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15 agosto 1922 - 15 agosto 2011

     UNA PROPOSTA

 

            Il 15 agosto prossimo (2011) per Aldo Brienza inizia il novantesimo anno di vita.

Si potrebbe dedicare, fino al 15 agosto dell'anno prossimo (2012), un anno di maggiore attenzione alla sua spiritualità.

 

            1) - Ogni giorno riporterei in fb (fra Immacolato Aldo Brienza) brani scelti di ciascuna sua lettera (sono più di mille!), con un breve commento, prese dal libro "EPISTOLARIO DI FRA IMMACOLATO" (in fase di pubblicazione).

 

            2) - Poi inviterei, tutti coloro, che in qualsiasi modo l'hanno conosciuto, di fargli un regalo.

Sappiamo quanto ci teneva fra Immacolato alla preghiera per la santificazione dei sacerdoti. In una lettera, il 20 settembre 1957, scriveva ad una suora: "Perché la tua comunità non si unisce alla crociata di preghiere per la santificazione dei sacerdoti? Si deve recitare quotidianamente questa preghiera!" (587).

            Il regalo è quello di offrirgli quel giorno (15 agosto) la preghiera da lui raccomandata.

E' un regalo che sarà certamente ricompensato dalla sua intercessione per ottenere qualche grazia che ci sta a cuore. Se non si ottiene subito, continuare a pregare senza stancarsi e, come gli stesso dice, "quotidianamente".

            Aggiungendo magari l'invocazione:

"Signore, concedimi inoltre ciò che desidero, per l'intercessione di fra Immacolato".

A Dio nulla è impossibile, e può compiere anche dei grossi miracoli…

            Una crociata, come la chiama lui, di preghiere per una cosa sempre tanto attuale, che, oltre a far piacere a lui, tocca tutti i cristiani: LA SANTIFICAZIONE DEI SACERDOTI.

 

            La preghiera citata è in forma di coroncina ed egli stesso la descrive:

 

Coroncina per la santificazione dei Sacerdoti

 

          Si recita sulla corona da Rosario; sui grani piccoli si dice:

“Venga, Gesù, il tuo Regno, nei tuoi Sacerdoti per mezzo di Maria tua santa Madre”.

            Sui grani grossi si recita il Gloria Patri e la Preghiera:

“O Divino Redentore delle anime, invochiamo la tua clemenza e misericordia su tutti i sacerdoti.  Santificali, o Signore, affinché santi possano santificare, sostienili con le tue grazie soprannaturali e fa che essi siano degni ministri, degni rappresentanti tuoi, esempi luminosi e viventi del tuo santo Vangelo. Dà, o Gesù, al mondo assetato di luce e di pace sacerdoti santi e santificatori”.

            Si termina con un Pater, Ave, Gloria, e una Salve Regina e la giaculatoria:

“Oh mio Dio, dateci dei sacerdoti e fateci docili ai loro insegnamenti”.

[Aggiungendo: "Signore, concedimi, inoltre, ciò che desidero, per l'intercessione di fra Immacolato"].

 

(sono pronte delle piccole immagini con questa preghiera)

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FRA IMMACOLATO FIGLIO DEL CARMELO

 "carmelitano d.o.c."

 

         Qualcuno potrebbe chiedere come fa a dirsi carmelitano un malato per cinquant'anni  ha vissuto a letto e in famiglia.

Perché carmelitano?

         E' vero che i sogni riflettono sempre ciò che si è visto, ma alle volte sembra che vadano oltre. Così è stato per Fra Immacolato. Pensava alla Certosa, prima di ammalarsi. Anche i primi anni del suo calvario desiderava guarire per diventare certosino. Poi, è lui stesso che lo descrive: "Per due volte sognai la Mamma Celeste che mi rivestiva una volta del Santo Scapolare ed un'altra me lo porgeva” (299).

         A Campobasso non si erano mia visti i carmelitani, né lui sapeva della loro esistenza. Qualcosa aveva cominciato a leggere su questo Ordine, all'inizio delle sua malattia, peraltro solo sotto l'aspetto di una vita "monacale" femminile. Gli era stata regalata la "Storia di un'anima" di Santa Teresa di Gesù Bambino e in  questo libro autobiografico non si fa mai un accenno ai padri carmelitani. Furono quei sogni e gli scritti di Santa Teresina che gli fecero presto cambiare indirizzo. Non più la Certosa, ma l'Ordine Carmelitano.

         Si diede da fare è riuscì ad avere l'indirizzo della Casa Generalizia.

         La prima lettera non ebbe risposta, forse andò smarrita a causa della guerra. Con la seconda a gennaio del 1942 inizia un rapporto epistolare che durerà per tuta la vita.

         Il primo destinatario è P. Giovan Battista, a Roma, segretario del Generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi.

         Gli espone il desidero di diventare frate e sacerdote. Va oltre la malattia, infatti scrive: "L'animo mio mi predice che guarirò". Invece il male va avanti.

         Chiede libri sui santi del Carmelo. Pian piano, guidato dalla stessa santa Teresina, vuole conoscere le colonne dell'Ordine degli "scalzi". Sono santa Teresa d'Avila e san Giovanni della Croce, che, anche se detti "riformatori", possono essere considerati i "fondatori" del nuovo Carmelo.

         Si appassiona dei loro scritti. Purtroppo più passa il tempo e più il suo stato di salute si aggrava, facendo scomparire ogni speranza di guarigione. Non si scoraggia. Comprendendo il valore della sofferenza offerta a Dio e non potendo realizzare l'entrata in convento, ridimensiona la sua richiesta.

         A febbraio del 1943, a letto e in famiglia, chiede almeno di poter far parte dell'Ordine secolare e scrive: "… vorrei essere terziario carmelitano" (10).

         La grazia gli è concessa e il 25 marzo 1943 inizia il "noviziato", indossa lo scapolare e, come si usava a quei tempi, prende anche un nuovo nome "Fra  Giuseppe di Maria santissima Addolorata".

         A causa della guerra la professione (che allora consisteva nell'emettere i voti come i religiosi, ma secondo il proprio stato di vita) è ritardata. Avverrà solo il 26 marzo 1946. E' contento, ma non troppo. Già prima dei voti come Terziario, aveva cominciato a sognare e quindi a parlare di voler appartenere al "primo" Ordine come "corista". Capiva che sarebbe stata una cosa straordinaria, ma comincia a chiedere, poi a insistere.

         Apprezzando le sue aspirazioni, il Definitorio Generale dell'Ordine gli concede, il 28 marzo 1947, solo l'Affiliazione all'Ordine.  Aldo, però, si era rivolto direttamente al Santo Padre, Pio XII°.

Per mancanza di tempestive comunicazioni, la casa Generalizia non era al corrente di simile richiesta che stava ottenendo un esito positivo. Infatti il 2 marzo 1948 la Sacra Congregazione dei Religiosi aveva già stilato il "Rescritto" con il quale dava ai superiori dell'Ordine, in deroga ai sacri canoni, la facoltà di accoglierlo in seno all'Ordine. Così, l'11 maggio 1948, padre Romualdo della provincia di Napoli, delegato del P. Generale, può ricevere la sua Professione di voti perpetui.

         Da allora Fra Immacolato, che ancora aveva il nome di Fra Giuseppe (lo cambierà nel 1951 in Fra Immacolato Giuseppe di Gesù), a pieno diritto comincia a far parte del "Primo Ordine" come Professo Solenne, assumendone tutti i privilegi e gli obblighi.

         I privilegi sono tanti e tutti ovviamente di ordine spirituale.

<       Come ogni religioso partecipa ai meriti e alle indulgenze sia da vivo, che da morto. Infatti, quando morì, la casa Generalizia mandò a tutto l'Ordine la notizia del decesso con i connotati, per fare assolvere i suffragi prescritti dalle Regole. Eccone il testo: "Campobasso sub Definitorio Gen. obiit 13 aprilis 1989 Fr. Immaculatus a Jesu (Aldo Brienza) n. in Campobasso (Italia)  15 augusti 1923. Spesciali Apostolicae Sedis facultate Professionem votorum solemnium emisit 11 maii 1948".>

         Parlare di obblighi ci sembra un contro senso per Fra Immacolato. Non doveva, ma voleva, desiderava, con tutte le sue forze, di osservare più rigorosamente possibile il tracciato della vita del  carmelitano. Anche se a letto, vestirà lo scapolare, ma non quello piccolo, o poco più grande dei Terziari, ma proprio quello che fa parte dell'abito carmelitano. Così per la recita del Divino Ufficio, userà il Breviario carmelitano e la medesima cosa quando si celebrerà la Messa in camera sua. Osserverà digiuni, astinenze e mortificazioni, come prescritte dalle regole, oltre a quelle scelte da lui. Persino quando dovrà uscire per un pellegrinaggio a Loreto, ne vorrà chiedere il permesso alla Casa Generalizia.

         Fin qui abbiamo descritto l'aspetto giuridico del suo nuovo stato. Dalle lettere apparirà molto chiaramente il cammino spirituale in piena sintonia con Maria e con i santi "fondatori" dell'Ordine.

         Essendo la vita carmelitana definita "mista", cioè di orazione e apostolato e non potendo che limitatamente esercitare l'attività apostolica, il suo pensiero si concentra nella contemplazione.

         In una delle sue prime lettere, prevedendo la non guarigione, aveva già scritto alla Casa Generalizia: " Dal canto mio, essendo immobilizzato, sarò laborioso con l'anima e con l'intenzione di operare il bene" (10), ora si trattava di mettere in pratica questa sua laboriosità, concretizzandola in un cammino di perfezione nell'immolazione si se stesso a vantaggio delle anime. Di queste saranno privilegiati soprattutto i peccatori e i sacerdoti.

         Possiamo dire che abbia percorso al completo il cammino spirituale descritto da Santa Teresa d'Avila nel libro delle "Vita" e in quello delle "Mansioni", come pure ciò che San Giovanni della Croce riporta nella "Salita del Monte Carmelo" e nella "Notte oscura".

         Santa Teresa di Gesù Bambino era stata la prima luce che rifletteva quella di questi altri due grandi santi carmelitani. Approfondendo e gustando l'applicazione pratica ed attuale di questa "piccola grande santa", ne scoprì presto la sorgente. Giorno per giorno, passa il suo tempo immergendosi con tutta l'anima, prima nella conoscenza della loro vita, quindi nell'applicazione concreta.

         Il suo stato di sofferenza fisica, sempre più lancinante, diventa il trampolino di lancio per offrirsi quotidianamente al Signore. Accettare e addirittura desiderare di soffrire come Gesù, diventa la sua preghiera. Con il passare del tempo ai dolori fisici si aggiungeranno quelli, non meno strazianti, dell'anima.

         Le lettere indirizzate al suo padre spirituale prima, e in seguito ad alcuni padri carmelitani, specialisti in materia, ne danno una profonda testimonianza.

         Uno degli esaminatore dei suoi scritti, per l'inizio della causa di beatificazione, ha potuto affermare che alcune descrizioni del suo stato d'animo rispecchiavano quasi alle lettera ciò aveva passato anche Padre Pio. Tutti e due avevano percorso la strada della "notte oscura" tanto ben illustrata da san Giovanni della Croce. Tutti e due si erano consumati nella "Fiamma d'amor viva" descritta dal medesimo santo.

         Amore e dolore tanto intensi in padre Pio da manifestarsi nel corpo stigmatizzato e in Fra Immacolato nel fisico incredibilmente piagato. Quei pochi che hanno potuto vedere la lacerazione della sua carne non hanno potuto fare a meno di pensare che anche quella fosse una ripetizione e perciò partecipazione ai patimenti di Gesù. La sofferenza era considerata un dono e diventava lo strumento più efficace per vivere nell'intimità con il Signore.

         Molti santi, anzi tutti, anche se non sempre l'hanno potuta descrivere, sono passati per questa strada che, mentre trafiggeva il corpo e lo spirito, faceva gustare l'Amore.

         I mezzi per arrivare ad essere "consumati" dall'amore sono tanti. Tutti però partono dalla preghiera contemplativa che l'Ordine Carmelitano offre come primo mezzo e insieme obiettivo nella vita dei suoi membri.

         Avendo Fra Immacolato abbracciato con tutto se stesso questa vita, possiamo dire che più carmelitano di lui non si può essere.

         Sempre dalle sue lettere apprendiamo gli alti stati mistici che ha potuto raggiungere e gustare. Li confidava a chi lo guidava. Sono sprazzi di paradiso, che, solo chi li ha potuti sperimentare può comprendere. Questi avvenivano soprattutto nei momenti della Comunione Eucaristica nei quali era rapito fuori del tempo affacciandosi a quella eternità, che ora ha raggiunto e che aspetta tutti noi.

 

 

 

 

 

 
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