano più necessarie, l’amore ci faceva trovare sulla terra Colui che cercavamo. «Avendolo trovato solo, Egli ci aveva dato il suo bacio, affinché in avvenire nessuno potesse disprezzarci».

Teresa con la sorella Celina conta i picoli sacrifici che offre a Gesù

fa a gara con Celina sui piccoli sacrifici 5

140. Grazie tanto grandi non dovevano restare senza frutti: essi furono quindi abbondanti, la pratica della virtù ci diventò dolce e naturale; all’inizio il mio viso tradiva spesso la lotta, ma poco a poco questa impressione scomparve e la rinuncia mi divenne facile fin dal primo istante. Gesù l’ha detto: «A colui che possiede, sarà dato ancora e sarà nell’abbondanza». "

 

5) Teresa sulle rive del mare a Trouville insieme con la sorella Paolina, medita sulle grandezze di Dio

   6 contempla  

"73.... La sera, nell’ora in cui il sole sembra immergersi nell’immensità dei flutti lasciandosi davanti un solco luminoso, andavo a sedermi tutta sola su una roccia con Paolina. Allora mi ricordai la storia commovente «Del solco d’oro!». Lo contemplai a lungo quel solco luminoso, immagine della grazia che illumina il cammino che deve percorrere il piccolo vascello dalla bella vela bianca. Accanto a Paolina, presi la decisione di non allontanare mai la mia anima dallo sguardo di Gesù, affinché voghi in pace verso la Patria dei Cieli! La mia vita trascorreva tranquilla e felice, l’affetto di cui ero circondata ai Buissonnets mi faceva per così dire crescere, ma ero certo abbastanza grande per cominciare a lottare, per cominciare a conoscere il mondo e le miserie di cui era pieno."

 

                      6) Teresa assiste col babbo e con le sorelle all'Estrema Unzione della mamma morente

7 muore la mamma

"42. Tutti i particolari della malattia della nostra mamma diletta sono ancora presenti al mio cuore, mi ricordo soprattutto le ultime settimane che ha passato sulla terra. Io e Celina eravamo come povere piccole esiliate; tutte le mattine, la signora Leriche veniva a prenderci e passavamo la giornata da lei. Un giorno non avevamo avuto il tempo di fare la nostra preghiera prima di partire e durante il tragitto Celina mi ha detto a bassa voce: «Bisogna dirle che non abbiamo fatto la nostra preghiera?». «Oh, sì» le ho risposto; allora molto timidamente lo ha detto alla signora Leriche questa ci ha risposto: «Ebbene, bambine mie, adesso la farete» e dopo averci messe tutte e due in una grande stanza è andata via. Allora Celina mi ha guardato e abbiamo detto: «Ah, non è come la mamma! Lei ci faceva sempre fare la nostra preghiera!». Giocando con i bambini, non ci lasciava mai il pensiero della nostra diletta mamma. Una volta Celina, avendo ricevuto una bella albicocca, si chinò verso di me e mi disse sottovoce: «Non mangiamola, la voglio dare alla mamma». Ahimè, questa povera piccola mamma era già troppo ammalata per mangiare i frutti della terra, non doveva più saziarsi che in Cielo della gloria di Dio e bere con Gesù il vino misterioso di cui Egli parlò nella sua ultima Cena, dicendo che lo avrebbe condiviso con noi nel regno del Padre. Il rito commovente dell’ estrema unzione si è impresso nella mia anima, vedo ancora il posto che avevo vicino a Celina; tutte e cinque eravamo in ordine di età e il mio povero padre era là che singhiozzava."

 

7) Il Signor Martin, con le sue figliuole, va ad abitare ai Buissonnets a Lisieux.

la famiglia si trasferisce    

"46. Non provai alcun dispiacere a lasciare Alençon; i bambini amano i cambiamenti e fu con piacere che venni a Lisieux. Ricordo il viaggio, l’arrivo alla sera dalla zia, vedo ancora Giovanna e Maria che ci aspettavano alla porta. Ero tanto felice di avere delle cuginette così care, volevo loro un gran bene come pure alla zia e soprattutto allo zio, soltanto che lui mi faceva paura e da lui non ero a mio agio come ai Buissonnets: è là che la mia vita era davvero felice. Fin dal mattino lei veniva da me, mi chiedeva se avevo offerto il mio cuore al buon Dio, dopo mi vestiva parlandomi di Lui e poi vicino a lei dicevo la mia preghiera. In seguito veniva la lezione di lettura; la prima parola che riuscii a leggere da sola fu questa: «Cieli». La mia cara madrina si occupava delle lezioni di scrittura e lei, Madre, di tutte le altre. Non avevo una grandissima facilità ad apprendere ma avevo molta memoria. Il catechismo e soprattutto la storia sacra avevano le mie preferenze, le studiavo con gioia, ma la grammatica mi ha fatto spesso versare lacrime. Si ricorda il maschile e il femminile!"

 

    8) Teresa ritorna ad Alençon presso i suoi parenti, scappa un giorno, sotto una pioggia torrenziale, per andare in chiesa

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"51. A proposito di nubi, ricordo che un giorno il bel cielo azzurro della campagna si coprì di nuvole e che subito tuonò il temporale, i lampi solcavano le nuvole scure e vidi a poca distanza cadere la folgore; invece di esserne spaventata, ero estasiata, mi sembrava che il buon Dio mi fosse così vicino! Papà non era affatto contento come la sua reginetta, non che i temporale gli facesse paura, ma l’erba e le grandi pratoline (che erano più alte di me) scintillavano di pietre preziose, dovevamo attraversare parecchi prati prima di trovare una strada e il diletto papà, temendo che i diamanti bagnassero la sua bambina, nonostante il bagaglio delle lenze la prese e se la portò sulle spalle."

 

9) La piccola Teresa alla pesca col suo babbo

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"50. Erano per me bei giorni, quando il mio diletto re mi portava a pesca con lui; mi piacevano tanto la campagna, i fiori e gli uccelli! Qualche volta cercavo di pescare con la mia piccola lenza, ma preferivo andare a sedermi da sola sull’erba fiorita; allora i miei pensieri si facevano molto profondi e, senza sapere cosa fosse meditare, la mia anima si immergeva in una vera e propria orazione. Ascoltavo i rumori lontani. Il mormorio del vento e perfino la musica vaga dei soldati il cui suono arrivava fino a me mi riempivano il cuore di dolce malinconia. La terra mi sembrava un luogo d’esilio e io sognavo il Cielo. Il pomeriggio passava in fretta, bisognava ben presto ritornare ai Buissonnets, ma prima di partire prendevo la merenda che mi ero portata nel cestino; il bel pane e marmellata che lei mi aveva preparato aveva cambiato aspetto: al posto del suo colore vivo vedevo solamente una tenue tinta rosa, tutta stantia e schiacciata… allora la terra mi sembrava ancora più triste e capivo che solamente in Cielo la gioia sarebbe stata senza nubi."

 

10) Teresa all'età di cinque anni

11 cinque anni  

"21. Ero molto fiera delle mie due sorelle maggiori, ma quella che era il mio ideale di bambina era Paolina. Quando cominciai a parlare, se la mamma mi chiedeva: «A cosa pensi?», la risposta era sempre la stessa: «A Paolina!». Un’altra volta faceva scorrere il ditino sui vetri e dicevo: «Scrivo: Paolina!». Spesso sentivo dire che sicuramente Paolina si sarebbe fatta religiosa; allora senza sapere troppo cosa voleva dire, pensavo: Anch’io sarò religiosa. Questo è uno dei miei primi ricordi e da allora mai ho cambiato decisione! Fu lei, Madre cara, che Gesù scelse per fidanzarmi a Lui. A quell’epoca lei non mi era vicina, ma già un legame si era formato tra le nostre anime. Lei era il mio ideale, volevo assomigliarle ed è il suo esempio che dall’età di due anni mi trascinò verso lo Sposo delle vergini. Oh, che dolci riflessioni vorrei confidarle! Ma devo continuare la storia del fiorellino, la sua storia completa e generale, perché se volessi parlare in particolare dei suoi rapporti con «Paolina», dovrei tralasciare tutto il resto!"

 

 

11) Teresa e la sua cugina Maria Guerin giocano ai solitari nel giardino della Stella presso i Buissonnets.

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"77.....  Maria e Teresa diventavano due eremiti che possedevano solo una povera capanna, un campicello di grano e qualche verdura da coltivare. La loro vita trascorreva in una contemplazione continua, cioè uno degli eremiti sostituiva l’altra all’orazione quando bisognava occuparsi della vita attiva. Tutto veniva fatto con un’intesa, un silenzio e dei modi così religiosi che era perfetto. Quando la zia veniva a prenderci per la passeggiata, il nostro gioco continuava anche per strada. I due eremiti recitavano insieme il rosario, servendosi delle dita in modo da non mostrare la loro devozione al pubblico indiscreto. Ma un giorno l’eremita più giovane se ne dimenticò: siccome aveva ricevuto un dolce per lo spuntino, prima di mangiarlo fece un gran segno di croce, cosa che fece ridere tutti i profani del mondo secolare!"

 

12) Le più belle ricreazioni di Teresa ai Buissonnets nei giorni di vacanza: meditare sulle verità eterne nella solitudine della sua cameretta.

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"104. A quel tempo nessuno mi aveva ancora insegnato il modo di fare orazione, però ne avevo tanta voglia; ma siccome Maria mi considerava già abbastanza pia, mi permetteva di fare solo le mie preghiere. Un giorno una delle mie maestre dell’Abbazia mi chiese cosa facevo nei giorni di vacanza quando ero sola. Io le risposi che andavo dietro il mio letto, in uno spazio vuoto che c’era, e che mi era facile chiudere con la tenda e là «pensavo». «Ma a cosa pensi?» mi disse. «Penso al buon Dio, alla vita… all’ETERNITÀ, insomma penso!». La buona religiosa rise molto di me; più avanti le piaceva ricordarmi il tempo in cui pensavo, e mi chiedeva se pensavo ancora… Adesso capisco che facevo orazione senza saperlo e che già il buon Dio mi istruiva in segreto."

1 3) Teresa a otto anni e mezzo e Celina a dodici anni.

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"139. Celina era divenuta la confidente intima dei miei pensieri; da Natale potevamo capirci, la distanza di età non esisteva più perché io ero cresciuta di statura e soprattutto in grazia. Prima di quel tempo, mi lamentavo spesso di non conoscere affatto i segreti di Celina. Mi diceva che io ero troppo piccola, che avrei dovuto crescere quanto l’altezza di uno sgabello affinché lei potesse aver fiducia in me. Mi piaceva salire su quel prezioso sgabello quando ero accanto a lei, e le dicevo di parlarmi intimamente, ma il mio stratagemma era inutile, una distanza ci separava ancora! Gesù che voleva farci progredire insieme, formò tra i nostri cuori dei vincoli più forti di quelli di sangue: ci fece diventare sorelle d’anima. In noi si realizzarono queste parole del Cantico di S. Giovanni della Croce. Parlando allo Sposo, la sposa esclama: «Seguendo le tue orme, le giovani percorrono lievemente il cammino; il tocco della scintilla, il vino aromatico suscitano in loro aspirazioni dal divino profumo». Sì, era proprio lievemente che noi seguivamo le tracce di Gesù, le scintille di amore che Egli seminava a piene mani nelle nostre anime, il vino delizioso e forte che ci dava da bere faceva sparire ai nostri occhi le cose passeggere e dalle nostre labbra uscivano aspirazioni d’amore ispirate da Lui. Come erano dolci le conversazioni che avevamo ogni sera nel belvedere! Lo sguardo immerso in lontananza, scrutavamo la bianca luna che si alzava dolcemente dietro i grandi alberi… i riflessi d’argento che diffondeva sulla natura addormentata, le stelle lucenti che scintillavano nel cielo profondo… il lieve soffio della brezza della sera che faceva fluttuare le nubi nevose, tutto elevava le nostre anime verso il Cielo, il bel Cielo del quale noi non contemplavamo se non «il rovescio limpido». Non so se sbaglio, ma mi sembra che l’effusione delle nostre anime somigliasse a quella di S. Monica con suo figlio, quando al porto di Ostia restavano perduti nell’estasi alla vista delle meraviglie del Creatore!

 

                                                                                                           

14) La Vergine sorride a Teresa e la guarisce da una grave malattia

 (13 maggio 1883)

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"94. Dal momento che non trovava alcun soccorso sulla terra,  anche la povera piccola Teresa si era rivolta alla sua Madre del Cielo; la pregò con tutto il cuore di aver finalmente pietà di lei. All’improvviso la Madonna mi parve bella, così bella che non avevo mai visto nulla di così bello: il suo volto spirava una bontà e una tenerezza ineffabile, ma ciò che mi penetrò fino in fondo all’anima fu «l’incantevole sorriso della Madonna». Allora tutte le mie sofferenze svanirono, due lacrimosi mi sgorgarono dalle palpebre e mi colarono silenziosamente sulle guance, ma erano lacrime di una gioia perfetta. Ah, pensai, la Madonna mi ha sorriso, come sono felice! Sì, ma non lo dirò mai a nessuno, perché altrimenti la mia felicità sparirebbe. Senza fatica abbassai gli occhi, e (vidi) Maria che mi guardava con amore, sembrava commossa e pareva immaginare il favore che la Madonna mi aveva concesso. Ah, era proprio a lei, alle sue commoventi preghiere, che io dovevo la grazia del sorriso della Regina dei Cieli! Quando aveva visto il mio sguardo fisso sulla Madonna, si era detta: «Teresa è guarita!». Sì, il fiorellino stava rinascendo alla vita, il Raggio luminoso che l’aveva riscaldato avrebbe continuato a beneficarlo; esso non agì in un istante solo, ma dolcemente, soavemente, risollevò il suo fiore e lo fortificò in modo tale che cinque anni dopo sbocciava sulla montagna fertile del Carmelo".

 

15) Teresa in uniforme di collegiale all'Abbazia delle Benedettine di Lisieux.

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"74. Avevo 8 anni e mezzo quando Leonia uscì dal pensionato e io la sostituii all’Abbazia. ....

75. Lei mi aveva dato una istruzione così buona, Madre diletta, che arrivando al collegio ero la più avanti tra le bambine della mia età. Fui messa in una classe di alunne tutte più grandi di me: una di loro, che aveva tra i 13 e i 14 anni di età, era poco intelligente, però sapeva imporsi alle alunne e perfino alle maestre. Vedendomi così giovane, quasi sempre la prima della classe e benvoluta da tutte le religiose, ne provò senz’altro una gelosia, perdonabile in una collegiale, e mi fece pagare in mille modi i miei piccoli successi.

125. ...Ah, era proprio solo per la Madonna che venivo all’abbazia! A volte mi sentivo sola, tanto sola, come nei giorni della mia vita di collegio, quando passeggiavo triste e malata nel grande cortile; mi ripetevo queste parole che sempre mi facevano rinascere la pace e la forza nel cuore: «La vita è la tua nave e non la tua dimora!». Fin da piccola queste parole mi ridavano coraggio.                                                       

16) Teresa istruisce due bambine povere nel giardino dei Buissonnets

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148. Prima di lasciare il mondo, il buon Dio mi diede la consolazione di contemplare da vicino delle anime di bambini; essendo la più piccola della famiglia, non avevo mai avuto questa felicità. Ecco le tristi circostanze che me la procurarono: una povera donna, parente della nostra domestica, morì nel fiore dell’età lasciando tre bambini piccolissimi; durante la sua malattia, prendemmo in casa le due bambine piccole delle quali la maggiore non aveva ancora 6 anni; io me ne occupavo per tutta la giornata ed era una grande gioia per me vedere con quanto candore credevano a tutto quello che dicevo loro. Bisogna che il santo Battesimo deponga nelle anime un germe molto profondo delle virtù teologali visto che si rivelano già fin dall’infanzia, e che la speranza dei beni futuri è sufficiente per far accettare dei sacrifici. Quando volevo vedere le mie due bambine andare d’accordo tra di loro, invece di promettere giocattoli e caramelle a quella che avesse ceduto alla sorella, parlavo loro delle ricompense eterne che il piccolo Gesù avrebbe dato in Cielo ai bambini buoni. La più grande, la cui ragione cominciava a svilupparsi, mi guardava con occhi splendenti di gioia, mi faceva mille domande incantevoli su Gesù Bambino e il suo bel Cielo, e mi prometteva con entusiasmo di voler cedere sempre alla sorellina, e diceva che mai, in vita sua, avrebbe dimenticato ciò che le aveva detto «la signorina grande», perché così mi chiamava. Vedendo da vicino queste anime innocenti, ho capito che sfortuna era di non formarle bene fin dal risveglio, quando somigliano ad una cera molle sulla quale si può deporre l’impronta delle virtù, ma anche quella del male. Ho capito quello che ha detto Gesù nel Vangelo: che sarebbe meglio essere gettati in mare che scandalizzare uno solo di questi piccoli. Ah, quante anime arriverebbero alla santità, se fossero ben dirette!

 

17) Teresa a passeggio col babbo esclama: "Vedi, babbo, il mio nome è scritto in cielo!"

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62. Tornando guardavo le stelle che scintillavano dolcemente e quella vista mi affascinava. C’era soprattutto un gruppo di perle d’oro che osservavo con gioia pensando che aveva la forma di una T (ecco pressappoco la sua forma   T  ) lo facevo vedere a papà dicendogli che il mio nome era scritto nel Cielo e poi, non volendo vedere niente della brutta terra, gli chiedevo di guidarmi. Allora, senza guardare dove mettevo i piedi, stavo con la testolina per aria senza stancarmi di contemplare il cielo stellato!

 

 

18) Teresa dà il pane ai poveri  

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"40... Spesso, durante quelle lunghe passeggiate, incontravamo dei poveri ed era sempre la piccola Teresa che aveva l’incarico di portare loro l’elemosina, cosa di cui era felicissima" ....

"52. Durante le passeggiate che facevo con papà gli piaceva farmi portare l’elemosina ai poveri che incontravamo: un giorno ne vedemmo uno che si trascinava faticosamente sulle stampelle, mi avvicinai per donargli un soldo ma, pensando di non essere abbastanza povero per ricevere l’elemosina, mi guardò sorridendo tristemente e rifiutò di prendere quello che gli offrivo. Non posso esprimere quello che accadde nel mio cuore; avrei voluto consolarlo, soccorrerlo, e invece pensavo di averlo rattristato; forse il povero malato indovinò il mio pensiero, perché lo vidi voltarsi e sorridermi. Papà mi aveva appena comperato un dolce, avevo una gran voglia di donarglielo ma non osavo, però volevo donargli qualcosa che non potesse rifiutarmi, perché provavo per lui una grandissima compassione. Allora mi ricordai di aver sentito dire che il giorno della prima comunione si otteneva tutto quello che si domandava. Questo pensiero mi consolò e, benché avessi solo sei anni, mi dissi: «Pregherò per il mio povero il giorno della mia prima comunione». Mantenni la promessa cinque anni dopo e spero che il buon Dio abbia esaudito la preghiera che Egli mi aveva ispirato di rivolgerGli per una delle sue membra sofferenti."

 

19) Teresa scorge Mons. Hugonin, Vescovo di Bayeux, e si slancia verso di lui per chiedergli di anticipare l'epoca della sua prima Comunione.

 

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83.... la buona Madre credette alla mia vocazione, ma mi disse che non accoglievano postulanti di 9 anni e che bisognava aspettassi i 16 anni! Mi rassegnai nonostante il mio vivo desiderio di entrare il più presto possibile e di fare la prima Comunione il giorno della vestizione di Paolina.

20) La Prima Comunione di Teresa nella cappella delle Benedettine di Lisieux

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105. I tre mesi di preparazione passarono in fretta. Ben presto dovetti entrare in ritiro, e per questo diventare collegiale interna, e dormire all’Abbazia. Non posso dire il dolce ricordo che mi ha lasciato questo ritiro; se veramente ho sofferto in collegio, ne sono stata largamente compensata dalla gioia ineffabile di quei pochi giorni passati nell’attesa di Gesù. Credo che non si possa gustare questa gioia fuori dalle comunità religiose. Poiché il numero delle bambine era piccolo, era facile occuparsi di ognuna in particolare e veramente le nostre maestre ci prodigavano in quel momento cure materne. Si occupavano anche più di me che delle altre, ogni sera la prima maestra veniva con la sua lanternina ad abbracciarmi nel mio letto, mostrandomi un grande affetto. ....

108. La vigilia del grande giorno ricevetti l’assoluzione per la seconda volta: la mia confessione generale mi lasciò una grande pace nell’anima e il buon Dio non permise che la più leggera nube venisse a turbarla. Il pomeriggio chiesi perdono a tutta la famiglia che venne a trovarmi, ma riuscivo a parlare solo tra le lacrime; ero troppo commossa…

109. Il giorno bello tra tutti finalmente arrivò; che ineffabili ricordi mi hanno lasciato nell’anima i minimi particolari di quella giornata di Cielo! Il gioioso risveglio dell’aurora, i baci rispettosi e affettuosi delle maestre e delle compagne grandi… La grande stanza piena di fiocchi di neve di cui ogni bambina si vedeva rivestire a turno. Soprattutto l’entrata nella cappella e il canto mattutino del bel cantico: «O santo Altare che circondano gli Angeli!». Ma non voglio entrare nei particolari, ci sono cose che perdono il loro profumo non appena sono esposte all’aria; ci sono pensieri dell’anima che non possono essere espressi con il linguaggio della terra senza perdere il loro significato intimo e celeste. Sono come quella «pietra bianca che sarà data al vincitore e sulla quale è scritto un nome che nessuno conosce se non colui che la riceve». Ah, come fu dolce il primo bacio di Gesù alla mia anima! Fu un bacio d’amore, mi sentivo amata, e perciò dicevo: «Ti amo, mi do a te per sempre». Non ci furono domande, non lotte, non sacrifici: da molto tempo, Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano capiti… Quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due: Teresa era scomparsa, come la goccia d’acqua che si perde in seno all’oceano. Restava solo Gesù, Egli era il padrone, il Re. Teresa non gli aveva forse chiesto di toglierle la libertà, perché la sua libertà le faceva paura, e si sentiva così debole, così fragile che voleva unirsi per sempre alla Forza Divina? La sua gioia era troppo grande, troppo profonda perché riuscisse a contenerla. Ben presto lacrime deliziose la inondarono con grande stupore delle compagne, che più tardi si dicevano l’una all’altra: «Perché mai ha pianto? Aveva qualcosa che la turbava? No, era piuttosto perché non aveva la sua mamma vicino a lei o la sua sorella che lei ama tanto che è carmelitana». Non capivano che, poiché tutta la gioia del Cielo si riversava in un cuore, quel cuore esiliato non poteva sopportarla senza spargere lacrime. Oh, no! L’assenza della mamma non mi faceva soffrire il giorno della mia prima comunione. Non c’era forse il Cielo nella mia anima, e la mamma non vi aveva forse preso posto da tanto tempo? Così, ricevendo la visita di Gesù, ricevevo anche quella della mia mamma diletta che mi benediceva e si rallegrava della mia felicità. Non piangevo per l’assenza di Paolina: certo sarei stata felice di vederla accanto a me, ma da molto tempo il mio sacrificio era accettato; in quel giorno, solo la gioia mi riempiva il cuore; mi univo a colei che si donava irrevocabilmente a Colui che si donava a me con amore!

 21) Teresa nel giorno della sua Prima Comunione, fatta nel Monastero delle Benedettine di Lisieux l'8 maggio 1884

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22) Teresa durante la processione del Corpus Domini getta fiori a Gesù Sacramentato.

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58. Le feste! Ah, quanti ricordi evoca questa parola. Le amavo tanto, le feste! Lei mi sapeva spiegare così bene, Madre diletta, tutti i misteri nascosti in ognuna di esse, che erano davvero per me giorni di Cielo. Amavo soprattutto le processioni del Santissimo Sacramento; che gioia spargere fiori sotto i passi del buon Dio! ma prima di lasciarli cadere li lanciavo più in alto che potevo e non ero mai tanto felice come nel vedere le mie rose sfogliate toccare l’Ostensorio sacro.

 

23) Teresa prega col suo babbo nella cappella del Carmelo di Lisieux

Teresa prega con il suo papà

"47...  Tutti i pomeriggi, andavo a fare una passeggiatina con papà; facevamo insieme la visita al Santissimo Sacramento, visitando ogni giorno una chiesa nuova, così entrai per la prima volta nella cappella del Carmelo; papà mi mostrò la grata del coro, dicendomi che dietro ci stavano le religiose. Ero ben lontana dal sospettare che nove anni dopo sarei stata tra loro!"

 

24) Teresa con la sorella Celina

Teresa a 13 anni

79. Non ho detto ancora niente di quanto fossimo intimamente legate Celina ..... 81...    Il giorno della prima Comunione di Celina mi lasciò un’impressione simile a quella della mia. La mattina, svegliandomi da sola nel letto grande, mi sentii inondata di gioia. «È oggi! Il grande giorno è arrivato!», non mi stancavo di ripetere queste parole. Mi sembrava di essere io a fare la prima Comunione. Credo di aver ricevuto grandi grazie quel giorno e lo considero come uno dei più belli della mia vita.

                                                                                                                                                                                                      25) Teresa a tredici anni

25

    

26) Teresa a quindici anni e il suo babbo

con il padre

141. Quando un giardiniere circonda di cure un frutto che vuol far maturare prima della stagione, non è mai per lasciarlo sospeso all’albero, ma per presentarlo su una tavola brillantemente servita. Era con un’intenzione simile che Gesù prodigava le sue grazie al suo piccolo fiorellino. Lui che esclamava nei giorni della sua vita mortale in un impeto di gioia: «Padre, ti benedico perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai prudenti e le hai rivelate ai più piccoli», voleva far risplendere in me la sua misericordia. Egli si abbassava verso di me, perché ero piccola e debole, mi istruiva in segreto delle cose del suo amore. Ah, se degli studiosi, dopo aver passato la vita nello studio, fossero venuti ad interrogarmi, sarebbero stati certo stupiti nel vedere una ragazzina di quattordici anni capire i segreti della perfezione, segreti che tutta la loro scienza non può loro svelare, perché per possederli bisogna essere poveri di spirito! Come dice S. Giovanni della Croce nel suo cantico: «Non avevo né guida, né luce, fuorché quella che mi brillava nel cuore; quella luce mi guidava più sicura di quella del mezzogiorno nel luogo in cui mi attendeva Colui che mi conosce perfettamente». Quel luogo era il Carmelo: prima di «riposarmi all’ombra di Colui che desideravo», dovevo passare per molte prove, ma la chiamata Divina era così pressante che se avessi dovuto attraversare le fiamme l’avrei fatto per essere fedele a Gesù.

27) Nel giorno di Pentecoste, dopo i Vespri, Teresa domanda il permesso al babbo di entrare nel Carmelo a quindici anni.

domanda al papà di farsi monaca

143..... Fu solo il pomeriggio, di ritorno dai vespri, che trovai l’occasione di parlare al mio papà diletto. Era andato a sedersi sul bordo della cisterna e là, con le mani giunte, contemplava le meraviglie della natura; il sole, i cui fuochi avevano perso l’ardore, indorava la cima dei grandi alberi dove gli uccellini cantavano gioiosamente la preghiera della sera. Il bel volto di papà aveva un’espressione celeste, sentivo che la pace gli inondava il cuore. Senza dire una sola parola andai a sedermi accanto a lui, gli occhi già bagnati di lacrime; egli mi guardò con tenerezza, mi prese la testa e l’appoggiò sul suo cuore dicendomi: «Che hai reginetta mia? Confidamelo». Poi, alzandosi, come per nascondere la sua emozione, camminò lentamente tenendomi sempre la testa sul suo cuore. Tra le lacrime gli confidai il mio desiderio di entrare al Carmelo: allora le sue lacrime vennero a mescolarsi alle mie, ma non disse una parola per distogliermi dalla mia vocazione; si accontentò semplicemente di farmi notare che ero ancora molto giovane per prendere una decisione tanto grave. Ma io difesi così bene la mia causa che, con la sua natura semplice e retta, egli fu subito convinto che il mio desiderio era quello di Dio stesso, e nella sua fede profonda esclamò che il buon Dio gli faceva un grande onore a domandargli così le sue figlie. Continuammo a lungo la nostra passeggiata; il mio cuore, sollevato dalla bontà con la quale il mio incomparabile padre aveva accolto le sue confidenze, si riversava dolcemente nel suo. Papà sembrava godere di quella gioia tranquilla che dà il sacrificio consumato; mi parlò come un santo e vorrei ricordarmi le sue parole per scriverle qui, ma di esse ho conservato solo un ricordo troppo profumato perché si possa esprimere. Ciò di cui mi ricordo perfettamente fu il gesto simbolico che il mio diletto Re compì senza saperlo. Avvicinandosi ad un muro non molto alto, mi mostrò dei fiorellini bianchi simili a gigli in miniatura e, prendendo uno di quei fiori, me lo diede, spiegandomi con quanta cura il buon Dio l’aveva fatto nascere e l’aveva conservato fino a quel giorno. Sentendolo parlare, credevo di ascoltare la mia storia, tanta era la somiglianza tra quello che Gesù aveva fatto per il piccolo fiore e la piccola Teresa. Ricevetti quel fiorellino come una reliquia e vidi che nel coglierlo papà aveva tolto tutte le sue radici senza spezzarle: sembrava destinato a vivere ancora in un’altra terra più fertile del muschio tenero nel quale erano trascorsi i suoi primi giorni. Era proprio questo stesso atto che aveva fatto per me alcuni istanti prima, permettendomi di salire la montagna del Carmelo e di lasciare la dolce valle, testimone dei miei primi passi nella vita. Posi il fiorellino bianco nella mia Imitazione, al capitolo intitolato: «Che bisogna amare Gesù sopra tutte le cose». È ancora là, soltanto lo stelo si è spezzato vicino alla radice, e il buon Dio sembra dirmi con ciò che spezzerà presto i legami del suo fiorellino e non lo lascerà appassire sulla terra!

 

28) Teresa dal Vescovo di Bayeux           

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152. Dopo esserci riposati, ritornammo da Mons. Révérony: nello stesso tempo arrivò un signore, ma il vicario generale gli chiese gentilmente di aspettare e ci fece entrare per primi nel suo studio (il povero signore ebbe tutto il tempo di annoiarsi perché la visita fu lunga). Mons. Révérony si mostrò molto gentile, ma credo che il motivo del nostro viaggio lo stupì molto; dopo avermi guardata sorridendo e avermi rivolto alcune domande, ci disse: «Vi presenterò a Monsignor Vescovo, abbiate la bontà di seguirmi». Nel vedere che le lacrime mi imperlavano gli occhi aggiunse: «Ah, vedo dei diamanti: non bisogna mostrarli a Monsignor Vescovo!». Ci fece attraversare parecchie stanze molto ampie, piene di ritratti di vescovi. Vedendomi in questi grandi saloni, mi facevo l’effetto di una povera formichina e mi chiedevo cosa avrei osato dire a Monsignore. Egli passeggiava tra due sacerdoti in una galleria; vidi Mons. Révérony dirgli qualche parola e ritornare con lui: noi l’aspettavamo nel suo studio; là, tre enormi poltrone erano disposte davanti al camino dove ardeva un fuoco scoppiettante. Nel vedere entrare Sua Eccellenza, papà si mise in ginocchio accanto a me per ricevere la sua benedizione, poi Monsignore fece accomodare papà in una delle poltrone, si mise di fronte a lui e Mons. Révérony volle farmi prendere quella di mezzo. Rifiutai gentilmente, ma egli insistette, dicendomi di dimostrare se ero capace di obbedire. Subito mi sedetti senza fare commenti ed ebbi l’imbarazzo di vederlo prendere una sedia mentre io ero sprofondata in una poltrona dove quattro persone come me sarebbero state comode (più comode di me, perché io ero lungi dall’esserlo!). Speravo che papà volesse parlare, ma egli mi disse di spiegare io stessa a Monsignore lo scopo della nostra visita; lo feci il più eloquentemente possibile. Sua Eccellenza, abituato all’eloquenza, non sembrò molto commosso dalle mie ragioni; al posto loro una parola del Superiore mi sarebbe stata più utile: purtroppo non ne avevo e la sua opposizione non difendeva in nessun modo la mia causa.

153. Monsignore mi chiese se era da tanto tempo che desideravo entrare al Carmelo: «Oh sì! Monsignore, da tanto tempo…». «Vediamo, riprese ridendo Mons. Révérony, non può comunque dire che sono 15 anni che ha questo desiderio». «È vero, risposi sorridendo anch’io, ma ci sono molti anni da detrarre perché ho desiderato farmi religiosa fin dal risveglio della mia ragione e ho desiderato il Carmelo appena l’ho conosciuto bene, perché pensavo che in quell’ordine tutte le aspirazioni della mia anima sarebbero state appagate». Non so, Madre, se furono proprio quelle le mie parole, credo di essermi espressa anche peggio, ma in fondo il senso è quello. Credendo di far piacere a papà, Monsignore cercò di farmi restare a casa ancora qualche anno: perciò fu non poco sorpreso ed edificato nel vedere che papà si metteva dalla mia parte e che intercedeva perché io ottenessi il permesso di volarmene via a 15 anni. Comunque tutto fu inutile. Disse che prima di decidersi era indispensabile un colloquio con il Superiore del Carmelo. Non potevo sentire niente che mi desse più dispiacere, perché sapevo dell’opposizione categorica di Nostro Padre; quindi, senza tener conto della raccomandazione di Mons. Révérony, feci di più che mostrare dei diamanti a Monsignore, glieli diedi! Vidi bene che era commosso; attirandomi a sé per il collo, mi appoggiò la testa sulla sua spalla e mi fece delle carezze, come mai, pare, nessuno ne aveva ricevute da lui. Mi disse che non tutto era perduto, che era molto contento che facessi il viaggio a Roma allo scopo di consolidare la mia vocazione e che invece di piangere dovevo rallegrarmi; aggiunse che la settimana seguente, dovendo andare a Lisieux, avrebbe parlato di me al parroco di S. Giacomo e certamente avrei ricevuto la sua risposta in Italia. Capii che era inutile insistere ancora; del resto, non avevo più niente da dire perché avevo esaurito tutte le risorse della mia eloquenza.

                                                                                                                   

29) Teresa e Celina al Colosseo

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156. Tre giorni dopo il viaggio di Bayeux, dovevo farne uno molto più lungo, quello alla città eterna. Ah, che viaggio! .....

168. Adesso è di Roma che mi rimane da parlare, di Roma meta del nostro viaggio, là dove credevo di incontrare la consolazione ma dove trovai la croce! Al nostro arrivo era notte e, siccome dormivamo, fummo svegliati dagli impiegati della stazione che gridavano: «Roma, Roma». Non era un sogno, ero a Roma! Il primo giorno trascorse fuori le mura e fu forse il più delizioso, perché tutti i monumenti hanno conservato la loro impronta di antichità, mentre al centro di Roma ci si potrebbe immaginare a Parigi, vedendo la magnificenza degli alberghi e dei negozi. Quella passeggiata nelle campagne romane mi ha lasciato un ricordo dolcissimo. Non parlerò affatto dei luoghi che abbiamo visitato, ci sono abbastanza libri che li descrivono per esteso, ma solo delle principali impressioni che ho provato. Una delle più dolci fu quella che mi fece trasalire alla vista del Colosseo. La vedevo finalmente quell’arena dove tanti martiri avevano versato il sangue per Gesù; già mi accingevo a baciare la terra che avevano consacrata, ma che delusione! il centro non è che un ammasso di ruderi che i pellegrini devono accontentarsi di guardare perché uno steccato ne vieta l’entrata. D’altra parte nessuno è tentato di cercar di penetrare in mezzo a quelle rovine. Eravamo dunque venute a Roma per non scendere nel Colosseo? Mi sembrava impossibile, io non ascoltavo più le spiegazioni della guida, un solo pensiero mi occupava: andar giù nell’arena. Vedendo un operaio che passava con una scala fui sul punto di domandargliela; fortunatamente non misi in pratica la mia idea perché mi avrebbe presa per pazza. Nel Vangelo si racconta che Maddalena restò sempre vicina alla tomba e chinandosi a più riprese per guardare dentro, finì per vedere due angeli. Come lei, pur avendo riconosciuto l’impossibilità di veder realizzati i miei desideri, continuai a chinarmi verso le rovine tra le quali volevo scendere; finalmente vidi non angeli, ma quello che cercavo, gettai un grido di gioia e dissi a Celina: «Presto, vieni, possiamo passare!». Subito oltrepassammo lo steccato, dato che in quel punto i cumuli di detriti ne toccavano la sommità, ed eccoci a scalar le rovine che si sgretolavano sotto i nostri passi. Papà ci guardava tutto stupito della nostra audacia; subito ci disse di tornare indietro, ma le due fuggitive non udivano più nulla; come i guerrieri sentono aumentare il coraggio in mezzo al pericolo, così la nostra gioia cresceva in proporzione alla difficoltà che avevamo per raggiungere l’oggetto dei nostri desideri. Celina, più previdente di me, aveva ascoltato la guida e, ricordandosi che aveva parlato di un certo pezzo di pavimento con sopra una croce, che era quello su cui combattevano i martiri, si mise a cercarlo; poco dopo lo trovammo e, inginocchiandoci su quella terra sacra, le nostre anime si fusero in un’unica preghiera. Il cuore mi batteva fortissimo quando avvicinai le labbra alla polvere imporporata dal sangue dei primi cristiani; chiesi la grazia di essere anch’io martire per Gesù e sentii in fondo al cuore che la mia preghiera era esaudita! Tutto ciò fu compiuto in pochissimo tempo. Dopo aver preso alcune pietre, ritornammo verso le mura in rovina per ricominciare la nostra rischiosa impresa. Nel vederci così felici, papà non riuscì a sgridarci e vidi che era fiero del nostro coraggio. Evidentemente il buon Dio ci protesse, perché i pellegrini non si accorsero della nostra impresa essendo più lontani di noi, occupati forse a guardare le magnificate arcate, sulle quali la guida faceva notare «i piccoli cornetti e i cupidi posati sopra», così né la guida né i «reverendi sacerdoti» seppero della gioia che riempiva i nostri cuori.

Teresa ai piedi del Papa

ai piedi del Papa

 173. Dopo la messa di ringraziamento che fece seguito a quella di Sua Santità, l’udienza cominciò. Leone XIII stava seduto su una grande poltrona, era vestito semplicemente di una tonaca bianca, di una mantellina dello stesso colore e in testa aveva solo uno zucchetto. Attorno a lui, stavano cardinali, arcivescovi e vescovi: ma io li ho visti solo in generale, perché ero occupata dal Santo Padre; passavamo davanti a lui in processione: ogni pellegrino a turno si inginocchiava, baciava il piede e la mano di Leone XIII, riceveva la sua benedizione e due guardie nobili lo toccavano secondo l’etichetta, facendogli così segno di alzarsi (il pellegrino, perché mi spiego così male che si potrebbe credere che era il Papa). Prima di entrare nell’appartamento pontificio ero ben decisa a parlare, ma mi sentii venir meno il coraggio quando vidi alla destra del santo Padre «Monsignor Révérony!». Quasi nello stesso momento ci fu detto da parte sua che proibiva di parlare a Leone XIII, perché l’udienza si prolungava troppo a lungo. Mi voltai verso la mia Celina diletta, per sapere il suo parere: «Parla!» mi disse. Un momento dopo ero ai piedi del Santo Padre; dopo avergli baciato la pantofola mi presentò la mano, ma invece di baciarla, giunsi le mie e alzando verso il suo volto gli occhi bagnati di lacrime, esclamai: «Santo Padre, ho una grande grazia da chiederle!». Allora il Sommo Pontefice chinò la testa verso di me in modo che il mio volto toccava quasi il suo, e vidi i suoi occhi neri e profondi che mi fissavano e che sembravano penetrarmi fino in fondo all’anima. - «Santo Padre, gli dissi, in onore del suo giubileo, mi permetta di entrare al Carmelo a 15 anni!».

174. Certo l’emozione mi aveva fatto tremare la voce, così il Santo Padre si voltò verso Mons. Révérony che mi guardava con stupore e scontentezza, e disse: «Non capisco molto bene». Se il buon Dio l’avesse permesso sarebbe stato facile che Mons. Révérony mi ottenesse ciò che desideravo, ma era la croce e non la consolazione che Egli mi voleva donare. «Santo Padre (rispose il vicario generale) è una bambina che desidera entrare al Carmelo a 15 anni, ma i superiori stanno esaminando la questione». «Ebbene, figlia mia, riprese il Santo Padre guardandomi con bontà, faccia ciò che i superiori le diranno». Allora, appoggiando le mani sulle sue ginocchia, feci un ultimo tentativo e dissi con voce supplicante: «Oh, Santo Padre, se lei dicesse di sì, tutti sarebbero d’accordo!». Mi guardò fisso e pronunciò queste parole calcando la voce su ciascuna sillaba: «Su… su… Entrerà se il buon Dio lo vuole». (Il suo accento aveva qualcosa di così penetrante e convinto che mi sembra di udirlo ancora). La bontà del Santo Padre mi incoraggiava e volevo parlare ancora ma le due guardie nobili mi toccarono cortesemente per farmi alzare; vedendo che ciò non bastava, mi presero per le braccia e Mons. Révérony le aiutò a sollevarmi perché io restavo ancora con le mani giunte, appoggiate alle ginocchia di Leone XIII, e fu di peso che mi strapparono dai suoi piedi. Mentre stavo per essere portata via così, il Santo Padre mi pose la mano sulle labbra, poi la alzò per benedirmi, allora mi si riempirono gli occhi di lacrime e Mons. Révérony poté contemplare per lo meno altrettanti diamanti quanti ne aveva visti a Bayeux.

30) Dopo avere ricevuto nella notte di Natale 1886, la grazia della conversione di un condannato a morte, Teresa diviene apostolo della preghiera.

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135. Allo scopo di eccitare il mio zelo, il buon Dio mi mostrò che i miei desideri gli erano graditi. – Sentii parlare di un grande criminale che era appena stato condannato a morte per dei crimini orribili: tutto faceva credere che sarebbe morto impenitente. Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell’inferno; per riuscirvi usai tutti i mezzi immaginabili: capendo che da me stessa non potevo nulla, offrii al buon Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore, i tesori della santa Chiesa, infine pregai Celina di far dire una messa secondo le mie intenzioni, non osando chiederla di persona nel timore di essere costretta a confessare che era per Pranzini, il grande criminale. Non volevo dirlo nemmeno a Celina, ma mi fece delle domande così affettuose ed insistenti che le confidai il mio segreto; invece di prendermi in giro mi chiese di aiutarmi a convertire il mio peccatore: accettai con riconoscenza, perché avrei voluto che tutte le creature si unissero a me per implorare la grazia per il colpevole. Sentivo in fondo al cuore la certezza che i nostri desideri sarebbero stati esauditi; ma allo scopo di darmi coraggio per continuare a pregare per i peccatori, dissi al buon Dio che ero sicurissima che avrebbe perdonato al povero disgraziato Pranzini; che l’avrei creduto anche se non si fosse confessato e non avesse dato alcun segno di pentimento, tanto avevo fiducia nella misericordia infinita di Gesù; gli domandavo soltanto «un segno» di pentimento per mia semplice consolazione. La mia preghiera fu esaudita alla lettera! Malgrado il divieto che papà ci aveva dato di leggere i giornali, pensavo di non disobbedire leggendo i brani che parlavano di Pranzini. Il giorno dopo la sua esecuzione mi trovo sotto mano il giornale «La Croix». L’apro in fretta, e cosa vedo? Ah, le lacrime tradirono la mia emozione e fui costretta a nascondermi! Pranzini non si era confessato, era salito sul patibolo e stava per passare la testa nel lugubre foro, quando a un tratto, colto da una ispirazione improvvisa, si volta, afferra un Crocifisso che il sacerdote gli presenta e bacia per tre volte le sante piaghe! Poi la sua anima andò a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dichiara che in Cielo ci sarà più gioia per un solo peccatore che fa penitenza che per 99 giusti che non hanno bisogno di penitenza!

                                                                                                                                                                                            

31) Teresa entra in monastero poco prima della Vestizione Religiosa (10 gennaio 1885)

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192. La mattina del grande giorno, dopo aver dato un ultimo sguardo ai Buissonnets, nido grazioso della mia infanzia e che non avrei mai più rivisto, partii al braccio del mio diletto Re per salire la montagna del Carmelo. Come la sera prima, tutta la famiglia si riunì per ascoltare la Santa Messa e fare la comunione. Appena Gesù discese nel cuore dei miei cari, attorno a me udii solo singhiozzi; solo io non versai lacrime, ma mi sentii battere il cuore con una violenza tale che mi sembrò impossibile muovere un passo quando ci fecero cenno di recarci alla porta di clausura; tuttavia andai avanti, chiedendomi se non sarei morta tanto il cuore mi batteva forte. Ah, che momento, bisogna averlo passato per sapere cos’è!

193. La mia emozione non trapelava all’esterno; dopo aver abbracciato tutti i membri della mia diletta famiglia, mi misi in ginocchio davanti al mio incomparabile padre, chiedendogli la benedizione; per darmela si mise anche lui in ginocchio e mi benedisse piangendo. Era uno spettacolo che doveva far sorridere gli angeli quello di questo vegliardo che presentava al Signore sua figlia ancora nella primavera della vita! Alcuni istanti dopo, le porte dell’arca santa si chiusero dietro di me e là ricevevo gli abbracci delle sorelle dilette che mi avevano fatto da mamme e che ormai prendevo come modelli delle mie azioni. Finalmente i miei desideri erano esauditi, la mia anima provava una PACE così dolce e profonda che mi sarebbe stato impossibile esprimerla. E da sette anni e mezzo questa pace interiore è il mio retaggio, non mi ha abbandonata in mezzo alle prove più grandi.

                                                     

32) Teresa postulante scopa il chiostro

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194. Come tutte le postulanti, appena entrata fui condotta in coro; era buio a causa del Santissimo Sacramento esposto, e ciò che prima di tutto mi colpì furono gli occhi della nostra santa Madre Genoveffa che si posarono su di me; restai un attimo in ginocchio ai suoi piedi ringraziando il buon Dio della grazia che Egli mi concedeva di conoscere una santa e poi seguii nostra Madre Maria di Gonzaga nei diversi posti della comunità; tutto mi sembrava incantevole, credevo di essere trasportata in un deserto: soprattutto la nostra piccola cella mi affascinava, ma la gioia che provavo era calma, nemmeno il più lieve zefiro faceva ondeggiare le acque tranquille sulle quali vagava la mia navicella, nessuna nuvola oscurava il mio cielo azzurro… ah, ero pienamente ricompensata di tutte le mie prove. Con che gioia profonda ripetevo queste parole: «Per sempre, sono qui per sempre!».

 33) La Vestizione di Teresa

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203. L’attesa era stata lunga, ma che bella festa!… niente mancò, niente, nemmeno la neve. Non so se le ho già parlato del mio amore per la neve.

204. Alla fine della cerimonia, Monsignore intonò il Te Deum; un sacerdote cercò di far notare che quel cantico si cantava solo alle professioni, ma ormai era stato intonato e l’inno di ringraziamento continuò fino alla fine. Non bisognava forse che quella festa fosse completa visto che in essa si riunivano tutte le altre? Dopo aver abbracciato per l’ultima volta il mio diletto Re, rientrai in clausura: la prima cosa che vidi sotto il chiostro fu «il mio piccolo Gesù rosa» che mi sorrideva in mezzo ai fiori e alle luci e subito dopo il mio sguardo si posò sui fiocchi di neve… il cortile era bianco come me. Che delicatezza di Gesù! Prevenendo i desideri della sua piccola fidanzata, le donava la neve. La neve: chi è dunque il mortale per quanto potente che possa farla cadere dal Cielo per ammaliare la sua amata? Forse le persone del mondo si fecero questa domanda; è certo che la neve della mia vestizione parve loro come un piccolo miracolo e tutta la città ne fu stupita. Pensarono che avevo un gusto strano ad amare la neve. Tanto meglio: ciò fece risaltare ancora di più l’incomprensibile condiscendenza dello Sposo delle vergini, di Colui che predilige i Gigli bianchi come la NEVE!

 

 

34) Teresa nel giorno della sua Vestizione Religiosa, fatta al Monastero delle Carmelitane Scalze di Lisieux il 10 gennaio 1889.

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200. Il fiorellino trapiantato sulla montagna del Carmelo doveva sbocciare all’ombra della Croce: le lacrime, il sangue di Gesù divennero la sua rugiada e il suo Sole fu il Volto adorabile velato di pianto. Fino allora non avevo sondato la profondità dei tesori nascosti nel Volto Santo; fu per suo tramite, Madre diletta, che ho imparato a conoscerli: come in passato ci aveva precedute tutte al Carmelo, così lei aveva penetrato per prima i misteri d’amore nascosti nel Volto del nostro Sposo; allora lei mi ha chiamata e io ho capito. Ho capito in cosa consisteva la vera gloria. Colui il cui regno non è di questo mondo mi mostrò che la vera sapienza consiste nel «voler essere ignorati e considerati un nulla. Nel mettere la propria gioia nel disprezzo di se stessi». Ah, come quello di Gesù, io volevo che «il mio volto fosse veramente nascosto, che sulla terra nessuno mi riconoscesse». Avevo sete di soffrire e di essere dimenticata. Come è misericordiosa la via per la quale il buon Dio mi ha sempre condotta, mai mi ha fatto desiderare qualcosa senza donarmela, così il suo calice amaro mi parve delizioso.

35) Teresa novizia a sedici anni nel chiostro del Carmelo

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36) La sera della sua Professione Teresa contempla il cielo stellato

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 37) Teresa con la sorella Celina nel giorno della professione di questa.

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232 (Man. C). Ma il più intimo dei miei desideri, il più grande di tutti, che pensavo di non veder mai realizzarsi, era l’entrata della mia diletta Celina nel nostro stesso Carmelo. Questo sogno mi pareva inverosimile, vivere sotto lo stesso tetto, condividere le gioie e le sofferenze della compagna della mia infanzia: perciò avevo fatto completamente il mio sacrificio, avevo affidato a Gesù l’avvenire della mia sorella diletta ed ero decisa a vederla partire in capo al mondo se occorreva. La sola cosa che non potevo accettare era che non fosse la sposa di Gesù, poiché l’amavo come me stessa, mi era impossibile vederla dare il suo cuore a un mortale. Avevo già sofferto molto sapendola esposta nel mondo a pericoli che non avevo conosciuto. Posso dire che dalla mia entrata al Carmelo, il mio affetto per Celina era un amore di madre quanto di sorella. Un giorno che doveva andare a una festa danzante mi dispiaceva così tanto che supplicai il buon Dio di impedirle di ballare e (contro la mia abitudine) versai perfino un torrente di lacrime. Gesù si degnò di esaudirmi, permise che la sua piccola fidanzata quella sera non riuscisse a ballare (benché non si sentisse imbarazzata a farlo con grazia quando era necessario). Essendo stata invitata senza che potesse rifiutare, il suo cavaliere si trovò nella totale impossibilità di farla ballare; con sua grande confusione, fu condannato a camminare semplicemente per ricondurla al posto, poi se la svignò e non si fece più vedere per tutta la serata. Quell’avventura unica nel suo genere mi fece crescere nella fiducia e nell’amore di Colui che, ponendo il suo segno sulla mia fronte, l’aveva impresso al tempo stesso su quella della mia Celina diletta.

38) Teresa nelle sue funzioni di sacrestana

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39) Teresa e le sue novizie gettano delle foglie di rosa sul Crocefisso del chiostro

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311 (Man. C). Madre mia, da quando ho capito che mi era impossibile fare qualcosa da sola, il compito che mi ha imposto non mi è più parso difficile: ho sperimentato che l’unica cosa necessaria era di unirmi sempre più a Gesù e che il resto mi sarebbe stato dato in aggiunta. Infatti mai la mia speranza è stata delusa: il buon Dio si è degnato di riempire la mia piccola mano tutte le volte che ciò è stato necessario per nutrire l'anima delle sorelle. Le confesso, Madre amata, che se mi fossi appoggiata minimamente alle mie sole forze, avrei subito ceduto le armi. Da lontano sembra tutto rose e fiori far del bene alle anime, far loro amare Dio sempre di più, insomma modellarle secondo le proprie vedute e idee personali. Da vicino è tutto il contrario: le rose e i fiori spariscono, si capisce che far del bene è una cosa tanto impossibile senza l’aiuto del buon Dio quanto far brillare il sole di notte! Si sente che bisogna assolutamente dimenticare i propri gusti, le proprie opinioni personali e guidare le anime sul cammino che Gesù ha tracciato per loro, senza cercare di farle camminare sulla propria strada.

 

                                                                                                                         40) Grazia mistica a Teresa di un raggio di fuoco - giugno 1895  

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(Man. C) Quando canto la felicità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo alcuna gioia, perché canto semplicemente ciò che voglio credere. A volte, è vero, un piccolissimo raggio di sole illumina le mie tenebre: allora la prova cessa per un momento; ma poi il ricordo di quel raggio, invece di causarmi gioia, rende le mie tenebre ancora più fitte. O Madre, mai ho sperimentato così bene quanto il Signore è dolce e misericordioso! Mi ha mandato questa prova solo nel momento in cui ho avuto la forza di sopportarla; se l’avessi avuta prima, credo davvero che mi avrebbe gettata nello scoraggiamento. Ora essa toglie tutto ciò che avrebbe potuto esserci di soddisfazione naturale nel desiderio che avevo del Cielo. Madre amata, adesso mi sembra che niente mi impedisca di prendere il volo, perché non ho più grandi desideri se non quello di amare fino a morire d’amore. (9 giugno).

 

 

41) Teresa nella sua cella scrive la sua vita

in cella scrive la sua vita

300 (Man. C). Madre diletta, la divertirei, credo, raccontandole tutte le mie avventure nei boschetti del Carmelo: non so se sono riuscita a scrivere dieci righe senza essere disturbata. Questo non dovrebbe farmi ridere, né divertirmi, comunque per amore del buon Dio e delle sorelle (così caritatevoli verso di me) mi sforzo di sembrare contenta e soprattutto di esserlo... Ecco un’operaia del fieno che si allontana dopo avermi detto con tono compassionevole: «Povera sorellina, deve stancarsi a scrivere così tutto il giorno!». - «Stia tranquilla, le ho risposto, sembra che io scriva molto, ma in verità non scrivo quasi niente». - «Meglio così», mi ha detto con aria rassicurata, «ma fa lo stesso, sono proprio contenta che stiamo rivoltando il fieno perché questo ti distrae sempre un po’». Infatti è una distrazione così grande per me (senza contare le visite delle infermiere) che non mento quando dico che non scrivo quasi niente. Per fortuna non sono facile a scoraggiarmi: per mostrarglielo, Madre, finirò di spiegarle ciò che Gesù mi ha fatto capire a proposito della carità. Finora le ho parlato solo dell'aspetto esterno; ora vorrei confidarle come comprendo la carità puramente spirituale. Sono sicurissima che non tarderò a mescolare l’una con l’altra, ma, Madre, visto che è a lei che parlo, certamente non le sarà difficile capire il mio pensiero e sbrogliare la matassa di sua figlia.

 

42) Teresa nella lavanderia del Carmelo

 in lavanderia

328 (Man. C). Un'altra volta, ero in lavanderia davanti a una sorella che mi schizzava l’acqua sporca in faccia ogni volta che sollevava i fazzoletti sul lavatoio: il mio primo impulso fu di indietreggiare asciugandomi il volto, per far capire alla sorella che mi aspergeva che mi avrebbe fatto un favore a stare più calma, ma pensai subito che ero ben sciocca a rifiutare dei tesori che mi venivano donati così generosamente e mi guardai bene dal far trasparire la mia lotta. Feci ogni sforzo per desiderare di ricevere tanta acqua sporca, in modo che, alla fine, avevo preso gusto a questo nuovo genere di aspersione e mi promisi di tornare ancora una volta in quel posto felice dove si ricevevano tanti tesori. Madre amata, vede che sono una piccolissima anima che può offrire al buon Dio solo piccolissime cose: spesso mi succede ancora di lasciarmi scappare questi piccoli sacrifici che danno tanta pace all'anima; questo non mi scoraggia, sopporto di avere un po' meno pace e mi sforzo di stare più attenta la prossima volta.

 

43) Teresa conduce in refettorio una suora conversa inferma

 45 accompagna una suora anziana al refettorio

325 (Man: C). Ricordo un atto di carità che il buon Dio mi ispirò di fare quando ero ancora novizia: era poca cosa, tuttavia il Padre nostro che vede nel segreto, che guarda più all’intenzione che alla grandezza dell’azione, me ne ha già ricompensata senza aspettare l'altra vita. Era nel periodo in cui Suor San Pietro andava ancora in coro e in refettorio. All’orazione della sera stava davanti a me: 10 minuti prima delle 6, bisognava che una sorella si scomodasse per condurla in refettorio, perché allora le infermiere avevano troppe malate per venire a prenderla. Mi costava molto propormi per rendere questo piccolo servizio, perché sapevo che non era facile accontentare la povera Suor San Pietro, la quale soffriva tanto che non amava cambiare accompagnatrice. Tuttavia non volevo perdere un’occasione così bella di esercitare la carità, ricordandomi che Gesù aveva detto: Quello che farete al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me.Quindi mi offrii molto umilmente di accompagnarla: ce ne volle perché riuscissi a farle accettare i miei servizi! Finalmente mi misi all’opera e avevo tanta buona volontà che me la cavai perfettamente. Ogni sera, quando vedevo Suor San Pietro scuotere la clessidra, sapevo che quello voleva dire: andiamo! È incredibile come mi costava scomodarmi; soprattutto all’inizio tuttavia lo facevo immediatamente, e poi iniziava tutta una cerimonia. Bisognava spostare e portare il banchetto in un certo modo, soprattutto senza fretta, poi aveva luogo la passeggiata, si trattava di seguire la povera inferma sostenendola per la cintura. Lo facevo con tutta la dolcezza che mi era possibile; ma se, per disgrazia, faceva un passo falso, subito le sembrava che la tenessi male e che stesse per cadere: «Ah, mio Dio! va troppo svelta, mi romperò qualcosa». Se cercavo di andare ancora più lentamente, «Ma insomma mi segua, non sento più la sua mano, mi ha lasciata andare, cado, ah, l’avevo detto che era troppo giovane per accompagnarmi». Finalmente arrivavamo senza incidenti in refettorio; là sopraggiungevano altre difficoltà: si trattava di far sedere Suor San Pietro e di usare molta abilità per non ferirla; quindi bisognava tirarle su le maniche (sempre in un certo modo), poi ero libera di andarmene. Con le sue povere mani storpiate, sistemava il pane nella ciotola come poteva. Me ne accorsi subito e, ogni sera, la lasciavo solo dopo averle reso anche questo servizietto. Poiché non me l'aveva chiesto, fu molto commossa della mia premura e fu con questo mezzo che non avevo cercato espressamente, che mi guadagnai del tutto la sua benevolenza e soprattutto (l'ho saputo più tardi) perché, dopo averle tagliato il pane, prima di andarmene le facevo il mio più bel sorriso.

 

 44) Teresa ricopre l'ufficio di vivandiera.

vavandiera

212. Il refettorio, che fu il mio ufficio subito dopo la vestizione, mi offrì più di un’occasione per mettere il mio amor proprio al suo posto, cioè sotto i piedi. È vero che avevo la grande consolazione di essere nel suo stesso ufficio, Madre diletta, e di poter contemplare da vicino le sue virtù, ma questa vicinanza era motivo di sofferenza: non mi sentivo come una volta, libera di dirle tutto, c’era la regola da osservare, non potevo aprirle il mio animo, insomma ero al Carmelo e non più ai Buissonnets sotto il tetto paterno.

 

 

45) Teresa medita presso l'antico cimitero delle Carmelitane nel giardino del Monastero.

medita al cimitero

304 (Man.C). Non disprezzo i pensieri profondi che nutrono l'anima e l’uniscono a Dio, ma da molto tempo ho capito che non bisogna appoggiarsi su di essi e far consistere la perfezione nel ricevere tante luci. I più bei pensieri non sono niente senza le opere: è vero che le altre possono ricavarne molto profitto se si umiliano e mostrano al buon Dio la loro riconoscenza per il fatto che Egli permette loro di prendere parte al banchetto di un'anima che Egli vuole arricchire di grazie; ma se quest'anima si compiace nei suoi bei pensieri e fa la preghiera del fariseo, diventa simile ad una persona che muore di fame davanti ad una tavola riccamente imbandita, mentre tutti i suoi invitati vi attingono un cibo abbondante e ogni tanto gettano uno sguardo di invidia sul possessore di tanti beni. Ah, come è vero che non c’è che il buon Dio conosce il fondo dei cuori e quanto le creature hanno pensieri corti! Quando esse vedono una anima più illuminata delle altre, subito ne deducono che Gesù le ama meno di quell’anima e che loro non possono essere chiamate alla stessa perfezione. Da quando mai il Signore non ha più il diritto di servirsi di una delle sue creature per dispensare alle anime che ama il cibo che è loro necessario? Al tempo del Faraone il Signore aveva ancora questo diritto, perché nella Scrittura dice a quel monarca: «Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra». I secoli sono succeduti ai secoli da quando l'Altissimo pronunciò queste parole e da allora il suo comportamento non è cambiato: sempre si è servito delle sue creature come di strumenti per compiere la sua opera nelle anime

 

46) Teresa con le immagini del Bambino Gesù e del Volto Santo

con le immagini del suo nome

220 . Mi divertii perfino a comporre una lettera d’invito per paragonarla alla sua, ecco come era concepita:

Lettera d’Invito alle Nozze di suor Teresa

di Gesù Bambino del Volto Santo

Dio Onnipotente, Creatore del Cielo e della terra, Supremo Dominatore del Mondo

e la Gloriosissima Vergine Maria, regina della Corte Celeste,

annunciano il Matrimonio del loro Augusto Figlio, Gesù, Re dei re e Signore dei signori,

con la signorina Teresa Martin, ora Signora e Principessa dei regni portati in dote dal suo Sposo Divino,

ossia: l’Infanzia di Gesù e la sua Passione, essendo i suoi titoli di nobiltà: di Gesù Bambino e del Volto Santo.

Il Signor Luigi Martin, Proprietario e Sire delle Signorie della Sofferenza e dell’Umiliazione e la Signora Martin, Principessa e Dama d’Onore della Corte Celeste, annunciano il Matrimonio della loro Figlia, Teresa, con Gesù, il Verbo di Dio, seconda Persona dell’Adorabile Trinità,

che per opera dello Spirito Santo si è fatto Uomo e Figlio di Maria, la Regina dei Cieli.

 

 

47) Ultima Comunione di Teresa

ultima comunione

238. Quest’anno il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato. Pensavo alle anime che si offrono come vittime alla Giustizia di Dio allo scopo di stornare e di attirare su di sé i castighi riservati ai colpevoli; questa offerta mi sembrava grande e generosa, ma io ero lontana dal sentirmi portata a farla. «O mio Dio! esclamai in fondo al cuore, ci sarà solo la tua Giustizia a ricevere anime che si immolano come vittime? Il tuo Amore Misericordioso non ne ha bisogno anche lui? Da tutte le parti è misconosciuto, respinto; i cuori nei quali tu desideri prodigarlo si volgono verso le creature chiedendo loro la felicità con il loro miserabile affetto, invece di gettarsi tra le tue braccia ed accogliere il tuo Amore infinito. O mio Dio! il tuo Amore disprezzato deve restare nel tuo Cuore? Mi sembra che se tu trovassi anime che si offrono come Vittime di olocausto al tuo Amore, tu le consumeresti rapidamente; mi sembra che saresti felice di non comprimere affatto i torrenti di infinite tenerezze che sono in te. Se alla tua Giustizia piace essere soddisfatta, lei che si estende solo sulla terra, quanto più il tuo Amore Misericordioso desidera incendiare le anime, visto che la tua Misericordia s’innalza fino ai Cieli. O mio Gesù! che sia io questa felice vittima, consuma il tuo olocausto con il fuoco del tuo Amore Divino!». Madre diletta, lei che mi ha permesso di offrirmi così al buon Dio, lei conosce i fiumi o meglio gli oceani di grazie che sono venuti ad inondare la mia anima. Ah, da quel giorno felice, ,mi sembra che l’Amore mi penetri e mi circondi, mi sembra che ad ogni istante questo Amore Misericordioso mi rinnovi, purifichi la mia anima e non vi lasci nessuna traccia di peccato, perciò non posso temere il purgatorio. So che per me stessa non meriterei nemmeno di entrare in quel luogo di espiazione, poiché solo le anime sante possono accedervi, ma so anche che il Fuoco dell’Amore è più santificante di quello del purgatorio, so che Gesù non può desiderare per noi sofferenze inutili e che Egli non mi ispirerebbe i desideri che sento, se non volesse esaudirli. Oh, come è dolce la via dell’Amore! Come voglio impegnarmi a fare sempre, con il più grande abbandono, la volontà del buon Dio!

  48) Teresa nell'ultima estasi prima di morire.

 estasi prima di morire

 

  

  49) Urna che racchiude nel Santuario di Lisieux le spoglie mortali di Teresa

urnacon il corpo                                                                                                

 

50) Santa Tersa di Gesù Bambino nata al Alençon  il 2 gennaio 1873

         morta Lisieux il 30 settembre 1897

         canonizzata da Pio XI il 17 maggio 1925

 santa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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