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lettere

LETTERE

 

 

1884 - 1885 – 1886

1 - ALLA SORELLA MADRE AGNESE DI GESU’

 

La ringrazia per un libriccino di preparazione alla prima Comunione.

 

Febbraio 1884

 

Mia cara Paolina.

Tante volte ho avuto in mente di scriverti per ringraziarti del tuo delizioso libriccino, ma credevo  che non fosse permesso durante la quaresima. Anche se in ritardo, ora che so che è permesso, ti  ringrazio di tutto cuore.

Non puoi immaginarti la mia gioia quando Maria mi ha portato il tuo grazioso libriccino. Mi è  sembrato meraviglioso, la cosa più bella che mai avessi visto e non mi stancavo di guardarlo e  riguardarlo. Che belle preghierine vi erano da principio! Le ho recitate con tutto il cuore al Bambino  Gesù. Tutti i giorni cerco di fare più pratiche di pietà che posso, e sto attentissima a non lasciarmi  sfuggire la minima occasione. Mi piace dire e ripetere ogni momento, nel più profondo del cuore, le  piccole preghiere che hanno il profumo delle rose. Che bella raffigurazione vi è all'inizio del libro!  E’ una colombina che offre il suo cuore al Bambino Gesù. Oh! sì, anch'io voglio adornarlo di tutti i  fiori più belli che riuscirò a trovare per offrirlo al Bambino Gesù nel giorno della mia prima  Comunione e voglio davvero, come dice la prima preghiera, che il Bambino Gesù si trovi così bene  nel mio cuore da non pensare più a tornare in cielo...

Ringrazia tanto da parte mia suor Teresa di sant’Agostino della graziosa coroncina di preghiere, e  di tutti i ricami che ha fatto sulla bella copertina del mio libro.

Abbraccia per me la cara madre Maria di Gonzaga dille che la sua figliolina le vuole un bene  immenso.

Leonia e Celina ti abbracciano forte forte. Addio, cara Paolinetta. Ti abbraccio con tutto il cuore.

La tua figliolina che ti vuol tanto bene.

Teresina

 

2 - ALLA ZIA SIGNORA CELINA GUERIN

 

Brevi notizie personali

 

Maggio 1885

Cara zia,

Mi ha detto di scriverle per darle qualche notizia sulla mia salute. Sto meglio di domenica, però ho  sempre tanto mal di testa. Spero che lei stia bene come pure Giovanna e che Maria sia ormai  prossima alla completa guarigione.

Penso molto spesso a lei e mi ricordo quanto è stata buona con me. Non dimentico neppure le  care cuginette e la prego di dire a Maria che non le scrivo oggi, ma le scriverò la prossima volta  per avere più cose da raccontarle.

Entro in ritiro domenica sera perché la prima Comunione resta sempre fissata per il 21; è ormai  cosa certa che non sarà rimandata.

Addio, zia cara, abbracci forte per me Giovanna e Maria e tenga per sé un bel bacione.

Teresa

(f.dei santi Angeli)

 

3 - AL BABBO SIGNOR L. MARTIN

 

che si trovava allora in viaggio nell'Europa centrale. Ricevette la lettera a Vienna (Austria).

 

Auguri per l'onomastico.

Reseda colta nel mio giardino

25 agosto 1885

Papà caro,

Se tu fossi a Lisieux, oggi avremmo dovuto farti gli auguri del tuo onomastico, ma poiché non ci  sei, voglio augurarti lo stesso, e più di sempre, tanta felicità e soprattutto un viaggio delizioso.  Spero, Babbino caro, che tu ti diverta molto e provi un gran piacere nel viaggiare. Penso  continuamente a te e prego il buon Dio che ti faccia esser contento e che ritorni presto in ottima  salute.

Caro Papà, Paolina aveva composto dei graziosi versi perché te li recitassi nel giorno della tua  festa, ma poiché questo non mi è possibile, te li mando per lettera:

Gli auguri di una reginetta per la festa del suo Papá-Re.

Se fossi una colombina, immagini, Papà, dove vorrei volare?

Al nido del tuo cuore e in quest'asilo

per sempre dimorare.

Se fossi una rondinella

verrei tante volte, con questo bel sole,

a riposare le mie ali

all'ombra del tuo amore.

Se fossi un piccolo pettirosso

resterei nel tuo giardino

e un granello d'orzo dalla tua mano

mi parrebbe un vero festino.

Se fossi un usignolo selvatico

dal bosco fuggirei via

per venire tra i freschi cespugli

a cantarti ogni mia melodia.

E se fossi una stellina

vorrei la sera esser sempre lassù.

Oh! per te, quando il giorno si oscura,

no, non verrebbe buio mai più.

Vorrei brillare, attraverso la tua finestra,

luminosa come un vulcano

e mai tramontare, senza parlarti

un poco, del cielo lontano.

E se fossi nella falange

dei cherubini dall'ali d'oro,

papà, se fossi un angioletto,

verso di te spiccherei il volo.

Ti mostrerei la mia patria

in un sogno misterioso.

Ti direi: «Dopo la vita,

ecco il tuo trono luminoso».

Se tu volessi due bianche ali,

dal cielo te le porterei

e insieme con te, verso l'eterne rive

per sempre me ne volerei.

Ma sono una pallida aurora,

sono soltanto un boccio di fiore:

il raggio che mi fa sbocciare,

babbino, vien dal tuo cuore.

Crescendo vedo la tua anima

tutta piena di Dio.

Infiammata dal tuo esempio santo voglio seguirti anch'io. Voglio diventare sulla terra

la gioia più grande del mio re,

voglio imitarti, babbino,

amare il Signore come te.

Avrei tante cose da dire

ma ormai devo chiudere in fretta.

Dona, papà, un sorriso,

un bacio alla tua reginetta.

Arrivederci, Papà mio caro, la tua reginetta che t'ama con tutto il cuore.

Teresa

 

4 - ALLA CUGINA MARIA GUERIN

 

Risponde ad una lettera, dando alcune informazioni.

 

Dai Buissonnets, sabato 26 giugno 1886

Mia cara Marietta,

Ti ringrazio tanto d'essere stata così buona da non prendertela a male se non ti ho scritto: così mi  affretto a rispondere alla tua deliziosa letterina che mi ha fatto un piacere immenso.

Sono quanto mai contenta che tu stia meglio e ti diverta molto. A Lisieux, nulla di nuovo ch'io  sappia. So solo che stiamo tutti bene. Mi chiedi nella lettera di darti notizie sulla signora Papineau:  sta molto bene e domanda spesso della tua salute. Riguardo alle lezioni, sono diventate più  frequenti da qualche tempo ed è perciò che non ti ho potuto scrivere domenica.

Sono molto contenta perché domani sarò tutta vestita di bianco per la processione, Maria mi ha  provato gli abiti e mi stanno a perfezione.

Cara Marietta, t'incarico d'abbracciare forte forte per me la buona zia e la mia amata Giovannina.

Arrivederci, cara cuginetta, scusami di questa lettera disordinata e scritta male. Ho voluto far  troppo in fretta così non ho avuto il tempo di buttar giù la brutta copia. Celina m'incarica di  abbracciarti tanto insieme con Giovanna e la zia.

La tua cuginetta che t'ama con tutto il cuore.

Teresa

 

5 - A MARIA GUERIN

 

S'interessa alla sua salute e le dà qualche notizia personale.

 

Dai Buissonnets, giovedì 15 luglio 1886

Cara Maria,

Ti ringrazio di avermi scritto, la tua lettera mi ha fatto molto piacere. Sono davvero contenta che tu  faccia delle belle passeggiate come quella che mi hai raccontato, veramente interessante.

Noi siamo andate ieri a passare il pomeriggio dalla signora Maudelonde e mi sono divertita un  mondo con Celina ed Elena. La signora Papineau mi ha concesso una vacanza per domani in  omaggio alla festa di Nostra Signora del Monte Carmelo, perché possa assistere alla predica.

Come vedi, Maria, non ho cose molto interessanti da raccontarti. Non ho fatto una splendida  passeggiata come la tua, su cui poterti ragguagliare, ma spero che, nonostante tutto, la mia  povera letterina ti recherà un briciolo di gioia.

Arrivederci, cara Marietta, abbraccia forte per me la zia e Giovanna. La tua sorellina che t'ama  tanto, tanto.

Teresa

 

6 - ALLA SORELLA MARIA

 

In viaggio col signor Martin, loro Padre, a Calais e a Douvres, per ricevere il r.p. Pichon S.J., di  ritorno dal Canada. In seguito ad un malinteso tornò senza averlo potuto incontrare.

 

Preoccupazione in famiglia e nostalgia della sorella lontana.

 

Sabato, 2 ottobre 1886, ore 6 pomeridiane, festa degli angeli custodi

Mia cara Marietta,

Abbiamo appena ricevuto il tuo telegramma e ne sono felice perché credo che questo voglia dire  che hai veduto il padre a Douvres. Ti ha spedito una lettera mercoledì dove ti diceva di andare ad  incontrarlo oggi. Non puoi immaginarti quanto ci siamo preoccupati; Celina ha mandato lettere a  Douvres e a Calais, fermo in posta.

Tutti i giorni abbiamo messo una candela alla Madonna ed io non ho fatto che pregare e  supplicare la santa Vergine. Non riuscivo a convincermi che tu non sapessi che il padre tornava  oggi. Il signor Pichon ha anche scritto una lettera al Babbo. Noi non avevamo il coraggio di aprirla,  ma Paolina ci ha detto che era meglio farlo perché vi poteva essere qualcosa d'urgente. C'era solo  che il signor Pichon non sapeva ancora il giorno in cui il padre doveva tornare e che intendeva  scrivere al superiore per avere notizie.

Cara Mariuccia, se tu sapessi come ora capisco quello che dicevi, che cioè il buon Dio ci abitua  male, ma non puoi immaginarti che cosa significa essere lontani da una persona che si ama come  io ti amo. Vorrei che tu vedessi tutto quello che ho nell'anima, ma ora non te lo posso dire, è  troppo tardi e anche la lettera m'è venuta tutta a sghimbescio perché non ci vedevo.

Madrina cara, ho chiesto a Paolina se le bottigliette di porporina servivano per la pittura ad  acquarello. Mi ha detto di no, servono solo per dorare le statue: perciò, non me le comprare come  ricordo. Te ne scongiuro non portarmi nulla, mi daresti un gran dispiacere. Leonia ti abbraccia e  abbraccia pure Papà.

Addio, Mariuccia cara, abbraccia forte forte per me il mio diletto Babbino.

La tua devota figliolina che t'ama quanto si può amare.

Teresa

Mi raccomando, non dimenticare le nostre commissioni e il panchetto per la zia. Felicita ti saluta  tanto tanto, è di un umore delizioso da quando sei partita. Tante cose care anche da parte dello  zio, della zia e di Maria e Giovanna.

Non abbiamo ancora portato il telegramma al Carmelo.

 

1887

7 - A MARIA GUERIN

 Ansie per la salute della cugina e brevi notizie personali.

 

Dai Buissonnets, lunedì 27 giugno 1887

Mia cara malatina, come ti senti oggi? Hai dormito bene questa notte? Ti fa ancora male il dente?  Ecco, Mariuccia, tutte le domande che mi vo facendo stamattina; ma ahimé! nessuno può darmi  una risposta e sono costretta a risolverle da sola. Così seguo quello che mi dice il cuore e ti vedo  camminare a gran passi verso la guarigione. Ora mi tocca voltar pagina perché mi sono accorta di  aver scritto tutto di traverso. E’ tanto tempo che non prendo la penna in mano e questa cosa mi fa  proprio ridere.

Sono stata al Carmelo e ho detto a Maria e a Paolina di tutte le tue sofferenze. Non mancheranno  di pregare il buon Dio che ti guarisca e tu possa goderti il soggiorno a Trouville.

Avrei ancora molte cose da dirti, ma non ho tempo perché voglio scrivere una parola a Giovanna e  poi ho anche paura di rovinarti gli occhi con questa lettera che è un vero pasticcio. Non so chi mi  dia il coraggio di mandartela in queste condizioni.

Ti lascio e ti abbraccio stringendoti forte forte, non sulle gote per paura di farti male ai denti, ma  sulla tua fronte graziosa.

Teresa

P.S. - Raccomando soprattutto al mio caro piccolo Loulou che non si dia da fare per scrivermi, gli  manderò lo stesso le mie lettere il più spesso possibile. Bisogna che il mio piccolo Loulou faccia  onore al suo nome e mangi come un vero lupo.

 

8 - A MARIA GUERIN

 

La rimprovera scherzosamente di essersi fatta rovinare la faccia da quello «scalpellino» del  dentista, e le dà notizie di sé e delle sorelle.

Dai Buissonnets, 14 luglio 1887

Mariuccia tesoro mio,

Ho ricevuto proprio ora la tua letterina e non riesco a frenare le risa pensando a tutto quello che mi  racconti. Anzitutto, bisogna che ti faccia una bella sgridata: ma perché hai voluto riportare la tua  bella faccina da quello «scalpellino»? Te l'ha conciata bene davvero! ... Son rimasta proprio male  a sentire che le tue povere gotine avevano preso un'altra volta la «forma di un pallone»; credo che  l'esperienza avrebbe dovuto ammaestrarti; ne avevi abbastanza, mi pare, della prima volta!

Sono tanto contenta che la buona zia stia meglio, le notizie del suo male mi avevano gettato nella  costernazione. Il buon Dio non vi risparmia davvero le prove quest'anno! Questa settimana non è  allegra neppure ai Buissonnets, è l'ultima che la nostra cara Leonia passa con noi e i giorni volano  addirittura. Non le restano che due giorni da stare con noi.

Ma in fondo, cosa vuoi, mia cara, insieme col tormento provo anche una certa gioia, sono contenta  di vedere finalmente la mia cara Leonia nel suo centro; sì, credo che soltanto là sarà felice, alla  Visitazione troverà tutto ciò che le manca nel mondo.

Celina è in lutto per i suoi due uccellini azzurri, il maschio è andato a raggiungere la sua  compagna la mattina del giorno dopo, le spoglie mortali sono ora presso l'imbalsamatore.

Ti auguro, mia cara, che la fine del tuo soggiorno a Trouville sia più lieta del principio. Spero che il  buon Dio dopo avervi tanto provato, vi conceda ora una grande serenità.

Celina è desolata di non poter scrivere a Giovanna, ma è tanto presa dalle cose di Leonia che non  le è assolutamente possibile. Di' a Giovanna che Leonia è rimasta commossa della sua lettera,  come anche della tua. Vi abbraccia con tutto il cuore insieme con la cara zietta. Abbraccia tanto  Giovanna anche da parte mia e di' alla zietta tutto il mio amore e serba per te la parte migliore dei  miei baci. (Ho sentito parlare della lettera del Carmelo, pare che fosse assai divertente).

Papà vi manda tutto il suo affetto, in particolare alla sua cara figlioccia.

Teresa

 

9 - ALLA CUGINA GIOVANNA GUERIN

 

Annunzia il decesso di 8 bachi da seta.

 

Mia cara Giovannina,

Dato che non avevo a portata di mano l'artista Darel per farmi disegnare una nave e volendo in  tutti i modi metterne una in cima alla lettera, mi son vista obbligata a tentare di scarabocchiarla io  stessa. Cara Giovanna, vengo a darti noia per qualche momento spero che l'emicrania sia del  tutto passata. Ora che quella persona... è partita, ti sentirai più tranquilla, sicura che tutti si  comporteranno molto meglio.

Penso che sarai ben contenta di non dover più ascoltare i miei sermoni sulla morte, di non veder  più i miei occhi che ti «stregavano», che non ci sia più chi ti dà le spinte, quando vai dalle  signorine Pigeon.

Devo annunziarvi la morte di otto dei miei cari bachi da a seta: ora me ne rimangono solo quattro.  Celina ha prodigato loro tante cure che ha finito per farmeli morire quasi tutti di crepacuore o di  apoplessia fulminante. Temo non poco che anche ai quattro sopravvissuti si sia attaccato il germe  della stessa malattia che ha portato alla tomba i loro fratelli e che li seguiranno presto nel regno  dei più.

Mi pare quasi un sogno di ritrovarmi ai Buissonnets.

Stamattina ero tutta sorpresa di vedermi accanto a Celina. Abbiamo parlato a Papà della gentile  proposta fattaci dalla zia, ma è assolutamente impossibile perché il Babbo parte mercoledì e si  fermerà pochissimo questa volta ad Alençon. Addio, Giovanna cara, ti amo sempre con tutto il  cuore.

Teresa

f.M.

 

10 - A MARIA GUERIN

 

La rimprovera scherzosamente di essersi ammalata.

 

Dai Buissonnets, 18 agosto 1887

Mia cara Mariuccia,

Lo zio mi ha detto proprio ora che sei malata. Brutta cattivella! Era venuto il momento di stare un  po' bene e tu ti affretti ad ammalarti. Buon per te che sono così lontana, altrimenti, puoi star  tranquilla, dovresti fare i conti con me...

E la cara zia come sta? Sempre meglio, spero.

Ahimé! le cose vanno sempre al contrario di quello ci si aspetta! Io ti vedevo di lontano correre  spensieratamente attraverso il parco, contemplare i pesci, divertirti in tutti i modi in compagnia di  Giovanna; insomma, ti vedevo condurre una vita da castellana. E invece, eccoti là a fare una vita  di malata! Ah! mia povera cara Mariuccia, ti compiango con tutto il cuore, ma non devi scoraggiarti,  hai ancora il tempo di fare delle passeggiate e di svagarti, basta che ti decida a lasciare al più  presto la tua camera. Per quanto bella e dorata, è pur sempre una gabbia per l'uccellino che  vorrebbe saltellare libero al sole!

Sì, cara sorellina, hai tanto bisogno dell'aria aperta del parco, come gli uccellini. Quando ritornerai  tra noi, ti vogliamo vedere bella e fresca come una rosa appena sbocciata. Oh! mia cara, parlando  di rose, mi viene una gran voglia di stringerti nelle tue guance deliziose. E vero che non sono rosa,  ma sai bene che io amo una bella rosa bianca non meno di una rosa rossa. Cerca di far diventare  meno bianche le tue gotine e prega Giovanna di baciarle per me, dille che penso a lei come a te e  le mando un bacio dal fondo del cuore. Mia cara Maria, ho lasciato che la penna corresse ed essa  ha scritto cose che non sono davvero facili a leggersi; di questo devi prendertela solo con lei, ma  quello che non devi attribuirle affatto, è il grande amore che ha per te la tua sorellina.

Abbraccia forte forte per me la cara zia che amo con tutto il cuore.

Addio, sorellina cara, t'invio un bel bacio con la raccomandazione di far presto a guarire per  spassartela un poco.

La tua sorella che ti ama

Teresa

f.M.

 

11 - ALLA SORELLA MADRE AGNESE DI GESU’

 

Le riferisce il colloquio avuto col loro zio e tutore sig. Guérin a cui aveva chiesto il permesso  d'entrare al Carmelo.

Mia cara sorellina, E’ da mercoledì che cerco l'occasione di parlare allo zio; stamattina mi si è presentata. Lo zio è  stato molto buono. Essendo di sabato, il giorno in cui è più occupato, temevo di contrariarlo.  Invece, appena gli ho fatto cenno di venire, ha interrotto subito la sua lettura, dimostrandosi tutto  premuroso.

Mi ha detto che s'era accorto già da un certo tempo che gli volevo parlare; poi, come mi aspettavo,  mi ha fatto una predichina molto affettuosa: mi ha detto che era sicurissimo della mia vocazione e  che non era affatto questo che gl’impediva di lasciarmi partire. Credo che l'unico ostacolo venga  dal mondo: sarebbe un vero scandalo pubblico vedere entrare al Carmelo una bambina; sarei la  sola in tutta la Francia, ecc. Tuttavia, se il buon Dio lo vuole, a lui non mancano i mezzi. Intanto,  ha detto ancora lo zio, stando alla regola della sapienza umana, bisogna che io non m'illuda di  poter entrare prima dei diciassette o dei diciotto anni. E anche allora, sarà sempre troppo presto.

Lo zio ha aggiunto tant'altre cose di questo genere, ma sarebbe troppo lungo riferirtele.  Naturalmente, io non ho parlato di nessuna data. Mia cara Paolina, sono davvero contenta, che lo  zio non trovi altro ostacolo che il mondo. Penso che il buon Dio non si trovi in difficoltà, quando lo  voglia, a mostrare allo zio che non è certo il mondo a impedirgli di prendermi al Carmelo. Puoi  immaginare, sorellina cara, tutte le altre cose affettuose che lo zio mi ha detto, ma mi basta averti  accennato solo agli ostacoli che ha trovato. Fortunatamente, simili ostacoli non esistono per il  buon Dio. Mia cara Paolina, non sono capace di dirti oggi tutte le cose di cui ho pieno il cuore, non  riesco a raccogliere tutte le mie idee. Nonostante tutto, mi sento piena di coraggio, sono  sicurissima che il buon Dio non mi abbandonerà. Ora, come mi diceva lo zio, comincerà per me il  tempo della prova. Oh! prega per me, prega per la tua Teresina; tu sai quanto bene ti vuole, sei la  sola sua confidente. Avrei tanto bisogno di vederti, ma devo fare anche questo sacrificio a Gesù.  Oh, sì, non voglio rifiutargli nulla; anche quando mi sento triste e sola sulla terra, egli mi è sempre  vicino; non ha forse detto santa Teresa: Dio solo basta...?

Perdonami, Paolina cara, se ti mando questa lettera o piuttosto questo scarabocchio pieno d'idee  disordinate. Non so neppure se sarai capace di leggerla tanto è scritta male, ma il cuore aveva  troppe cose da dirti perché la penna potesse seguirlo. Di' alla mia cara madrina che penso molto a  lei durante il suo ritiro e che non dimentichi la sua figlioccia.

A presto, sorellina cara, ti prego ancora una volta di non avertela troppo a male se t'invio questa  lettera. Non ho il coraggio di ricominciarla da capo.

La tua Teresina

(Di' alla cara madre che la sua Teresina l'ama con tutto il cuore. Ti spedisco il tuo piccolo porta- penne).

12 - A P. ALMIRE PICHON, S. J.

 

Lo prega di accettarla come figlia spirituale.

 

Reverendo Padre,

Ho pensato, poiché si occupa delle mie sorelle, che non avesse difficoltà a prendere anche la più  piccolina.

Vorrei che mi potesse conoscere, ma non sono come le mie sorelle, non so esprimere in una  lettera tutto quello che provo. Nonostante tutto, sono persuasa, padre, che saprà capirmi lo  stesso.

Quando verrà a Lisieux, spero di vederla al Carmelo per aprirle il mio cuore.

Caro padre, il buon Dio mi ha concesso una grande grazia. Da molto tempo desidero entrare al  Carmelo e credo che ora sia giunto il momento. Papà è contento che entri a Natale. Oh, padre,  com'è buono il Bambino Gesù a prendermi così giovane! Non so come ringraziarlo.

Lo zio mi trova troppo giovane, ma ieri mi ha detto che voleva fare la volontà di Dio.

Le domando, padre, di pregare tanto per la sua ultima figlia. Ritorno ora dal Carmelo, dove le mie  sorelle mi hanno detto che potevo scriverle per manifestarle con tutta semplicità quello che ho nel  cuore. Come vede, padre, l'ho fatto sperando che non rifiuterà di accogliermi come sua figliolina.

Benedica il suo secondo agnellino.

Teresa

 

13 - ALLE SORELLE CARMELITANE MARIA DEL SACRO CUORE E AGNESE DI GESU’

 

Comunica le sue impressioni alla prima sosta del viaggio in Italia

 

Parigi, Hotel de Mulhouse, 6 novembre 1887

Mie care sorelline,

Celina non ha voluto che vi scrivessi ieri, tuttavia non voglio che riceviate una lettera da lei senza  una parola della vostra piccola Teresa. M'accorgo di scrivere peggio di un gattino, ma spero che  non ve n'avrete a male, perché sono estremamente stanca: tutto mi gira d'intorno.

Domani non saremo più in Francia. Sono rintontita da tutto quello che vedo; abbiamo visto delle  belle cose a Parigi, ma tutto ciò non è la felicità. Celina vi dirà, se vuole, le meraviglie di Parigi, io  voglio dirvi soltanto che penso spessissimo a voi; le belle cose di Parigi non hanno per nulla il  potere di conquistare il mio cuore.

Sono un po' come la mia cara madrina, ho sempre paura di essere schiacciata: ad ogni istante mi  trovo circondata dalle vetture... Care sorelline, tutte queste belle cose che vedo non mi danno la  felicità, l'avrò soltanto quando sarò dove voi siete...

Ho provato una vera felicità in N.S. delle Vittorie : ho pregato molto per voi e per la mia madre  diletta. Vorrei scrivere alle cuginette, ma sarà per un'altra volta, perché devo ancora scrivere a  Leonia. Che fa la mia cara Leonia? Vi prego di dire alle cugine che penso molto a loro. Ho chiesto  la grazia per Giovanna al Sacro Cuore di Montmartre. Penso che capirà. Non dimenticate neppure  l'ottimo zio e la cara zia.

Addio, mia cara Madrina, addio mia piccola prediletta «confidente», pregate per la vostra  Teresina

Spero non dimenticherete che ho scritto la lettera di sera e stanca morta, se no, non avrei il  coraggio d'inviarvela.

Abbracciate per me la mia cara Madre.

 

14 - A MARIA GUERIN

 

Bellezze di Venezia e d'Italia.

 

Venezia, giovedì 10 (sera)

Mariuccia cara,

Finalmente è arrivato il momento in cui ti posso scrivere. Stasera non andremo a spasso ed io ho  preferito venire a distendermi un pochino accanto a te.

Ti prego di dire alla cara zietta che non può immaginarsi quanto mi ha commosso la sua lettera;  vorrei scriverle per ringraziarla, ma spero che vorrà scusare la sua figliolina e indovinerà quello  che il mio cuore vorrebbe dirle. D'altra parte, ho ben poco tempo a disposizione, perché Celina  non vuole che vegli troppo.

Non puoi farti un'idea, cara sorellina, di tutto ciò che vediamo: è davvero meraviglioso. Non avrei  mai immaginato che avremmo visto cose tanto belle; ce ne sono tante che devo rinunciare a  raccontartele; lo farò con più comodità quando sarò nella mia piccola cara Lisieux che tutte le  bellezze dell' Italia non potrebbero farmi dimenticare.

Sorellina cara, come stai, come state tutti voi? Bene, spero. Sei sempre allegra come quando  siamo partiti?

Se tu sapessi, Maria, quanto spesso penso a tutti voi! Mi ricordo di voi nelle belle chiese che  visitiamo. Ho pensato a voi anche davanti alle meraviglie della natura, accanto alle montagne della  Svizzera che abbiamo attraversato. Si prega così bene in quei momenti, si avverte la presenza di  Dio. Come mi sentivo piccina davanti a quelle montagne gigantesche!

L'Italia è un paese bellissimo; in questi giorni ci stiamo godendo il suo bel cielo azzurro. Oggi nel  pomeriggio abbiamo visitato i monumenti di Venezia, in gondola: è un incanto!

Mi sembra una cosa davvero strana sentir parlare intorno a noi la lingua dell'Italia. E’ molto bella,  molto armoniosa. All'Hotel mi chiamano signorella. E’ l'unica parola che riesco a capire e che vuol  dire signorinella.

Vorrei scrivere spesso, ma le nostre giornate sono incredibilmente piene e non si ha tempo per  scrivere fuorché la sera, molto tardi.

Muoio di vergogna per questa lettera che ho scritto così alla tiravia e senza ordine logico; mi  accorgo di non avere ancora incominciato a dirti quello che avrei voluto... Ho tante cose da  raccontartil Tante domande da farti!... Se dessi retta al cuore, continuerei chi sa quanto, ma Celina  non mi lascerebbe finire. Mi ha detto chiaramente che devo fare al più presto.

Ringrazia lo zio delle buone parole che ci ha inviato e che hanno fatto tanto piacere a tutti.  Abbraccialo forte per me. Non dimenticare la mia Giovannina. Penso spesso spesso a lei.

Addio, sorellina cara! Pensa qualche volta alla tua Teresina che pensa così spesso a te.

(Tu lo sai bene, non ho dimenticato quello che hai fatto per me una domenica). La tua Teresina

Papà sta bene e vi saluta tutti con molto affetto. Saluti a Maria e a Marcellina!...

 

Lunedì 14

Cara sorellina,

Tu vedi la data della mia lettera. Credevo che Celina l'avesse spedita; credevo che tu l'avessi già  ricevuta da molto tempo! ... Finirai davvero per credere che ti ho dimenticata!

Mia cara sorellina! che piacere m'ha fatto la tua letteral Vi ho ritrovato la mia Mariuccia.

Grazie! ... Addio, ti mando questa vecchia lettera. Pensa che doveva essere partita da quattro  giorni!

 

15 - ALLE SORELLE CARMELITANE MARIA DEL SACRO CUORE E AGNESE DI GESU’

 

Ringrazia delle dolci lettere e supplica aiuto di preghiere per poter parlare al Papa.

 

Roma, 14 novembre 1887

Mia cara madrina,

Hai fatto un giudizio temerario vero e proprio pensando che avrei letto la lettera di Paolina prima  della tua. E’ avvenuto esattamente il contrario...

Oh sì! Maria, ti sei spiegata abbastanza nel discorsino di questa sera. Il mio cuore ha capito tutto...  Quanto piacere mi hanno fatto quelle tue parole!

Quando leggo le lettere che mi mandate, sento una strana dolcezza invadermi il cuore.

Babbo sta bene; è contentissimo delle vostre lettere.

Ho chiesto ad alcuni frati se potevo avere qualche reliquia di sant'Agnese. E’ una cosa  impossibile.

La tua Teresina che t'ama con tutto il cuore.

Paolina cara,

Veramente non posso fare a meno di ringraziarti per tutto ciò che fai per me. Ti supplico, prega il  buon Dio per me, perché Monsignore continua a dire di no. Ormai non ho altra speranza che  quella di parlare al Papa, ma bisogna che questo sia possibile, bisogna che il Bambino Gesù  disponga tutto lui, perché la sua pallina rotoli solo dove lui vuole. Se tu sapessi che piacere mi ha  fatto e quanto mi ha consolato quello dicevi nella lettera di Loreto! Continua a proteggermi,  Paolina, sono così lontana da te! Non riesco a dirti tutto quel che penso, è impossibile...

Il giocattolino di Gesù,

Teresina

 

16 - ALLA ZIA, SIGNORA GUERIN

 

L'udienza del Papa: timori e speranze.

 

Lunedì, 14 novembre 1887 (sera)

Mia cara zietta,

se sapesse quanto sarebbe felice la sua figliolina di essere vicino a lei per poterle fare gli auguri  della sua festa! Poiché questa gioia le è negata vuole che almeno una parolina voli dal cuore al di  là dei monti, a rappresentarla. Povere mie parole, come sono insufficienti per dire alla cara zia  tutto l'affetto che ho per lei!

Che contentezza abbiamo avuto questa mattina ricevendo le vostre care lettere. Zietta mia, quanto  è grande la sua bontà! ...

Abbiamo ricevuto tutte le lettere del Carmelo, nessuna è andata smarrita. Farò quanto mi dice  Paolina nella sua Lettera (Hótel di Milano ).

Non so proprio come fare per parlare al Papa; veramente, se non se n'incarica il buon Dio, non  vedo come potrò cavarmela, ma ho tanta fiducia in lui che non potrà abbandonarmi; rimetto tutto  nelle sue mani.

Non sappiamo ancora il giorno dell'udienza. Sembra che il Santo Padre passi davanti ai fedeli per  poter parlare a tutti, ma non credo che si fermi; nonostante tutto, sono fermamente decisa a  parlargli. Ci pensavo anche prima che mi scrivesse Paolina, ma mi dicevo che se il buon Dio  avesse voluto che parlassi al Papa, me l'avrebbe fatto conoscere senz'altro...

Cara zia, vorrei che potesse leggere nel mio cuore: vi vedrebbe, meglio che nella lettera tutto ciò  che le auguro per la sua festa. Sono lontana, tanto lontana da lei zietta cara, ma è incredibile  quanto stasera mi sembra di esserle vicina. Vorrei dirle quanto l'amo e quanto penso a lei, ma ci  sono cose che non si dicono, si possono solo intuire.

Cara zia, la prego di ringraziare tanto la mia cara Mariuccia per la sua smagliante e affettuosa  letterina: mi ha fatto un piacere estremo. Grazie pure alla mia Giovannina che non mi dimentica  mai.

Addio, zietta, la prego di abbracciare per me il caro zio. Le mando, zietta cara, i migliori auguri che  mai le abbia inviato, perché è proprio quando si è separati da quelli che si ama che si sente tutto  l'affetto che si ha per loro.

La sua figliolina Teresa

 

17 - A MARIA GUERIN

 

Trepidazione alla vigilia dell'udienza del Papa. L'Italia paese dell'arte.

 

Roma, sabato 19 novembre 1887

Cara Mariuccia,

Domani, domenica, parlerò al Papa. Quando riceverai la mia lettera l'udienza sarà già passata. A  mio avviso, la posta non corre abbastanza rapidamente, perché quando riceverai la mia lettera,  non saprai nulla... Stasera non scriverò al Carmelo, ma comunicherò domani quello che mi avrà  detto il Santo Padre. Mia cara sorellina, se tu sapessi come mi batte forte il cuore quando penso a  domani!

Non puoi immaginare tutti i pensieri che ho stasera! Vorrei poterteli dire, ma mi è impossibile.  Vedo la penna di Celina che corre sul suo foglio, la mia si ferma: troppo da dire...

Mariuccia mia, non so che cosa penserai della tua povera Teresa, ma stasera non può proprio  raccontarti il suo viaggio, lascia questo compito a Celina.

Spero che tu stia bene e che continui a fare della buona musica. In Italia se ne sente molta: sai  bene che è il paese degli artisti. Tu potresti giudicare meglio di me di ciò che è bello, perché io non  sono un artista. Giovanna troverebbe dei bellissimi quadri. Come vedi, sorellina mia, non c'è nulla  per me a Roma! Tutto è per gli artisti! Potessi almeno avere una parola del Papa! Di tutto il resto  non m'importa nulla.

Oggi è la festa della cara zia: penso tante volte a lei e spero che abbia ricevuto le nostre lettere.  Sorellina cara, abbraccia forte per me tutti quelli che amo. Penso spesso alla mia cara Giovannina.  Grazie della lettera che mi ha procurato un piacere immenso. E’ arrivata proprio come un raggio di  gioia.

Arrivederci, sorellina, prega per me.

La tua Teresina

 

18 - ALLA SORELLA, MADRE AGNESE DI GESU’

 

Le racconta l'udienza del Papa.

 

20 novembre 1887

Mia cara Paolina,

Il buon Dio non mi risparmia le prove prima di aprirmi le porte del Carmelo. Ti racconterò ora come  si è svolta l'udienza pontificia. Cara Paolina, se tu avessi potuto leggere nel mio cuore, vi avresti  veduto una grande serenità. Credo di aver fatto ciò che il buon Dio voleva da me; ora non mi resta  altro che pregare.

Il vescovo non era presente, lo sostituiva mons. Révérony. Per poterti fare un'idea dell'udienza,  avresti dovuto essere là.

Il Papa stava seduto su una poltrona alta; accanto a lui c'era mons. Révérony: egli seguiva con lo  sguardo i pellegrini che passavano davanti al Papa dopo avergli baciato il piede, e via via diceva  qualche cosa dell'uno o dell'altro. Puoi bene immaginare come mi battesse forte il cuore man  mano che s'avvicinava il mio turno, ma non volevo ritornare senza aver parlato al Papa. Ho  parlato, ma non ho potuto dir tutto perché mons. Révérony non me n'ha dato il tempo; mi ha  interrotto subito dicendo: «Beatissimo Padre, è una bambina che vuole entrare al Carmelo a  quindici anni, ma della cosa se ne stanno già interessando i suoi superiori...». Avrei voluto  spiegare la mia faccenda, ma non è stato possibile. Il Santo Padre mi ha detto semplicemente:  «Se il buon Dio lo vuole, vi entrerai». Dopo mi hanno fatto passare in un'altra sala. Non so dirti,  Paolina, ciò che ho provato. Ero come annientata, mi sentivo abbandonata, così sola e lontana.  Avrei tanta voglia di piangere mentre ti sto scrivendo, il cuore non regge più. Eppure ho la certezza  che il buon Dio non può darmi delle prove superiori alle mie forze. Mi ha dato il coraggio di  sopportare questa prova. E’ tanto grande, credimi, Paolina, ma sono sempre la pallina del  Bambino Gesù; se vuole spezzare il suo giocattolo, è padrone di farlo. Sì, io voglio solo quello che  lui vuole.

Non ho scritto nulla di quello che avrei voluto scrivere; sono cose che ti potrei dire solo a voce. Per  di più, so che dovranno passare tre giorni prima che tu legga la mia lettera. Sono sola col buon  Dio, non mi resta che lui! Addio, cara Paolina, non posso trattenermi più a lungo con te. Non vorrei  che arrivasse il babbo e mi chiedesse di leggere la lettera.

Prega per la tua figliolina

Teresa

Avevo un gran desiderio di scrivere alla mia diletta madre, ma questa sera è impossibile. Dille di  pregare tanto per la sua povera Teresina.

Abbraccia forte per me la mia cara Maria. Ho scritto questa lettera anche per lei, ma preferisco  rivolgermi ad una sola persona; sono certa che mi capirà.

Non ho tempo di rileggere la lettera che sarà piena zeppa di errori; scusami.

La tua Teresina

 

19 - A MARIA GUERIN

 

Sulla via del ritorno. Lascia senza rimpianti l'Italia e le sue meraviglie e non vede l'ora di riunirsi a  lei e a tutte le altre persone più care.

 

Cara Mariuccia,

Ancora qualche giorno e saremo di nuovo insieme. Fra otto giorni, spero, ci ritroveremo con voi. Ti posso assicurate che lascerò senza rimpianti tutte le meraviglie dell'Italia. E’ tutto bellissimo, ma  io non posso dimenticare quelli che ho lasciato a Lisieux. C'è come una calamita che mi attira là.  Così, sarà un piacere il ritorno, una grande gioia.

Non so dirti quanta contentezza ho provato leggendo la tua lettera! Ti sono particolarmente grata  delle notizie sulla festa della cara zia. Anch'io ero con voi in ispirito. In quei momenti non c'erano  più distanze fra Roma e Lisieux.

Hai fatto bene a dirmi il regalo che hai ricevuto dalla zia perché da me non l'avrei mai potuto  indovinare. Che bella sorpresa!

Non ti dico nulla della mia visita al Sommo Pontefice, penso che ne abbiate avuto notizie  attraverso il Carmelo; le prove non sono mancate davvero, ma poiché questa è la volontà del buon  Dio!...

Spero, mia cara sorellina, che non ti stancherai di pregare per me, ho tanta fiducia nelle tue  preghiere! Mi sembra che il buon Dio non possa rifiutarti nulla.

Ti lamentavi della tua lettera, che era scritta male. Veramente, se sei così difficile, non avrò più il  coraggio di mandarti le mie che sono dei veri scarabocchi. Penso spessissimo a te, a tutti voi,  tanto spesso che vi sogno anche la notte, vorrei essere già con voi.

E’ un bel pezzo ormai che non abbiamo più notizie del Carmelo; penso che la posta sia andata  smarrita.

Ieri siamo stati ad Assisi; ritornando da una chiesa, mi son ritrovata sola sola e senza vettura.  C'era rimasta solo quella di mons. Révérony che mi ha fatto salire con sé; era pieno di delicatezze  e non ha voluto che pagassi il mio posto...

Ringrazia la zia della lettera che non so dire quanto mi ha commosso. Abbraccia per me tutti quelli  che amo.

Addio, sorellina cara, arrivederci a presto.

Teresa

 

20 - A SUA ECCELLENZA MONSIGNOR HUGONIN VESCOVO DI BAYEUX E LISIEUX

 

Implora il permesso di entrare finalmente al Carmelo.

 

Monsignore,

vengo a domandare all'Eccellenza Vostra che si compiaccia di darmi la risposta che desidero  ormai da tanto tempo, Monsignore, spero tutto dalla sua paterna bontà. Credo che Gesù vorrà  servirsi di lei per realizzare la sua promessa. Si dice, Monsignore, che le prove sono un segno di vocazione; sì, veramente, Ella lo sa, il buon  Dio non me l'ha risparmiate, ma sentivo di soffrire per Gesù e non ho cessato un solo istante di  sperare. Il bambino Gesù m'ha fatto capire tanto bene che mi voleva per Natale, che non posso  resistere alla grazia che mi fa.

E’ vero che sono giovanissima, ma, Monsignore, dal momento che Dio mi chiama e anche il  Babbo è contento...

Spero che mons. Révérony abbia avuto occasione di parlare di me a Vostra Eccellenza; me  l'aveva promesso durante il viaggio a Roma. Non potrò mai dimenticare la sua bontá verso di me.

Monsignore, il Natale è vicino, ma io aspetto la sua risposta con grande fiducia.

Non dimenticherò mai di esser debitrice all'Eccellenza Vostra se la volontà di Dio si avvera.

Voglia benedire la sua bambina, Monsignore.

La più piccola delle sue figlie, piena di riconoscenza.

Teresa Martin

 

20 bis - A SUA ECCELLENZA MONS. HUGONIN VESCOVO Di BAYEUX E LISIEUX

 

Insiste nel chiedere l'autorizzazione di entrare al Carmelo.

 

16 dicembre 1887

Monsignore,

Torno umilmente a ricordare all'Eccellenza Vostra la domanda di autorizzazione ad entrare al  Carmelo, che già ho avuto l'onore di presentarle.

Attendo con fiducia, Monsignore, questa insigne grazia dalla sua paterna bontà. Credo che Gesù  si servirà di lei per realizzare la sua promessa.

Si dice che le prove sono un segno di vocazione. Sa bene, Monsignore, che il buon Dio non me  l'ha risparmiate, ma io sentivo di soffrir per Gesù e non ho cessato un istante di sperare.

Il bambino Gesù mi ha fatto capire così chiaramente che mi voleva a Natale, che non posso più  resistere alla sua dolce violenza. E’ vero che sono giovanissima, ma, Monsignore, dal momento  che il buon Dio mi chiama e il Babbo è contento!…

Tutte le distrazioni del mio viaggio a Roma e le belle cose che ho ammirato non hanno potuto  cacciare un solo istante dal mio spirito il desiderio ardente che ho di unirmi a Gesù. Posso sperare  che i frequenti contatti avuti durante il viaggio con mons. Révérony, che mi hanno permesso di  apprezzare la sua bontà, siano stati per lui l'occasione di giudicare della verità della mia vocazione  e un motivo per perorare la mia causa davanti all'Eccellenza Vostra?

Il Natale si avvicina, Monsignore, ed io attendo con grande fiducia perché penso alla promessa  che Gesù mi ha fatto nel fondo del cuore. Non dimenticherò mai che sarò debitrice all'Eccellenza  Vostra dell'avverarsi dei disegni di Dio sulla sua piccola serva. Tuttavia non temo di affermare che,  qualunque possa essere il dolore che mi procurerebbe un rifiuto, l'accetterò con la più completa  sottomissione, come se mi venisse direttamente da Dio.

Oso professarmi, Monsignore, la figlia più piccola e la serva più obbediente dell'Eccellenza  Vostra,

Teresa Martin

 

21 - A MONS REVERONY VICARIO GENERALE DI BAYEUX

 

Sollecita ardentemente il suo intervento per ottenere il permesso di entrare al Carmelo.

 

Lisieux, 16 dicembre 1887

Monsignor Vicario Generale,

ho appena scritto a sua Eccellenza Mons. Vescovo. Il Babbo e lo zio mi hanno dato il permesso.

Sono sempre in attesa del «sì» del Bambino Gesù. Non ci sono ormai che otto giorni di qui al  Natale! Ma, più il tempo passa, più cresce la mia speranza. Forse è una cosa temeraria, eppure mi  sembra che sia proprio Gesù a parlare dentro di me.

Tutte le distrazioni del viaggio a Roma, non hanno potuto cacciare un solo istante dal mio spirito il  desiderio ardente di unirmi a Gesù. Ah! perché chiamarmi così forte, se vuole farmi languire  lontano da lui?

Monsignore, spero che abbia perorato la mia causa presso il Vescovo, come mi aveva promesso.  Se Gesù mi ha consolato delle mie prove, è stato grazie al suo intervento, e se entro al Carmelo  per Natale, so che lo dovrò a lei. Ma non sono ingrata e me ne ricorderò tutta la vita, Le domando  umilmente, Mons. Vicario Generale, la sua benedizione.

La sua rispettosissima e riconoscentissima figliolina

Teresa Martin.

 

 

1888

22 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Facendole gli auguri per il compleanno le racconta di un agnellino ricevuto in dono dal Babbo.

 

Martedì, 23 febbraio 1888

Mia cara madrina,

Non ho dimenticato che domani è il tuo compleanno. Ci penso già da tanto tempo. Sarei ben lieta  di poterti vedere per farti a voce gli auguri del tuo ventottesimo compleanno, ma, poiché siamo in  quaresima, bisogna pur fare dei sacrifici.

Cara Mariuccia, il mercoledì delle ceneri, Papà mi ha fatto un regalo. Sono sicura che non  riusciresti a indovinarlo, neppure se ti ci provassi per cento, per mille volte. Immagina, Maria cara,  in fondo al sacco grande di Papà un agnellino delizioso, tutto ricciuto. Questo caro babbo, nel  donarmelo, mi ha detto che voleva farmi gustare la gioia di possedere un agnellino, prima che  entrassi al Carmelo. Tutti erano contenti, Celina era estasiata a vedere che avevamo un agnellino  di un giorno. lo ero soprattutto commossa per la bontà del Babbo che aveva pensato a un tal  regalo, e poi un agnello è così simbolico! Mi ricordava Paolina...

Fin qui tutto va bene, tutto è bello e meraviglioso, ma bisogna aspettare la fine. Facevamo già i  nostri castelli in aria con l'agnellino; al termine di due o tre giorni ci aspettavamo ancora di vederlo  saltellare intorno a noi. Ma ahimé! la cara bestiolina è morta nel pomeriggio. Aveva patito troppo  freddo dentro il carro in cui era venuta al mondo. Povera creaturina! Appena nata, s’è trovata a  soffrire, poi è morta.

L'agnellino era così dolce e mite, aveva un'aria tanto innocente che Celina gli ha fatto il ritratto  sopra una piccola tela; poi, Papà ha scavato una fossetta nella quale è stato deposto l'agnellino  che pareva addormentato. Non ho voluto che fosse ricoperto di terra: gli abbiamo gettato sopra  della neve e così tutto è finito.

Non puoi immaginare quanto mi ha fatto riflettere la morte di questa bestiola, mia cara madrina.  Oh! sì, è proprio vero, sulla terra non bisogna attaccarsi a nulla, neppure alle cose più semplici e  innocenti, perché ci vengono a mancare quando meno ci si pensa. Non c'è che l'eterno che ci può  contentare.

M'avvedo, mia cara Maria, che ho perso tutto il tempo a parlarti solo dell'agnellino e ora Leonia  vuole che le lasci un po' di spazio della mia lettera.

Domani offrirò la comunione per la mia cara madrina.

Abbraccia forte per me la mia diletta madre, come pure Paolina; dille che sto bene.

Ho pregato tanto per il signor de Virville. Addio dunque, mia cara madrina. La tua figliolina ti ama  più di quanto puoi immaginare o pensare.

Teresina

 

23 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Spera di essere ormai vicina al porto del Carmelo, desiderosa d'immolarsi tutta all'amore di Gesù  e delle anime.

 

Marzo 1888

Mia cara Paolinetta,

Avrei voluto rispondere immediatamente alla tua lettere per ringraziarti tanto, ma non mi è stato  possibile e ho dovuto aspettare fino ad oggi. E’ proprio vero, Paolina, che una goccia di fiele si  mescola sempre alle nostre gioie, ma m'accorgo pure che le prove ci aiutano molto a staccarci  dalla terra. Ci fanno guardare più in alto, al di là di questo mondo. Quaggiù nulla ci può soddisfare.  Non si può gustare un po' di riposo fuorché nell'essere pronti a fare la volontà del buon Dio.

La mia piccola navicella deve faticare non poco per arrivare al porto. Da tanto tempo scorgo la riva  e mi trovo sempre così lontana; ma è Gesù che guida la mia fragile imbarcazione e sono sicura  che il giorno ch'egli vorrà, la farà giungere felicemente in porto. Credimi, Paolina, quando Gesù mi  avrà deposto sulla riva benedetta del Carmelo, voglio donarmi tutt'intera a lui, non voglio vivere più  che per lui. Oh! no, i suoi colpi non mi faranno paura perché, anche quando le sofferenze sono più  amare, si sente sempre che è la sua dolce mano che colpisce. L'ho sperimentato bene a Roma  nel momento in cui tutto mi avrebbe fatto credere che la terra fosse lì lì per sparire sotto i miei  piedi.

Non bramo che una cosa quando sarò al Carmelo, di soffrire sempre per Gesù. La vita passa così  presto che veramente vale di più avere una corona bellissima e un po' di patire, che averne una  ordinaria, senza patire. Che cos'è una piccola sofferenza sopportata con gioia, quando penso che  per tutta l'eternità si potrà amare più perfettamente il buon Dio! Inoltre, soffrendo, si possono  salvare le anime. Ah! Paolina, quanto sarei felice se al momento della mia morte potessi avere  un'anima da offrire a Gesù! Sarebbe un'anima di più strappata al fuoco dell'inferno per benedire  Dio tutta l'eternità...

Mia cara sorellina, vedo che non ti ho parlato ancora della tua lettera, che pure m'ha procurato  tanto piacere. Sono così felice, Paolina, che il buon Dio mi abbia dato una sorella come te. Spero  che tu pregherai per la tua povera figliolina, affinché corrisponda alle grazie che Gesù ama farle  così generosamente. Ha tanto bisogno del tuo aiuto: è così lontana dall'essere ciò che vorrebbe.

Di' alla mia cara madrina che penso spessissimo a lei. Vorremmo sapere quando farà la sua  professione nell'interno.

Celina ti abbraccia tanto. Questa povera sorellina ha male ad un piede e credo che non potrà  recarsi ai vespri. Quasi tutti sono malati a casa dello zio. La vita è proprio piena di guai, come vedi,  e non è facile che il cuore ci s'attacchi.

Addio, Paolina cara, mia confidente. Arrivederci al lunedì di Pasqua, ma soprattutto al 9 aprile! ..  Abbraccia per me nostra Madre.

Teresa

 

24 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

La ringrazia di un'immaginetta e dichiara la sua volontà di farsi santa.

 

Martedì, 27 marzo 1888

Cara sorellina,

Ho appena spedito a Mons. Vescovo la lettera che tu mi hai consigliato di scrivere. Ti ringrazio  tanto. Com'è bella la tua immaginetta! una meraviglia...

Ti mando in fretta due righe per sapere se sei contenta che dica a casa dello zio che tu hai fatto  un'immaginetta e che io ho scritto... Dirò pure loro che è per il 9. Siccome andremo dallo zio  giovedì, avrei tanto desiderio che tu lasciassi un biglietto alla ruota. Lo verrebbe a ritirare il Babbo  domani mattina.

Oh! sì, Paolina, voglio essere sempre un granellino di sabbia... Quanto bene mi ha fatto la tua  lettera! Se tu sapessi come l'ho sentita fino in fondo al cuore! Vorrei dire tante cose a proposito del  granellino di sabbia, ma non ho tempo... Voglio farmi santa.

L'altro giorno ho letto delle parole che mi piacciono molto, non ricordo più il santo che l'ha dette.  Erano queste: «Non sono perfetto, ma voglio diventarlo».

Perdonami, sorellina cara, tutte queste parole sconnesse, devo scrivere in furia.

Al 9 aprile!

Teresina

 

25 - AL SIGNOR MARTIN

 

Lo ringrazia dei continui regali e gli parla del cielo dove solo potrà conoscere un giorno tutto  l'amore della sua «reginetta». J.M.J.T.

Carmelo, domenica 29 aprile 1888

Gesù

Babbino caro,

Quanto sei buono con la tua Reginetta! Non passa quasi giorno ch'essa non riceva qualche regalo  dal suo Re!

Grazie di tutto, Babbino caro. Sapessi quanto ti ama la tua orfanella della Beresina! Ma no, non  potrai saperlo che in cielo. Lassù sì che vedremo delle belle estatues sopra dei bei cornichons.  Allora entreremo davvero in estasaison. E poi, che guida avremo per farci visitare le meraviglie del  cielo! Penso che molti santi avranno nella loro aureola una croce bizantina. Soltanto i sarcofaghi  saranno sottratti al nostro sguardo, perché in cielo non ci saranno più tombe.

Babbino caro, vedo che è tardi, bisogna che ti lasci, ma prima t'abbraccio da lontano con tutto il  mio cuore. Ti abbraccia forte forte la tua piccola Perla fine. Oh! Papà, se sapessi quant'è preziosa  la tua piccola Perla fine. Anche il tuo Diamante radioso, la tua zingarella ti abbraccia con tutto il  cuore.

Addio e grazie, Babbino, la tua Reginetta che è finalmente «tolta di sotto la carretta».

Teresa del Bambino Gesù

post. carm. ind.

 

26 - ALLA SORELLA CELINA

 

Le chiede il favore di un lavoretto a macchina e le parla della sua felicità, nella nuova vita del  Carmelo.

 

J. M. J. T.

8 maggio 1888

Ti mando, mia cara Celina, due piccole tovaglie da farvi il giornino alla macchina. So che hai tanto  da fare, ma sono sicura che non rifiuterai questo servizio alla tua piccola Teresa. Penso che due  giornini andrebbero bene. Ce n'è già uno, ma è troppo basso. Occorre fare il secondo giornino più  distaccato. Desidererei che fossero pronte, al più tardi domani dopo cena perché giovedì è  l'Ascensione.

Oggi sono quattro anni che ho fatto la prima comunione, ci pensi?... Quante grazie da allora mi ha  fatto il buon Dio!

Mia cara Celina, ci sono dei momenti nei quali mi domando se è proprio vero che sono al Carmelo;  qualche volta mi pare quasi impossibile. Ahimé! Che cosa ho fatto per il buon Dio perché mi  ricolmi di tante grazie?

Domani sarà un mese che sono lontana da te, ma mi sembra che non siamo separate. Che  importa il luogo dove ci troviamo!... Se anche ci separasse l'oceano, resteremmo unite perché i  nostri desideri sono gli stessi e i nostri cuori battono all'unisono... Sono sicura che mi comprendi.  «Che importa dopo tutto che la vita sia allegra o triste, arriveremo ugualmente al termine della  nostra vita quaggiù». Una giornata di carmelitana passata senza sofferenza è una giornata  perduta; per te, è la stessa cosa, perché tu sei una carmelitana nell'anima.

Abbraccia Leonia per me.

La tua Teresina del Bambino Gesù

 

27 - AL SIGNOR MARTIN

 

Lo ringrazia dei doni che le fa di continuo da buon «fattore di Gesù».

 

J. M. J. T.

Carmelo, 8 maggio 1888

Gesù

Mio caro Babbino,

Le tue belle candeline m'hanno fatto tanto piacere che non posso fare a meno di scriverti due  righe per ringraziarti. Il fattore di Gesù non può non esser capace di fornire alla sua Reginetta i  mezzi per fare delle magnifiche illuminazioni .La Regina pensa continuamente al suo Re.  D'altronde il fattore del buon Gesù viene così spesso a recare dei messaggi che non lo si può  dimenticare.

Babbino caro, son quasi d'avviso che ti stia avviando verso la rovina e ti stupirò se ti dico che non  ne sono poi tanto preoccupata. Hai tante risorse che non puoi trovarti inguaiato... nemmeno la  carestia ti farebbe paura. Ti ricordi quando mi dicevi: «Si mangerà questa cosa o quell'altra al  tempo della carestia», oppure: «Si farà a questo modo quando saremo rovinati». Con simili  disposizioni nessuna avversità può far paura!

Grazie del pesce, Babbino amato. Grazie, grazie! Ci dai tante cose che mi sento obbligata a  ringraziarti di tutto in generale, ma ogni singolo dono porta con sé il suo proprio piacere. Addio,  mio re diletto, il tuo Diamante e la tua Perla ti dicono grazie insieme con la tua Regina.

Teresa del Bambino Gesù

 

28 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

La ringrazia di una letterina e si raccomanda alle sue preghiere, durante il ritiro di professione.

 

Maggio 1888

La solitaria del Cuore di Gesù ha procurato una dolcissima gioia alla sua figliolina. Ha letto nel suo  cuore!... E’ dunque vero che Gesù parla quando si è in ritiro? Sono talmente immersa nel profumo  della sua parolina e del modo affascinante con cui mi è stata presentata che non posso fare a  meno di darle una risposta questa sera stessa. A momenti suonerà la campana, suo... Ho  interrotto questo mio bigliettino di risposta proprio nel momento in cui avrei voluto dire tante cose...  La vita è piena di sacrifici, è vero! Ma quale onore! Non è forse meglio che la nostra vita, la quale è  «una notte passata in una triste locanda» trascorra in un albergo pessimo, piuttosto che in un altro  che è cattivo solo a metà?...

Se sapesse quanto l'amo! Quando l'incontro mi sembra d'incontrare un angelo... Lei che è  un'aquila, chiamata a librarsi nelle altezze e a fissare il sole, preghi per la piccola canna sperduta  nel fondo della valle e tanto fragile che il minimo soffio la fa piegare. Oh! preghi per lei il giorno  della sua professione.

Domandi che la sua figliolina resti sempre un granellino di sabbia avvolto nell'oscurità e ben  nascosto agli occhi di tutti, così che Gesù solo lo possa vedere. Che diventi ognora più piccolo,  che sia ridotto a nulla...

Mi perdoni tutte le pene che le ho procurato. Sapesse quanto mi pento di averle detto che mi  chiamava troppo spesso. Oh! dopo la sua professione non le darò mai più dispiaceri. Addio, mi  perdoni.

Preghi per la sua figliolina che le appartiene tutta.

Ho fatto seccare e conservo come cosa preziosa la violetta.

 

29 - A MARIA GUERIN

 

Scherzosamente, sullo stesso tono d'una sua lettera esilarante, le augura piena guarigione dal  male ai piedi, per opera dello Spirito Santo

 

J. M. J. T.

Domenica, 13 maggio 1888

Mia cara sorellina,

Se tu hai «il mal di Pott sulla punta della lingua», non l’hai sicuramente nello spirito e meno che  mai sulla punta delle dita. Che lettera esilarante! Se volevi farmi ridere, non hai certo perduto il tuo  tempo! Piccola birba, dunque sei malata al piede. Ma è una cosa davvero straordinaria. I tuoi piedi  sono tanto minuscoli che non vi può essere posto per il male.

Buon per te che tra poco è Pentecoste. Lo Spirito Santo riparerà certamente una grave  dimenticanza che ha fatto il giorno della tua confermazione. Ti ha dato tutti i suoi doni, ma,  sfortunatamente, ne ha dimenticato uno che ti sarebbe molto utile. Indovini quale? Lo pregherò  tanto durante il mio ritiro che il giorno della Pentecoste tu sarai forte come un piccolo Sansone.

Questa notte non ho fatto che sognare in Gianna. E’ strano. Da quando sono al Carmelo non fo  che sognarmela. Abbracciala forte forte per la sua piccola Teresa.

Che bel tempo abbiamo! Il sole è raggiante, veramente più luminoso di quello disegnato sulla tua  lettera, che riusciva a malapena a rischiarare la terra. Se oggi avessimo un solicino come quello,  sarei costretta a servirmi della lampada che mi hai regalato.

A presto, spero, sorella cara, abbraccia per me il caro zio, digli che non dimenticheremo la sua  raccomandazione. Mille baci alla zia.

(Bisogna che la tua forza risieda nel piede, non nei capelli).

T'abbraccio con tutto il cuore.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

La nostra sorella maggiore si trova in ritiro per, professione, ha il velo bianco abbassato, si direbbe  un gelo. Non mancherà di pregare per la sua Mariuccia.

 30 - AL SIGNOR MARTIN

 

Lo ringrazia dei suoi numerosi doni.

J. M. J. T.

Mio amato Re,

So che il Diamante t'ha mandato un bigliettino e perciò io non starò a dirti tante cose. La tua  povera Regina rimarrebbe eclissata dallo splendore del Diamante.

Grazie, Babbino caro, per tutto quello che mi dai: la bella palla e tutto quel che segue..., ecc.,  ecc...

Ti ricordi, Papà, quando a Genova pedinavamo da lontano il sig. X e gli altri?

Quanto ci siamo divertiti! il ricordo di questo bel viaggio fatto col mio caro Babbino non lo  dimenticherò più.

Ti abbraccio, amato mio Re.

La tua Regina di Francia e di Navarra

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

31 - A CELINA

 

Le chiede alcune cose e si rallegra con lei d'una grande grazia ricevuta.

 

J. M. J. T.

Domenica 17 giugno 1888

Mia cara Celina,

Abbi la bontà d'inviarmi al più presto possibile la stoffa che hai comprato per farti un grembiule...  Mandami tutti i nastri bianchi che trovi in casa. Ce n'è uno che avevo intorno al capo il giorno della  prima comunione... Tutto ciò deve servire per rappresentare sant'Agnese...

Sorellina cara, com'è buono con te il buon Dio! Se tu potessi vedere che grazia hai ricevuto  venerdì! Tu mi dicevi, ricordi: ma io, io non ho ricevuto nessuna grazia decisiva. Ne sono convinta,  questa è la grazia che aspettavi. Ora devi essere tutta di Gesù. Egli ti appartiene ora più che mai.  Ti ha già messo al dito l'anello misterioso del fidanzamento. Vuol'essere l'unico padrone della tua  anima.

Cara sorella, siamo veramente sorelle, nel pieno senso della parola.

Addio, da lontano il mio cuore legge nel tuo cuore.

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

Abbraccia a nome mio il mio incomparabile «Re».

 

32 - A CELINA

 

Le parla della comune vocazione alla purezza assoluta e alla passione di Gesù.

 

J. M. J. T.

Carmelo, lunedì 23 luglio 1888

Gesù solo

Cara sorella§, La tua Teresa ha compreso tutta la tua anima. Vi ha letto più a fondo ancora di quello che non  dicessero le tue parole. Ho compreso la tua tristezza di domenica, ho sentito tutto nel cuore... Mi  pareva, leggendo, che fossimo animate dalla stessa anima. Nelle nostre anime c'è qualcosa di  così sensibile che si rassomiglia tanto! Siamo sempre state insieme, le nostre gioie, le nostre  pene, tutto è stato in comune. Sì, io sento che continua ad essere così anche al Carmelo. Mai  saremo separate, mai. Lo sai bene, non c'è che il giglio giallo che avrebbe potuto allontanarci un  po'. Te lo dico perché sono sicura che la tua sorte sarà sempre un Giglio bianco, poiché tu l'hai  scelto ed egli per primo ha scelto te. Comprendi i gigli?...

Mi sono chiesta qualche volta perché Gesù mi avesse presa per prima. Ora ho capito: sai, la tua  anima è un giglio semprevivo, Gesù può farne tutto ciò che vuole. Importa poco che sia in un  luogo o in un altro. Esso sarà: semprevivo. La tempesta non può far cadere il giallo degli stami sul  suo bianco calice profumato. E’ Gesù che l'ha fatto così. Egli è libero e nessuno ha il diritto di  domandargli perché dà le sue grazie ad un'anima invece che ad un'altra.

Accanto a questo giglio, Gesù ne ha collocato un altro, il suo compagno fedele. Sono cresciuti  insieme, ma uno era semprevivo, l'altro no ed è stato necessario che Gesù prendesse il suo giglio  prima che il fiore sbocciasse, perché i due gigli fossero per lui... Uno era debole e l'altro era forte.  Gesù ha preso quello debole. L'altro lo ha lasciato perché s'accrescesse la sua bellezza e il suo  splendore... Gesù chiede tutto ai suoi due gigli. Non vuole lasciar loro altro che la loro veste  candida... Tutto; hai capito, giglio semprevivo, la tua sorellina?...

La vita spesso è pesante. Quanta amarezza e insieme quanta dolcezza! Sì, la vita costa. E’  penoso cominciare una giornata, di fatica. Lo sa il povero boccio, lo sa il giglio splendido... Sì,  sarebbe facile fare tutto per Gesù, se almeno facesse sentire la sua presenza... ma egli sembra  lontano, lontano le mille miglia, e noi siamo sole con noi stesse. 0 noiosa compagnia, quando non  c'è più Gesù!

Ma che fa dunque questo dolce amico? Non vede la nostra angoscia, il peso che ci opprime?  Dov'è? Perché non viene a consolarci, dal momento che non abbiamo altro amico che lui?

Egli non è lontano, è lì accanto che ci guarda, che va mendicando la nostra tristezza, la nostra  agonia. Ne ha bisogno per le anime, per la nostra anima. Vuol darci una ricompensa tanto bella!  Le sue ambizioni per noi sono così grandi!

Ma come potrà dire: «E’ la mia volta!» se la nostra non c'è stata, se non gli abbiamo dato nulla?  Ahimé! Gli costa farci bere fino in fondo il calice della tristezza, ma sa che è l'unico modo per  prepararci a «conoscerlo come egli si conosce, diventare noi stesse degli dei». Che mirabile  destino! Quant'è grande la nostra anima! Eleviamoci al di sopra di ciò che passa, teniamoci a  distanza dalla terra. Più in alto l'aria è pura! Gesù si nasconde, ma si sa che non è lontano…  Versando le nostre lacrime si asciugano le sue e la santa Vergine sorride. Povera Madre! Ha  patito tante pene per causa nostra! E’ giusto che la consoliamo un po' piangendo e soffrendo con  lei...

Ho letto stamattina un passo del Vangelo dov'è detto: «Non sono venuto a portare la pace, ma la  spada». Non ci resta dunque che combattere. Quando non ne abbiamo più la forza, allora è Gesù  che combatte per noi. Mettiamo insieme la scure alla radice dell'albero...

Che guazzabuglio ho scritto, povera me! Che lettera! Che confusione! Ma se Teresa avesse  potuto dire tutto ciò che pensa, povera Celina! Non avresti mai finito di leggere...

Gesù è buono: ci ha fatto incontrare una madre come quella che abbiamo! Che tesoro! Tu l'avessi  vista stamattina alle sei, con che premura mi ha portato la tua lettera... Son rimasta commossa.

Gesù ti domanda tutto, tutto, tutto, come ai più grandi santi...

La tua povera sorellina

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

33 - AL SIGNOR MARTIN

 

Lo ringrazia del dono di un grosso pesce che ha fatto apparire la cucina del monastero migliore  della «suntuosa cucina italiana».

J. M. J. T.

Carmelo, 31 luglio 1888

Amato mio Re,

Non puoi immaginarti che piacere ci ha fatto la tua carpa, quel tuo mostro che ha fatto ritardare la  cena di una mezz'ora. Maria del Sacro Cuore ha preparato la salsa. Era davvero delizioso, sapeva  di una cucina del mondo. Era ancora più buono della suntuosa cucina italiana, ed è tutto dire! Ti  ricordi, Babbino, che lauti pranzi... e che compagnia!... Ma non è sempre questo che dà l'appetito,  almeno per me. Non ho mai mangiato tanto come da quando sono al Carmelo. M'accorgo d'essere  proprio nel mio centro. Se ci fosse la signorina Paolina, direbbe che ho trovato la mia via.

Quando penso che fra otto giorni saranno quattro mesi che mi trovo al Carmelo, stento quasi a  crederlo! Mi sembra d'esserci sempre stata e, d'altra parte, mi sembra di essere entrata appena  ieri. Come tutto passa!... E’ proprio vero quello che ci dicevi tante volte: «Vanità delle vanità, tutto  è vanità». Vanità della vita che passa. Più vado avanti, più trovo vero che tutto è vanità sulla terra.  E più vado avanti, mio Babbino caro, e più ti amo. Non so come questo avvenga, ma è la verità. Mi  domando che cosa sarà alla fine della mia vita...

Quando penso a te, Babbino, penso naturalmente al buon Dio, perché mi sembra impossibile  trovare qualcuno più santo di te sulla terra. Sì, certamente sei santo quanto san Luigi stesso ed io  ho bisogno di ripeterti che t'amo come se non lo sapessi ancora. Oh! come sono fiera di essere la  tua Regina... Spero di meritare sempre questo titolo. Gesù, il re del cielo, prendendomi per sé, non  mi ha tolta al mio santo re della terra.

Sempre, se il mio amato Babbino lo vuole e se non mi troverà indegna ai suoi occhi, resterò la  Regina di Papà! Sì, resterò sempre la tua «reginetta» e mi sforzerò di costituire la tua gloria  diventando una grande santa.

Il tuo «Diamante» non ti può scrivere perché è occupata nel bucato grande, ma ciò non  gl'impedisce di pensare a te, Babbino caro. Essa ti abbraccia con tutto il cuore. Tu sai che non è  piccolo il cuore della tua grande!

La Perla fine ti abbraccia forte forte. Addio e a presto, Papà caro.

La tua reginetta

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

34 - AL SIGNOR GUERIN

 

Vicina alle sue sofferenze con l'affetto e soprattutto con la preghiera, gli ricorda che in cielo  l'attende la corona di gloria riservata ai giusti

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 22 agosto 1888

Mio caro zio,

Abbiamo appena ricevuto una lettera della zia dove ci diceva tutti i vostri dolori. Sebbene lontana,  la nipotina partecipa vivamente alle sue pene. Vorrebbe essere accanto al caro zio per consolarlo,  ma ahimé! che potrebbe fare? No, è preferibile che sia al Carmelo. Là, almeno, può pregare  quanto vuole colui che solo può donare la consolazione, di riversarla abbondantemente nel cuore  del suo amato zio.

Le condizioni del signor David ci rattristano molto. Comprendo, caro zio, tutto il suo dolore, perché  non c'è cosa più penosa che veder soffrire le persone amate. Tuttavia ringrazio Dio con tutta  l'anima per la grande grazia che ha voluto accordare a questa bell'anima. Che ottime disposizioni  per comparire davanti a lui! E’ una cosa mirabile. Tutto ciò che la nostra cara zia ci ha raccontato,  mi ha profondamente commosso.

Era, impossibile che Dio non le concedesse questa consolazione dopo tutto quello che lei fa per la  sua gloria. Caro zio, sono certa che è tanto bella la corona che l'attende in cielo! Non può essere  diversamente, perché la sua vita è tutta una croce e Dio agisce così solo coi grandi santi. Che  felicità pensare che lassù saremo uniti e staremo insieme per sempre! Senza questa speranza, la  vita non sarebbe sopportabile...

Non so che cosa penserà della povera nipotina che lascia correre la sua penna senza quasi  rendersi conto di ciò che dice. Il suo cuore, se potesse scrivere, avrebbe ben altre cose da dire,  ma è costretto ad affidarsi a questa fredda penna che non sa tradurre i suoi moti più nascosti.

M'affido al mio buon angelo e penso che un messaggero celeste saprà ben adempiere la mia  commissione. Lo mando presso il mio caro zio per versare nel suo cuore tanta consolazione  quanta ne può contenere la nostra anima in questa valle di esilio...

Addio, zio, la prego di non dimenticarmi presso la signora Fournet. Le sono tanto vicina nel suo  dolore. A lei, caro zio, mando tutto ciò che di tenerezza racchiude il mio cuore e continuerò a  pregare senza sosta per il signor David.

La nipotina che vorrebbe diminuire un pochino la sua sofferenza,

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

35 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Partecipa al suo dolore per la morte del signor David e insieme l'invita a rallegrarsi con tutto il cielo  arricchito di un nuovo eletto.

 

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo, 23 agosto 1888, ore sei

Cara zia,

Abbiamo appreso ieri sera la morte del signor David. Sebbene ci aspettassimo da un momento  all'altro l'arrivo della triste notizia, di fronte alla realtà ho provato una grande emozione. Prego  perché Dio accolga nel suo paradiso quest'anima tanto bella. Forse vi è già, perché avendo  disposizioni così perfette si può andare diritti al cielo.

Chiedo al buon Dio di effondere nella sua anima la consolazione, mia cara zia. Egli è stato già  tanto buono esaudendo tutte le preghiere che avevate fatto per donargli l'anima del vostro caro  parente. Se, dal fondo della sua solitudine, la sua figliolina potesse sperare di avervi avuto una  piccola parte, ne sarebbe davvero felice.

Penso che nei momenti di grande tristezza si ha bisogno di guardare il cielo dove, invece di  piangere, tutti sono nella gioia. Nostro Signore possiede un eletto di più, un nuovo sole rischiara  della sua luce il firmamento eterno. Tutti sono nel rapimento dell'estasi divina. Si stupiscono che  noi possiamo chiamare morte il principio della vita. Per loro, noi ci troviamo in un'angusta tomba,  mentre la loro anima può passare da un'estremità all'altra di «plaghe eteree, di orizzonti infiniti».  Zia cara, quando si guarda alla morte del giusto, non si può fare a meno d'invidiare la sua sorte.  Per lui il tempo dell'esilio è finito, c'è solo Dio, nient'altro che Dio.

Quante cose avrebbe da dirle la sua figliolina col cuore traboccante di mille pensieri! Stamattina la  sua anima è tutta perduta nel pensiero della morte dei santi, ma non ho il tempo per ultimare  questo mio scartafaccio. Bisogna che mi fermi. Il suono della campana è venuto a dirmi che devo  finire. Offro questo piccolo sacrificio a Gesù affinché si degni consolarla con la sua divina  dolcezza.

La sua figliolina che mai si allontana col cuore da lei e dalle sue care sorelline.

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind

 

36 - AL SIGNOR MARTIN

 

Rivendica i suoi diritti di reginetta per fare al suo re gli auguri di rito nel giorno della sua festa.

 

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo, 25 agosto 1888

Mio caro Babbino,

Finalmente è arrivato il giorno nel quale la tua Regina può inviarti dal Carmelo gli auguri per la tua  festa e presentarteli con tutte le formalità, perché essa al Carmelo si trova in compagnia dei tuoi  gioielli: il Diamante e la Perla fine.

Povera Reginetta! A onor del vero, dovrebbe ritirarsi e lasciare tutto il posto agli splendidi tesori del  suo re, ma non vi si può proprio rassegnare. Ha il suo titolo anche lei e può dimostrarlo a chiunque  lo voglia vedere. E’ segnato dalla mano stessa del suo Re: Regina di Francia e di Navarra. Non ha  altro, ma mi sembra che questo sia sufficiente per farla ammettere al suo cospetto. D'altronde  nessuno può aver l'ardire di contestarle il suo diritto. E’ conosciuto perfino all'estero. In Italia, a  Roma si sapeva che quella era la Regina!

Amato mio Re, la tua Reginetta vorrebbe avere dei magnifici doni da offrirti, ma non ha nulla.  D'altra parte non si contenterebbe facilmente. Per il suo Re, tutti i palazzi del Vaticano carichi di  regali non sarebbero belli abbastanza. Essa sogna qualcos'altro di più regale, ha bisogno di tesori  sconfinati, d'orizzonti infiniti. Ciò che vorrebbe donare al suo Re non si trova sulla terra. Lo  possiede soltanto Gesù ed essa lo pregherà che colmi il suo Re di celesti consolazioni. Per un  padre che non è della terra, tutto ciò che è terrestre non potrebbe soddisfarlo. Vedi bene, mio caro  Babbino, che sebbene in apparenza non t'offra nulla, in realtà ti faccio un regalo magnifico. Se non  affascina i tuoi occhi, lo sentirà il tuo cuore, perché spero che il buon Dio esaudirà la mia  preghiera.

Tuttavia, Babbo diletto, pur dicendo che desidero solo affascinare il tuo cuore, ti offro in dono  un'immaginetta dipinta dalla tua Regina. Spero che, nonostante il mio poco talento, ti farà piacere.  La Perla fine mi è stata larga dei suoi consigli d'artista e ha tracciato di sua mano il disegno  meraviglioso, ma ha voluto che a dipingerla fossi soltanto io. Il merito è piccolo, ma tanto grande è  la mia incapacità e tanto indulgente il mio Re che spero di dargli un po' di gioia regalandogli  questa immaginetta.

A presto, mio Papà diletto, se la Regina non si trova oggi accanto a te, vi è però realmente col  pensiero e col cuore e ti augura la migliore delle feste che mai abbia avuto in tutta la tua vita e  t'abbraccia con tutta l'anima.

La tua Reginetta

Gesù

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

37 - A MARIA GUERIN

 

Si rammarica di non riuscire a comunicare con lei come vorrebbe, e le racconta un’insolita visita  che ha ricevuto al Carmelo.

 

Giovedì, settembre 1888

Gesù

Sorellina cara,

Avevo cominciato a scriverti martedì sera e solo ora ho rimesso mano alla lettera, ma le cose che  ti dicevo allora non sono più quelle che voglio dirti oggi. Perciò ho preferito ricominciare da capo.

Grazie della tua bellissima lettera; se m'avesse scritto la signora de Sévigné, è certo che non avrei  provato altrettanto piacere.

Se la mia cuginetta pensa spesso a me, anch'io sono quasi sempre accanto a lei in ispirito, ho  bisogno di sentir parlare molto di lei e soprattutto di parlarne io stessa. Appago il mio desiderio  intrattenendomi col buon Dio a conversare intorno alla mia cara sorellina. Non ho affatto paura di  annoiarlo, perché sono sicura che la mia Mariuccia è penetrata molto addentro nel suo cuore.

Quante cose da dirti, ma il tempo scappa via veloce, passa senza che me n'accorga, con una  rapidità impressionante. E’ tardi e scrivo al chiarore della tua cara piccola lampada. Lo vedi dalla  mia scrittura che risente di questa fretta. La pena che provo a vedere che scrivo così male si  attenua solo al pensiero che in paradiso non ci sarà più bisogno d'un mezzo come questo per  comunicare i nostri pensieri. E’ davvero una gran fortuna per me!

Ieri ho ricevuto una visita. Ti do il tempo che vuoi per indovinare... Una bella dama del mondo, coi  suo bravo marito, una signorina di sedici anni, un signore di quattordici... Ci sei?... La signora X.  Era accompagnata dalla nipote e dal nipote. E’ proprio così il mondo. Tu l'avessi vista in parlatorio!  Vedendomi al di là della grata, cantava in sordina: «Quanta pena ha il mio cuore, quanta pena ha  il mio cuor».

E’ tempo ormai che finisca di chiacchierare, sebbene non abbia detto ancora nulla d'interessante  alla mia cara cuginetta. Ma che cosa ci si può aspettare da una persona come me che scrive  senz'avvedersi che il suo foglio si riempie di banalità mentre ha tante cose serie da dire. Scusami,  cara!

Termino, cara Mariuccia, chiedendoti un favore. Mi faresti una grande gentilezza se, passeggiando  per il tuo bel parco, potessi raccogliermi un po' di muschio secco, della scorza d'albero, ecc. Mi  servirebbe per fare dei lavoretti come piccole culle, per esempio. Ma se ti scomoda, non farne  nulla è lo stesso. Solo se trovi qualcosa così, mentre passeggi. Sono davvero dispiacente che la  cara zia sia malata. Penso spesso a lei e prego continuamente per la sua guarigione. Abbracciala  forte per la sua figliolina, ma, mi raccomando, senza farle male!

Abbraccia per me anche la mia cara Giovannina, Celina ed Elena Maudelonde. Per loro che non  sono malate non avere pietà e ti prego di abbracciarle più forte che puoi. Vedo, mia cara  Mariuccia, che non la finisco più con tutti questi baci. Ma non ho ancora terminato perché non ne  ho dati ancora a te che sei incaricata di tutta la distribuzione. Per rimediare, prego tutte le persone  care dalle quali ti recherai, di rendertene tanti quanti potranno. Dubito che la mia domanda sia  esaudita e perciò t'abbraccio con tutto il cuore, ma forte forte, tanto forte che se tu avessi una  ghiandola, ti scoppierebbe come avvenne prima del viaggio a Roma. La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

38 - AL SIGNOR MARTIN

 

Lo ringrazia dei copiosi doni offerti con magnificenza regale alla sua «reginetta».

J. M. J. T.

Carmelo, 30 settembre 1888

Amato mio Re,

La tua Reginetta è schiacciata sotto il peso e la magnificenza dei tuoi regali. Son proprio i doni di  un Re alla sua Regina.

Il primo che mi son vista arrivare è il punto d'Alençon, una cosa veramente regale. Non so come  ringraziarti di così splendidi doni. Dov'è ormai il tempo nel quale la tua Reginetta saltava di gioia  davanti a una cosa da nulla che il suo Re le donava? Il suo cuore sarebbe ancora contento come  allora, ma quello del Re ha bisogno di donare di più e perciò offre alla sua Regina del merletto  degno della Regina di Francia e di Navarra.

E’ ben vero, Babbino mio caro, che se la tua Regina è indegna di tante ricchezze, esse non sono  abbastanza belle per lo Sposo divino a cui l’hai donata. Per questo sarò felice d'indossarle,  altrimenti non oserei davvero, perché sono ancora soltanto I' «orfanella della Beresina». Non c'è  che il giorno della mia Vestizione che meriterò di portare il mio titolo di Regina.

Ho un'altra dolce missione da adempiere, quella di ringraziarti a nome mio di Regina e a nome del  Diamante e della Perla fine, d'una valanga di pere, di cipolle, di prugne, di mele uscite dalla ruota  del parlatorio come da un corno dell'abbondanza. Donde proveniva tutto ciò? Un vecchio buon  uomo ha detto che si trattava di un signore che dimorava dalla parte del giardino dell'Etoile. Non  potevi essere che te. E cosi la larga provvista è stata subito accettata le hanno fatto una buona  accoglienza senza tanti complimenti. Vedi che caso strano: ha avuto meno difficoltà ad entrare  della tua Regina, che è stata costretta ad andare a Roma per farsi aprire la porta ... Quell'enormi  cipolle m'hanno soIlevato lo spirito, m'hanno fatto pensare a quelle d'Egitto. Noi non avremo  bisogno rimpiangerle come fecero gl'Israeliti. Ho pensato anche a quelle di Lione che costano 0,50  centesimi e sono così grosse. Infine, mio Re, credo che la tua Regina incominci ad annoiarti con  tante sue chiacchiere, ma è cosi contenta che non può fare a meno di fartelo sapere. Ti ringrazia  di tutto e ti abbraccia con tutto il cuore.

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

39 - A CELINA

 

Le fa gli auguri per l'onomastico e le offre come regalo... i tesori infiniti nascosti nella più piccola  sofferenza.

 

J. M. J. T.

Carmelo, 20 ottobre 1888

Gesù

Mia cara Celina,

Domani, allora, è il giorno della tua festa. Come vorrei essere la prima a farti gli auguri! Ma se ciò  non è possibile, posso farlo almeno col cuore. Che cosa vuoi che offra per la tua festa? Se  ascoltassi me stessa, domanderei a Gesù d'inviare a me tutte le pene, tutte le tristezze e le noie  della vita della mia cara Celina, ma non c'è pericolo che ascolti me stessa. Avrei paura che Gesù  mi dicesse che sono un'egoista: vorrei che mi desse tutto ciò che vi è di meglio, senza lasciarne  una briciola alla sua piccola fidanzata che ama tanto.

Se le fa provare l'amaro della separazione, è per mettere alla prova il suo amore. Perciò non  posso domandare questo a Gesù. E poi è tanto ricco, tanto ricco che può facilmente arricchirci  tutt'e due... Pensa un po': se Dio ci regalasse l'intero universo con tutti i suoi tesori, tutto ciò non  sarebbe paragonabile alla più leggera sofferenza! Che grazia quando al mattino non ci sentiamo  un briciolo di coraggio, un briciolo di forza per praticare la virtù! Allora è il momento di mettere la  scure alla radice dell'albero. Invece di perdere il tempo a racimolare qualche povera pagliuzza,  affondiamo le mani nei diamanti! Che abbondante raccolta alla fine della giornata!... E’ vero che  qualche volta ci succede che non ci curiamo, per alcuni istanti, di accumulare i nostri tesori. Quello  è il momento difficile e si è tentati di lasciar perdere tutto, ma basta un atto d'amore, sia pure non  sentito, e tutto è riparato e migliore di prima. Gesù sorride, ci aiuta senza che ce n'accorgiamo e le  lacrime che gli fanno versare i cattivi, sono asciugate per mezzo del nostro povero e piccolo atto  d'amore. L'amore può fare tutto: le cose più impossibili non rappresentano per esso nessuna  difficoltà. Gesù non guarda tanto alla grandezza delle azioni, e neppure alla loro difficoltà, quanto  all'amore da cui esse scaturiscono...

Ho trovato tempo fa una parola molto bella. Eccola, credo che farà piacere anche a te: «La  rassegnazione è ancora distinta dalla volontà di Dio, c'è la medesima differenza che esiste fra  l'unione e l'unità: nell'unione si è ancora due, nell'unità non si è più che una cosa sola». Oh! sì,  non siamo più che una cosa sola con Gesù. Disprezziamo tutto ciò che passa. I nostri pensieri  devono indirizzarsi verso il cielo, perché è là che dimora Gesù. Ho pensato, l'altro giorno, che noi  non dovremmo attaccarci a ciò che ci circonda, perché potremmo essere in un altro luogo diverso  da quello dove siamo e i nostri affetti e i nostri desideri non sarebbero allora più gli stessi... Non so  spiegarti il mio pensiero, son troppo tonta per questo, ma quando verrai te lo spiegherò.

Ma perché t'ho detto tutte queste cose che sai molto meglio di me? Avevo ancora bisogno  d'intrattenermi con te come una volta, ma quel tempo non è passato, siamo sempre un'anima sola  e i nostri pensieri sono sempre gli stessi di quando eravamo alle finestre del belvedere...

Gioisco pensando al giorno in cui ti festeggeremo nella città celeste.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

Com'è triste pensare che il padre Pichon partirà per il Canadà, ma ci resta Gesù.

 

40 - AL SIGNOR MARTIN

 

Felice per la sua guarigione, gli raccomanda di lasciarsi curare dalla sorella Celina.

 

J. M. J. T.

15 novembre 1888

Amato mio Re,

Quanto è stato buono il buon Dio a farti guarire! Ti assicuro che la tua Reginetta ha subito un bel  tormento e non senza ragione, perché sei stato veramente grave. Tutto il Carmelo era in  preghiera. Il buon Dio ha finito per ascoltare, tutti quei sospiri e mi ha reso il mio Re! Caro  Babbino, ora che il buon Dio ha fatto ciò che desideravamo, devi fare la tua parte e renderci  pienamente felici. Perciò l'orfanella della Beresina viene a chiederti di accettare tutte le cure che  saranno necessarie. Sai bene che l'Intrepida numero 2 è molto esperta in materia. Abbi quindi  riguardo al suo titolo (datogli dal Re stesso) per farti curare a dovere.

La tua Reginetta ti è sempre vicina col cuore. Come potrebbe dimenticare il suo ottimo Re? E poi  mi sembra che l'affetto sia ancora più grande, se questo è possibile, quando si è tanto sofferto!...

Arrivederci, mio caro Re e, mi raccomando, riguardati più che puoi per far piacere alla tua  Regina.

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

 

41 - ALLA SIGNORA GUERIN

Le fa gli auguri per la sua festa e la ringrazia di una torta che ha ricevuto da lei per l'occasione.

 

J. M. J. T.

18 novembre 1888

Cara zia,

Permetta alla sua figliolina che le offra anche lei i suoi modesti auguri. Le appariranno una ben  piccola cosa in confronto a quelli che ha già ricevuto, ma non importa, il suo cuore non può fare a  meno di dire alla sua cara zia quanto le vuol bene.

Stamattina nella santa Comunione ho pregato molto Gesù perché la ricolmasse delle sue gioie...  Ahimé! Da qualche tempo non è proprio quello che ci manda. E’ la croce, la croce sola che ci dà  per rinfrancarci... Mia cara zia, se fossi sola a patire, non sarebbe nulla per me, ma so quanta  parte prende alla nostra prova. In occasione della sua festa vorrei sollevarla da ogni peso,  prendere su di me tutte le sue pene. E’ proprio quello che pochi minuti fa domandavo a Colui il cui  Cuore batteva all'unisono col mio. Ho sentito allora che tutto quello che ci poteva dare di meglio  era la sofferenza, quella sofferenza che dona solo ai suoi amici d'elezione. Ho capito bene che, se  non mi esaudiva, era perché ama troppo la mia buona zia per toglierle la croce!...

Le sono riconoscente della sua delicatezza, per la bella torta che ci ha mandato. Invece di essere  noi a festeggiarla, è lei a festeggiare noi. Ma questo è troppo davvero! Non ho altro da offrire alla  mia cara zia che una povera immagietta, ma spero che apprezzerà l'intenzione della sua  figliolina.

Addio, cara zia, mi sembra che nel tempo della prova sia ancora più vicina alla sua figliolina.

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind.

La lettera di suor Maria del Sacro Cuore era già terminata quando abbiamo ricevuto la torta. Essa  m'incarica di ringraziarla tanto.

 

42 - AL SIGNOR MARTIN

 

La prova è il segno dell'amore di Dio che ci vuol preparare alla felicità eterna.

 

J. M. J. T.

Carmelo, 25 novembre 1888

Mio caro Babbino,

La tua Regina pensa continuamente a te e prega tutto il giorno per te. Sono felicissima nel dolce  nido del Carmelo e non desidero altro sulla terra fuorché di vedere il mio Babbino completamente  guarito, ma so bene perché il buon Dio ci manda questa prova. Per guadagnare il paradiso. Sa  che il nostro caro Papà è ciò che amiamo di più sulla terra, ma sa pure che bisogna patire per  guadagnare la vita eterna ed è per questo che ci prova in quello che abbiamo di più caro.

So pure che il buon Dio vuol dare al mio Re, nel regno dei cieli, un magnifico trono, tanto bello e  tanto elevato al di sopra di tutti i pensieri umani, che si può dire con san Paolo: «L'occhio  dell'uomo non ha veduto, il suo orecchio non ha udito e il suo cuore non può comprendere ciò che  Dio riserba a quelli che ama».

Vi è forse qualcuno che Dio ama di più sulla terra del mio caro Papà?... Veramente non lo posso  credere. Oggi, del resto, ci dà la testimonianza che non m'inganno perché Dio mette alla prova  sempre quelli che ama. Sono sicura che Dio fa così soffrire sulla terra perché il cielo appaia  migliore ai suoi eletti. Egli dice che «nell'ultimo giorno asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi». E  senza dubbio, più vi saranno lacrime da asciugare, più la consolazione sarà grande.

Addio, mio amato Re, la tua Regina si riempie di gioia pensando al giorno in cui regnerà con te nel  fulgido e solo vero regno, quello dei cieli!

Teresa del Bambino Gesù

p. c. ind..

 

43 - A MARIA GUERIN

 

Le chiede il favore di mandarle un paio di scarpe foderate e le parla delle delicate premure da cui  è circondata al Carmelo.

J. M. J. T.

Non so resistere al desiderio di ringraziarti della tua lettera, tanto piacere mi ha fatto. Non puoi  immaginarti quanto penso a te. Sempre mi ritorna al pensiero la mia Mariuccia e se anche volessi  dimenticare le mie care cuginette, non sarei capace. Mi fa tanta luce quella graziosa lampadina!

Teresa viene a domandarti un altro favore. Suor Agnese dice che mi occorre un paio di scarpe  foderate come quelle che ti ho visto tante volte ai piedi durante l'inverno. Se la zia avesse la bontà  di comprarmele, sarei molto contenta. Potrebbe provarsele la Giovanna che ha il piede identico al  mio.

Ho tant'altre cose da dirti, ma stanno aspettando questa mia letterina e bisogna che ti lasci, sarà  per giovedì. In attesa, abbraccio forte la mia cara zia, il caro zio e la mia Giovannina. Quanto al  mio Loulou, mi è impossibile dirgli quanto l'amo, il mio cuore è troppo pieno d'affetto per lui.

Sarei molto contenta se potessi avere le scarpe questo pomeriggio. Non puoi immaginarti da  quante cure si è circondate continuamente al Carmelo. Bisogna sempre che mangi e che tenga i  piedi caldi.

A giovedì, piccola mia. Sono tanto, tanto felice, al colmo dei miei desideri.

Teresa del Bambino Gesù

Penso spesso alla mia cara Marcellina.

 

44 - AL SIGNOR MARTIN

 

Ringrazia il «fattore di Gesù» che ha pensato per lei al vino e agli uccelli.

 

J. M. J. T.

Il fattore del piccolo Gesù è sempre pieno di bontà ed io gli mando tutta la mia tenerezza ed i miei  baci. Prenderò di buon grado il vino che mi regala, pensando che viene dalla cantina del Bambino  Gesù.

Mio caro Papà, lo so bene che tu sei il fattore di Gesù. Grazie, grazie, come sei buono con me! Sì,  resterò sempre la tua Reginetta e farò di tutto per essere la tua gloria diventando una grande  santa.

Teresa del Bambino Gesù, il radioso Diamante e la Perla fine ti abbracciano affettuosamente.

Proprio in questo momento mi hanno mostrato i tuoi uccelli. Quanto sei buono, Babbino caro! Ce  n'è uno per il Diamante, uno per la Perla fine e uno per la Reginetta del suo Papà. Essa farà tutto  il possibile per assomigliare un poco al suo Re.

 

45 - A MADRE SAN PLACIDO

 

Rievoca con filiale riconoscenza il tempo trascorso nella congregazione delle figlie di Maria.

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo, dicembre 1888

Mia cara Maestra,

Sono veramente commossa per la sua amabile attenzione con vero piacere e riconoscenza che  ho ricevuto la circolare delle figlie di Maria. Certamente non mancherò di esser presente con lo  spirito a questa bella festa. Non è forse in questa cappella benedetta che la santa Vergine ha  voluto adottarmi per sua figlia, nel bel giorno della prima Comunione e in quello del mio ingresso  nella congregazione delle Figlie di Maria?

Non posso dimenticare, mia cara Maestra, quanto è stata buona con me al momento di queste  date solenni della mia vita e non posso dubitare che la grazia immensa della azione religiosa  abbia avuto il suo primo germe quel giorno felice in cui, circondata dalle mie buone Maestre, ho  fatto a Maria la consacrazione di me stessa ai piedi del suo altare scegliendola particolarmente per  Madre, dopoché al mattino avevo ricevuto Gesù per la prima volta. Sono ben convinta che essa  non ha guardato allora alla mia indegnità, ma ha voluto tener conto solo della virtù di quelle care  Maestre che avevano preparato con tanta cura il mio cuore a ricevere il suo Figlio divino. Amo  credere che sia per questa ragione che ha voluto farmi diventare più perfettamente sua figlia  facendomi la grazia di condurmi al Carmelo.

Penso, mia cara Maestra, che abbia saputo della malattia del mio caro Papà. Ho temuto per alcuni  giorni che il buon Dio lo strappasse alla mia tenerezza, ma Gesù si è degnato di farmi la grazia di  vederlo ristabilito in salute per il momento della mia Vestizione.

Ogni giorno contavo di scriverle per comunicarle la mia ammissione da parte del Capitolo, ma non  sapendo il momento che S. Eccellenza avrebbe stabilito, sono rimasta in continua attesa. Spero,  mia cara Maestra, che non avrà preso questo mio ritardo per indifferenza. Oh! no, il mio cuore è  sempre lo stesso. Credo anzi che dopo la mia entrata al Carmelo sia diventato ancora più tenero e  sensibile. Così penso spesso a tutte le mie buone Maestre e mi piace ricordarle una per una a  Gesù durante le ore benedette che passo ai suoi piedi. Oso pregarla, cara Maestra, di farsi mia  interprete presso di loro e di farmi presente al loro devoto ricordo, specialmente a quello della  madre Priora, per la quale conservo il più filiale e riconoscente affetto. Voglia altresì ricordarmi  presso le mie allegre compagne, delle quali resto sempre la sorellina in Maria.

Addio, mia cara Maestra, spero che non dimenticherà nelle sue sante preghiere colei che è e sarà  sempre la sua bambina riconoscente.

Suor Teresa del Bambino Gesù

post. carm. ind.

46 - ALLA SIGNORA GUERIN

 Le augura il buon anno, che risveglia nel suo animo il senso del tempo che passa e della  necessità di lavorare senza posa per il Signore.

 

J. M. J. T.

Gesù

28 dicembre 1888

Zietta cara,

Sono molto mortificata perché ieri sera, non sapendo che le mie sorelle le stavano scrivendo, ho  dormito come una fannullona! E stamattina ho ben poco tempo a disposizione...

Mia cara zia, vorrei essere la prima ad augurarle un buon anno per il 1889. Quando penso che tra  poco saranno nove mesi che la sua figliolina si trova al Carmelo, non so capacitarmi. Mi sembra  ieri che ero ancora presso di lei. Come passa svelta la vita! Sedici anni già che sono sulla terra.  Un attimo ancora e saremo tutti riuniti in cielo. Mi piace tanto quella frase dei salmi: «Mille anni  davanti agli occhi del Signore sono come il giorno di ieri che è già passato». Quale rapidità! Sì, io  voglio lavorare con tutte le mie forze finché il giorno della vita risplende ancora, perché dopo verrà  la notte quando non potrò fare più nulla. Cara zia, preghi per la sua figliolina affinché non abusi  delle grazie che il buon Dio le prodiga nella fertile valle del Carmelo.

Non posso trattenermi dal ridere guardando la mia lettera. Non è davvero una lettera di buon  anno, ma, zietta cara, sono con lei come una bambina che lascia andare il suo cuore senza  preoccuparsi di quello che deve dire!

Sapesse, cara zia, tutte le cose che domanderò per lei e per lo zio il giorno di Capodanno!... No,  non le sa e non voglio nemmeno provarmi a dirgliele, perché non la finirei più e lei si annoierebbe.  E le mie cuginette, le mie care sorelline? Come pregherò per loro!

Arrivederci, cara zia, la prego di dire allo zio che l'amo tanto. Avrei dovuto scrivere anche a lui  nello stesso tempo che scrivevo a lei, ma, cara zia, ho troppo poca testa per parlare a due  persone insieme... Lo prego di perdonarmi e invio a tutte due il miglior bacio della vostra più  piccola beniamina.

Teresa del Bambino Gesù

 p. c. ind.

Mi viene in mente ora che non ho ringraziato la zia della corona che mi vuol regalare per la mia  Vestizione. Oh se sapesse quanto le sono riconoscente e quanto questo ricordo sarà caro al cuore  della sua figliolina!

 

47 - AL SIGNOR MARTIN

 

Gli augura il buon anno e lo ringrazia di averla fidanzata, da vero padre e vero re, al Re del cielo.

J. M. J. T.

Gesù

30 dicembre 1888

Amato mio Re,

Che gioia poterti inviare questa volta i miei auguri di buon anno dal regno del Carmelo! Mai la tua  Reginetta ti ha potuto dichiarare il suo amore con maggiore gaudio. Essa si sente così vicina al  suo Re, così vicina che nulla al mondo la potrebbe allontanare...

I re della terra sono tutti contenti quando sono riusciti a combinare dei nobili partiti per le loro figlie,  e quale riconoscenza non hanno queste principesse per i loro genitori! Per la tua Reginetta è una  cosa ben diversa. Tu, da vero Padre e vero Re, non l'hai voluta affidare ad altri che al Re del cielo,  a Gesù in persona. Da orfanella della Beresina è passata al titolo nobilissimo di Carmelitana.

Come devo amare un Padre che ha fatto di tutto per procurarmi una felicità così grande, e quanto  lo amo!...

Se fosse qui la guida di Roma, potrebbe dire: «Messieurs les  Abbés, farò vedere a lorsignori un  padre quale non hanno veduto mai, un padre tale da farli cadere in émerveillaison». Non è forse  vero, mio caro Babbino, che tu non potevi fare di più per la tua Reginetta?! Se non è una santa,  non può essere che per sua colpa, perché con un Padre come te, non le mancano i mezzi per  diventarlo!...

Caro Babbo, il giorno se ne va, è tempo che ti lasci, ma per ritrovarti accanto a Gesù, al tuo vero  posto.

Ben presto risplenderà per noi il giorno senza ombre e allora non interromperemo mai più il nostro  colloquio!

Buon anno, amato mio Re, grazie di tante delicatezze che ci hai usato in questa settimana e nel  corso di tutto l'anno!

Che Gesù ti ricolmi delle sue benedizioni, che ti dia come ha promesso, il centuplo in questa vita e  il suo bel cielo nell'altra. Ecco l'augurio della tua Reginetta che ti ama come nessuna regina mai ha  amato il suo re.

Suor Teresa del Bambino Gesù

 post. carm. ind.

 

 

1889

 

48 - AL SIGNOR MARTIN

 

Si rivolge a lui per inviare una lettera a Leonia

 

J. M. J. T.

Carmelo, gennaio 1889

Gesù

Caro Babbino,

Vorrei scriverti una lunga lettera, ma mi trovo in ritiro; ora è impossibile. Tu non sai quanto ti ama  la tua Teresina!...

Avendo bisogno d'inviare una lettera alla figlia del Re, la principessa Leonia, ho pensato di non  poterle far pervenire il mio messaggio se non attraverso questo Re in persona, ed è per questo  motivo che mi rivolgo a Sua Maestà il Re di Francia e di Navarra. Se la sua dignità non si  manifesta davanti agli occhi degli uomini, so bene, io, che in cielo si mostrerà davanti agli occhi di  Dio. Allora, il minimo degli eletti sarà come il capo di un popolo numeroso. Qual posto allora ti sarà  riservato, o mio Re!...

La tua Reginetta

Teresa del Bambino Gesù

 

49 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

La ringrazia del dono inviatole per la sua Vestizione.

 

2 gennaio 1889

J. M. J. T.

Gesù

Mia cara zia,

La sua figliolina è al colmo della gioia!... Quant'è buona con me! E’ veramente troppo... Come la  posso ringraziare? Ma una mamma non sa forse leggere nel cuore della sua figliolina? Perciò non  ho motivo di essere turbata, sono sicura che indovinerà la mia riconoscenza.

I gigli sono splendidi, si direbbe che sono appena colti. Che bel pensiero quello delle cuginette, di  volermeli offrire con le loro stesse mani! Sarà una grande gioia per me, il giorno della mia  Vestizione, pensare che sono loro che mi hanno abbigliato per l'incontro col divino Fidanzato.  Questi fiori parleranno da sé a Gesù che, sono certa, le colmerà delle sue grazie insieme con lei,  zia cara.

Sapesse come sono stata felice di offrire tutto quello zucchero di mele a nostra Madre! Ho  riconosciuto anche in questo la mia cara zia che cerca sempre ciò che può fare più piacere alla  sua figliolina. Non meno grande è stata la mia gioia a vedere il bel pacco di panforte, ed ero tutta  gongolante quando al refettorio nostra Madre ha detto alla comunità che era lei a farci quel regalo  in onore dei miei sedici anni.

Grazie, mia cara zia, sapesse quanto la trovo buona! Il giorno della mia Vestizione pregherò tanto  per lei, come pure per il caro zio che ringrazio con tutto il cuore, perché so che lui pure mi ha fatto  tutti i bei doni che ho ricevuto stasera.

La nostra Madre ha trovato bellissima la corona dei fiori, e così pure tutta la comunità. Non avevo  mai visto fiori che mi piacessero tanto. E’ così puro il giglio! Vorrei che tutta la mia anima ne fosse  ricoperta per comparire davanti a Gesù, perché non basta portarli solo nei capelli. E’ il cuore che  guarda sempre l'occhio di Gesù!

Arrivederci e grazie, zia cara. Preghi perché la sua figliolina sia tutta bene agghindata all'interno,  non meno che all'esterno...

Suor Teresa del Bambino Gesù

post. carm. ind.

 

50 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Le confida il rinnovato proposito di amare solo Gesù e nessun'altra cosa al mondo.

 

J. M. J. T.

Gesù

Stamattina ho sofferto assai da parte di suor X... Me ne sono andata col cuore infranto.

Che cos'è questa grande attrattiva che la mia anima sente verso di lei? Non può immaginare  quanto mi costa ogni volta il non poterle parlare...

Riesce a comprendere qualche cosa nella condotta di Gesù? Le ho detto altre volte che i bambini  non sanno ciò che vogliono. Gesù agisce così con la sua «pallina»... Senza dubbio egli ha trovato  la data del 9 troppo affascinante! Egli non vuole nulla di affascinante per lei!... So bene perché. Lui  solo è affascinante in tutta la forza del termine e vuol mostrare alla sua «pallina» che  s'ingannerebbe se cercasse altrove un'ombra di bellezza correndo il pericolo di scambiarla per la  Bellezza vera. Com'è buono colui che sarà ben presto il mio Fidanzato, com'è divinamente  amabile a non volermi permettere di attaccarmi ad alcuna cosa creata! Sa bene che se mi desse  anche solo un'ombra di felicità, mi ci attaccherei con tutta l'energia, con tutta la forza del mio  cuore. Quest'ombra egli me la rifiuta!... Preferisce lasciarmi nelle tenebre piuttosto che darmi un  falso bagliore che non sarebbe lui!

Poiché non posso trovare nessuna creatura che mi contenti, voglio donare tutto a Gesù, non  voglio dare alla creatura neppure un atomo del mio amore. Possa Gesù farmi sempre  comprendere che lui solo è la felicità perfetta, anche quando sembra essere assente!...

Oggi più di ieri, se questo è possibile, sono stata priva di ogni consolazione. Ringrazio Gesù che  trova buono questo per la mia anima. Forse, se mi consolasse, mi fermerei alle sue dolcezze, ma  egli vuole che tutto sia per lui. Ebbene, sì, tutto sarà per lui, tutto! Anche quando sentirò di non  aver nulla da potergli offrire, allora come stasera, gli offrirò questo nulla!...

Se Gesù non mi dà nessuna consolazione, mi dà una pace profonda che mi fa più bene.

E la lettera del padre? E’ qualche cosa di celeste per me, ci trovo tante cose belle, ma la felicità?...  No, la felicità no... la felicità è solo nella sofferenza e nella sofferenza senza alcuna consolazione!  Cara sorellina, mia vera mamma, che penserà di me, della sua figliolina? Mi creda, se non fosse  stata lei, non avrei osato inviare a nessuno questi miei pensieri, i più intimi della mia anima.

La prego tanto, stracci questi fogli dopo averli letti!

Preghi perché la sua figliolina non rifiuti a Gesù neppure un atomo del suo cuore.

Teresa del Bambino Gesù

 

51 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Tra le spine che la feriscono ad ogni passo, cresce il suo amore alla sofferenza e al distacco.

 

J. M. J. T.

Amato Agnellino di Gesù, grazie!... Sapesse che piacere mi ha fatto la sua letterina!

Chieda a Gesù che sia tanto generosa durante il ritiro.

Egli mi crivella di punture di spillo. La povera pallina non ne può più. E’ coperta da tutte le parti di  tante minuscole ferite che la fanno soffrire più che se avesse una grande ferita sola!... Da parte di  Gesù, nulla. Aridità! Sonno!... Ma, perlomeno, è il silenzio! E il silenzio fa bene all'anima ... Ma le  creature, ohi le creature!... La pallina freme tutta! ... Lei capisce il giocattolo di Gesù. Quando è lui,  il dolce Amico, che punge la sua pallina, la sofferenza è dolcezza, la sua mano è così soave!... Ma  le creature!... Quelle che mi circondano son veramente buone, ma, non so, c è qualcosa che mi  ripugna!... Non so darle una spiegazione, ma lei comprende la sua figliolina, la sua piccola anima.  Tuttavia sono tanto felice, felice di soffrire ciò che Gesù vuole che soffra. Se non è lui a pungere la  sua pallina, è pur sempre lui che guida la mano che la punge!... Poiché Gesù vuole dormire,  perché dovrei impedirglielo? Sono anche troppo felice che non si disturbi per me. Mi dimostra che  non sono un'estranea trattandomi così, poiché le assicuro che non si dà da fare per tenermi  conversazione!...

Sapesse quanto desidero essere indifferente alle cose della terra! Che m'importa di tutte le  bellezze create! Sarei tanto infelice se le possedessi, il mio cuore sarebbe così vuoto!...  E’  incredibile come mi appare grande il mio cuore quando considero i tesori della terra, poiché tutti  insieme non potrebbero contentarlo. Invece, come mi pare piccolo quando considero Gesù!...  Vorrei amarlo tanto!... Amarlo più di quanto sia stato amato mai!... Il mio solo desiderio è di fare  sempre la volontà di Gesù, d'asciugare le lacrime che gli fanno versare i peccatori... Oh! non  voglio che Gesù abbia la più piccola pena nel giorno dei miei sponsali, vorrei convertire tutti i  peccatori della terra e salvare tutte le anime del purgatorio!

L'Agnello di Gesù sorriderà a vedere questo desiderio del granellino di sabbia! ... So che si tratta  d'una follia, nondimeno vorrei che fosse così affinché Gesù non avesse più neppure una lacrima  da versare.

Preghi che il granello di sabbia diventi un atomo, visibile solo agli occhi di Gesù!

Teresa del Bambino Gesù

post. carm. ind.

 

52 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Il suo cuore è assetato di felicità, ma non può dissetarsi che alla sorgente di Gesù: la croce.

 

J. M. J. T.

Gesù

Sorella cara di Gesù, l'agnellino ha un estremo bisogno di attingere da lei un po' di forza e di  coraggio, quel coraggio che fa superare ogni ostacolo. Il povero agnellino non può dire nulla a  Gesù e soprattutto Gesù non gli dice assolutamente nulla. Preghi per lui affinché il suo ritiro  piaccia ugualmente al Cuore di colui che solo legge nel più profondo dell'anima.

Perché andare in cerca di felicità sulla terra? Le confesso che il mio cuore ne ha una sete ardente,  ma vede bene, questo povero cuore, che nessuna creatura è capace di placare la sua sete. Al  contrario, più si abbevera a questa sorgente ingannevole, più la sua sete diventa bruciante.

Conosco un'altra sorgente. E’ quella «dove, dopo aver bevuto, si ha sete ancora», ma d'una sete  che non tormenta, anzi, al contrario, è piena di dolcezza perché ha sempre di che soddisfarsi.  Questa sorgente è la sofferenza conosciuta da Gesù solo!...

Sorella cara, ho tante cose da dirle, ma il tempo mi manca. Legga nel cuore della sua figliolina,  come sa fare così bene!..

Teresa del Bambino Gesù

 post.- carm. ind.

 

53 - AL SIGNOR MARTIN

 

Lo ringrazia delle sorprese che le ha fatto con i regali per la prossima festa.

 

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo, 8 gennaio 1889

Mio incomparabile Re,

Non t'immagini quanto sono commossa della tua bontà!... un melone!... dello champagne!... Mi  verrebbe una gran voglia di piangere davanti a tutta questa roba, se non cercassi di frenarmi. Ma,  mi freno e mi riempio di gioia pensando alla bella festa di giovedì. Ordinariamente le nozze di una  regina si celebrano con grandi manifestazioni di giubilo. E’ senza dubbio per questo che la Regina  di Francia e di Navarra avrà i fuochi d'artifizio. E’ il Re che s'incarica delle spese per la Regina ed  è un maestro in fatto di sorprese! Al maggiolino biondo non resta che ringraziarlo! Se, giovedì, vi  sarà una bella festa sulla terra, penso che sarà più magnifica ancora in cielo. Gli angeli saranno  tutti presi d'ammirazione vedendo un Padre così accetto a Dio e Gesù preparerà una corona da  aggiungere a tutte quelle già accumulate da questo Padre incomparabile.

No, le feste della terra non saranno mai così splendide come quelle del cielo! Ciò nonostante, mi  sembra, che sia impossibile trovare una festa più celeste di quella che si va preparando. Eppure io  non ho fatto nulla per essere degna d'una tale grazia. Il buon Dio non ha guardato ad altro che ai  meriti del mio diletto Babbo. E’ per questo che mi accorda un favore così segnalato.

Attualmente mi trovo in ritiro e durante il ritiro non è permesso scrivere, ma la nostra Madre mi ha  permesso di spedirti questo bigliettino per ringraziarti. Sei tanto buono con la tua Regina! D'altra  parte, se è proibito scrivere, è senza dubbio per non turbare il silenzio del ritiro. Ma si può mai  turbare la propria pace scrivendo ad un santo?

A giovedì, caro Papà la tua Reginetta t'abbraccia col cuore in attesa di poterlo fare realmente.

Teresa del Bambino Gesù

post. carm. Ind

54 -  A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Gesù la conduce in mezzo alle tenebre, ma la sua gioia è di essere senza gioia.

 

J .M .J .T .

Gesù

Non ho veduto l'Agnello della giornata, ma so che ha tanto mal di testa! Ciò è motivo di pena per  l'agnellino perché ha una gran paura che Gesù faccia spuntare le ali al suo Agnello...

Che righe estasianti mi ha scritto!... C’è qualcosa d’etereo, che sa di Paradiso!... L'Agnello  s'inganna se crede che il giocattolo di Gesù non sia nelle tenebre, vi è immerso completamente.  Forse, e l'agnellino ne conviene, queste tenebre sono tenebre luminose, ma, tutto sommato, sono  sempre tenebre... La sua sola consolazione è una forza e una pace grandissima. E poi, spera di  essere come Gesù vuole. Questa è la sua gioia perché, del resto, tutto è tristezza.

Presso nostra Madre sono continuamente disturbata. Quando ho un momento per andare da lei,  non riesco a dirle ciò che passa nella mia anima. Me ne riparto senza gioia, dopo essere entrata  senza gioia!

Credo che il lavoro di Gesù durante questo ritiro sia di staccarmi da tutto ciò che non è lui...

Sapesse quanto è grande la mia gioia di essere senza gioia, per far piacere a Gesù!... E’ una gioia  sottile e raffinata, ma per nulla sentita.

Agnello caro, non mi manca che un giorno per essere fidanzata di Gesù!...

Non muoia troppo presto. Aspetti che l'agnellino abbia le ali per poterla seguire...

Teresa del Bambino Gesù, giocattolino di Gesù

post. carm. ind.

Le chiederei, per favore, queste tre cose: 1) il suo inchiostro di china e un po' di porporina; 2) se  per le immaginette della Vestizione sono adatte le risposte di sant' Agnese: 3) di aprirmi un  pochino la porta alle ore sei, se vi sarà, altrimenti mi sveglierò da me. Se tutte queste cose la  disturbano, non si preoccupi affatto, posso farne a meno senza difficoltà.

 

55 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

La ringrazia di un bigliettino col cuore pieno di gioia alla vigilia della sua Vestizione.

 J. M. J. T.

Gesù

Cara sorella, il suo bigliettino ha fatto molto piacere alla sua figliolina!... Grazie!... Quanto è buona  e quanto vorrei somigliarle! Ma il giocattolo di Gesù è la debolezza in persona e se non è Gesù  stesso a portare o a lanciare la sua pallina, essa resterà là, inerte, ferma allo stesso posto.

Ancora un giorno e sarò la fidanzata di Gesù. Che grazia!... Che fare per ringraziarlo, per rendermi  meno indegna di un tale favore?

Oh! «la Patria... la Patria!...». Ho tanta sete del cielo dove si amerà Gesù senza riserve! Ma  bisogna patire e piangere per arrivarvi. Ebbene, sì, voglio soffrire tutto ciò che piacerà a Gesù,  lasciarlo fare tutto ciò che vuole della sua pallina.

Teresa del Bambino Gesù

post. carm. ind.

 

56 - A SUOR MARTA DI GESU’

 

Le invia il santino-ricordo della sua Vestizione.

 

10 gennaio 1889

Ricordo della mia Vestizione offerto alla mia cara sorellina.

Presto il divino Fidanzato di Teresa del Bambino Gesù, sarà anche quello di Marta di Gesù!

Domandi a Gesù che diventi una grande santa. Domanderò anch'io la stessa grazia per la mia  cara piccola compagna!

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

57 - A CELINA

 

L'incoraggia a sopportare la propria debolezza sotto il peso della croce pensando a Gesù sulla via  del Calvario.

J. M. J. T.

Gennaio 1889

Gesù e la sua croce!...

Sorella cara,

Sì, tesoro mio, Gesù è accanto con la sua croce! Privilegiata del suo amore, ti vuole rendere simile  a sé. Perché spaventarsi di non poter portare questa croce senza sentire la propria debolezza?  Gesù sulla via del Calvario è caduto ben tre volte e tu, povera piccola, non vorresti essere simile al  tuo Sposo, non vorresti cadere cento volte, se è necessario, per provargli il tuo amore, rialzandoti  dalla caduta con più forza di prima!... Celina... bisogna proprio che Gesù t'ami d'un amore  particolare per provarti così. Lo sai che io ne son quasi gelosa? A quelli che amano di più, dona di  più, a quelli che amano meno, dona meno...

Ma tu non senti l'amore per lo Sposo, vorresti che il tuo cuore fosse una fiamma che sale verso di  lui senza la più leggera nuvola di fumo... Fai bene attenzione che il fumo che ti circonda è solo per  te, per toglierti tutta la vista del tuo amore per Gesù. La fiamma non è veduta che da lui solo ed è  allora che arriva tutt'intera a lui. Infatti, quando ce ne mostra un po', subito interviene l'amor  proprio a spegnere tutto come un vento fatale!...

Mi fai, in questo momento, l'effetto d'una persona che è circondata da immense ricchezze la cui  vista si perde all'orizzonte. Questa persona vuole voltar loro le spalle perché, essa dice, troppe  ricchezze le sarebbero d'impaccio, non saprebbe che farsene. Meglio lasciarle perdere o  permettere che siano prese da altri!... Questi altri non verranno perché quelle ricchezze sono state  preparate per la fidanzata di Gesù e soltanto per lei!...

«Dio butterebbe all'aria il mondo per trovare la sofferenza e donarla ad un'anima sulla quale il suo  sguardo divino si è posato con un amore indicibile».

Che possono importare a noi le cose di questa terra? Sarebbe forse la nostra Patria questo fango,  così poco degno di un'anima immortale? E che c'importa a noi che degli uomini miserabili vadano  mietendo le muffe che spuntano su questo fango. Quanto più il nostro cuore abita in cielo, tanto  meno sentiamo tutte queste punture di spillo.

Ma non credere che il sentirle non sia una grazia e una grande grazia, perché allora la nostra vita  è un martirio e un giorno Gesù ci darà la palma. «Soffrire ed essere disprezzato»! Quale amarezza  ma anche quale gloria! Ecco la divisa del «giglio-semprevivo». Nessun'altra gli si potrebbe  adattare.

Il mio cuore ti segue nel nobile compito che Gesù ti ha affidato. Tu non sei un soldato, sei un  generale! Soffrire ancora e sempre... Ma tutto passa.

 

58 - A CELINA

 

Sentendosi in pieno accordo con la sua anima gemella, ringrazia Gesù di averle fatte degne di  patire con lui.

 

J. M. J. T.

Febbraio 1889

Gesù

Mia cara Celina,

Non so dirti quanto piacere mi ha fatto la tua cara letterina!... Ora sei davvero il giglio-semprevivo  di Gesù. Come è contento del suo giglio, con quanta tenerezza guarda il suo fiore prediletto che  non vuole che lui solo, che non ha altro desiderio che quello di consolarlo... Ogni nuova sofferenza, ogni angoscia dell'anima è come un leggero zeffiro che reca a Gesù il  profumo del suo giglio. Egli sorride con amore e subito prepara una nuova amarezza, riempie il  calice fino all'orlo, pensando che più il suo giglio cresce nell'amore, più deve crescere anche nella  sofferenza!

Che privilegio ci ha concesso Gesù inviandoci un dolore così grande! Ah! l'eternità non sarà lunga  abbastanza per ringraziarlo. Ci colma dei suoi favori come ha fatto coi più grandi santi. Perché  tanta predilezione? E’ un segreto che ci rivelerà nella nostra Patria, il giorno in cui «asciugherà  tutte le lacrime dai nostri occhi».

Bisogna proprio che sia alla mia anima che parlo così perché altrimenti, non sarei compresa. Ma  sì, è a lei che mi rivolgo, a lei che ha già preceduto tutti i miei pensieri. Forse però c'è qualcosa  che ignora, l'amore che Gesù le porta, quell‘amore che domanda tutto. Per lui non c'è nulla  d'impossibile e non vuole mettere limiti alla santità del suo giglio...

Il suo limite è quello d'essere senza limite! Come potrebbe averne? Noi siamo più grandi dell'intero  universo. Un giorno avremo, noi stessi, un'esistenza divina... Oh! come sono riconoscente a Gesù  d'aver collocato un simile giglio accanto al nostro amato Papà un giglio che non si spaventa di  nulla, un giglio che vuol piuttosto morire anziché abbandonare il campo glorioso dove l'amore di  Gesù, l'ha posto!

Ormai, noi non abbiamo più nulla da sperare sulla terra, più nulla fuorché la sofferenza. Quando  saremo giunti al termine, la sofferenza sarà ancora là a tenderci le braccia. Che sorte invidiabile...  I cherubini nel cielo invidiano la nostra felicità. Non è per questo che ho scritto alla mia cara  Celina, per dirle di avvertire la signorina Paolina della disgrazia che ci ha colpito per la malattia del  Babbo. Ridi quanto vuoi della tua povera Teresa che affronta l'argomento principale alla fine della  sua lettera! Povera Leonia le voglio un gran bene, perché è meno fortunata di noi, Gesù le ha dato  meno. Ma a quelle a cui ha dato di più, sarà domandato di più.

La tua sorellina

Teresa del Bambin Gesù

nov. Carm. Ind.

 

59 - A CELINA

 

Invidia il suo destino di sofferenza, segno infallibile della predilezione di Gesù.

 

J . M. J. T.

Carmelo, 28 febbraio 1889

Gesù

Mia cara Celina,

E’ possibile che debba scriverti a Caen? Mi sto domandando se sogno o sono desta... Ma no è la  realtà!...

Forse ti stupirò, sorellina cara, se ti dico che son ben lontana dal compiangerti, anzi, a dirti il vero,  trovo la tua sorte degna d'invidia. Gesù ha sopra di te dei disegni d'amore indicibile. Vuole che il  suo «giglio-semprevivo» sia tutto per sé, e lui stesso s'incarica di fargli fare il suo primo noviziato.  La sua mano divina adorna la sua sposa per il giorno delle nozze, ma quella mano delicata non si  lascia ingannare dallo sfarzo delle vesti... Gesù è uno «sposo di sangue». Vuole per sé tutto il  sangue del cuore. Oh! come ci costa donare a Gesù ciò che domanda! Eppure, che grande  fortuna che costi tanto! Che gioia ineffabile portare le nostre croci esperimendo la nostra  debolezza! Il «giglio-semprevivo» arriva a capire questo povero granello di sabbia?... Il tuo  noviziato è quello del dolore. Che privilegio inesplicabile! Ah!, sorellina cara, lungi dal lamentarmi  con Gesù della croce che ci manda, non arrivo a comprendere l'amore infinito che l'ha portato a  trattarci così. Bisogna che il nostro diletto Babbo sia davvero molto amato da Gesù per dover tanto  soffrire! Ma non trovi che la disgrazia che lo colpisce non è altro che il coronamento della sua vita  meravigliosa? lo sento, mio piccolo «giglio-semprevivo», che ti sto dicendo delle vere pazzie, ma  non importa. Penso ancora molte altre cose sull'amore di Gesù, che sono forse assai più forti  ancora...

Che grande fortuna essere umiliati! E’ la sola strada che conduce alla santità!... Possiamo ora  dubitare della volontà di Dio sulle nostre anime?... La vita non è che un sogno, presto ci  sveglieremo con un grido di gioia... Più grandi sono le nostre sofferenze, più sconfinata sarà la  nostra gloria... Oh! non perdiamo la prova che Gesù ci manda, è una miniera d'oro da sfruttare.  Mancheremo all'occasione?... Il granello di sabbia vuol mettersi all'opera senza gioia, senza  coraggio, senza forza, e tutte queste prerogative gli faciliteranno l'impresa. Vuol lavorare per  amore.

E’ il martirio che comincia. Scendiamo insieme nell'arena, se il «giglio-semprevivo» non sdegna la  compagnia del suo povero granello di sabbia.

 

60 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

La ringrazia con affettuosa riconoscenza del denaro che le ha mandato.

 

J.M.J.T.

Gesù

Carmelo, 12 marzo 1889

Zietta cara,

Mi vedo nell’impossibilità di obbedirle, perché sarebbe troppo difficile per me non dirle grazie.  Queste cinque lettere ben piccola cosa per esprimerle tutta la mia riconoscenza, ma, mia cara zia,  cerchi lei di comprendere, la prego, anche quello che la sua figliolina non riesce a dirle. 0 zia,  quant'è buona! Voglio pregare tanto per lei! E’ vero, ahimé! che sono incapace di fare qualcosa di  buono. Invece di guadagnare del denaro, non fo che sciuparne. Così la delicata premura della mia  cara zietta m'ha riempito di commozione. Non riuscivo a credere di essere diventata di colpo tanto  ricca, senza avere fatto nulla per guadagnare tutti quei soldi! Non posso trattenermi dal ridere  pensando che, grazie ai miei buoni zii, sarò proprio io a procurare il pesce alla comunità tutta  intera!

Spero, mia cara zia, che non si vorrà dimenticare di ringraziare per me il caro zio e di dirgli tutta la  mia gratitudine.

Cara zia, bisogna davvero che il buon Dio l'ami di un amore speciale per farla tanto soffrire.  L'assicuro che, se ascoltasse le mie suppliche, sarebbe bell'e guarita e non si ammalerebbe mai  più, perché sarei felice ch'egli mandasse a me tutte le pene riservate a lei.

Ahimé, zia cara, questa lettera è così incapace di esprimere i sentimenti del mio cuore! Vorrei  poterle mostrare tutta la mia riconoscenza. Com'è buono Gesù a lasciarci, nella crudele prova che  c'invia, la consolazione di vedere il nostro dolore diviso e compreso dai nostri buoni parenti!  Abbraccio con tutto il cuore la mia Giovannina ed anche la padroncina di casa.

Addio, zietta cara, ringrazio ancora tanto lei e lo zio e vi abbraccio con la più grande tenerezza.

La sua figliolina piena di riconoscenza.

Suor Teresa del Bambino Gesù

nov. carm. ind.

 

61 - A CELINA

Effonde la sua anima avida di distacco e tutta rapita dalle cose del cielo.

 

J. M. J. T.

Carmelo, 12 marzo 1889

«Viva Gesù! Che dolcezza votarsi a lui e sacrificarsi per suo amore». Celina!... Questo caro nome  risuona con tanta soavità nel fondo del mio cuore!... I nostri due cuori non son l'uno l'immagine  dell'altro?

Stasera ho bisogno di venire dalla mia Celina a gettarmi nell'infinito... Ho bisogno di dimenticare la  terra. Quaggiù tutto mi stanca, tutto mi è di peso, non trovo che una gioia quella di soffrire per  Gesù... e questa gioia non sentita supera ogni gioia. La vita passa... l'eternità s'avanza a grandi  passi... presto vivremo della vita stessa di Gesù. Dopo essere state abbeverate alla sorgente di  tutte le amarezze, saremo deificate alla sorgente stessa di tutte le gioie, di tutte le delizie...

Presto, sorellina, potremo comprendere, con un solo sguardo, ciò che passa nell'intimo del nostro  essere!...

«Passa la scena di questo mondo». Presto vedremo cieli nuovi, «un sole più radioso rischiarerà  dei suoi splendori mari eterei ed orizzonti infiniti...». L'immensità sarà il nostro dominio... non  saremo più prigioniere in questa terra d'esilio, tutto sarà passato! Insieme con lo Sposo celeste  vogheremo sull'onda di laghi senza rive!... «L'infinito non ha confini, né fondo, né rive!...».  «Coraggio, Gesù ode fin l'eco più lontana del nostro dolore». Le nostre arpe sono sospese in  questo momento ai salici che costeggiano il fiume di Babilonia, ma il giorno della nostra  liberazione, quali armonie faranno ascoltare! Con quale gioia faremo vibrare tutte le corde dei  nostri strumenti!...

L'amore di Gesù per Celina non potrebbe essere compreso che da Gesù!... Gesù ha fatto pazzie  per Celina... Che anche Celina faccia delle pazzie per Gesù... L'amore si paga solo con l'amore e  le piaghe dell'amore si guariscono solo con l'amore.

Offriamo tutte le nostre sofferenze a Gesù per salvare le anime. Povere anime!... Esse hanno  meno grazie di noi e tuttavia il sangue di un Dio è stato versato per salvarle... Gesù è disposto a  far dipendere la loro salvezza da un sospiro del nostro cuore... Che mistero!... Se un sospiro può  salvare un'anima, che cosa non possono fare delle sofferenze come le nostre?... Non rifiutiamo  niente a Gesù!...

La campana suona e non ho ancora scritto alla mia povera Leonia: comunicale le mie  raccomandazioni, abbracciala e dille che l'amo. Che sia fedelissima alla grazia e Gesù la  benedirà. Chieda a Gesù ciò che le voglio dire. lo incarico lui delle mie commissioni.

A presto!... Oh! il cielo, il cielo!

Quando vi saremo?

Il granellino di sabbia di Gesù

 

62 - A CELINA

 

Le augura di diventare la piccola ombra di Gesù

J. M. J. T.

Gesù

15 marzo 1889

Grazie della lettera così gradita al tuo granellino di sabbia. In una delle tue ultime lettere dicevi che  sei la mia ombra. Ahimé! sarebbe ben triste se fosse così. Che cos'è l'ombra d'un povero  granellino di sabbia?

Ho pensato qualcosa di meglio per la mia cara Celina. Quest'idea dell'ombra mi è piaciuta, e mi  son detta che in realtà la mia Celina doveva essere l'ombra di qualcosa. Ma di che? Non riesco a  trovare nulla nel creato che contenga l'idea di quella realtà della quale io penso che la mia Celina  dev'essere l'ombra fedele. Gesù! Ecco chi dev'essere questa divina realtà. Sì, Celina dev'essere la  piccola ombra di Gesù. Che titolo umile e glorioso ad un tempo! Che cos'è infatti un'ombra?... Ma  essere l'ombra di Gesù, che gloria!...

Quante cose avrei da dire a questo proposito alla piccola ombra di Gesù, ma ho troppo poco  tempo e non posso farlo.

Il sogno della mia Celina non potrebbe essere più attraente, forse un giorno sarà realizzato...  Intanto, nell'attesa, cominciamo il nostro martirio, lasciamo che Gesù ci strappi quanto abbiamo di  più caro e non rifiutiamogli niente. Prima di morire troncate dalla spada, facciamoci uccidere a  colpi di spillo... Mi capisce, la mia Celina?...

Il granellino di sabbia si unisce nella sofferenza alla piccola ombra di Gesù.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

63 - A CELINA

 

Rattristata dalle notizie sulle condizioni del babbo, l'esorta a non respingere l'amaro calice di  Gesù.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 4 aprile 1889

Mia cara sorellina,

La tua lettera ha lasciato una grande tristezza nella mia anima!... Povero Babbino!... No, i pensieri  di Gesù non sono i nostri pensieri... le sue vie non sono le nostre vie...

Egli ci presenta un calice così amaro che la nostra debole natura si ritrae spaventata. Non ritiriamo  le nostre labbra da questo calice preparato dalla mano di Gesù. Guardiamo la vita alla luce della  realtà... E’ un attimo fra due eternità. Soffriamo in pace. Confesso che questa parola «pace» mi  sembrava un po' forte, ma, l'altro giorno, riflettendoci a fondo, ho scoperto il segreto di soffrire in  pace. Chi dice pace, non dice gioia, o perlomeno gioia sentita. Per soffrire in pace, basta solo  volere tutto ciò che Gesù vuole.

Per essere la sposa di Gesù bisogna somigliare a Gesù, e Gesù è tutto sanguinante, coronato di  spine!...

«Mille anni davanti ai vostri occhi, Signore, sono come il giorno d'ieri che è “passato”»

«Sulle sponde dei fiumi di Babilonia ci siamo seduti e abbiamo pianto, ricordandoci di Sion...  Abbiamo appeso le nostre arpe ai salici di quella terra... Quelli che ci avevano condotti prigionieri  ci hanno detto: "Cantateci un inno dei cantici di Sion...". Come potremmo cantare il cantico del  Signore in terra straniera?».

No, non cantiamo alle creature i cantici del cielo... ma, come Cecilia, cantiamo nel nostro cuore un  cantico melodioso al nostro Prediletto!... Il cantico della nostra sofferenza unita alle sue sofferenze  è ciò che più rapisce il suo cuore...

Gesù brucia d'amore per noi... Contempla il suo volto adorabile! Contempla i suoi occhi spenti e  abbassati!... Contempla le sue piaghe... Contempla Gesù nel suo Volto... Là vedrai quanto ci  ama.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

64 - A MARIA GUERIN

 

La prega d'inviarle un libro avuto in regalo nel giorno della prima comunione.

 

J. M. J. T.

Gesù

Mercoledì, 24 aprile 1889

Mia cara sorellina,

Ti chiedo un favore e mi rivolgo a te, perché so che i Buissonnets, che ora, ahimé! sono deserti,  erano un tempo il tuo regno.

Rammenti quel libro che la signora Tifenne mi aveva regalato il giorno della mia prima  Comunione? Era intitolato: «Il florilegio della fanciulla». Questo libro dev'essere in uno dei cassetti  del cassettone del nostro povero Papà. Sarei molto contenta se lo potessi avere il più presto  possibile insieme ad un altro libretto che m'avevano regalato le signorine Primois. Quest'ultimo è  scuro con una decorazione in oro ai bordi. Credo che siano delle meditazioni sull'Eucaristia. Si  trova sopra una traversa dell'armadio a muro nella camera di Celina (quello dal lato della porta).

Sorellina cara, perdonami se ti procuro questo fastidio. Se fosse possibile, potresti spiegare tutto  in qualche modo alla domestica, senza doverti recare tu stessa ai Buissonnets.

E’ incredibile come si sono ora rinsaldati i nostri legami. Mi sembra che dopo la nostra terribile  prova, siamo ancora più sorelle di prima... Sapessi quanto ti voglio bene e come penso spesso a  tutti voi.

E’ una grande consolazione, quando si soffre, avere dei cuori amici capaci di dividere con noi tutto  il nostro dolore!... Come ringrazio Dio di averci dato altri genitori così buoni, delle sorelline tanto  sensibili. Le nostre povere sorelline, che sono laggiù lontane, non si stancavano l'altro giorno di  dirci tutte le delicatezze che avete usato nei loro confronti. Ho visto che il cuore della mia  Mariuccia aveva toccato il cuore della mia Celina e questa è stata una grande gioia per il mio  povero cuore, perché sento tanto affetto per la mia cara Maria. Tutti gli elogi che si possono fare di  lei saranno sempre inferiori a ciò che ne penso io stessa.

Sto scrivendo in fretta senza pensare che questa povera penna non riesce per nulla ad accordarsi  col cuore e che, senza dubbio, mi toccherà la confusione di non potere essere letta.

SoreIlina cara, abbraccia a nome mio tutti coloro che amo tanto e ringraziali più che puoi. Ci  abituano male davvero con tutta quella delizia di cioccolato e di pesce che ci hanno regalato per  Pasqua! ... Oh, non posso pensare al pesce...

Quel giorno lo zio aveva qualche cosa di tanto paterno, qualcosa di straordinario. Non  dimenticherò mai quell'incontro in parlatorio.

La tua sorellina che ti vuol bene

Suor Teresa del Bambino Gesù

 

65 - A CELINA

 

Compiendo, Celina, venti anni, Teresa è portata a riflettere sulla misteriosa predilezione di Gesù.

 

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo, 26 aprile 1889

E’ Gesù stesso che s'incarica di augurare il buon compleanno alla sua fidanzata che compie venti  anni... Che ventesimo anno fecondo di sofferenze, di grazie speciali! Venti anni! Età piena  d'illusioni... dimmi, che illusione lasci nel cuore della mia Celina?...

Quanti ricordi fra di noi!... E’ tutto un mondo... Sì, Gesù ha le sue preferenze. Ci sono dei frutti nel  suo giardino che il sole del suo amore fa maturare quasi in un batter d'occhio... Perché siamo  anche noi di questo numero? E’ un interrogativo pieno di misteri... Quale ragione ce ne può dare  Gesù?... Una ragione senza ragione... Celina!... Approfittiamo della preferenza di Gesù che ci ha  insegnato tante cose in pochi anni, non trascuriamo nulla di ciò che può fargli piacere... Sì,  lasciamoci indorare dal sole del suo amore... questo sole bruciante... consumiamoci d'amore!...

San Francesco di Sales dice:«Quando il fuoco dell’amore entra nella stanza del cuore, tutti i mobili  volano via dalle finestre».

Oh! non lasciamo niente nel nostro cuore, niente all'infuori di Gesù!

Non c'illudiamo di poter amare senza soffrire, senza soffrire molto. Tale è la nostra povera natura  e non per nulla! E’ la nostra ricchezza, il nostro guadagno d'ogni giorno! E’ così preziosa che Gesù  è venuto sulla terra apposta per questo, per possederla. Soffriamo con amarezza, cioè senza  coraggio!... «Gesù ha sofferto con tristezza; ma senza tristezza vi sarebbe vera sofferenza per  l'anima?». E noi vorremmo soffrire fortemente, eroicamente... Celina!... Quale illusione!...  Potremmo pretendere di non cadere mai? - Che importa, Gesù, se cado ad ogni istante? Vedo  così la mia debolezza e questo è per me un grande guadagno. Voi vedete in questo modo ciò che  posso fare e sarete più spinto in avvenire a portarmi tra le vostre braccia... Se non lo fate, è  perché vi compiacete di vedermi per terra... Allora non voglio più inquietarmi, ma continuerò a  tendere verso di voi le mie braccia supplicanti e piene d'amore! Non posso credere di essere da  voi abbandonata!... «I santi, proprio nel momento in cui si trovavano ai piedi del Signore,  incontravano la croce». Celina cara, dolce eco della mia anima!... Se tu conoscessi la mia  miseria... Oh! se tu la sapessi davvero! La santità non consiste nel dire delle belle cose, neppure  nel pensarle o nel sentirle. Sta tutta nella volontà di soffrire

«La santità! Bisogna conquistarla con la punta della spada, bisogna soffrire... agonizzare!...».

Verrà un giorno in cui le ombre spariranno. Allora non resterà più che la gioia, l'ebbrezza...

Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all'attimo che passa. Un  attimo, è un tesoro... Un solo atto d'amore ci farà conoscere più a fondo Gesù, ci avvicinerà a lui  per tutta l'eternità!...

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. Ind

 

66 - A CELINA

 

Auguri di compleanno accompagnati da un mazzetto di fiori da parte di Bambino Gesù.

 

J. M. J. T.

Per il 28 aprile 1889

Voglio dire ancora una volta buon compleanno alla mia cara Celina e le invio un mazzetto di fiori  da parte del Bambino Gesù che la ringrazia dei tanti fiori stupendi da lei ricevuti.

Ahímé! questi fiori non sono affatto splendenti. Il Bambino Gesù del Carmelo è povero, ma in cielo  ci mostrerà le sue ricchezze e ci ricolmerà di tutti i suoi beni...

Domani riceverò Gesù e gli parlerò tanto della mia cara Celina, di quest'altra me stessa. Avrò  molte cose da dirgli, ma non mi sarà difficile. Un sospiro solo gli rivelerà tutto.

Che pasticcetto questa lettera! ma scrivo così alla svelta che devi scusarmi.

Vorrei che il mio cuore e tutto ciò che esso racchiude per te ti fosse svelato, ma sono di quelle  cose che non si possono scrivere e che solo il cuore comprende.

(Il mazzetto di Gesù ha passato parecchie ore davanti a lui, in un vaso ancora più povero di  lui!...).

Celina cara, un giorno andremo in cielo per sempre. Allora non vi sarà più né giorno né notte come  su questa terra... Oh! che gioia! Camminiamo in pace guardando il cielo, l'unica meta di tutte le  nostre fatiche.

S'avvicina l'ora del riposo. Abbraccia forte forte per me la mia Leonia che amo tanto. Non  dimenticherò il giorno del suo ventiseiesimo compleanno. Dopo che sono al Carmelo, ho una  memoria speciale per le date.

A presto, Celina cara, «giglio-semprevivo» di Gesù... Ti amo più di quanto riesco a dirti.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

 

67 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Vuole seguirla sulla via dell'annientamento, assetata d'eternità.

 

J. M. J. T.

La voce del caro Agnello di Gesù è giunta agli orecchi dell'agnellino come una dolce musica!...  Dove dunque l'Agnello ha imparato la melodia di Cecilia?

L'eternità!... oh! l'agnellino vi s'è tutto immerso. Tenta di lanciarsi saltellando dietro le orme  dell'Agnello, ma bisogna che questo gli segni la strada con la dolce musica del suo richiamo.

Il granello di sabbia, nonostante la sua piccolezza, vuole prepararsi una bella eternità, vuol fare  altrettanto per le anime dei peccatori, ma ahimé! non è ancora abbastanza piccolo né abbastanza  leggero.

Per l'Agnello e per l'agnellino occorre la palma di Agnese, non attraverso il sangue, ma attraverso  l'amore...

Ecco il sogno del granello di sabbia!

Gesù solo!... Nient'altro che lui! Il granello di sabbia tanto piccolo che se volesse mettere  qualcos'altro nel suo cuore,  non ci sarebbe più posto per Gesù...

Preghi il candido Agnello per l'oscuro granello di sabbia affinché diventi nell'eternità splendente e  luminoso.

La piccola canna di Gesù

 

68 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Non teme le angosce e le tempeste pur di conquistare la palma.

 

Grazie al mio caro Agnello d'aver fatto nuovamente udire all'agnellino la musica del cielo. Il soave  venticello ha scosso, dolcemente la piccola canna...

Erano le nove quando la canna ha scorto la preziosa letterina. Non aveva un raggio di luce, ma il  suo cuore, prima ancora dei suoi occhi, ha riconosciuto al volo la musica di santa Cecilia. Non ne  ha perduta nemmeno una nota!...

Sì, bramo queste angosce del cuore, questi colpi di spillo di cui parla l'Agnello. Che importa alla  piccola canna se deve piegarsi? Non ha paura di rompersi perché è stata piantata in riva alle  acque. Invece di andare a toccare la terra, quando si piega, non incontra altro che un'onda  salutare che la fortifica e suscita in lei il desiderio di nuove tempeste. E’ la sua debolezza che  costituisce tutta la sua forza. Non potrebbe spezzarsi mai perché, qualunque cosa le accada, non  vuol vedere altro che la dolce mano del suo Gesù. Talvolta, i piccoli colpi di vento sono più difficili  a superarsi per la fragile canna delle grandi tempeste perché allora, mentre vorrebbe immergersi  di nuovo nell'amato torrente, i colpi di vento non sono forti abbastanza per piegarla così in basso.  Sono queste le punture di spillo...

Ma nessuna sofferenza è troppo grande per conquistare la palma...

 

69 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

La supplica di restare ancora sulla terra a farle da guida verso il cielo.

 

Che gioia rivedere domani il dolce volto dell'Agnello! Ma l'agnellino supplica l'Agnello di rimandare  ancora il suo gran salto verso il cielo! Se il suo posto è già pronto, pensi al povero agnellino,  aspetti un po' finché si fortifichi e sia capace anch'esso di saltare. Allora se n'andranno tutti e due  nella loro patria. Il loro cuore, che non si è mai saziato sulla terra, andrà ad abbeverarsi alla  sorgente dell'amore.

Oh! l'eterno delizioso convito! Che gioia vedere Dio, «essere giudicati da colui che avremo amato  al di sopra d tutte le cose».

Ho sognato che l'Agnello se n'andrà presto nella patria ma spero che resterà ancora un po'  nell'esilio per guidare il povero agnellino.

 

70 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Ricorda con gratitudine il tempo in cui insegnava ad ammassare tesori per il cielo

 

J. M. J. T.

Gesù

Sorella cara, grazie, grazie!... Che vuole che le dica il vero agnellino? Non è stato istruito da lei?  Rammenta il tempo in cui, assisa sulla sedia grande, tenendomi sulle ginocchia, mi parlava del  cielo?... La sento ancora dirmi: «Guarda i commercianti quanto si danno da fare per guadagnare il  denaro. E pensare che noi abbiamo la possibilità di ammassare tesori per il cielo. Ad ogni istante  non abbiamo da fare altro che raccogliere diamanti col rastrello».

Io me ne andavo col cuore pieno di gioia e armato dei migliori propositi. Forse, senza di lei, non  sarei al Carmelo!...

Tanto tempo è passato da quei fortunati momenti vissuti nel nostro dolce nido. Gesù è venuto a  visitarci... Ci ha trovate degne di passare attraverso il crogiolo della sofferenza.

Prima della mia entrata al Carmelo il nostro incomparabile papà diceva, donandomi al buon Dio:  «Vorrei avere qualcosa di meglio da offrire a Dio». Gesù ha ascoltato la sua preghiera... questo  qualcosa di meglio era lui stesso!... Quale gioia per un attimo di sofferenza...

E’ il Signore che ha fatto questo... e il Signore ama il nostro Papà immensamente più di quanto  l'amiamo noi. Papà è il bambino del buon Dio.

Il buon Dio, per risparmiargli grandi sofferenze, vuole che soffriamo noi per lui!... E noi abbiamo  l'obbligo di ringraziarlo!

Sorella cara, la vita passerà molto in fretta. In cielo osserveremo con indifferenza che le reliquie  dei Buissonnets sono state sballottate qua e là. Che importa la terra?...

La sua figliolina cresciuta alla sua scuola!

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

71 - A MARIA GUERIN

 

La incoraggia a fare la comunione nonostante i suoi scrupoli.

 

J. M. J. T.

Gesù

Giovedì, 30 maggio 1889

Mia cara sorellina,

Hai fatto bene a scrivermi. Ho capito tutto, tutto, tutto!... Non hai commesso la minima ombra di  male. Conosco tanto bene questa sorta di tentazioni che te lo posso assicurare senza paura  d'ingannarmi. Del resto, è Gesù stesso che me lo dice in fondo al cuore...

Bisogna disprezzare tutte queste tentazioni, non degnarle nemmeno d'uno sguardo.

Ti devo confidare una cosa che m'ha fatto davvero molta pena?

Che la mia Mariuccia abbia lasciato le sue Comunioni il giorno dell'Ascensione e l'ultimo giorno del  mese di Maria... Oh! quanto è dispiaciuto questo a Gesù!...

Dev'essere veramente astuto il demonio per ingannare così un'anima!... ma sai bene, mia cara,  che questo è lo scopo ultimo di tutte le sue mire. Non ignora certo, il perfido, che non può far  peccare un'anima decisa ad essere tutta di Gesù. Non gli resta allora che farle credere il  contrario.

E’ già molto per lui mettere il turbamento in quest'anima, ma per soddisfare la sua rabbia non si  ferma qui. Vuole privare Gesù d'un tabernacolo amato. Non potendo entrare in questo santuario,  vuole almeno che rimanga vuoto e senza padrone!...

Ahimé! che cosa diventerà questo povero cuore?... Quando il diavolo è riuscito ad allontanare  un'anima dalla santa Comunione, ha raggiunto il suo scopo... E Gesù piange!... 0 mia cara, pensa  dunque che Gesù è là nel tabernacolo espressamente per te, per te sola, e brucia dal desiderio  d'entrare nel tuo cuore... non ascoltare il demonio, burlati di lui e va' senza paura a ricevere il  Gesù della pace e dell'amore!...

Ma sento che dici: «Teresa parla così perché non sa... e poi io non mi posso comunicare perché  credo di fare un sacrilegio, ecc...». Sì, la tua povera Teresina conosce molto bene queste cose, ti  ripeto che essa ha capito tutto; ti assicura che puoi andare senza timore a ricevere il tuo solo vero  Amico. Anche lei è passata attraverso il martirio dello scrupolo, ma Gesù le ha fatto la grazia di  comunicarsi anche quando, perfino allora, credeva di aver commesso delle colpe gravi... Ebbene!  Essa ha riconosciuto, te l'assicuro, che quello era il solo mezzo per sbarazzarsi del demonio.  Quando vede che perde tempo, ti lascia tranquilla!...

No, è impossibile che un cuore «che trova riposo solo nel tabernacolo» offenda Gesù al punto da  non poterlo ricevere. Ciò che offende Gesù, ciò che lo ferisce al cuore, è la mancanza di  fiducia!...

Sorellina, prima di ricevere la tua lettera, presentivo le tue angosce, il mio cuore era unito al tuo.  Stanotte ho sognato che cercavo di consolarti, ma ahimé! tutti i miei tentativi fallivano!... Non sarò  certo più fortunata oggi a meno che Gesù e la santa Vergine non vengano in mio aiuto. Spero che  il mio desiderio si realizzerà e che l'ultimo giorno del suo mese, la santa Vergine guarirà la mia  sorellina amata. Ma per questo bisogna pregare, pregare molto. Se tu potessi accendere un cero a  Nostra Signora delle Vittorie!... ho tanta fiducia in lei!...

Il tuo cuore è fatto per amare Gesù, per amarlo appassionatamente. Prega tanto affinché gli anni  più belli della vita non trascorrano in mezzo a paure chimeriche.

Non abbiamo che questi brevi attimi di vita per amare Gesù. Il diavolo lo sa molto bene e per  questo cerca tutte le vie per farceli perdere in un vano logorio... Sorellina cara, comunicati  spesso...Ecco l’unico rimedio se vuoi guarire. Non per nulla Gesù ha messo questa attrattiva nella  tua anima; (credo che sarebbe contento se tu potessi ricuperare le due comunioni tralasciate,  perché allora la vittoria del demonio sarebbe meno grande essendo fallito nel suo intento di  allontanare Gesù dal tuo cuore). Non temere di amare troppo la santa Vergine. Non l'amerai mai  abbastanza, e Gesù ne sarà ben contento, perché la santa Vergine è sua Madre. Addio sorellina,  perdonami questo scarabocchio che non posso neppure rileggere perché non ho tempo.  Abbraccia per me tutti i miei.

Suor Teresa del Bambino Gesù

n.c.i.

 

72 - A MARIA GUERIN

 

La esorta a liberarsi da vani scrupoli e a sopportare come una prova le aridità.

 

Gesù

Domenica, 14 luglio 1889

Mia cara sorellina,

Poiché hai l’umiltà di chiedere consigli alla tua Teresina, essa non te li può rifiutare, ma, povera  novizietta senza esperienza, da sola avrebbe paura d’ingannarsi e tu stessa potresti aver dei  dubbi su ciò che ti dice. Oggi però, non temere, è la risposta stessa di Gesù che ti porto Oh!  quanto sono contenta di farti questa ambasciata...

Stamattina ho domandato alla nostra buona Madre che cosa dovevo risponderti a proposito di ciò  che hai detto a Celina. Facendo ciò che mi ha detto per te questa cara Madre, non devi temere  d'ingannarti, perché Dio ha messo nel suo cuore una profonda conoscenza delle anime e di tutte  le loro miserie. Essa sa tutto di te, non è all'oscuro di nulla, la conosce la tua anima in modo  perfetto.

Ecco quello che mi ha detto di dirti da parte di Gesù: «Hai fatto bene a dir tutto a Celina, tuttavia è  cosa migliore non fermarsi a discorrere di queste cose, non badarvi neppure perché la nostra  Madre è sicura che tu non fai nulla di male». Allora, ti senti rasserenata? Mi sembra che al tuo  posto, se m'avessero parlato con tanta chiarezza, sarei guarita subito e mi sarei lasciata condurre  ciecamente. Infatti è il solo mezzo per vivere in pace e soprattutto per far piacere a Gesù.

Anche se tu fossi sicura di fare del male, non vi è alcun pericolo, perché nostra Madre che ha  (penso) più esperienza di te, ti dice che non è affatto vero. Oh! Maria, quanto sei fortunata d'avere  un cuore capace di amare così... Ringrazia Gesù d'averti fatto un dono così prezioso e donagli il  tuo cuore interamente. Le creature son troppo piccole per riempire il vuoto immenso che Gesù ha  scavato in te. Non ci dev'essere spazio alcuno per loro nella tua anima... Il buon Dio non ti  prenderà nelle sue reti perché ci sei già dentro prigioniera...

Sì, è tanto vero che il nostro amore non appartiene alla terra. E’ troppo forte per questo e neppure  la morte sarebbe capace d’infrangerlo...

Non t'affliggere per il fatto che non provi nessuna consolazione nelle tue comunioni. E’ una prova  che bisogna sopportare con amore. Non perderne neppure una delle spine che incontri ogni  giorno. Con una sola di esse puoi salvare un'anima!...

Ah! se tu sapessi come il buon Dio è offeso! La tua anima è fatta apposta per consolarlo... Amalo  fino alla follia per tutti quelli che non l'amano!...

Sorellina, dopo la sua folle corsa, è necessario che la mia penna si fermi. Oggi, ho cinque lettere  da scrivere, ma ho voluto cominciare dalla mia Mariuccia. L'amo tanto così poco naturalmente!

Abbraccia per me lo zio, la zia e la mia cara Giovanna e di' loro che li porto nel cuore.

Tu, piccola privilegiata di Gesù, prega affinché la tua indegna sorellina sia capace d'amare al pari  di te, se ciò è possibile.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

73 - A CELINA

 

Il dolore è breve, la gioia sarà eterna. Immoliamoci per la salvezza delle anime, soprattutto per i  sacerdoti.

 

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo, 14 luglio 1889

Mia cara Celina,

La mia anima non t'abbandona. Soffre l'esilio insieme con te!... Oh! quanto costa vivere, restare su  questa terra d’amarezza e d'angoscia... Ma domani... un'ora, e saremo in porto. Che felicità! Come  sarà bello contemplare Gesù faccia a faccia per tutta l'eternità! Sempre, sempre più amore,  sempre gioie più inebrianti... una felicità senza nubi...

Come ha fatto dunque Gesù per staccare così le nostre anime da tutto il creato? Ha vibrato un  grande colpo, ma è un colpo d'amore... Dio è ammirevole, ma soprattutto è amabile... amiamolo  dunque... amiamolo fino al punto da soffrire per lui tutto ciò che vorrà, anche le pene dell'anima, le  aridità, le angosce, le freddezze apparenti.

E’ veramente un grande amore l'amare Gesù senza sentire nessuna dolcezza. E’ un martirio...  Ebbene! moriamo martiri!

Oh! Celina mia... dolce eco della mia anima, mi comprendi?... il martirio ignorato, noto a Dio solo,  ignorato dalla creatura, martirio senza onore, senza trionfo...

Ecco l'amore spinto fino all'eroismo. Ma un giorno «il Dio della riconoscenza griderà: Ora è la mia  volta». Oh! che cosa vedremo allora? Che sarà mai quella vita che non avrà più fine?... Dio sarà  l'anima della nostra anima. Mistero insondabile! «L'occhio dell'uomo non ha mai veduto la luce  increata, il suo orecchio non ha mai udito le celesti armonie, e il suo cuore non può presentire ciò  che Dio riserva a coloro che egli ama». E tutto questo accadrà presto, sì, molto presto.  Affrettiamoci a preparare la nostra corona, tendiamo la mano per cogliere la palma. Se amiamo  molto, se amiamo Gesù con passione, egli non sarà tanto crudele da lasciarci ancora a lungo su  questa terra d'esilio!...

Celina, nei brevi istanti che ci restano, non perdiamo il nostro tempo... salviamo le anime... le  anime. «Esse si perdono come fiocchi di neve» e Gesù piange, e noi... noi pensiamo ai nostri  dolori senza consolare il nostro Fidanzato! Celina mia, viviamo per le anime, siamo apostoli,  salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti, queste anime che dovrebbero essere più trasparenti  del cristallo... Ahimé! quanti cattivi sacerdoti, quanti sacerdoti che non sono santi abbastanza!  Preghiamo, soffriamo per loro e nel giorno finale Gesù ci mostrerà la sua riconoscenza. Noi gli  porteremo in dono le anime!...

Celina, comprendi il grido del mio cuore? Insieme, sempre insieme,

Celina e Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

P.S. - Suor Maria del Sacro Cuore non può scriverti perché la lettera peserebbe troppo.

 

74 - A CELINA

 

La ringrazia di un dono e la esorta ancora a immolarsi per le anime, soprattutto per i sacerdoti.

 

J. M. J. T.

15 ottobre 1889

Gesù

Celina cara,

Sapessi come hai toccato il cuore della tua Teresa...I tuoi vasetti sono incantevoli. Non immagini il  piacere che mi hai fatto!... Celina, la tua lettera mi ha riempito di gioia. Ho capito quanto le nostre  anime sono fatte per comprendersi, per fare la stessa strada... La vita... sì, è vero, per noi la vita  non ha più attrattiva. Ma no, m'inganno, è vero che le attrattive del mondo sono svanite per noi,  ma è tutto fumo... e a noi resta la realtà. La vita diventa così un autentico tesoro... ogni istante è  un'eternità, un'eternità di gioia per il cielo, un'eternità... vedere Dio faccia a faccia, essere una sola  cosa con lui... Solamente Gesù è: tutto il resto non è... Amiamolo, dunque, fino alla follia,  salviamogli le anime.

Ah! Celina, io sento che Gesù domanda a noi due di estinguere la sua sete dandogli delle anime,  soprattutto anime di sacerdoti. Sento che Gesù vuole che ti dica queste cose, perché la nostra  missione è quella di dimenticarci, di annientarci... Siamo così poca cosa... e tuttavia Gesù vuole  che la salvezza delle anime dipenda dai nostri sacrifici, dal nostro amore. Egli viene da noi a  mendicare delle anime... Sappiamo capire il suo sguardo! Tanto pochi lo capiscono. Gesù ci fa la  grazia straordinaria di ammaestrarci lui stesso, di mostrarci una luce nascosta.

Celina, la vita è breve, l'eternità è senza fine... Facciamo della nostra vita un continuo sacrificio, un  martirio d'amore, per consolare Gesù. Egli non vuole che uno sguardo, un sospiro, ma uno  sguardo e un sospiro che siano per lui solo!... Che tutti gl'istanti della nostra vita siano per lui solo.  Che tutte le creature ci sfiorino appena...

Non c'è che una cosa da fare nella notte di questa vita, l'unica notte che non ritorna più, quella  d'amare, amare Gesù con tutta la forza del nostro cuore e salvargli le anime perché sia amato...  Oh! fare amare Gesù!

Celina! come mi è facile parlare con te... E’ come se parlassi alla mia anima... Mi sembra che a te  posso dire tutto...

(Grazie ancora dei tuoi graziosi vasetti. Il Bambino Gesù ha un'aria radiosa in mezzo a tanti  ornamenti).

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

75 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

La ringrazia dei doni ricevuti in occasione della sua festa.

 

15 ottobre1889

J. M. J. T,

Gesù

Mia cara zia,

Non so dirle tutta la commozione che ho provato davanti a tanti suoi doni. Non mi resta che  ricorrere alla mia santa Patrona e pregarla che la ringrazi lei ricolmandola delle sue grazie insieme  al mio caro zio. La incarico di ringraziare per me le mie amate sorelline Giovanna e Maria dei loro  graziosi mazzetti e dell'uva deliziosa.

La mia lettera è stata interrotta dall'arrivo di un nuovo regalo: due magnifiche piante per il Bambino  Gesù. Veramente è troppo per me e ne sarei confusa se non sapessi che tutto ciò è per abbellire  l'altare del Bambino Gesù. E’ lui senza dubbio che si prende l'incarico di pagare il mio debito  presso i miei cari parenti. Ignoro il nome della persona che fa questo dono prezioso al Gesù di  Teresa. Se la conosce, cara zia, la prego di testimoniarle la mia gratitudine!

Con quanto fervore prego oggi santa Teresa di renderle il centuplo di tutto ciò che ha fatto per noi!  Celina, nella lettera che mi ha mandato per la mia festa, mi parlava di tutte le bontà che ha usato  con lei. Sono rimasta molto commossa, ma non mi ha sorpreso, perché conosco tutte le  sollecitudini materne che ha avuto per noi.

Mia cara zia, ho il cuore traboccante di tante cose belle che vorrei poterle comunicare, ma devo  lasciarla per andare ai vespri.

Invio a lei, allo zio, e alle mie quattro sorelline i miei migliori baci.

La sua figliolina molto riconoscente.

Suor Teresa del Bambino Gesù

nov. carm. ind.

 

76 - A CELINA

 

Addolorata per aver dimenticato la data della sua festa, le invia un'immaginetta del Volto Santo.

J.M.J.T.

Gesù

Dal Carmelo, 22 ottobre 1889

Mia cara Celina,

Tu sapessi la pena che ho!... quando penso che ho lasciato passare il 21 senza fare gli auguri alla  mia Celina nel giorno della sua festa!... Ma può aver dubitato Celina del cuore della sua Teresa?...  Eppure era tanto tempo che pensava a questa cara ricorrenza, ma la vita del Carmelo è così  eremitica che la povera piccola solitaria non sa mai che data sia.

Celina, questa dimenticanza mi ha ferito il cuore, ma, vedi, io penso che quest'anno Gesù ha  voluto far cadere la nostra festa nel medesimo giorno. Non è forse oggi l'ottava di santa Teresa?  Sì, Celina, santa Teresa è anche la tua patrona, perché tu sei già la sua figlia diletta.

Sono certa che la pena che ho oggi nel cuore l'ha voluta Gesù, che ama seminare di tante piccole  pene la nostra vita...

Ti mando una bella immagine del Volto Santo. Me l'ha regalata nostra Madre qualche tempo fa. Mi  pare che si adatti così bene a Maria del Volto Santo che non posso tenerla per me. E tanto che  pensavo di farne un presente alla mia Celina, a Celina che è tutta mia. Possa Maria del Volto  Santo essere un'altra Veronica che asciuga tutto il sangue e tutte le lacrime di Gesù, l'unico suo  Prediletto! Che sappia guadagnargli delle anime, soprattutto le anime da lei amate! Che non tema  di sfidare i soldati, cioè il mondo, pur di arrivare fino a lui... Oh! come sarà felice quando potrà un  giorno contemplare nella gloria la misteriosa bevanda con la quale avrà dissetato il suo Fidanzato  celeste; quando vedrà aprirsi le sue labbra, già tanto riarse, per dirle l'unica ed eterna parola  dell'Amore! il grazie che non avrà fine...

A presto, mia piccola Veronica, domani indubbiamente il nostro Diletto chiederà un nuovo  sacrificio, un altro sollievo alla sua sete. Ma che importa? «Moriamo con lui».

Buona festa, Celina cara...

La tua povera sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

P. S. - (Non dimenticare di cogliere un «fiorellino Celina». Te l'offre il mio cuore).

 

77 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Le fa molti auguri per la sua festa con la gioia di sempre.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 18 novembre 1889

Mia cara zietta,

Come passa il tempo! Sono già due anni che le inviai da Roma i miei auguri per la sua festa e mi  sembra ieri.

Durante questi due anni sono successe tante cose. Il buon Dio mi ha accordato grandi grazie. Ci  ha visitato, è vero, con la sua croce, ma nel medesimo tempo ci ha rivelato tutta la tenerezza che  aveva messo nel cuore della nostra cara zia.

Quanti ricordi per me in questa data del 19 novembre! Che gioia quando vedevo arrivare questo  momento! E’ sempre con la stessa gioia che torno a ridire alla mia cara zia tutti gli auguri che  formulo per lei. Ma m'inganno, non perderò il mio tempo ad enumerarli, perché credo che un  volume intero non basterebbe.

Sapesse, zietta cara, quanto la sua figliolina vuole pregare per lei il giorno della sua festa! Ahimé!  sono così imperfetta che le mie povere preghiere non hanno certamente molto valore, ma vi sono  dei mendicanti che, a forza d'importunare, ottengono quel che vogliono. Farò come loro e il buon  Dio non potrà rimandarmi a mani vuote...

Sento che suonano le quattro e bisogna che la lasci, mia cara zia, ma le assicuro che il mio cuore  resta vicino a lei.

La prego, zia diletta, di ricordarmi presso la signora Fourner perché non mi dimentico che questa è  pure la sua festa.

Naturalmente abbraccio con tutto il cuore il mio caro zio le mie care sorelline.

A lei, mia cara zia, invio i migliori baci da parte della piccola delle sue sette figlioline.

Suor Teresa del Bambino Gesù

nov. carm. ind.

 

78 - AL SIGNOR E SIGNORA GUERIN

 

Auguri di buon anno

J. M. J. T.

Gesù

30 dicembre 1889

Cari zii,

La vostra beniamina viene puntualmente ad augurarvi il buon anno. Come ogni giorno ha la sua  ultima ora, così ogni anno vede arrivare la sua ultima sera. Ed è alla sera di questo anno che mi  sento portata a gettare uno sguardo passato e sull'avvenire.

Considerando il tempo ormai trascorso, ringrazio il buon Dio perché, se la sua mano ci ha  presentato un calice amaro, il suo Cuore divino ha saputo sostenerci nella prova e ci ha dato la  forza necessaria per bere il suo calice fino alla feccia. Che cosa ci riserba per l'anno che sta per  aprirsi? Non mi è concesso di penetrare questo mistero, ma prego il buon Dio di ricompensare al  centuplo i miei cari zii d tutte le commoventi premure che hanno avuto per noi.

Il primo giorno dell'anno è per me un mondo di ricordi... Vedo ancora Papà ricolmarci delle sue  carezze. Era così buono! Ma perché riandare a questi ricordi? Questo caro Padre ha ricevuto la  ricompensa delle sue virtù. Dio gli ha inviato una prova degna di lui.

Suonano già le nove e mi tocca terminare la lettera senza aver detto nulla di quello che avrei  dovuto... ma spero che i miei cari zii vorranno scusare la loro Teresina e soprattutto perdonare la  scrittura che non è leggibile. Buon anno alle mie care sorelline! Soprattutto che Maria guarisca al  più presto. Sarei adirata contro di lei se l'influenza le impedisse di venirci a trovare.

Arrivederci, caro zio e cara zia, la vostra figliolina vi augura tante volte buon anno e vi abbraccia  con tutto il cuore.

Suor Teresa del Bambino Gesù

nov. carm. Ind

 

79 - A CELINA

 

A lei l'ultimo addio dell'anno e la gioia di vedere che la notte del tempo passa e s'avvicina l'alba  eterna.

 

J. M. J. T.

Gesù

31 dicembre 1889

Mia cara Celina,

E per te il mio ultimo addio di quest'anno!... Tra qualche ora sarà passato per sempre... Sarà  nell'eternità!

Poiché a quest'ora la mia Celina è nel suo «lettuccio», è mio dovere andarla a trovare per  augurarle buon anno... Ti ricordi d'una volta?

L'anno che sta per scadere è stato buono. Sì, è stato prezioso per il cielo. Possa quello che  seguirà rassomigliargli!...

Celina, non sono meravigliata di vederti nel letto dopo un anno simile! Al termine di un giorno  come quello, c'è ben motivo di riposarsi!... Comprendi?...

Chi sa, l'anno che sta per incominciare potrebbe essere l'ultimo!... Sfruttiamo, sfruttiamo i più brevi  momenti, facciamo come gli avari, siamo gelose delle minime cose per amore del Diletto!...

L'ultimo giorno dell'anno è per noi ben triste quest'anno... Non farò altro che vegliare, il cuore  inondato di ricordi, mentre aspetto mezzanotte... Mi torna alla mente tutto... ora siamo delle  orfanelle, ma possiamo dire con amore: «Padre nostro che sei nei cieli». Sì, ci resta ancora l'unico  tutto delle nostre anime!... Celina, un anno di più appartiene al passato. E’ passato, è passato e  mai ritornerà! Come quest'anno è passato, passerà anche la nostra vita e tra poco diremo: «E’  passata». Non sciupiamo il nostro tempo, presto spunterà per noi la luce dell'eternità!... Celina, se  vuoi, ci possiamo mettere a convertire le anime, bisogna che quest'anno formiamo molti sacerdoti  che sappiano amare Gesù! Che lo tocchino con la stessa delicatezza con cui lo toccava Maria  nella culla.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Santo Volto

nov. carm. ind.

P.S. - Auguro un buon anno a Lolò, ma sono certa che la vedrò senz'altro. Ringrazia molto lo zio e  la zia di' loro che sono tanto commossa per tutti i loro regali. Ringrazia pure tanto Giovanna e  Maria. Sono davvero troppo gentili.

 

 

1890

 80 - A CELINA

 

Auguri di compleanno.

 

J. M. J. T.

Gesù

26 aprile 1890

Mia cara Celina,

Ero tutta contenta perché pensavo di scriverti una lunga lettera per il tuo ventunesimo  compleanno, ed ecco che dispongo appena di qualche istante!... Celina, credevi forse che la tua  Teresa potesse dimenticare il 28 aprile?... Celina, il mio cuore è affollato di ricordi... mi sembra di  amarti da secoli e invece non sono ancora ventun anni. Ma ora ho l'eternità davanti a me...

Celina, la lira del mio cuore canterà per te il 28 e il tuo nome risuonerà spesso alle amate orecchie  del mio Gesù. Oh! sì, poiché il nostro cuore è un cuore solo, doniamolo tutto intero a Gesù.  Bisogna che andiamo di pari passo perché Gesù non può abitare in un mezzo cuore!...

Chiedi che la tua Teresa non resti indietro...

Guardando l'immagine del Santo Volto, mi sono venute le lacrime agli occhi. Non è questo il  simbolo della nostra famiglia? Sì, la nostra famiglia è un mazzo di gigli e vi sta in mezzo il Giglio  senza nome. Egli vi sta da re e ci associa agli onori della sua regalità: il suo sangue divino irrora le  nostre corolle e le sue spine, nel momento in cui lacerano, lasciano esalare il profumo del nostro  amore.

Addio, Celina, sono costretta a interrompere il nostro colloquio. Capiscimi fino in fondo.

Teresa

 

81 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Il granellino di sabbia, desideroso di essere dimenticato, attende luce e forza dalle preghiere della  sorella.

 

J. M. J. T.

Gesù

Lodoletta leggera, il mio cuore la segue nella solitudine e a qualunque altezza s'innalzi dovrà  tirarsi dietro il suo fardello. Ma un granello di sabbia non è pesante, e poi diventerà più leggero  ancora se lo chiederà a Gesù

Oh! quanto desidera essere ridotto a zero, sconosciuto da tutte le creature. Non desidera più nulla,  povero, piccolo, nulla fuorché di essere dimenticato. Non i disprezzi non le ingiurie: sarebbe troppo  glorioso per un grano di sabbia. Per poterlo disprezzare, bisognerebbe almeno vederlo. Non vuole  che la dimenticanza!... Sì, desidero essere dimenticata e non soltanto dalle creature, ma anche da  me stessa. Vorrei essere ridotta a nulla fino al punto da non avere più alcun desiderio... La gloria  del mio Gesù, ecco tutto! Per la mia, l'abbandono a lui e se pare che mi dimentichi, non importa. E’  libero di farlo, perché non appartengo più a me stessa, ma a lui. Si stancherà prima lui di farmi  aspettare che io di aspettare!...

Mi comprende, amato mio Agnello? Cerchi di capire tutto, anche quello che il mio cuore non sa  esprimere. Lei che è la luminosa fiaccola che Gesù mi ha dato per rischiarare i miei passi nei  sentieri tenebrosi dell'esilio, abbia pietà della mia debolezza, mi nasconda sotto il suo velo affinché  goda della sua luce. Dica a Gesù di rivolgere il suo sguardo verso di me, che le «belle di notte»  penetrino coi loro raggi luminosi nel cuore del granello di sabbia e, se non è troppo, domandi pure  che il «Fiore dei fiori» dischiuda la sua corolla, e la melodia che da essa promana faccia vibrare  nel mio cuore i suoi misteriosi insegnamenti... Agnello caro, non dimentichi il granello di sabbia!...

 

82 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

La ringrazia d'una lettera e le dà alcune notizie di famiglia.

 

Grazie della sua lettera, oh! grazie!...

Non mi stupisce che non abbia consolazioni. Gesù e così poco consolato che è felice di trovare  un'anima nella quale possa riposarsi senza tante cerimonie...

Come sono fiera di essere la sua sorella! Ed anche la sua figliolina, perché è lei che m'ha  insegnato ad amare Gesù, a non cercare che lui!...

Celina ci ha parlato del nostro povero Babbino e ci ha fatto notare che è stato proprio sabato, il  giorno dell'Invenzione della santa Croce, che anche noi abbiamo ritrovato la nostra croce. Leonia  era presente. Spera di essere guarita dal Santo Volto o a Lourdes. Scenderà nella piscina. Povera  Leonia, era tanto buona e voleva privarsi dei suoi colloqui in parlatorio per piacere a Celina.  Siccome erano suonati i vespri, son dovuta partire. Non so quando saranno a Tours, ma credo che  saranno a Lourdes la settimana prossima. Bisogna scrivere lunedì o martedì prima di mezzogiorno  perché la lettera arrivi sabato. Oh! che esilio è la terra!... Non c'è nulla a cui appoggiarsi all'infuori  di Gesù. Lui solo è immutabile. Che felicità pensare che non può cambiare! Che gioia per il nostro  cuore pensare che la nostra famigliola ama tanto teneramente Gesù! E’ sempre questa la mia  consolazione. Non è forse la nostra famiglia una famiglia verginale, una famiglia di gigli? Domandi  a Gesù che il più piccolo, l'ultimo di essi, non sia l'ultimo ad amare con tutte le sue forze!

83 - A CELINA

 

La segue col cuore nel suo viaggio e le ricorda che è una grazia vedere tanti luoghi sacri e  bellezze della natura.

 

Maggio 1890

J.  M. J. T.

Gesù

Mia cara Celina,

Sei contenta del tuo viaggio? Spero che la santa Vergine ti ricolmi delle sue grazie. Se non sono  grazie di consolazione, sono senza dubbio grazie di luce! E il Volto Santo! Lo sai, Celina, che è  una grazia grande visitare tutti questi luoghi benedetti... Il mio cuore vorrebbe seguirti dappertutto,  ma ahimé! non conosco l'itinerario del viaggio. Credevo addirittura che non avreste potuto arrivare  a Lourdes prima della prossima settimana.

Celina, devi essere ben contenta di poter contemplare le bellezze della natura, le montagne, i fiumi  d'argento. E’ tutto così grandioso, così atto ad elevare le nostre anime... Cara sorellina,  stacchiamoci dalla terra, voliamo sulle montagne dell'amore dove si trova il bel giglio delle nostre  anime. Stacchiamoci dalle consolazioni di Gesù per attaccarci soltanto a lui!

E la santa Vergine? Celina, nasconditi bene all'ombra del suo manto verginale perché essa ti  verginizzi!... La purezza è tanto bella, tanto candida! Felici i cuori puri, perché vedranno Dio. Sì, lo  vedranno perfino sulla terra dove nulla è puro, ma dove tutte le creature diventano limpide quando  sono vedute attraverso la Faccia del più bello e del più bianco dei gigli!...

Celina, i cuori puri sono spesso circondati di spine, sono spesso nelle tenebre e allora i gigli  credono d'aver perduto il loro candore, pensano che le spine che li circondano siano arrivate a  lacerare la loro corolla! Capisci, Celina? I gigli in mezzo alle spine sono i prediletti di Gesù. E’ in  mezzo a loro che trova le sue delizie! «Beato colui che è stato trovato degno di soffrire la  tentazione!».

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

P.S. - Avrei voluto scrivere alla mia cara Leonia, ma non mi è stato possibile per mancanza di  tempo. Dille che prego tanto per lei e penso molto alla mia amata madrina. Contavo pure di  scrivere alla Mariuccia, ma non Posso. Prego assai perché la santa Vergine ne faccia un piccolo  giglio, che pensa molto a Gesù e dimentica se stessa e rimette tutte le sue miserie nelle mani  dell'obbedienza. Ricordo sempre, la mia Giovanna.

Non abbiamo ricevuto nulla dal Canadà. Suor Agnese di Gesù non può scrivere a causa del suo  ritiro. Se non hai acquistato nulla per la nostra Madre potresti portare una Madonnina di Lourdes  non colorita, del prezzo di 4,5 franchi.

 

84 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Vuole sfogare la sua anima sempre più assetata d'immolazione e di anime.

 

J .M .J .T .

Gesù

Mio caro Agnello, lasci belare un po' il suo povero agnellino... L'Agnello mi ha fatto del bene  domenica! C'è soprattutto una frase della sua lettera che è stata per me luminosa. Diceva:  «Tratteniamo una parola che potrebbe sollevarci».E’ vero, bisogna conservare tutto per Gesù con  cura gelosa... Agnello caro, quanto fa bene all'anima lavorare per Gesù solo, esclusivamente per  lui! Oh! come è soddisfatto allora il cuore, come ci si sente leggeri...

Agnello di Gesù, preghi per il povero granellino di sabbia. Che rimanga sempre al suo posto, cioè  sotto i piedi di tutti. Che nessuno pensi a lui; che la sua esistenza sia, per così dire, ignorata... il  granello di sabbia non desidera essere umiliato: ciò è ancora troppo glorioso, perché  richiederebbe che ci si occupasse di lui. Non desidera che una cosa: «essere dimenticato e non  contato per nulla!...». Ma desidera essere veduto da Gesù. Gli sguardi delle creature non possono  abbassarsi fino a lui. Che almeno si volga verso di lui il volto insanguinato di Gesù... Non brama  che uno sguardo, uno sguardo solo!

Se fosse possibile ad un granello di sabbia consolare Gesù, asciugare le sue lacrime, oh, ce n'è  uno che lo vorrebbe fare... Che Gesù prenda il povero granello di sabbia e lo faccia sparire nel suo  Volto adorabile... là il povero atomo non avrà più nulla a temere, sarà sicuro di non più peccare!...

Il granello di sabbia vuole a tutti i costi salvare le anime... bisogna che Gesù gli accordi questa  grazia. Piccola Veronica, la chieda al Volto luminoso di Gesù!... Sì, il Volto di Gesù è luminoso, ma  se è già così bello tutto ricoperto di ferite e di lacrime, che sarà mai quando lo vedremo nel  cielo?...

Oh! il cielo... il cielo! Sì, per vedere un giorno il Volto di Gesù, per contemplare eternamente la  meravigliosa bontà di Gesù, il povero granello di sabbia desidera essere disprezzato sulla terra...  Mio caro Agnello, chieda a Gesù che il suo granello di sabbia si adoperi a salvare molte anime in  breve tempo, per volare più presto verso il suo Volto adorato...

Soffro tanto!... Ma la speranza della patria m'infonde coraggio: presto saremo in cielo... Allora non  ci sarà più né giorno né notte, ma il Volto di Gesù farà regnare una luce senza uguale!...

Agnello caro, cerchi di capire il granello di sabbia che non sa ciò che dice stasera. Sicuramente  non aveva l'intenzione di scrivere una sola parola di tutto quello che ha scarabocchiato.

 

85 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

E’ felice per la fine del suo ritiro annuale.

 

J. M. J. T.

Gesù

Agnello caro, un giorno ancora e ritornerà a combattere nella pianura!... Il povero agnellino  ritroverà finalmente la mamma. Come sono felice di essere per sempre prigioniera al Carmelo.  Non ho nessuna voglia di andare a Lourdes per avere delle estasi. Preferisco la monotonia del  sacrificio! Che felicità essere così ben nascosti che nessuno pensi a noi!... Essere sconosciuti  perfino alle persone che vivono con noi ...

Agnello caro, quanto ringrazio Gesù di avermi affidato a lei, che le faccia capire così bene la mia  anima... Non riesco a dirle tutto ciò che penso... Oh! il cielo!!!... Allora, un solo sguardo e tutto sarà  detto e compreso!...

Il silenzio, ecco il linguaggio che solo può dirle tutto ciò che passa nella mia anima.

 

86 - A CELINA

 

Soffrire per Gesù è il nostro grande privilegio sulla terra.

 

J. M. J. T.

Maggio 1890

Gesù

Mia cara Celinetta,

Mi hanno incaricato di scriverti due righe per dirti di non venire a portarci le notizie del Babbo  durante il ritiro della Pentecoste. Saresti molto gentile se volessi inviarci un bigliettino e poi venire  a farci visita lunedì.

Celina cara, sono felice che mi abbiano incaricato di questa commissione, perché ho bisogno di  dirti quanto sono convinta che il buon Dio ti ama e ti tratta come una privilegiata. Puoi ben dire che  la tua ricompensa è grande nei cieli, perché egli ha detto: «Felici voi, quando vi perseguiteranno e  diranno falsamente di voi ogni sorta di male». Allora, rallegrati ed esulta di gioia!...

Celina, che privilegio essere misconosciuti sulla terra.

I pensieri del buon Dio non sono i nostri pensieri. Se lo fossero, la nostra vita non sarebbe che un  inno di riconoscenza...

Celina, pensi davvero che santa Teresa abbia ricevuto più grazie di te?... Per me, io non ti dirò di  mirare alla sua santità serafica, ma di essere perfetta come è perfetto il tuo Padre celeste! Ah!  Celina i nostri desideri infiniti non sono né sogni né chimere, perché Gesù stesso ci ha dato questo  comandamento!

Celina, non sei persuasa che a noi, qui sulla terra, non resta più niente?! Gesù vuol farci bere il  suo calice fino alla feccia lasciando laggiù il nostro amato Babbino. No, non rifiutiamo nulla a  Gesù. Ha tanto bisogno d'amore ed è così riarso dalla sete che attende da noi la goccia d'acqua  che deve rinfrescarlo. Doniamo senza calcoli. Un giorno ci dirà: «Ora è la mia volta». Ringrazia  tanto la mia cara Mariuccia del suo incantevole mazzolino. Dille che l'offro a Gesù da parte sua e  gli chiedo come contraccambio di adornare la sua anima di tante virtù quanti sono i bocci di rosa.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. Ind

 

87 - A MARIA GUERIN

 

La incoraggia col proprio esempio a fidarsi di Gesù, senza guardare alle sue debolezze.

 

J. M. J. T.

Dal Carmelo, luglio 1890

Gesù

Mia cara Mariuccia,

Ringrazia tanto il buon Dio di tutte le grazie che ti fa e non essere così ingrata da non riconoscerle.  Mi fai l'effetto d'una contadinella che un re potente venisse a chiedere in sposa e lei non osasse  accettare col pretesto che non è abbastanza ricca, né abbastanza preparata agli usi di corte,  senza riflettere che il suo regale fidanzato conosce la sua povertà e la sua debolezza molto meglio  di quanto non la conosca lei stessa... Maria, se tu sei niente, non dimenticare che Gesù è tutto.  Devi dunque perdere il tuo piccolo nulla nel suo infinito tutto e non pensare più che a questo tutto  unicamente amabile... Non devi desiderare neppure di vedere il frutto dei tuoi sforzi. Gesù si  compiace di riserbare per sé questi piccoli nulla che lo consolano... T'inganni, mia cara, se credi  che la tua Teresina cammini sempre con ardore per la via della virtù. Essa è debole, tanto debole.  Tutti i giorni è costretta a farne di nuovo l'esperienza, ma, Maria, Gesù si compiace d'insegnarle  come a san Paolo, la scienza di gloriarsi nelle sue infermità. E’ una grande grazia questa e prego  Gesù d'insegnartela perché è solo qui che si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede  così miserabili, non si ha più voglia di fermarsi a considerare se stessi. Non si guarda che all'unico  Diletto!...

Mia cara Mariuccia, per me, io non conosco altro mezzo per giungere alla perfezione fuorché  l'amore... Amare! E’ per questo che è fatto il nostro cuore... Qualche volta cerco un'altra parola per  esprimere l'amore, ma in questa terra di esilio le parole sono impotenti a rendere tutte le vibrazioni  dell'anima. Così è giocoforza attenersi a quest'unica parola: Amare!... Ma a chi il nostro povero  cuore affamato d'Amore prodigherà il suo amore? Chi sarà abbastanza grande per questo?... Un  essere umano potrà comprenderlo... e soprattutto saprà ricambiarlo?... Maria, non c'è che un  Essere che possa i comprendere la profondità di questa parola: amare!... Non c'è che il nostro  Gesù che sappia ricambiarci infinitamente ciò che noi gli diamo...

Maria del Santissimo Sacramento, il tuo nome ti dice la tua missione. Consolare Gesù, farlo amare  dalle anime... Gesù è malato d'amore, e bisogna tener presente che la malattia dell'amore non si  guarisce che con l'amore... Maria, dona generosamente tutto il tuo cuore a Gesù. Ne ha sete, ne  ha fame. Il tuo cuore, ecco ciò che ambisce di possedere fino al punto che per averlo è disposto a  restare in un bugigattolo tanto oscuro e lurido... Come non amare un Amico che si riduce a vivere  in questa estrema indigenza, come osare di richiamarsi ancora alla propria povertà, quando Gesù  si rende così simile alla sua fidanzata?... Era ricco e si è fatto povero per unire la sua povertà alla  povertà di Maria del Santissimo Sacramento... Che mistero d'amore! ...

Tutti i miei saluti affettuosi alla cara colonia.

Il mio cuore è sempre con Maria del Santissimo Sacramento. Il tabernacolo è la casa d'amore  dove le nostre due anime sono racchiuse...

La tua sorellina che ti domanda di non dimenticarla nelle tue preghiere.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

nov. carm. ind.

 

88 - A CELINA

 

L'immagine del Cristo sfigurato impressa nel testo d'Isaia allegato alla lettera la inebria tutta della  follia della croce.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 18 luglio 1890

Celina cara,

Tu sapessi ciò che la tua lettera ha detto alla mia anima!... Ah! la gioia inondava il mio cuore come  un oceano sconfinato!... Celina, tutto quello che ho da dirti tu lo sai, perché tu ed io siamo la  stessa cosa... Ti mando un foglio, che ha detto tante cose alla mia anima e sono certa che la tua vi  s'immergerà tutta con la medesima voluttà.

Celina, sono trascorsi tanti secoli... e già allora l'anima del profeta Isaia s'immergeva come la  nostra nelle bellezze nascoste di Gesù... Ah! Celina, quando leggo queste cose mi domando che  cosa è il tempo... Il tempo non è che un miraggio, un sogno. Già fin d'ora Dio ci vede nella gloria e  gioisce della nostra beatitudine eterna.... Quanto bene mi fa all'anima questo pensiero. Capisco  allora perché ci tratta senza riguardo... Sente che noi lo comprendiamo e ci tratta da amici, da  spose carissime...

Celina, poiché Gesù «è stato solo a spremere il vino» che ci offre da bere, non ci rifiutiamo a  nostra volta di portare delle vesti tinte di sangue. Spremiamo per Gesù un vino nuovo che lo  disseti, che gli renda amore per amore. Ah! non perdiamo una sola goccia del vino che possiamo  dargli... Allora, «guardando intorno a sé» vedrà che noi veniamo per aiutarlo!...

«Il suo volto era come nascosto»!.. Celina, lo è ancora oggi... perché, chi comprende le lacrime di  Gesù?

Celina cara, facciamo nel nostro cuore un piccolo tabernacolo dove Gesù possa rifugiarsi. Allora  sarà consolato e dimenticherà ciò che noi non possiamo dimenticare: l'ingratitudine delle anime  che l'abbandonano in un tabernacolo deserto!

«Aprimi, sorella mia, sposa mia, perché la mia faccia è piena di rugiada e i miei capelli delle goccie  della notte». Ecco ciò che Gesù ci dice quando è abbandonato e dimenticato!... Celina, la  dimenticanza mi sembra sia la cosa che più lo affligge!

Il Papà!... Ah! Celina, non posso dirti tutto quello che mi passa per la mente. Sarebbe troppo lungo  e non riuscirei a dirti delle cose che il pensiero stesso sa appena tradurre, delle profondità che  sono negli abissi più intimi dell'anima...

Gesù ci ha inviato la croce più raffinata che potesse escogitare nel suo immenso amore... Come  lamentarsi quando lui stesso è stato considerato come un uomo colpito da Dio e umiliato?

Il «divino incanto» ha affascinato la mia anima e la consola meravigliosamente ad ogni istante del  giorno. Ah! le lacrime di Gesù, quali sorrisi!...

Abbraccia tutti per me e di' loro tutto ciò che vorrai. Penso molto alla mia cara Leonia, la mia  piccola visitandina. Di' a Maria del Santissimo Sacramento che Gesù chiede a lei amore, vuole da  lei la riparazione delle freddezze che riceve, bisogna che il suo cuore sia un braciere dove Gesù  possa riscaldarsi... Bisogna che si dimentichi interamente per non pensare che a lui solo...

Celina, preghiamo per i sacerdoti. Sì, preghiamo per loro e consacriamo loro la nostra vita. Gesù  mi fa sentire ogni giorno che vuole questo da noi due.

C. T.

Dal profeta Isaia (cap. 53)

«Chi ha creduto a quel che ha udito da noi? e il braccio del Signore a chi è stato rivelato? E  crescerà come rampollo dinanzi a lui, come radice dall'arida terra; non ha bellezza alcuna né  splendore; noi l'abbiamo visto e non aveva alcuna apparenza che attirasse i nostri sguardi.  Abbietto, l'ultimo degli uomini, l'uomo dei dolori, che conosce la sofferenza, e quasi cerca di  nascondersi la faccia: così abbietto che non ne abbiamo fatto alcun conto. Veramente delle nostre  infermità egli si è caricato e si è addossati i nostri dolori: e noi l'abbiamo riputato come un lebbroso  e percosso da Dio e umiliato. Ma egli è stato trafitto per le nostre iniquità, è stato maltrattato per le  nostre colpe: il castigo per la nostra rappacificazione fu addossato a lui, e per le sue piaghe siamo  stati risanati».

 

Capitolo 63

«Chi è questi che viene da Edom, tinto le vesti da Bosra, leggiadro nel suo paludamento, che  incede con passo possente? - Sono io che parlo giustizia, che procuro la salvezza. - Perché  dunque il tuo paludamento è rosso ed il tuo vestito come quello di coloro che pigiano nello  strettoio? - Da me solo ho spremuto il torchio e delle genti nessuno è con me. - Girai lo sguardo e  nessuno prestò soccorso, cercai e non vi fu chi desse aiuto».

 

«Questi che indossan le bianche vesti, chi sono e donde sono venuti? Son quelli che vengono  dalla gran tribolazione, e ben han lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue  dell'agnello. Perciò son davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte».

 

«Una borsettina di mirra è il mio diletto per me: sul mio petto riposa. - Il mio diletto è bianco e  vermiglio... la chioma dei tuo capo, come porpora di re». - «Il mio diletto è tutto amabile, il suo  volto ispira l’amore la sua faccia reclinata mi spinge a rendergli amore per amore».

“Giacqui e mi obliai, il volto sul Diletto reclinato; tutto cessò e posai,

ogni pensier lasciato in mezzo ai gigli perdersi obliato».

(Frammento d'un Cantico del nostro Padre san Giovanni della Croce)

 

89 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Le parla del suo ritiro spirituale e delle tenebre che avvolgono il suo animo.

 

J. M. J. T.

Lunedì

Gesù

Le passo la lettera che ho scritto per Papà. Se le sembrerà che non vada bene, la prego di farmi  lei un piccolo abbozzo. Ma credo proprio che egli non sarà più in grado di comprendere... Ah! che  mistero è l'amore di Dio sulla nostra famiglia! Che mistero le lacrime e l'amore di questo «Sposo di  sangue»! Domani vado a trovare don Youf. Mi ha detto di fargli un piccolo resoconto solamente da  quando mi trovo al Carmelo. Preghi tanto perché Gesù mi lasci la pace che mi ha dato. Ero  felicissima di ricevere l'assoluzione sabato. Ma non capisco il ritiro che faccio, non penso a nulla,  in una parola sono in un sotterraneo pieno d'oscurità!... Oh! domandi a Gesù, lei che è la mia luce,  di non permettere che le anime siano private, per causa mia, della luce di cui hanno bisogno, ma  che le mie tenebre servano a rischiararle. Gli chieda pure che faccia un buon ritiro e che egli sia  contento di me quanto lo può essere. Allora anch'io sarò contenta e accetterò, se questa è la sua  volontà, di camminare tutta la mia vita per la via oscura che sto percorrendo, pur di arrivare un  giorno al termine della montagna dell'amore. Ma credo che questo non avverrà mai quaggiù.

 

90 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Sotto il velo d'una parabola le descrive e l'itinerario della sua anima.

 

J .M .J .T .

Gesù

Mammina mia cara, grazie, oh! grazie... Sapesse ciò che la sua lettera dice alla mia anima!

Ma bisogna che la piccola solitaria le dica l'itinerario del suo viaggio. Eccolo:

Prima di partire le è sembrato che il suo Fidanzato le chiedesse in che paese voleva viaggiare,  quale strada desiderava seguire... La piccola fidanzata ha risposto che non aveva altro desiderio  che quello di pervenire fino alla cima del monte dell'amore. Per giungere fin là tante strade si  offrivano davanti a lei. Ce n'erano tante e così perfette che si vedeva nell'incapacità di scegliere.  Allora ha detto alla sua Guida divina: «Tu sai dove desidero giungere, sai per chi voglio salire il  monte, per chi voglio arrivare al termine, sai chi è colui che amo, colui che voglio contentare  unicamente.

E’ per lui solo che intraprendo questo viaggio, conducimi dunque attraverso i sentieri ch'egli ama  percorrere; purché egli sia contento, io sarò al colmo della gioia».

Gesù allora m'ha preso per mano e m'ha fatto entrare in un sotterraneo dove non fa né freddo né  caldo, dove il sole non risplende né cade la pioggia né tira il vento; un sotterraneo dove non  scorgo altro che un indistinto chiarore, quel chiarore che spandono intorno a sé gli occhi abbassati  del volto del mio Fidanzato.

Il mio Fidanzato non mi dice niente e io non gli dico nulla neppure io. Gli dico solo che l'amo più di  me stessa e sento in fondo al cuore che è vero, perché appartengo più a lui che a me!...

Non vedo che ci avanziamo verso la montagna, perché il nostro viaggio avviene sotto terra, ma  tuttavia mi sembra che ci avviciniamo ad essa, senza sapere come.

La strada che sto facendo non è di alcuna consolazione per me e tuttavia mi riempie di tutte le  consolazioni, perché è Gesù che l'ha scelta ed è lui solo, lui solo che desidero consolare!...

Ah! è proprio vero che gli offro dell'uva del mio cuore, è fra il B e l'A... perché non ci capisco nulla  io stessa.

Le raccomando tanto, non dimentichi di prendere regolarmente il suo vinetto. Prendendolo  penserà alla sua figliolina che, stia sicura, non beve neppure lei del buon vino d'Engaddi dolce  come lo zucchero... Domandi che sappia darne al suo Sposo salvando le anime e questo solo la  consolerà...

Sarà bene scrivere al p. Lepelletier e a mons. Révèrony per informarli della mia professione?

 

91 -A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Gesù tace, si nasconde, ma nella terribile prova l'anima gioisce perché il suo amore cresce e si  purifica.

 

Mia cara madrina,

Sapesse come il suo canto del cielo ha rapito l'anima della sua figliolina!... Le assicuro che essa è  ben lontana dall'ascoltare le armonie celesti! Il suo viaggio di nozze non potrebbe essere più arido!  E’ vero che il suo Fidanzato le fa percorrere dei paesi fertili e meravigliosi, ma la notte le  impedisce di ammirare qualsiasi oggetto e soprattutto di godere di tutte queste meraviglie.

Crede forse che essa se ne affligga? Ma no, al contrario. E’ felice di seguire il suo Fidanzato per  amore di lui solo e non a causa dei suoi doni... Lui solo. E’ così bello! così attraente! Anche  quando tace... anche quando si nasconde!...

Comprende la sua figliolina? E’ così stanca delle consolazioni della terra! Non vuole altro che il  suo Diletto e lui solo...

Non dimentichi di pregare tanto per la figliolina che ha educato e che le appartiene.

 

92 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Le parla di alcune cose pratiche e manifesta la sua preoccupazione per la salute di Celina.

 

J. M. J. T.

Gesù

Mio amato Agnello, sì, per noi le gioie, saranno sempre mescolate alla sofferenza. La grazia di ieri  esigeva un coronamento e Gesù l'ha dato a lei e poi a me nello stesso tempo, perché tutto ciò che  la fa soffrire mi ferisce profondamente!... Desidererei sapere se la nostra Madre l'ha consolata e  se ha ancora della pena nell'animo.

Mi sembra che bisognerebbe ringraziare il «santo vecchio Simeone» e dirgli che la sua lettera è  arrivata. Che ne pensa?

Le passo un bigliettino di suor X... me l'ha scritto questa mattina. Devo farle tutto questo lavoro?...  Mi mancano i modelli e poi credo che la biancheria e la «Madonna» siano cose più urgenti, ma  sono pronta a fare quello che lei mi dirà.

Pensa davvero che Celina sia in pericolo di vita?... Le ho promesso ieri di fare la Professione per  me e per lei insieme, ma non avrò il coraggio di domandare a Gesù che la lasci sulla terra se  questa non è la sua volontà. Mi sembra che l'amore possa supplire ad una lunga vita. Gesù non  guarda al tempo, che in cielo non esiste più. Non deve guardare che all'amore. Gli chieda di darne  molto anche a me. Non desidero l'amore sensibile, ma solo quello sentito da Gesù. Oh! amarlo e  farlo amare, che dolcezza! Gli dica di prendermi il giorno della mia Professione se dovessi  offenderlo ancora, perché vorrei portare in cielo senza macchia alcuna la candida veste del mio  secondo battesimo. Ma mi sembra che Gesù possa senz'altro farmi la grazia di non offenderlo più  o almeno fare solo delle mancanze che non l’offendano, ma umiliano soltanto e rendono l'amore  più forte.

Sapesse quante cose vorrei dirle se avessi le parole per esprimere ciò che penso o piuttosto che  non penso, ma sento! La vita è davvero misteriosa! E’ un deserto e un esilio... Ma nel fondo  dell'anima si sente che vi saranno un giorno delle lontananze infinite, lontananze che faranno  dimenticare per sempre le tristezze del deserto e dell'esilio.

Il granellino di sabbia

Il rev. Padre Domin non sa che faccio la Professione. Sarà bene avvertirlo? Mi sembra che se  nostra Madre non ha ancora scritto all'abbazia, potrebbe dire a quelle religiose di dargli questa  notizia.

108 - A CELINA

 

Le fornisce particolari sulla vita di un'anima perduta, la cui conversione era allora oggetto delle loro  preghiere.

 

J. M. J. T.

8 luglio 1891

Gesù

Mia cara Celina,

La tua letterina ha illuminato molto la mia anima, è stata per me come un'eco fedele che ripete tutti  i miei pensieri...

La nostra cara Madre è ancora molto sofferente; è triste veder soffrire così quelli che si amano.  Tuttavia, non affliggerti troppo; per quanto Gesù abbia gran desiderio di godere in cielo della  presenza della nostra diletta Madre, non si potrà rifiutare di lasciarci ancora sulla terra colei la cui  mano materna sa guidarci così bene e consolarci nell'esilio della vita...

Oh! che grande esilio l'esilio della terra, soprattutto in quelle ore in cui tutto sembra  abbandonarci!... Ma è allora che è prezioso, è allora che risplendono i giorni della salvezza. Sì,  Celina, solo la sofferenza può generare anime a Gesù... C'è da stupirsi che siamo servite così  bene, noi il cui unico desiderio è quello di salvare un'anima che sembra perduta per sempre?...

I particolari mi hanno interessato molto, anche se mi hanno fatto battere il cuore forte forte... Ma io  voglio fornirtene altri ancora, che non sono più consolanti. L'infelice prodigo s'è recato a  Coutances dove ha ricominciato le conferenze di Caen. Pare addirittura che abbia in animo di  percorrere così tutta la Francia... Celina... E con questo, è facile vedere, si aggiunge, che lo  consuma il rimorso. Va di chiesa in chiesa con un grande crocifisso e sembra che faccia delle  grandi adorazioni... Sua moglie lo segue dappertutto.

Celina cara è davvero colpevole, più colpevole forse di quanto sia mai stato un peccatore  convertito, ma non può forse Gesù fare quello che non ha mai fatto fin qui? Se non lo desiderasse,  avrebbe messo nel cuore delle sue povere piccole spose un desiderio irrealizzabile?... No, è certo  che desidera più di noi ricondurre all'ovile questa povera pecorella smarrita. Verrà un giorno in cui  i suoi occhi si riapriranno e allora chi sa che la Francia non sia da lui percorsa con uno scopo ben  diverso da quello che ha ora! Non ci stanchiamo di pregare. La fiducia compie miracoli. e Gesù ha  detto alla beata Margherita Maria: «Un'anima giusta ha tanto potere sul mio cuore che può  ottenere il perdono per mille criminali». Nessuno sa se è giusto o peccatore, ma, Celina, Gesù ci  fa la grazia di sentire in fondo al cuore che preferiremmo morire piuttosto che offenderlo.  D'altronde non sono i nostri meriti ma quelli del nostro Sposo, e perciò nostri, che noi offriamo al  Padre che sta nei cieli affinché il nostro fratello, un figlio della santa Vergine, torni vinto a gettarsi  sotto il manto della più misericordiosa delle madri...

Celina cara, sono costretta a terminare. Il resto indovinalo tu, ce ne sarebbero volumi e volumi!...

Abbraccia tutti per me e di' loro tutto ciò che vorrai da parte mia. Sono certa che non ti sbagli.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

109 - A CELINA

 

Un tale ha chiesto la mano di Celina. Poveretto! Non sapeva che è sposa di Gesù. Celina e  Teresa devono restare per sempre i suoi gigli.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Caemelo, 23 luglio 1891

Mia cara Celina,

Sono ancora io incaricata di risponderti. Madre Genoveffa è rimasta commossa della tua lettera e  ha pregato tanto per la sua Celinetta. Che grazia aver le preghiere di una tale santa ed essere  amata da lei!... La festa di ieri è stata stupenda, un vero pregustamento del cielo. Tutti i regali ci  hanno fatto grande piacere: il pesce, le ciliegie, i dolci. Ringrazia tanto la zia e dille tutte le parole  più gentili che sai.

Celina cara, le tue due lettere sono penetrate ben a fondo nella mia anima, mi hanno strappato le  lacrime... La dichiarazione mi ha fatto ridere di cuore. Bisogna dichiarare che ha avuto un bel  coraggio quello per venire a cercare la fidanzata del Re del cielo. Ma il pover'uomo non ha visto «il  segno che lo Sposo ha posto sulla tua fronte», il segno misterioso che Gesù solo contempla e  anche gli angeli che formano la sua corte regale...

Celina, perché questo privilegio straordinario, perché?...

Ah! che grazia essere vergine, essere la sposa di Gesù!

Bisogna che si tratti di una cosa davvero bella, davvero sublime se la più pura, la più intelligente di  tutte le creature ha preferito rimanere Vergine piuttosto che diventare la Madre di un Dio... Ed è  questa grazia che ci accorda Gesù. Vuole che siamo sue spose e poi, secondo la sua promessa,  anche sua madre e sue sorelle, perché dice nel Vangelo: «Chi fa la volontà del Padre mio, quello  è mia madre, mio fratello e mia sorella». Sì, colui che ama Gesù è tutta la sua famiglia. Egli trova  in questo cuore unico, che non ha l'uguale, tutto ciò che desidera. Vi trova il suo cielo!...

Celina cara, restiamo sempre i gigli di Gesù. La grazia che io gli chiedo è di toglierli da questo  mondo prima che il vento pernicioso della terra abbia staccato un granello solo della polvere dei  loro stami, di quella polvere che potrebbe ingiallire un po' la bianchezza e lo splendore del giglio.

Bisogna che Gesù possa trovare nei suoi gigli tutto ciò che desidera, trovarvi quella purezza che  non cerca che lui e non si riposa che in lui...

Ahimé! Non c'è nulla così facile ad offuscarsi come il giglio... Ebbene! sì, io sono sicura che se  Gesù ha detto di Maddalena che «ama di più colui al quale è stato perdonato di più», lo si può dire  con più ragione ancora quando Gesù ha rimesso in anticipo i peccati! Capisci, Celina? E poi,  quando «le lacrime di Gesù sono il sorriso di un'anima», che cosa ha da temere? lo penso che  queste perle misteriose hanno il potere d'imbiancare i gigli, di conservare il loro splendore... Cara  Celina, la figura di questo mondo passa, l'ombre declinano. Presto saremo nella nostra terra  natale. Presto le gioie della nostra infanzia, le serate della domenica, le nostre conversazioni  segrete... tutto ciò ci sarà restituito per sempre e con gl'interessi per giunta. Gesù ci renderà le  gioie di cui ci ha privato per un istante!... Allora dalla testa raggiante del nostro caro Papà vedremo  scaturire fiotti di luce e ciascuno dei suoi capelli bianchi sarà come un sole che ci colmerà di gioia  e di felicità!... La vita è dunque un sogno? E dire che questo sogno ci permette di salvare le  anime!... Ah! Celina, non dimentichiamo le anime, dimentichiamoci per loro e un giorno Gesù dirà  rivolto verso di noi: «Com'è bella la casta generazione delle anime vergini!».

Abbraccio forte forte la mia Mariuccia, Leonia e tutti, Per te, Celina, tu sai dov'è il tuo posto nel mio  cuore!...

 

110 - ALLA SIGNORA LA NEELE

 

La ringrazia dei suoi doni e le assicura il contraccambio della preghiera per tutti i problemi della  sua famiglia.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 17 ottobre 1891

Mia cara Giovannina,

Non so come ringraziarti di tanta tua premurosa delicatezza. E’ stata una lieta sorpresa vedere  che il nome di Francesco accompagnava quello di Giovanna nel farmi gli auguri e così mi sento  obbligata ad inviare a tutti e due i miei ringraziamenti.

Per saldare il mio debito, non mi resta che affidarmi al mio Sposo divino. Poiché sono povera a  causa di lui, è ben giusto che non mi neghi ciò che gli chiedo per coloro che amo.

T'assicuro, mia cara Giovanna, che se tu non dimentichi la più piccola delle tue sorelle, anch'essa  pensa molto spesso a te; e tu sai che, per una carmelitana ricordare e soprattutto amare significa  pregare. Le mie povere preghiere non valgono certamente gran che, ma spero nondimeno che  Gesù le esaudirà, e che invece di badare a colei che gliele rivolge, fermerà il suo sguardo su  coloro che ne sono l'oggetto, e così sarà costretto ad accogliere tutte le mie richieste.

Spero che ben presto il buon Dio manderà un piccolo Isidoro perfetto come il suo papà, oppure  una Giovannina che sia tutto il ritratto della sua mamma... Chiedo pure che la farmacia venga  finalmente venduta. Vorrei che non mancasse nulla alla perfetta felicità della mia cara sorellina e a  quella del mio buon cugino. Ma sulla terra vi sarà sempre qualche piccola nube perché la vita non  può trascorrere senza questo. Solo in cielo la gioia sarà perfetta. Ma io desidero che il buon Dio,  per quanto è possibile risparmi a coloro che amo le sofferenze inevitabili della vita, salvo a  prendere su di me, se occorre, le prove che sono riservate a loro.

Suor Maria del Sacro Cuore m'incarica di ringraziarti tanto di ciò che hai inviato per il cofanetto. E  stato troppo gentile da parte tua, tanto più che nostra Madre era felice di poterti offrire questo  lavoretto. Non mi resta più spazio se non per dirti di nuovo grazie a nome mio e delle mie sorelle,  ed inviare a te come al nostro caro cugino, l'assicurazione dell'affetto dell'ultima delle tue sorelle,  che non è la più piccola nella tenerezza che ha per te...

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

111 - A CELINA

 

Auguri di onomastico. Fiore-Celina è sbocciato prima del tempo, dopo il rigido inverno della  sofferenza.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 20 ottobre 1891

Mia cara Celina,

Per la quarta volta vengo a farti gli auguri di buon onomastico dopo che sono al Carmelo!... Mi  sembra che questi quattro anni abbiano rinsaldato ancora di più i vincoli che ci univano così  strettamente. Più avanziamo nella vita, più cresce il nostro amore per Gesù, e poiché ci amiamo in  lui, la nostra affezione diviene così forte che è piuttosto l'unità che l'unione che esiste fra le nostre  due anime!...

Celina, che cosa ti devo dire, non sai già tutto? Sì, ma ti voglio dire perché le celine sono fiorite più  presto quest'anno. Gesù me l'ha fatto sentire questa mattina per la tua festa.

Hai senza dubbio osservato come l'inverno mai era stato così rigido come l'ultimo anno. Per  conseguenza tutti i fiori sono sbocciati con ritardo. Era una cosa tanto naturale e nessuno ha  pensato di meravigliarsene. Ma c'è un fiorellino misterioso che Gesù si è riservato per istruire le  nostre anime. Questo fiore è il fiore-Celina... Esso, contrariamente agli altri, è sbocciato un mese  prima dell'epoca della fioritura... Celina, comprendi il linguaggio del mio fiorellino prediletto, il fiore  della mia infanzia, il fiore dei ricordi?!!! Le brine, i ghiacci, i rigori dell'inverno, anziché ostacolarlo,  l'hanno fatto spuntare e fiorire. Nessuno vi ha fatto attenzione: è un fiore così piccolo, così poco  smagliante. Soltanto le api conoscono il tesoro racchiuso nel suo calice misterioso, composto  d'una moltitudine di piccoli calici così succosi, uno più dell'altro. Teresa, come le api, ha capito  questo mistero.

L’inverno è la sofferenza, la sofferenza incompresa, misconosciuta, considerata come inutile dagli  occhi dei profani, ma feconda e potente allo sguardo di Gesù e degli angeli i quali, a somiglianza  delle api vigilanti, sanno raccogliere il miele contenuto nei misteriosi e multipli calici, che  raffigurano le anime o piuttosto i figli generati dal fiorellino verginale... Celina, mi ci vorrebbero dei  volumi per scrivere tutto ciò che penso intorno al mio fiorellino. Per me è l'immagine perfetta della  tua anima! Sì, Gesù ha fatto passare su di lei le brine e i ghiacci, invece del caldo sole delle sue  consolazioni, ma il risultato a cui egli mirava, è stato raggiunto. La pianticina è cresciuta ed è fiorita  quasi di punto in bianco... Celina, quando un fiore è sbocciato, non resta che coglierlo. Ma quando  e come Gesù coglierà il suo fiorellino? Forse il color rosa della sua corolla indica che questo  avverrà mediante il martirio!... Sì, sento rinascere in me i miei desideri più grandi. Forse Gesù,  dopo averci chiesto, per così dire, amore per amore, si deciderà a domandarci sangue per sangue  e vita per vita... Nell'attesa, dobbiamo lasciare che le api attingano tutto il miele dei piccoli calici,  non trattenere nulla a Gesù e poi alla fine «diremo, come il fiore, alla sera della nostra vita: la sera,  ecco la sera».

Allora tutto sarà finito... Alle brine ed ai ghiacci succederanno i dolci raggi del sole, alle lacrime di  Gesù i sorrisi eterni...

Ah! non ci rifiutiamo di piangere con lui per un giorno, poiché gioiremo della sua gloria per tutta  l'eternità!...

Fiorellino prediletto, comprendi la tua Teresa?

 

112 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Auguri per l'onomastico, accompagnati dal dono di una ciocca di capelli per colei che è stata  sempre la sua seconda mamma.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 16 novembre 1891

Mia cara zia,

E un piacere ben grande per la più piccola delle sue figlie venire a farle gli auguri insieme con le  sorelle maggiori.

Ogni anno vedo tornare con gioia la data del 19 novembre, e se è piena per me di dolci ricordi, è  anche ricca di speranza per l'avvenire.

Più m'inoltro nella vita, più gusto tutta la soavità della festa di una mamma. Ahimé! Fino  dall'infanzia era sembrato che il buon Dio mi volesse rapire per sempre una gioia che non avevo  mai sperimentata. Ma, dall'alto del cielo, colei che non poteva prodigarmi le sue carezze, ispirò ad  un cuore materno, che le era tanto caro, la tenerezza d'una mamma per la sua povera figliolina.  Da allora in poi, ha potuto gustare anch'essa le dolci gioie che si provano festeggiando una  mamma amata.

Mia cara zietta, dopo che si trova sulla montagna del Carmelo, la sua piccola Teresa sente ancora  di più, se fosse possibile, l'affetto che nutre per lei. Più impara ad amare Gesù, più diventa grande  la sua tenerezza verso i suoi diletti parenti.

Il regaluccio, che la nostra buona Madre è stata felice di far preparare con cura per la sua festa, le  dirà meglio di me, cara zia, ciò che sono incapace di dirle, il mio cuore è pieno di commozione  guardando questi poveri capelli che senza dubbio non hanno altro valore eccetto il delicato lavoro  e la grazia della loro sistemazione. E tuttavia erano amati da colui che il buon Dio ci ha rapito . Mi  comprende, zietta cara? Sono felice di vedere questi capelli che il mio amato Papà avrebbe  ricevuti con immenso piacere offerti alla persona più cara nella vita dopo di lui!

Carissima zia, questa lettera somiglia ben poco ad una lettera di festa in cui si deve parlare solo di  gioia e di felicità. Ma io, lo sa, non so parlare altro che col cuore. E’ il cuore soltanto che guida la  penna e sono sicura che il cuore materno al quale mi rivolgo, saprà capire ed anche intuire quello  che non riesco ad esprimere.

Cara zia, devo chiudere la mia lettera, ma prima le voglio inviare tutti i miei baci e la prego di dire  alle sue figlioline che incarico loro di darglieli. Sono certa che saranno entusiaste della missione  che affido loro e che sapranno adempierla in modo perfetto.

La sua figliolina le invia di nuovo tutti i suoi voti e la prega, zietta cara, di credere alla profonda  tenerezza del suo cuore di figlia

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

 

1892

 

113 - A CELINA

 

Auguri di compleanno. Unite per sempre nell'unico amore di Gesù come due margheritine del  prato.

 

J. M. J. T.

Gesù

26 aprile 1891

Mia cara Celina

Il prato del Carmelo mi fornisce quest'anno un regalo simbolico che sono felice di offrirti per il tuo  ventitreesimo compleanno, Un giorno, in mezzo all'erbetta tutta imbiancata di umili margheritine,  mi parve di vederne una dallo stelo slanciato che superava in bellezza tutte le altre. Essendomi  avvicinata, m'accorsi con sorpresa che invece d'una sola margheritina erano due ben distinte. Due  steli così strettamente uniti mi fecero subito pensare ai misteri delle nostre anime...Capii che se,  nella natura, Gesù si compiace di seminare sotto i nostri passi delle meraviglie così incantevoli, è  solo per aiutarci a penetrare misteri più nascosti e d'un ordine superiore che egli opera talvolta  nelle anime...

Celina, sento che hai già capito la tua Teresa. Hai intuito ciò che avviene in quest'altro cuore al  quale il tuo è così strettamente unito che li alimenta la stessa identica linfa!... Tuttavia, ti voglio  parlare di qualcuno dei misteri nascosti nel mio fiorellino.

Gesù ha creato, per rallegrare la nostra vista e istruire le nostre anime, una moltitudine di umili  margheritine. Vedo con stupore che, al mattino, la loro corolla color rosa è rivolta dalla parte  dell'aurora. Esse aspettano il sorgere del sole. Appena l'astro radioso ha inviato verso di loro uno  dei suoi tiepidi raggi, i timidi fioretti incominciano a dischiudere i loro calici e le piccole foglie  formano una specie di corona che lascia scoperti i loro cuoricini gialli dando a questi fiori una  grande rassomiglianza con l’astro che li ha investiti della sua luce. Durante tutta la giornata, le  margheritine non cessano di fissare il sole e girano come lui fino alla sera. Poi, quando è  scomparso, richiudono alla svelta le loro corolle, le quali mutano di nuovo il colore bianco in color  rosa...

Gesù è il sole divino e le margheritine sono le sue spose, le vergini. Quando Gesù rivolge il suo  sguardo verso una anima, subito le comunica la sua rassomiglianza, ma bisogna che quest'anima  continui a tenere fissi su di lui i suoi sguardi.

Per sviluppare i misteri delle margheritine dovrei scrivere un volume, ma la mia Celina comprende  tutto, e quindi ora le voglio parlare delle fantasie di Gesù...

Nel suo prato Gesù ha molte margheritine, ma sono separate tra loro e ciascuna riceve per suo  conto i raggi del sole. Un giorno lo Sposo delle vergini s'è chinato verso la terra ed ha unito  strettamente due piccoli bocci appena dischiusi. I loro steli si sono fusi in un solo ed un solo  sguardo li ha fatti crescere. Insieme questi fioretti, divenuti un unico fiore, si sono aperti ed ora la  duplice margherita, fissando lo sguardo verso il Sole divino, adempie la sua missione che è  unica... Celina, tu sola puoi capire il mio linguaggio. Agli sguardi delle creature la nostra vita  sembra tanto diversa, addirittura separata, ma io so che Gesù ha unito i nostri cuori in modo così  meraviglioso che tutto ciò che fa battere l'uno, fa trasalire anche l'altro...

«Dov'è il vostro tesoro, là è il vostro cuore». Il nostro tesoro è Gesù e i nostri cuori non fanno che  un cuore solo in lui. Il medesimo sguardo ha rapito le nostre anime, quello sguardo velato di  lacrime che la duplice margheritina è decisa ad asciugare. La sua umile e bianca corolla sarà il  calice dove i preziosi diamanti saranno raccolti per essere poi versati su altri fiori i quali, meno  privilegiati, non avranno fissato su Gesù i primi sguardi dei loro cuori... Forse alla sera della vita, la  margheritina presenterà allo Sposo divino la sua corolla divenuta color rosa...

Addio, Celina cara, il fiorellino che t'invio è una reliquia perché ha riposato fra le mani della nostra  santa madre Genoveffa che ha benedetto Celina e Teresa...

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

114 - A CELINA

 

La vera vocazione di Celina e di Teresa è quella di Mosè sulla montagna: salvare le anime con la  preghiera.

 

J. M. J. T.

Gesù

Mia cara Celina,

Non posso lasciar partire la lettera senza aggiungervi due parole. Per questo sono costretta a  rubare qualche momento a Gesù, ma non se n'ha a male perché è sempre di lui che si parla  quando siamo insieme. Senza di lui ogni discorso è privo di attrattive per i nostri cuori...

Celina! le vaste solitudini, gli orizzonti stupendi che si aprono davanti a te, devono parlare tanto a  fondo alla tua anima. lo non vedo tutto questo, ma dico con san Giovanni della Croce:

L'Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d'ombra...

E questo Amato istruisce la mia anima, le parla nel silenzio, nelle tenebre...

Ultimamente m'è venuto un pensiero che ho bisogno di dire alla mia Celina. Un giorno pensavo a  ciò che potevo fare per salvare le anime; una parola del Vangelo mi s'è rivelata piena di viva luce:  una volta Gesù diceva ai suoi discepoli, mostrando loro i campi pieni di grano maturo:

«Alzate gli occhi e guardate come le campagne già biondeggiano per la messe», e un po' dopo:  «In verità vi dico, la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi; domandate dunque al  Padrone della messe di mandare operai».

Che mistero! Gesù non è l'onnipotente? Le creature non sono forse di colui che le ha fatte?  Perché dunque Gesù dice: «Domandate al Padrone della messe di mandare operai?...» Perché?...  Ah! l'unica ragione è che Gesù ha per noi un amore così incomprensibile che vuol farci partecipare  insieme con lui alla salvezza delle anime. Non vuol fare nulla senza di noi. Il Creatore dell'universo  aspetta la preghiera di una povera piccola anima per salvare altre anime riscattate come lei a  prezzo di tutto il suo sangue.

La nostra vocazione non è quella di andare a mietere nei campi di grano maturo; Gesù non dice a  noi: «Abbassate gli occhi, guardate le campagne e andate a mietere»; la nostra missione è ancora  più sublime. Ecco le parole di Gesù: «Alzate gli occhi e guardate...». Guardate come nel cielo vi  sono dei posti vuoti; spetta a voi riempirli... voi siete i miei Mosè in preghiera sulla montagna;  domandatemi operai ed io ve ne manderò. Non aspetto che una preghiera, un sospiro del vostro  cuore!

L'apostolato della preghiera non è forse, per così dire, più elevato che quello della parola? La  nostra missione, come carmelitane, è di formare degli operai evangelici che salveranno milioni di  anime delle quali noi saremo le madri...

Celina, se non fossero le parole stesse di Gesù, chi oserebbe credervi?... Io trovo che la nostra  parte è veramente tanto bella!... Che cosa abbiamo da invidiare ai sacerdoti? Come vorrei poterti  dire tutto quello che penso, ma il tempo mi manca. Tu comprendi tutto ciò che io non posso  scrivere!...

Il giorno dell'onomastico di Giovanna, ricordati di farle gli auguri per noi con un mazzetto di fiori. La  regola non ci permette di farlo personalmente, ma dille che penseremo ancora di più a lei.

Abbraccia tutti a nome mio e di' loro tutto ciò che riuscirai a trovare di più gentile.

La tua piccola Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

Se tu potessi trovare dell'erica, mi faresti un grande piacere.

 

115 - A MARIA GUERIN

 

La ringrazia dei doni ricevuti in occasione del suo onomastico.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 16 ottobre 1892

Cara Mariuccia,

Poiché hai avuto tu l'incarico di presentarmi gli auguri per l'onomastico da parte di tutta la famiglia,  penso che devo affidare a te la missione di ringraziare anzitutto la mia cara zia, in primo luogo per  la sua letterina e il grosso pacco di cioccolata che ha rallegrato non poco la nostra piccola  dispensiera, poi per la deliziosa crema al caffè, infine per la cara ed amabile letterina della sua  infermiera la quale, non c'è dubbio, riuscirà ben presto a restituire la salute alla mia amata zietta.  Prego pure il piccolo Dottore della Via dell' Oratorio di offrire i miei ringraziamenti al Dottore  grande e alla sua carissima Giovannina la quale, nonostante la convalescenza, ha pensato al mio  onomastico.

E questo mi ha commosso. La piccola ricaduta che, fortunatamente, non ha avuto conseguenze per la salute di Giovanna,  m'ha fatto venire un pensiero che mi piace confidare al mio caro «dottorino».

Mi sembrava che la buona sant'Anna fosse convinta di essere ora un po' dimenticata, e così ha  trovato il modo di farsi ricordare. T'assicuro che ormai il ricordo di lei è sempre presente. Quando  mi trovo col pensiero vicino alla mia cara sorellina di Caen, subito mi torna alla memoria la buona  sant'Anna ed io le affido colei che amo.

Vedo con piacere, cara Maria, che l'aria della città Caen non ti porta affatto alla malinconia. La tua  vivacità non ne dubito, (più ancora che la tua scienza di dottore) ridarà presto la piena salute alle  nostre due care malate.

Le «bocche di dama» fatte da un pasticciere di primo ordine quale sei tu, mi sembrano un piatto  eccessivamente delicato per delle carmelitane. Ma non potresti esercitare il tuo talento nel  preparare dei pasticcini tanto leggeri che Giovanna li potesse non solo divorare con gli occhi, ma  anche mangiare senza risentirne alcun male?

Termino, mio caro Dottorino, pregandoti di scusare la mia brutta scrittura. Abbraccia forte forte per  me tutta la famiglia e ringraziala dei doni inviati con tale abbondanza che temo di averne  dimenticato qualcuno.

Di' alla cara zia di deporre un gran bacio sulle tue guancette e credi alla tenerezza della tua  sorellina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

116 -  A CELINA

 

Auguri Per l'onomastico. Alla dolce serenità dell'infanzia è succeduta la realtà della vita e l'unità  profonda in Maria e Gesù.

 

J. M. J. T.

Dal Carmelo, 19 ottobre1892

Gesù

Mia cara Celina,

Un tempo, ai giorni della nostra infanzia, ci riempiva di gioia la ricorrenza della nostra festa, per via  dei regalucci che ci scambiavamo a vicenda. Il più piccolo oggetto aveva allora ai nostri occhi un  valore senza pari... Ben presto la scena è mutata. Essendo spuntate le ali al più giovane degli  uccellini, se n'è volato via lontano dal dolce nido della sua infanzia, e allora tutte le illusioni sono  svanite! Alla primavera è succeduta l'estate, ai sogni della giovinezza la realtà della vita...

Celina, non è forse a partire da questo momento decisivo che si sono rinsaldati i legami che  stringevano i nostri cuori? Sì, la separazione ci ha unito in un modo che il linguaggio non sa  esprimere. La nostra tenerezza infantile si è cambiata in unione di sentimenti, in unità d'anime e di  pensieri. Chi dunque ha potuto compiere questa cosa meravigliosa?... Ah! è colui che ha rapito i  nostri cuori. «Questo Diletto scelto tra mille... la fragranza sola dei suoi profumi basta a trascinare  al suo seguito. Seguendo le sue tracce, le giovinette percorrono lievemente la via» (Cantico dei  Cantici).

Gesù ci ha attirate insieme, sebbene per strade diverse, insieme ci ha elevato al di sopra di tutte le  cose fragili di questo mondo la cui figura passa. Egli ha messo, per così dire, tutte le cose sotto i  nostri piedi. Con Zaccheo, siamo salite su un albero per vedere Gesù... Perciò possiamo dire con  san Giovanni della Croce: «Tutto è mio, tutto è per me; la terra è mia, i cieli sono miei, Dio è mio e  mia è la Madre del mio Dio».

A proposito della santa Vergine, bisogna che ti confidi uno dei modi semplici che uso con lei.  Qualche volta mi sorprendo a dirle: «Devo riconoscere, mia santa Vergine, di essere più fortunata  di voi, perché io ho voi per Madre, mentre voi non avete una Madonna da amare... E’ vero che  siete la Madre di Gesù, ma questo Gesù l'avete dato a me interamente.. e lui, sulla croce, vi ha  dato a noi per Madre. Così noi siamo più ricchi di voi: possediamo Gesù e anche voi ci  appartenete! Un tempo, nella vostra umiltà, vi auguravate di essere un giorno la piccola serva  della vergine fortunata che avrebbe avuto l'onore di essere la Madre di Dio, ed ecco che io ora,  non solo sono la vostra serva, ma la vostra figlia. Voi siete la Madre di Gesù e al tempo stesso la  mia Madre!».

Senza dubbio, la santa Vergine deve sorridere della mia ingenuità, e tuttavia ciò che le dico è  tanto vero!

Celina, che mistero la nostra grandezza in Gesù! Ecco tutto ciò che Gesù ci ha mostrato facendoci  salire sull'albero simbolico di cui ti parlavo poco fa! E ora, quale scienza vorrà insegnarci? Non ci  ha ormai istruito in tutto? Ascoltiamo quello che ci dice:

«Affrettatevi a scendere, perché oggi devo rimanere a casa vostra».

Ma come! Gesù ci dice di scendere! Dove dunque dobbiamo andare? Celina, lo sai meglio di me,  ma lascia tuttavia che io ti dica dove dobbiamo ora seguire Gesù. Un giorno i giudei domandarono  al nostro divino Salvatore: «Maestro, dov'è la tua casa?», ed egli rispose: «Le volpi hanno le loro  tane, gli uccelli del cielo i loro nidi; ma io non ho dove posare il capo», ecco dove dobbiamo  discendere per servire da abitazione a Gesù: essere così povere da non sapere ove posare il  capo.

Ecco, mia cara Celina, quello che ha fatto Gesù nella mia anima durante il ritiro... Si tratta, lo  capisci bene, di cose interiori. Quelle esteriori sono state ormai annientate dalla prova così  dolorosa di Caen... Nel nostro amato Padre, Gesù ci ha colpito nella parte esteriore più sensibile  del nostro cuore. Ora lasciamolo fare. Egli saprà compiere la sua opera nelle nostre anime...

Gesù desidera che lo riceviamo nei nostri cuori. Senza dubbio, sono già liberi dalle creature, ma  ahimé! sento che il mio non è affatto libero da me stessa ed è per questo che Gesù mi dice di  scendere... Lui, il re dei re, s'è umiliato in tal modo che il suo volto era nascosto e nessuno lo  riconosceva... Sì, anch'io voglio nascondere il mio volto, voglio che solo il mio Diletto possa  vederlo, che sia lui solo a contare le mie lacrime... che nel mio cuore, almeno lì, possa riposare il  suo capo amato e sentire che vi è conosciuto e compreso!...

Celina, non riesco a dirti ciò che vorrei, la mia anima è impotente... Ah! se lo potessi! Ma no,  questo è superiore alle mie forze... Del resto, perché dovrei rattristarmi? I tuoi pensieri  corrispondono sempre ai miei e tutto ciò che non ti dico, lo indovini; Gesù te lo fa sentire nel cuore  dove ha stabilito la sua dimora per consolarsi dei delitti dei peccatori. Sì, è lì, nel segreto rifugio  dell'anima, che egli ci istruisce insieme e dove ci mostrerà il giorno che non avrà più tramonto!

Tanti auguri! Come sarà dolce un giorno alla tua Teresa festeggiarti in cielo!...

 

117 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Auguri Per l'onomastico, accompagnati da tanto affetto e filiale riconoscenza

 

J. M. J, T.

Dal Carmelo, 17 novembre 1892

Gesù

Mia cara zia,

La più piccola delle sue figlie si sente incapace di esprimerle nuovamente il suo affetto e tutti gli  auguri che formula per lei, ma il cuore d'una mamma indovina facilmente quello che passa  nell’anima della sua bambina. Così, zietta cara, non mi proverò neppure a tradurre dei sentimenti  che conosce da tanto tempo.

Quest'anno il buon Dio ha riempito il mio cuore d'una dolcissima consolazione richiamando  dall'esilio il mio caro Babbino. Riandando nel mio spirito i dolorosi anni appena trascorsi, l'anima  trabocca di riconoscenza. Non posso rammaricarmi di pene ormai passate, e che hanno  completato ed abbellito quella corona che Dio deporrà ben presto sulla fronte venerabile di colui  che l'ha tanto amato e così fedelmente servito... E poi, queste pene mi hanno insegnato a  conoscere meglio le tenerezze nascoste nel cuore dei cari parenti che il buon Dio mi ha dato. «Il  più bel capolavoro del cuore di Dio è il cuore di una madre». Sento com'è vera questa frase e  ringrazio il Signore di avermene fatto fare la dolce esperienza. Cara zietta, le assicuro che se lei  ha per noi un cuore materno, la sua figliolina ne ha uno davvero filiale. Così essa domanda a  Gesù di ricolmarla di tutti i favori che un cuore di figlia può sognare per la sua madre diletta.  Spesso, il silenzio soltanto è capace di esprimere la mia preghiera, ma I' Ospite divino del  tabernacolo comprende tutto: anche il silenzio d'un' anima filiale piena di riconoscenza!...

Se non sono presente il giorno della festa della mia cara zia, il mio cuore le sarà tanto vicino e  nessuno più di me la colmerà di tenerezza.

La prego, cara zia, di abbracciare per me lo zio e le amate sorelline.

Ora devo lasciarla, ma le resto unitissima come lo è una figlia alla madre.

La sua bambina che l'ama

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carni. ind.

 

118 - AL SIGNOR E SIGNORA GUERIN

 

Auguri per il nuovo anno. Cari ricordi d'infanzia.

 

J. M. J. T.

Dal Carmelo, 30 dicembre 1892

Gesù

Caro zio e cara zia,

E’ una gioia ben grande per la vostra piccola beniamina venire ad offrirvi i suoi voti per il nuovo  anno che sta per cominciare.

Non voglio provarmi nemmeno, a dire qui tutti gli auguri che formulo per i miei diletti parenti.  Sarebbe troppo lungo e poi il cuore ha spesso delle aspirazioni che la parola è incapace di  esprimere. Vi sono dei desideri che il buon Dio soltanto può comprendere o piuttosto indovinare.  E’ perciò a lui che voglio affidare i voti del mio cuore per coloro che mi sono cari.

Tante volte, quando mi trovo ai piedi di Nostro Signore sento la mia anima traboccare di  riconoscenza pensando alla grazia che egli mi ha fatto dandomi dei parenti come quelli che ho la  fortuna di avere.

Non dimentico che il due gennaio ricorre il compleanno del mio caro zio. Sono fiera di essere nata  il medesimo giorno di lui e spero che egli non dimenticherà la sua Teresina che tra poco sarà una  matura ragazza di vent'anni. Come passa il tempo!... Mi sembra ieri che lo zio mi faceva saltare  sulle sue ginocchia cantandomi la romanza di Barba-Blù dagli occhi terribili che mi facevano quasi  morire di paura. Mi andava più a genio l'«arietta di Mirlitir». Quando mi ricordo di questa canzone,  mi viene ancora da ridere.

Vedete bene, caro zio e cara zia, che il peso degli anni non ha tolto ancora la memoria alla vostra  figliolina. Al contrario! Alla sua età i ricordi della giovinezza hanno un fascino particolare.

Vi prego, miei cari zii di presentare tutti i miei voti a coloro che amo. Non nomino nessuno perché  lo spazio di carta che mi rimane non sarebbe sufficiente, ma ogni nome è impresso nel mio cuore  e vi occupa tanto posto.

La vostra vecchia nipote che vi ama con tutto il cuore.

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

 

1893

 

119 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Gioia profonda per l’elezione del suo«angelo custode», della sua «sorella» a priora del Carmelo di  Lisieux.

 

J. M. J. T.

20 febbraio 1893

Gesù

Mia diletta Madre,

Quanto mi è dolce poterla chiamare con questo nome!... Da molto tempo già era mia Madre, ma  solo nel segreto del cuore davo questo dolce nome a colei che era, ad un tempo, mio angelo  custode e mia sorella. Oggi il buon Dio l'ha consacrata... Ora è veramente mia Madre e lo sarà per  tutta l'eternità. Com'è bello questo giorno per la sua figliuola! Il velo che Gesù ha gettato su questa  giornata, la rende più luminosa ancora ai miei occhi. E’ il sigillo del Volto adorabile, è il profumo del  «mazzetto misterioso» che si è sparso su di lei. Senza dubbio, sarà sempre così: «Colui il cui volto  era nascosto», Colui che è ancora nascosto nella sua piccola ostia bianca e non si comunica alle  anime se non velato, saprà distendere sull'intera vita dell'apostolo diletto del suo Volto divino un  velo misterioso, che lui solo potrà penetrare!...

Sì, lo spirito di madre Genoveffa risiede tutto in lei e la sua parola profetica si è realizzata. A  trent'anni, ha cominciato la sua vita pubblica. Non è forse lei che ha procurato a tutti i Carmeli e a  tante anime pie la consolazione di conoscere gli episodi commoventi e poetici della nostra santa  Fondatrice? Ma Gesù aveva già gettato sulla mia diletta Madre uno sguardo velato e non ha  permesso che fosse riconosciuta, perché il suo viso era nascosto...

Se questo giorno è già tanto bello sulla terra, che sarà in cielo? Mi sembra di vedere la nostra  Mammina cara che guarda piena di felicità la sua Paolina, (quella che amava, che era la pupilla  dei suoi occhi). La vede divenuta Madre a sua volta, Madre di tante vergini, in mezzo alle quali si  trovano le sue sorelle! Che mistero!

Ora andrà penetrando nel santuario delle anime, andrà spandendo su di loro i tesori di grazie di  cui Gesù l'ha ricolmata. Senza dubbio non le mancheranno le sofferenze... I vasi saranno troppo  piccoli per contenere il prezioso profumo che vorrà depositarvi, ma lo stesso Gesù non dispone  che di piccoli e poveri strumenti musicali per suonare la sua melodia d'amore. E tuttavia egli sa  servirsi di tutti quelli che gli si presentano. Lei sarà come Gesù!... Sorellina mia, diletta  Madre,  cuore del mio cuore, il cuore della sua figlia è una minuscola lira. Quando sarà stanca di far  vibrare le arpe, verrà a prendere la sua minuscola lira, e appena l'avrà toccata, essa produrrà i  suoni che le saranno graditi... Al solo tocco delle sue dita materne essa capirà, e la sua tenue  melodia si mescolerà al canto del cuore suo...

0 Madre mia, quante cose le vorrei dire! Ma no, lei sa tutto... Un giorno quando le ombre saranno  passate, riposerò sul suo cuore e ripeterò questo dolce nome: Madre mia.

 

120 - A CELINA

 

Il carattere distintivo del suo cuore è la semplicità, la sua vocazione è quella di essere una «goccia  di rugiada» nascosta nella corolla del «Giglio delle convalli».

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 25 aprile 1893

Mia cara Celina,

Ho voglia di dirti un pensiero che m'è venuto questa mattina, o piuttosto di metterti a parte dei  desideri di Gesù sulla tua anima.

Quando penso a te presso l'unico Amico delle nostre anime, è sempre la semplicità che si  presenta a me come carattere distintivo del tuo cuore... Celina!... semplice fiorellino Celina, non  invidiare i fiori dei giardini.

Gesù non ci ha detto: «lo sono il fiore dei giardini, la rosa coltivata», ma: «Io sono il fiore dei campi  e il giglio delle convalli». Ebbene! stamattina, accanto al tabernacolo, ho pensato che la mia  Celina, il fiorellino di Gesù, doveva essere e restare sempre una goccia di rugiada nascosta nella  divina corolla del bel Giglio delle vallate...

Una goccia di rugiada: che cosa vi è di più semplice di più puro? Non sono le nuvole che l'hanno  formata, perché la rugiada discende sui fiori quando l 'azzurro del cielo è stellato. Essa non è  paragonabile alla pioggia e la vince per la sua bellezza e freschezza. La rugiada non esiste che la  notte. Appena il sole diffonde i suoi caldi raggi, fa distillare quelle perle meravigliose che brillano ai  margini dei fili d'erba del prato e la rugiada si muta in un vapore leggero. Celina è una goccia di  rugiada che non è stata formata dalle nubi, ma è scesa dal cielo luminoso, la sua patria. Durante  la notte della vita, la sua missione è quella di nascondersi nel cuore del Fiore dei campi. Nessuno  sguardo umano, deve scoprirla; il solo calice che la possiede conoscerà la piccola goccia e tutta la  sua freschezza.

Fortunata gocciolina di rugiada, conosciuta solo da Gesù, non fermarti a considerare il corso  fragoroso dei fiumi che costituiscono l'ammirazione delle creature, non invidiare neppure il limpido  ruscello che serpeggia nel prato. Senza dubbio, il suo mormorio è tanto soave, ma può giungere  agli orecchi delle creature, e poi il calice dei Fiore dei campi non lo potrebbe contenere. Non può  essere solo per Gesù.

Per appartenere a lui, bisogna essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada! Oh! come sono  poche le anime che aspirano ad essere piccole così. «Ma, esse dicono, il fiume e il ruscello non  sono più utili della goccia di rugiada? Che fa questa? Non è buona a nulla, fuorché a rinfrescare  per qualche istante un fiore campestre che oggi è e domani sarà bell'e sparito».

Sicuramente queste persone hanno ragione, la goccia di rugiada non è buona ad altro che a  questo, ma dimostrano di non conoscere il Fiore campestre che ha voluto abitare sulla nostra terra  d'esilio e restarvi durante la breve notte della vita. Se lo conoscessero, capirebbero il rimprovero  che Gesù ha fatto un giorno a Marta. Il nostro Diletto non ha bisogno dei nostri pensieri originali,  delle nostre opere strepitose; se vuole pensieri sublimi, non ci sono i suoi angeli, le sue legioni di  spiriti celesti, la cui scienza sorpassa infinitamente quella dei più grandi geni della nostra  miserabile terra?

Non è dunque l'ingegno e i talenti che Gesù è venuto a cercare quaggiù. Non si è fatto Fiore dei  campi se non per dimostrare a noi quanto predilige la semplicità. Il Giglio delle convalli non brama  altro che una gocciolina di rugiada... Ed è per questo che ne ha creata una che si chiama Celina!...  Durante la notte della vita, essa dovrà rimanere nascosta ad ogni sguardo umano, ma quando le  ombre cominceranno a declinare, quando il Fiore dei campi sarà divenuto il Sole di giustizia,  quando verrà per compiere la sua corsa di gigante, potrà forse dimenticarsi della sua gocciolina di  rugiada?... Oh no! appena apparirà nella sua gloria, anche la compagna del suo esilio apparirà  con lui. Il divino Sole fermerà su di lei uno dei suoi raggi d'amore e subito si manifesterà allo  sguardo abbagliato degli angeli e dei santi la povera gocciolina di rugiada, che brillerà come un  diamante prezioso il quale, riflettendo il Sole di giustizia, sarà diventato simile a lui. L'Astro divino  volgendosi verso la sua goccia di rugiada, l'attirerà a sé. Essa salirà come un vapore leggero ed  andrà a stabilirsi per l'eternità nel braciere ardente dell'Amore increato e sarà unita a lui per  sempre. Allo stesso modo che, sulla terra, fu la compagna fedele del suo esilio, dei suoi disprezzi,  così in cielo dividerà eternamente la gloria del suo regno.

In quale stupore cadranno allora coloro che, in questo mondo, avevano considerato come inutile la  gocciolina di rugiada! Certamente, avranno una scusa: non era stato loro rivelato il dono di Dio;  non avevano accostato il loro cuore a quello del Fiore dei campi, e non avevano inteso le parole  travolgenti: «Dammi da bere». Gesù non chiama tutte le anime ad essere delle gocce di rugiada.  Vuole che vi siano dei liquori preziosi che le creature apprezzano, capaci di sollevarle nelle loro  necessità, ma per sé, egli si riserva una goccia di rugiada. Ecco tutta la sua ambizione. Che privilegio essere chiamata ad una missione così alta! ... Ma per corrispondervi, come bisogna  restare semplice ... Gesù sa bene che sulla terra, è difficile conservarsi puri; per questo vuole che  le sue gocce di rugiada s'ignorino esse stesse. Egli si compiace a contemplarle, ma le guarda lui  solo, ed esse, non conoscendo il proprio valore, si ritengono al di sotto delle altre creature... Ecco  ciò che desidera il Giglio delle valli. La gocciolina di rugiada, Celina, ha compreso... Questo è il  fine per il quale Gesù l'ha creata, ma non deve dimenticare la sua povera sorellina. Bisogna che le  ottenga la grazia di realizzare quello che Gesù le fa comprendere, affinché un giorno, il medesimo  raggio d'amore faccia distillare le due goccioline di rugiada. Così, dopo essere state una cosa sola  sulla terra, potranno rimanere unite per tutta l'eternità in seno al Sole divino.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

 

121 - A CELINA

 

La perfezione consiste solo nel fare la volontà di Dio, cioè nell'amore.

Gesù

J. M. J. T.

Dal Carmelo, 6 luglio 1893

Cara Celina,

Le tue due lettere sono state come una dolce melodia per il mio cuore... Sono felice di vedere la  predilezione di Gesù verso Celina. Come l'ama, con quanta tenerezza la guarda!... Ora, eccoci  tutt'e cinque nella nostra via. Che gioia poter dire: «Sono sicura di fare la volontà di Dio». Questa  volontà santa si è manifestata chiaramente a proposito della mia Celina. E’ lei che Gesù ha scelta  fra tutte per essere la corona, la ricompensa del santo patriarca che ha deliziato il cielo con la sua  fedeltà. Come puoi dire che sei stata dimenticata, meno amata delle altre? Io ti dico che sei stata  scelta per privilegio, e la tua missione è tanto più bella in quanto, pur restando l'angelo visibile del  nostro caro Papà, sei al tempo stesso la sposa di Gesù.

«Questo è vero, pensa forse la mia Celina, ma in fin dei conti io faccio meno delle altre per il buon  Dio, ho tante più consolazioni e per conseguenza meno meriti». «I miei pensieri non sono i vostri  pensieri», dice il Signore. Il merito non consiste nel fare o nel dare molto, ma piuttosto nel ricevere,  nell'amare molto. Sta scritto che è molto più dolce dare che ricevere, ed è vero, ma allora quando  Gesù vuole riservare a sé la dolcezza del dare, non sarebbe cortesia rifiutare. Lasciamolo  prendere e dare tutto ciò che vorrà. La perfezione consiste nel fare la sua volontà, e l'anima che  s'abbandona interamente a lui è chiamata da Gesù stesso «sua madre, sua sorella», e tutta la sua  famiglia. E altrove: «Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola (cioè, farà la mia volontà) e il  Padre mio l'amerà, e verremo da lui e stabiliremo in lui la nostra dimora».

0 Celina! Com'è facile piacere a Gesù, rapire il suo cuore! Non c'è che da amarlo, senza badare a  se stessi, senza troppo esaminare i propri difetti...

La tua Teresa non spazia sulle cime in questo momento, ma Gesù le insegna a trar profitto da  tutto, dal bene e dal male che trova in sé. Le insegna a giocare alla banca dell'amore, o piuttosto  no, è lui che gioca per lei, senza dirle come fa, perché questo è affare suo e non di Teresa; a lei  spetta il compito di abbandonarsi, di darsi senza nulla riserbare per sé, neppure la soddisfazione  di sapere qual'è la sua situazione in banca. Ma dopo tutto, essa non è il figliol prodigo e non è  perciò il caso che Gesù le faccia un banchetto, perché è sempre con lui?

Nostro Signore vuol lasciare «le pecorelle fedeli nel deserto». Come sono significative per me  queste parole!... Egli è sicuro di loro ed esse non sarebbero più capaci di smarrirsi perché sono  prigioniere dell'amore. Così Gesù toglie loro la sua presenza sensibile per elargire le sue  consolazioni ai peccatori, o se anche le conduce sul Tabor, è solo per pochi istanti; le valli sono  quasi sempre il luogo del suo riposo: «e là che prende il suo riposo sul meriggio».

Il mattino della nostra vita è trascorso, su di noi è passata la carezza delle brezze profumate  dell'aurora. Allora tutto ci sorrideva. Gesù ci faceva sentire la sua dolce presenza; ma quando il  sole è cresciuto di forza, il Diletto «ci ha condotte nel suo giardino, ci ha fatto raccogliere la mirra»  della prova separandoci da tutto e da lui stesso. La collina della mirra ci ha fortificate coi suoi  amari profumi e così Gesù ci ha fatto scendere al basso ed ora camminiamo nella valle. Egli ci ha  condotte soavemente lungo le acque...

Celina cara, non so bene ciò che ti sto dicendo, ma ho l'impressione che tu mi capirai e riuscirai a  indovinare quello che ti vorrei dire. Ah! siamo sempre la goccia di rugiada di Gesù! E’ lì la felicità,  la perfezione... Per fortuna queste cose le dico a te, perché altre persone non sarebbero in grado  di capire il nostro linguaggio, e confesso che vale solo per un numero molto ristretto di anime. In  realtà, i direttori di spirito portano avanti nella perfezione facendo fare un gran numero di atti di  virtù, e hanno ragione; ma il mio direttore, che è Gesù, non m'insegna a contare gli atti, m'insegna  a fare tutto per amore, a non rifiutargli nulla, ad essere contenta quando mi da un'occasione di  dimostrargli che lo amo, ma tutto questo nella pace, nell'abbandono. E’ Gesù che fa tutto, io non  faccio niente.

Mi sento unitissima alla mia Celina e credo che il buon Dio non abbia fatto spesso due anime che  si comprendono così bene: mai una nota discordante. La mano di Gesù che tocca una delle lire, fa  vibrare nel medesimo tempo l'altra... Rimaniamo sempre nascoste nel nostro divino Fiore dei  campi fino a che declinino le ombre; lasciamo che siano apprezzate dalle creature le gocce di  liquore. Poiché facciamo piacere al nostro Giglio, restiamo con gioia la sua goccia, la sua  indivisibile goccia di rugiada... E per questa goccia che l'avrà consolato durante l'esilio, che cosa  non ci darà nella patria!... Ce lo dice lui stesso: «Colui che ha sete venga a me e beva»: Gesù è e  sarà il nostro oceano... Come il cervo assetato, noi sospiriamo quest'acqua che ci è promessa, ma  grande è la nostra consolazione di essere, noi pure, l'oceano di Gesù, l'oceano del Giglio delle  convalli!...

Solamente il tuo cuore sarà capace di leggere questa lettera, perché io duro fatica a decifrarla...  Non ho più inchiostro, m'è toccato «sputare» nel calamaio per farne un pochino... C'è proprio da  ridere!...

Abbraccio tutta la famiglia, ma soprattutto il mio amato Re che riceverà un bacio da Celina a nome  della sua regina.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

122 - A CELINA

 

Nell'ora delle tenebre e dell'aridità dello spirito, tener vivo il fuoco dell'amore...

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 18 luglio 1893

Mia cara Celina,

Non contavo di rispondere questa volta alla tua lettera, ma nostra Madre vuole che aggiunga due  righe alla sua. Quante cose avrei da dirti! Ma poiché ho solo pochi minuti, devo subito assicurare  alla «gocciolina di rugiada» che la sua Teresa la comprende... Dopo aver letto la tua lettera, mi  sono recata all'orazione. Prendendo il Vangelo, ho chiesto a Gesù di farmi trovare un passo per te  ed ecco quello che mi è venuto sotto gli occhi: “Considerate il fico e le altre piante. Quando  cominciano a germogliare voi giudicate che l'estate è vicina. Così, allorché vedrete accadere  queste cose, sappiate che è vicino il regno di Dio».

Mi è bastato e ho chiuso il libro. In realtà «queste cose» che accadono nell'anima della mia Celina  provano che in essa si è stabilito il regno di Dio... Ora voglio dirti ciò che avviene nella mia anima e  vedrai che si tratta della stessa cosa.

Hai detto la verità, Celina, i freschi mattini sono passati per noi, non ci sono più fiori da cogliere;  Gesù li ha voluti per sé. Forse un giorno ne farà sbocciare dei nuovi, ma, nel frattempo, che  dobbiamo fare? Celina, il buon Dio non mi chiede più nulla... Da principio mi domandava una  infinità di cose. Per un po' di tempo ho pensato che ora, dato che Gesù non mi domandava nulla,  bisognava procedere con calma nella pace e nell'amore, facendo semplicemente quello che mi  chiedeva prima. In seguito, m'è venuta un'illuminazione.

Santa Teresa dice che occorre tenere vivo l'amore. La legna non è più a portata di mano quando  siamo nelle tenebre, nelle aridità, ma non siamo almeno tenute a gettar nella fiamma delle  pagliuzze? Gesù è certo abbastanza potente per tener vivo il fuoco da solo, e tuttavia è contento  di vederci mettere un po' d'alimento. E’ una delicatezza che gli fa piacere, e allora butta sul fuoco  tanta legna. Noi non lo vediamo, ma sentiamo la forza e il calore dell'amore.

Io n'ho fatta l'esperienza. Quando non sento nulla, quando sono incapace di pregare, di praticare  la virtù, è quello il momento di cercare delle piccole occasioni, dei nonnulla che piacciono a Gesù  più che l'impero del mondo, più del martirio sofferto eroicamente. Per esempio, un sorriso, una  parola amabile quando avrei voglia solo di tacere o di avere un'aria annoiata, ecc... ecc...

Mi capisci, Celina cara? Non è per fare una corona, per guadagnare dei meriti, è soltanto per far  piacere a Gesù...Quando non mi capita nessuna occasione, gli voglio almeno dire tante volte che  l'amo. Non è una cosa difficile e serve a tener vivo il fuoco; anche nel caso mi sembrasse spento,  questo fuoco d'amore, vi vorrei gettare qualcosa lo stesso, e sono sicura che Gesù lo ravviverebbe  subito.

Celina, ho paura di non aver detto il più necessario, forse penserai che faccia sempre quello che  dico. Oh! no, non sono sempre fedele, ma non mi scoraggio mai. M'abbandono nelle braccia di  Gesù. La «gocciolina di rugiada» cala più a fondo nel calice del Fiore dei campi e là ritrova tutto  quello che ha perduto e molto di più ancora.

La tua sorellina Teresa del Bambino Gesù del Volto santo

rel. carm. ind.

 

123 - A CELINA

 

E’ come un bambino solo e sperduto nel mare con la sua barchetta in preda ai venti e alle  tempeste, nell'oscurità della notte. Non deve temere Gesù è con lei.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 23 luglio 1893

Mia cara Celinetta,

Non mi sorprende che tu non comprenda nulla di ciò che avviene nella tua anima. Un bambino,  solo, sul mare, in una barchetta sperduta in mezzo alle onde in tempesta, come potrebbe sapere  se è vicino o lontano dal porto? Finché il suo sguardo contempla ancora la riva da cui è partito, sa  quanto cammino ha fatto; vedendo la terra allontanarsi, la sua gioia infantile non ha limiti. Oh! dice,  tra poco sono al termine del mio viaggio. Ma più la spiaggia si allontana, più anche l'oceano  sembra vasto... Allora, tutta la scienza del bambino è ridotta a nulla e non sa più dove va la sua  barchetta. Non conoscendo in che modo manovrare il timone, l'unica cosa da fare è di  abbandonarsi alle onde, lasciando la sua vela in balia del vento...

Celina, la bambina di Gesù, si trova sola in una piccola barca. La terra è scomparsa ai suoi occhi,  non sa più dove va, se avanti o indietro... Teresa invece lo sa molto bene. E’ sicura che la sua  Celina è in pieno mare e la navicella che la porta voga a vele spiegate verso il porto. Il timone, che  Celina non è in grado neppure di scorgere, non è senza pilota. Gesù è lì che dorme come un  giorno sulla barca dei pescatori di Galilea. Dorme... e Celina non lo vede, perché la notte è scesa  sulla navicella... Celina non sente la voce di Gesù... Il vento soffia... Essa lo sente... vede le  tenebre... e Gesù dorme sempre. Eppure, se si svegliasse un istante solo, non avrebbe che «da  comandare al vento e al mare e si farebbe una grande bonaccia»; la notte diverrebbe più chiara  del giorno. Celina vedrebbe il divino sguardo di Gesù e la sua anima sarebbe consolata... Ma così  Gesù non dormirebbe più, ed è tanto stanco...I suoi piedi divini si sono stancati andando in cerca  dei peccatori, e nella navicella di Celina Gesù riposa così comodamente.

Gli apostoli gli avevano dato un guanciale. Il Vangelo ci riferisce questo particolare. Nella  barchetta della sua Sposa diletta trova un altro guanciale molto più morbido: è il cuore di Celina. Lì  dimentica tutto, è a casa sua... Non è una pietra che sostiene il suo capo divino, quella pietra che  sospirava durante la sua vita mortale? E’ un cuore di figlia, un cuore di sposa. Ah! com'è felice  Gesù! Ma come può essere felice mentre la sua sposa soffre e veglia nel tempo che lui dorme  così dolcemente? Non sa che Celina non vede altro che la notte e il suo Volto divino gli rimane  nascosto... e, talvolta, il peso che sente sul suo cuore le pare tanto grave?... Che mistero! Gesù, il  bambinello di Betlemme, che Maria portava come «un peso leggero», diviene pesante, così  pesante che san Cristoforo se ne stupisce... La sposa dei Cantici, sì, anche lei dice che «il suo  Diletto è un mazzetto di mirra e riposa sul suo seno». La mirra è la sofferenza ed è in questo modo  che Gesù riposa sul cuore di Celina. E nondimeno Gesù è felice di vederla nella sofferenza. E’  felice di ricevere tutto da lei durante la notte... Egli attende l'aurora, e allora, oh allora, che risveglio  sarà quello di Gesù!!!

Sii ben sicura, Celina cara, che la tua barca è in pieno mare, forse già molto vicina al porto. Il  vento di dolori che la spinge è un vento d'amore e questo vento è più rapido del lampo.

Come mi ha commosso il vedere che Gesù ti aveva ispirato l'idea dei piccoli sacrifici! Glielo avevo  domandato, non pensando di scriverti così presto. Finora Nostro Signore non mi ha mai rifiutato di  ispirarti ciò che l'avevo pregato di dirti. Ci fa sempre le stesse grazie insieme. Sono perfino  costretta ad avere una coroncina per i sacrifici. L'ho fatta per carità ad una delle mie compagne. Ti  dirò tutto in particolare, è piuttosto divertente... Sono presa dentro certe reti che non mi vanno  molto a genio, ma che mi sono utilissime nella condizione d'anima in cui mi trovo.

 

124 - A CELINA

 

Gesù si nasconde, si avvolge di tenebre e di silenzio, si fa povero... per i pochi amici.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 2 agosto 1893

Mia cara Celinetta,

La tua lettera mi ha riempito di consolazione. La strada per la quale cammini è una strada regale;  non è un cammino battuto, ma è un sentiero che è stato tracciato da Gesù stesso.

La sposa dei cantici dice che, non avendo trovato nel proprio letto il suo Amato, si alzò per  cercarlo nella città, ma invano; dopo essere uscita dalla città, trovò Colui che la sua anima  amava!...

Gesù non vuole che troviamo nel riposo la sua presenza adorabile. Egli si nasconde, si avvolge di  tenebre. Non è così che agiva nei confronti della folla dei Giudei, perché vediamo nel Vangelo  «che il popolo era rapito quando egli parlava». Gesù affascinava le anime deboli con le sue parole  divine. Cercava di renderle forti per il giorno della prova... Ma come fu piccolo il numero degli amici  di Nostro Signore quando taceva davanti ai suoi giudici!... Oh! che melodia per il mio cuore quel  silenzio di Gesù... Egli si fa povero perché possiamo fargli la carità. Ci tende la mano come un  mendicante, affinché nel giorno radioso del giudizio, quando comparirà nella sua gloria, possa  farci udire queste dolci parole: «Venite, benedetti del Padre mio; perché avevo fame e mi deste da  mangiare; avevo sete e mi deste da bere; non sapevo dove trovare un alloggio e mi offriste asilo;  ero in prigione, ero malato e mi soccorreste».

E’ Gesù stesso che ha pronunciato queste parole, è lui, che vuole il nostro amore, che lo va  mendicando... Si abbandona, per così dire, alla nostra mercé. Non vuole prendere nulla senza che  glielo diamo e la più piccola cosa è preziosa ai suoi occhi divini...

Mia cara Celina, rallegriamoci della nostra parte. E’ così bella! Diamo, diamo a Gesù, siamo avare  per gli altri, ma prodighe per lui!

Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime sanno trovare, perché è  nascosto e il mondo ama ciò che risplende. Ah! se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime  con i suoi doni ineffabili, senza dubbio non ce n'è una sola che l'avrebbe rifiutato. Ma egli non  vuole che l'amiamo per i suoi doni. E’ lui stesso che deve essere la nostra ricompensa. Per trovare  una cosa nascosta, bisogna nascondersi anche noi. La nostra vita deve dunque essere un  mistero! Dobbiamo rassomigliare a Gesù il cui volto era nascosto  «Volete imparare qualcosa che  vi serva? Dice I'Imitazione, amate essere ignorati e contati per nulla...». E altrove: «Dopo aver  lasciato tutto, bisogna lasciare se stessi; si glori pure questi di una cosa l’altro di un’altra, per  quanto riguarda voi, non riponete la vostra gioia che nel disprezzo di voi stessi».

Quanta pace danno all'anima queste parole, Celina mia! Tu le conosci, ma non sai già tutto quello  che vorrei dirti?... Gesù ti ama d'un amore così grande che se lo vedessi, saresti in un'estasi di  felicità che ti darebbe la morte. Ma non lo vedi e soffri.

Presto Gesù «si leverà per salvare tutti i miti e gli umili della terra!...».

 

125 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

S'interessa affettuosamente a tutta la vita della famiglia ed è felice che il suo caro papà si trovi in  mezzo a loro.

 

J. M. J. T.

Dal Carmelo, 10 agosto 1893

Gesù

Mia cara zia,

Vedo con piacere che sa indovinare il cuore della sua figliolina. Non voglio tuttavia che la mia bella  scrittura perda l'onore di essere ammirata al castello della Musse. Così sono stata contentissima  quando la nostra buona Madre mi ha affidato la dolce missione di rispondere alla sua lettera.

Oh! zia! Ognuna delle righe da lei tracciate mi rivela il suo cuore, che è quello della più tenera  delle madri. Ma anche quello della sua Teresina è un cuore di figlia pieno d'amore e di  riconoscenza.

Chiedo al Signore di guarire il caro zio. Veramente mi sembra che questa preghiera non possa  fare a meno di essere esaudita, poiché Nostro Signore è interessato personalmente a questa  guarigione. Non è forse per la sua gloria che il braccio dello zio non cessa di logorarsi a scrivere  delle pagine ammirabili che debbono salvare le anime e far tremare i demoni?

Spero che siamo già state esaudite e vi godiate in pace gli ultimi giorni che vi restano da passare  nel vostro bel castello. Come dev'essere felice Giovanna di poter godere a suo agio della  presenza di Francesco, lei che ne sentiva tanto la mancanza a Caen!! Ho pregato assai perché  quella brutta storia sparisse completamente, perché dev'essere stata una grossa nube nel cielo  azzurro di Giovanna.

Penso anche alla mia sorellina Maria. Mi sembra che da quando ha stabilito la sua dimora sulle  altezze degli alberi, io debba apparire ai suoi occhi ben piccola e disprezzabile; avvicinandosi ai  cieli si scoprono delle meraviglie che non s'incontrano nella bassezza delle valli! Dirà senza  dubbio che sono cattiva, ma questo non m'impedirà di fare la comunione per sua Altezza il giorno  del suo onomastico.

Non so dirle, cara zia, la felicità che provo pensando che il mio caro Babbino è in mezzo a voi,  ricolmato di tenerezza e di premure. Il buon Dio ha fatto per lui la stessa cosa che per il suo servo  Giobbe: dopo averlo umiliato, lo colma dei suoi favori ed è per mezzo di voi che gli vengono  elargiti tutti questi beni e questo affetto.

Zietta cara, ho ancora tante cose da dirle, ma mi manca lo spazio e non è rispettoso terminare una  lettera così di traverso. Mi perdoni, cara zia, e comprenda tutte le cose che vorrei scrivere a lei  come a tutta la famiglia.

Madre Maria di Gonzaga e nostra Madre le inviano tutto il loro affetto. Son felici al pensiero che la  signora di Virville farà la sua conoscenza.

L'abbraccio con tutto il cuore, mia cara zia, e sono sempre

La sua rispettosa figliolina

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

126 - A LEONIA

 

Tanta gioia e un po' d'amarezza per il suo ingresso nel monastero della Visitazione.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 13 agosto 1893

Mia cara Leonia,

Pensi forse che la tua Teresina si dimentichi di te? Oh! no, conosci troppo bene il suo cuore per  poterlo pensare. Avrei voluto scriverti insieme a nostra Madre e a suor Maria del Sacro Cuore, ma  c'è stato un malinteso e la loro lettera è partita prima di quanto credevo. Oggi mi prendo la rivincita  e vengo a passare qualche momento con te.

Tu sapessi, cara sorellina, quanti ringraziamenti invio al cielo per il favore che il buon Dio ti ha  accordato! Finalmente i tuoi voti sono soddisfatti. Come la colomba uscita dall'arca, non potevi  trovare, sulla terra del mondo, dove posare il piede, ed hai volato per tanto tempo cercando di  rientrare nella dimora benedetta dove il tuo cuore aveva fissato il suo rifugio per sempre. Gesù si è  fatto attendere, ma alla fine i gemiti della sua colomba l'hanno commosso: Ha steso la sua mano  divina e, prendendo la sua fidanzata, l'ha posta sul suo cuore, nel tabernacolo del suo amore.

Si è dunque avverata, ora, la predizione della nostra santa zia. La figlia della beata Margherita  Maria si trova alla Visitazione e per sempre sarà la sposa di Nostro Signore.

Ah! senza dubbio, la mia gioia è tutta spirituale, perché ormai non dovrò rivederti più sulla terra,  mia cara Leonia. Non potrò più ascoltare la tua voce né effondere il mio cuore nel tuo. Ma so che  la terra è il luogo del nostro esilio, e noi siamo delle viandanti che camminiamo verso la nostra  patria. Che importa se la strada da noi seguita non è la stessa, dal momento che il cielo è la nostra  unica meta e lì saremo riunite per non lasciarci mai più? E’ lassù che gusteremo in eterno le gioie  della famiglia. Ritroveremo il nostro amato Papà, circondato di gloria e d'onore in premio della sua  fedeltà perfetta, e soprattutto per le umiliazioni di cui è stato saziato. Vedremo la nostra buona  Mamma, la quale si rallegrerà delle prove che furono la nostra eredità durante l'esilio della vita, e  noi gioiremo della sua felicità nel contemplare le sue cinque figlie religiose. Formeremo, insieme  con i quattro angioletti che ci attendono in Paradiso, una corona che cingerà per sempre la fronte  dei nostri diletti genitori.

Vedi, sorellina cara la parte che prendo alla tua gioia. So che questa è tanto grande, ma so pure  che i sacrifici non mancheranno di accompagnarla; senza di essi, potrebbe essere meritoria la vita  religiosa? No, certamente! Sono anzi le piccole croci che costituiscono tutta la nostra gioia. Esse  sono più frequenti delle grandi e preparano il nostro cuore a ricevere queste quando tale è la  volontà del Maestro buono.

Ti prego, cara Leonia, di voler presentare il mio rispettoso ricordo alla reverenda Madre, per la  quale ho conservato una filiale affezione, dal giorno in cui ebbi l'onore di conoscerla; non sono un  po' anch'io della sua famiglia, ora che sei sua figlia ed io la tua indegna sorellina?

La madre Maria di Gonzaga e suor Maria del Sacro Cuore presentano anch'esse i loro devoti  ossequi alla Superiora, e inviano alla loro cara Leonia i migliori auguri di felicità.

Non dimenticare nelle tue preghiere, cara sorella, la più piccola delle carmelitane che ti è unita nel  cuore della santa Vergine.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

127 - A CELINA

 

Se le sue letterine le fanno bene, non da stupire: Dio si serve di tutte le creature come strumenti  del proprio amore

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 13 agosto 1893

Mia cara Celinetta,

Tutte le noie che hai con la tua domestica ci hanno addolorato. Nostra Madre non contava di  scriverti prima del tuo ritorno. Ma è tanto buona, ama talmente il suo «Celinino» che, sapendolo  nella tristezza, vuole dargli una piccola consolazione permettendo alla tua Teresa di mandarti due  righe.

Noi non sappiamo quel che devi fare a proposito della casa ed è bene che tu ti rivolga allo zio. Per  noi andrà bene ciò che lui deciderà. Comunque, di questo te ne parleremo a viva voce. La tua  povera domestica è sfortunata davvero se ha un difetto così brutto, soprattutto se è falsa, ma forse  riuscirai a convertirla come suo marito? Ogni peccato merita misericordia e il buon Dio è  abbastanza potente per dare della sostanza anche alle persone che non ne hanno. Pregherò tanto  per questa persona: forse al suo posto sarei stata ancora meno buona di lei, e lei, forse, sarebbe  già una gran santa se avesse ricevuto la metà delle grazie di cui il buon Dio mi ha ricolmata.

Riconosco che Gesù è veramente buono a permettere che le mie povere letterine ti facciano un  po' di bene, ma ti assicuro che non mi voglio ingannare pensando che io c'entri in qualche modo...  «Se non è il Signore stesso a costruire la casa, invano si affaticano quelli che la costruiscono».  Tutti i discorsi più belli dei più grandi santi sarebbero incapaci a far scaturire un solo atto d'amore  da un cuore che Gesù non avesse in suo possesso. E’ lui soltanto che sa servirsi della sua lira e  nessun altro può far vibrare le sue corde armoniose. Ma Gesù si serve di tutti i mezzi, le creature  sono tutte al suo servizio ed egli ama utilizzarle durante la notte della vita allo scopo di nascondere  la sua presenza adorabile; tuttavia non si nasconde a tal punto da non farsi intravedere. In realtà  sento bene che, spesso, mi dà delle luci non per me ma per la colombina esiliata, la sua sposa  prediletta. Tutto questo è proprio vero, se n'ha l'esempio nella natura stessa.

Prendi una bella pesca matura, tutta colorita e così dolce che neppure il più bravo confettiere del  mondo saprebbe immaginare un sapore tanto squisito. Dimmi un po', Celina mia, è forse per la  pesca che il buon Dio ha creato quel suo delicato colore di rosa, tutto vellutato e tanto delizioso a  vedersi e a toccarsi? Ti pare che abbia preparata per lei la sua polpa zuccherina?... Ma no, è per  noi, non per lei. Ciò che le appartiene, che costituisce l'essenza della sua vita, è il nocciolo;  possiamo portarle via tutta la sua bellezza senza strapparle il suo essere.

Allo stesso modo Gesù si compiace di prodigare i suoi doni ad alcune delle sue creature, ma molto  spesso è per attirare a sé altri cuori e poi, quando il suo scopo è raggiunto, fa sparire questi doni  esteriori e spoglia completamente le anime che gli sono più care. Vedendosi ridotte a tanta  miseria, queste povere piccole anime si spaventano, hanno l'impressione di non essere buone a  nulla perché ricevono tutto dagli altri e non sono in grado di dare nulla.

Ma non è così, il nocciolo del loro essere lavora in segreto. Gesù forma in loro il germe destinato a  svilupparsi lassù, nei giardini del cielo. Egli preferisce mostrare loro il loro nulla e la sua potenza.  Si serve per arrivare a loro, degli strumenti più meschini affinché si persuadano che è lui solo, ad  operare. Si affretta a perfezionare l'opera sua per il giorno nel quale, svanite ormai le ombre, non  si servirà più d'intermediari, ma di un eterno faccia a faccia!...

(Nostra Madre e madre Maria di Gonzaga ringraziano Maria della sua letterina; ne sono  entusiaste).

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

128 - A CELINA

 

Auguri Per l'onomastico. Il cammino della di Gesù è l'aspro sentiero dell'amore puro,  accompagnato da una melodia celeste.

 

J. M. J. T.

Gesù

1893 Mia cara Celina,

Affido a Gesù l'incarico di festeggiare per me la piccola Suor Maria del Volto Santo... Gesù  dev'essere il vincolo divino della nostra unione. Lui solo ha il diritto di penetrare nel santuario del  cuore della sua sposa... Oh! sì lui solo ode la nostra voce quando nessuno ci risponde. Lui solo  dispone gli avvenimenti della nostra vita d'esilio e ci presenta in qualche momento, il calice amaro.  Ma noi non lo vediamo. Egli si nasconde, vela la sua mano divina e noi non scorgiamo che le  creature. Allora soffriamo perché la voce del nostro Diletto non si fa udire e quella delle creature  sembra piena d'incomprensione...

Sì, la pena più amara è quella di non essere compresi... Ma questa pena non sarà mai quella di  Celina e di Teresa. Mai, perché i loro occhi guardano più in alto della terra. S'innalzano al di sopra  del creato; più Gesù si nasconde, e più sentono che Gesù è vicino a loro. Nella sua squisita  delicatezza, cammina avanti a loro buttando da parte le pietre della strada, allontanando i serpenti.  E non è tutto: fa risuonare alle nostre orecchie delle voci amiche, e queste voci amiche ci  ammoniscono a non camminare con troppa sicurezza... Perché? Non è Gesù stesso che ha  tracciato il nostro cammino? Non è lui che c'illumina e si rivela alle nostre anime?... Tutto ci porta  verso di lui. I fiori che crescono ai margini della via non seducono i nostri cuori. Li ammiriamo, li  amiamo, perché ci parlano di Gesù, della sua potenza, del suo amore, ma le nostre anime  rimangono libere. Perché turbare la nostra dolce pace? Perché temere la tempesta quando il cielo  è sereno?...

0 Celina! Celina cara... non sono i precipizi che dobbiamo evitare, siamo nelle braccia di Gesù, e  se anche voci amiche ci consigliano di temere, è il nostro Diletto che vuole così. Sai perché?... Ah!  nel suo amore, sceglie per le sue spose lo stesso sentiero che ha scelto per sé... Egli vuole che le  gioie più pure si cambino in sofferenze affinché, non avendo, per così dire, neppure il tempo di  respirare a nostro agio, il nostro cuore si volga verso di lui, soltanto verso di lui che è il nostro sole  e la nostra gioia...

I fiori lungo la via sono i piaceri puri della vita, e non c'è male alcuno a goderli, ma Gesù è geloso  delle nostre anime. Egli desidera che tutti i piaceri siano per noi intrisi d'amarezza... E’ vero, anche  i fiori della via conducono al  Diletto, ma è una strada traversa, come la lastra o lo specchio che  riflette il sole, ma non è il sole stesso.

M'accorgo di non dire alla mia Celina ciò che le vorrei dire. Mi spiego così male. Forse capirà a  volo. E’ così abile Gesù nell'eseguire le commissioni della sua povera Teresa!...

Ho trovato un passo nel Cantico dei cantici che s'adatta perfettamente a Celinetta esiliata. Eccolo:  «Che mai vedete nella sposa, se non cori musicali in un campo d'armati?». Oh! sì, la vita della mia  Celina è proprio un campo di battaglia... Povera colombina, geme sulla sponda dei fiumi di  Babilonia, e come potrebbe cantare i cantici del Signore in una terra straniera?... E tuttavia  bisogna che canti, bisogna che la sua vita sia una melodia, «un coro musicale». E’ Gesù che la  tiene prigioniera, ma rimane al suo fianco... Celina è la piccola lira di Gesù... Può essere completo  un concerto se nessuno canta? Quando il motivo sarà triste, ebbene! canterà il cantico dell'esilio,  e quando il motivo sarà allegro, la sua voce farà risuonare gli accenti della patria... Tutto ciò che  accadrà, tutti gli avvenimenti della vita, non saranno altro che lontani rumori e non faranno vibrare  le corde della piccola lira. Gesù solo ha il diritto di posarvi sopra le sue dita divine. Le creature  sono dei gradini, degli strumenti, ma è la mano di Gesù che dirige tutto. Non bisogna vedere altro  che lui in tutto...

Non posso pensare senza rapimento dell'anima alla cara amabile santa Cecilia: che modello per la  piccola lira di Gesù!... In mezzo al mondo, esposta a tutti i pericoli, nel momento di unirsi ad un  giovane pagano avido solo di amore profano, mi sembra che Cecilia avrebbe dovuto tremare e  piangere... ma no; udendo il suono degli strumenti che celebravano le sue nozze, Cecilia cantava  nel suo cuore... Quale abbandono! Udiva senza dubbio altre melodie, diverse da quelle della terra.  Il suo sposo divino cantava anche lui e gli angeli facevano risuonare nel cuore di Cecilia i loro  celesti concerti... Cantavano, come un giorno vicino alla culla di Gesù: «Gloria a Dio nel cielo e  pace sulla terra alle anime di buona volontà!».

La gloria di Dio! Oh! Cecilia capiva che lo Sposo divino aveva sete di anime ed ella agognava già  quella del giovane romano che pensava solo alla gloria della terra. Presto ne farà un martire e una  moltitudine di anime camminerà sulle sue orme... Non ha paura, perché gli angeli hanno cantato:  «Pace alle anime di buona volontà», sa che Gesù è tenuto a salvaguardarla, a proteggere la sua  verginità. E così, quale ricompensa!...

Sì, è bella, la casta generazione delle anime vergini. La Chiesa lo canta spesso e queste parole  sono vere ancor oggi come al tempo della vergine Cecilia...

Mia cara Celina, quanto piacere trae Gesù dalla sua piccola lira! Ne trova così poco nel mondo,  lascialo riposare vicino a te, non ti stancar di cantare, perché Gesù non si stanca mai di suonare...  Un giorno, lassù nella patria, vedrai i frutti delle tue fatiche... Dopo aver sorriso a Gesù in mezzo  alle lacrime, godrai dei raggianti splendori del suo Volto divino ed egli suonerà ancora sulla sua  piccola lira. Suonerà per tutta l'eternità dei motivi nuovi che nessuno saprà cantare, eccetto  Celina!...

 

129 - ALLA SIGNORA LA NEELE

 

La ringrazia dei doni ricevuti per il suo onomastico.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 22 ottobre 1893

Mia cara Giovanna,

Tocca a me ora di farti le mie scuse per essere tanto in ritardo nel ringraziarti di tutti i tuoi squisiti  regali, ma avevo una piccola speranza di poterti dire a voce la mia riconoscenza ed è questa la  ragione per la quale non ti ho scritto prima.

No, credimi, non ho avuto il cattivo pensiero che la mia sorellina mi avesse dimenticata, ma  trovavo del tutto naturale che si contentasse di fare una preghiera per la sua piccola Teresa, ed è  così che sono rimasta commossa più di quanto non saprei dire, ricevendo la tua amabile lettera.  Anche gli auguri del mio cugino mi sono stati particolarmente graditi. Infine i vasi di marmellata  sono venuti a mettere il colmo a tutte le vostre delicatezze per me. La nostra madre santa Teresa  era molto riconoscente e diceva in tono scherzoso «che bastava una sardina per rubarle il cuore».  Che cosa avrebbe detto se avesse conosciuto Francesco e Giovanna?

Ma il cielo non è così lontano dalla terra che non li possa vedere e benedire. Ho anzi la  persuasione che voglia particolarmente bene alla mia cara Giovanna.

Anche la nostra santa Madre aveva una sorella di nome Giovanna e sono rimasta molto  commossa, leggendo la sua vita nel vedere con quanta tenerezza vigilava sui suoi nipotini.

Così, senza metter da parte la buona sant'Anna, mi rivolgo a santa Teresa per ottenere, mediante  la sua intercessione, di diventare zia anch'io. Sono sicura che mi esaudirà inviando alla mia cara  Giovannina una famiglia benedetta che darà alla Chiesa grandi santi e sante.

Il ritardo non mi scoraggia per nulla, perché so che ci vuole molto tempo alla corte di Roma per  fare i Santi, e non posso prendermela col buon Dio se usa tutte le sue cure e il suo amore nella  preparazione delle animuccie che affiderà un giorno alla mia Giovanna.

Te ne supplico, sorellina mia, rivolgi una preghiera a santa Teresa. Sono sicura che sant'Anna ne  sarà felice. L'unione fa la forza e tutt'e due insieme otterranno la grazia che sollecitiamo.

Ti prego, cara Giovanna, di essere la mia interprete presso Francesco per ringraziarlo dei suoi  auguri, e t'abbraccio di cuore con tutta la tenerezza di una sorellina.

Nostra Madre e suor Maria del Sacro Cuore vi mandano mille affettuosità e non cessano di  pregare affinché i desideri della loro cara Giovannina siano pienamente esauditi.

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

130 - A LEONIA

 

Le comunica un pensiero sui vantaggi della vita religiosa appreso durante il ritiro predicato alla  comunità.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 5 novembre 1893

Mia cara Leonia,

Sono piena di gioia per la tua felicità. Le tue belle letterine mi fanno sempre un grande piacere e  vedo ormai senza poterne dubitare che ti trovi al tuo posto, là dove Dio ti vuole. Quanto buono è  stato il Signore per la nostra famiglia! Non ha permesso che un mortale divenisse lo sposo di una  sola di noi.

Qui abbiamo appena finito un bel ritiro spirituale che ci ha preparato alla festa della nostra Santa  Madre. Il buon padre ci ha parlato soprattutto dell'unione con Gesù e della bellezza della nostra  vocazione. Ci ha mostrato tutti i vantaggi della vita religiosa, in particolare della vita contemplativa.  Ci ha portato un paragone che mi ha incantato: «Vedete - ci diceva - le querce delle nostre  campagne, come si espandono tutte dai lati: gettano rami a destra, a sinistra e nulla le arresta. In  questo modo non arrivano mai ad una grande altezza. Guardate invece le querce delle foreste che  sono premute da tutti i lati. Non vedono altra luce che quella che scende dall'alto. Perciò il loro  tronco è privo di tutti quei rami irregolari che gli sottraggono la linfa necessaria per elevarsi. Non  vede che il cielo e così tutta la sua forza si volge in questa direzione e rapidamente arriva ad  un'altezza prodigiosa. Nella vita religiosa, l'anima, a somiglianza di una giovane quercia, è  premuta da tutti i lati dalla sua regola. Tutti i suoi movimenti sono ostacolati, fermati dagli alberi  della foresta... Ma essa trova la sua luce quando guarda il cielo, soltanto lassù può riposare la sua  vista. In questa direzione, mai deve aver paura di spingersi troppo avanti...».

Cara sorellina, credo di farti piacere parlandoti di queste cose. La nostra unica felicità è di parlare  degli affari dell'anima, d'immergere i nostri cuori nell'infinito...

Perdonami se t'invio delle lettere scritte così male, ma vedi, sorellina cara, preferisco lasciar  correre la penna sotto l’impressione del cuore, piuttosto che star lì ad arrotondare la frase e  spedirti una pagina di calligrafia.

Ti prego di presentare i miei rispettosi ossequi alla madre Superiora. Non dimenticarmi nelle tue  preghiere. Pensa a me, quando sei vicina a Gesù, come io penso a te. Ti lascio, cara Leonia,  restandoti unitissima nel cuore del nostro Sposo divino.

La tua indegna sorellina Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

131 - ALLA SIGNORA GUERIN

132

Auguri per il suo onomastico, con lo stesso amore di sempre.

 

J.  M. J. T.

Gesù

Carmelo, 17 novembre 1893

Mia cara zia,

Com'è dolce per la sua Teresina ritornare ogni anno a farle gli auguri per la ricorrenza del suo  onomastico! Eppure, non ho nulla di nuovo da dirle. Da molto tempo sa quanto le voglio bene.

Cara zietta, sebbene debba ripetere sempre la stessa cosa non ho paura di annoiarla, ed ecco la  ragione che mi fa pensare così. Quando sono davanti al tabernacolo, non so dire altro che queste  parole: «Mio Dio, voi sapete che vi amo!». E sento che la mia preghiera non stanca Gesù,  Conoscendo l'impotenza della sua povera piccola sposa Si contenta della sua buona volontà. So  pure che il buon Dio ha riversato qualcosa di quell'amore di cui trabocca il suo cuore, nel cuore  delle mamme... E quella a cui mi rivolgo ha ricevuto in così larga misura l'amore materno che non  posso temere di essere incompresa...

D'altronde, la mia impotenza non durerà eternamente: nella patria celeste potrò dire alla zietta  amata, molte cose che non si possono esprimere con parole umane.

Nell'attesa, chiedo a Nostro Signore di lasciare tanto, tanto tempo ancora sulla terra colei che sa  lavorare così bene per la sua gloria, e desidero che veda...«i figli dei suoi nipoti!». Forse la mia  sorellina Giovanna sorriderebbe se leggesse queste righe, ma io ho molto più fiducia di lei e  aspetto il «gran santo» e il «grande pontefice» seguito da un grande numero di angioletti.

Cara zia, domani farò la Comunione per lei ed anche per la signora Fournet, alla quale penso  spesso e prego Nostro Signore di conservargliela per molto tempo ancora.

La prego di abbracciare per me lo zio ed incarico lui e le mie sorelline di ricolmarla da parte mia  delle più tenere carezze.

Il suo piccolo Beniamino che è fiero del suo titolo

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

133 - A LEONIA

Auguri per il nuovo anno

 

J. M. J. T.

Dal Carmelo, 27 dicembre 1893

Gesù

Mia cara Leonia,

Sono felice di venire ad offrirti miei voti per il 94.

L'augurio che formulo presso la culla di Gesù è di vederti presto rivestita della santa livrea della  Visitazione. Ho detto presto vederti, ma so che soltanto in cielo avrò questa gioia. Che felicità  allora ritrovarci insieme dopo l’esilio della vita!

Quante cose da dirci! Quaggiù la parola è impotente, ma lassù basterà un solo sguardo per  comprenderci e credo che la nostra felicità sarà ancora più grande che se non fossimo state  separate.

La tua cara letterina mi ha fatto un grande piacere. Vedo che sei veramente contenta e non dubito  che il buon Dio ti faccia la grazia di restare per sempre nell'arca santa... Noi leggiamo in refettorio  la vita di santa Chantal: è una vera gioia per me ascoltarla, e questo mi ravvicina ancora di più alla  Visitazione a cui sono tanto affezionata. Vedo inoltre che c'è stata sempre un'intima unione col  Carmelo, il che mi fa benedire il buon Dio di avere scelto questi due Ordini per la nostra famiglia.  La santa Vergine è davvero nostra Madre, poiché i nostri monasteri le sono particolarmente  dedicati.

Cara sorellina, non ti dimenticare di pregare per me durante il mese del caro piccolo Gesù.  Domandagli che resti sempre piccola, tanto piccola...

Gli farò la stessa preghiera per te, perché conosco i tuoi desideri e so che l'umiltà è la tua virtù  preferita.

Non dimenticare, cara Leonia, di presentare i miei rispettosi ossequi alla tua venerata Madre e  credi al sincero affetto dell'ultima e della più piccola delle tue sorelle.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

133 - AL SIGNOR E SIGNORA GUERIN

 

Auguri di buon anno

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 29 dicembre 1893

Caro zio e cara zia,

Ho solo qualche minuto per farvi i miei auguri di buon anno: nostra Madre mi ha detto ora che la  lettera dev'essere recapitata domani mattina. Ma non ho bisogno di molto tempo per ridire ai miei  cari parenti i voti che il mio cuore formula per la loro felicità. Vorrei, se ciò fosse possibile, che il  nuovo anno non riserbasse loro altro che consolazioni.

Ma, ahimé! il buon Dio, che conosce le ricompense riservate ai suoi amici, ama spesso far  guadagnare loro i suoi tesori a prezzo di sacrifici. La nostra santa madre Teresa diceva,  sorridendo, a Nostro Signore queste parole tanto vere: «Mio Dio, non mi meraviglio che abbiate  così pochi amici: li trattate così male».

Ciò nonostante, pur in mezzo alle prove che ci manda, Dio è pieno di delicatezza. La malattia del  mio caro Babbino ne è per me una prova evidente. Questa croce era la più grande che potessi  immaginare, ma, dopo avercene fatto gustare l'amarezza, Nostro Signore è venuto ad addolcire,  per le mani dei nostri amati zii, il calice amaro che ci aveva offerto e che io mi aspettavo di bere  fino alla feccia...

Oh caro zio e cara zia, sapeste quanto il cuore della vostra Teresina è colmo d'amore e di  riconoscenza!

Non posso dirvi tutto ciò che vorrei. E l'ora di Mattutino. Perdonatemi il disordine di questa lettera e  non badate se scrivo come un gatto. Guardate solo il cuore della vostra figlia.

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

P.S. - Prego di presentare alla signora Fournet i voti più sinceri da parte della sua nipotina.

 

134 - AL SIGNOR GUERIN

 

Lo informa sulle condizioni di salute di madre Agnese di Gesù.

 

Mio caro zio,

Nostra Madre va molto meglio, ma è molto debole anche se lei dice di no.

Grazie, grazie di tutte le premure che le ha prodigato e che le prodiga. Spero che sarà obbediente,  perché sarebbe un vero peccato non obbedire ad uno zio così paterno... Madre Maria di Gonzaga  è commossa delle sue attenzioni e la ringrazia dedicando le sue cure materne alla cara priora.

Mi perdoni, caro zio, scrivo tanto in fretta che non so quello che le dico, ma spero che indovinerà  la nostra riconoscenza. Preghiamo tanto per la signora Fournet.

L'abbraccio insieme alla zia a nome delle loro tre piccole carmelitane.

Suor Teresa del Bambino Gesù

rei. carm. Ind.

 

 

1894

 

135 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Spiega il significato di un quadro da lei dipinto, rappresentante il «sogno del Bambino Gesù», di  cui le fa omaggio in occasione della sua prima festa di «priora».

 

J. M. J. T.

21 gennaio 1894

Il sogno del Bambino Gesù

Mentre si diverte con i fiori che la sua sposa diletta gli ha portato al presepio, Gesù pensa a ciò  che farà per ringraziarla... Lassù, nei giardini celesti, gli angeli, servitori del divino Infante,  intrecciano già le corone che il suo cuore ha riservato alla sua prediletta.

Frattanto, è calata la notte. La luna manda i suoi raggi d'argento e il dolce bambino Gesù  s'addormenta... La sua manina non lascia andare i fiori che l'hanno rallegrato durante il giorno e il  suo cuore continua a sognare la felicità della sua sposa diletta.

Ad un tratto, ecco apparirgli nella lontananza degli oggetti strani, che non rassomigliano per nulla  ai bei fiori primaverili. Una croce!... Una lancia!... Una corona di spine! E tuttavia il divino Fanciullo  non trema. E’ proprio quello che ha scelto per mostrare alla sua sposa tutto il suo amore!... Ma  non è ancora tutto. Il suo volto infantile, così bello, lo vede sfigurato, sanguinante!...  irriconoscibile!... Gesù sa bene che tutti l'abbandoneranno, eppure il Fanciullo divino sorride  davanti a quella figura insanguinata. Sorride ancora davanti al calice colmo del vino che fa  germogliare i vergini. Sa che nell'Eucaristia gl’ingrati lo lasceranno solo, ma Gesù pensa all'amore  della sua sposa, alle sue delicatezze. Vede i fiori delle sue virtù profumare il santuario e il bambino  Gesù continua a sognare dolcemente... Aspetta che le ombre declinino... che la notte della vita  ceda il posto al giorno radioso dell'eternità!...

Allora Gesù restituirà alla sua sposa diletta i fiori che gli ha regalato per consolarlo sulla terra...  Allora abbasserà verso di lei il suo Volto divino tutto raggiante di gloria e farà gustare eternamente  alla sua sposa la dolcezza ineffabile del suo bacio divino!!!...

 

Madre mia diletta,

Le ho descritto il sogno che la sua figliuola intendeva riprodurre per la sua festa. Ma, ahimé! solo il  suo pennello d'artista avrebbe potuto dipingere questo soave mistero! Spero che vorrà guardare  soltanto alla buona volontà di chi sarebbe tanto felice di farle piacere.

E’ lei, Madre mia, sono le sue virtù che ho voluto rappresentare nei fiori che Gesù stringe sul suo  cuore. Quei fiori sono per Gesù, per lui solo! Sì, le virtù della mia Madre diletta resteranno sempre  nascoste col piccolo Gesù del presepio; tuttavia, nonostante l'umiltà che le vorrebbe coprire di un  velo, il profumo misterioso che si sprigiona da questi fiori mi fa già pregustare le meraviglie che  vedrò un giorno nella patria eterna, quando mi sarà consentito di contemplare i tesori di tenerezza  che lei prodiga ora a Gesù.

0 Madre mia! lo sa, mai potrò dirle tutta la mia riconoscenza per avermi guidata, come un angelo  dei cieli, in mezzo ai sentieri della vita; è lei che m'ha insegnato a conoscere Gesù, ad amarlo. Ora  che è doppiamente mia Madre, la prego, mi conduca sempre verso il mio Diletto, m'insegni a  praticare la virtù, affinché in cielo non mi tocchi un posto troppo lontano dal suo e lei possa  riconoscermi per sua figlia e sua sorellina.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

136 - A LEONIA

 

Gioia per la sua Vestizione. «Alle tristi giornate d'inverno si sono succeduti per te i giorni radiosi  della primavera...».

J. M. J. T.

Gesù

Mia cara Leonia,

Non ti so dire la mia gioia nell'apprendere che sei stata ammessa alla Vestizione... Comprendo  quanto devi essere contenta e partecipo largamente alla tua felicità. Cara sorellina, come il buon  Dio ha ben ricompensato i tuoi sforzi! Ricordo quello che mi dicevi in parlatorio, prima di entrare  nell'arca santa. Non t'importava nulla di rimanere sempre l'ultima, di prendere l'abito senza  cerimonie. Era Gesù solo che cercavi e per lui rinunziavi ad ogni consolazione. Ma, come ci  ripeteva spesso il nostro caro Papà, il buon Dio non si lascia mai vincere in generosità; così egli  non ha voluto che tu fossi privata della gioia di diventare pubblicamente la sua fidanzata, in attesa  di essere la sua sposa. Mi sembra che gli anni d'esilio che hai passato nel mondo, siano serviti a  rivestire splendidamente la tua anima di una veste preziosa per il giorno del tuo fidanzamento. Alle  tristi giornate d'inverno si sono succeduti per te i giorni radiosi della primavera, Gesù ti dice come  alla sposa dei cantici: «L'inverno è passato, le piogge sono sparite. Alzati, mia diletta, mia  colomba, e vieni... ecco, io sono alla porta, aprimi, sorella mia, amica mia, perché il mio capo è  coperto di rugiada e i miei capelli delle gocce della notte». Da tanto tempo stavi sospirando la  visita di Gesù e gli dicevi come la sposa: «Chi mi concederà, mio Diletto, di trovarti fuori solo  affinché possa darti un bacio e in avvenire nessuno mi disprezzi?».

Eccolo finalmente questo giorno tanto desiderato. Non l'avevi ancora incontrato, sorellina cara,  Gesù in faccia al mondo, ma, dopo averlo cercato con ogni cura, eccolo finalmente venire lui  stesso da te... Ti contentavi di trovarlo solo, fuori, ma lui desidera darti un bacio davanti a tutti,  affinché nessuno ignori che ha posto il suo sigillo sulla tua fronte e che non avrai mai altro amante  che Lui.

Mia cara Leonia, dimenticavo di ringraziarti della tua lettera. Avrei dovuto cominciare di qui, ma tu  capisci, ne sono certa, che è stata soltanto la gioia che provo per la tua felicità che mi ha fatto  commettere questa dimenticanza.

Spero che i tuoi voti siano ben presto esauditi e il vostro buon cappellano si possa rimettere  prontamente. Ti prego, mia cara sorellina, di presentare i miei rispettosi ossequi alla tua buona e  venerata Madre.

Sono, come te, tanto contenta che sia lei a darti il santo abito.

Ti lascio restandoti unitissima nel cuore divino di Gesù.

La tua indegna sorellina

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

137 - A CELINA

 

Gesù sembra essersi dimenticato della sua povera Celina...

J. M. J. T.

Le «codfiches» hanno fatto tanto piacere a nostra Madre, la quale vorrebbe scrivere un biglietto  per ringraziare il suo caro «Celino», ma non le è possibile. E‘ stata anche tanto contenta della  lettera di Maria.

Vorrei che la piccola esiliata fosse triste senza essere triste, perché, se le tenerezze delle creature  non sono concentrate su di lei, è tutt'intera concentrata su di lei la tenerezza di Gesù. Ora che  Celina è senza un asilo, Gesù, lui sì, è ben alloggiato. E’ contento di veder andare errando la sua  sposa diletta. Gli piace questo! Perché mai?... lo non ne so niente... E’ il segreto di Gesù, ma  credo che stia preparando gran belle cose nella sua casetta... Ha tanto da lavorare che sembra  essersi dimenticato della sua povera Celina... Ma no: senza essere veduto, la guarda attraverso la  finestra... Si compiace di vederla nel deserto «senz'altro ufficio che quello d'amare», soffrendo  senza nemmeno sentire che ama!...

Gesù sa bene che la vita non è che un sogno, e così è felice di vedere la sua sposa piangere sulla  sponda del fiume di Babilonia. Presto verrà il giorno in cui Gesù prenderà per mano la sua Celina  e la farà entrare nella sua casetta che sarà divenuta un palazzo eterno... Allora dirà: «Questa è la  mia volta». Tu mi hai dato sulla terra il solo asilo al quale nessun cuore umano vuol rinunziare,  cioè te stessa, ed ora io ti do la mia sostanza eterna, cioè «Me stesso». Ecco la tua casa per  l'eternità. Durante la notte della vita sei stata errante e solitaria, ma ora avrai un compagno, e sono  io, Gesù, il tuo sposo, il tuo amico al quale hai sacrificato tutto. lo sarò questo compagno che deve  colmarti di gioia nei secoli dei secoli!...

 

138 - ALLA SIGNORINA CELINA MAUDELONDE

 

Partecipa alla gioia della sua compagna d'infanzia, ormai prossima al matrimonio.

 

J. M. J. T.

Dal Carmelo, 26 marzo 1894

Cara Celinetta,

Avrei voluto poter rispondere prima alla sua lettera che m'ha recato tanta gioia; la quaresima me  l'ha impedito, ma è venuto finalmente il tempo pasquale, e ora posso dire alla cara cuginetta  quanto vivamente partecipo alla sua felicità.

La grande pace che prova è per me un segno manifestissimo della volontà del buon Dio, perché è  lui solo che può riversarla nella sua anima e la gioia che gusta sotto il suo sguardo divino non può  venire che da lui. Cara Celina, non posso testimoniarle il mio affetto come farei se fossi ancora nel  mondo, ma non è per questo meno vivo; anzi, sento che nella solitudine, le sarò più utile che se  avessi la consolazione di esserle vicina. Le grate del Carmelo non sono fatte per separare i cuori  che si amano in Gesù; servono piuttosto a rendere più forti i vincoli che li uniscono.

Mentre lei seguirà il sentiero che il buon Dio le ha tracciato, io pregherò per Celina, la compagna  della mia infanzia, e chiederò che tutte le sue gioie siano così pure da poterle sempre gustare  sotto lo sguardo di Dio. Gli domanderò soprattutto che abbia la gioia incomparabile di ricondurre  un'anima a Nostro Signore e che quest'anima sia quella che deve tra poco formare una cosa sola  con la sua. Non dubito che questa grazia non le venga accordata al più presto, e sarei felice se le  mie deboli preghiere vi avessero un po' contribuito.

Spero che la mia cara piccola Elena sia ora guarita: avrebbe scelto un cattivo momento per essere  malata! La prego di abbracciarla forte forte per me, e scelgo lei per dare alla cara Celina tutti i miei  più teneri baci. Sono più che certa che non potrei fare una scelta migliore per adempiere questa  dolce missione...

Madre Maria di Gonzaga è tutt’uno con le sue tre cugine del Carmelo per gioire della sua felicità;  esse la pregano, cara Celina, di presentare il loro rispettoso ricordo al signore Maudelonde e  signora.

La lascio, cara Celina, restandole unitissima col cuore.

La sua cuginetta, che l'amerà tutta la vita e non cesserà di pregare per la sua felicità.

Suor Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

P.S. - Poiché la madre Priora del Carmelo di Saigon ci ha mandato un gran numero di oggetti  cinesi, tra cui un delizioso mobiletto da sala, nostra Madre ha pensato di fare una lotteria a  vantaggio della nostra comunità. I biglietti costano 0,50 fr. Li offriamo a tutte le persone amiche del  Carmelo. Se ne desidera qualcuno, saremo liete d'inviarglieli.

 

139 - A SUOR MARIA ALOYSIA VALLEE

 

Le racconta alcuni particolari circa il quadro da lei dipinto, rappresentante il sogno del Bambino  Gesù.

 

Gesù

J. M. J. T.

3 aprile 1894

Cara Suora,

Mi sento incapace di dirle quanto mi ha commosso la sua amabile lettera. Era già una grande gioia  per me sapere che le era piaciuto il quadro del Bambino Gesù e mi vedevo ricompensata al di là  delle mie speranze. Cara zia, mi permetta di chiamarla con questo nome, è proprio a lei che  pensavo meditando il quadro che volevo offrire alla nostra reverenda Madre per la sua prima festa  di Priora.

Sapevo infatti che sarebbe stata contenta d'inviarle un ricordino, e per questo ci misi tutto il mio  cuore a comporre «il sogno del Bambino Gesù»; ma, ahimé! non avendo potuto il mio povero  pennello riprodurre quello che l'anima aveva sognato, ho bagnato di lacrime la veste candida del  piccolo Gesù, la qual cosa non ha fatto certo discendere un raggio celeste sul suo visetto... Allora,  immersa nel mio dispiacere, mi sono ripromessa di non dir nulla del pensiero che m'aveva fatto  intraprendere quel lavoro. In realtà fu solo in seguito all'indulgenza di nostra Madre che mi decisi  di confidarle il mio piccolo segreto, e lei ha voluto tener conto solo del cuore e dell'intenzione,  piuttosto che dell'arte della sua figliuola. Così, con mia grande gioia, il piccolo Gesù è andato in  vece mia a fare la conoscenza della mia buona zia di Le Mans. Ho dipinto l'Infante divino in modo  da mostrare come si comporta nei miei confronti... Difatti dorme quasi sempre... ll Gesù della  povera Teresa non l'accarezza come accarezzava la sua Santa Madre. Ed è ben naturale: la figlia  è così indegna della Madre!... Tuttavia quegli occhietti chiusi di Gesù sono tanto eloquenti per la  mia anima e, dal momento che non mi accarezza, cerco io di piacergli il più possibile. So bene che  il suo cuore è sempre desto e che, nella patria dei cieli, si degnerà aprire i suoi occhi divini. Sarà  allora che, vedendo Gesù, avrò anche la gioia di contemplare accanto a lui le mie buone Madri  della Visitazione. Spero che vorranno riconoscere in me la loro figlia. In fondo, non sono mie Madri  quelle che hanno formato il cuore dei due angeli visibili, che mi hanno fatto da vere madri?...

Mi ricordo perfettamente del mio viaggio alla Visitazione di Le Mans all'età di tre anni. L'ho  rievocato tante volte nel mio cuore, e la grata del Carmelo non è un ostacolo che m'impedisca di  fare spesso una visita alla mia cara Zia e a tutte le Madri venerate che hanno tanto amore, pur  senza conoscerla, per la piccola Teresa del Bambino Gesù.

La prego, buona zia, di pagare il debito di riconoscenza della sua nipotina, ringraziando per lei la  sua reverenda Madre e tutte le sue care consorelle, in particolare suor Giuseppa di Sales, il cui  affettuoso ricordo mi ha toccato il cuore. Carissima zia, vorrei parlarle ancora a lungo, ma sono  alla fine del foglio e perciò costretta a lasciarla, chiedendole scusa!...

Suor Teresa del Bambino Gesù

sua indegna nipotina.

 

140 - A CELINA

 

In occasione del suo venticinquesimo compleanno. «Non temere le tempeste della terra... Il tuo  angelo custode ti copre con le sue ali...».

 

J. M. J. T.

Gesù

26 aprile 1894

Cara piccola lira di Gesù,

Per cantare i tuoi venticinque anni, ti mando una poesiola che ho composto pensando a te! Celina!  Sono sicura che riuscirai a capire tutto ciò che il mio cantico vorrebbe dirti. Ahimé! Ci vorrebbe  un'altra lingua, diversa da quella della terra, per esprimere la bellezza dell'abbandono di una  anima nelle mani di Gesù. Il mio cuore ha potuto appena balbettare quello che sente... Celina, la  storia di Cecilia (la santa dell'abbandono) è anche la tua storia!

Gesù ha messo accanto a te un Angelo del cielo che vigila sempre su di te, e ti porta tra le braccia  affinché il tuo piede non abbia ad inciampare contro la pietra, tu non lo vedi e, tuttavia, è lui che in  questi venticinque anni ha preservato la tua anima, che le ha conservato il suo candore verginale;  è lui che allontana da te le occasioni di peccato... E’ lui che si è mostrato a te in quel sogno  misterioso che ti ha mandato nella tua infanzia. Vedevi un Angelo che portava una fiaccola accesa  e camminava davanti al nostro amato Papà. Senza dubbio voleva farti comprendere la missione  che avresti dovuto adempiere più tardi. Ora sei tu l'angelo visibile di colui che andrà ben presto ad  unirsi agli Angeli della città celeste!... Celina, non temere le tempeste della terra... Il tuo Angelo  custode ti copre con le sue ali e nel tuo cuore riposa Gesù, la purezza dei vergini. Tu non vedi i  tuoi tesori: Gesù sonnecchia e l'Angelo resta nel suo misterioso silenzio. Eppure essi sono lì,  insieme con Maria, la quale ti nasconde, anch'essa, sotto il suo velo!

Non aver paura, mia cara Celina, finché la tua lira non cesserà di cantare per Gesù, non si  romperà mai...

Indubbiamente è fragile, più fragile del cristallo; se tu la consegnassi ad un musico inesperto, si  spezzerebbe da un momento all'altro, ma è Gesù che fa vibrare la lira del tuo cuore... Egli è felice  che tu senta la tua debolezza; è lui che esprime nella tua anima sentimenti di sfiducia verso te  stessa. Ringrazia Gesù che ti colma delle sue grazie più elette.

Se rimani sempre fedele al proposito di piacergli nelle piccole cose, egli si troverà obbligato ad  aiutarti nelle grandi.

Gli apostoli senza Nostro Signore lavorarono tutta la notte e non presero neppure un pesce ma la  loro fatica era accetta a Gesù. Voleva mostrare loro che lui soltanto ci può dare qualche cosa.  Voleva che gli apostoli si umiliassero...

«Figliuoli, dice loro, avete nulla da mangiare?» - Signore, rispose san Pietro, abbiamo pescato  tutta la notte senza prendere nulla». Forse, se avessero preso qualche pesciolino, Gesù non  avrebbe fatto il miracolo, ma non avevano nulla, e così Gesù riempì subito la loro rete in modo da  farla quasi rompere.

Ecco qual'è il carattere di Gesù: dona da Dio ma vuole l'umiltà del cuore.

«Tutta la terra è davanti a lui come un granello di sabbia che dà appena la minima inclinazione alla  bilancia come una goccia di rugiada del mattino che cade sulla terra». (Sap., c. 11).

(Celina cara, se ce la fai a leggermi, è un fatto davvero straordinario, ma non ho il tempo di  rivedere quello che ti ho scritto... ).

Il tempo passa come un'ombra, tra poco saremo riunite lassù. Non ha detto Gesù durante la sua  passione: «Anzi vi dico che vedrete presto il Figlio dell'uomo assiso alla destra di Dio e venire sulle  nubi del cielo... ?

Noi ci saremo!...

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

141 - A CELINA

 

Per il 28 aprile, sopra una busta contenente una minuscola immagine Teresa scrisse:

Piccola immagine dipinta dalla piccola Teresa per i 25 anni della piccola Celina col permesso della  piccola Madre Priora.

 

142 - A LEONIA

 

Gioia per la sua Vestizione avvenuta alla Visitazione di Caen il mese precedente.

 

J. M. J. T.

Domenica, 20 maggio1894

Gesù

Cara piccola suor Teresa,

Quanta gioia m'ha dato la tua lettera!... Non posso ringraziare abbastanza il buon Dio per tutte le  grazie di cui ti ricolma. Celina ci ha riferito fino ai minimi dettagli la bella festa del 6 aprile. Come  doveva essere contenta quel giorno la nostra Mammina, lassù nel cielo! E con quanto amore la zia  di Le Mans doveva tener fisso lo sguardo su di te! Sono felicissima che la mia santa madre Teresa  sia divenuta ora la tua madre. E’ un nuovo legame, mi sembra, che ci unisce l'una all'altra più  strettamente ancora.

Non sono capace, cara sorellina, di dirti tutto ciò che vorrei; il mio cuore non riesce ad esprimere i  suoi sentimenti profondi col freddo linguaggio della terra... Ma un giorno in cielo, nella nostra bella  patria, ti guarderò e, nel mio sguardo, vedrai tutto quello che vorrei dirti, perché il silenzio è il  linguaggio dei felici abitatori del cielo. Intanto, bisogna che ce la guadagniamo, la patria dei cieli!...  Bisogna soffrire, combattere... Oh! te ne supplico, prega per la tua Teresina affinché profitti  dell'esilio della terra e dei mezzi copiosi che ha per meritare il cielo.

Celina ci ha riferito il risultato delle vostre elezioni. Ho sofferto vedendoti lasciare una Madre che  amavi, ma mi sono consolata pensando che le succede un'altra non meno degna e santa, e sono  sicurissima che ora hai, per guidarti verso Gesù, due Madri che meritano questo dolce nome.

Ti lascio, cara sorellina, senza mai allontanarmi da te col cuore e ti prego di presentare i miei  affettuosi ossequi alle tue buone Madri.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

143 - A LEONIA

 

Teresa sente che Gesù è tanto contento della sorella. Invito ad aiutarsi vicendevolmente per  essergli fedeli in tutto.

 

J. M. J. T.

Gesù

22 maggio 1894

Cara sorellina,

Il mio biglietto di domenica t'arriverà insieme con questo e vedrai che ero già tutta contenta per la  tua felicità... Grazie della tua letterina che mi procura tanto, tanto piacere...

Sei fortunata, cara sorellina, che Gesù sia così geloso del tuo cuore. Egli ti dice come alla sposa  dei Cantici: «Hai ferito il mio cuore, sorella mia, mia sposa, con uno dei tuoi occhi e con uno solo  dei capelli che ondeggiano sul tuo collo».

Gesù è tanto contento di te, lo sento; se ti lascia ancora vedere delle infedeltà nel tuo cuore, sono  sicurissima che gli atti d'amore che vi raccoglie sono più numerosi. Quale delle due Terese sarà la  più fervente? Quella che sarà la più umile, la più unita a Gesù, la più fedele a compiere tutte le sue  azioni per amore. Ah! preghiamo l'una per l'altra per essere egualmente fedeli. «Feriamo» Gesù  col «nostro occhio e con un solo capello», cioè con la cosa più grande e con la più piccola. Non  rifiutiamogli il minimo sacrificio. E’ tutto così grande nella vita religiosa... Raccattare una spilla per  amore può convertire un'anima! Che mistero! Ah! E’ Gesù solo che può dare un tale valore alle  nostre azioni; amiamolo dunque con tutte le nostre forze.

La tua sorellina che t'ama

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

144 - A CELINA

 

La terribile prova, l’aridità dell'anima, alla luce di un passo del Cantico dei cantici e delle parole di  Gesù.

144 - A CELINA

 

La terribile prova, l’aridità dell'anima, alla luce di un passo del Cantico dei cantici e delle parole di  Gesù.

 

J. M. J. T.

7 luglio 1894

Gesù

Mia cara Celina,

La lettera di Leonia ci ha turbato assai. Ah! che sfortuna per lei se dovesse ritornare nel mondo!  Ma, te lo confesso, spero che si tratti solo d'una tentazione. Bisogna pregare molto. Il buon Dio  può darle facilmente quanto le manca.

Nostra Madre sta facendo il ritiro, e per questo non ti scrive, ma pensa a te e a Maria, e non  mancherà di pregare tanto per le sue due figlioline. Non so se ti trovi ancora nella stessa  disposizione di spirito dell'altro giorno, ma voglio citarti lo stesso un passo del Cantico dei cantici  che esprime perfettamente lo stato di un'anima piombata nell'aridità e che nulla può più rallegrare  né consolare:

«Sono scesa nell'orto delle noci per vedere i frutti della valle, ed osservare se la vigna fosse fiorita  e i melograni avessero germogliato. Non sapevo più dove fossi; la mia anima era tutta sconvolta a  causa dei carri di Aminadab» (Cap. VI, v. 101 11).

Ecco la vera immagine delle nostre anime. Spesso scendiamo nelle fertili valli dove il nostro cuore  ama cercare il suo pascolo, il vasto campo della Scrittura che tante volte s'era aperto davanti a noi  per offrirci tutta la ricchezza dei suoi tesori, questo vasto campo ci appare ad un tratto un deserto  arido e senz'acqua: non sappiamo più neppure dove ci troviamo: al posto della pace, della luce,  non troviamo che turbamento o tenebre...

Ma, come la sposa, conosciamo la causa della nostra prova; «La nostra anima è sconvolta a  causa dei carri di Aminadab...». Non siamo ancora nella patria e la prova ci deve purificare come  l'oro nel crogiolo. Ci sono momenti in cui ci crediamo abbandonate: ahimè! quei carri, quei vani  rumori che ci tormentano, sono in noi o fuori di noi? Noi non lo sappiamo, ma Gesù lo sa bene.  Egli vede la nostra tristezza e all'improvviso si fa udire la sua dolce voce, più dolce che l'alito della  primavera: “Ritorna, ritorna, o Sulamite; ritorna, ritorna, affinché possiamo mirarti!». (Cant., cap.  VI, v. 12 ).

Che misterioso richiamo è quello dello Sposol Noi non osavamo più rivolgere uno sguardo su noi  stesse, tanto eravamo convinte di essere prive di ogni splendore e di ogni ornamento, e Gesù ci  chiama. Egli vuole mirarci a suo agio, ma non è solo: insieme con lui le altre due Persone della  Trinità santa vengono a prendere possesso della nostra anima... Gesù I’aveva promesso altra  volta, quando stava per risalire al Padre suo e Padre nostro. Diceva con ineffabile tenerezza: «Se  qualcuno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio l'amerà, e verremo a lui e porremo in lui  la nostra dimora».

Osservare la parola di Gesù, ecco l'unica condizione della nostra felicità, la prova del nostro  amore per lui. Ma che cos'è mai questa parola?... Mi sembra che la parola di Gesù sia lui stesso,  lui Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!... Ce lo dice più avanti, nel medesimo Vangelo di san Giovanni.  Pregando il Padre per i suoi discepoli, si esprime così: «Santificali mediante la tua parola; la tua  parola è la verità...». E altrove Gesù ci ricorda che lui è la Via, la Verità, la Vita. Sappiamo dunque  qual'è la Parola che dobbiamo osservare, e non domanderemo a Gesù come Pilato: «Che cos'è la  verità?». Noi la possediamo, la Verità, noi custodiamo Gesù nel nostro cuore!...

Spesso, come la sposa dei Cantici, possiamo dire che il nostro «Diletto è un mazzetto di mirra,  che è per noi uno Sposo di sangue», ma come sarà dolce per noi udire un giorno questa parola  soave uscita dalle labbra stesse del nostro Gesù: «Voi siete quelli che avete perseverato con me  nelle mie prove, ed io vi ho preparato il mio regno, come il Padre mio l'ha preparato per me!»  (Vangelo).

Che mistero le prove di Gesù! Anch'egli dunque, Gesù, ha delle prove! Sì, le ha, e spesso è «solo  a spremere il vino nello strettoio. Cerca dei consolatori e non riesce a trovarne...». Molti servono  Gesù quando li consola, ma pochi sono disposti a tener compagnia a Gesù che dorme, in mezzo  ai marosi o che soffre nell'orto dell'agonia!... Chi dunque vorrà servire Gesù per Gesù solo? Ah!  saremo noi... Celina e Teresa s'uniranno tra loro sempre più strettamente, fino a realizzare la  preghiera di Gesù: «Padre, che essi siano uno, come noi siamo Uno». Sì, Gesù ci prepara già il  suo regno come il Padre l'ha preparato a lui. Ce lo prepara lasciandoci nella prova. Vuole che il  nostro volto sia veduto, sì, dalle creature, ma rimanga come nascosto, affinché nessuno ci  riconosca all'infuori di lui... Quale felicità pensare che il buon Dio, la Trinità tutta intera ci guarda, è  in noi, e si compiace a rimirarci. Ma che cosa vede nel nostro cuore, se non «cori di musica in un  campo di battaglia?» (Cant., c. VII, v. 1).

«Come dunque potremo cantare i cantici del Signore in una terra straniera? Da tanto tempo le  nostre arpe sono appese ai salici delle rive», noi non sapremmo adoperarle... il nostro Dio, l’Ospite  del nostro cuore, lo sa bene per questo viene in noi con l'intenzione di trovare una tenda vuota, in  mezzo al campo di battaglia della terra. Non chiede altro che questo e lui stesso è il musico divino  che s'incarica del concerto. Ah! se udissimo questa ineffabile armonia, se una sola vibrazione  giungesse alle nostre orecchie!

«Noi non sappiamo chiedere nulla nel modo dovuto, ma lo Spirito domanda in noi con gemiti  inesprimibili» (San Paolo). Non ci rimane dunque che dare la nostra anima, abbandonarla al  nostro grande Iddio. Che importa allora sé è senza doni che splendano al di fuori, quando dentro  splende il Re dei re in tutta la sua gloria?...

Come dev'essere grande un'anima per contenere un Dio! E tuttavia l'anima del bambino di un  giorno è per lui un paradiso di delizie. Che sarà allora delle nostre anime che hanno lottato,  sofferto per rapire il cuore del loro Diletto?...

Mia cara Celina, t'assicuro che non so quello che ti dico; il discorso dev'essere interrotto qui, ma il  cuore mi dice che capirai lo stesso... Vorrei dirti tante cose!...

Non mi rispondere con una lettera lunga per parlarmi della tua anima; mi basteranno poche righe.  Preferisco che tu scriva una lettera molto divertente per tutte le altre. Il buon Dio vuole che mi  dimentichi per far piacere.

Abbraccia lo zio, la cara zia e la mia sorellina. Al caro Papà, sorrido e lo assisto per mezzo del suo  angelo visibile, al quale sono così intimamente unita da fare una cosa sola!...

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

145 - ALLA SIGNORA POTTIER

 

Partecipa alla sua gioia per il ritorno del marito alle pratiche religiose.

 

J. M. J. T.

Gesù

Dal Carmelo, 16 luglio 1894

Cara Celina,

La sua lettera m'ha dato una grande gioia; è meraviglioso vedere come la santa Vergine è venuta  incontro a tutti i suoi desideri. Prima ancora del matrimonio, ha disposto che l'anima, alla quale  doveva essere unita, formasse una sola cosa con la sua per l'identità dei sentimenti. Che grazia  per lei sentirsi compresa tanto bene! E soprattutto sapere che la sua unione sarà immortale, che  dopo la vita potrà ancora amare lo sposo che le è sì caro!...

Ormai sono passati per noi due i giorni benedetti della nostra infanzia! Ci troviamo ora in mezzo  alla serietà della vita; la strada che percorriamo è molto diversa, ma la meta è la stessa. Non  dobbiamo avere tutt'e due che un solo obbiettivo: farci sante nella via che il buon Dio ci ha  tracciato.

Sento, cara amichetta, di poterle parlare liberamente. Lei capisce il linguaggio della fede meglio di  quello del mondo, e il Gesù della sua prima comunione è rimasto il vero padrone dei suo cuore; è  in lui che ama la bella anima divenuta ormai una cosa sola con la sua; è per via di lui che il suo  amore è così tenero e forte. Oh! com'è bella la nostra religione! Invece d'inaridire i cuori (come  crede il mondo), li sublima e li rende capaci d'amare, d'amare d'un amore quasi infinito, perché  deve continuare dopo questa vita mortale, che ci è data unicamente per conquistare la patria dei  cieli, dove ritroveremo le persone care che avremo amate sulla terra.

Avevo domandato per lei, mia cara Celina, a nostra Signora del Monte Carmelo la grazia che ha  ottenuto a Lourdes. Come sono contenta che sia rivestita del santo Scapolare! E’ un segno sicuro  di predestinazione, e d'altra parte, non è così unita più intimamente ancora alle sue sorelline del  Carmelo? Mi raccomanda, cara cuginetta, di pregare per il suo caro sposo: pensa forse che potrei  non farlo? No, non potrei più separarvi nelle mie deboli preghiere. Domando a Nostro Signore di  essere tanto generoso nei vostri riguardi quanto lo fu un giorno con gli sposi delle nozze di Cana.  Possa egli cambiare sempre l'acqua in vino! Continuare cioè a renderla felice e per di più  addolcire, per quanto è possibile, le prove che s'incontrano nella vita. Le prove! Come ho potuto  scrivere questa parola in una lettera destinata a voi in un momento nel quale, lo so bene, tutto è  felicità? Mi perdoni, amichetta cara, e goda in pace la gioia che il buon Dio le dà, senza  preoccupazione per l'avvenire. Sono sicura che egli le riserba nuove grazie e numerose  consolazioni.

La nostra buona madre Maria di Gonzaga è felice del ricordo che conserva di lei; da parte sua,  non dimentica la sua cara Celinetta. Nostra Madre e suor Maria del Sacro Cuore partecipano  vivamente alla sua felicità e m'incaricano di assicurarla del loro affetto.

Mi permetto di pregarla, cara cuginetta, di presentare i miei rispettosi ossequi al signor Pottier che  devo ormai considerare come cugino. La lascio, mia cara Celina, restandole sempre unitissima nel  cuore, e sarò felice tutta la vita di dirmi

La sua sorellina in Gesù

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

146 - A CELINA

 

E’ l'ora della prova, l’ora in cui Dio opera l'ultimo taglio nella sua anima. Il suo posto sarà al  Carmelo di Lisieux.

 

J. M. J. T.

Gesù

18 luglio 1894

Mia cara Celina,

Non sono sorpresa delle tue prove; ci sono passata anch'io lo scorso anno e so di che si tratta!... Il  buon Dio ha voluto che facessi il mio sacrificio. L'ho fatto e poi, come te, ho sentito ritornare la  calma in mezzo alla sofferenza.

Ma ho sentito anche un'altra cosa: spesso il buon Dio non vuole che la nostra volontà. Egli  domanda tutto e se gli rifiutiamo la minima cosa, ci ama troppo per cedere al nostro volere. Ma  quando la nostra volontà si conforma alla sua, quando vede che è lui solo che cerchiamo, allora si  comporta con noi come si comportò un tempo con Abramo... Ecco quello che Gesù mi fa sentire  nell'intimo e penso che sei nella prova, è l'ora nella quale si opera quel taglio di cui senti il  bisogno... «Ora Gesù spezza la tua natura, ti dà la croce e la tribolazione». Più vado avanti, più ho  la certezza intima che un giorno verrai qui. Madre Maria di Gonzaga mi raccomanda di dirtelo. Era  tutta sorridente mentre leggeva la tua lettera: ti saresti commossa a vederla!... Non aver paura:  qui, più che in qualsiasi altro posto, troverai la croce e il martirio!... Soffriremo insieme, come nei  primi tempi quando i cristiani si univano per farsi coraggio a vicenda nel momento della prova...

E poi, Gesù verrà, prenderà qualcuna di noi e le altre resteranno per un po' di tempo ancora  nell'esilio e nelle lacrime... Dimmi, Celina sarebbe grande così la nostra sofferenza se fossimo  l'una a Lisieux, l'altra a Gerusalemme?... Avrebbe tanto sofferto la santa Vergine se non fosse  stata ai piedi della croce del suo Gesù?...

Credi tu forse che non ti capisca? T’assicuro che leggo nella tua anima... Vi leggo che sei fedele a  Gesù non volendo che la sua volontà, non cercando che il suo amore; non devi aver paura di  nulla. Nella prova presente, il buon Dio va purificando ciò che vi potrebbe essere di troppo  sensibile nel nostro affetto, ma il fondo stesso di questo affetto è troppo puro perché lo voglia  spezzare. Ascolta bene quel che ti sto per dire. Mai, mai Gesù ci separerà. Se muoio prima di te  non credere che m'allontanerò dalla tua anima. Mai saremo state più unite! E’ forse questo che  Gesù vuol farti sentire parlandoti di separazione? Mi raccomando, non t'impensierire affatto: non  sono malata; anzi ho una salute di ferro, ma Dio può spezzare il ferro come l'argilla... Queste son  tutte puerilità, non pensiamo all'avvenire; (è di me che parlo, e non considero davvero una puerilità  la prova che visita l'anima della mia amata Celina).

Le croci esteriori, che sono mai?... Potremmo allontanarci l'una dall'altra senza soffrire, se Gesù  consolasse le nostre anime... Il vero, autentico martirio è il martirio del cuore, la sofferenza intima  dell'anima, quella che nessuno vede e che noi potremo portare senza separarci mai.

So molto bene che quanto ti dico e nulla sono assolutamente la stessa cosa. La tua prova interiore  non cesserà che il giorno segnato da Gesù, ma poiché vuole servirsi qualche volta di me per fare  del bene alla tua anima, forse chi sa che le mie parole non siano l'espressione della sua volontà...  E’ incredibile come le nostre prove siano sempre le stesse! Un po' prima o un po' dopo, bisogna  che beviamo alla stessa coppa.

Quando la tempesta s'abbatte violenta sulla terra, tutti dicono: «Non c'è più nulla da temere per i  vascelli, perché ora la tempesta non infuria più sul mare». Ebbene! lo dico a te, Celina: la  tempesta è passata sulla mia anima; ora visita la tua, ma non temere, presto la calma rinascerà e  una grande bonaccia succederà alla tempesta».

Vuoi sapere notizie della mia figlia? Ebbene, credo che rimarrà... è buona... mi vuol bene, ma  cerco di non toccarla se non con «guanti di seta bianca». Ho un titolo che mi procura molto da  fare: sono «un piccolo cane da caccia», e tocca a me correre tutto il giorno dietro la selvaggina.  Sai bene che i cacciatori (le maestre delle novizie e le priore ) son troppo grandi per potersi  nascondere dentro i cespugli, mentre un cagnolino... ha il fiuto fine, poi s'infila dappertutto!... così  tengo d'occhio la «mia figlia» da vicino e «i cacciatori» non sono scontenti del loro cagnolino... non  vogliono fare del male al mio «coniglietto». Ma lo lecco dicendogli, con un tono di compassione,  che il suo pelo non è abbastanza liscio, che il suo sguardo somiglia troppo a quello di un coniglio  selvatico; insomma mi sforzo di renderla tale quale la desiderano i miei cacciatori: un coniglietto  semplice semplice, che s'occupa solo dell'erbolina che deve brucare.

Sto scherzando, ma dentro di me penso che il coniglio vale più del cagnolino. Al suo posto, mi  sarei già perduto nella vasta foresta del mondo...

Ti ringrazio delle due piccole fotografie. Sono meravigliose.

Teresa del Bambino Gesù

P. S. - Ti prego di dire mille cose amabili da parte mia a tutti i cari ospiti che vi rallegrano di  continuo lassù. Comprendo ciò che mi dici a proposito di quei giovani, ma è un momento  passeggero. Un giorno non ne vedrai molti, consolati!

Ti mando due piccoli cantici che ho composto. Mostrali alla cara Mariuccia e dille che le voglio  bene e prego per lei… Oh! come la sofferenza fa crescere la sua anima e l'avvicina alla meta!...  Madre Maria di Gonzaga non le scrive perché la lettera è indirizzata alla zia. Sarà per la prossima  volta. Chiedi alla zia «Il mio canto d'oggi»: Suor Maria del Sacro Cuore l'ha voluto indirizzare a  lei.

 

147 - A CELINA

 

Pianto di gioia al Carmelo per il suo ormai prossimo ingresso.

 

J. M. J. T.

Gesù

Agosto 1894

Mia cara Celina,

La tua lettera è meravigliosa e ci ha fatto versare tante lacrime di gioia!...

Non temere, Gesù non t'ingannerà; se tu sapessi come lo incanta la tua docilità, il tuo candore di  bimba!... lo ho il cuore straziato... Ho patito tanto per te che spero di non essere un ostacolo alla  tua vocazione. Del resto, non è stato purificato il nostro affetto come l'oro nel crogiolo?...  «Abbiamo sparso piangendo la nostra semente ed ora torneremo presto insieme portando i covoni  nelle nostre mani».

Non scriverò al Padre oggi; credo sia meglio aspettare la sua lettera per vedere che cosa dirà. Se  preferisci che scriva per giustificarti, dimmelo quando vorrai, e non sarò per nulla imbarazzata!...  Ho un gran peso sul cuore!... Ma ringrazio il buon Dio di questa prova che lui stesso ha voluto, ne  sono sicura, perché è impossibile che Gesù inganni una bambinina come te.

Noi tutt'e tre ti amiamo più di prima, se fosse possibile: il tuo sguardo ci ha detto tante cose! Se tu  sentissi suor Maria del Sacro Cuore, t'assicuro che rimarresti stupita... Non esita ad affermare che  il suo caro Padre si è sbagliato... Ma non è stato altro che lo strumento docile di Gesù e perciò la  tua Teresina non può prendersela con lui!... Ringrazio tanto la zia della sua lettera. Se sa che ti ho scritto, dille che siamo profondamente  commosse.

(Anche madre Maria di Gonzaga ha pianto molto leggendo la tua lettera; povera Madre, lei non sa  nulla di nulla, e di qui puoi vedere quanto siamo riservate!)

 

148 - A CELINA

 

E’ l'ultima volta che ti scrivo nel mondo. Che gioia passare come pazze agli occhi del mondo! Ma  anche Gesù fu giudicato pazzo. Ride bene chi ride l'ultimo...

 

J. M. J. T.

Gesù

19 agosto 1894

Mia cara sorellina,

E dunque per l'ultima volta che sono obbligata a scriverti nel mondo! ... Non sapevo di dire così  esattamente la verità nella lettera che t'ho inviato a La Musse, promettendoti che saresti stata  presto al Carmelo.

Non sono per nulla stupita della tempesta che s'è scatenata a Caen. F. e G. hanno scelto una  strada così diversa dalla nostra che non possono capire la sublimità della nostra vocazione... Ma  ride bene chi ride l'ultimo... Dopo questa vita d'un giorno, capiranno chi di noi è stato più  privilegiato...

La tua pesca miracolosa ci ha commosso fino al cuore. Come ci fanno sentire queste piccole  delicatezze che il nostro amato Papà è vicino a noi! Dopo una morte di cinque anni, che gioia  ritrovarlo sempre uguale, sempre intento, come ai bei tempi passati, a cercare il modo di farci  piacere. Oh! come ripagherà a Celina tutte le cure che gli ha prodigate!... E’ lui che ha condotto in  porto così rapidamente la tua vocazione. Ora che è diventato un puro spirito, è cosa da nulla per  lui andare a trovare i sacerdoti e i vescovi e così non ha avuto per la sua cara Celina tutti i guai  che gli procurò la sua povera reginetta!

Sono assai felice, mia cara sorellina, che tu non provi nessuna attrattiva sensibile venendo al  Carmelo; è una delicatezza di Gesù che vuole ricevere un presente da te. Egli sa che è molto più  dolce dare che ricevere. Noi non abbiamo che i brevi momenti della vita per dare al buon Dio... ed  egli si prepara già a dire: «Ora è la mia volta»...Che gioia soffrire per colui che ci ama fino alla  pazzia e passare per pazze agli occhi del mondo! Si giudicano gli altri da se stessi, e poiché il  mondo è insensato, pensa naturalmente che gl'insensati siamo noi!...

Ma dopo tutto, non siamo le prime! Il solo delitto rimproverato a Gesù da Erode fu quello di essere  pazzo... e io la penso come lui!... Sì, c'era della follia nel cercare quelle povere cose che sono i  cuori dei mortali e farsene il proprio trono, lui, il Re della gloria, che è assiso al di sopra dei  Cherubini! Lui la cui presenza non può essere contenuta nei cieli! Era pazzo il nostro Diletto a  venir sulla terra a cercare dei peccatori per farne i suoi amici, i suoi intimi, i suoi simili, lui che era  perfettamente felice con le altre adorabili due Persone della Trinità!... Noi non potremo mai fare  per lui le pazzie che egli ha fatto per noi, e le nostre azioni non meritano questo appellativo,  perché sono degli atti quanto mai razionali e immensamente al di sotto di ciò che il nostro amore  vorrebbe compiere. E’ dunque il mondo che è insensato, perché ignora quello che Gesù ha fatto  per salvarlo, è lui l'accaparratore che seduce le anime e le mena alle fontane senz'acqua...

Non siamo neppure delle fannullone, delle prodighe. Gesù ci ha difese nella persona della  Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava insieme con Gesù e i discepoli.  Quanto a Maria, non pensava a prendere il cibo, ma a far piacere a Colui che amava. Così prese  un vaso d'alabastro riempito di un profumo di grande valore e, spezzato il vaso, glielo versò sul  capo. Allora tutta la casa si riempì di quel profumo, ma gli apostoli mormoravano contro  Maddalena...

E’ la stessa cosa che accade a noi, i cittadini più perfetti, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate,  che dovremmo servire con Marta, invece di consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite con i profumi  che vi sono racchiusi... E tuttavia, che importa se i nostri vasi si spezzano, dal momento che Gesù  è consolato e il mondo è costretto a sentire, suo malgrado, i profumi che esalano e che servono a  purificare l’aria avvelenata che non cessa di respirare.

L’infermiera sarebbe molto contenta se tu trovassi a Caen un mezzo flacone di acqua di  Tisserand, fr. 2,50. Se vi sono soltanto flaconi interi, non li prendere, ce ne sono anche qui a  Lisieux.

Suor Maria del Sacro Cuore vorrebbe sette o otto schiaccianocciole.

 

149 - A LEONIA

 

La consola della morte del padre e della partenza di Celina.

J.  M. J. T.

20 agosto 1894

Gesù

Cara sorellina,

Vorrei scriverti una lunga lettera, ma dispongo solo di pochi minuti; stanno aspettando la mia  letterina per portarla alla posta.

Penso più che mai a te, dopo che il nostro caro Papà è salito al cielo. Credo che tu abbia le nostre  stesse impressioni. La morte del Babbo non mi fa l'effetto d'una morte ma di una vera vita. Lo  ritrovo dopo sei anni d'assenza lo sento intorno a me, che mi guarda e mi protegge...

Cara sorellina, non siamo forse più unite, ora che volgiamo lo sguardo ai cieli per scoprirvi un  Padre e una Madre che ci hanno offerte a Gesù?...

Tra poco i loro desideri saranno appagati e tutti i figli che il buon Dio ha dato loro si uniranno a lui  per sempre...

Comprendo il vuoto che ti causerà la partenza di Celina, ma so quanto sei generosa con Nostro  Signore, e poi la vita passerà così presto... Dopo, saremo riunite per non separarci più e saremo  felici di aver sofferto per Gesù... Cara sorellina, perdonami questa brutta lettera, guarda solo il  cuore della tua Teresa che vorrebbe dirti tante cose, e non sa trovare le parole...

Presenta, ti prego, i miei rispetti alla madre Superiora, alla tua cara Maestra.

Desidererei tanto che tu consegnassi la lettera a Celina quando verrà a trovarti, il più presto  possibile. Addio, cara sorellina, non dimenticare di pregare per la più piccola e la più indegna delle  tue sorelle

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

150 - A LEONIA

 

La incoraggia ad essere forte nella prova che passerà... lasciando il posto alla gioia.

 

J. M. J. T.

Gesù

11 ottobre 1894

Cara sorellina,

Come sono contenta che la tua festa si trovi ora nello Stesso giorno della mia! Sono sicura che  santa Teresa ti ricolmerà delle sue grazie il 15. lo pregherò tanto per te santa Teresa e la beata  Margherita Maria... Tu sapessi quanto preghiamo per te, sorellina cara! E soprattutto, se tu  conoscessi tutti i sacrifici che offriamo per te, credo che rimarresti molto commossa... Da quando  abbiamo saputo delle tue prove, è cresciuto tanto il nostro fervore, te l'assicuro, e tutti i nostri  pensieri e le nostre preghiere sono per te. Ho una grande fiducia che la mia cara Visitandina  uscirà vittoriosa da tutte le sue grandi prove e che sarà un giorno una religiosa modello. Il buon  Dio le ha già accordato tante grazie; potrebbe abbandonarla ora che sembra essere arrivata in  porto? No certo, Gesù si è addormentato mentre la sua povera sposa lotta contro le onde infuriate  della tentazione, ma noi lo chiameremo con tanta tenerezza «che presto si risveglierà, e  comanderà ai venti e alle tempeste, e si farà una grande bonaccia...».

Sorellina cara, vedrai che la gioia succederà alla prova e, più tardi, sarai felice di avere sofferto;  d'altronde il buon Dio ti sostiene visibilmente nelle persone delle tue buone Madri, che non  cessano di prodigarti le loro cure e i loro consigli affettuosi e materni.

Ti prego, sorellina cara, di raccomandarmi alle loro preghiere e tu, mia cara Teresa, credi alla  tenerezza sempre crescente della tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

151 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Le fa gli auguri per l'onomastico, felice di appartenere alla sua famiglia divenuta una nuova  Betania.

 

J. M. J. T.

Gesù

17 novembre 1894

Cara zia,

Vengo a farle gli auguri per il suo onomastico con l'anima ancora tutta profumata della bella lettera  scritta dallo zio a suor Maria Maddalena.

Zietta mia cara! Sapesse quanto sono fiera di avere dei parenti come voi!... Sono felice di vedere il  buon Dio così ben servito da coloro che amo, e mi domando per qual motivo mi ha fatto la grazia  di appartenere ad una famiglia tanto bella.

Mi sembra che Gesù venga a riposarsi deliziosamente nella vostra casa come faceva una volta a  Betania. E’ pur sempre lui, «il divino Mendicante d'amore» che chiede ospitalità e che dice:  «Grazie», domandando sempre di più a proporzione dei doni che riceve. Egli sente che i cuori ai  quali si rivolge comprendono «che il più grande onore che Dio possa fare ad un'anima non è  quello di darle molto, ma di chiederle molto».

Così, quanto sarà dolce per lei un giorno sentire Gesù stesso darle il nome di madre!... Sí, è  veramente sua madre. Gliel'assicura nel Vangelo con queste parole: «Colui che fa la volontà del  Padre mio, questi è mia madre». E lei non solo ha fatto la sua volontà, ma gli dà sei delle sue figlie  per essere sue spose!... Perciò lei è sei volte sua madre e gli angeli del cielo potrebbero rivolgerle  queste belle parole: «Quanto a te, ti rallegrerai nei tuoi figli perché tutti saranno benedetti e uniti  per sempre al Signore». Sì, tutti sono benedetti e, nel cielo, mia cara zia, la sua corona sarà  composta di rose e di gigli.

Le due rose che vi splenderanno nel mezzo non ne saranno l'ornamento meno bello. Sono quelle  che, sulla terra, avranno copiato le sue virtù per spargerne il profumo su questo triste mondo.  Possa Dio trovare ancora quaggiù dei fiori come questi, capaci di rapire il suo cuore, e di  trattenere il suo braccio già alzato per punire i malvagi.

Cara zietta, volevo dirle tante cose, ma vengono a prendere la lettera ed ho appena il tempo di  assicurarla di tutta la mia tenerezza. Penso anche alla festa della nostra cara nonnina, e la prego  di abbracciarla affettuosamente per me.

La sua figliolina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm: ind.

 

152 - A SUOR MARTA DI GESU’

 

La incoraggia. Vedere tutto nero è una grande prova, ma è la prova necessaria del nostro amore  quaggiù.

 

Sorellina cara, sì, ho capito tutto... Prego Gesù di far brillare sulla sua anima il sole della grazia.  Ah! non abbia paura di dirgli che l'ama anche se non sente nulla; è il mezzo per forzare Gesù a  correre in suo aiuto, a portarla come un bimbo ancora troppo debole per camminare.

E’ una grande prova vedere tutto nero, ma questo non dipende esclusivamente da lei, faccia  quello che può. Stacchi il cuore dalle preoccupazioni della terra e soprattutto dalle creature, poi  stia tranquilla che Gesù farà il resto. Egli non potrà permettere che precipiti nel baratro da lei  temuto. Si consoli, sorellina cara, in cielo non vedrà più tutto nero, ma tutto bianco... Sì, tutto sarà  rivestito della divina bianchezza del nostro Sposo, il giglio delle valli. Lo seguiremo insieme  dovunque andrà... Ah! approfittiamo dei rapidi istanti della vita... cerchiamo insieme di piacere a  Gesù, salviamogli le anime mediante i nostri sacrifici... soprattutto, siamo piccole, tanto piccole che  tutti possano metterci sotto i piedi, senza aver l'aria di chi si risente e soffre...

A presto, sorellina cara, sono lieta di rivederla...

 

 

1895

 

153 - A LEONIA

 

Auguri di buon anno. Che gioia pensare che corriamo verso l'eternità dove ci attende il babbo e  metà della nostra famiglia!

 

J. M. J. T.

Gesù

Cara sorellina,

Con grande gioia vengo ad offrirti i miei voti al principio di questo nuovo anno. Quello appena  trascorso è stato molto fruttuoso per il cielo. Il nostro caro Papà ha visto ormai ciò che «l'occhio  dell'uomo non può contemplare»; ha udito le armonie degli angeli... e il suo «cuore comprende»,  l'anima sua gode quelle ricompense che «Dio ha preparato a coloro che l'amano»!...

Verrà anche il nostro turno... Forse non vedremo finire l'anno che incomincia! Forse l'una o l'altra  di noi sentirà presto la chiamata di Gesù!...

Oh! com'è dolce pensare che voghiamo verso l'eterne rive!...

Cara sorellina, non pensi anche tu come me, che la partenza del nostro amato Papà ci ha  avvicinato ai cieli? Più della metà della famiglia gode ora della vista di Dio, e le cinque esiliate  della terra non tarderanno a volarsene via verso la loro patria. Questo pensiero della brevità della  vita m'infonde coraggio, mi aiuta a sopportare le fatiche del cammino. Che importa (dice  I'Imitazione) un po' di travaglio sulla terra?... Siamo di passaggio e non abbiamo affatto qui la  nostra dimora permanente. Gesù è andato avanti, a prepararci un posto nella casa del Padre suo,  e poi tornerà e ci prenderà con sé, affinché là dov'è lui, siamo anche noi... Attendiamo, soffriamo  in pace, l'ora del riposo s'avvicina, le «lievi tribolazioni di questa vita d'un momento producono in  noi un peso eterno di gloria».

Cara sorellina, quanto piacere mi hanno fatto le tue lettere, e soprattutto, quanto bene all'anima!  Gioisco a vedere quanto il buon Dio ti ama e ti colma delle sue grazie... Ti trova degna di soffrire  per suo amore ed è questa la più grande prova di tenerezza che ti possa dare, poiché è la  sofferenza che ci rende simili a lui...

0 mia amata sorellina, non dimenticare l'ultima, la più povera delle tue sorelle, domanda a Gesù  che sia tanto fedele; che sia, come te, felice d'essere sempre la più piccola, l'ultima!...

Ti prego di presentare i miei voti alle tue buone Madri e di assicurarle che sono loro unitissima nel  cuore di Gesù.

La tua povera sorellina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. Ind

 

154

 

Parole scritte dalla Santa sopra un pezzettino di carta e consegnate da lei stessa alla sorella  Celina a cui avevano cambiato il nome: da suor Maria del Volto Santo a suor Genoveffa di Santa  Teresa. Più tardi, riprese l’appellativo “del Volto Santo”.

 

SUOR GENOVEFFA DI SANTA TERESA

la piccola Teresa che l'ha scritto per prima!...

 

155 - A LEONIA

 

Un saluto, prima della quaresima. Unite nella preghiera, poi canteranno insieme l'alleluia...

 

J. M. J. T.

Gesù

24 febbraio 1895

Mia cara Leonia,

Sono stata contentissima di ricevere tue notizie. Spero che tu continui a star bene e che le tue  care consorelle siano in via di guarigione. Non ho che pochissimo tempo da dedicarti, ma voglio  raccomandarmi alle tue preghiere prima della quaresima e prometterti che, da parte mia, penserò  a te ancora di più, se ciò è possibile; e poi verrò a cantare a lungo l'Alleluia con te, per  compensarmi di non averlo potuto fare oggi...

Intendo dire dopo Pasqua, ma mi spiego così male che tu potresti credere che mi preparo a cantar  l'Alleluia in quaresima... Oh! no, mi contenterò di seguire Gesù nella sua via dolorosa, sospenderò  la mia arpa ai salici sulle sponde dei fiumi di Babilonia. Ma dopo la Risurrezione, riprenderò la mia  arpa, dimenticando per un momento che sono esiliata; con te canterò la felicità di servire Gesù e  d'abitare nella sua casa, la felicità di essere la sua sposa per il tempo e per l'eternità!...

Cara sorellina, presenta, ti prego, i miei devoti rispetti alle tue buone Madri e credi alla mia grande  tenerezza.

La tua piccolissima sorella

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

P.S. - Quando mi scriverai, dimmi, per favore, l'anno della tua prima Comunione.

ù 156 - A LEONIA

 

La conforta a non preoccuparsi per il ritardo della sua Professione, raccontandole come si è  comportata lei nelle stesse circostanze.

 

J. M. J. T.

Gesù

28 aprile 1895

Mia cara sorellina,

Avrei voluto ringraziarti prima della lettera che mi fatto tanto piacere, ma poiché Nostra Madre ti ha  risposto subito, non ho potuto scriverti nello stesso tempo di lei.

Cara sorellina, sono intimamente persuasa che sei nella tua vocazione, non solo come  Visitandina, ma anche come Visitandina di Caen. Il buon Dio ce ne ha dato tante prove che non è  permesso dubitarne. Io considero il pensiero di andare a Le Mans come una tentazione e prego  Gesù di liberartene. Oh! come comprendo che il ritardo della tua Professione dev'essere una  prova per te! Ma è una grazia così grande che più si ha tempo per prepararvisi, più bisogna  rallegrarsene. Ricordo con piacere quanto è successo nella mia anima, qualche mese prima della  mia Professione. Vedevo il mio anno di noviziato ormai trascorso, e nessuno si occupava di me (a  causa del nostro padre Superiore, che mi trovava troppo giovane). T'assicuro che avevo una gran  pena, ma un giorno il buon Dio mi ha fatto comprendere che in questo desiderio di pronunziare i  santi voti, c'era una grande ricerca di me stessa. Allora mi son detta: «Per la Vestizione, mi hanno  rivestito di una bella veste bianca guarnita di ricami e di fiori, ma chi ha pensato a darmene una  per le mie nozze? Questa veste sono io stessa che devo procurarmela, da sola; Gesù vuole che  nessuno m'aiuti, eccetto lui. Sicura dunque del suo soccorso, mi metterò all'opera, lavorerò con  ardore. Le creature non vedranno i miei sforzi, i quali resteranno nascosti nel mio cuore. Facendo  di tutto per farmi dimenticare, non cercherò altro sguardo che quello di Gesù... Che importa se  apparirò povera e sprovvista d'ingegno e di talento?... Voglio mettere in pratica questo consiglio  dell'Imitazione: “Si glori pure questo di una cosa, quello di un'altra; tu non porre la tua gioia in altro  che nel disprezzo di te stesso, nella mia volontà e nella mia gloria”, oppure: “ Vuoi imparare  qualcosa che ti serva? Desidera di essere ignorato e contato per nulla!».

Pensando a tutto questo, ho sentito una grande pace nella mia anima, ho sentito che era la verità  e la pace!... Non mi sono più preoccupata riguardo alla data della mia Professione, pensando che  dal giorno in cui la mia veste di nozze fosse stata ultimata, Gesù avrebbe cominciato a cercare la  sua povera piccola sposa...

Cara sorellina, non mi sono ingannata per nulla e Gesù stesso si è contentato dei miei desideri,  del mio abbandono totale; si è degnato di unirmi a sé molto prima di quanto osassi sperate... Ora il  buon Dio mi conduce per la stessa via ed io non ho che un desiderio, quello di fare la sua volontà.  Forse ti ricordi che una volta mi piaceva chiamarmi «il giocattolino di Gesù». Ora, sono sempre  felice di esserlo, soltanto ho pensato che il divino Infante aveva tant'altre anime piene di virtù  sublimi le quali si dicevano «suoi giocattoli». Ho pensato allora che esse erano i suoi giocattoli  preziosi e la mia povera anima non era che il giocattolino senza valore. Per consolarmi, mi sono  detta che spesso i bambini si divertono più con giocattolini senza valore, che possono lasciare o  prendere, rompere o baciare a loro capriccio, anziché con altri di maggior valore che osano  appena toccare.

Allora mi son sentita contenta d'essere povera, ho desiderato di diventarlo ogni giorno di più,  affinché ogni giorno, Gesù provi maggior piacere nel giocare con me.

Cara sorellina, ora che ti ho fatto da direttore spirituale, prega tanto per me, affinché metta in  pratica i lumi che Gesù mi dà.

Presenta, ti prego, il mio rispettoso ricordo alle tue buone Madri.

La tua piccolissima sorella che ti vuol bene

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

157 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Colpita ed edificata dall'esempio di fede e di virtù dello zio e della cugina Maria, le parla della sua  famiglia come d'una famiglia di santi.

 

J. M. J. T.

20 luglio 1895

Gesù

Mia cara zietta,

Mi ha commosso tanto vedere che pensava alla sua Teresina. Anch'essa pensa molto a lei, e se  non ha ancora scritto alla sua amata zia, non è per indifferenza, ma perché il suo cuore è così  colmo di tenerezza e di venerazione che non sa come esprimere i suoi pensieri.

Eppure bisogna che mi provi, a costo di dire alla mia zietta delle cose che le dispiaceranno. Non è  forse vero che «la verità esce dalla bocca dei bambini?». Allora mi si deve perdonare se dico la  verità, io che sono e voglio sempre restare una bambina...

Le farò la mia lezioncina spirituale mostrandole come il buon Dio è buono con me. Mi piace molto  la lettura della vita dei santi, e il racconto delle loro azioni eroiche infiamma il mio coraggio e mi  porta ad imitarli, ma confesso che qualche volta mi è successo d'invidiare la felice sorte dei loro  parenti che hanno avuto la fortuna di vivere in loro compagnia di godere delle loro sante  conversazioni. Ora però non ho nulla da invidiare perché mi trovo in condizione di contemplare da  vicino le azioni dei santi, di vedere le loro lotte e la generosità con la quale si sottomettono alla  volontà del buon Dio.

Mia cara zietta, so bene che le farei non poco dispiacere se le dicessi che è una santa, e tuttavia  ne ho tanta voglia... ma se non mi è permesso di dirle questo, posso dirle una altra cosa che non  mi è lecito dire allo zio, altrimenti non mi vorrebbe più bene. Questa cosa la conosce meglio di me,  ed è che lo zio è un santo come ve ne sono pochi sulla terra e che la sua fede può essere  paragonata a quella di Abramo...Ah! se sapesse di quale dolce emozione si è riempita ieri la mia  anima vedendo lo zio con la sua angelica Mariuccia! Eravamo immerse in un grande dolore a  causa della nostra povera Leonia. Era per noi una vera e propria agonia. Il buon Dio, che voleva  provare la nostra fede, non ci concedeva la più piccola consolazione, e, quanto a me, non potevo  fare altra preghiera che quella di Nostro Signore sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché ci hai  abbandonato?», o l'altra nell'orto dell'agonia: «Mio Dio, sia fatta la tua volontà, e non la nostra».  Finalmente, per consolarci, il nostro divin Salvatore non ci ha inviato l'angelo che lo confortò nel  Gethsemani, ma uno dei suoi santi pellegrini sulla terra e tutto pieno della sua forza divina...  Vedendo la sua calma, la sua rassegnazione, le nostre angosce si sono dissipate, abbiamo sentito  l'appoggio di una mano paterna... 0 zietta cara! Come son grandi le misericordie del buon Dio per i  suoi figli!... Sapesse quante dolci lacrime ho versato ascoltando la conversazione celeste del mio  santo zio!... Mi appariva già trasfigurato: il linguaggio non era più quello della fede che spera, ma  dell'amore che possiede. Nel momento in cui la prova e l'umiliazione venivano a visitarlo,  sembrava dimenticare ogni cosa per non pensare che a benedire la mano divina che gli rapiva il  suo tesoro, e per di più lo provava come un santo. Santa Teresa aveva ben ragione di dire a  Nostro Signore, che la schiacciava sotto il peso della croce proprio quando intraprendeva delle  grandi fatiche per lui: «Ah! Signore, non mi sorprende che abbiate così pochi amici; li trattate tanto  male!». E un'altra volta disse che Dio, alle anime che ama d'un amore di predilezione, non  risparmia le sue croci come il segno più sicuro della sua tenerezza...

 

21 luglio

Ieri avevo lasciata interrotta la mia lettera, perché era arrivata Maria con Leonia: abbiamo provato  una grande emozione a vederla, non potevamo farle dire una parola, tanto piangeva; poi ha finito  per rivolgere lo sguardo verso di noi e tutto è andato bene. Non le riferisco altri particolari, perché li  saprà tutti da Maria che è stata una vera donna forte nella dolorosa circostanza ormai passata.  Gliel'abbiamo detto, ma ho capito subito che questo complimento non le andava a genio.. Allora  l'ho chiamata «angioletto», e lei sorridendo m'ha risposto che questo le piaceva più della «donna  forte». Ha una vivacità da far ridere le pietre e così distrae la sua povera compagna. Le abbiamo  servite in piatti di terracotta come le Carmelitane, la qual cosa le ha divertite non poco.

Ah! com'è virtuosa la sua Mariuccia! E’ straordinario il dominio che ha di se stessa. Non è certo  l'energia che le manca per diventare santa, e questa è la virtù più necessaria: con l'energia si può  arrivare facilmente al vertice della perfezione.

Se potesse darne un po' a Leonia, il suo «angioletto» ne avrebbe ancora abbastanza, e non  farebbe davvero male a quest'ultima... Cara zietta, m'accorgo che le mie frasi son piuttosto  confuse, ma devo sbrigarmi per consegnare la lettera a Maria, la quale non voleva che le scrivessi  dicendo che avrebbe fatto lei tutte le mie commissioni, oppure mi avrebbe dato tre soldi per  comprare il francobollo. Ma io non ho voluto aspettare più a lungo, e non ero contenta d'inviare ad  una zia tanto cara, uno sguardo soltanto, sia pure espressivo al massimo, perché non l'avrebbe  potuto vedere da così lontano!

Volevo parlarle di Giovanna e di Francesco, ma non ho avuto il tempo. Tutto ciò che posso dire è  che li metto nel numero dei santi che mi è consentito di contemplare da vicino sulla terra, e che mi  allieta il pensiero di vederli presto in cielo in compagnia dei loro figli, le cui fulgide corone  aumenteranno la gloria degli stessi genitori.

Mia amata zietta, se non riesce a leggermi, la colpa è di Maria. La rimproveri tanto abbracciandola  da parte mia e le dica di abbracciarla fortemente per me.

La sua piccolissima figlia

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

158 - A MARIA GUERIN

 

Nell'imminenza del suo ingresso al Carmelo, invia un affettuoso saluto a lei ed ai cari zii  assicurandoli di pregare molto per loro.

 

Alla sorellina cara, da parte della piccola Teresa che pensa molto a lei!... E che soprattutto spera  (tremando) che la cara Maria mantenga le sue promesse restando tranquilla come una bambina  tra le braccia della mamma...

Prego molto per te, amata sorellina, e per tutti i cari abitanti di La Musse, i quali devono fare in  questo momento rapidi progressi nella perfezione, dato che accettano così generosamente il  sacrificio del distacco.

Prego per il caro zio e la diletta zia, e li amo sempre di più. Amo... Di questo passo non so dove  arriverò, poiché la mia tenerezza cresce di giorno in giorno!...

 

159 - ALLA SIGNORA LA NEELE

 

Dopo averle parlato di quel «folletto» di Maria, che sta contagiando del suo brio e della sua virtù  tutta la comunità del Carmelo, le chiede come dono per la sua festa, dei modelli di fiori.

 

J. M. J. T.

Gesù

14, 15 e 17 ottobre 1895

Cara Giovanna,

Mi sembra di vederti e di udire la tua voce leggendo la tua lettera; mi fa un grandissimo piacere  constatare l'amabile malattia che lo zio e la zia sono venuti a portarti da Lisieux, e spero che tu  non sia ancora guarita dalla tua «crisi d'allegria»!... E’ probabile, poiché il celebre membro della  facoltà, nonostante la sua scienza universale, non riesce a trovare un rimedio per la sua cara  Giovannina. Se per caso riuscisse a scoprirne qualcuno, lo prego di non dimenticare il nostro  Carmelo; tutto il noviziato è colpito dal contagio.

E’ una grande consolazione per me, vecchia decana del noviziato, vedermi circondata da tanta  allegria nei miei ultimi giorni; è una cosa che mi fa ringiovanire e, nonostante i miei sette anni e  mezzo di vita religiosa, mi vien meno spesso la gravità, in presenza di quel «folletto» incantevole  che rallegra tutta la comunità. Se tu l'avessi vista l'altro giorno con la tua fotografia e quella di  Francesco, ti saresti divertita un mondo! Nostra Madre le aveva portate a ricreazione e le faceva  passare da una suora all'altra. Quando venne il turno di suor Maria dell' Eucaristia, prese in mano  le fotografie una dopo l'altra facendo loro i suoi più graziosi sorrisi!... Tutte le carmelitane sono  veramente contente di avere una postulante tanto carina.

La sua bella voce è la gioia e l'incanto delle nostre ricreazioni. Ma ciò che soprattutto rallegra il  mio cuore, assai più di tutti i talenti e le qualità esteriori del nostro caro angelo, sono le sue  disposizioni alla virtù.

E’ tanto grande, cara Giovanna, il sacrificio che il buon Dio ti ha domandato ultimamente; ma non  ha forse promesso, «a chi lascia per lui il padre, la madre, o la sorella, il centuplo in questa vita?».  Ebbene! Per lui, non hai esitato a separarti da una sorella che ti è cara più di quanto è possibile  dire o immaginare. Ah! Gesù sarà obbligato a mantenere la sua promessa. So bene che  ordinariamente queste parole vengono applicate alle persone religiose; tuttavia, sento nel fondo  del cuore che sono state pronunziate per i generosi genitori e parenti che fanno sacrificio a Dio dei  figli e delle persone più care.

Non l'hai già ricevuto il centuplo promesso?... Sì, la dolce pace e la felicità della tua Mariuccia  hanno già varcato le grate del monastero per riversarsi nella tua anima. Ben presto, ne ho l’intima  convinzione, riceverai un centuplo più abbondante: un angioletto verrà a rallegrare la tua casa e a  ricevere i tuoi baci materni... Cara sorellina, avrei dovuto cominciare col ringraziarti del dono che  desideri offrirmi in occasione della mia festa sono molto commossa, te l'assicuro, ma perdonami  se ti dico con semplicità le mie preferenze. Poiché vuoi farmi in tutti i modi questo regalo,  preferirei, al posto del pesce, un modello di fiori. Penserai che sono un'egoista ma vedi, lo zio è  pieno di premure per le sue care carmelitane e non c'è pericolo che muoiano di fame... La piccola  Teresa, che non ha mai amato la roba da mangiare, tuttavia ama molto le cose utili alla sua  comunità, e sa che con questi modelli, si guadagna del denaro e col denaro si compra il pesce. E’  un po' come la storia di Matilde e della sua ricottina, non ti pare? Infine, sarei contenta davvero se  tu mi regalassi un ramo di rose canine o, in mancanza di queste, delle pervinche o dei bottoni  d'oro o qualsiasi altro fiore dei più comuni. Tutti mi farebbero piacere.

Ho paura d'aver peccato d'indelicatezza; se è così non fare attenzione alla mia richiesta e sarò  quanto mai riconoscente del pesce che mi regalerai, soprattutto se sei tanto buona da aggiungervi  le perle di cui mi parlavi l'altro giorno. Come vedi, mia cara Giovanna, mi sono convertita e lungi  dal mantenere il silenzio, chiacchiero quanto una gazza e avanzo le richieste più audaci. E’ difficile  conservare la giusta misura!... Fortunatamente una sorella perdona tutto, anche le noiose  indiscrezioni d'un piccolo Beniamino.

Ho interrotto tante volte questa lettera che manca d'ogni filo logico. Avevo nel pensiero delle cose  tanto belle a proposito del centuplo di cui ti parlavo al principio, ma sono costretta a tenermi le  belle cose nascoste nel cuore e a pregare il buon Dio affinché le realizzi a tuo vantaggio, perché  non ho il tempo di dirtele tutte. Devo recarmi «al lavatoio» ad ascoltare, via via che stropiccio i  panni, quel caro piccolo «folletto» che non mancherà di cantare: «Questo lavar - condur ci deve a  riva - schivando la tempesta!».

Le nostre due buone Madri e tutte le tue sorelline ti mandano mille cose affettuose, come pure a  Francesco. Non dimentico che domani si celebra la festa di san Luca, uno dei suoi patroni, e così  farò la santa comunione per lui e domanderò a Gesù di ricompensarlo di tutte le sue premure per  trovarmi dei rimedi.

T'abbraccio con tutto il cuore, cara Giovannina, e t'assicuro dell'affetto e della riconoscenza della  tua piccolissima sorella

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

160 - ALLA SIGNORA LA NEELE

 

Due righe di ringraziamento aggiunte a una lettera§di suor Maria dell'Eucaristia.

 

Fine ottobre 1895

Nostra Madre non ha il tempo per scrivere alla sua cara Giovannina. La ringrazia molto della  lettera e dei graziosi modelli.

La piccola Teresa invia tutte le sue tenerezze ai cari viaggiatori!...

 

161 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Auguri per la ricorrenza dell'onomastico.

 

J. M. J. T.

16 novembre 1895

Gesù

Cara zia,

La sua figliolina viene ad unire la debole voce al meraviglioso concerto che le sue sorelle maggiori  fanno risuonare nell'occasione della sua festa.

Che mi resta più da augurare alla mia amata zia?... Sento che dopo tutti gli auguri che le sono stati  presentati, non ho che da dire con tutto il cuore: «Così sia».

Glielo ripeto tutti gli anni. Sulla terra non trovo parole capaci di esprimere i sentimenti della mia  anima, e così sono felice di unirmi alle tre sorelle maggiori e soprattutto al nostro prediletto  Beniamino per offrirle i miei voti.

Non ho il tempo per scriverle più a lungo, amata Zietta, ma sono ben certa che saprà indovinare  tutti i sentimenti di tenerezza che traboccano dal mio cuore.

Il giorno della sua festa offrirò la mia comunione per lei e per la nostra cara nonnina.

La prego, cara zia, di coprire di baci tutti quelli che amo, in particolare il caro zio che incarico di  darle mille baci ancora per la sua figliolina.

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

162 - A SUOR GENOVEFFA

 

Sopra un'immagine rappresentante il Bambino Gesú che falcia dei gigli:

«In verità vi dico: se due di voi si mettono d'accordo sulla terra a domandare qualsiasi cosa,  l'otterranno dal Padre mio che sta nei cieli, perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io  sono in mezzo a loro.

(S. Matteo, XVIII, 19-20)

 

Mio Dio, noi vi chiediamo che i nostri due gigli non siano mai separati sulla terra. Che insieme essi  vi consoli del poco amore che trovate in questa valle di lacrime, e che, durante l'eternità, le loro  corolle risplendano del medesimo splendore e diffondano lo stesso profumo quando si volgeranno  verso di voi!...

Celina e Teresa

Ricordo della notte di Natale 1895

 

 

1896

 

163 IL 23 febbraio, vigilia della sua professione, suor Genoveffa trovò nella sua cella una grande busta  timbrata con l'effige del Volto Santo e recante questo indirizzo: Messaggio del Cavaliere Gesù.

 

ALLA MIA SPOSA PREDILETTA GENOVEFFA DI SANTA TERESA

che vive d'amore sul Monte Carmelo.

TERRA D'ESILIO

Nell'interno della busta c'era un foglio tipo pergamena con sopra due blasoni in fine miniatura, il  motto di suor Genoveffa: CHI PERDE VINCE, e il testo seguente scritto e decorato  artisticamente:

CONTRATTO NUZIALE FRA GESU’ E CELINA

I0 GESU’, VERBO ETERNO, FIGLIO UNICO DI DIO E DELLA VERGINE MARIA, sposo oggi  CELINA, principessa esiliata, povera e senza titoli. Mi do a lei sotto il nome di CAVALIERE  DELL'AMORE, della SOFFERENZA e del DISPREZZO. Non è mia intenzione, per il momento,  restituire alla mia Diletta la sua patria, i suoi titoli e le sue ricchezze. Voglio che partecipi alla sorte  che mi è piaciuto scegliere e far mia sulla terra... Quaggiù, il mio volto è nascosto, ma lei sa  riconoscermi, allorché gli altri mi disprezzano; in cambio, pongo oggi sul suo capo l'elmo della  salvezza e della grazia, affinché il suo volto sia nascosto come il mio... Voglio che nasconda i doni  che riceve da me, lasciando che io glieli dia e glieli tolga come mi piacerà, non attaccandosi a  nessuno di essi e dimenticando perfino ciò che può ingrandirla ai suoi occhi, come a quelli delle  creature.

La mia Diletta si chiamerà d'ora in poi GENOVEFFA DI SANTA TERESA (il suo titolo più glorioso,  quello di MARIA DEL VOLTO SANTO, rimarrà nascosto sulla terra affinché possa brillare in cielo  d'uno splendore incomparabile). Sarà pastora dell'unico Agnello che diviene suo Sposo. La nostra  unione genererà anime più numerose che le stelle del firmamento e la famiglia della serafica  Teresa si rallegrerà del nuovo splendore che riceverà.

Genoveffa sopporterà pazientemente l'assenza del suo Cavaliere, lasciando che combatta da  solo, affinché lui solo abbia l'onore della vittoria; lei si contenterà di maneggiare la spada  dell'Amore. Come una dolce melodia, la sua voce sarà la mia delizia in mezzo al campo di  battaglia. Il più tenue dei suoi sospiri d'amore infiammerà d'un nuovo, inatteso ardore le mie milizie  scelte.

Io, Fiore dei campi, Giglio delle convalli, voglio dare per nutrimento alla mia Diletta il Frumento  degli eletti, il Vino che germina i vergini... Riceverà questo nutrimento dalle mani dell'umile e  gloriosa Vergine Maria, nostra comune Madre...

Voglio vivere nella mia Diletta e come pegno di questa vita le do il mio nome, e questo suggello  regale sarà il segno della sua onnipotenza sul mio cuore.

DOMANI, GIORNO DELL'ETERNITA’, alzerò il mio elmo... La mia Diletta vedrà lo splendore del  mio volto adorabile...

Udrà il NOME NUOVO che le ho riservato... Riceverà come sua Grande Ricompensa, la BEATA  TRINITA’!... Dopo aver condiviso la stessa vita nascosta, gioiremo nel Nostro Regno della stessa  GLORIA, dello stesso TRONO, della stessa PALMA e della stessa CORONA. I nostri cuori, uniti  per l'eternità si ameranno dello stesso ETERNO AMORE!...

Dato sul monte Carmelo sotto la nostra firma e il sigillo delle nostre armi, nella festa della mia  Agonia, addì ventiquattro febbraio, l'anno di grazia mille ottocento novantasei.

T. del Bambino Gesù, Editore del Cavaliere Divino

 

164 - A SUOR GENOVEFFA

 

Le offre come dono per la sua Professione l'Ultima lacrima versata, prima di morire, dalla venerata  madre Genoveffa di Santa Teresa, e finge che sia quest'ultima a farle questo dono.

 

4 febbraio 1896

A te, mia diletta figlia, offro come dono di nozze l'ultima lacrima che ho versato su questa terra  d'esilio. Portala sul tuo cuore e ricordati che è solo attraverso la sofferenza che una suor  Genoveffa di santa Teresa può arrivare alla santità. Non troverai difficoltà a prediligere la croce e  le lacrime di Gesù, se penserai spesso a queste parole: «Mi ha amato e ha dato se stesso per  me!».

 

165 - A SUOR GENOVEFFA

 

Per la Professione e la Velazione

Suor Teresa del Bambino Gesù le aveva regalato un'immagine intitolata: «La scelta divina»,  rappresentante la santa Vergine col Bambino Gesù ritto sulle sue ginocchia, il quale con una mano  regge un fascio di gigli, e con l'altra traccia una croce sulla fronte di un bimbo che stringe sul suo  cuore una corona di spine. Quattro angioletti contemplano la scena.

La santa vi aveva scritto sul davanti:

POSUIT SIGNUM IN FACIEM MEAM!

(Santa Agnese, v.m.)

e dietro all'immagine:

Ricordo del giorno più bello... Del giorno che racchiude in sè e conferma tutte le grazie di cui Gesù  e Maria hanno ricolmato la loro prediletta Celina...

Per amore, Celina stringerà d'ora in poi sul suo cuore le spine della sofferenza e del disprezzo, ma  non ha paura, sapendo per esperienza che Maria può cambiare in latte il sangue che cola dalle  ferite fatte dall'amore...

Con la mano sinistra, Celina stringe le spine, ma con la destra tiene sempre abbracciato Gesù, il  divino mazzetto di mirra che riposa sul suo cuore.

E’ solo per mezzo di lui che Celina genererà le anime. Essa irrorerà delle sue lacrime la semente e  Gesù sarà sempre radioso di gioia portando tra le sue braccia fasci di gigli...

I quattro piccoli cherubini le cui ali hanno appena sfiorato la terra, accorrono e contemplano la loro  diletta sorella, e sperano, avvicinandosi a lei, di partecipare ai meriti delle sue sofferenze. In  compenso, fanno risplendere su di lei il raggiante candore dell'innocenza e di tutti i doni che il  Signore ha loro gratuitamente prodigato.

24 febbraio - 17 marzo 1896

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

166 - A LEONIA

 

In occasione dell'onomastico. Le dice tutto il suo amore nel cuore del comune Sposo celeste.

 

J. M. J. T.

10 aprile 1896

Mia cara Leonia,

La tua sorellina non può fare a meno di venire a dirti ancora una volta quanto ti ama e pensa a te,  soprattutto in questo giorno del tuo onomastico. Non ho nulla da offrirti, nemmeno un'immaginetta;  ma no, non è vero, t'offrirò domani la divina Realtà, Gesù-Ostia, tuo e mio sposo.

Cara sorellina, quant'è dolce poter chiamare, tutt'e cinque, Gesù «nostro Diletto»! Ma che cosa  sarà quando lo vedremo in cielo e lo seguiremo dovunque, cantando il medesimo cantico che non  è permesso cantare che ai vergini?... Allora comprenderemo il valore della sofferenza e della  prova, e ripeteremo le parole di Gesù: «Veramente era necessario che la sofferenza ci mettesse  alla prova e ci facesse pervenire alla gloria».

Mia cara sorellina, non sono capace di dirti tutto quello che il mio cuore racchiude di pensieri  profondi che si riferiscono a te; la sola cosa che voglio ripeterti è questa: ti amo mille volte più  teneramente di quanto si amino delle sorelle comuni, perché posso amarti col cuore del nostro  Sposo celeste.

E’ in lui che viviamo della stessa vita e che io resterò per l'eternità

La tua sorellina Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

167 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

Nel giorno della sua Professione le offre dei fiori miosotidi.

 

30 aprile 1896

Cara sorellina,

Vorrei avere dei fiori immortali da offrirle in ricordo questo bel giorno, ma solo in cielo ci sono fiori  che non appassiscono mai...

Questi miosotidi le diranno almeno che, nel cuore della sua sorellina, resterà sempre impresso il  ricordo del giorno nel quale Gesù le ha dato quel bacio di unione destinato a terminare, o, meglio,  a diventare perfetto nei cieli!

 

168 - A P. ROULLAND, DELLE MISSIONI ESTERE

 

Esprime tutta la sua gioia per essere stata associata al suo lavoro apostolico, attuando così la sua  vocazione missionaria, con l'amore e la penitenza.

 

Gesù

J. M. J. T.

Carmelo di Lisieux, 23 giugno 1896

Reverendo Padre,

Ho pensato di fare cosa gradita alla nostra buona Madre offrendole, il 21 giugno, per la sua festa,  un corporale e un purificatoio con una palla, perché avesse il piacere di spedirglieli per il 29. E’ a  questa Madre venerata che devo l'intima felicità di essere unita a lei coi legami apostolici della  preghiera e della mortificazione, e per questo la supplico, reverendo Padre, di aiutarmi, al santo  altare, a pagarle il mio debito di riconoscenza.

Mi sento quanto mai indegna di essere associata in modo così particolare ad uno dei Missionari  del nostro adorabile Gesù, ma poiché l'obbedienza m'affida questo dolce incarico, sono sicura che  il mio Sposo celeste supplirà ai miei deboli meriti (sui quali non faccio assegnamento alcuno) e  che esaudirà i desideri della mia anima fecondando il suo apostolato. Sarei veramente felice di  lavorare insieme a lei alla salvezza delle anime. E’ per questo scopo che mi sono fatta  carmelitana, e non potendo essere missionaria d'azione, ho voluto essere missionaria d'amore e di  penitenza come santa Teresa, mia serafica Madre.

La supplico, reverendo Padre, domandi per me a Gesù il giorno nel quale si degnerà scendere per  la prima volta dal cielo chiamato dalla sua voce, gli domandi d'infiammarmi del fuoco del suo  amore affinché possa poi aiutarla ad accenderlo nei cuori.

Da tanto tempo desideravo conoscere un Apostolo che fosse lieto di pronunciare il mio nome al  santo altare, il giorno della sua prima Messa... Desideravo preparargli io stessa la biancheria sacra  e la candida ostia destinata a nascondere sotto il suo velo il Re dei re... Questo Dio di bontà ha  voluto realizzare il mio sogno e mostrarmi una volta di più quanto è pronto ad assecondare i  desideri delle anime che non cercano altro che lui.

Se non temessi di essere indiscreta, le domanderei ancora, reverendo Padre, d'avere ogni giorno,  al santo altare, un ricordo per me...

Quando l'oceano la separerà dalla Francia, si ricorderà, guardando la palla che ho dipinto con  tanta gioia, che sul monte Carmelo un'anima prega senza posa il divino Prigioniero d'amore per il  successo della sua gloriosa conquista.

Desidero, reverendo Padre, che la nostra unione apostolica non sia conosciuta da nessuno,  fuorché da Gesù, e rivendico una delle sue prime benedizioni per colei che sarà felice di dirsi  eternamente

La sua indegna sorellina in Gesù Ostia.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

169 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Solo un ringraziamento e un saluto aggiunti a una lettera di suor Maria dell'Eucaristia.

 

29 giugno 1896

Grazie, zietta cara, della sua lettera che m'ha fatto tanto piacere. A quanto pare, non c'è posto per  me oggi, ed è per questo che sono ridotta a nascondermi in questo angolino della lettera del  nostro beniamino. Abbraccio lo zio e tutte le persone amate a La Musse.

 

170 - A MADRE MARIA DI GONZAGA

 

Attraverso il velo di una deliziosa leggenda scaturita tutta dal suo amore, cerca di consolare la  diletta Madre, amareggiata per la sua elezione avvenuta solo al settimo scrutinio.

 

J. M. J. T.

29 giugno 1896

LEGGENDA DI UN TENERO AGNELLINO

In una ridente e fertile prateria, viveva felice una Pastorella; essa amava il suo gregge con tutta la  tenerezza del cuore, e pecore ed agnelli facevano a gara nel rispondere all'amore della loro  Pastora.

... Ma la felicità perfetta non si trova in questa valle di lacrime; un giorno il bel cielo blu della  prateria si coprì di nuvole, e la Pastora diventò triste. Non provava più nessuna gioia a badare il  suo gregge e, incredibile a dirsi!, le saltò in mente perfino il pensiero di allontanarsene per  sempre... Fortunatamente c'era ancora un tenero agnellino che era tutto il suo amore: lo prendeva  spesso tra le sue braccia, l'accarezzava e, come se l'agnellino fosse stato una creatura umana  come lei, la Pastora gli confidava le sue pene e qualche volta piangeva insieme con lui...

Vedendo piangere la sua Pastora il povero piccolo si affliggeva e cercava invano, nel suo  minuscolo cuore, i mezzo per consolare colei che amava più di se stesso...

Una sera l'agnellino s'addormentò ai piedi della sua Pastora; allora, la prateria... le nuvole... tutto  scomparve ai suo occhi, e si trovò all'improvviso in una campagna infinitamente più vasta e più  bella. In mezzo ad un gregge più bianco, della neve, scorse un Pastore risplendente di gloria e di  dolce maestà... Il povero agnello non osava avvicinarsi, ma venendo verso di lui il buono, il divino  Pastore, lo prese sulle sue ginocchia, lo baciò, come faceva la sua dolce Pastora, poi gli disse:  «Come mai, agnellino, vedo le lacrime brillare nei tuoi occhi, e come mai la tua Pastora che io  amo, versa tante lacrime? Parla. lo vi voglio consolare tutt'e due».

«Se io piango, rispose l'agnello, è soltanto perché vedo piangere la mia cara Pastora; ascolta,  divino Pastore il motivo delle sue lacrime: una volta, ella si credeva amata dal suo caro gregge ed  avrebbe dato la vita per farlo felice. Or avvenne che per tuo ordine dovette assentarsi per alcuni  anni. Al suo ritorno le sembrò di non riconoscere più nelle sue pecorelle lo stesso spirito che prima  aveva tanto amato in loro. Lo sai, Signore: è al gregge che tu hai dato il potere e la libertà di  scegliere la sua Pastora. Ora, invece di vedersi scelta all'unanimità, come in passato, fu soltanto  dopo aver deliberato sette volte che si decisero a porre il vincastro nelle sue mani...

Tu che un tempo hai pianto sulla terra, non comprendi quanto deve soffrire il cuore della mia cara  Pastora?».

(Il buon Pastore sorride e chinandosi verso l'agnellino):

«Sì, dice, comprendo... ma dì pure alla tua Pastora che si consoli; sono io che ho, non dico  permesso, ma voluto la grande prova che la fa tanto soffrire». «E’ mai possibile, Gesù», riprese  l'agnellino, «Credevo che fossi tanto buono, tanto dolce... Non potevi allora dare il vincastro ad  un'altra, come desiderava la mia Madre diletta, oppure, se volevi a tutti i costi metterlo un'altra  volta nelle sue mani, perché non farlo subito, dopo la prima deliberazione?». «Perché, agnellino?  Ma è perché io amo la tua Pastora! Per tutta la vita le sono stato vicino con cura gelosa; aveva già  tanto sofferto per me, nella sua anima, nel suo cuore; ma le mancava la prova decisiva, quella che  le ho inviato ultimamente, dopo averla preparata da tutta l'eternità».

«Ah! Signore, ora vedo bene che non conosci il vero, grande tormento della mia Pastora... oppure  non me lo vuoi confidare! Anche tu sei convinto che lo spirito primitivo del nostro gregge si va  perdendo... Ahimè! Come potrebbe non essere questa la preoccupazione della mia Pastora? C'è  un numero così grande di pastore che deplorano lo stesso disastro nei loro ovili...». «E’ vero»,  rispose Gesù, «lo spirito del mondo s'insinua poco per volta anche in mezzo alle più remote  praterie, ma è facile ingannarsi nel discernimento delle intenzioni. Io che vedo tutto, che conosco i  pensieri più segreti, te l'assicuro: il gregge della tua Pastora mi è caro fra tutti, e mi è servito solo  come strumento per compiere la mia opera di santificazione nell'anima della tua Madre diletta».

«Ah! Signore, ti assicuro che la mia Pastora non comprende affatto tutto ciò che mi dici... E come  potrebbe comprenderlo se non c'è nessuno che giudica le cose nella maniera in cui tu me le  mostri?... Conosco delle pecore che fanno molto male alla mia Pastora con i loro ragionamenti  terra terra... Gesù, perché non dici a queste pecorelle i segreti che confidi a me, perché non parli  al cuore della mia Pastora?».

«Se io le parlassi, la sua prova sparirebbe, il suo cuore si riempirebbe di una gioia così grande che  il suo vincastro non le sarebbe mai sembrato tanto leggero... Ma io non voglio toglierle la sua  prova. Voglio solamente che essa comprenda la verità, e riconosca che la sua croce le viene dal  cielo, non dalla terra».

«Signore, allora, parla alla mia Pastora; come vuoi che comprenda la verità, dal momento che non  ode intorno a sé altro che menzogne...».

«Agnellino, non sei tu il preferito della tua Pastora?... Ebbene! Ripetile le parole che io ho detto al  tuo cuore».

«Gesù, io lo farò, ma preferirei che dessi quest'incarico ad una delle pecore i cui ragionamenti  sono terra terra... Io sono tanto piccino... la mia voce è tanto debole; come potrebbe la mia  Pastora credere a me?».

«La tua Pastora sa bene che amo nascondere i miei segreti ai sapienti ed ai prudenti, sa che li  rivelo ai più piccoli, ai semplici agnelli la cui bianca lana non si è sporcata per nulla alla polvere  della strada... Ella ti crederà… e se le lacrime coleranno ancora dai suoi occhi, non avranno più la  stessa amarezza, ma abbelliranno la sua anima dell'austero splendore della sofferenza amata e  ricevuta con gratitudine».

«Ti capisco, Gesù, ma c'è ancora un mistero che vorrei approfondire: dimmi, te ne supplico,  perché hai scelto le amate pecorelle della mia Pastora per metterla alla prova? Se avessi preso  delle pecore forestiere, la prova sarebbe stata più blanda».

Allora, mostrando all'agnello i suoi piedi, le sue mani e il suo cuore, adornati di luminose ferite, il  buon Pastore rispose: «Guarda queste piaghe; sono quelle che ho ricevuto nella casa di coloro  che mi amavano!... E’ per questo che sono così belle, così gloriose, e per tutta l'eternità il loro  splendore rapirà di gioia gli angeli e i santi.

«La tua Pastora si chiede che cosa ha fatto di male per allontanare da sé le sue pecorelle. E io,  che male avevo fatto al mio popolo? In che cosa l'avevo contristato?

Bisogna dunque che la tua diletta Madre sia contenta di partecipare ai miei dolori... Se le sottraggo  gli appoggi umani, è per riempire da solo il suo cuore così acceso d'amore!

Felice colui che colloca in me il suo appoggio. Egli dispone nel suo cuore dei gradini per elevarsi  fino al cielo. Nota bene, agnellino, io non dico di separarsi completamente dalle creature, di  disprezzare il loro amore, le loro premure, ma al contrario di accettare queste cose per piacere a  me, di servirsene come di altrettanti gradini, perché, allontanarsi dalle creature non servirebbe ad  altro che a camminare e a smarrirsi nei sentieri della terra... Per elevarsi, occorre posare il piede  sui gradini delle creature e attaccarsi a me solo... Capisci bene, agnellino?».

«Signore, io lo credo, ma soprattutto sento che le tue parole sono la verità, perché danno la pace,  infondono la gioia nel mio piccolo cuore. Oh! potessero penetrare dolcemente nel cuore così  grande della mia Pastora!...».

«Gesù, prima di ritornare da lei, ho una preghiera da farti. Non ci lasciar languire lungo tempo sulla  terra d'esilio, chiamaci alle gioie della prateria celeste, dove guiderai il nostro caro piccolo gregge  attraverso i sentieri fioriti».

«Caro agnellino, (riprese il buon Pastore) esaudirò presto la tua domanda. Sì molto presto  prenderò la Pastora e il suo agnello. Allora, per tutta l'eternità, benedirete la beata sofferenza che  vi avrà meritato tanta felicità, e io stesso asciugherò tutte le lacrime dai vostri occhi! ...».

 

171 - A LEONIA

 

Camminare per la via dell'amore, che è la legge di Gesù, il nuovo Testamento, offrendo allo Sposo  divino i piccoli sacrifici e le piccole gioie: ecco la piccola via dell'infanzia spirituale...

J. M. J. T.

Gesù

12 luglio 1896

Cara piccola Leonia,

Avrei risposto domenica scorsa alla tua lettera meravigliosa, se me l'avessero consegnata; ma  siamo cinque e tu sai che io sono la più piccola... Tocca quindi a me correre il rischio di vedere le  tue lettere molto in ritardo rispetto alle altre, se pure riesco a vederle... Non prima di venerdì la tua  lettera è arrivata nelle mie mani. Perciò, cara sorellina, non è colpa mia se ti scrivo soltanto ora...

Sono oltremodo contenta di vederti in così buone disposizioni... Non mi meraviglio che ti sorrida il  pensiero della morte, dal momento che non sei attaccata più a nulla sulla terra.

T'assicuro che il buon Dio è assai migliore di quanto credi. Si contenta d'uno sguardo, d'un sospiro  d'amore... Per conto mio, trovo la perfezione molto facile a praticarsi, perché ho compreso che non  c'è da fare che una cosa: prendere Gesù dalla parte del cuore. Osserva un bambino che ha recato  dispiacere alla mamma facendo le bizze e disobbedendo. Se va a rifugiarsi in un cantuccio tutto  imbronciato e strilla per la paura d'essere castigato, sta pur tranquilla che la mamma non gli  perdonerà la sua mancanza. Se, invece, corre da lei e le butta al collo le sue braccine sorridendo  e dicendo: «Abbracciami, mamma, non lo farò più», ti pare che la mamma non lo stringa subito sul  suo cuore con tenerezza, dimenticando tutto ciò che ha fatto?... Naturalmente lei sa che il suo  caro piccino farà lo stesso alla prima occasione, ma questo non conta nulla. Se egli la prenderà  ancora dalla parte del cuore, eviterà sempre il castigo...

Al tempo della legge del timore, prima della venuta di Gesù il profeta Isaia diceva già, parlando a  nome del Re dei cieli: «Può forse una madre dimenticare il suo bambino? Ebbene! Anche se una  mamma si dimenticasse del suo bambino, io non mi dimenticherò di voi». Che inebriante  promessa! Ah! Come non approfittare delle amorose proposte che ci fa il nostro Sposo, noi che  viviamo sotto la legge dell'amore? Come temere colui che si lascia incatenare da un capello che  ondeggia sul nostro collo? Sappiamo dunque tener prigioniero questo Dio che si fa il mendicante  del nostro amore. Dicendoci che basta un capello per operare questo prodigio, egli ci dimostra che  le più piccole azioni, fatte per amore, sono quelle che affascinano il suo cuore. Ah! Se fosse  necessario fare delle grandi cose, come saremmo da compiangere! Invece, siamo immensamente  fortunate, perché Gesù si lascia cattivare dalle più piccole!...

Non sono i piccoli sacrifici che ti mancano, mia cara Leonia. Non costituiscono in fondo tutta la tua  vita? Mi rallegro tutta vedendoti di fronte ad un simile tesoro, soprattutto pensando che ne sai  approfittare, non solo per te, ma anche per le anime. E’ così dolce aiutare Gesù per mezzo dei  nostri tenui sacrifici, aiutarlo a salvare le anime che ha riscattato a prezzo del suo sangue e che  aspettano solo il nostro aiuto per non precipitare nell'abisso...

Mi sembra che se i nostri sacrifici sono dei capelli che hanno il potere di cattivare Gesù, si debba  dire altrettanto delle nostre gioie. Basta per questo non rinchiudersi in una felicità egoistica, ma  offrire al nostro Sposo le piccole gioie che sparge sul cammino della vita, per attirare le nostre  anime ed elevarle fino a sé...

Contavo di scrivere alla zia oggi, ma non ho tempo. Sarà per la prossima domenica. Ti prego di  dire a lei e al caro zio che li amo tanto. Penso molto spesso anche a Giovanna e Francesco.

Mi chiedi notizie della mia salute. Ebbene! cara sorellina, non tossisco più per nulla. Sei contenta?  Ciò non impedirà al buon Dio di prendermi quando vorrà. Poiché faccio tutti i miei sforzi per essere  come un bambino, piccina piccina, non mi restano altri preparativi da fare. Tocca a Gesù fare tutte  le spese del viaggio e pagare il biglietto d'ingresso in paradiso!

Addio, sorellina cara, ti amo, mi sembra, sempre di più.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

Suor Genoveffa è contentissima della tua lettera e ti risponderà la prossima volta che ti  scriveremo. Ti abbracciamo tutt'e cinque.

 

172 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

La informa sulla sua salute. Tutto va bene secondo i medici, ma il cielo è ormai vicino...

 

J. m. J. T.

16 luglio 1896

Gesù

Cara zia,

Avrei voluto venire io per prima da lei, ma ormai non mi resta che il dolce ed amabile dovere di  ringraziarla per la bella lettera che ho ricevuto. Quant'è buona. zia cara, a pensare alla sua  Teresina! Ah! sì, gliel'assicuro, non ha da fare con una ingrata.

Vorrei raccontarle qualche cosa di nuovo, ma è inutile che stia lì a lambiccarmi il cervello. Non  riesco a ricavarne assolutamente nulla fuorché tenero affetto per i miei amati zii... e questa cosa è  ben lontana dall'essere una novità, perché è vecchia quanto me.

Mi chiede, cara zia, di darle notizie sulla mia salute, come ad una mamma, e lo farò volentieri. Se  le dico che sto benissimo, sono certo che non mi crederà, e allora lascerò la parola al celebre  dottore de Cornière, al quale ho avuto l'insigne onore di essere presentata ieri in parlatorio.  Questo illustre personaggio, dopo avermi onorata di uno sguardo, ha dichiarato che «avevo una  buona cera!». La quale dichiarazione non m'ha impedito di pensare che mi sarà presto permesso  di andare in cielo con gli angioletti, non per via della salute, ma a motivo d'un'altra dichiarazione  fatta oggi nella cappella del Carmelo dal reverendo Lechéne... Dopo averci mostrato le illustri  origini dei nostro santo Ordine, averci paragonato al profeta Elia che lotta contro i sacerdoti di  Baal, ha dichiarato «che sarebbero ritornati tempi simili a quelli della persecuzione di Achab». Ci  sembrava già di volare al martirio...

Che gioia, zietta cara, se tutta la nostra famiglia andasse in cielo lo stesso giorno! Mi pare di  vederla sorridere, e forse pensa che quest'onore non è riserbato a noi. Quello che è certo, è che  tutti insieme, o l'uno dopo l'altro, lasceremo un giorno l'esilio per la patria, e allora ci rallegremo di  tutte queste cose delle quali «sarà premio il cielo!»...

Avevo desiderato scrivere tante cose alla mia zietta che amo tanto. Per fortuna suor Maria  dell'Eucaristia supplirà alla mia miseria: è l'unica consolazione nella mia estrema indigenza. Siamo  sempre insieme al lavoro e c'intendiamo benissimo. Le assicuro che né l'una né l'altra fa venire Ia  malinconia. Dobbiamo stare molto attente a non dire deIle parole inutili, perché dopo ogni frase  utile, ci viene sempre in mente qualche piccolo ritornello scherzoso che si deve tenere in serbo per  la ricreazione.

Mia cara zia, la prego di fare i miei più cordiali saluti a tutti i cari abitanti di La Musse, in particolare  allo zio che incarico di abbracciarla forte forte per me.

La sua figliolina che l'ama

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

173 - A PADRE ROULLAND

 

Alla vigilia della partenza per le Missioni, gli assicura tutta la sua collaborazione, come una sorella  creata apposta da Dio per aiutarlo a salvare le anime.

 

J. M. J. T.

Carmelo di Lisieux, 20 luglio 1896

Gesù

Fratello mio,

Sono sicura che mi permetterà di non chiamarlo ormai con altro nome, dal momento che Gesù si è  degnato unirci con i vincoli dell'apostolato. Mi dà tanta gioia pensare che da tutta l'eternità Nostro  Signore ha formato questa unione destinata a salvargli le anime, e che sono stata creata per  essere la sua sorella...

Ieri abbiamo ricevuto le sue lettere e la nostra buona Madre è stata felice di aprirle la porta della  clausura. Ella mi dà il permesso di conservare la fotografia del mio fratello con un privilegio  specialissimo: una carmelitana non può tenere neppure il ritratto dei suoi parenti più stretti, ma  Nostra Madre sa bene che il suo, lungi dal rammentarmi il mondo e le affezioni della terra,  innalzerà il mio spirito fino alle più alte cime, in modo da dimenticarsi di se stesso per la gloria di  Dio e la salvezza delle anime. Così, fratello mio, lei resterà qui, vicino a me, ben nascosto nella  nostra povera cella, mentre io attraverso il mare in sua compagnia...

Tutto quello che mi circonda è pieno del suo ricordo. Alla parete della stanza dove lavoro, ho  attaccato la carta di Su -Tchuen e il santino che m'ha regalato riposa sempre sul mio cuore nel  libro dei Vangeli che non mi lascia mai. Mettendolo fra le pagine così a caso, ecco su quale passo  è caduto:«Colui che avrà lasciato tutto per seguire me, riceverà il centuplo in questo mondo e la  vita eterna nel secolo futuro». Le parole di Gesù si sono già avverate per lei, poiché mi dice:  «Parto contento».

Mi rendo conto che questa gioia dev'essere tutta spirituale: è impossibile lasciare il padre, la  madre, la patria, senza sentire lo strappo doloroso della separazione... 0 fratello mio! soffro con lei,  con lei offro il grande sacrificio, e supplico Gesù di spandere le sue abbondanti consolazioni sopra  i suoi cari genitori, in attesa della unione celeste nella quale li vedremo gioire della sua gloria che,  asciugando per sempre le loro lacrime, li colmerà di gaudio per la beata eternità.

Stasera, durante l'orazione, ho meditato dei brani di Isaia che mi son parsi talmente appropriati a  lei da non poter fare a meno di ricopiarglieli:

«Prendi uno spazio più largo per innalzare la tua tenda...Ti estenderai a destra e a sinistra, la tua  discendenza avrà le nazioni come sua eredità, ripopolerà le città deserte... AIza gli occhi e guarda  in giro: tutti costoro si sono raccolti attorno a te, sono venuti a te. I figli tuoi verranno da lontano e  le tue figlie sorgeranno da ogni lato. Allora guarderai e per l'affluire della gente, resterà  meravigliato e si dilaterà il tuo cuore; quando a te si rivolgerà la moltitudine d'oltre mare e la  schiera delle nazioni a te sarà venuta». Non è questo il centuplo promesso? E non può anche lei  esclamare a sua volta:«Lo Spirito del Signore sopra di me, perché il Signore mi ha unto. Mi ha  mandato ad annunziare la sua parola, a guarire i contriti di cuore, a rendere la libertà a quelli che  sono in catene e consolare coloro che piangono...».

«Mi rallegrerò nel Signore perché mi ha rivestito della veste della salvezza e ornato del manto  della giustizia. Come la terra la germogliare la semente, così per mio mezzo il Signore Dio farà  germogliare la sua giustizia e la sua gloria in mezzo alle nazioni. Il mio popolo sarà un popolo di  giusti, saranno polloni che ho piantato... Mi recherò nelle isole più remote verso coloro che non  hanno mai udito parlare del Signore. Annunzierò la sua gloria alle nazioni e le offrirò in dono al mio  Dio».

Se volessi copiare tutti i passi che mi hanno maggiormente colpito, mi occorrerebbe troppo tempo.  Termino, ma prima ho ancora una domanda da farle. Quando ha un momento libero, desidererei  tanto che mi scrivesse le date più importanti della sua vita. Così potrei unirmi a lei in modo tutto  particolare per ringraziare il buon Dio delle grazie che le ha fatto.

A Dio, fratello... la distanza non potrà mai separare le nostre anime, perfino la morte servirà a  rendere più intima la nostra unione. Se andrò presto in cielo, domanderò a Gesù il permesso di  venirla a trovare a Su -Tchuen per continuare insieme il nostro apostolato. Nell'attesa, le sarò  sempre unita mediante la preghiera e domando a Nostro Signore di non lasciarmi mai nella gioia  quando lei sarà nel dolore. Vorrei anzi che il mio fratello avesse sempre le consolazioni ed io le  prove. E’ egoismo questo?... Ma no, perché la mia sola arma è l'amore e la sofferenza, mentre la  sua spada è quella della parola e delle fatiche apostoliche.

Ancora una volta, a Dio, fratello mio; si degni benedire colei che Gesù le ha dato come sorella.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

Alla quarta pagina di questa lettera, madre Maria di Gonzaga aveva scritto le righe seguenti:

Caro figlio§, L'uomo propone e Dio dispone; volevo scriverle una lunga lettera ed ecco che Gesù mi manda  una piccola sofferenza la quale mi mette in condizione da non poter scrivere. Ormai non sono altro  che una vecchia carcassa e il cuore mi gioca dei brutti tiri di tanto in tanto, ma voglio offrire tutto  per guadagnare le anime che il nostro caro apostolo si accinge ad evangelizzare. Ha un'ausiliaria  piena di fervore, che non trascurerà nulla per la salvezza delle anime. La cara piccola è tutta di  Dio!...

Noi la seguiamo, l'oceano non separerà le nostre anime. Se passasse da Saigon, non dimentichi il  Carmelo e dica alla reverenda madre Priora e a suor Anna del Sacro Cuore che i nostri cuori sono  sempre con loro.

A Dio in Dio, l'arrivederci per il cielo e l'unione delle anime per questa terra d'esilio.

 

174 - A SUOR GENOVEFFA

 

Risponde garbatamente alle voci secondo le quali sarebbe partita per un Carmelo dell'estremo  Oriente. Questa volta era proprio cascata in trappola, lasciandosi sfuggire il suo segreto...

Si tratta di un biglietto familiare scritto a matita. Santa Teresa del Bambino Gesù si esprime nel  linguaggio della sua infanzia quando, riferendosi ad una storia ben nota sia a lei che a Celina, si  chiamava, per scherzo, «il signor Totò», e la sorella «la signorina Lilì». Quest'ultima poi era  designata anche col soprannome «povera, povera», da un ritornello che si cantava spesso ai  Buissonnets.

 

«Povera, povera», non bisogna poi prendersela tanto se il S. T. è stato preso in trappola!...  Quando disporrà delle ali, avranno voglia di tendergli dei trabocchetti, non ci cascherà. E non ci  cascherai neppure tu, povera S. Egli ti tenderà la mano, ti attaccherà due aluccie bianche, e tutt'e  due voleremo via, alto alto, lontano lontano, e ci spingeremo, col battere delle nostre aluccie  d'argento, fino a Saigon...

E’ tutto ciò che potremo fare di meglio per Gesù, perché è lui che ci vuole due cherubini e non due  fondatrici. Al momento presente, questo è certo. Se cambierà idea, cambieremo anche noi: ecco  tutto!

 

175 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Suor Maria del Sacro Cuore aveva chiesto a suor Teresa del Bambino Gesù di metterle per iscritto  «tutti i sentimenti del suo cuore» e ciò che chiamava la sua «piccola dottrina». La Santa, col  permesso della madre Priora, stese, il 14 e il 15 settembre 1896 durante le ore di tempo libero, le  pagine che costituirono la ispirata risposta al pio desiderio della sorella e che più tardi, ritoccate  alquanto, formarono il capitolo XI della primitiva edizione di Storia di un'Anima.

Poiché questa sublime effusione dello spirito di Teresa è riprodotta per intero, nel testo originale  tradotto, quale Manoscritto autobiografico B, è sembrato inutile riprodurla qui nuovamente. Se la  ricordiamo a questo punto, è perché merita di essere designata come Lettera a suor Maria del  Sacro Cuore e per conservare la numerazione ormai in uso delle Lettere della Santa.

 

176 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Suor Maria del Sacro Cuore, dopo aver preso conoscenza della lunga «LETTERA» sopra  ricordata (n. 175), scrisse a suor Teresa del Bambino Gesú:

 

16 settembre 1896

Gesù

Cara sorellina,

Ho letto le sue pagine brucianti d'amore per Gesù. La sua Mariuccia è felicissima di possedere  questo tesoro e quanto mai riconoscente verso la sua diletta figliolina che le ha svelato così i  segreti della sua anima. Oh! quante cose avrei da dirle su queste righe segnate dal sigillo  dell'Amore!...

Una parola sola che mi riguarda: come il giovane del Vangelo, mi ha assalito un certo sentimento  di tristezza di fronte ai suoi straordinari desideri del martirio. Ecco la prova lampante del suo  amore. Sì, lei lo possiede l'amore, ma io, no! Mai mi farà credere che io possa raggiungere questa  meta bramata, perché io temo tutto quello che lei ama. Ecco una prova sicura che non amo Gesù  come lei.

Ah! lei dice di non fare nulla, di essere un povero uccellino insignificante, ma i suoi desideri non li  tiene in conto di nulla? Il buon Dio li vede, lui, come altrettante opere.

Non posso dilungarmi di più; ho cominciato questo biglietto stamani e non ho avuto un momento di  tempo per finirlo. Sono le cinque. Desidererei tanto che dicesse per iscritto alla sua piccola  madrina se può amare Gesù come lei. Ma due parole soltanto, perché quello che ho basta alla mia  gioia e al mio tormento. Alla mia gioia, vedendo fino a che punto è amata e privilegiata; al mio  tormento, ben intuendo quanto desiderio ha Gesù di cogliere il suo amato fiorellino. Oh! Avrei  tanta voglia di piangere leggendo queste righe che non sono della terra, ma un eco del cuore di  Dio... Vuole che glielo dica? Ebbene! lei è posseduta dal buon Dio, ma posseduta, come suol  dirsi... assolutamente, come i perversi sono posseduti dal maligno. Vorrei davvero essere anch'io  posseduta così dal buon Gesù, ma le voglio tanto bene, che mi rallegro, dopo tutto, di vederla più  privilegiata di me.

Due righe per la sua piccola madrina.

 

Santa Teresa del Bambino Gesù le rispose con la seguente lettera:

 

I segni del vero amore di Dio non sono i grandi desideri, ma l'amore del proprio nulla e la cieca  fiducia nella misericordia infinita...

 

J. M. J. T.

17 settembre1896

Gesù

Mia cara sorella,

Non mi trovo per nulla imbarazzata a darle una risposta... Come può chiedermi se può amare il  buon Dio come me?... Se avesse capito la storia del mio uccellino, non mi farebbe una simile  domanda. I miei desideri di martirio sono un bel nulla e non è di qui che nasce quella fiducia  illimitata che sento nel cuore. A dir la verità, son proprio ricchezze spirituali che rendono ingiusti,  quando ci si appoggia ad esse con compiacenza e si crede che siano qualcosa di grande.

Questi desideri sono una consolazione che Gesù concede talvolta alle anime deboli come la mia  (e queste anime sono numerose), ma quando non dà questa consolazione, è una grazia di  privilegio. Si ricordi delle parole del padre: «I martiri hanno sofferto con gioia e il Re dei martiri ha  sofferto con tristezza».

Sì, Gesù ha detto: «Padre, allontana da me questo calice!».

Dopo tutto ciò, come può dire, sorella cara, che i miei desideri sono il segno del mio amore? Ah!  sento bene non è affatto questo che piace al buon Dio nella mia piccola anima. Quello che piace a  lui, è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella sua  misericordia. Ecco il mio solo tesoro, madrina cara. Perché questo tesoro non potrebbe essere il  suo?...

Non è forse pronta a soffrire tutto ciò che il buon Dio vorrà? Sì, certamente. Allora, se desidera  sentire della gioia, provare dell'attrattiva per la sofferenza, è la sua consolazione che cerca,  perché quando si ama una cosa, la pena sparisce. Le assicuro che se andassimo insieme al  martirio con le disposizioni che abbiamo ora, lei avrebbe un grande merito ed io non avrei merito  alcuno, a meno che non piacesse a Gesù cambiare le mie disposizioni.

0 mia sorella diletta, comprenda, la prego, la sua figliolina, comprenda che per amare Gesù,  essere la sua vittima d'amore, più si è deboli, senza desideri ne virtù, più si è adatti alle operazioni  di quest'amore consumante e trasformante. Il solo desiderio di essere vittima basta, ma bisogna  consentire a restare sempre povere e senza forza, e qui sta la difficoltà, perché «dove trovarlo, il  vero povero di spirito?». «Bisogna cercarlo molto lontano», dice il salmista. Non dice che bisogna  cercarlo in mezzo alle grandi anime, ma «molto lontano», cioè nella bassezza, nel nulla. Ah!  restiamo il più lontano possibile da tutto ciò che brilla, amiamo la nostra piccolezza, desideriamo di  non sentire nulla. Allora saremo povere di spirito, e Gesù verrà a cercarci, per quanto lontane ci  troviamo, e ci trasformerà in fiamme d'amore... Oh! come vorrei poterle far capire quello che  sento!... E’ la confidenza, e nient'altro che la confidenza che deve condurci all'amore... Il timore  non conduce forse alla giustizia?

Poiché vediamo la via, corriamo insieme. Sì, lo sento, vuol farci le medesime grazie, vuol darci  gratuitamente il suo cielo. Amata sorellina, se non mi capisce vuol dire che lei è un'anima troppo  grande... o piuttosto, che io non so spiegarmi, perché sono sicura che il buon Dio non le darebbe il  desiderio di essere posseduta da lui, dal suo amore misericordioso se non le riservasse questo  favore; o meglio ancora, gliel’ha già accordato, poiché si è data tutta a lui, poiché desidera essere  consumata da lui: il buon Dio non dà mai desideri che non possa realizzare...

Suonano le ore 9 e devo lasciarla. Quante cose le vorrei dire! Ma Gesù le farà sentire tutto ciò che  io non posso scrivere...

L'amo con tutta la tenerezza del mio piccolo cuore di bimba RICONOSCENTE.

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

Conduce alla giustizia severa quale si rappresenta ai peccatori, ma non è questa la giustizia che  Gesù avrà per coloro che l'amano.

 

177 - AL CHIERICO BELLIERE

 

Si congratula con lui per avere superato vittoriosamente la crisi della vocazione, e spera cbe Gesù  realizzi i suoi grandi desideri di apostolato missionario.

 

J. M. J. T.

Carmelo di Lisieux, 21 ottobre 1896

Gesù

Reverendo Chierico,

La nostra reverenda Madre, essendo malata, m'ha affidato la missione di rispondere alla sua  lettera. Mi dispiace che sia privato delle sante parole che questa buona Madre le avrebbe inviato,  ma sono felice di essere la sua interprete e di dirle la sua gioia nell'apprendere quanto Gesù ha  ultimamente compiuto nella sua anima. E continuerà a pregare affinché egli termini in lei la sua  opera divina. Credo sia superfluo dirle, Reverendo, quanto vivamente ho preso parte alla felicità di  nostra Madre. La sua lettera di luglio mi aveva tanto addolorato, perché attribuivo alla mia  mancanza di fervore le due battaglie alle quali era rimasto esposto. Non cessavo d'implorare per  lei l'assistenza materna della dolce Regina degli Apostoli, e così ho provato una grande  consolazione nel ricevere, come regalo per il mio onomastico, l'assicurazione che le mie povere  preghiere erano state esaudite…

Ora che la tempesta è passata, ringrazio il buon Dio di avergliela fatta attraversare, perché  leggiamo nei nostri Libri santi queste parole: «Beato l'uomo che ha sofferto la tentazioni», e  ancora: «Che cosa sa colui che non è stato tentato?». In realtà quando Gesù chiama un'anima a  dirigere, a salvare una moltitudine di altre anime, è necessario che le faccia sperimentare le  tentazioni e le prove della vita. Poiché le ha accordato la grazia di uscire vittorioso dalla lotta,  spero, Reverendo, che il nostro dolce Gesù realizzerà i suoi grandi desideri. lo gli chiedo che lo  faccia diventare, non solo un buon missionario, ma un santo, tutto incendiato dall'amore di Dio e  delle anime. La supplico di ottenere anche a me quest'amore, perché possa aiutarla nella sua  opera apostolica. Lo sa bene, una carmelitana che non fosse apostolo, s'allontanerebbe dallo  scopo della sua vocazione e cesserebbe di essere figlia della serafica santa Teresa, che  desiderava dare mille vite per salvare una sola anima.

Non dubito, Reverendo, che vorrà pure unire le sue preghiere alle mie affinché Nostro Signore  guarisca la nostra venerata Madre.

Nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, sarò sempre felice di dirmi

La sua indegna sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

178 - A PADRE ROULLAND

 

Non c’è dubbio, è Gesù che ha voluto unirli per la salvezza delle anime, come provano misteriose  coincidenze in date decisive della loro vita. Sapendo che si è fatto cinese coi cinesi, adottandone  le vesti e facendosi il codino, gli chiede una ciocca dei capelli che si è tagliato, come anticipata  reliquia del futuro santo a cui augura la gloria del martirio. Incidentalmente, con la piena intimità di  una sorella, gli racconta le lotte sostenute per entrare al Carmelo.

Carmelo di Lisieux, 1 novembre1896

Gesù

Fratello mio,

La sua interessante missiva, giunta sotto il patrocinio di tutti i Santi, mi causa una grande gioia. La  ringrazio di trattarmi come una vera sorella; con la grazia di Gesù, spero di rendermi degna di  questo titolo che mi è tanto caro.

La ringrazio pure di avermi mandato L'anima di un Missionario. Questo libro m'ha vivamente  interessato, m'ha permesso di seguirla nel suo lungo viaggio. La vita del p. Nempon non poteva  avere un titolo più appropriato. E’ proprio «l'anima di un missionario» che ci rivela, o meglio l'anima  di tutti gli apostoli veramente degni di questo nome.

Mi domanda (nella lettera scritta da Marsiglia) di pregare Nostro Signore che allontani da lei la  croce di essere nominato rettore in un seminario, o anche quella di ritornare in Francia. Capisco  che questa prospettiva non le vada a genio, e con tutto il cuore chiedo a Gesù che si degni  lasciarle compiere quell'apostolato laborioso che la sua anima ha sempre sognato. Tuttavia  aggiungo, insieme con lei: «Sia fatta la volontà del buon Dio». E’ soltanto lì che si trova il riposo; al  di fuori di questa amabile volontà, non faremo nulla, né per Gesù, né per le anime.

Non posso dirle, fratello mio, quanto sono felice di vederlo abbandonato così completamente nelle  mani dei suoi superiori. Questa mi sembra la prova sicura che un giorno i suoi desideri saranno  realizzati, vale a dire che sarà un grande santo.

Mi permetta di confidarle un segreto, che mi è stato appena rivelato dal foglio dove sono scritte le  date indimenticabili della sua vita.

L' 8 settembre 1890, la sua vocazione di missionario fu salvata da Maria, la Regina degli apostoli e  dei martiri; in quello stesso giorno una piccola carmelitana divenne la sposa del Re dei cieli.  Dicendo al mondo un eterno addio, il suo unico scopo era quello di salvare le anime, soprattutto  anime d'apostoli. A Gesù, suo sposo divino, chiese come dono particolare un'anima apostolica;  non potendo essere sacerdote, voleva che al posto suo un sacerdote ricevesse le grazie del  Signore, che avesse le sue stesse aspirazioni, i suoi stessi desideri...

Fratello mio, lei conosce l'indegna carmelitana che fece questa preghiera. Non pensa anche lei,  come me, che la nostra unione, confermata il giorno della sua ordinazione sacerdotale, cominciò l'  8 settembre?

Credevo di non incontrare che in cielo l'apostolo, il fratello che avevo chiesto a Gesù, ma il nostro  diletto Salvatore, levando un po' il velo misterioso che nasconde i segreti dell'eternità, si è degnato  di darmi, fin dall'esilio, la consolazione di conoscere il fratello della mia anima, di lavorare con lui  per la salvezza dei poveri infedeli.

Oh! quanto è grande la mia riconoscenza allorché considero le delicatezze di Gesù! Che cosa ci  riserba in cielo se, fin da questo mondo, il suo amore ci procura simili deliziose sorprese?

Ora più che mai comprendo che i più piccoli avvenimenti della nostra vita sono diretti da Dio. E’ lui  che ci fa desiderare e che adempie i nostri desideri... Quando la nostra buona Madre mi propose  di diventare la sua ausiliaria, le confesso, fratello, che restai esitante. Considerando le virtù delle  sante carmelitane che mi circondano, mi pareva che la Madre avrebbe provvisto meglio ai suoi  interessi spirituali scegliendo per lei un'altra suora invece di me; solo il pensiero che Gesù non  avrebbe badato tanto alle mie opere imperfette quanto alla mia buona volorità, mi fece accettare  l'onore di partecipare alle sue fatiche apostoliche. Non sapevo allora che era stato lui stesso,  Nostro Signore, a scegliermi, lui che si serve degli strumenti più inetti per compiere le sue  meraviglie. Non sapevo che, già da sei anni, avevo un fratello che si preparava a diventare  missionario. Ora che questo fratello è davvero il suo apostolo, Gesù mi rivela questo mistero, allo  scopo, senza dubbio, di aumentare ancora nel mio cuore il desiderio di amarLo e di farlo amare.

Sa, fratello mio, che se il Signore continua ad esaudire la mia preghiera, otterrà un favore che la  sua umiltà le impedisce di sollecitare? Questo favore incomparabile, l'ha già intuito, è il martirio...  Sì, questa è la mia speranza, dopo lunghi anni passati tra le fatiche apostoliche, dopo aver dato a  Gesù amore per amore, vita per vita, gli darà anche sangue per sangue.

Scrivendo queste righe, mi viene in mente che le arriveranno nel mese di gennaio, il mese durante  il quale ci si scambiano auguri di felicità. Sono ben convinta che quelli della sua sorellina saranno  gli unici nel loro genere... A dire il vero, il mondo taccerebbe di follia auguri come questi, ma per  noi il mondo non esiste più e «la nostra conversazione è già nei cieli»; nostro unico desiderio è di  somigliare al nostro Maestro adorabile, che il mondo non ha voluto riconoscere perché si è  annientato perndendo la forma e la natura di schiavo. O fratello mio, che fortuna per lei seguire  così da vicino l’esempio di Gesù! Pensando che ha indossato l’abito cinese, penso naturalmente al  Salvatore che si è rivestito della nostra povera umanità ed è divenuto simile a noi al fine di  riscattare le nostre anime per l’eternità. Forse troverà che sono proprio una bambina, ma non  importa: le confesso che ho commesso un peccato di desiderio leggendo che i suoi capelli stavano  per essere tagliati e sostituiti con un codino cinese. Non è quest’ultimo che m’ha fatto gola, ma  semplicemente un piccolo ciuffo dei capelli diventati inutili.Mi chiederà senza dubbio, non senza  sorridere, che cosa ne voglio fare. Le rispondo subito, è molto semplice: questi capelli saranno per  una reliquia quando lei si troverà in cielo con la palma del martirio in mano. Dirà, ne sono sicura,  che non perdo tempo davvero, ma io so che questo è l’unico mezzo per arrivare allo scopo,  perché la sua sorellina (riconosciuta come tale soltanto da Gesù) sarà certamente dimenticata  nella distribuzione delle sue reliquie. Sono certa che ride di me, ma questo non mi preoccupa  affatto. Purchè acconsenta a pagare la piccola ricreazione che le procuro, con «i capelli di un  futuro martire», mi riterrò più che soddisfatta! Il 25 dicembre non mancherò d'inviare il mio Angelo  a deporre le mie intenzioni accanto all'ostia che sarà da lei consacrata. La ringrazio dal più  profondo del cuore di voler offrire per nostra Madre e per me la sua Messa dell'aurora; nel tempo  che sarà all'altare, noi canteremo il mattutino di Natale, che precede immediatamente la Messa di  mezzanotte. Non si è ingannato, fratello mio, dicendo che le mie intenzioni sarebbero state  sicuramente quelle di «ringraziare Gesù del giorno fra tutti ripieno di grazia». Ma non è questo il  giorno in cui ho ricevuto la vocazione religiosa: Nostro Signore, volendo per sé solo il mio primo  sguardo, si degnò di chiedermi il cuore fin dalla culla, se posso esprimermi così. La notte di Natale  del 1886 fu, è vero, decisiva per la mia vocazione, ma, per essere più esatta, devo chiamarla: la  notte della mia conversione. In questa notte benedetta, della quale è scritto che rischiara le delizie  stesse di Dio, Gesù che si faceva bambino per amore mio, si degnò di farmi uscire dalle fasce e  dalle imperfezioni dell'infanzia. Mi trasformò in modo tale da non riconoscermi più. Senza questo  cambiamento, sarei dovuta restare ancora chi sa quanti anni nel mondo. Santa Teresa, la quale  diceva alle sue figlie: «Voglio che non siate donne in nulla, ma uguali in tutto ad uomini forti»,  santa Teresa non avrebbe voluto riconoscermi per sua figlia, se il Signore non m'avesse rivestito  della prova, non faceva altro che adempiere la volontà di Dio, sua forza divina, se non m'avesse  armata lui stesso per la guerra.

Le prometto, fratello mio, di raccomandare a Gesù in maniera tutta particolare la giovinetta di cui  mi parla e che incontra ostacoli alla sua vocazione. Compatisco sinceramente la sua pena  sapendo, per esperienza, com'è amaro il non poter rispondere subito all'appello di Dio. Le auguro  di non essere obbligata, come me, a recarsi fino a Roma... Ma già, lei ignora che la sua sorella ha  avuto l'audacia di parlare al Papa?... Eppure è così, e se non avessi avuto quest'audacia, forse  sarei ancora nel mondo.

Gesù ha detto che «il regno dei cieli patisce violenza e solo i violenti lo rapiscono». E’ stato lo  stesso per me riguardo al regno del Carmelo. Prima di essere prigioniera di Gesù, m'è toccato  viaggiare un bel po’ per rapire la prigione che preferivo a tutti i palazzi della terra. E dire che non  avevo nessuna voglia di fare un viaggio per il mio gusto personale, tanto che, quando il mio  incomparabile Papà mi fece la proposta di condurmi a Gerusalemme, se ero disposta a ritardare di  due o tre mesi la mia entrata al Carmelo, non esitai affatto (nonostante l'attrattiva naturale che mi  portava a visitare i luoghi santificati dalla vita del Salvatore), a scegliere il riposo all'ombra di colui  che avevo desiderato. Comprendevo che, veramente, un giorno solo passato nella casa del  Signore val più di mille in qualunque altro luogo.

Forse, fratello mio, desidera sapere quali ostacoli si frapponevano al compimento della mia  vocazione. Non c'era altro ostacolo che la mia giovinezza. Il nostro buon padre Superiore rifiutò  categoricamente di accogliermi prima di ventun’anni, dicendo che una ragazzina di quindici anni  non era in grado di sapere a che cosa andava incontro. La sua condotta era prudente e sono  sicura che, mettendomi alla prova, non faceva altro che adempiere la volontà di Dio, il quale  voleva farmi conquistare la fortezza del Carmelo con la spada in pugno. Forse può anche darsi  che Gesù permettesse al demonio d'intralciare una vocazione che non doveva, credo, rientrare nei  gusti di quel perverso privo d’amore, come lo chiamava la nostra santa madre Teresa.

Fortunatamente, tutte le mene tornarono a suo scorno, e non servirono che a rendere più  strepitosa la vittoria di una bambina. Se dovessi descriverle tutti i particolari della battaglia che  ebbi a sostenere, ce ne vorrebbe assai di tempo, di inchiostro e di carta! Questi dettagli, raccontati  da una penna esperta, sarebbero, credo, interessanti per lei, ma non è la mia che può comunicare  del fascino ad un lungo racconto, e anzi le chiedo perdono di averla forse già annoiata.

Mi permetto, fratello mio, ricordarle di ripetere ogni mattina al santo altare:«Mio Dio, infiammate la  mia sorella del vostro amore». Glie ne sono profondamente riconoscente e non ho difficoltà ad  assicurarla che le sue condizioni sono e saranno sempre accettate. Tutto ciò che chiedo a Gesù  per me, lo chiedo anche per lei, e quando offro il mio debole amore al mio Diletto, mi permetto di  offrire al tempo stesso anche il suo.

Come Giosuè, lei combatte nel piano, ed io sono il suo piccolo Mosè col cuore incessantemente  elevato verso il cielo per ottenere la vittoria. 0 fratello mio! come sarebbe da compiangere, se  Gesù stesso non sorreggesse le braccia del «suo Mosè»! Ma, col soccorso della preghiera che lei  rivolgerà tutti i giorni per me al «divino Prigioniero d'amore”, spero che non sarà mai da  compiangere, e che dopo questa vita, durante la quale avremo insieme seminato tra le lacrime, ci  ritroveremo esultanti di gioia, portando i covoni nelle nostre mani.

Mi è piaciuto molto il sermoncino che ha indirizzato alla nostra buona Madre per esortarla a  restare ancora sulla terra. Non è lungo, ma, come lei dice, non fa una grinza. Vedo bene che non  durerà molta fatica a convincere i suoi uditori quando predicherà e spero che possa raccogliere e  offrire al Signore un'abbondante messe di anime.

M'accorgo di avere ormai finito il foglio e sono perciò costretta a terminare i miei scarabocchi.  Voglio dirle tuttavia che tutti i suoi compleanni saranno da me regolarmente festeggiati. Mi sarà  particolarmente caro il 3 luglio perché in quel giorno lei ha ricevuto Gesù per la prima volta ed io,  in quella medesima data ho ricevuto Gesù dalle sue mani e ho assistito alla sua prima Messa al  Carmelo.

Benedica, fratello mio, la sua indegna sorella

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

Raccomando alle sue preghiere un giovane seminarista che vorrebbe essere missionario; la sua  vocazione è stata scossa ultimamente dal servizio militare.

 

179 - ALLA SIGNORA GUERIN

 

Auguri per l'onomastico. Quaggiù sulla terra non ci sono parole capaci di esprimere i sentimenti  del cuore...

 

Gesù

J. M. J. T.

16 novembre 1896

Mia cara zia,

E’ assai triste per la sua figliolina dover sempre ricorrere a questa penna insensibile per esprimere  i sentimenti del suo cuore... Forse mi dirà sorridendo: «Ma, Teresina, credi che sapresti esprimerli  più facilmente con le parole?». No, zia cara, ha ragione, bisogna che le confessi: non trovo  espressioni adeguate alle aspirazioni del cuore.

Il poeta che ha osato dire:

Quando il concetto è nitido, si esprime chiaramente e le parole adatte giungono agevolmente,  questo poeta non sentiva certamente quello che sento io in fondo all'anima!... Fortunatamente mi  viene in aiuto il profondo padre Faber; egli capiva che «le parole e le frasi di quaggiù non sono  capaci di esprimere i sentimenti del cuore, e i cuori pieni sono quelli che si rinchiudono  maggiormente in se stessi».

Cara zia, finirò per annoiarla con le mie citazioni, tanto più che le lettere delle mie quattro amabili  sorelle sono là per dare una smentita alle mie parole. Eppure, zia diletta, può star sicura che,  nonostante tutta la loro eloquenza, non le vogliono più bene di me, anche se non so dirglielo in  termini scelti...

Se ora non mi crede, un giorno, quando saremo tutti riuniti nel bel cielo, dovrà per forza constatare  che la più piccola delle sue figlie non era la più piccola per l'affetto e la riconoscenza, ma solo per  l'età e la sapienza.

La prego, zia cara, chieda al buon Dio che mi faccia crescere in sapienza come il divino fanciullo  Gesù. Sono tanto indietro, glie l'assicuro... Lo domandi alla nostra piccola Maria dell'Eucaristia. Le  dirà che non mento. Eppure, tra poco sono nove anni che vivo nella perfezione, mentre mi trovo  ancora ai primi gradini della scala. Tutto ciò non mi scoraggia e conservo l'allegrezza della cicala,  cantando sempre come fa essa e sperando alla fine della vita di partecipare alle ricchezze delle  mie sorelle che sono assai più generose della formica!

Spero anche, mia cara zia, che mi tocchi un bel posto nel convito celeste; e sa perché? Quando gli  angeli e i santi sapranno che ho l'onore di essere la sua figliolina, non vorranno darmi il dispiacere  di mettermi lontana da lei. Così godrò i beni eterni, grazie alle sue virtù. Ah! sono nata davvero  sotto una buona stella e il mio cuore si strugge di riconoscenza verso il buon Dio che mi ha dato  dei parenti come non se ne trovano più sulla terra.

Poiché, zietta cara, sono una povera cicala che non ha altro che i suoi canti (e per di più deve  cantare in sordina, in fondo al cuore, dato che la sua voce è poco melodiosa), canterò il mio  motivo più bello nel giorno della sua festa, e mi sforzerò di dargli un tono così toccante che tutti i  santi, mossi a compassione dalla mia miseria, mi elargiranno tesori di grazie che sarò felice e  beata di offrire a lei. Non dimenticherò neppure di festeggiare, con le ricchezze dei santi, la diletta  nonnina.

Essi saranno tanto generosi che il mio cuore non avrà nulla di più da desiderare, e le assicuro, zia,  che è tutto dire, perché i miei desideri sono ben grandi.

Prego il caro zio di abbracciarla con tanta tenerezza a nome mio. Se Francesco, Giovanna e  Leonia volessero fare altrettanto, canterò un motivetto per ringraziarli; (inutile dire che lo zio non  sarà dimenticato nella mia gaia canzone).

Perdoni, zia cara, se le dico un sacco di cose che non hanno né capo né coda e creda all'amore  sconfinato che ho per lei.

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

180  - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Poche righe piene di delicato affetto.

 

J. M. J. T.

4 dicembre 1896

La mia piccola Madre si mette un po' troppo in disparte!... Se essa non sa ciò che è, io lo so bene  e I' Amo!... Oh! Ma il mio affetto è puro!... è quello d'una bambina che ammira l'umiltà della sua  madre. Lei mi fa più bene che tutti i libri del mondo!...

 

181 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Scherza amabilmente sulla sua umiltà. Madre Agnese, a motivo dei molteplici impegni della sua  carica di «depositaria», si era chiamata da se stessa l’«asinello» e la «servetta» della Sacra  Famiglia ad imitazione di suor Maria di san Pietro, del Carmelo di Tours.

 

J. M. J. T.

18 dicembre 1896

La santa Vergine è così contenta di avere un «asinello» e una «servetta» che li fa correre a destra  e a sinistra a suo piacimento, cosicché non c'è da stupirsi se qualche volta la piccola Madre vada  a finire per terra... Sì, ma però!.... quando il piccolo Gesù sarà grande, e non avrà più bisogno  d'imparare «il piccolo mestiere della bottega», preparerà un piccolo posto alla piccola Madre nel  suo regno che non è di questo mondo, e poi andrà e verrà pe servirla.

Come dovranno tutti alzarsi per guardare colei che non ebbe altra ambizione che quella di essere  l'asino del piccolo Gesù!

 

182 - A SUOR GENOVEFFA

 

La incoraggia, fingendo che le parli Madonna, a sopportare in pace la prova di vedersi tanto  imperfetta.

 

Sulla busta:

Messaggio della santa Vergine,

Alla mia figlia diletta senza asilo sulla terra straniera.

Dentro la busta, il bigliettino seguente:

Natale 1896

Mia figliolina diletta,

Se tu sapessi come allieti il mio cuore e quello del piccolo Gesù, oh! quanto saresti felice!...

Ma tu non sai, non vedi, e la tua anima è nella tristezza. Vorrei poterti consolare. Se non lo faccio  è perché conosco il valore della sofferenza e dell'angoscia del cuore, o mia figlia prediletta! Se tu  sapessi come la mia anima era immersa nell'amarezza quando vedevo il mio tenero sposo san  Giuseppe ritornare tristemente verso di me senza aver trovato un albergo!

Se sopporterai in pace la prova di non essere contenta di te stessa, mi preparerai un dolce asilo.  E’ vero che soffrirai trovandoti come fuori porta di casa tua, ma non temere: più sarai povera, più  Gesù t'amerà. Se qualche volta ti accadrà di smarrirti, verrà a cercarti lontano, superando ogni  distanza. Preferisce vederti urtare nella notte contro le pietre della strada, piuttosto che vederti  camminare in pieno giorno sopra una via smaltata di fiori, che potrebbero ritardare il tuo cammino.  Ti amo, o mia Celina, ti amo più di quanto potresti comprendere...

Mi riempie di gioia il vederti desiderare cose grandi, ed io te ne preparo di più grandi ancora... Un  giorno verrai nel bel cielo con la tua Teresa e ti siederai sulle ginocchia del mio diletto Gesù e  anch'io ti stringerò tra le mie braccia e ti ricolmerò di carezze, perché sono la tua Madre. La tua  Mamma diletta

Maria, la regina dei piccoli Angeli.

 

183 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

Finge che le parli Gesù e le dica che il suo gioco dei birilli ha incantato la corte degli angeli, ma ora  dev'essere la sua trottola...

Poiché avevo un temperamento molto vivace - confida Suor Maria della Trinità nei «Ricordi»  pubblicati anonimi in appendice alle antiche edizioni di Storia di un'Anima - il Bambino Gesù, per  aiutarmi a praticare la virtù, mi fece nascere nel cuore il desiderio di divertirmi con lui. Scelsi il  gioco dei birilli. Cercai d'immaginarne di tutte le grandezze e di tutti i colori, perché  rappresentassero le varie anime che volevo prendere di mira. La palla del gioco era il mio amore.

Nel mese di dicembre del 1896, le novizie ricevettero, a favore delle missioni, diversi gingilli per un  albero di Natale. In fondo a quella scatola magica apparve, caso strano, un oggetto che capita  assai raramente al Carmelo: una trottola! Le mie compagne dissero:

«Questo poi è brutto davvero! Che ne Facciamo?». Io invece, che conoscevo il gioco molto bene,  acciuffai la trottola gridando: «Ma è divertentissimo! Questo oggetto qui può continuare a girare  una giornata intera senza fermarsi, basta dargli delle belle sferzate!».

Detto ciò, mi sentii in dovere di darne loro la prova, facendole andare in visibilio.

Suor Teresa del Bambino Gesù mi stava osservando senza dire nulla e, a Natale, dopo la Messa  di mezzanotte, trovai nella cena la famosa trottola con la seguente lettera:

Sulla busta:

Personale

Alla mia piccola Sposa diletta Giocatrice di Birilli sul Monte Carmelo.

Nella busta, questa missiva:

Notte di Natale 1896

Mia piccola Sposa diletta,

Oh! come sono contento di te... Tutto l'anno mi hai molto divertito giocando ai birilli. Ne ho provato  tanto piacere che la corte degli angeli era tutta sorpresa e incantata e ci sono stati dei piccoli  cherubini che mi hanno chiesto perché non li avessi fatti nascere bambini... più d'uno m'ha  domandato perfino se il suono della sua arpa lo gradissi meno del tuo riso gioioso quando fai  cadere un birillo con la palla del tuo amore. Ho risposto ai miei piccoli cherubini che non dovevano  rattristarsi per il fatto di non essere dei bambini, perché un giorno avrebbero potuto giocare con te  nelle praterie del cielo. Ho poi detto loro che certamente il tuo sorriso era per me più dolce delle  loro melodie, in quanto tu non potevi giocare e sorridere senza soffrire, senza dimenticare te  stessa.

Mia piccola sposa diletta, ho qualche cosa da chiederti, posso contare su di te?... Oh! sì, mi ami  troppo per rispondermi con un rifiuto. Ebbene! devo dirti chiaramente che vorrei passare ad un  altro gioco; i birilli non mi divertono più, vorrei invece giocare alla trottola e, se vuoi, tu stessa sarai  la mia trottola. Guarda, te ne do una come modello: non è bella certamente, e chiunque non sa  usarla la butterà via con un calcio, ma un bambino salterà dalla gioia a vederla e griderà: «Ah!  Com’è divertente, è capace di girare per una giornata intera senza fermarsi».

lo, Gesù Bambino, ti amo tanto, anche se non hai attrattive e ti scongiuro di girare sempre per  divertirmi... Ma per far girare la trottola, bisogna sferzarla senza pietà... Forza dunque! Lascia che  le tue consorelle ti rendano questo servizio e sii riconoscente verso quelle che saranno le più  assidue a non permetterti di rallentare la tua corsa. Quando mi sarò divertito abbastanza con te, ti  porterò lassù, dove potremo giocare senza soffrire.

Il tuo fratellino Gesù

 

184  - AL CHIERICO BELLIERE

 

Invito a bere insieme, senza paura, l'amaro calice di Gesù, per la salvezza delle anime... Dopo,  seguirà la gioia eterna.

 J. M. J. T.

Carmelo di Lisieux, 26 dicembre 1896

Gesù

Reverendo Chierico,

Avrei voluto risponderle prima, ma la regola del Carmelo non m'ha permesso di scrivere né di  ricevere lettere durante il tempo dell'Avvento; tuttavia la nostra Venerata Madre mi ha concesso, in  via eccezionale, di leggere la sua, comprendendo che aveva particolare bisogno di essere  sostenuto mediante la preghiera.

Le assicuro, signor Chierico, che faccio tutto quanto dipende da me per ottenerle le grazie che le  sono necessarie, e queste grazie, sicuramente, le saranno accordate, poiché Nostro Signore non  ci domanda mai dei sacrifici superiori alle nostre forze. Certe volte, è vero, questo divino Salvatore  ci fa sentire tutta l'amarezza del calice che presenta alla nostra anima. Quando chiede il sacrificio  di tutto ciò che vi è di più caro in questo mondo, è impossibile, a meno d'una grazia specialissima,  non gridare come lui nel giardino dell'agonia: «Padre, allontana da me questo calice... Sia fatta  però la tua volontà, non la mia».

E’ quanto mai consolante pensare che Gesù, il Dio forte, ha conosciuto le nostre debolezze, che  ha tremato alla vista del calice amaro, quel calice che prima aveva desiderato così ardentemente  di bere.

La sua parte, Reverendo, è veramente bella, perché è la parte che Gesù ha scelto per sé e lui per  primo ha accostate le labbra alla coppa che ora offre a lei.

Un Santo ha detto: «Il più grande onore che Dio possa fare ad un'anima, non è quello di darle  molto, ma di chiederle molto!». Gesù la tratta dunque da privilegiato. Vuole che incominci già la  sua missione salvando le anime mediante la sofferenza. Non è forse soffrendo, morendo, che lui  stesso ha riscattato il mondo? So che lei aspira all'onore di sacrificare la vita per il divino Maestro,  ma il martirio del cuore non è meno fecondo dell'effusione del sangue, e a partire da questo  momento, il suo martirio è questo. Ho perciò tanta ragione di dire che la sua parte è bella, che è  degna d'un apostolo del Cristo.

Signor Chierico, è venuto a cercare consolazione presso colei che Gesù le ha dato come sorella, e  ne ha tutto il diritto. Poiché la nostra reverenda Madre mi permette di scriverle, vorrei  corrispondere alla dolce missione che mi è stata affidata, ma sento che il mezzo più sicuro per  arrivare a questo scopo, è quello di pregare e di soffrire... Lavoriamo insieme alla salvezza delle  anime! Non abbiamo che un giorno, l'unico giorno di questa vita per salvarle e dare così al Signore  la prova del nostro amore. Il domani di questo giorno sarà l'eternità; allora Gesù le renderà  centuplicate le gioie così dolci e così legittime che ora sacrifica a lui. Egli conosce la portata del  suo sacrificio; sa che il sacrificio di coloro che le son cari aumenta il suo. Ma anche lui ha sofferto  questo martirio per salvare le nostre anime; ha abbandonato la Madre, ha visto la Vergine  Immacolata in piedi presso la croce, col cuore trafitto da una spada di dolore; spero così che il  nostro divino Salvatore consolerà la sua buona mamma, ed io glielo chiedo con insistenza. Ah! se  il divino Maestro lasciasse intravedere a coloro che lei è pronto ad abbandonare per suo amore la  gloria che le riserba e la moltitudine di anime che formeranno il suo corteggio in cielo, sarebbero  già ricompensati del grande sacríficio che costituirà per loro la sua partenza.

Nostra Madre è ancora sofferente, sebbene da qualche giorno si senta un po' meglio. Spero che il  divino infante Gesù le ridarà poco per volta le forze che devono servire alla sua gloria. Questa  venerata Madre le invia l'immagine di san Francesco d'Assisi perché le insegni il mezzo di trovare  la gioia in mezzo alle prove e alle lotte della vita. Spero, signor Chierico, che vorrà continuare a  pregare per me che non sono un angelo come lei ha l'aria di credere, ma una povera piccola  carmelitana assai imperfetta, la quale però, nonostante la sua povertà, ha, come lei, il desiderio di  lavorare per la gloria del buon Dio.

Restiamo uniti attraverso la preghiera e la sofferenza presso la culla di Gesù.

La sua indegna sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

1897

 

185 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Spera di andare presto in cielo e di poterla finalmente ripagare di tanto amore.

 

J. M. J. T.

Gesù

9 gennaio 1897

Mammina mia cara, sapesse come sono commossa nel vedere fino a che punto mi ama! Oh! mai  potrò testimoniarle quaggiù la mia riconoscenza...

Spero di andare presto lassù. Allora sarò ricca, perché avrò tutti i tesori del buon Dio e lui stesso  sarà il mio bene, e così potrò renderle al cento per uno tutto ciò che le devo. Che gioia mi procura  questo pensiero!... E’ tanto penoso per me ricevere sempre senza mai dare...

La via della piccola Madre sembra (alla piccola Teresa) simile a quella che Gesù ha scelto per sé  quando era pellegrino sulla terra d'esilio... Allora il suo volto era come nascosto, nessuno lo  riconosceva, era oggetto di disprezzo. La mia piccola Madre non è oggetto di disprezzo, ma  appena la riconoscono dopo che Gesù ha nascosto il suo Volto!... 0 Madre mia, com'è bella la sua parte! E’ veramente di lei, la privilegiata della nostra famiglia, di lei  che ci mostra la via, come quella piccola rondinella che si vede sempre alla testa delle sue  compagne e che segna nell'aria il cammino che le deve condurre alla loro nuova patria. Oh!  comprenda l'affetto della sua figliolina che vorrebbe dirle tante, tante cose!...

 

186  - A FRATEL SIMEONE

 

Lo ringrazia di un nuovo prezioso favore ottenuto al Carmelo e si augura che Gesù lo lasci ancora  a lungo sulla terra per la sua gloria e il bene delle anime.

 

Gesù

Carmelo di Lisieux, 27 gennaio 1897

Signor Direttore,

Sono felice di unirmi a suor Genoveffa per ringraziarla del prezioso favore che ha ottenuto al  nostro monastero.

Non sapendo come esprimerle la mia riconoscenza, non mi resta che inginocchiarmi davanti a  Nostro Signore e mostrarle, per mezzo delle mie povere preghiere, quanto sono commossa per la  sua bontà verso di noi...

Un sentimento di tristezza ha oscurato la mia gioia nell'apprendere che non stava molto bene in  salute. Con tutto il cuore chiedo a Gesù di prolungare il più possibile la sua vita così preziosa per  la Chiesa. So bene che questo divino Maestro deve avere fretta di darle la corona e il premio  eterno, ma spero che lo lascerà ancora nell'esilio, affinché, lavorando per la sua gloria, come ha  fatto fin dalla giovinezza, il peso immenso dei suoi meriti basti anche per altre anime, le quali si  presenteranno davanti a Dio a mani vuote.

Oso sperare, carissimo fratello, che sarò anch'io nel numero di quelle anime fortunate che  parteciperanno ai suoi meriti. Credo che la mia corsa quaggiù non sarà lunga ormai... Quando  comparirò davanti al mio Sposo diletto, non avrò da offrirgli altro che i miei desideri, ma se lei mi  avrà preceduto nella patria, spero che mi verrà incontro e offrirà per me il merito delle sue opere  così feconde... Vede bene che le sue piccole carmelitane non sono capaci di scriverle senza  domandare qualche favore e senza fare appello alla sua generosità!...

Signor Direttore, lei è così potente per noi sulla terra, ci ha già ottenuto tante volte la benedizione  del nostro Santo Padre Leone XIII, che non posso fare a meno di pensare che in cielo il buon Dio  le darà una potenza molto grande sul suo cuore. La prego di non dimenticarmi presso di lui se  avrà la felicità di vederlo prima di me... La sola cosa che la prego di chiedere per la mia anima è la  grazia di amare Gesù e di farlo amare quanto mi è possibile.

Se sono io la prima che Gesù verrà a cercare, le prometto di pregare secondo le sue intenzioni e  per tutte le persone che le sono care. Del resto, non aspetto il cielo per fare questa preghiera. Fin  da ora sono felice di poterle mostrare in questo modo la mia profonda gratitudine.

Nel Sacro Cuore di Gesù, sarò sempre felice di dirmi, signor Direttore,

La sua piccola carmelitana riconoscente

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

187  - AL CHIERICO BELLIERE

 

Felice di essere la sorella spirituale di un apostolo e missionario, lo assicura che questa unione  benedetta voluta da Dio per la salvezza delle anime, continuerà nel cielo, per lei non più tanto  lontano

 

J. M. J. T.

Gesù

Carmelo di Lisieux, mercoledì sera, 24 febbraio 1897

Reverendo Signore,

Prima d'entrare nel silenzio della santa quaresima, voglio aggiungere alcune righe alla lettera della  nostra venerata Madre, per ringraziarla di quella che lei m'ha inviata il mese scorso.

Se prova una certa consolazione pensando che al Carmelo ha una sorella che prega  incessantemente per lei, non meno grande della sua è la mia riconoscenza verso nostro Signore  che m'ha dato un fratellino destinato a divenire suo sacerdote e suo apostolo. Veramente, non lo  saprà che in cielo quanto mi è caro. Sento che le nostre anime sono fatte per comprendersi. La  sua prosa, considerata da lei «rude e concisa», mi rivela che Gesù ha messo nel suo cuore delle  aspirazioni che non concede se non alle anime chiamate alla più alta santità. Poiché lui stesso  m'ha scelto per essere la sua sorella, spero che egli non guarderà alla mia debolezza, o meglio  che si servirà di questa stessa debolezza per cormpiere l'opera sua, perché il Dio forte ama  mostrare la sua potenza servendosi del nulla.

Unite in lui, le nostre anime potranno salvarne molte altre, perché questo dolce Gesù ha detto:  «Se due di voi si mettono d'accordo fra loro, qualunque cosa domandano al Padre mio, sarà loro  concesso».

Ah! ciò che noi gli domandiamo è di lavorare per la sua gloria, di amarlo e di farlo amare! Come  potrebbero non essere benedette la nostra unione e la nostra preghiera?

Signor Chierico, visto che il cantico sull'Amore le ha fatto piacere, la nostra buona Madre mi ha  detto di ricopiargliene diversi altri, ma non li riceverà prima di qualche settimana, perché ho pochi  momenti liberi, compresa la domenica, a causa del mio ufficio di sagrestana. Queste povere  poesie le riveleranno non quello che sono, ma quello che vorrei e dovrei essere... Componendole  ho guardato più alla sostanza che alla forma e così non sono state sempre rispettate le regole  della versificazione. Il mio scopo era quello di esprimere i miei sentimenti (o meglio i sentimenti  della carmelitana) per rispondere ai desideri delle mie consorelle. Questi versi si adattano più ad  una religiosa che ad un seminarista. Spero tuttavia che le faranno piacere. Non è forse la sua  anima la fidanzata dell'Agnello divino, e non diventerà presto la sua sposa, il giorno benedetto  della sua ordinazione a suddiacono?

La ringrazio, reverendo, di avermi scelta per madrina del primo bambino che avrà la gioia di  battezzare. Spetta quindi a me scegliere il nome del mio futuro figlioccio. Desidero dargli per  protettori la santa Vergine, san Giuseppe e san Maurizio, patrono del mio caro fratellino. Senza  dubbio, questo bambino esiste per ora soltanto nel pensiero di Dio, ma io prego già per lui e  adempio in anticipo i miei doveri di madrina. Prego pure per tutte le anime che le saranno affidate,  e soprattutto supplico Gesù d'abbellire la sua di tutte le virtù particolarmente del suo amore.

Mi dice che prega molto spesso per la sua sorella. Poiché mi usa questa carità, sarei felicissima  se, ogni giorno, prendesse l'impegno di fare per lei questa preghiera che racchiude tutti i suoi  desideri: «Padre misericordioso, in nome del nostro dolce Gesù, della Vergine Maria e dei Santi, vi  domando d'infiammare la mia sorella del vostro spirito d'Amore e di concederle la grazia di farvi  molto amare».

Mi ha promesso di pregare per me tutta la sua vita. Sicuramente, essa sarà più lunga della mia, e  a lei non sarà permesso come a me di cantare: «Questa è la mia speranza, il mio esilio sarà  breve!», ma non le è permesso neppure di dimenticare la sua promessa. Se il Signore mi prende  presto con sé, le chiedo di continuare ogni giorno per me la stessa preghierina, perché in cielo  desidererò la stessa cosa che ho desiderato sulla terra: amare Gesù e farlo amare. Lei deve  trovarmi molto strana, reverendo: forse si rammarica di avere una sorella che sembra impaziente  di andare a godere del riposo eterno e non le importa di lasciarlo solo a lavorare... Ma si rassicuri:  la sola cosa che desidero è di fare la volontà del buon Dio e confesso che se in cielo non potessi  più lavorare per la sua gloria, preferirei l'esilio alla patria. Non conosco l'avvenire; però, se Gesù  realizza i miei presentimenti, le prometto di rimanere anche lassù la sua sorellina. La nostra  unione, lungi dall'essere spezzata, diventerà più intima. Allora non vi saranno più né clausure né  grate e la mia anima potrà volare con lei nelle lontane Missioni.

Il nostro ruolo non cambierà: a lei le armi apostoliche, a me la preghiera e l'amore.

M'accorgo, signor chierico, di essermi distratta: è tardi, fra qualche minuto suonerà la campana  dell'ufficio divino, e tuttavia ho ancora una domanda da farle. Avrei gran desiderio che mi  scrivesse le date più importanti della sua vita per potermi unire a lei in un modo tutto particolare e  ringrazia il nostro dolce Salvatore delle grazie che le ha accordato.

Nel cuore sacrosanto di Gesù Ostia, che sarà esposto tra breve alla nostra adorazione, sono felice  di dirmi per sempre:

La sua piccolissima e indegna sorella

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

188 - A SUOR MARIA DEL SACRO CUORE

 

Il buon Gesù l'ama con tutto il suo cuore, ed io pure, mia diletta madrina!!!...

 

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

189 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Accenna alla sua futura missione, dopo la morte.

 

19 marzo 1897

Grazie, Mammina. Oh! sì, Gesù l'ama... E l'amo anch'io!

Gesù glie ne dà la prova tutti i giorni, io no... è vero, ma sarò lassù, il mio piccolo braccio si  allungherà smisuratamente e la mia mammina ne saprà qualche cosa...

 

190  - A PADRE ROULLAND

 

Al missionario, sfuggito a un gravissimo pericolo, ricorda cbe Dio lo vuole ancora sulla terra a  soffrire per le anime. Dopo essersi divertita un mondo a leggere, nella sua briosa lettera, gli  aneddoti del suo cuoco cinese, gli racconta, con fine umorismo, la storia di un povero pesce  malcapitato nella cucina del monastero. Gli rivela in fine la sua volontà di trasferirsi nel monastero  di Hanoi, sebbene si accorga che ormai, date le sue condizioni di salute, non è altro che un  sogno.

 Gesù

Carmelo di Lisieux, 19 marzo 1897

Fratello mio,

La nostra buona Madre mi ha appena consegnato le sue lettere, nonostante il tempo di quaresima  (durante il quale non si scrive al Carmelo). Essa non ha difficoltà a permettermi di risponderle oggi  stesso, tanto più in quanto temiamo che la nostra lettera del novembre sia andata ad esplorare le  profondità del fiume azzurro. Le sue, datate da settembre, hanno fatto una felice traversata e sono  venute a riempire di gioia la Madre e la sorellina il giorno di tutti i Santi; quella del 20 gennaio ci  arriva sotto il patrocinio di san Giuseppe. Poiché prende l'esempio da me per scrivermi su tutte le  righe, non voglio perdere questa buona abitudine, sebbene renda ancora più difficile da decifrare  la mia brutta scrittura.

Ah! quanto sospiro il giorno in cui non avremo più bisogno di carta e d'inchiostro per comunicarci i  nostri pensieri! Lei è stato lì lì per andarlo a visitare questo paese incantato dove ci si può far  capire senza scrivere e perfino senza parlare. Con tutto il cuore ringrazio il buon Dio di averlo  lasciato ancora sul campo di battaglia, affinché possa riportare per lui numerose vittorie.

Certamente, le sue sofferenze hanno già salvato tante anime. San Giovanni della Croce ha detto:  «Il più piccolo atto di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le opere messe insieme». Se è  così, quanto proficue devono essere per la Chiesa le sue pene e le sue prove, dal momento che le  affronta con gioia, per il solo amore di Gesù!

Non posso davvero compiangerlo, fratello mio, poiché in lei si avverano le parole dell'Imitazione:  «Quando troverete dolce la sofferenza e l'amerete per l'amore di Gesù Cristo, avrete trovato il  paradiso in terra». Questo paradiso è proprio quello del missionario e della carmelitana. La gioia,  che i mondani cercano ansiosamente in mezzo ai piaceri, non è altro che un'ombra fugace, mentre  la nostra gioia, cercata e gustata tra le fatiche e le sofferenze, è una dolcissima realtà, un  pregustamento della felicità del cielo.

La sua lettera, tutta permeata di santa allegrezza, m'è piaciuta tanto. Così ho seguito il suo  esempio e ho riso di cuore alle spalle del suo cuoco: mi par di vederlo, occupato a sfondare la sua  pentola... Il suo biglietto da visita, poi, mi ha divertita un mondo. Non so neppure da che parte  rigirarlo, proprio come un bambino che vuol leggere in un libro prendendolo alla rovescia.

Ma, per tornare al suo cuoco, lo sa che anche noi, qui al Carmelo, abbiamo certe volte delle  avventure davvero divertenti? Il Carmelo, come il Su-Tchuen, è un paese fuori del mondo dove si  perde il senso delle cose più semplici ed elementari. Le cito un piccolo esempio. Una persona  caritatevole ci ha mandato in dono ultimamente un piccolo gambero di mare saldamente legato  dentro un cestino. Indubbiamente, era molto tempo che non si vedeva nel monastero una  meraviglia simile. Ciò nonostante, la nostra cara suora cuciniera si rammentò che bisognava  mettere nell'acqua la bestiola per farla cuocere, e ce la mise prontamente, pur gemendo in cuor  suo per essere costretta ad esercitare una tale crudeltà sopra un'innocente creatura. L'innocente  creatura pareva immersa nel sonno e si lasciava maneggiare senza risentirsi per nulla; ma,  appena avvertì il calore dell'acqua, subito la sua mansuetudine si cambiò in furia e, forte della sua  innocenza, non domandò il permesso a nessuno per saltare di colpo in mezzo alla cucina, dato  che il suo pietoso carnefice non aveva ancora messo il coperchio alla pentola.

Immediatamente la povera suora s'arma delle sue molle e corre dietro il gambero che salta qua e  là come un disperato. La lotta si protrae a lungo; alla fine la cuciniera, ormai stremata di forze, ma  impugnando sempre le sue molle, corre da nostra Madre per dirle che si tratta sicuramente di un  gambero indemoniato. Il suo aspetto lo diceva anche più chiaramente delle parole (povera  creaturina fino a un momento fa così mansueta e innocente, eccoti divenuta di punto in bianco  indemoniata: è proprio vero che non bisogna credere ai complimenti delle «creature»!). Nostra  Madre non poté trattenersi dal ridere udendo le dichiarazioni del giudice che reclamava giustizia, si  recò subito in cucina e, acciuffato il gambero, che, non avendo fatto voto d'obbedienza, oppose  una certa resistenza, lo rimise nella sua prigione. Poi se n'andò, dopo aver ben chiuso la porta,  cioè il coperchio. La sera, durante la ricreazione, tutta la comunità si sbellicò dalle risa a causa del  piccolo «gambero indemoniato», e l'indomani ognuna delle suore poté gustarne un boccone.

La persona che intendeva farci un regalo, non fallì il suo scopo perché il famoso gambero, o  piuttosto la sua storia, ci servirà più d'una volta di vero festino, non al refettorio, ma alla  ricreazione. La mia storiella non le sembrerà forse abbastanza divertente, eppure le posso  assicurare che se avesse assistito a quello spettacolo, non sarebbe stato capace di mantenersi  serio... In ogni modo, se l'avessi annoiato, la prego di perdonarmi.

Ora parlerò con più serietà. Dopo la sua partenza, ho letto la vita di diversi missionari (nella lettera  che forse non ha ricevuto, la ringraziavo della vita del p. Nempon). Tra le altre, ho letto quella di  Teofano Vénard che ho trovato particolarmente interessante e commovente, tanto che, sotto  l'impressione di questa lettura, ho composto alcune strofe a scopo esclusivamente personale?  Tuttavia, gliele mando: la nostra buona Madre pensa, mi ha detto, che quesi versi piaceranno  anche al mio fratello di Su-Tchuen. La penultima strofa richiede qualche spiegazione, là dove  affermo che partirei con gioia per il Tonchino... Sì! non è affatto un sogno e posso assicurarle che,  se Gesù non viene presto a prendermi per il Carmelo del cielo, partirò un queIlo di Hanoi, perché  ora vi è un Carmelo in questa città. L'ha fondato recentemente il Carmelo di Saigon. Lei ha visitato  quest'ultimo e sa che in Cocincina un Ordine come il nostro non può reggersi senza elementi  fancesi, ma, ahimè! le vocazioni sono assai rare e spesso le Superiore non vogliono lasciar partire  delle suore che ritengono capaci di rendere servizio alla loro comunità.

Per gli stessi motivi, la nostra buona Madre non poté recarsi, nella sua giovinezza, a sostenere il  Carmelo di Saigon, trattenuta dalla volontà del suo Superiore. Non tocca certo a me rammaricarmi  di questo, anzi ringrazio il buon Dio d'avere ispirato cosi bene il suo rappresentante, ma rammento  che i desideri delle madri si realizzano spesso nei figli, e non sarei sorpresa di dovermi recare  sulla sponda infedele a pregare e soffrire come avrebbe voluto fare nostra Madre... Bisogna  confessare che le notizie che ci giungono dal Tonchino sono tutt'altro che rassicuranti: alla fine  dell'anno scorso, i ladri sono penetrati nel povero monastero e sono entrati nella cella della  superiora senza che questa si svegliasse. Al mattino, non ha più trovato il crocifisso al suo fianco  (durante la notte, il crocifisso d'una carmelitana riposa sempre accosto al suo capo, attaccato al  guanciale), un armadietto era stato forzato e quel po' di denaro che costituiva tutto il tesoro  materiale della comunità era sparito. I Carmeli di Francia, commossi dalla miseria di quello di  Hanoi, si sono uniti allo scopo di procurargli i mezzi necessari alla costruzione di un muro di cinta  abbastanza alto da impedire che i ladri si possano introdurre nel monastero.

Vuol forse sapere che cosa pensa nostra Madre del mio desiderio di andare nel Tonchino? Ella  crede alla mia vocazione (a dir la verità si tratta di una vocazione speciale e non tutte le  carmelitane si sentono chiamate ad espatriare), ma è convinta che la mia vocazione non si possa  ormai più attuare. Bisognerebbe per questo che il fodero fosse solido al pari della spada e forse  (nostra Madre è di questo parere) il fodero sarebbe gettato in mare prima d'arrivare al Tonchino...  E’ un inconveniente vero e proprio essere composti di un corpo e d'un'anima! Questo miserabile  fratello asino, come lo chiamava san Francesco d'Assisi, è spesso d'impaccio alla sua nobile  sorella e le impedisce di lanciarsi là dov'essa vorrebbe... In fin dei conti, nonostante i suoi difetti,  non mi sento di maledirlo. E’ pur sempre utile a qualche cosa, perché fa guadagnare il cielo alla  sua compagna e lo guadagna anche per sé. Non mi turbo per nulla per quanto riguarda l'avvenire,  sono sicura che il buon Dio farà la sua volontà: è la sola grazia che desidero. Non bisogna essere  più realisti del Re....

Gesù non ha bisogno di nessuno per compiere la sua opera e se m'accettasse, sarebbe  unicamente per la sua bontà, ma, a dirle la verità, fratello mio, credo piuttosto che Gesù mi tratterà  come una poltroncella; cosa che io non desidero, perché sarei ben felice di lavorare e di soffrire  lungo tempo per lui. Gli chiedo perciò che agisca pure liberarnente nei miei confronti, senza  badare per niente ai miei desideri, sia d'amarlo soffrendo, sia d'andarlo a godere in cielo. Voglio  sperare, fratello mio, che se lascerò l'esilio, non dimenticherà la sua promessa di pregare per me.  Ha sempre accolto le mie domande con tanta bontà che oso fargliene ancora una: non desidero  che chieda a Dio di liberarmi dalle fiamme del purgatorio. Santa Teresa diceva alle sue figlie,  quando volevano pregare per loro stesse: «Che m'importa restare in purgatorio fino alla fine del  mondo, se per mezzo delle mie preghiere salvo anche un'anima sola?». Queste parole trovano  un'eco nel mio cuore: vorrei salvare le anime e dimenticarmi per esse; vorrei salvarne anche dopo  la mia morte. Per questo sarei felice se, invece della preghierina che fa per me e che sarà attuata  per sempre, dicesse allora così: «Mio Dio, permettete alla mia sorella di farvi amare ancora». Se  Gesù l'esaudisce, troverò il modo di testimoniarle la mia riconoscenza.

Mi chiede di scegliere fra i due nomi, Maria e Teresa, per una delle bambinette che battezzerà.  Siccome i cinesi preferiscono una sola protettrice invece di due, è giusto assegnare loro la più  potente; la precedenza spetta quindi alla santa Vergine. In seguito, quando avrà da battezzare  parecchi bambini, farebbe un gran piacere alla mia sorella (carmelitana come me) dando a due  sorelline i nomi di Celina e Teresa. Sono i nomi che portavamo nel mondo.

Celina, maggiore di me di quasi quattro anni, è venuta a raggiungermi dopo aver chiuso gli occhi  al nostro amato Papà. Questa cara sorella non conosce gli intimi rapporti che ho con lei; ma  siccome parliamo spesso a ricreazione del missionario di nostra Madre (è questo il nome con cui è  conosciuto al Carmelo di Lisieux), mi diceva ultimamente il suo desiderio che Celina e Teresa  possano, per mezzo di lei, rivivere in Cina.

Voglia scusare, fratello mio, tante mie richieste e queste chiacchiere interminabili, e si degni  benedire la sua indegna sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

191 - A SUOR MARIA DI SAN GIUSEPPE

 

La complimenta per il suo talento poetico e la sua bella voce di fringuello.

 

J. M. J. T.

Deliziose davvero le sue strofette!... E’ una vergogna, andare a mendicare alla porta degli altri  quando si ha la propria borsa piena sonante! Ma non è invece vergogna dormire, essere gentile e  allegra. E’ «il piccolo mestiere della bottega» che non deve chiudere mai, neppure la domenica e  le altre feste, vale a dire i giorni che Gesù riserva a sé per saggiare le nostre anime. Canti pure  come un fringuello i suoi graziosi ritornelli, mentre io, come un povero passerottino, sto a gemere  nel mio cantuccio, cantando come l'ebreo errante: «La morte a me non viene, ormai lo vedo  bene!».

Non sento più parlare della famosa tovaglia, che cosa n'è stato?

 

192  - ALLA STESSA

 

La dissuade dal vegliare per non esporsi al pericolo... del suo male.

 

J. M. J. T.

Vegliare, birba d'un «fratellino»? No, mille volte no!... Non mi fanno meraviglia le lotte del f. ma  solamente che disperda la sua piccola riserva di forze consegnando le armi al primo caporale che  incontra per via, e addirittura che gli corra dietro per le scale della caserma per costringerlo a  spogliarlo pezzo per pezzo di tutta la sua armatura. Fatto questo, che c'è di strano se un bel colpo  di sole (sopportato con prodezza in condizioni normali) piombando sul soldatino inerme, lo brucia  fino a dargli la febbre?...

Per punizione, il f. lo condanna a rinchiudersi nella prigione dell'amore e a dormirsela  beatamente... altrimenti, sarà un grosso dispiacere.

(Soprattutto, non vegliare! Domani saremo a dimenare le braccia insieme!...).

 

193 - ALLA STESSA

 

Elogia la bravura del suo soldatino

 

J. M. J. T.

Tutto in ordine: il Bambino è un prode che merita le spalline d'oro. Ma, mi raccomando, non  s'abbassi mai più a lottare con delle pietruzze. E’ indegno di lui... La sua arma dev'essere «la  carità».

Anche il resto procede bene, poiché il Bambino si beffa di messer Satana, e m'auguro che continui  sempre a dormire sul cuore del Generale in capo... A contatto col suo cuore, s'impara il valore e  soprattutto la confidenza. Il crepitio della mitraglia, il rombo del cannone, che cos'è mai tutto ciò  quando si è portati dal Generale?...

 

194 - ALLA STESSA

 

Nel libro della vita, il nostro nome figura accanto a quello dei missionari, dei martiri.

J. M. J. T.

Il fratellino la pensa come il Bambino...

Il martirio più doloroso, il più ricco d'amore, è il nostro, perché Gesù solo lo vede.

Non sarà mai rivelato alle creature sulla terra, ma quando l'Agnello aprirà il libro della vita, che  stupore per la corte celeste sentire proclamare, insieme con quello dei missionari e dei martiri, il  nome di povere bambinette che non avranno mai compiuto azioni strepitose!

Continuo a curare i soggoli assai malati.

 

195  - ALLA STESSA

 

La vocazione del fanciullino e la sua silenziosa efficacia.

 

Gesù

Resto incantata di fronte al Bambino, e più incantato ancora è Colui che lo porta tra le sue  braccia... Ah! come è bella la vocazione del Bambino. Non è solo una missione che deve  evangelizzare, ma tutte le missioni. E come può farlo? Amando, dormendo, gettando fiori a Gesù  quando sonnecchia. Allora Gesù prenderà questi fiori, e comunicando loro un valore inestimabile,  li getterà a sua volta, li farà volare in ogni direzione, oltre ogni confine, e salverà le anime coi fiori,  con l'amore del Bambino, il quale non vedrà nulla, ma sorriderà sempre, anche attraverso le  lacrime... (Che meraviglia un bambino missionario e guerriero!).

196  - ALLA STESSA

 

Si addormenti come un fanciullino, sul cuore di Gesù, nel buio della notte...

 

Che peccato trascorrere il tempo a morire di freddo e di paura, invece di addormentarsi sul cuore  di Gesù!

Se la notte fa paura al Bambino, se si lamenta di non vedere Colui che lo porta, chiuda gli occhi:  faccia volentieri il sacrificio che gli vien domandato, e attenda poi l'arrivo del sonno... Tenendosi  così tranquillo, la notte non potrà spaventarlo perché non ci penserà più e ben presto rinascerà nel  suo cuore la calma, se non la gioia. E’ troppo chiedergli di chiudere gli occhi? Di non lottare contro  le chimere della notte? No, non è troppo, e poco per volta il bambino s'abbandonerà a Gesù,  persuaso di essere portato da lui, consentirà a non vederlo e si libererà decisamente dallo sterile  timore di essere infedele (timore che non s'addice ad un Bambino).

Firmato: un ambasciatore

 

197  - ALLA STESSA

 

Tutto per Gesù

 

Il piccolo Ambasciatore non ha intenzione di saltare fuori della navicella, ma resta là a mostrare il  cielo al Bambino: vuole che tutti i suoi sguardi, tutte le sue delicatezze siano per Gesù. Pertanto,  sarebbe assai contento di vedere il Bambino privarsi di consolazioni un po' troppo infantili e  indegne di un missionario e di un guerriero... Amo molto il mio Bambino... e Gesù l'ama di più  ancora.

 

198  - ALLA STESSA

 

Come l'uccello, siamo fatti per volare...

 

J. M. J. T.

Spero che suor Genoveffa l'abbia consolata: il pensiero che non soffra più, fa sparire anche il mio  dolore!

Ah! come saremo felici in cielo! Allora parteciperemo alle perfezioni divine e potremo dare a tutti  senza essere obbligati a privare i nostri più cari amici... Ha fatto bene il buon Dio a non darci  questa potenza sulla terra, dalla quale forse non avremmo voluto staccarci. E poi fa tanto bene  all'anima riconoscere che lui solo è perfetto, che lui solo ci deve bastare, quando a lui piace  rimuovere il ramo che sosteneva l'uccellino!

L'uccello ha le ali, è fatto per volare!

 

199  - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Non può sapere quanto l'ama.

 

J. M. J. T.

5 aprile 1897

Ho paura d'avere causato un dolore alla mia piccola madre. Eppure l'amo, eh! sì; ma non posso  dirle tutto quello che penso, bisogna che l'indovini lei stessa.

 

200  - A DON BELLIERE

 

Paragona l’unione delle loro anime a quella del venerabile padre de la Colombiere e della beata  Margherita Maria. Ben consapevole della sua distanza da quest’ultima, lo prega di non illudersi  sulla sua virtù. Non è una grande anima. E’ un fiorellino modesto che Gesù si è degnato far  sbocciare sulla montagna del Carmelo in mezzo alle rose più splendide.

Alleluia 25 aprile 1897

Caro fratellino,

La mia penna o piuttosto il mio cuore si rifiuta orma di chiamarla « Reverendo » e la nostra buona  Madre mi ha detto che potevo servirmi, scrivendole, del nome che uso sempre quando parlo di lei  a Gesù. Mi sembra che, questo divin Salvatore si sia degnato di unire le nostre anime per la  salvezza dei peccatori, come un giorno unì quelle del venerabile padre de la Colombière e della  beata Margherita Maria. Leggevo ultimamente nella vita di questa santa: «Un giorno che  m'avvicinavo a Nostro Signore per riceverlo nella santa comunione, egli mi mostrò il suo Sacro  Cuore come una fornace ardente e altri due cuori (il suo e quello del padre de la Colombière) che  vi s'inabissavano e si univano tra loro, dicendomi: «E’ così che il mio puro amore unisce questi tre  cuori per sempre. Inoltre, mi fece capire che questa unione era tutta per la sua gloria, e perciò  voleva che fossimo come fratello e sorella, con una uguale ripartizione dei beni spirituali. Dopo di  che, facendo presente a nostro Signore la mia povertà e la disparità esistente fra un sacerdote di  tanta virtù e una povera peccatrice come me, mi disse: Le ricchezze infinite del mio Cuore  suppliranno a tutto e pareggeranno tutto».

Forse, fratello mio, il paragone non le pare giusto. E’ vero che lei non è ancora un padre de la  Colombière, ma non dubito che un giorno sarà, come lui, un vero apostolo del Cristo. Per me, non  mi passa neppure per l'anticamera del cervello di paragonarmi alla beata Margherita Maria. Mi  limito a constatare che Gesù m'ha scelto per essere la sorella di uno dei suoi apostoli, e le parole  che la santa amante del suo Cuore gli rivolgeva per umiltà, gliele ripeto, io personalmente, per  solo amore alla verità. Spero quindi che le sue ricchezze infinite suppliranno a tutto ciò che manca  per compiere l'opera ch'egli mi affida.

Sono veramente felice che il Signore si sia servito dei miei poveri versi per farle un po' di bene. Mi  sarei vergognata a inviarglieli se non mi fossi ricordata che una sorella non deve avere nulla di  nascosto per il proprio fratello. Egli, è proprio con un cuore fraterno che lei li ha accolti e giudicati.  Sarà rimasto sorpreso, immagino, di avervi ritrovato fra gli altri, quelli intitolati «Viver d'amore».  Non era mia intenzione inviarglieli due volte. Avevo incominciato a ricopiarli, quando m'è tornato in  mente che li aveva di già, ed era troppo tardi per non continuare.

Mio caro fratello, devo confessarle che, nella sua lettera c'è una cosa che m'ha fatto un certo  dispiacere, il vedere cioè che lei non mi conosce per quella che sono in realtà. E’ vero che per  trovare delle grandi anime bisogna venire al Carmelo: come nelle foreste vergini, vi sbocciano fiori  d'un profumo e d'uno splendore ignoti al mondo. Gesù, nella sua misericordia, ha voluto che, in  mezzo a questi fiori, ne crescano altri più piccoli. Non potrò ringraziarlo mai abbastanza, perché è  grazie a questa condiscendenza che io, povero fiore senza fascino, mi trovo nella stessa aiuola  delle rose mie sorelle. 0 fratello mio! Mi creda, la prego, il buon Dio non le ha dato una grande  anima per sorella, ma un'anima piccolissima e imperfettissima.

Non creda che sia l'umiltà ad impedirmi di riconosce i doni del buon Dio. So che egli ha fatto in me  gran cose, e lo canto ogni giorno con gioia. Mi ricordo pure che « deve amare maggiormente  quegli a cui è stato perdonato di più » e per questo cerco che la mia vita sia un atto d'amore. Non  mi turba il fatto di essere una piccola anima anzi me ne rallegro. Ecco perché oso sperare che «il  mi esilio sarà breve»; non perché sono preparata: sento che non lo sarò mai se il Signore non si  degna trasformami lui stesso. Egli può farlo in un istante; dopo tutte le grazie delle quali mi ha  ricolmata, attendo anche questa dalla sua misericodia infinita.

Mi dice, fratello mio, di domandare per lei la grazia del martirio. Questa grazia, l'ho sollecitata tante  volte per me, ma non ne sono degna, e si può dire veramente con S. Paolo: «Non è di chi vuole,  né di chi corre, ma di Dio che la misericordia».

Poiché sembra che il Signore voglia accordarmi soltanto il martirio dell'amore, spero che mi  permetterà, per suo tramite, di cogliere l'altra palma da noi agognata. Vedo con piacere che il  buon Dio ci ha dato le stesse inclinazioni, gli stessi desideri. L'ho fatto sorridere, caro fratellino,  cantando «Le mie armi», eppure, voglio farlo sorridere ancora dicendole che, nella mia infanzia,  ho sognato di combattere sui campi di battaglia. Quando cominciai ad imparare la storia della  Francia, il racconto delle imprese di santa Giovanna d'Arco mi riempiva d'entusiasmo; sentivo nel  mio cuore il desiderio e il coraggio d'imitarla; mi sembrava che il Signore mi destinasse, come lei,  a grandi cose. Non m’ingannavo, ma, invece di udire le Voci del cielo invitanti al combattimento,  sentii nel profondo dell'anima una voce più dolce e più forte ancora, la voce dello Sposo delle  vergini che mi chiamava ad altre imprese, a conquiste più gloriose, e nella solitudine del Carmelo  ho compreso che la mia missione non è quella di far incoronare un re mortale, ma di far amare il  Re del cielo, di assoggettargli il regno dei cuori.

E’ tempo ormai di finire e, tuttavia, devo ancora ringraziarla delle date che m'ha inviato; vorrei che  avesse la bontà di aggiungere gli anni, perché non so la sua età.

Perché mi perdoni la mia semplicità, le mando le date memorabili della mia vita: così possiamo  stare particolarmente uniti in quei giorni benedetti mediante la preghiera e la riconoscenza.

Se il buon Dio mi dà una piccola figlioccia, sarò felicissima di aderire al suo desiderio  assegnandole come protettori la santa Vergine, san Giuseppe e la mia santa Patrona.

Infine, caro fratellino, termino pregandolo di scusare questi miei lunghi scarabocchi e sconnessi.

Nel Sacro Cuore di Gesù sono, per l'eternità, la sua indegna sorellina.

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

La Santa aveva aggiunto in margine:

I nostri rapporti, s'intende, devono restare segreti. Nessuno, eccetto il suo direttore, deve sapere  l'unione che Gesù ha formato tra le nostre anime.

 

201 – A SUOR ANNA DEL SACRO CUORE

 

Felice di poterle scrivere per affermarle che si ricorda sempre di lei, la prega di ottenerle da Gesù  un po’ dell'amore della sua anima, più ardente del sole di Saigon.

 

J. M. J. T.

2 maggio, festa del buon Pastore 1897

Gesù

Carissima sorella,

Senza dubbio sarà per lei una grande sorpresa ricevere una lettera da parte mia. Affinché mi  perdoni se so venuta a turbare il silenzio della sua solitudine, le dirò come è avvenuto che ho il  piacere di scriverle. L'ultima volta che sono stata in direzione con la nostra buona Madre, abbiamo  parlato di lei e del caro Carmelo di Saigon. Nostra Madre m’ha detto che mi permetteva di  scriverle, se ciò mi faceva piacere. Ho accettato con gioia questa proposta e approfitto della  licenza del Buon Pastore per venire ad intrattenermi qualche istante con lei.

Spero, cara sorella, che non si sia dimenticata di me. Le assicuro che io penso molto spesso a lei  e ricordo con gioia gli anni che ho trascorso in sua compagnia: per una carmelitana, lo sa bene,  pensare ad una persona che si ama, significa pregare per lei. Chiedo al buon Dio di ricolmarla  delle sue grazie e di accrescerle ogni giorno nel cuore il suo santo amore, pur sapendo  naturalmente che quest'amore lo possiede già in grado eminente. L'ardente sole di Saigon è nulla  in confronto col fuoco che brucia nella sua anima. 0 sorella mia, chieda a Gesù, la prego, che  anch'io lo ami e lo faccia amare: vorrei amarlo, non d'un amore ordinario, ma come i santi, i quali  facevano per lui delle pazzie. Ahimè! come sono lontana da rassomigliare a loro!... Domandi  ancora a Gesù che faccia sempre la sua volontà. Per questo son pronta a percorrere il mondo  intero... e sono disposta anche a morire!

Il silenzio sta per finire e bisogna che termini la mia lettera, sebbene m'accorga di non averle detto  ancora nulla d'interessante. Fortunatamente ci sono le lettere delle nostre Madri a darle notizie del  nostro Carmelo. La nostra licenza è stata assai breve, ma se non le do fastidio, verrò un'altra volta  a intrattenermi più a lungo con lei.

Abbia la bontà, cara sorella, di presentare i miei rispettosi e filiali ossequi alla sua reverenda  Madre. Non mi conosce, ma io sento spesso parlare di lei da nostra Madre l'amo e prego Gesù di  consolarla nelle sue prove.

La lascio, cara sorella, restandole unitissima nel cuore di Gesù, nel quale son felice di dirmi per  sempre

La sua piccolissima suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carni. ind.

202  - A PADRE ROULLAND

 

Allo scopo di disperdere i suoi timori circa il giudizio di Dio dopo la morte, esalta il sacrificio del  missionario, martire dello spirito, ed espone il suo pensiero sulla giustizia divina concepita come la  piùconsolante garanzia dell’amore del Padre celeste. E’ ancora la piccola via dell’infanzia  spirituale, l’unica linea da lei seguita sulla scorta della Scrittura. Gli assicura infine la preghiera per  i suoi genitori che sono ancora sulla terra, mentre lo ringrazia di ricordare quelli di lei già in cielo,  nella santa Messa.

 

J. M. J. T.

Carmelo di Lisieux, 9 maggio 1897

Fratello mio,

Ho ricevuto con gioia, o meglio con emozione, la reliquia che ha avuto la bontà d'inviarmi. La sua  è quasi una lettera d'arrivederci per il cielo. Mi pareva, leggendola di ascoltare il racconto delle  prove dei suoi predecessori nell'apostolato. Su questa terra dove tutto cambia, una sola cosa resta  immutabile, ed è la condotta del Re dei cieli in rapporto ai suoi amici; da quando ha innalzato lo  stendardo della croce, tutti devono combattere e riportare vittoria alla sua ombra. «Ogni vita di  missionario è dominata dalla croce», diceva Teofano Vériard, e ancora: «La vera felicità sta nel  soffrire e per vivere bisogna morire».

Fratello mio, gli inizi del suo apostolato sono segnati col sigillo della croce, il Signore lo tratta come  un privilegiato: Dio vuole affermare il suo regno sulle anime tramite la persecuzione e la  sofferenza, più che attraverso brillanti predicazioni. Lei dice: « Sono ancora un bambino che non  sa parlare». Il p. Mazel, che fu ordinato sacerdote lo stesso giorno di lei, non sapeva parlare  nemmeno lui, eppure ha già colto la palma...

Oh! come i pensieri divini sono al di sopra dei nostri! Nell'apprendere la morte di questo giovane  missionario che udivo rammentare per la prima volta, mi sono sentita portare ad invocarlo, mi  sembrava di vederlo in cielo nel glorioso coro dei martiri. Lo so, agli occhi degli uomini il suo  martirio non porta questo nome, ma allo sguardo del buon Dio questo sacrificio senza gloria non è  meno fecondo di quello dei primi cristiani che confessarono la loro fede dinanzi ai tribunali. La  persecuzione ha cambiato forma, gli apostoli di Cristo non hanno cambiato i loro sentimenti e così  neppure il loro divino Maestro saprebbe cambiare le sue ricompense, a meno che non sia per  accrescerle in compenso della gloria che vien loro negata quaggiù.

Non riesco a comprendere, fratello mio, come possa dubitare, a quanto sembra, di andare  direttamente in cielo, nel caso che gl'infedeli le togliessero la vita. So che è necessario essere  tanto puri per comparire davanti al Dio di ogni santità, ma so pure che il Signore è infinitamente  giusto, e proprio questa giustizia, che spaventa un gran numero di anime, costituisce il motivo  della mia gioia e della mia fiducia. Essere giusto non vuol dire soltanto esercitare la severità nel  punire i colpevoli, vuol dire anche riconoscere le rette intenzioni e ricompensare la virtù. Ho tanta  speranza nella giustizia del buon Dio, quanta nella sua misericordia. Appunto perché giusto, «egli  è compassionevole e pieno di dolcezza, lento a punire e ricco di misericordia. Perché conosce la  nostra fragilità. Si ricorda che non siamo che polvere. Come un padre è pieno di tenerezza per i  suoi figli, così il Signore ha compassione di noi!...». Fratello mio sentendo queste parole del re  profeta, come dubitare che il buon Dio non possa aprite le porte del suo regno a quei figli che  l'hanno amato fino a sacrificare tutto per lui, che non solamente hanno abbandonato la famiglia e  la patria per farlo conoscere ed amare, ma desiderano inoltre dare la vita per Colui che amano...  Aveva ben ragione Gesù di dire che non c'è amore più grande di questo! Come dunque potrebbe  lasciarsi vincere in generosità?

Come potrebbe purificare nelle fiamme del purgatorio delle anime consumate dal fuoco dell'amore  divino? E’ vero che nessuna vita umana è esente da colpe. Soltanto la Vergine Immacolata si  presenta assolutamente pura davanti alla maestà di Dio. Quale gioia pensare che questa Vergine  è nostra madre! Dal momento che ella ci ama e conosce la nostra debolezza, che cosa abbiamo  da temere? Sto moltiplicando le frasi per esprimere il mio pensiero, o piuttosto per non arrivare a  farlo. Volevo semplicemente dire che tutti i missionari, mi sembra, sono martiri a causa del  desiderio e della volontà e che, per conseguenza, nessuno di loro dovrebbe andare in purgatorio.  Se nelle loro anime, al momento di presentarsi di fronte a Dio, resta qualche traccia della  debolezza umana, la santa Vergine ottiene ad loro la grazia di fare un atto d'amore perfetto e poi  dà loro la palma e la corona che hanno ben meritate.

Ecco, fratello mio, ciò che penso della giustizia di Dio. La mia vita è fatta tutta di confidenza e  d'amore e non capisco le anime che hanno paura d'un così tenero Amico. Qualche volta, quando  leggo certi trattati spirituali nei quali la perfezione viene presentata attraverso tante intricate  difficoltà, circondata da una folla d’illusioni, il mio povero piccolo spirito non tarda a stancarsi.  Chiudo il libro dei sapienti che manda in pezzi la mia testa e dissecca il mio cuore, e prendo in  mano la sacra Scrittura. Allora tutto mi diventa luminoso, una sola parola dischiude alla mia anima  orizzonti infiniti e la perfezione mi sembra facile: vedo che basta riconoscere il proprio nulla e  abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio.

Lasciando alle anime grandi, ai grandi spiriti, i bei libri che non sono capace di comprendere, e  meno ancora, di mettere in pratica, ringrazio Dio d'essere piccola, poiché solo fanciulli e coloro  che li rassomigliano saranno ammessi al banchetto celeste. Provo un'immensa gioia pensando  che vi sono molte dimore nel regno di Dio, perché, se vi fosse soltanto quella la cui descrizione e il  cui cammino mi appaiono incomprensibili, non vi potrei entrare. Tuttavia, mi piacerebbe tanto di  non trovarmi troppo lontano dalla sua dimora. in considerazione dei suoi meriti, spero che il buon  Dio mi farà la grazia di partecipare alla sua gloria, allo stesso modo che sulla terra la sorella di un  conquistatore, per quanto sprovvista di doni di natura, partecipa, nonostante la sua povertà, agli  onori resi al fratello.

Il primo atto del suo ministero in Cina m'è parso meraviglioso. La piccola anima, della quale ha  benedetto le spoglie mortali, doveva, in realtà, sorriderle e promettere la sua protezione sia a lei  che ai suoi. Come la ringrazio di considerarmi tra questi ultimi! Sono anche profondamente  commossa e riconoscente che si ricordi durante la santa Messa dei miei amati genitori. Spero che  siano ora in possesso del cielo, verso il quale tendevano tutte le loro azioni e i loro desideri.  Questo però non m'impedisce di pregare per loro, perché mi sembra che le anime beate debbano  ricevere una grande gloria dalle preghiere che vengono fatte per loro e di cui possono disporre a  favore di altre anime sofferenti.

Se, come credo, mio Padre e mia Madre sono in cielo, devono vedere e benedire il fratello che  Gesù m'ha dato. Avevano desiderato tanto un figlio missionario! Mi hanno raccontato che, prima  della mia nascita, i miei genitori speravano che i loro voti, finalmente, fossero vicini a realizzarsi.  Se avessero potuto penetrare il velo dell'avvenire, avrebbero veduto che in realtà era per mezzo  mio che il loro desiderio sarebbe stato soddisfatto. Poiché un missionario è diventato mio fratello,  è anche loro figlio e, nelle loro preghiere, non possono separare il fratello dalla sua indegna  sorella.

Lei prega, fratello mio, per i miei genitori che sono in cielo, ed io, a mia volta prego per i suoi che  sono ancora sulla terra. E’ questo per me un impegno dolcissimo e le prometto che sarò sempre  fedele nel mantenerlo, anche se dovessi lasciare l'esilio, anzi allora di più, perché conoscerei  meglio le grazie di cui hanno bisogno, e poi, quando sarà finito il corso della loro vita quaggiù,  verrò a cercarli a nome suo e li introdurrò nel cielo. Come sarà dolce la vita di famiglia di cui  godremo per tutta l'eternità! In attesa di questa beata eternità, la quale non tarderà molto ad aprirsi  per noi, poiché la vita non è che un giorno, lavoriamo insieme all'opera della salvezza delle anime.  lo posso fare ben poco, o piuttosto assolutamente nulla da sola ma mi conforta il pensiero che al  suo fianco, posso servire a qualche cosa. Infatti, lo zero, per se stesso, non vale nulla; se però si  mette vicino all'uno, diventa potente, purché s'intende, si collochi al posto giusto, dopo e non  prima!... E’ proprio là che Gesù m'ha collocato e spero di rimanervi sempre, seguendola da  lontano con la preghiera e il sacrificio.

Se ascoltassi il cuore, non arriverei a terminare la mia lettera oggi, ma sta per suonare la fine del  silenzio e devo portare la lettera alla nostra buona Madre che l'aspetta. La prego dunque, fratello  mio, di voler inviare la sua benedizione al piccolo zero che il buon Dio ha collocato accanto a lei.

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

203  - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

La Madre le aveva scritto a matita sopra un pezzettino di carta. “Non posso dirle tutto ciò che  passa nella mia anima a suo riguardo, è qualcosa d’ineffabile! Non sarà dunque possibile,  nonostante le sue passeggiate senza meta, parlarle per un quarticello d’ora?”.

La Santa scrivendo sul rovescio del medesimo pezzo di carta e a matita, rispose: lo devo «camminar fino all'ultimo momento - quello che porrà fine al mio tormento -» come il  povero ebreo errante.

 

204  - A SUOR GENOVEFFA

 

Per l'anniversario della sua prima Comunione.

 

13 maggio 1897

Gesù è contento della sua piccola Celina alla quale si è dato, per la prima volta, diciassette anni or  sono. E’ più fiero di ciò che ha fatto nella sua anima, della sua piccolezza, della sua povertà, di  quanto non lo sia per aver creato i milioni di soli e la distesa dei cieli...

 

205 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Teme di averla addolorata, mentre vorrebbe essere la sua gioia. Ma presto lo sarà, per sempre,  dal cielo.

 

23 maggio 1897

Ho tanta paura d'aver procurato un dolore alla mia piccola Madre. oh! io che vorrei essere la sua  piccola gioia sento bene che sono invece la sua piccola pena... Sì, ma! Quando sarò lontana da  questa triste terra dove i fiori appassiscono, dove gli uccelli volano via, sarò vicinissima alla mia  diletta Madre, all'angelo che Gesù ha inviato davanti me a prepararmi la via, la via che conduce al  cielo, l'ascensore che doveva sollevarmi senza fatica verso le regioni infinite dell'amore... Sì, le  sarò tanto vicina, e senza lasciare la patria, perché non sarò io che discenderò, sarà la mia piccola  Madre che salirà là dove mi troverò. Oh! se sapessi come lei esprimere quello che penso, se  sapessi dirle come il mio cuore trabocca di riconoscenza e d'affetto per lei, credo che sarei già la  sua piccola gioia, anche prima di essere lontano dalla triste terra.

Mia cara piccola Madre, il bene che ha fatto alla mia anima, l'ha fatto a Gesù poiché egli ha detto:  «Ciò che farete al più piccolo dei miei, l'avrete fatto a me». Ed io, sono la più piccola!...

 

205 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Lacrime di pentimento e di riconoscenza...

 

Quel giorno, mentre santa Teresa del Bambino Gesù soffriva di un forte attacco di febbre, una  suora venne a chiedere il suo aiuto immediato per un lavoro di pittura difficile ad eseguirsi. Per un  istante, il suo viso tradì la lotta interiore, cosa di cui siaccorse la madre Agnese di Gesù che era  presente.

La sera Teresa le scrisse questa lettera:

28 maggio 1897

J. M. J. T.

Madre diletta,

La sua figliolina ha versato nuovamente dolci lacrime in questi ultimi giorni. Lacrime di pentimento,  ma più ancora di riconoscenza e d'amore. Ah! stasera le ho mostrato la mia virtù, i miei tesori di  pazienza! Proprio io, che predico così bene alle altre! Sono contenta che abbia visto la mia  imperfezione. Quanto mi fa bene l'essere stata cattiva! Lei non ha sgridato la sua figliolina,  sebbene se lo meritasse. Ma la sua figliolina c'è abituata: la sua dolcezza è per lei più eloquente di  tutte le parole severe. E’ proprio l'immagine della misericordia del buon Dio.

Sì, ma suor.... al contrario, è ordinariamente l'immagine della severità del buon Dio. Neppure a  farlo apposta, ho incontrata poco fa. Invece di passarmi accanto freddamente, m'ha abbracciata  dicendomi, (assolutamente come se fossi stata la bambina più amata e accarezzata del mondo):  «Povera sorellina, mi ha fatto pietà! Non intendo affatto stancarla, ho avuto torto, ecc.».

Io che mi sentivo nel cuore la contrizione perfetta, non riuscivo a raccapezzarmi perché non mi  facesse nessun rimprovero. So bene che in definitiva deve trovarmi assai imperfetta; m'ha parlato  così unicamente perché crede che sia vicino a morire. Ma non importa, io ho sentito uscire dalla  sua bocca solo parole dolci e tenere, e ho pensato che lei era tanto buona ed io tanto cattiva!

Rientrando in cella, mi sono chiesta che cosa pensasse Gesù di me. Subito, mi sono venute in  mente le parole che egli rivolse un giorno alla donna adultera: «Nessuno ti ha condannata?». Ed  io, con gli occhi pieni di lacrime, gli ho risposto: «Nessuno, Signore... né la mia piccola Madre,  immagine della vostra tenerezza né la mia consorella... immagine della vostra giustizia; e io sento  che posso andarmene in pace, perché neppure voi mi condannerete!».

Madre mia, perché dunque Gesù è così dolce verso di me? Perché non mi rimprovera mai?... Ah!  veramente, c'è di che morire di riconoscenza e d'amore!

Sono molto più contenta di essere stata imperfetta che se fossi stata, sostenuta dalla grazia, un  modello di dolcezza...

Mi fa tanto bene vedere che Gesù è sempre così dolce, così tenero verso di me!.., Ah! sì, me  n'accorgo fin d’ora, tutte le mie speranze si avvereranno... sì, il Signore opererà per noi meraviglie  che sorpasseranno infinitamente i nostri immensi desideri!...

Mammina mia, Gesù fa bene a nascondersi, a non parlarmi che di tanto in tanto e solo «attraverso  le sbarre» (Cant. dei Cant.), perché sento bene che non potrei sopportare più di così; il mio cuore  si spezzerebbe, incapace di contenere tanta felicità... Lei, che è l'eco soave della mia anima,  comprenderà che questa sera la piena della misericordia divina s'è riversata sopra di me!...  Comprenderà che è stata e sarà sempre l'angelo incaricato di guidarmi e di annunziarmi le  misericordie del Signore!...

La sua piccolissima figlia

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carme. ind.

 

207  - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Se le ha nascosto un angolino della busta (il corpo), non le ha nascosto mai neppure una riga  della lettera (l’anima).

 

Poiché santa Teresa del Bambino Gesù non aveva ricevuto il permesso da madre Maria di  Gonzaga, allora priora, di parlare alle sorelle della sua emottisi del venerdì santo 3 aprile 1896,  madre Agnese di Gesù l'aveva saputo solo ultimamente e s'affliggeva di averlo ignorato per tanto  tempo, pur essendo a conoscenza che la sua giovane sorella era malata. La santa la consola.

 

J. M. J. T.

30 maggio 1897

Non s'addolori, Madre mia diletta, se è sembrato che la sua figliolina le nascondesse qualcosa;  dico sembrato, perché, lo sa bene, se le ha nascosto un angolino della busta non le ha nascosto  mai neppure una riga della lettera. E chi mai conosce meglio di lei questa letterina che ama tanto?  Alle altre si può facilmente mostrare la busta da tutti i lati, perché non possono vedere altro che  questo, ma a lei! h! Madre, ora sa che è stato nel giorno del venerdì santo che Gesù ha cominciato  a lacerare un po' la busta della sua letterina. Non è contenta che egli si prepari a leggerla, questa  lettera che lei scrive da ventiquattro anni? Ah!…come essa saprà dire a Gesù il suo amore per  tutta l'eternità!

 

208 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Le invia questo secondo bigliettino per assicurarla che non ha mai mancato di fiducia in lei...

 

J. M. J. T.

30 maggio 1897

Ho messo il mio primo bigliettino nelle mani di suor Genoveffa mentre essa mi consegnava il suo,  e ora «sono dolente» d'averlo dato «alla posta»; ma sono disposta a fare doppia spesa per dirle  che mi rendo ben conto della sua pena. Desideravo anch'io, forse più di lei, di non nasconderle  nulla, ma mi sembrava che fosse necessario aspettare. Se ho fatto male, mi perdoni e creda che  mai ho mancato di fiducia in lei!... Ah! l'amo troppo per comportarmi diversamente. Non ricordo  d'aver nascosto altro della busta alla mia cara Madre, e la supplico di non credere dopo la mia  morte, a quello che possono dirle in proposito. La lettera appartiene a lei, Madre mia diletta, e la  prego di continuare a scriverla fino al giorno nel quale Gesù lacererà la bustina che le ha causato  tanto dolore da quando venne al mondo!...

 

209 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

La ringrazia d'un suo bigliettino.

 

Primo giugno 1897

J. M. J. T

Quanta commozione, quanta soave melodia!... Preferisco tacere piuttosto che tentare invano di  esprimere tutto ciò che avviene nella mia piccola anima!... Grazie, Madre mia.

 

210 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

Non la lascerà mai...

 

2 giugno 1897

No, la piccola colomba non vuole lasciare la piccola Madre, ma vuole sempre volare e riposarsi nel  piccolo mondo delizioso del suo cuore. Domani dirò grazie alla mia Mammina. Non le dico niente  stasera per non ferire il suo cuore e perché è troppo tardi. La piccola deve andare a nanna.

 

211 - A SUOR MARIA DELL'EUCARISTIA

 

Dal velo candido della prima Comunione, a quello scuro della sposa di Gesù…

 

J. M. J. T.

In occasione della Velazione di suor Maria dell'Eucaristia santa Teresa del Bambino Gesú le  regalò un'immagine del Bambino Gesù che aveva tenuto per lungo tempo nel suo breviario. Vi  aveva scritto dietro:

Ricordo del bel giorno della Velazione della mia Sorellina diletta: 2 giugno 1897.

Il piccolo Gesù di Teresa accarezzi sempre Maria dell'Eucaristia.

L'immagine era accompagnata dal seguente biglietto:

J. M. J. T.

2 giugno 1897

Alla mia cara Sorellina, a ricordo del bel giorno nel quale lo Sposo della sua anima si degna porre  il suo segno sulla fronte, che si prepara a incoronare, un giorno, davanti a tutti gli Eletti…

Altra volta, il 2 giugno, tutto il cielo si riunì per contemplare questo mistero d'amore: Gesù, il dolce  Gesù dell'Eucaristia, che si donava per la prima volta a Maria. E anche oggi è qui, questo bel cielo  composto degli Angeli e dei Santi, a contemplare estatico: Maria che si dona a Gesù davanti al  mondo preso da stupore per un sacrificio che non comprende. Ah! se avesse compreso lo sguardo  che Gesù rivolse su Maria il giorno della sua prima visita, comprenderebbe anche il segno  misterioso che lei vuol ricevere oggi da Colui che l'ha ferita del suo amore... Non è più il grazioso  velo dalle lunghe pieghe candide come la neve che deve avvolgere Maria dell'Eucaristia. E’ un  velo scuro che ricorda alla sposa di Gesù la terra d'esilio, le ricorda che il suo Sposo non viene per  condurla a feste e a divertimenti, ma sul monte Calvario. D'ora in poi, Maria non deve guardare più  nulla quaggiù. Nulla fuorché il Dio della misericordia, il Gesù dell'Eucaristia!...

La piccola suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

212 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

Soffre con lei!

 

2 giugno 1897

li buon Dio vuole che sopporti da sola la sua prova. Ce lo dimostra in tanti modi... Ma... io soffro  con lei! e l'amo tanto...

Non si preoccupi, troverò qualche minuto per lei domani mattina, e il giorno dopo il bucato verrò  con lei alle ostie (ufficio ove suor Maria della Trinità faceva le ostie).

 

213 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

La malattia le impedisce di parlare, ma non di amare. L'amore, non la malattia, la porterà presto in  cielo.

 

6 giugno 1897

Gesù

Cara sorellina,

La sua vivace letterina mi ha ricreato lo spirito; vedo bene che non mi sono ingannata pensando  che il buon Dio la chiama ad essere una grande santa, pur rimanendo piccola, e divenendolo ogni  giorno di più. Comprendo benissimo la sua pena per non potermi parlare, ma le assicuro che  soffro tanto anch'io di questa mia impotenza e che mai ho sentito così profondamente che lei  occupa un posto immenso nel mio cuore!

Mi fa piacere il constatare che la tristezza non le impedisce di essere di buon umore; non ho  potuto frenarmi dal ridere leggendo la fine della sua lettera. Ah! è così che si burla di me! E chi mai  le ha parlato dei miei scritti? A quali grossi in folio intende alludere? Vede bene che ricorre alla  finzione per sapere la verità. Ebbene! un giorno la saprà; se non quaggiù sulla terra, sicuramente  in cielo. Ma allora queste cose non l'interesseranno più. Avremo ben altro da pensare...

Vuol sapere se sono contenta d'andare in paradiso? Lo sarei tanto se vi andassi davvero, ma...  non conto sulla malattia che mi conduce con troppa lentezza. Non conto che sull'amore, ormai.  Chieda al buon Dio che tutte le preghiere fatte per me servano ad aumentare il fuoco che mi deve  consumare.

Credo che non potrà leggere: «sono dolente», ma non avevo che pochi minuti.

 

214 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

Apri la tua corolla, fiore miosotide, ad accogliere il Pane degli angeli...

La suora voleva privarsi della Comunione in seguito ad una imperfezione di cui era pentita.

 

Fiorellino prediletto di Gesù, ho capito tutto benissimo. Sappia che non è necessario dirmi tante  cose; il piccolo occhio che si trova nel suo calice, m'indica chiaramente ciò che devo pensare  dell'intero fiorellino... Sono oltremodo contenta e consolata, ma non occorre più avere fame di  nutrimento terreno. Bisogna che il miosotide dischiuda o piuttosto innalzi la sua corolla affinché il  Pane degli angeli scenda come una rugiada divina a fortificarlo e a dargli tutto ciò che gli  manca...

Buona sera, povero fiorellino, e creda che l'amo più di quanto suppone!...

 

215 - A SUOR GENOVEFFA

 

Umiliarsi e sopportare con dolcezza le proprie imperfezioni: ecco la vera santità.

 

La sorella le aveva espresso la propria ammirazione per la pazienza con la quale aveva  sopportato di posare, per delle fotografie, per un tratto di tempo lungo ed estenuante, e il suo  timore di non poter imitare un esempio così perfetto.

 

J. M. J. T.

7 giugno 1897

Sorellina prediletta, non andiamo mai in cerca di ciò che sembra grande agli occhi delle creature.  Salomone, il re più sapiente che mai sia esistito sulla terra, avendo considerato le differenti  occupazioni nelle quali si affaticano gli uomini sotto il sole: la pittura, la scultura, tutte le arti, capì  che tutte queste cose sono soggette all'invidia, ed esclamò che esse non sono altro che «vanità e  afflizione di spirito».

L'unica cosa che non sia esposta all'invidia, è l'ultimo posto; non c'è che quest'ultimo posto che  non sia per nulla vanità e afflizione di spirito.

Ciò nonostante, la via dell'uomo non è in suo potere, e talvolta ci sorprendiamo a desiderare ciò  che attira per il suo splendore. In quei momenti, mettiamoci subito con umiltà tra la folla  degl'imperfetti, e stimiamoci delle piccole anime bisognose ad ogni istante di essere sostenute dal  buon Dio. Appena egli ci vede convinte del nostro nulla, ci tende la mano. Se vogliamo ancora  tentare di far qualcosa di grande, sia pure sotto il pretesto dello zelo, il buon Gesù ci lascia sole.  «Ma, da quando ho detto: Il mio piede vacilla, la vostra misericordia, Signore, mi ha sorretto». Sì  basta umiliarsi, sopportare con dolcezza le proprie imperfezioni: ecco la vera santità. Prendiamoci  per mano, sorellina amata, e corriamo ad occupare l'ultimo posto: nessuno verra a  contendercelo.

216 - A DON BELLIERE

 

Estremo saluto. L'unica cosa necessaria è lavorare solamente per lui… Il 9 giugno, la Santa essendosi sentita peggio del solito, aveva scritto questo biglietto, che poi non  fu inviato.

9 giugno 1897

Gesù

Caro fratellino,

Ho ricevuto la sua lettera questa mattina e approfitto di un momento in cui l'infermiera è assente  per scriverle un’ultima parola d'addio; quando la riceverà avrò lasciato l’esilio. Per sempre, la sua  sorellina sarà unita a Gesù, e allora sì, che potrà ottenerle tante grazie e volare insieme con lei  nelle lontane Missioni.

Oh! fratello mio, come sono felice di morire!... Sì, sono felice, non perché sarò libera dalle  sofferenze (la sofferenza, anzi mi sembra l'unica cosa desiderabile in questa valle di lacrime), ma  perché sento bene che tale è la volontà del buon Dio.

La nostra buona Madre vorrebbe trattenermi sulla terra; in questo momento si fa per me una  novena di Messe a nostra Signora delle Vittorie. Essa mi ha già guarita nella mia infanzia, ma  credo che l'unico miracolo che farà, sarà quello di consolare la Madre che mi ama tanto  teneramente.

Caro fratellino, al momento di comparire dinanzi a Dio, comprendo più che mai che una cosa sola  è necessaria quella di lavorare unicamente per lui e non fare nulla per sé, né per le creature.

Gesù vuole possedere interamente il suo cuore, vuole che sia un gran santo. Per questo  bisognerà che soffra molto, ma quale gioia inonderà la sua anima quando sarà arrivato il momento  felice del suo ingresso nella vita eterna!...

Fratello mio, tra poco andrò ad offrire il suo amore a tutti i suoi amici del cielo, a pregarli di  proteggerlo. Vorrei dirle un'infinità di cose che mi appaiono in piena luce, ora che sono alla porta  dell'eternità; ma non muoio, entro nella vita, e tutto ciò che non le posso dire quaggiù, glielo farò  comprendere dall'alto dei cieli.

A Dio, preghi per la sua sorellina che le dice: a presto, arrivederci in cielo!

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

217 - AI SIGNORI GUERIN

 

Manda in dono a tutti i membri della famiglia dei fiori effimeri della terra, ma vorrebbe insieme  inviar loro i frutti dello Spirito Santo.

J. M. J. T.

La piccola Teresa ringrazia molto la sua cara zia della graziosa letterina che le ha inviato, ringrazia  anche il caro zio del desiderio che aveva di scriverle, e la sua sorellina Leonia che la incanta col  suo abbandono e col suo vero affetto.

La piccola Teresa invia dei regali a tutti i suoi (ahimè! sono semplicemente dei fiori effimeri come  lei…).

(Spiegazioni quanto mai importanti sulla distribuzione dei fiori).

C'è una viola del pensiero per lo zio e un'altra viola del pensiero per la zia (senza contare tutte  quelle che sbocciano per loro nel piccolo giardino del mio cuore).

I due bocci di rosa sono per Giovanna e Francesco, l'altro che è solo è per Leonia.

Insieme coi fiori, la piccola Teresa vorrebbe inviare ai suoi cari parenti tutti i frutti dello Spirito  Santo, specialmente quello della «Gioia»!

 

218- -A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

Auguri scritti dietro un' immaginetta rappresentante il Bambino Gesù.

 

(13 giugno 1897)

«Che il divin pargolo Gesù trovi nella sua anima una dimora tutta profumata dalle rose dell'amore;  che vi trovi pure la lampada ardente della carità fraterna, la quale riscalderà le sue piccole membra  intirizzite e riempirà di gioia il suo cuoricino facendogli dimenticare l'ingratitudine delle anime che  non l'amano abbastanza».

Suor Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

219 - ALLE SUE SORELLE MADRE AGNESE DI GESU’ SUOR MARIA DEL SACRO CUORE E  SUOR GENOVEFFA

 

Il canto divino del cigno.

 

Giugno 1897

Intorno ad un'immagine rappresentante il Bambino Gesù che lalcia dei gigli, fissata su un cartone  leggero, la Santa scrisse queste parole:

In alto: Non piangete su di me, perché sono in cielo con l'Agnello e le sacre vergini!...

Intorno all'immagine:Il più piccolo atto di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le altre opere  messe insieme. E’ perciò della massima importanza che l'anima si eserciti nell'amore affinché,  consumandosi rapidamente, non si arresti quaggiù e arrivi prontamente a vedere faccia a faccia il  suo Dio (san Giovanni della Croce).

In basso: Vedo ciò che ho creduto. Possiedo ciò ch ho sperato. Sono unita a Colui che ho amato  con tutta la forza del mio amore.

Sul rovescio, copiò qualche brano delle ultime lettere scritte dal martire Teofano Vénard. Parlando  di questi estratti, la Santa diceva: «Sono i miei stessi pensieri, la mia anima rassomiglia alla  sua».

Non trovo nulla sulla terra che mi renda felice; il mio cuore è troppo grande; nulla di ciò che in  questo mondo si chiama felicità può soddisfarlo. Il mio pensiero vola verso l'eternità, il tempo sta  per finire.Il mio cuore è calmo come un lago tranquillo o come un cielo sereno; non ho rimpianti  per la vita di questo mondo; il mio cuore ha sete delle acque della vita eterna... Ancora un poco e  l'anima mia lascierà la terra, finirà il suo esilio, terminerà il suo combattimento... Salgo al cielo...  Tocco la patria, colgo la palma della vittoria!... Fra poco entrerò nel soggiorno degli eletti,  contemplerò bellezze che l'occhio dell'uomo non ha veduto mai, udrò armonie che l'orecchio mai  udì, godrò gioie che il cuore non ha gustato mai... Eccomi giunta a quell'ora che ognuna di noi ha  tanto bramato! E’ vero, è vero che il Signore sceglie i piccoli per confondere i grandi di questo  mondo. Io non fo assegnamento sulle mie proprie forze, ma sulla forza di Colui che sulla croce ha  vinto le potenze dell'inferno. Sono un fiore primaverile che il Giardiniere coglie a suo piacere. Tutti  siamo fiori piantati su questa terra e che Dio coglie a suo tempo: un po' prima, un po' dopo... lo,  fiorellino effimero, me ne vado per prirna. Un giorno ci ritroveremo in paradiso e godremo della  vera felicità…

Teresa del Bambino Gesù

facendo sue le parole dell'angelico martire

Teofano Vénard.

 

220 - A DON BELLIERE

 

Con l'esempio dei grandi peccatori convertiti, sant'Agostino, santa Maria Maddalena e col suo  stesso esempio, lo incoraggia ad abbandonarsi senza riserve alla misericordia di Dio.

 

J. M. J. T.

Gesù

Caro fratellino, Ringrazio insieme con lei nostro Signore della grazia segnalata che si è degnato  accordarle il giorno della Pentecoste. E’ proprio nel giorno di questa bella festa (dieci anni orsono)  che ho ottenuto anch'io, non dal mio direttore, ma dal Babbo, il permesso di farmi apostolo al  Carmelo. E’ una coincidenza che unisce ancora di più le nostre anime.

Fratello mio, non le venga mai in mente il pensiero di «annoiarmi o di distrarmi» parlandomi a  lungo di sé. Sarà mai possibile che una sorella non abbia interesse per tutto ciò che tocca il  proprio fratello? Quanto al distrarmi, non deve avere nessun timore: le sue lettere, al contrario mi  uniscono maggiormente al buon Dio facendomi contemplare vicino le meraviglie della sua  misericordia e del suo amore. Qualche volta Gesù si compiace di «rivelare i suoi segreti ai più  piccoli». Ne ho la riprova, perché, dopo ave letto la sua lettera del 15 ottobre 1895, ho pensato la  stessa cosa del suo direttore: lei non può essere santo a metà; bisognerà che lo sia del tutto, o  non lo sarà affatto. Ho capito che doveva avere un'anima piena d'energia, e per questo fui felice di  divenire sua sorella. Non creda di spaventarmi parlandomi dei «suoi begli anni perduti». Per parte  mia, ringrazio Gesù che l'ha guardato con uno sguardo d' amore, come il giovane del Vangelo. Più  fortunato di lui, ha risposto ha lasciato tutto per seguirlo, nell'età più bella, a diciotto anni... Ah!  fratello mio, può cantare come me le misericordie del Signore, che si manifestano in lei in tutto il  loro splendore!... Lei ama sant'Agostino, santa Maddalena, queste anime alle quali «molti peccati  sono stati perdonati percbé banno molto amato». Anch'io li amo, amo il loro pentimento e  soprattutto... l'audacia del loro amore! Quando vedo la Maddalena avanzarsi alla presenza dei  numerosi invitati, bagnare delle sue lacrime i piedi del Maestro adorato che tocca per la prima  volta, sento che il suo cuore ha compreso gli abissi d'amore e di misericordia del Cuore di Gesù, e  che, per quanto peccatrice ella sia, quel Cuore traboccante d'amore è, non solamente disposto a  perdonarla, ma anche a prodigarle i tesori della sua intimità divina, ad elevarla fino ai più alti vertici  della contemplazione.

Mio caro fratellino, da quando è stato concesso, anche a me, di comprendere l'amore del Cuore di  Gesù, confesso che l'amore ha cacciato dal mio cuore ogni timore! Il ricordo delle mie colpe mi  umilia, mi porta a non appoggiarmi più sulla mia forza che è solo debolezza. Ma più ancora questo  ricordo mi parla di misericordia e di amore. Quando si gettano le proprie colpe, con fiducia tutta  filiale, nel braciere divorante dell'Amore, come potrebbero non essere consumate per sempre?

So che vi sono Santi i quali trascorsero la loro vita a praticare incredibili mortificazioni per espiare i  loro peccati, ma, cosa vuole, «vi sono molte dimore nella casa del Padre celeste». Gesù l'ha detto  ed è per questo che io seguo la via tracciatami da lui. Mi sforzo di non occuparmi più di me stessa  in nessuna cosa, e tutto ciò che Gesù si degna di operare nella mia anima, lo abbandono a lui,  perché non ho scelto una vita austera per espiare le mie colpe, ma quelle degli altri.

Ho riletto ora la mia letterina e mi sto chiedendo se arriverà a comprendermi, dato che mi sono  espressa così male. Non creda che io biasimi il pentimento che prova delle sue colpe e il suo  desiderio di espiarle. Oh! no, non ci mancherebbe altro! Ma vede, ora siamo in due, la cosa si può  fare più rapidamente (e io, con la mia maniera, farò anche più di lei), e così spero che un giorno  Gesù la farà camminare per la stessa strada per la quale cammino io.

Perdono, fratello mio, non so che cosa ho oggi, perché dico proprio ciò che non vorrei dire.

Non ho più spazio per rispondere alla sua lettera. Lo farò un'altra volta. Grazie per le sue date. Ho  già festeggiato il suo ventitreesimo compleanno. Prego per i suoi cari genitori che §Dio ha  richiamato a sé da questo mondo e non dimentico la mamma che ama tanto. La sua indegna sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

221 - A SUOR MARTA DI GESU’

 

Dimenticarsi, è il segreto per vincere ogni tristezza…

 

J. M. J. T.

Non c'è motivo di essere triste per la piccola sposa d Gesù che non vuole rattristare il suo Sposo  divino. Deve cantare sempre nel suo cuore il cantico dell'amore. Bisogna che dimentichi le sue  piccole pene per consolare le grandi pene di lui...

Sorellina amata, non sia una bambina triste perché s'accorge di non essere compresa, di essere  giudicata male, di essere dimenticata. Ma metta tutti nel sacco cercando di fare come le altre, o  meglio comportandosi verso se stessa come le altre si comportano verso di lei, dimenticare cioè  tutto ciò che non è Gesù, dimenticarsi per amore di lui!... Sorellina cara, non dica che è difficile; se  parlo così, è per colpa sua, perché lei mi ha detto che ama molto Gesù e nulla sembra impossibile  all'anima che ama.

Mi creda, la sua letterina mi è «piaciuta» tanto.

 

222 - A SUOR GENOVEFFA

 

La consola del dispiacere di doverla lasciare spesso per correre, come infermiera, da altre  malate...

 

J. M. J. T.

Non si preoccupi, povera «signorina», se è costretta a portare le sue tazzine a destra e a sinistra.  Un giorno Gesù «andrà e verrà per servirla», e questo giorno verrà presto.

 

223 - A MADRE AGNESE DI GESU’

 

13 giugno 189

L'amo tanto, Mammina mia. Presto lo vedrà!... Oh! Sì

 

224 - A DON BELLIERE

 

Forse questa è l'ultima volta che le scrivo sulla terra...

 

J. M. J. T.

13 luglio 1897

Gesù

Caro fratellino,

Forse quando leggerà questa mia letterina, non sarò più sulla terra, ma in seno alle delizie eterne!  Non conosco l'avvenire, tuttavia posso dirle con certezza che lo Sposo è alla porta. Ci vorrebbe un  miracolo per trattenermi ancora nell'esilio, ma non penso che Gesù voglia fare questo miracolo  inutile.

Oh! fratello mio, come sono felice di morire! Sì, son felice, non d'essere liberata dalle sofferenze di  quaggiù (anzi la sofferenza unita all'amore è l'unica cosa che mi sembri desiderabile in questa  valle di lacrime). Sono felice di morire perché sento che questa è la volontà del buon Dio e che  molto più d'ora, potrò essere utile alle anime che mi so care, in modo tutto particolare alla sua.

Nella sua ultima lettera, chiedeva a nostra Madre che le scrivessi spesso durante le vacanze. Se il  Signore vuole prolungare ancora di qualche settimana il mio pellegrinaggio terreno e la nostra  buona Madre lo consente, potrò buttarle giù delle letterine come questa, così come sono, ma è  assai probabile che farò molto di più che scrivere, per il mio caro fratellino. Più che parlargli nel  linguaggio pesante della terra starò di continuo accanto a lui, vedrò tutto quello che gli è  necessario e non darò pace al buon Dio finché non mi avrà dato quanto desidero!

Quando il mio caro fratellino partirà per l'Africa, lo seguirò, e non solo col pensiero; mediante la  preghiera, la mia anima sara sempre con lui e la sua fede non tarderà a scoprire la presenza di  una sorellina regalatagli da Gesù, non per essere il suo sostegno nel corso di due anni appena,  ma fino all'ultima sera della sua vita.

Tutte queste promesse, fratellino mio, le parranno forse alquanto fantastiche, tuttavia deve sapere  fino da questo momento che Gesù mi ha sempre trattata come un bambino viziato. E’ vero che la  sua croce m'ha seguita fin dalla culla, ma questa croce Gesù me l'ha fatta amare con passione.  M'ha sempre fatto desiderare quello che aveva intenzione di darmi. Comincerà forse in cielo a non  soddisfare più i miei desideri? Veramente, non lo posso credere, e le dico: «Presto, fratellino mio,  sarò accanto a lei».

Ah! la scongiuro, preghi molto per me, le preghiere mi sono tanto necessarie in questo momento;  ma soprattutto, preghi per nostra Madre. Essa vorrebbe trattenermi quaggiù per molto tempo  ancora. Per ottenerlo, questa venerata Madre ha fatto celebrare una novena di Messe a nostra  Signora delle Vittorie, la quale mi ha già guarita nella mia infanzia; ma io, sentendo che il miracolo,  non avrà luogo, ho chiesto e ottenuto dalla santa Vergine che consoli un po' il cuore della mia  Madre, o piuttosto la convinca a dare il suo consenso a Gesù, perché mi porti via con sé in cielo.

A Dio, fratellino, a presto, arrivederci nel bel cielo!

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

225 - A PADRE ROULLAND

 

Gli dice addio per sempre sulla terra, ma dal cielo comincerà una collaborazione ben più efficace  al suo lavoro apostolico per la Chiesa e la salvezza delle anime.

 

Carmelo di Lisieux, 14 luglio 1897

Gesù

Fratello mio,

Nella sua ultima lettera (che mi ha procurato un grande piacere) mi dice: «Sono un bambino che  incomincia appena a parlare». Ebbene! Da cinque o sei settimane è lo stesso di me: sono un  bambino che vive solo di latte, ma presto andrò ad assidermi al banchetto celeste, a dissetarmi  alle acque della vita eterna! Quando riceverà questa lettera, sicuramente avrò lasciato la terra. Il  Signore, nella sua infinita misericordia, mi avrà aperto il suo regno e potrò attingere ai suoi tesori  per prodigarli alle anime che mi son care. Sia pur certo, fratello mio, che la sua sorellina manterrà  le sue promesse, e la sua anima, liberata dal peso dell'involucro mortale, volerà felice verso le  lontane regioni da lei evangelizzate. Ah! fratellino mio, lo sento bene, le sarò molto più utile in cielo  che sulla terra ed è per questo che vengo ad annunziarle con tanta gioia il mio prossimo ingresso  nella città beata, sicura che parteciperà alla mia gioia e ringrazierà il Signore di offrirmi così il  mezzo per aiutarla più efficacemente nelle sue opere apostoliche.

Conto molto di non restare inattiva in cielo; il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per  le anime. E’ quello che domando al buon Dio e sono sicura che egli mi esaudirà. Forse che gli  Angeli non si occupano continuamente di noi senza cessare mai di contemplare il volto di Dio, di  perdersi nell'oceano senza rive dell'Amore? Perché Gesù non mi dovrebbe permettere d'imitarli?

Vede bene, fratello mio, che se lascio il campo di battaglia, non lo faccio per il desiderio egoistico  di riposarmi; il pensiero della beatitudine eterna fa appena trasalire il mio cuore. Da tanto tempo  ormai la sofferenza è divenuta il mio cielo quaggiù e stento ad immaginare come potrò  acclimatarmi in un Paese dove la gioia regna senza mescolanza alcuna di tristezza. Bisognerà che  Gesù trasformi la mia anima e le dia la capacità di godere, altrimenti non saprei sopportare le  delizie eterne.

Ciò che m'attira verso la patria dei cieli, è la chiamata del Signore, è la speranza di amarlo  finalmente come ho tanto desiderato e il pensiero che potrò farlo amare da una moltitudine di  anime che lo benediranno in eterno.

Non avrà il tempo, fratello mio, d'inviarmi le sue commissioni per il cielo, ma me le immagino  facilmente. Del resto basta che me le accenni appena: capirò a volo e porterò fedelmente i suoi  messaggi a nostro Signore, alla nostra Madre Immacolata, agli Angeli, ai suoi Santi preferiti.  Domanderò per lei la palma del martirio e le sarò vicino, a reggere la sua mano perché possa  cogliere senza sforzo questa palma gloriosa. Poi voleremo insieme felici verso la patria celeste,  circondati da tutte le anime che saranno la sua conquista.

Arrivederci, fratello mio, preghi molto per sua sorella; preghi per nostra Madre il cui cuore sensibile  e materno non sa rassegnarsi al pensiero della mia partenza.

Conto su di lei per consolarla. Sono, per l'eternità, la sua sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

226 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

La rimprovera con severa… dolcezza.

La suora, addetta all'infermeria, ne era stata allontanata a causa del pericolo di contagio - proprio  nel momento in cui santa Teresa del Bambino Gesù vi entrava come malata. Grande fu il dolore  della novizia nel vedersi così privata della consolazione di assistere la sua giovane maestra, e un  giorno si sfogò con un'altra suora. La Santa la rimproverò e la sera le scrisse questo biglietto:

 

Mia cara sorellina,

Ho pietà della sua debolezza... Con lei è bene dire subito quel che si pensa. Non voglio che sia  triste; sa bene quale perfezione io sogno per la sua anima. Ecco perché le ho parlato  severamente. Avrei capito la sua lotta interiore e l'avrei consolata dolcemente se non l'avesse  manifestata, e l’avesse tenuta nascosta nel cuore per tutto il tempo voluto da Dio.Non mi resta che  ricordarle che il nostro affetto, d'ora poi, deve rimanere segreto...

Addio povera piccola... Bisognerà che la porti presto con me in cielo.

 

227 - AL SIGNOR E SIGNORA GUERIN

 

Farà presto piovere dal cielo tante grazie su tutta la loro famiglia!...

 

J. M. J. T.

16 luglio 1897

Gesù

Caro zio e mia cara zia,

Sono felicissima di potervi dimostrare che la vostra piccola Teresa non ha ancora lasciato l'esilio,  perché so che questo vi farà piacere. Mi sembra tuttavia, amati zii, che la vostra gioia sarà molto  più grande quando, invece di leggere qualche riga tracciata con mano tremante, sentirete la mia  anima vicino alla vostra.

Sì, ne sono certa, il buon Dio mi permetterà di spargere a piene mani le sue grazie su di voi, sulla  mia sorellina Giovanna e il suo caro Francesco: sceglierò per loro il più bel cherubino del cielo e  chiederò al buon Dio di darlo a Giovanna perché divenga «un grande pontefice e un grande  santo». Se non sarò esaudita, allora sarà proprio necessario che la mia cara sorellina non abbia  più il desiderio di essere mamma quaggiù, ma potrà rallegrarsi lo stesso pensando che in cielo «il  Signore le darà la gioia di vedersi madre di numerosi figli», come ha promesso lo Spirito Santo,  cantando per bocca del re profeta. Questi figli saranno le anime che il suo sacrificio, ben accetto a  Dio, farà nascere alla vita della grazia. Ma io spero tanto di ottenere il mio cherubino, cioè  un'animuccia che sia la sua copia fedele, perché, ahimè! nessun cherubino se la sentirebbe di  venire in esilio sulla terra, neppure per ricevere le dolci carezze di una mamma!...

M'accorgo che, nella mia lettera, non riesco mai a trovare lo spazio per dire tutto ciò che vorrei.  Desideravo parlarvi, miei cari zii, in modo particolareggiato, della mia comunione di questa mattina  che voi avete resa così commovente, o meglio così trionfante, coi vostri mazzi di fiori. Lascio alla  mia cara sorellina Maria dell'Eucaristia il compito di raccontarvi tutti i dettagli. Voglio soltanto dirvi  che essa ha cantato, prima della comunione, una strofetta da me composta per questa occasione.  Quando poi Gesù è venuto nel mio cuore, ha cantato ancora una strofa della poesia: «Viver  d'amore», che dice: Morir d'amore è un ben dolce martirio... Non so dirvi com'era vibrante e bella  la sua voce; m'aveva promesso di non piangere per farmi piacere. La realtà ha superato di gran  lunga le mie speranze. Il buon Gesù deve avere udito e compreso perfettamente ciò che mi  aspetto da lui. Era esattamente quello che volevo!...

Le mie sorelle, lo so, vi hanno parlato del mio buon umore. E’ vero, sono sempre allegra come un  fringuello, eccetto quando ho la febbre. Fortunatamente, mi viene di solito soltanto la sera, nell'ora  in cui i fringuelli si addormentano con la testa nascosta sotto l'ala. Non sarei così allegra come  sono se il buon Dio non mi mostrasse che l'unica gioia esistente sulla terra è quella di fare la sua  volontà. Un giorno mi par d'essere alla porta del cielo, osservando la faccia seria e allarmata del  signor de Cornière. L'indomani, se ne va tutto lieto e sorridente, dicendo: «Siamo sulla via della  guarigione». Per quanto ne capisco io (povero bebè lattante), non c'è possibilità di guarigione, ma  potrei trascinarmi così per molto tempo ancora.

A Dio, miei cari zii, solo in cielo potrò dirvi tutto il mio affetto; finché mi trascinerò sulla terra, la mia  penna non sarà capace di esprimerlo.

La vostra figliolina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

228 - A LEONIA

 

Dio vuol prolungare ancora un po' l'esilio: sia fatta solo la sua volontà!

 

J M. J. T.

17 luglio 1897

Gesù

Mia cara Leonia,

Sono davvero felice di potermi intrattenere ancora con te; appena qualche giorno fa, pensavo che  non avrei avuto più questa consolazione sulla terra, ma il buon Dio sembra che voglia prolungare  un po' il mio esilio. lo non me ne preoccupo affatto, perché non vorrei entrare in cielo neppure un  minuto prima del termine stabilito, di mia propria volontà.

L'unica felicità sulla terra consiste nell'applicarsi a trovar deliziosa la parte che ci assegna Gesù.  La tua è bellissima, mia cara sorellina. Se vuoi essere una santa, ti sarà facile, perché, nel segreto  del cuore, il mondo non è più nulla per te. Puoi dunque al pari di noi occuparti dell'«unica cosa  necessaria». Voglio dire che, pur dedicandoti con impegno alle cose esteriori, il tuo scopo può e  deve essere unico: far piacere a Gesù, unirti più intimamente a lui.

Mi chiedi che in cielo preghi per te il Sacro Cuore: stai sicura che non dimenticherò di fargli le tue  commissioni e di reclamare tutto ciò che ti sarà necessario per diventare una grande santa. A Dio,  diletta sorellina, vorrei che il pensiero del mio ingresso in cielo ti riempisse di allegrezza, perché ti  potrò amare ancora di più.

La tua sorellina Teresa del Bambino Gesù

Ti scriverò più a lungo un'altra volta, ora non posso.

 

229 - A DON BELLIERE

 

Quando sarà in porto, gli insegnerà come dovrà navigare sul mare tempestoso del mondo: con  l'abbandono e l'amore d'un bambino che sa che il Padre lo ama e non può lasciarlo solo nell'ora  del pericolo.

 

J.M.J.T.

18 luglio 1897

Gesù

Mio povero e caro fratellino,

Il suo dolore mi tocca profondamente: ma vede com'è buono Gesù. Permette che possa ancora  scriverle per tentare di consolarlo, e, senza dubbio, non sarà l'ultima volta; questo dolce Salvatore  ode i suoi lamenti e le sue preghiere: è per questo che mi lascia ancora sulla terra. Non creda che  me ne dispiaccia. Oh! no, mio caro fratellino, al contrario perché vedo in questa condotta di Gesù  quanto lo ama!...

Sicuramente mi sono spiegata male nella mia ultima letterina, dal momento che mi dice «di non  chiederle quella gioia che io provo all'avvicinarsi della felicità.». Ah! se potessi per qualche istante  leggere nella mia anima, come rimarrebbe sorpreso! Il pensiero della felicità celeste, non solo non  cagiona alcuna gioia, ma mi domando addirittura, molte volte come potrò essere felice senza  soffrire. Gesù cambierà, senza dubbio, la mia natura, altrimenti dovrei rimpiangere la sofferenza e  la valle delle lacrime. Mai ho chiesto al buon Dio di morire giovane; una cosa come questa mi  sarebbe.parsa viltà ma lui, fin dalla mia infanzia, si è degnato darmi l'intima persuasione che la  mia corsa quaggiù sarebbe stata breve.E’ quindi il solo pensiero di adempiere la volontà del  Signor che costituisce tutta la mia gioia.

Fratello mio! come vorrei poter versare nel suo cuore il balsamo della consolazione! Non posso  fare altro che servirmi delle parole dette da Gesù nell'ultima Cena. Certamente egli non se  n'offenderà, perché sono la sua piccola sposa e, per conseguenza, i suoi beni appartengono  anche a me. Le dico perciò quello che lui diceva ai suoi intimi: «Vado dal Padre mi...ma perché vi  ho detto questo, avete il cuore pieno di tristezza. Eppure, vi dico la verità: è bene per voi che me  ne vada. Ora siete nella tristezza, ma io vi rivedrò e il vostro cuore sarà nella gioia e nessuno vi  toglierà la vostra gioia». Sì, sono sicura, dopo la mia entrata nella vita, la tristezza del mio caro  fratellino si cambierà in una gioia serena, che nessuna creatura potrà rapirgli.

Noi, lo sento, dobbiamo andare al cielo per la stessa strada: la sofferenza unita all'amore. Quando  sarò in porto, le insegnerò, caro fratellino della mia anima, come dovrà navigare sul mare  tempestoso del mondo: con l'abbandono e l'amore di un bambino che sa che il Padre lo ama e  non potrebbe lasciarlo solo nell'ora del pericolo.

Ah! come vorrei farle comprendere la tenerezza del Cuore di Gesù; ciò che aspetta da lei! Nella  sua lettera del 14, mi ha detto cose che hanno fatto trasalire dolcemente il mio cuore. Ho capito  più che mai fino a qual punto la sua anima è sorella della mia, poiché è chiamata ad elevarsi verso  Dio mediante l'ascensore dell'amore e non salendo faticosamente la rude scala del timore. Non mi  stupisce che la pratica della familiarità con Gesù le sembri un po' difficile da attuare. Non vi si può  arrivare in un giorno, ma, sono certa, l'aiuterò molto più a camminare per questa via deliziosa,  quando sarò libera dal mio involucro mortale, e ben presto dirà come sant'Agostino: «L'amore è il  peso che mi trascina».

Vorrei tentare di farle comprendere, per mezzo di un paragone semplicissimo, quanto Gesù ama  le anime, anche imperfette, che confidano in lui.

Supponga che un padre abbia due figli sventati e disobbedienti e che, sul punto di punirli, veda  uno di loro che trema e s'allontana da lui con terrore, pur avendo dentro di sé il sentimento  profondo di meritare il castigo, mentre invece il fratello si getta tra le braccia del padre dicendo che  si pente del dolore che gli ha arrecato, che gli vuol bene e che d'ora in avanti metterà giudizio. Se  poi questo fanciullo domanda addirittura a suo padre di punirlo con un bacio, non credo che il  cuore di quel padre fortunato possa resistere alla confidenza filiale del figlio del quale conosce la  sincerità e l'amore. Egli non ignora, tuttavia, che il figlio ricadrà più d'una volta nelle stesse  mancanze, ma è disposto a perdonargli sempre, se sempre il figlio lo prenderà dalla parte del  cuore... Dell'altro figlio, caro fratellino, non le dico nulla. Lei stesso deve capire se il padre lo può  amare nella stessa misura e trattarlo con la stessa indulgenza usata col fratello.

Ma perché parlarle della vita di confidenza e d'amore? Riesco a spiegarmi così male che devo  aspettare il cielo per poterla intrattenere su questa vita felice. Il mio scopo oggi era soltanto quello  di consolarla. Come sarei felice se lei accettasse la mia morte come l'accetta madre Agnese di  Gesù. Lei naturalmente non sa che essa mi è due volte sorella e che mi ha fatto da mamma nella  mia infanzia. La nostra buona Madre aveva una gran paura che la sua natura sensibile e il suo  grande affetto per me le rendessero troppo amara la mia partenza. E’ avvenuto il contrario. Ella  parla della mia morte come d'una festa, ed è questa per me una grande consolazione.

La prego, mio caro fratellino, cerchi anche lei di fare così e di persuadersi che, invece di perdermi,  mi troverà, ed io non la lascerò più.

Chieda la stessa grazia per la Madre che ama tanto, ed io amo ancora di più, perché è il mio Gesù  visibile. Le darei volentieri quello che mi chiede, se non avessi fatto il voto di povertà, ma, a causa  di questo, non posso disporre neppure d'un'immaginetta. E’ solo nostra Madre che può venirle  incontro e so che vorrà soddisfare i suoi desideri. A questo proposito, in vista della mia prossima  morte, una suora mi ha fatto la fotografia per la festa della Madre. Le novizie, a vederla, hanno  detto tutte che avevo assunto un aspetto troppo solenne; pare che di solito sia più sorridente, ma,  mi creda, fratellino mio, se anche non le sorride la mia fotografia, la mia anima non cesserà di  sorriderle, quando le sarà accanto.

A Dio, mio caro fratellino, sia sicuro che sarò per l'eternità la sua vera sorellina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

230 - A SUOR GENOVEFFA

 

Vale la pena accettare le mortificazioni che ci procurano le anime buone, per ottenere la  conversione dei peccatori.

 

J.M.J.T.

22 luglio 1897, Festa di santa M. Maddalena

Gesù

«Mi castighi il giusto per compassione verso il peccatore. Ma l'olio, di cui questi si profuma il capo,  non bagni il mio».

Io non posso essere castigata e sottoposta alla prova se non da parte dei giusti, perché tutte le  mie consorelle sono accette a Dio. E’ cosa meno amara essere colpiti da un peccatore che da un  giusto; ma, per compassione verso i peccatori, per ottenere la loro conversione, vi domando, mio  Dio, d'essere colpita dalle anime giuste che mi circondano. Vi chiedo pure che l'olio delle lodi, così  dolce alla natura, non bagni il mio capo, vale a dire il mio spirito, facendomi credere di possedere  delle virtù, che ho praticato appena alcune volte.

0 Gesù! «il vostro nome è come un olio sparso»; in questo divino profumo voglio bagnarmi tutta  intera, lontano dallo sguardo delle creature.

 

231 - A DON BELLIERE

 

Dopo la sua partenza per l'eternità, gli promette una tale intimità fraterna da incantare gli angeli.  Lo esorta intanto a seguirla nella via dell'amore filiale verso Dio. In risposta ad una sua gli  racconta la storia della sua famiglia.

 

J. M. J. T.

26 luglio 18

Gesù

Caro fratellino,

Quanto piacere mi ha fatto la sua lettera! Se Gesù ha ascoltato le sue preghiere ed ha prolungato  il mio esilio a causa di esse, devo dirle che egli, nel suo amore, ha esaudito anche le mie, perché  lei, secondo quanto mi ha scritto, si è rassegnato a perdere «la mia presenza, la mia azione  sensibile». Ah! lasci che glielo dica, fratello mio: il buon Dio riserva alla sua anima assai dolci  sorprese! Essa è «poco abituata alle cose soprannaturali», secondo le sue stesse parole, ed io  che non per nulla sono la sua sorellina, le prometto di farle gustare, dopo la mia partenza per la  vita eterna, tutta la felicità che si può provare a sentirsi vicina un'anima amica. Non si tratterà più  di una corrispondenza come questa, più o meno rara, sempre molto incompleta, che lei sembra  rimpiangere, ma un colloquio fraterno che incanterà gli angeli, un'intimità che le creature non  potranno biasimare, perché resterà nascosta ai loro occhi.

Ah! come mi sembrerà bello essere liberata da questa spoglia mortale, la quale, nel caso  impossibile che mi trovassi alla presenza del mio caro fratellino insieme ad altre persone mi  costringerebbe a guardarlo come uno straniero, uno sconosciuto qualsiasi!...

La prego, fratello mio, non sia come gli ebrei che rimpiangevano le «cipolle d'Egitto». Da qualche  tempo non ho fatto altro che servirle, fino alla sazietà, di questi legumi che fanno lacrimare,  quando s'avvicinano agli occhi senza essere cotti. Ora invece il mio sogno è di dividere con lei «la  manna nascosta» (Apocalisse), che l'onnipotente ha promesso di dare «ai vincitori».

E’ solo per il fatto di essere nascosta che questa manna celeste attira meno delle «cipolle d'  Egitto», ma, sicuramente, quando mi sarà consentito di presentarle un nutrimento tutto spirituale,  non rimpiangerà più quello che le avrei dato se fossi rimasta ancora a lungo sulla terra.

Ah! la sua anima è troppo grande per attaccarsi a qualche consolazione di quaggiù! è nel cielo che  deve incominciare a vivere fin d'ora, poiché sta scritto: «Là dove è il vostro tesoro, ivi è anche il  vostro cuore». Non è Gesù il suo unico tesoro? Poiché egli è in cielo, è là che deve abitare il suo  cuore. Glielo dico con tutta semplicità, caro fratellino, mi sembra che le sarà più facile vivere con  Gesù, quando io sarò accanto a lui per sempre.

Bisogna proprio che mi conosca male per aver paura che il racconto dettagliato delle sue  mancanze possa diminuire la tenerezza che ho per la sua anima. 0 fratello mio! stia pur certo, non  avrò bisogno, di «mettere la mano sulla bocca di Gesù». Egli ha dimenticato da un pezzo le sue  infedeltà; solo i suoi desideri di perfezione sono lì a rallegrare il suo cuore.

La supplico, non si «trascini più ai suoi piedi»; segua quel «primo slancio che lo porta tra le sue  braccia».E’ questo il suo posto ed ho constatato, più ancora che nelle altre sue lettere, che le è  vietato andare in cielo per un'altra via, diversa da quella della sua povera sorellina.

Sono completamente del suo avviso, «il Cuore divino è più rattristato dalle mille piccole  indelicatezze dei suoi amici che dalle colpe, anche gravi, che commettono le persone del mondo».  Tuttavia, mio caro fratellino, mi pare che avvenga solo quando i suoi, non accorgendosi delle loro  continue indelicatezze, se ne fanno una abitudine e non gliene domandano perdono, che Gesù  può pronunziare quelle parole commoventi che la Chiesa gli mette in bocca durante la settimana  santa: «Queste piaghe che vedete in mezzo alle mie mani le ho ricevute nella casa di coloro che  mi amavano». Per quelli che l'amano e vengono, dopo ogni indelicatezza, a domandargli perdono  gettandosi nelle sue braccia, Gesù sussulta di gioia. Egli dice ai suoi angeli ciò che il Padre del  figliol prodigo diceva ai suoi servitori: «Rivestitelo della sua veste di prima, mettetegli l'anello al  dito, rallegriamoci tutti». Ah! fratello mio, come sono poco conosciuti la bontà e l'amore  misericordioso di Gesù!...

E’ vero, per godere dei suoi tesori, bisogna umiliarsi, riconoscere il proprio nulla, ed è questo che  molte anime non vogliono fare, ma non è così che lei si comporta, fratellino mio, e perciò la via  della confidenza semplice ed amorosa è proprio fatta per lei. Vorrei che fosse semplice col buon  Dio, ma anche... con me. Si meraviglia della mia frase? Vede fratellino mio, lei mi chiede scusa  della «sua indiscrezione», che consiste nel desiderio di sapere se, nel mondo, la sua sorella si  chiamava Genoveffa; una simile domanda per me è del tutto naturale. Per dimostrarglielo, le  fornirò alcuni particolari riguardanti la mia famiglia intorno alla quale non ha avuto informazioni  abbastanza precise.

Il buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del cielo che della terra. Essi chiesero a  Dio di dar loro molti figli e di prenderli per sé. Questo desiderio fu esaudito. Quattro angioletti se ne  volarono al cielo, e le cinque figlie rimaste nell'arena presero come sposo Gesù. Dimostrò un  coraggio eroico mio Padre, il quale salì tre volte, novello Abramo, il monte Carmelo per immolare a  Dio quello che aveva di più caro. Dapprima furono le due maggiori; poi la terza delle sue figlie,  dietro consiglio del suo direttore spirituale e condotta sempre dal nostro incomparabile Babbo,  fece un tentativo in un convento della Visitazione. (Il buon Dio si accontentò dell'accettazione. Più  tardi, essa ritornò nel mondo dove vive come se fosse nel chiostro). Non restavano più che due  figlie all'eletto di Dio, una di diciotto anni, l'altra di quattordici. Quest'ultima, la «piccola Teresa», gli  chiese di spiccare il volo verso il Carmelo. Cosa che essa ottenne senza difficoltà dall'ottimo  Padre, il quale spinse la sua accondiscendenza fino a condurla dapprima a Bayeux, in seguito a  Roma, allo scopo di eliminare gli ostacoli che ritardavano l'immolazione di quella ch'egli chiamava  la sua regina. Quando l'ebbe condotta in porto, disse all'unica figlia che gli rimaneva: «Se vuoi  seguire l'esempio delle tue sorelle, ti do il mio consenso, non ti preoccupare per me».

L'angelo che doveva sostenere la vecchiaia di un tal santo, gli rispose che dopo la sua partenza  per il cielo, avrebbe preso anche lei il volo verso il chiostro; e ciò riempì di gioia colui che viveva  solo per Iddio. Ma una vita così bella doveva essere coronata da una prova degna di tanta virtù.  Poco tempo dopo la mia partenza, il Babbo che noi amavamo come giustamente si meritava, fu  colpito da un attacco di paralisi alle gambe, che si ripeté parecchie volte, ma essa non poteva  fissarsi là; troppo tenue sarebbe stata la prova, dal momento che l'eroico patriarca s'era offerto a  Dio come vittima. Così la paralisi, cambiando il suo corso, si fissò nel capo venerabile della vittima  che il Signore aveva accettato. Non ho più spazio per raccontarle particolari commoventi. Voglio  dirle soltanto che ci fu necessario bere l'amaro calice fino alla feccia e separarci per la durata di tre  anni dal nostro venerato Babbo, affidandolo a mani pie, ma estranee.

Egli accettò questa prova, di cui comprendeva tutta l'umiliazione, e spinse il suo eroismo fino a  non volere che si chiedesse la sua guarigione.

A Dio, mio caro fratellino, spero di poterle scrivere ancora, se non aumenta il tremito della mano,  che mi ha costretta a scrivere questa lettera a più riprese.

La sua sorellina, non Genoveffa, ma

«Teresa» del Bambino Gesù del Volto Santo

 

232 - A SUOR MARTA DI GESU’

 

Auguri di compleanno.

 

J. M. J. T.

Mia cara sorellina,

Mi ricordo in questo momento di non averle fatto gli auguri per il suo compleanno? Ah! mi creda, è  una dimenticanza che mi lacera il cuore: attendevo questa occasione con grande gioia e volevo  offrirle la preghiera sull'umiltà; non è ancora finita di copiare, ma gliela farò avere quanto prima.

La sua piccola gemella che non potrebbe dormire se non le inviasse questo bigliettino.

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

233 - A SUOR GENOVEFFA

 

3 agosto 1897

In un momento di grande angoscia, Teresa, molto malata, chiese un pezzettino di carta e vi  scrisse sopra a matita queste righe:

Mio Dio, quanto siete dolce per la piccola vittima del vostro Amore misericordioso! Neppure ora  che unite la sofferenza esteriore alle prove interiori, posso dire: «Mi circondarono angosce di  morte», ma esclamo nella mia riconoscenza: «Sono discesa nella valle dell'ombra della morte, ma  non temo alcun male, perché voi siete con me, o Signore!».

 

234 - A PADRE PICHON, S. J.

 

Sul suo letto di morte, santa Teresa del Bambino Gesù inviò al Reverendo p. Pichon una lunga  lettera nella quale gli diceva tutto ciò che il buon Dio aveva fatto per lei, tutto quello che pensava  del suo Amore e della sua Misericordia. Sottoponeva pure al reverendo Padre le sue speranze e  specialmente il suo desiderio di fare del bene sulla terra. Per questo, si riferiva di continuo, come  commento, al salmo XXII, che non sarà forse fuori luogo riferire qui in quanto esso fu allora  oggetto delle meditazioni della Santa.

 

Il Signore è il mio pastore e non mancherò di nulla. Egli mi fa riposare in pascoli graditi e fertili. Mi  conduce dolcemente lungo le acque. Conduce la mia anima senza stancarla: mi fa camminare nei  sentieri della giustizia per la gloria del suo nome. Ma quand'anche discenderò nella valle  dell'ombra della morte, non temerò alcun male, perché voi sarete con me, Signore: il vostro  bastone e il vostro vincastro saranno il mio sostegno e la mia consolazione.

Preparate un convito magnifico dinanzi a me, in faccia ai miei nemici; profumerete il mio capo con  olio squisito; riempirete la mia coppa d'un eccellente liquore.

Sì, certamente, la vostra bontà e la vostra misericordia mi accompagneranno tutti i giorni della mia  vita, ed abiterò eternamente nella casa del Signore.

 

Si parlò, per un momento, di riprendere il testo di questa lettera, ma il corriere partì prima che la  cosa fosse fatta. Quando santa Teresa del Bambino Gesù lo seppe, disse semplicemente: «Vi era  tutta la mia anima», e le consorelle compresero che sarebbe stata felice di lasciare loro questo  testamento spirituale. Sfortunatamente, anche questa, come tutte le altre lettere di direzione  indirizzate a p. Pichon, è andata perduta.

 

235 - A DON BELLIERE

 

E’ pronta per la partenza, ha ricevuto l'estrema unzione e il viatico: gli invia l'estremo saluto. E’  felice di lasciargli in eredità il piccolo crocifisso che l’ha accompagnata sempre dall' età di tredici  anni, consumato dai suoi baci...

 

Carmelo di Lisieux, 10 agosto 1897

Gesù

Caro fratellino,

Ora, sono pronta davvero per la partenza. Ho ricevuto il mio passaporto per il cielo ed è stato il  mio amato Babbo ad ottenermi questa grazia; il 29, mi ha dato la garanzia che andrò presto a  raggiungerlo; l'indomani il medico, stupito dei progressi che la malattia aveva fatto in due giorni,  disse alla nostra buona Madre che ormai era tempo di soddisfare i miei desideri facendomi  ricevere l'estrema Unzione. Perciò il 30 ho avuto questa gioia, insieme a quella di vedere Gesù  Ostia lasciare per me il suo tabernacolo e di riceverlo come Viatico del mio lungo viaggio. Questo  Pane del cielo mi ha fortificata. Come vede, il mio pellegrinaggio sembra che non voglia finire.  Lungi dal lamentarmene, sono felice che il buon Dio mi permetta di soffrire ancora per suo amore.  Com'è dolce abbandonarsi tra le sue braccia senza timore né desideri!

Le confesso, fratello mio, che noi non intendiamo il cielo nello stesso modo. A lei sembra che,  partecipando alla giustizia e alla santità di Dio, non potrò più scusare come sulla terra le sue  mancanze. Dimentica dunque che parteciperò anche alla misericordia infinita del Signore?

lo credo che i beati hanno una grande compassione delle nostre miserie; si ricordano che,  essendo fragili e mortali come noi, hanno commesso le medesime colpe, hanno sostenuto le  stesse lotte, e la loro tenerezza fraterna diventa ancora più grande di quello che non fosse sulla  terra. Per questo, non cessano di proteggerci e di pregare per noi.

Ora, mio caro fratellino, bisogna che le parli dell'eredità che potrà raccogliere dopo la mia morte.  Ecco la parte che la nostra buona Madre ha deciso di riservarle:

1. - Il reliquiario che ho ricevuto il giorno della mia Vestizione e che, in seguito, non m'ha lasciata  mai più.

2. - Un piccolo crocifisso che mi è incomparabilmente più caro di quello grande, in quanto  quest'ultimo non è più il primo che mi era stato dato. Al Carmelo si scambiano qualche volta gli  oggetti di pietà: è un buon mezzo per impedire che ci si attacchi il cuore.

Ritorno al piccolo crocifisso. Non è bello; la figura del Cristo è quasi scomparsa. Non se ne  meraviglierà se pensa che dall'età di tredici anni questo ricordo di una delle mie sorelle m'ha  seguito dovunque. Soprattutto durante il mio viaggio in Italia questo crocifisso m'è diventato  prezioso. L'ho accostato a tutte le reliquie insigni che ho avuto la fortuna di venerare: enumerarle  tutte sarebbe impossibile. Inoltre, è stato benedetto dal Santo Padre.

Da quando sono malata, tengo quasi sempre tra le mie mani questo caro piccolo crocifisso.  Guardandolo, penso con gioia che dopo aver ricevuto i miei baci, andrà a reclamare quelli del mio  fratellino. Ecco dunque in che cosa consiste la sua eredità. Infine, nostra Madre le darà l’ultima  immagine che ho dipinto.

Terminerò la mia lettera al punto dal quale avrei dovuto incominciarla, ringraziandola del grande  piacere che mi ha fatto inviandomi la sua fotografia.

Mi congratulo con lei della sua nuova dignità: il 25, giorno nel quale festeggio il mio caro Papà,  avrò pure la gioia di festeggiare mio fratello Luigi di Francia.

A Dio, fratello mio! Che egli ci faccia la grazia di amarlo e di salvargli delle anime. E’ il voto che  formula la sua indegna sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

236 - A LEONIA

 

La ringrazia di tutta la sua premura...

 

J. M. J. T.

Mia cara piccola Leonia

Sono commossa fino all'ultimo per tutte le tue premure e delicatezze. Ti ringrazio con tutto il cuore.  Mi piace immensamente la piccola coperta che mi hai fatto. E’ proprio come la desideravo...

Domani farò la comunione per te... Ti amo e t'abbraccio.

La tua sorellina

Teresa del Bambino Gesù

rel. carm. ind.

 

237 - A SUOR MARIA DELLA TRINITA’

 

La Santa scrisse le righe seguenti sul rovescio d'un'immaginetta della santa Famiglia.

 

Alla mia cara sorellina, a ricordo dei suoi 23 anni. - 12 agosto 1897.

La sua vita sia fatta tutta di umiltà e di amore, affinché possa venire al più presto dove vado io, tra  le braccia di Gesù!...

La sua sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

238 - LLA SANTISSIMA VERGINE MARIA

 

Ultimo autografo di santa Teresa del Bambino Gesù

 

Il giorno di Pentecoste 29 maggio 1887, Teresa Martin chiese al Babbo diletto il consenso per  entrare nel Carmelo di Lisieux all'età di quindici anni.

In quella circostanza, con un gesto altamente simbolico, il signor Martin colse nel giardino di casa  un fiorellino bianco e lo porse alla figlia, spiegandole «con quanta cura il buon Dio l'aveva fatto  nascere e l'aveva custodito fino a quel giorno». La Santa, profondamente commossa, ricevette il  fiorellino e lo conservò con cura, ingommato ad una immagine di nostra Signora delle Vittorie.

A tergo di questa immagine, l'8 settembre 1897, tre settimane prima di lasciare l'esilio terreno,  santa Teresa tracciò a penna le parole seguenti:

O Maria se io fossi la Regina del cielo e voi foste Teresa, vorrei essere Teresa, affinché voi foste  la Regina del cielo.

8 settembre 1897

 
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